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Diritti alla follia

Associazione impegnata sul fronte della tutela e della promozione dei diritti fondamentali delle persone in ambito psichiatrico e giuridico.

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CRPD

ā€œAvevate tortoā€: una lettera sul TSO rimasta inedita

Diritti alla Follia · 28/04/2026 · Lascia un commento

Introduzione
  La lettera che segue, inviata a ā€œQuotidiano SanitĆ ā€ e non pubblicata, interviene su un tema di grande rilievo: le garanzie dei diritti delle persone sottoposte a TSO e il ruolo delle istituzioni e della psichiatria.
  In assenza di pubblicazione sulla testata, l’Associazione ā€œDiritti alla Folliaā€ sceglie di renderla pubblica attraverso il proprio blog, affinchĆ© possa contribuire al dibattito.

Gentile Direttore,
il 19 luglio del 2017, su queste stesse pagine, (https://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/gli-psichiatri-ecco-perch-siamo-contro-la-riforma-del-tso/), la SocietĆ  Italiana di Psichiatria – nelle persone del presidente Bernardo Carpiniello, del past president Enrico Mencacci e del segretario Enrico Zanalda – ā€œinsorgevanoā€ contro una proposta di riforma del TSO (allora promossa da Radicali Italiani, oggi portata avanti dall’Associazione ā€œDiritti alla Folliaā€) mirante a stabilire maggiori garanzie procedurali (ivi compresa l’assistenza legale) per il soggetto attinto da trattamento sanitario obbligatorio.
Si scriveva tra l’altro: ā€œDov’è allora il vulnus, dov’è il diritto negato che si vuol tutelare? Siamo sicuri che non ci siano altri interessi in gioco nel promuovere una nuova normativa che richiederebbe un’ennesima azione legale ā€œordinariaā€, con tanto di avvocato? Siamo sicuri che proporre un ricorso mediante un legale migliorerebbe la situazione, senza introdurre un ulteriore ostacolo all’esercizio dei propri diritti, visto che avere una tutela legale costa, e che lo stesso il gratuito patrocinio richiede precise condizioni che non sono fruibili da tutti?ā€.
Oggi, a distanza di anni, il quadro ĆØ cambiato. Nel disinteresse del parlamento, ĆØ in atto un’opera di ā€œlegalizzazioneā€ del TSO, precisamente nella direzione indicata dalla proposta di legge, da parte della Corte Costituzionale:
1) Per un verso, la sentenza del 2025 n. 76 – ne ha dato conto il ā€œQuotidiano sanitĆ ā€ – introduce l’obbligo di notifica all’interessato del provvedimento del Sindaco e del decreto del giudice tutelare, stabilendo altresƬ a carico di quest’ultimo l’obbligo di audizione del degente prima dell’emanazione del decreto di convalida;
2) Per altro verso, ĆØ fissata al 6 luglio 2026 un’udienza in cui la Consulta dovrĆ  pronunciarsi su un’ordinanza del 29 dicembre del 2025 con cui il tribunale di Firenze rimette la questione di costituzionalitĆ  con riguardo alla mancata previsione dell’assistenza legale a beneficio del ā€œricoveratoā€.
La SIP, cioĆØ, ā€œaveva tortoā€.
Torto nel non rilevare quanto la procedura di TSO – oltre ogni sacralizzazione della ā€œ180ā€ – presentasse macroscopiche mortificazioni delle garanzie a beneficio del soggetto attinto dalla procedura.
Torto nel non cogliere l’occasione per ā€œliberareā€ lo stesso lavoro degli psichiatri pubblici da una responsabilitĆ  coercitiva in sĆ© estranea alla professione medica.
Torto nel non allinearsi – come hanno poi fatto la Corte di Cassazione e la Corte Costituzionale – ai documenti di grandi istituzioni internazionali che indicavano all’Italia la via della riforma necessaria, da Comitato di Prevenzione della tortura operante in seno al Consiglio d’Europa, al Comitato Onu introdotto dalla Convenzione per i Diritti delle Persone con DisabilitĆ , cui con grande lentezza e fatica il nostro sistema giuridico si sta adeguando.
Oggi sottoponiamo alla SIP e a tutti gli uomini ā€œdi nuova volontĆ ā€ la ricchezza del dibattito su questi temi emerso durante l’VIII Congresso ā€œDiritti alla Folliaā€, svoltosi a Collegno il 28 e 29 marzo 2026, i cui lavori sono disponibili on line.
Lo straordinario intervento di Enrico Tresca – psichiatra e psicoterapeuta in servizio all’ASL Caserta dal 2000, direttore di struttura complessa dal 2021 presso l’unitĆ  operativa salute mentale di Piedimonte Matese e da ottobre 2025 destinato alla UOSM di Santa Maria Capua Vetere – ha portato al centro della discussione una contraddizione che non può più essere elusa. Da un lato, un tentativo concreto di coraggiosi psichiatri di orientare i servizi ai principi della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilitĆ  (CRPD): deistituzionalizzazione, vita nella comunitĆ , supporto alle decisioni, riconoscimento della piena capacitĆ  giuridica. Dall’altro, una reazione sociale e istituzionale che torna, nella stessa logica autoritaria che nel 2017 l’intervento dei vertici della SIP esibiva, a invocare controllo, sicurezza, protezione.
In quello che abbiamo chiamato ā€œcaso Casertaā€, una petizione ā€œdi cittadiniā€ denuncia criticitĆ  reali – mancanza di personale, disservizi, difficoltĆ  nella presa in carico – ma le utilizza per costruire una narrazione in cui la presenza stessa delle persone nei territori diventa problema, rischio, minaccia. La risposta implicita non ĆØ più rafforzare i diritti e i supporti, ma rimettere in discussione la libertĆ , condannando alla segregazione ed alla coercizione i ā€œmalatiā€.
ā€œPer il loro beneā€.
Questa formula attraversa tutta la vicenda. Ed ĆØ la stessa che storicamente ha legittimato l’istituzionalizzazione, l’incapacitazione, la sostituzione delle persone nelle decisioni che riguardano la loro vita.
Il punto, allora, non è solo organizzativo o clinico. È politico.
Chi decide sulla vita di individui che non sono accusati di alcun reato ma la cui unica responsabilitĆ  ĆØ quella della ā€œmalattiaā€?
Le istituzioni, in nome della sicurezza? I professionisti, in nome della cura?
O non piuttosto le persone stesse, con i supporti necessari e dovuti in un contesto di solidarietà, come oggi indicato da un quadro normativo sempre più nitido?
L’intervento del dott. Tresca – che alleghiamo per suggerirne la pubblicazione – ĆØ cruciale perchĆ© non si limita a denunciare la pressione esterna. Mostra anche quanto l’ipocrita ā€œper il tuo beneā€ attraversi i servizi stessi: nei ritardi culturali, nella paura della responsabilitĆ  in rapporto alla ā€œposizione di garanziaā€ (su cui la proposta, frettolosamente ā€œarchiviataā€ dalla SIP, chiariva e chiarisce come non sia possibile processare uno psichiatra in rapporto a ā€œmancate coercizioniā€), nella pigrizia di routine burocratiche incompatibili con il rispetto della dignitĆ  degli individui. Nella difficoltĆ , in ultima analisi, di sostenere davvero, collettivamente, individualmente e professionalmente, il ā€œrischio della libertĆ ā€.
Su di esso chiediamo alla ā€œpsichiatria organizzataā€ di prendere posizione, di schierarsi, e di farlo – questa volta – dalla parte giusta.
Vorremmo, tra altri dieci anni, potere dire insieme a loro ā€œavevamo ragioneā€, piuttosto che tornare a segnalare loro ā€œavevate tortoā€.
In allegato: – intervento di Enrico Tresca al Congresso Associazione Diritti alla Follia
Cordiali saluti,

Michele Capano, Cristina Paderi

per Associazione Diritti alla Follia

Enrico Tresca Per il tuo beneDownload
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ā€œPer il tuo beneā€: quando i diritti diventano rovesci

Diritti alla Follia · 13/04/2026 · Lascia un commento

Nel panel dedicato ai Dipartimenti di Salute Mentale dell’VIII Congresso ā€œDiritti alla Folliaā€, l’intervento di Enrico Tresca, direttore della UOSM del DSM ASL Caserta – ā€œPer il tuo bene: le aporie della istituzioneā€ – ha messo a nudo qualcosa che raramente viene detto cosƬ chiaramente: il conflitto sulla salute mentale oggi non ĆØ tecnico, ĆØ politico.

Il cosiddetto ā€œcaso Casertaā€, insieme alla petizione promossa nel territorio dell’Alto Matese, mostra una dinamica ormai ricorrente. Di fronte a carenze reali – mancanza di operatori, servizi fragili, difficoltĆ  nella presa in carico – invece di rivendicare più diritti, più risorse per la vita indipendente, più sostegno nei contesti di vita, si produce uno slittamento. La questione diventa sicurezza. Controllo. Gestione del rischio.

Nella petizione questo passaggio è evidente: le persone con sofferenza mentale compaiono implicitamente come problema, come possibile minaccia, come fonte di tensione per il territorio. E così, senza mai dirlo apertamente, si costruisce un discorso in cui la soluzione torna a essere quella di sempre: proteggere, contenere, decidere al posto loro.

ā€œPer il loro beneā€.

ƈ esattamente questo il punto. Non siamo di fronte a una semplice divergenza di vedute, ma a due idee incompatibili. Da un lato un tentativo – fragile, contraddittorio, ma reale – di praticare la deistituzionalizzazione, il supporto alle decisioni, il diritto a vivere nella comunitĆ . Dall’altro una pressione sociale e istituzionale che rimette al centro l’incapacitazione, la delega, la sostituzione.

Il linguaggio dei diritti viene piegato: si dice di voler tutelare le persone, ma lo si fa mettendo in discussione la loro libertĆ . Si invoca la qualitĆ  delle cure, ma per giustificare il ritorno a forme di istituzionalizzazione. Si parla di bisogni ā€œoggettiviā€, senza interrogarsi su desideri, volontĆ , possibilitĆ  di scelta.

Non è un equivoco. È un rovesciamento.

Ma l’intervento di Tresca ĆØ interessante proprio perchĆ© non si limita a denunciare questo movimento. Mostra anche quanto il problema attraversi i servizi stessi. La paura della responsabilitĆ , la posizione di garanzia, il timore costante che ā€œpossa succedere qualcosaā€ continuano a produrre, anche nelle pratiche più avanzate, forme di controllo e sostituzione.

Il ā€œper il tuo beneā€ non ĆØ solo fuori. ƈ dentro.

Dentro le decisioni prese senza le persone.
Dentro i progetti costruiti più come modelli che come percorsi condivisi.
Dentro la difficoltĆ  a sostenere davvero il rischio della libertĆ .

Ed è qui che il discorso si blocca, diventa aporia. Non perché manchino le soluzioni tecniche, ma perché manca una scelta politica fino in fondo: riconoscere che le persone hanno diritto a vivere la propria vita, anche quando questo mette in crisi assetti, abitudini, equilibri istituzionali.

FinchƩ questa scelta non viene assunta davvero, continueremo a oscillare. Tra diritti dichiarati e diritti negati. Tra deistituzionalizzazione enunciata e pratiche che la svuotano. Tra emancipazione e controllo.

E continueremo a chiamare tutela ciò che, troppo spesso, resta solo un altro modo di decidere al posto di qualcuno.

šŸ‘‰ Guarda il video del panel sui Dipartimenti Salute Mentale al minuto 17.10 l’intervento del dott. Enrico Tresca

Leggi la relazione integrale di Enrico Tresca

Enrico Tresca Per il tuo beneDownload
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Italia, il silenzio che divora i vulnerabili

Diritti alla Follia · 05/03/2026 · Lascia un commento

Di Carla Cannas

Nel 1978 l’Italia chiudeva i manicomi, presentando quella scelta come una svolta di civiltĆ . Ma chiudere dei luoghi non significa eliminare la cultura dell’istituzione. La domanda resta: abbiamo davvero superato la logica dell’esclusione o l’abbiamo resa meno visibile? I muri non sono scomparsi, si sono trasformati in procedure, firme, automatismi. Il linguaggio resta rassicurante, la realtĆ  spesso molto meno.

Le parole contano. A Platone ĆØ attribuita una frase ancora attuale: ā€œLa perversione della cittĆ  inizia con la frode delle paroleā€. Quando ā€œcuraā€ diventa controllo, ā€œtutelaā€ diventa imposizione e ā€œprotezioneā€ diventa esclusione, non siamo davanti a un semplice slittamento terminologico, ma a un problema democratico. Se le parole vengono piegate, insieme a esse rischia di essere piegata la persona.

Le leggi esistono, ma quando si moltiplicano, si sovrappongono e cambiano continuamente, il sistema si ingarbuglia: cresce l’incertezza, si indeboliscono i controlli e diventano meno accessibili le tutele per chi ne ha più bisogno. Non servono più norme, ma norme più chiare e realmente applicate. La Corte Costituzionale e la Corte europea dei diritti dell’uomo hanno ribadito che, soprattutto per le persone vulnerabili, sono indispensabili proporzionalitĆ , ascolto reale e tutela concreta della difesa. Se questi principi restano sulla carta, la fiducia nella protezione dei diritti si indebolisce.

Una persona vulnerabile non ĆØ un fascicolo o un problema organizzativo: ĆØ un soggetto di diritto. Lo Stato deve intervenire quando salute e sicurezza sono in pericolo, ma ogni intervento deve essere proporzionato, motivato, controllato e temporaneo.

Negli ultimi anni vicende diverse hanno mostrato un filo comune: la compressione dei diritti delle persone più ā€˜fragili’. Francesco Mastrogiovanni morƬ il 4 agosto 2009 dopo oltre 80 ore di contenzione durante un TSO; la Corte di Cassazione nel 2016 ha confermato le condanne, affermando che la contenzione non ĆØ atto terapeutico ordinario e, senza rigorosi presupposti di necessitĆ , proporzionalitĆ , temporaneitĆ  e adeguata documentazione, può integrare il reato di sequestro di persona. Andrea Soldi morƬ il 5 agosto 2015 durante un TSO a Torino; la Cassazione nel 2022 ha confermato le condanne per omicidio colposo, ribadendo che anche un TSO legittimo deve essere eseguito con modalitĆ  proporzionate e rispettose della dignitĆ . La coercizione ĆØ extrema ratio, non prassi.

Nelle RSA e nelle strutture per anziani le cronache riportano maltrattamenti, violenze, carenze strutturali e omissioni, con condanne anche per omicidio colposo o peculato in diverse realtĆ  territoriali: episodi diversi, ma indicativi di una fragilitĆ  sistemica nei controlli. Anche nell’amministrazione di sostegno emergono criticitĆ : con sentenza n. 3252/2026 la Cassazione ha chiarito che il trasferimento di denaro dal conto dell’assistito a quello dell’amministratore integra peculato, poichĆ© l’amministratore agisce come pubblico ufficiale, e il consenso del beneficiario non esclude il reato. Quando la tutela patrimoniale si trasforma in sottrazione di risorse, la persona perde autonomia e fiducia.

In tema di minori e allontanamenti vi sono situazioni denunciate come sospensioni ingiustificate di incontri e perizie controverse: ogni caso è diverso e richiede prudenza, ma la protezione del minore non può prescindere da trasparenza, contraddittorio effettivo e controllo indipendente. Anche nei CPR emergono segnalazioni di trattenimenti illegittimi o condizioni non rispettose della dignità: quando la libertà è limitata per via amministrativa, le garanzie devono essere massime.

La Corte europea dei diritti dell’uomo ha più volte censurato l’Italia per violazioni dell’articolo 3 CEDU e di altre garanzie fondamentali. Tra le decisioni recenti: Niort c. Italia (2025), Morabito c. Italia (2025), A.Z. c. Italia (2024) e Gilardi c. Italia (2022). Non si tratta di casi astratti, ma di vite reali.

PerchĆ© accade? Il sistema ĆØ frammentato: lo Stato legifera, le Regioni organizzano la sanitĆ , le ASL applicano, i Comuni gestiscono i servizi sociali, la magistratura interviene spesso quando il danno ĆØ giĆ  avvenuto. Quando la responsabilitĆ  ĆØ diffusa, rischia di non essere di nessuno. A ciò si aggiungono interessi economici rilevanti, autotutela burocratica, scarso ritorno politico e una cultura del controllo che rende più semplice contenere che accompagnare. Non ĆØ un complotto, ma l’inerzia di un sistema che tende ad auto-conservarsi.

Le persone ā€˜fragili’ rappresentano il banco di prova di una democrazia: un anziano può non denunciare, un paziente psichiatrico può non essere creduto, un minore non può difendersi da solo, un migrante ha strumenti limitati, una persona sottoposta ad amministrazione di sostegno può non controllare più le proprie scelte. ƈ nelle stanze chiuse che si misura la qualitĆ  delle garanzie. Deistituzionalizzare non significa solo chiudere strutture, ma garantire servizi territoriali accessibili, progetti individualizzati verificabili, revisione periodica delle misure limitative, diritto all’informazione e controlli indipendenti. Se le limitazioni aumentano senza trasparenza e monitoraggi esterni, cambia la forma ma non la sostanza.

In un recente TG5 Speciale l’Italia ĆØ stata accostata a Singapore per l’elevato numero di anziani. Anche Singapore affronta un rapido invecchiamento, ma lo ha trattato come trasformazione strutturale da governare, non come emergenza. Pianifica quartieri integrati, rafforza l’assistenza domiciliare, monitora le strutture e investe in prevenzione e autonomia. Ha istituito l’Agency for Integrated Care per coordinare servizi sanitari e sociali ed evitare frammentazioni, e le politiche di invecchiamento attivo hanno ridotto la prevalenza di demenza attraverso screening precoci, promozione di stili di vita sani e inclusione sociale. Non ĆØ solo una questione di risorse, ma di volontĆ  politica.

La stessa logica vale per la salute mentale: pazienti psichiatrici e persone con disabilitĆ  psicosociale non sono oggetti da gestire, ma cittadini con pari diritti. La Costituzione (artt. 2, 3, 13, 32), il Codice penale (artt. 582, 605, 610) e la CEDU (artt. 3, 5, 8) tutelano la libertĆ , la dignitĆ  e l’integritĆ  della persona. La deistituzionalizzazione ha senso solo se accompagnata da servizi reali, continui e rispettosi della dignitĆ  di ciascuno.

Non cambiare non significa risparmiare: un sistema emergenziale costa di più in ricoveri ripetuti, ospedalizzazioni evitabili, contenzioso e perdita definitiva di autonomia. Quando la programmazione pubblica ĆØ debole, la risposta si sposta sulla buona volontĆ  dei singoli. L’iniziativa annunciata da Achille Lauro e riportata da ANSA il 17 febbraio 2026, con la nascita della Fondazione Madre e l’apertura della Casa Ragazzi Madre a Zagarolo, ĆØ un segnale importante, ma la tutela dei diritti fondamentali non può dipendere dalla sensibilitĆ  individuale: deve essere una garanzia pubblica.

Non posso non ricordare la vicenda di mia madre, come quella di tante altre persone segnate dal sistema istituzionale. Troppe volte si è mostrata più attenzione a occultare errori che a prevenirli o correggerli, con conseguenze irreversibili. Raccontare queste storie non è rivendicazione personale, ma richiesta di responsabilità e trasparenza.

L’Associazione Diritti alla Follia, di cui sono socia iscritta, sta elaborando un dossier su TSO, misure di protezione giuridica – interdizione, inabilitazione, amministrazione di sostegno – e misure di sicurezza, strumenti che possono trasformarsi in pratiche di controllo comprimendo libertĆ  e volontĆ  anche in assenza di reati. Il dossier sarĆ  trasmesso a enti nazionali e organismi internazionali per sollecitare ispezioni e maggiore tutela dei diritti fondamentali.

Dettagli e modalitĆ  di collaborazione:
https://dirittiallafollia.it/2026/01/15/richiesta-di-collaborazione-dossier-su-casi-storie-e-testimonianze-trasmissione-a-organismi-nazionali-e-internazionali-per-i-diritti-umani/

Informazioni sul VIII Congresso Diritti alla Follia (Collegno, 28-29 marzo 2026):
https://dirittiallafollia.it/2025/12/29/viii-congresso-diritti-alla-folliacollegno-to-28-29-marzo-2026/

Diffondere, partecipare, condividere è il contributo concreto che può trasformare la vulnerabilità in voce e tutela.

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Recensione all’articolo di Ciro Tarantino ā€œPer ordine di giustiziaā€. Su alcuni casi di internamento di fatto

Diritti alla Follia · 22/02/2026 · 2 commenti

Di Cristina Paderi

L’articolo di Ciro Tarantino, ā€œPer ordine di giustiziaā€. Su alcuni casi di internamento di fatto (in Aut Aut, 2023), si inserisce nel dibattito sul destino della psichiatria dopo la fine del manicomio e propone una tesi tanto semplice quanto inquietante: l’internamento non ĆØ scomparso, si ĆØ trasformato. Non si presenta più nella forma dichiarata del ricovero coatto, ma sopravvive come pratica diffusa, amministrativa e quotidiana, nascosta dentro il sistema socio-assistenziale contemporaneo.

Tarantino parte da un dato apparentemente neutro: centinaia di migliaia di persone vivono stabilmente in strutture residenziali non familiari, soprattutto anziani e disabili. Numeri inferiori ad altri paesi europei ma, se letti nella storia italiana della deistituzionalizzazione, rivelatori di qualcosa di diverso: non il ritorno del manicomio, bensƬ la persistenza di una zona di segregazione. L’autore introduce perciò il concetto di ā€œistituzioni totaloidiā€, luoghi semichiusi che non sono formalmente totali ma condividono con le istituzioni totali una limitazione sostanziale della libertĆ . Non si entra con un ordine pubblico spettacolare, non si varca una soglia simbolica: si scivola dentro una normalitĆ  amministrativa, dove la libertĆ  resta formale mentre la vita quotidiana diventa regolata da altri.

Il punto decisivo dell’analisi ĆØ che l’istituzionalizzazione non coincide con la perdita della libertĆ  personale ma con la perdita della libertĆ  di scelta. La Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilitĆ  tutela la possibilitĆ  di scegliere dove vivere e con chi vivere, oltre all’accesso a servizi alternativi alla residenzialitĆ . Tuttavia, quando tali alternative mancano, il consenso al ricovero diventa un assenso necessario: non una decisione, ma l’assenza di condizioni per decidere. In questo passaggio concettuale l’autore sposta l’attenzione dalla coercizione fisica alla coercizione decisionale, mostrando come l’internamento contemporaneo operi prima sul piano della volontĆ  che su quello del corpo.

ƈ qui che entra in scena il dispositivo psichiatrico-giudiziario e, al suo centro, la figura dell’amministratore di sostegno. Nato per sostenere la persona ā€˜fragile’ senza sostituirla, lo strumento viene spesso impiegato in senso opposto: quando l’interessato rifiuta il ricovero, il rifiuto viene interpretato come sintomo, la capacitĆ  decisionale viene ritenuta compromessa e il giudice attribuisce all’amministratore il potere di prestare il consenso al posto suo. Il ricovero appare allora volontario nella forma ma obbligatorio nella sostanza. Senza dichiarare un trattamento sanitario obbligatorio si ottiene lo stesso effetto, cioĆØ una restrizione della libertĆ  priva di base legale esplicita.

Tarantino mostra con chiarezza che qui non si produce una violazione aperta del diritto, bensƬ una sua torsione: l’amministratore di sostegno diventa il punto di articolazione tra tutela e coercizione. Lo strumento giuridico pensato per valorizzare l’autodeterminazione si trasforma in un meccanismo di sostituzione decisionale. Il passaggio non avviene contro la legge, ma attraverso di essa, grazie alla collaborazione di servizi sociali, psichiatria e giudice tutelare. La sequenza ĆØ sempre simile: segnalazione del rischio, patologizzazione del dissenso, ampliamento dei poteri dell’AdS, consenso sostitutivo. Il risultato ĆØ quello che l’autore definisce internamento di fatto: non si forza la persona a entrare, si rende irrilevante il suo rifiuto.

Il contrasto con l’ordinamento ĆØ esplicito. Dalla legge 180 in poi il sistema italiano fonda i trattamenti sanitari sulla volontarietĆ  e limita drasticamente quelli obbligatori. Alcuni provvedimenti giudiziari citati nell’articolo ribadiscono infatti che nĆ© il giudice nĆ© l’amministratore possono superare il dissenso a un ricovero prolungato, se non violando i principi costituzionali. Tuttavia la prassi continua, sostenuta da fattori strutturali: mancanza di servizi territoriali, gestione del rischio sociale, inerzia burocratica e soprattutto una lunga abitudine storica alla segregazione dei soggetti considerati problematici.

Il valore dell’articolo sta proprio nel mostrare che la storia della psichiatria non procede per rotture nette. La chiusura dei manicomi non elimina la funzione sociale dell’internamento: la redistribuisce. Il potere non scompare ma cambia tecnologia. Se prima era l’ordine di ricovero, oggi ĆØ il consenso sostitutivo; se prima si controllava lo spazio, ora si controlla la decisione. L’amministratore di sostegno diventa cosƬ l’equivalente funzionale del vecchio potere manicomiale: non un agente di repressione intenzionale, ma l’ingranaggio che rende possibile una pratica collettiva di normalizzazione.

La conclusione di Tarantino ĆØ volutamente ambivalente. Da un lato il sistema appare fragile, perchĆ© basta un rifiuto professionale o un’interpretazione rigorosa della legge per interromperlo; dall’altro la sua forza deriva dall’abitudine sociale, dalla tendenza a considerare naturale la collocazione istituzionale dei soggetti ā€˜fragili’. L’internamento contemporaneo vive quindi in una zona intermedia: non ĆØ più legittimo, ma ĆØ ancora possibile.

Ne emerge una recensione implicitamente critica del presente della salute mentale. L’articolo non denuncia abusi individuali ma una forma ordinaria di governo delle vulnerabilitĆ , in cui cura e controllo coincidono. Il contributo più originale consiste nell’aver spostato la questione dalla psichiatria alla struttura delle decisioni: la vera posta in gioco non ĆØ dove vivono le persone, ma chi decide dove vivono. In questo senso il testo offre una lettura convincente e disturbante della post-deistituzionalizzazione italiana: la libertĆ  conquistata con la fine del manicomio resta incompiuta finchĆ© la scelta può essere sostituita.

Articolo completo in Aut Aut, 398/2023 La psichiatria e il futuro della salute mentale

398/2023 La psichiatria e il futuro della salute mentale

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L’Associazione ā€œDiritti alla Folliaā€ consegna al Governo la proposta di decreto legislativo per la riforma dell’Amministrazione di Sostegno

Diritti alla Follia · 27/11/2025 · 3 commenti

L’Associazione Diritti alla Follia ha oggi trasmesso ufficialmente alla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Struttura di missione per la semplificazione normativa la propria proposta di decreto legislativo attuativo dell’art. 17 della Legge 10 novembre 2025, n. 167, la cosiddetta ā€œLegge di Semplificazioneā€.

Questa legge conferisce al Governo una delega precisa: riformare l’intero sistema delle misure di protezione giuridica, superando i meccanismi sostitutivi (interdizione, inabilitazione, amministrazione di sostegno usata in modo sostitutivo) e garantendo finalmente alle persone con disabilitĆ  il pieno rispetto della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con DisabilitĆ  (CRPD), in vigore in Italia dal 2009.

La proposta dell’Associazione ĆØ un testo completo di decreto legislativo: articoli, commi, norme di coordinamento e disposizione transitorie, interamente riscritti per adeguare gli articoli 404–413 del codice civile ai principi internazionali di:

  • autodeterminazione
  • pari riconoscimento davanti alla legge (art. 12 CRPD)
  • supporto al processo decisionale
  • limitazione rigorosa dei poteri sostitutivi
  • garanzie procedurali effettive per la persona interessata

Insieme al testo normativo, abbiamo trasmesso una corposa relazione illustrativa, che documenta in modo puntuale vent’anni di criticitĆ , abusi, violazioni di diritti fondamentali e prassi distorsive nell’attuale applicazione dell’amministrazione di sostegno.

Il nostro lavoro ĆØ il frutto di dieci anni di:

  • testimonianze dirette da parte di familiari e persone sottoposte ad ADS
  • analisi dei decreti dei Giudici Tutelari
  • studio sistematico delle raccomandazioni del Comitato ONU (2016)
  • osservazione delle gravi conseguenze dell’assenza di un reale supporto decisionale nella vita delle persone con disabilitĆ  psicosociali

Troppo spesso, l’amministrazione di sostegno — nata come misura ā€˜leggera’ — si ĆØ trasformata, nella prassi quotidiana, in una forma impropria di interdizione, con poteri ā€œampiā€, ā€œpienissimiā€ e di fatto sostitutivi della volontĆ  del beneficiario.
In molti casi ciò ha comportato:

  • limitazioni indebite alla libertĆ  personale, affettiva e familiare
  • decisioni sanitarie prese senza ascolto nĆ© consenso reale
  • impoverimento dei rapporti sociali
  • isolamento
  • abusi patrimoniali e relazionali;
  • esclusione dal processo decisionale sulla propria vita

ƈ tempo che l’Italia si adegui ai suoi obblighi internazionali e costituzionali.

Il decreto attuativo proposto dall’Associazione introduce:

  • l’obbligo di difesa tecnica per la persona, sin dall’inizio del procedimento
  • il diritto inderogabile all’ascolto del beneficiario, anche via strumenti telematici
  • una nuova procedura trasparente e garantita
  • il divieto di poteri sostitutivi, salvo situazioni eccezionalissime e rigorosamente motivate
  • la tutela della bigenitorialitĆ  e dei rapporti familiari
  • la limitazione degli incarichi degli ADS per evitare la ā€œprofessionalizzazioneā€ selvaggia
  • il riconoscimento penale degli abusi
  • la trasformazione di interdizioni e inabilitazioni in misure di supporto non sostitutivo
  • un sistema fondato sulla volontĆ  della persona, non sulla discrezionalitĆ  degli uffici.

Si tratta della riforma più ampia, organica e coerente con la CRPD mai proposta in Italia.

La delega prevista dall’art. 17 della Legge 167/2025 apre una possibilitĆ  storica:
per la prima volta in vent’anni, l’Italia può riformare davvero il sistema di protezione giuridica, mettendo al centro la persona, i suoi diritti e la sua autonomia.

Il Governo ha ora nelle sue mani la responsabilitĆ  di avviare i decreti legislativi.
Noi abbiamo scelto di contribuire con un testo pronto all’uso, completo e immediatamente adottabile.

L’Associazione Diritti alla Follia seguirĆ  da vicino ogni passaggio dell’esercizio della delega, mettendosi a disposizione del Governo, delle Commissioni parlamentari, dei tecnici e dei cittadini per:

  • audizioni,
  • approfondimenti,
  • ulteriori proposte,
  • analisi degli impatti

 Associazione ā€˜Diritti alla Follia’                         Roma 27 novembre 2025

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