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Diritti alla follia

Associazione impegnata sul fronte della tutela e della promozione dei diritti fondamentali delle persone in ambito psichiatrico e giuridico.

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Riforma TSO Diritti alla Follia

ā€œAvevate tortoā€: una lettera sul TSO rimasta inedita

Diritti alla Follia · 28/04/2026 · Lascia un commento

Introduzione
  La lettera che segue, inviata a ā€œQuotidiano SanitĆ ā€ e non pubblicata, interviene su un tema di grande rilievo: le garanzie dei diritti delle persone sottoposte a TSO e il ruolo delle istituzioni e della psichiatria.
  In assenza di pubblicazione sulla testata, l’Associazione ā€œDiritti alla Folliaā€ sceglie di renderla pubblica attraverso il proprio blog, affinchĆ© possa contribuire al dibattito.

Gentile Direttore,
il 19 luglio del 2017, su queste stesse pagine, (https://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/gli-psichiatri-ecco-perch-siamo-contro-la-riforma-del-tso/), la SocietĆ  Italiana di Psichiatria – nelle persone del presidente Bernardo Carpiniello, del past president Enrico Mencacci e del segretario Enrico Zanalda – ā€œinsorgevanoā€ contro una proposta di riforma del TSO (allora promossa da Radicali Italiani, oggi portata avanti dall’Associazione ā€œDiritti alla Folliaā€) mirante a stabilire maggiori garanzie procedurali (ivi compresa l’assistenza legale) per il soggetto attinto da trattamento sanitario obbligatorio.
Si scriveva tra l’altro: ā€œDov’è allora il vulnus, dov’è il diritto negato che si vuol tutelare? Siamo sicuri che non ci siano altri interessi in gioco nel promuovere una nuova normativa che richiederebbe un’ennesima azione legale ā€œordinariaā€, con tanto di avvocato? Siamo sicuri che proporre un ricorso mediante un legale migliorerebbe la situazione, senza introdurre un ulteriore ostacolo all’esercizio dei propri diritti, visto che avere una tutela legale costa, e che lo stesso il gratuito patrocinio richiede precise condizioni che non sono fruibili da tutti?ā€.
Oggi, a distanza di anni, il quadro ĆØ cambiato. Nel disinteresse del parlamento, ĆØ in atto un’opera di ā€œlegalizzazioneā€ del TSO, precisamente nella direzione indicata dalla proposta di legge, da parte della Corte Costituzionale:
1) Per un verso, la sentenza del 2025 n. 76 – ne ha dato conto il ā€œQuotidiano sanitĆ ā€ – introduce l’obbligo di notifica all’interessato del provvedimento del Sindaco e del decreto del giudice tutelare, stabilendo altresƬ a carico di quest’ultimo l’obbligo di audizione del degente prima dell’emanazione del decreto di convalida;
2) Per altro verso, ĆØ fissata al 6 luglio 2026 un’udienza in cui la Consulta dovrĆ  pronunciarsi su un’ordinanza del 29 dicembre del 2025 con cui il tribunale di Firenze rimette la questione di costituzionalitĆ  con riguardo alla mancata previsione dell’assistenza legale a beneficio del ā€œricoveratoā€.
La SIP, cioĆØ, ā€œaveva tortoā€.
Torto nel non rilevare quanto la procedura di TSO – oltre ogni sacralizzazione della ā€œ180ā€ – presentasse macroscopiche mortificazioni delle garanzie a beneficio del soggetto attinto dalla procedura.
Torto nel non cogliere l’occasione per ā€œliberareā€ lo stesso lavoro degli psichiatri pubblici da una responsabilitĆ  coercitiva in sĆ© estranea alla professione medica.
Torto nel non allinearsi – come hanno poi fatto la Corte di Cassazione e la Corte Costituzionale – ai documenti di grandi istituzioni internazionali che indicavano all’Italia la via della riforma necessaria, da Comitato di Prevenzione della tortura operante in seno al Consiglio d’Europa, al Comitato Onu introdotto dalla Convenzione per i Diritti delle Persone con DisabilitĆ , cui con grande lentezza e fatica il nostro sistema giuridico si sta adeguando.
Oggi sottoponiamo alla SIP e a tutti gli uomini ā€œdi nuova volontĆ ā€ la ricchezza del dibattito su questi temi emerso durante l’VIII Congresso ā€œDiritti alla Folliaā€, svoltosi a Collegno il 28 e 29 marzo 2026, i cui lavori sono disponibili on line.
Lo straordinario intervento di Enrico Tresca – psichiatra e psicoterapeuta in servizio all’ASL Caserta dal 2000, direttore di struttura complessa dal 2021 presso l’unitĆ  operativa salute mentale di Piedimonte Matese e da ottobre 2025 destinato alla UOSM di Santa Maria Capua Vetere – ha portato al centro della discussione una contraddizione che non può più essere elusa. Da un lato, un tentativo concreto di coraggiosi psichiatri di orientare i servizi ai principi della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilitĆ  (CRPD): deistituzionalizzazione, vita nella comunitĆ , supporto alle decisioni, riconoscimento della piena capacitĆ  giuridica. Dall’altro, una reazione sociale e istituzionale che torna, nella stessa logica autoritaria che nel 2017 l’intervento dei vertici della SIP esibiva, a invocare controllo, sicurezza, protezione.
In quello che abbiamo chiamato ā€œcaso Casertaā€, una petizione ā€œdi cittadiniā€ denuncia criticitĆ  reali – mancanza di personale, disservizi, difficoltĆ  nella presa in carico – ma le utilizza per costruire una narrazione in cui la presenza stessa delle persone nei territori diventa problema, rischio, minaccia. La risposta implicita non ĆØ più rafforzare i diritti e i supporti, ma rimettere in discussione la libertĆ , condannando alla segregazione ed alla coercizione i ā€œmalatiā€.
ā€œPer il loro beneā€.
Questa formula attraversa tutta la vicenda. Ed ĆØ la stessa che storicamente ha legittimato l’istituzionalizzazione, l’incapacitazione, la sostituzione delle persone nelle decisioni che riguardano la loro vita.
Il punto, allora, non è solo organizzativo o clinico. È politico.
Chi decide sulla vita di individui che non sono accusati di alcun reato ma la cui unica responsabilitĆ  ĆØ quella della ā€œmalattiaā€?
Le istituzioni, in nome della sicurezza? I professionisti, in nome della cura?
O non piuttosto le persone stesse, con i supporti necessari e dovuti in un contesto di solidarietà, come oggi indicato da un quadro normativo sempre più nitido?
L’intervento del dott. Tresca – che alleghiamo per suggerirne la pubblicazione – ĆØ cruciale perchĆ© non si limita a denunciare la pressione esterna. Mostra anche quanto l’ipocrita ā€œper il tuo beneā€ attraversi i servizi stessi: nei ritardi culturali, nella paura della responsabilitĆ  in rapporto alla ā€œposizione di garanziaā€ (su cui la proposta, frettolosamente ā€œarchiviataā€ dalla SIP, chiariva e chiarisce come non sia possibile processare uno psichiatra in rapporto a ā€œmancate coercizioniā€), nella pigrizia di routine burocratiche incompatibili con il rispetto della dignitĆ  degli individui. Nella difficoltĆ , in ultima analisi, di sostenere davvero, collettivamente, individualmente e professionalmente, il ā€œrischio della libertĆ ā€.
Su di esso chiediamo alla ā€œpsichiatria organizzataā€ di prendere posizione, di schierarsi, e di farlo – questa volta – dalla parte giusta.
Vorremmo, tra altri dieci anni, potere dire insieme a loro ā€œavevamo ragioneā€, piuttosto che tornare a segnalare loro ā€œavevate tortoā€.
In allegato: – intervento di Enrico Tresca al Congresso Associazione Diritti alla Follia
Cordiali saluti,

Michele Capano, Cristina Paderi

per Associazione Diritti alla Follia

Enrico Tresca Per il tuo beneDownload
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