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Diritti alla follia

Associazione impegnata sul fronte della tutela e della promozione dei diritti fondamentali delle persone in ambito psichiatrico e giuridico.

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Famiglia nel bosco Palmoli

Famiglia nel bosco, la relazione Cantelmi: la battaglia sul corpo dei bambini

Diritti alla Follia · 24/04/2026 · 1 commento

Di Cristina Paderi

Sulla vicenda della cosiddetta famiglia nel bosco si è aperto un nuovo fronte. Non più solo narrazione mediatica, ma un documento tecnico che entra direttamente nel cuore del conflitto: la relazione firmata dallo psichiatra Tonino Cantelmi, depositata al Tribunale per i Minorenni dell’Aquila e ripresa da la Repubblica il 15 aprile 2026.

È un passaggio decisivo. Perché questa relazione non è neutra. È un atto che interviene in una contesa concreta: quella tra un intervento istituzionale che si definisce di tutela e una valutazione tecnica che afferma che quell’intervento ha prodotto sofferenza.

Secondo la relazione, i bambini si trovano oggi in una condizione di “disagio psicologico significativo e progressivo”. Non si parla di una fase di adattamento, ma di un peggioramento che attraversa più dimensioni della vita quotidiana.

Il primo elemento è la rottura radicale delle abitudini. Alimentazione, sonno, relazioni, ambiente: tutto cambia in modo improvviso. Ed è proprio sull’alimentazione che emerge uno dei punti più forti.

I bambini passano da una dieta naturale, priva di prodotti industriali, a un’alimentazione standardizzata con introduzione di zuccheri e cibi processati. La relazione descrive disorientamento e comportamenti compulsivi legati al cibo, soprattutto nei momenti di maggiore intensità emotiva. Il dato è rilevante anche alla luce delle ricerche più recenti: numerosi studi internazionali (2024–2026) collegano i cibi ultra-processati a effetti non solo fisici — infiammazione cronica, alterazioni metaboliche — ma anche psichici, con aumento di ansia, instabilità emotiva e difficoltà cognitive. In età evolutiva, questi effetti risultano più rapidi e più intensi, soprattutto quando si associano ad altre variabili ambientali.

Lo stesso vale per il sonno. La relazione segnala difficoltà nell’addormentamento, risvegli notturni e contenuti ansiosi. Viene introdotta la televisione serale, assente nella vita precedente. Anche qui il dato è coerente con la letteratura: l’esposizione a schermi nelle ore serali è associata a disturbi del sonno, alterazioni dei ritmi circadiani e maggiore vulnerabilità emotiva nei bambini.

Il modello educativo cambia radicalmente. Da un’impostazione basata sul dialogo si passa a meccanismi di rinforzo e punizione. I consulenti descrivono effetti di confusione e difficoltà nell’interiorizzazione delle regole. Sul piano relazionale, i bambini perdono i legami precedenti e vengono inseriti in un contesto non omogeneo, senza evidenze di miglioramento nella socializzazione.

Il punto centrale della relazione è la descrizione di uno “sradicamento affettivo”: una frattura nella continuità dell’esperienza che incide su identità, regolazione emotiva e senso di appartenenza.

Questo elemento entra in tensione con ciò che sta accadendo a livello internazionale sul tema della prevenzione. Negli ultimi anni, diversi Paesi hanno introdotto misure restrittive sull’uso dei dispositivi digitali da parte dei minori. L’Australia, dal dicembre 2025, ha vietato l’accesso ai social media agli under 16; in Europa si stanno diffondendo normative sempre più stringenti, con limiti di età e sistemi di verifica obbligatoria. Queste politiche si basano su un presupposto ormai condiviso: l’esposizione precoce e prolungata a dispositivi e piattaforme digitali è associata a un aumento di disagio psicologico, isolamento e difficoltà relazionali.

Nel caso in esame, la relazione segnala invece un incremento dell’uso di dispositivi e contenuti audiovisivi rispetto alla vita precedente, insieme a una riduzione del gioco attivo e delle attività all’aperto. Anche questo è un dato che si inserisce in un quadro già noto: minore movimento, maggiore esposizione a stimoli digitali e ambienti chiusi sono fattori associati a peggioramento del benessere psicofisico in età evolutiva.

La relazione Cantelmi, in questo senso, non introduce solo una valutazione clinica, ma porta dentro il procedimento giudiziario elementi che appartengono a un dibattito più ampio: quello sul rapporto tra ambiente, stili di vita e salute mentale.

E soprattutto documenta un punto preciso: l’intervento non ha prodotto un miglioramento delle condizioni dei minori, ma una trasformazione che viene descritta come fonte di disagio crescente.

È su questo terreno che si gioca oggi la vicenda.

Bibliografia

Fonti giornalistiche sul caso

  • Zunino, C. (2026). Famiglia nel bosco, l’ultima relazione: “Bimbi nutriti con zuccheri e cibi industriali”. la Repubblica, 15 aprile 2026.

1. Alimentazione, cibi ultra-processati e salute

  • Lane, M. M., et al. (2024). Ultra-processed food exposure and adverse health outcomes: umbrella review of epidemiological meta-analyses. BMJ, 384, e077310.
     Disponibile su: https://www.bmj.com/content/384/bmj-2023-077310
  • Srour, B., et al. (2025). Impact of ultra-processed foods on gut microbiota and chronic inflammation. Nutrients / PMC Review.
     Disponibile su: https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11901572/
  • Adjibade, M., et al. (2026). Ultra-processed food consumption and mental health outcomes: systematic review and meta-analysis. Public Health Nutrition / PMC.
     Disponibile su: https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC12984291/
  • Wang, Y., et al. (2026). Ultra-processed foods and mental health in children and adolescents. Nutrients, 18(6), 899.
     Disponibile su: https://www.mdpi.com/2072-6643/18/6/899
  • Monteiro, C. A., et al. (2025). Neurobiological and inflammatory effects of ultra-processed foods. Frontiers in Nutrition.
     Disponibile su: https://www.frontiersin.org/journals/nutrition/articles/10.3389/fnut.2025.1754492/full

2. Schermi, sonno e sviluppo in età evolutiva

  • Carter, B., et al. (2026). Screen time duration and sleep disturbances in school-age children: systematic review and meta-analysis.
     Disponibile su: https://jccpractice.com/article/a-systematic-review-and-meta-analysis-on-correlation-between-screen-time-duration-and-sleep-disturbances-in-school-going-children-aged-between-six-to-twelve-years-1864/
  • Hale, L., et al. (2025). Screen exposure and sleep outcomes in early childhood: a systematic review. Sleep Medicine Reviews / ScienceDirect.
     Disponibile su: https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2451958825003367
  • Centers for Disease Control and Prevention (CDC). (2025). Screen time and sleep behaviors among adolescents.
     Disponibile su: https://www.cdc.gov/pcd/issues/2025/24_0537.htm
  • Twenge, J. M., et al. (2025). Associations between screen time, sleep and depressive symptoms in adolescents. ScienceDaily (report su studio peer-reviewed).
     Disponibile su: https://www.sciencedaily.com/releases/2025/04/250402142400.htm

3. Politiche internazionali su minori e social media

  • Reuters. (2026). Australia and Europe move to curb children’s social media access.
     Disponibile su: https://www.reuters.com/world/asia-pacific/australia-europe-countries-move-curb-childrens-social-media-access-2026-04-08/
  • Australian Government – eSafety Commissioner. (2025). Social media age restrictions framework.
     Disponibile su: https://www.esafety.gov.au/about-us/industry-regulation/social-media-age-restrictions
  • Anadolu Agency. (2026). Europe moves to tighten social media rules for children amid safety concerns.
     Disponibile su: https://www.aa.com.tr/en/europe/europe-moves-to-tighten-social-media-rules-for-children-amid-safety-concerns/3909782
  • The Guardian. (2025). European Parliament calls for social media ban for under-16s.
     Disponibile su: https://www.theguardian.com/technology/2025/nov/26/social-media-ban-under-16s-european-parliament-resolution
  • ALM Corp. (2026). EU teen social media ban explained: France, Spain, Greece.
     Disponibile su: https://almcorp.com/blog/eu-teen-social-media-ban-explained/

 

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Palmoli: perizia sui genitori e bambini lontani dal bosco — protezione o colonizzazione?

Diritti alla Follia · 23/12/2025 · 1 commento

La vicenda della famiglia di Palmoli, i tre bambini allontanati dai genitori e trasferiti in una comunità educativa, continua a sollevare interrogativi profondi sul ruolo dello Stato e delle istituzioni nella vita delle famiglie.

Secondo le relazioni dei servizi sociali, i bambini ora sono “puliti, profumati, abituati alle regole quotidiane”. Le cronache raccontano che hanno reagito con curiosità e sollievo alle docce, ai vestiti profumati e alle attenzioni quotidiane offerte dagli operatori. Il messaggio implicito sembra chiaro: vivere nel bosco senza modelli urbani sarebbe insufficiente, se non inadeguato.

C’è poi un dettaglio rivelatore, apparentemente secondario ma culturalmente potentissimo. È evidente che questi bambini non praticavano la “skin care” oggi tanto di moda, ormai normalizzata perfino tra bambine delle scuole elementari, rituali quotidiani di detergenti, creme, profumi, prodotti cosmetici spacciati per “cura di sé”. È forse questo ciò che si rimprovera loro?
Questa ossessione per il pulito, il profumato, il corpo normalizzato e addestrato fin dall’infanzia dice molto più del modello culturale dominante che dei bisogni reali dei bambini. Un modello in cui l’igiene diventa performance, il profumo diventa certificato di accettabilità sociale, e il corpo infantile viene educato precocemente al consumo, all’estetica e al controllo.

Secondo le ultime notizie, mentre i bambini restano temporaneamente in comunità, il Tribunale per i Minorenni dell’Aquila ha affidato a un perito, la psichiatra Simona Ceccoli, l’incarico di svolgere una nuova perizia psico‑diagnostica non solo sui genitori ma anche sui bambini stessi, con un termine di 120 giorni per la consegna del rapporto finale. L’ordinanza, pubblicata di recente, richiede al perito di approfondire aspetti come:

  • stili relazionali famigliari
  • capacità di riconoscere e rispondere ai bisogni affettivi ed educativi dei minori
  • condizioni attuali di vita e sviluppo psico‑affettivo dei bambini
  • figure di riferimento e modelli di identificazione dei minori

Il provvedimento prevede anche che entro fine gennaio i servizi sociali trasmettano una relazione aggiornata sugli interventi svolti e che le parti possano presentare memorie difensive entro metà febbraio.

Ma c’è un altro lato della riflessione che non può essere ignorato. In Italia, molti bambini crescono immersi in cibo spazzatura, tecnologia e social fin dalla più tenera età. Non si tratta di casi isolati:

  • Più della metà dei bambini italiani consuma snack dolci più di tre volte a settimana, e oltre uno su quattro beve bibite zuccherate ogni giorno
  • Circa un quarto dei ragazzi non consuma frutta e verdura quotidianamente
  • Molti bambini tra i 6 e i 10 anni usano smartphone ogni giorno, e oltre il 62% dei preadolescenti (11‑13 anni) ha almeno un account social

Questi dati confermano che il consumo precoce di tecnologia e cibi ultra-processati è ormai un fenomeno diffuso, normalizzato e spesso celebrato come indice di attenzione e cura.

Con le feste ormai alle porte, i carrelli dei supermercati straripano di snack, dolci, giocattoli e dispositivi elettronici, e l’esposizione ai social e a YouTube diventa routine fin dalla più tenera età. Tutto questo mentre i bambini della famiglia del bosco cresce­vano liberi, senza schermi, senza social, immersi nella natura e nelle relazioni dirette con il mondo.

Oltre al consumismo e alla tecnologia precoce, un altro dato preoccupante riguarda l’uso crescente di psicofarmaci nei bambini e negli adolescenti italiani. Secondo il Rapporto OsMed 2024 dell’AIFA, la prevalenza dell’uso di farmaci psicotropi nei minori è più che raddoppiata negli ultimi anni. Nel 2016 era circa lo 0,26% della popolazione pediatrica; nel 2024 è salita allo 0,57%, equivalente a un minore su 175 che assume psicofarmaci.

Questo aumento riguarda soprattutto antipsicotici, antidepressivi e farmaci per l’ADHD, con un’incidenza maggiore nella fascia 12‑17 anni. Questi dati evidenziano come la medicalizzazione precoce del disagio infantile e preadolescenziale sia un fenomeno diffuso, che si inserisce nella tendenza a normalizzare interventi farmacologici come risposta primaria a problemi di adattamento sociale o educativo.

Siamo davvero di fronte a un intervento che tutela i bambini oppure a una colonizzazione culturale e psicologica, che impone un unico modello di vita considerato “accettabile”?

Diritti alla Follia ribadisce che la libertà educativa e il diritto alla diversità non sono reati, e che i bambini non possono essere standardizzati come prodotti sugli scaffali di un supermercato o su uno schermo luminoso.

🔹 C’era una volta una famiglia nel bosco… Oggi quei bambini sono nelle mani di un sistema che li vuole puliti, profumati e uniformati, mentre tanti altri crescono immersi in cibo spazzatura e tecnologia. Liberi o conformi: chi detta la norma dell’infanzia?

Fonti principali

  • Articolo di cronaca: Today.it
  • Rapporto Save the Children: Uso precoce di smartphone e social
    Link
  • TG24 Sky: Consumo di snack e alimentazione dei bambini
    Link
  • AIFA, Rapporto OsMed 2024: Psicofarmaci nei minori
    Link
  • Sky TG24 – Famiglia nel bosco: Disposta nuova perizia, i bambini restano nella struttura protetta
    Link
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C’era una volta una famiglia nel bosco…

Diritti alla Follia · 21/11/2025 · 1 commento

Rassegna, riflessioni e denuncia sulla vicenda di Palmoli

In Italia si parla continuamente di prevenzione.
Prevenire lo stress, prevenire l’esposizione ad ambienti tossici, prevenire le pressioni sociali, prevenire il malessere psicologico che nasce sempre più spesso da ritmi di vita che consumano, schiacciano, logorano.

Eppure – paradossalmente, drammaticamente – chi prova a costruire una forma autonoma di prevenzione viene guardato con sospetto.
Va incontro a controlli, indagini, valutazioni sospensive, fino all’intervento più estremo che un’istituzione possa compiere: l’allontanamento dei figli dal nucleo familiare.

Il caso della famiglia che vive nel bosco di Palmoli, in Abruzzo, è diventato il simbolo di tutto questo.

Il 1° novembre Il Centro pubblica una lettera firmata da Nathan e Catherine:
“Scelta consapevole contro la società tossica”, titolo dell’articolo di Gianluca Lettieri.
Poi, il 5 novembre, L’Indipendente racconta la loro quotidianità:
“Vita nel bosco, senza scuola: per una famiglia è un diritto o un abuso?”.

La loro scelta è chiara:
– vivere lontano dallo stress urbano
– far crescere i figli in mezzo alla natura, con ritmi lenti
– praticare istruzione parentale non standardizzata
– proteggere i bambini da un mondo percepito come troppo veloce, competitivo, disconnesso dai bisogni primari dell’infanzia.

Una scelta argomentata, meditata, coerente.
Eppure, la Procura minorile segnala il caso.
Eppure, arrivano ipotesi di sospensione della responsabilità genitoriale.
Eppure, l’intero Paese sembra chiedersi: quando una scelta alternativa diventa automaticamente un segnale di pericolo?

Questa domanda, per Diritti alla Follia, è centrale:
perché ciò che esce dalla norma viene così rapidamente patologizzato?
Perché libertà educativa e diversità esistenziale vengono trattate come una minaccia?

Dopo giorni di sovraesposizione mediatica, visite di giornalisti, dichiarazioni dei garanti per i diritti dell’infanzia, appelli pubblici e una petizione da 31.000 firme, arriva la notizia che nessuno voleva leggere.

Il Tribunale per i Minorenni dell’Aquila dispone l’allontanamento immediato dei tre bambini.

Secondo Sky TG24, Corriere della Sera e altri quotidiani, l’ordinanza motiva così:
– la casa nei boschi è priva di elettricità, acqua e gas
– esiste un rischio per il “diritto alla vita di relazione” dei minori
– va “osservata la situazione complessiva in una struttura educativa”.

L’ANSA specifica che la responsabilità genitoriale viene sospesa in via esecutiva, con nomina di un tutore provvisorio.

I bambini vengono prelevati la sera, senza auto con sirene, accompagnati da servizi sociali e forze dell’ordine.
La madre può seguirli in comunità; il padre resta solo nel bosco.

Eppure, i genitori respingono qualsiasi accusa di incuria.
Raccontano di bambini sereni, nutriti con cibo autoprodotto senza additivi, abituati a lavarsi con acqua di sorgente, educati senza violenza e senza schermi.
Rivendicano l’unschooling come scelta pedagogica riconosciuta.

L’avvocato Giovanni Angelucci annuncia ricorso, denunciando errori nell’ordinanza, tra cui la contestazione di un attestato di idoneità già convalidato per l’istruzione parentale.

Intanto, la loro privacy è ormai distrutta:
giornalisti dentro e fuori casa, telecamere puntate sulle stoviglie, sui letti, sul bagno, sulla dispensa.
Ogni gesto quotidiano osservato, discusso, analizzato.
Una violenza istituzionale che non è stata arginata da niente:
– né dai garanti regionale e nazionale
– né dalle testimonianze dei giornalisti che hanno vissuto con loro
– né dalle migliaia di cittadini solidali.

Oggi, 21 novembre 2025, i giornali informano che i tre bambini sono in comunità, “sotto osservazione”.

Ma osservazione di cosa?
Della loro “normalità”?
Del loro adattamento a un ambiente che non hanno mai conosciuto?

E allora vengono alla mente domande che nessun tribunale sembra porsi:

– Come reagiranno corpi abituati a cibo naturale a pasti con conservanti, farine raffinate, pesticidi?
– Come risponderà un sistema immunitario cresciuto in aria di bosco al contatto con virus e batteri di ambienti chiusi?
– Come vivranno bambini cresciuti senza plastica in stanze piene di materiali sintetici?
– Che effetto avrà un ritmo sonno–veglia dettato dai regolamenti, invece che dalla luce naturale?

Queste non sono domande marginali.
Sono domande che riguardano la prevenzione — quella vera, quella corporea, quella quotidiana — che una famiglia aveva scelto di praticare.

Lo stridore più doloroso emerge confrontando questa storia con un’altra, tremenda.

Il caso di Paolo Mendico

Paolo, 14 anni, muore suicida a settembre 2025 dopo mesi di bullismo documentato.
Il fratello aveva scritto al Governo e al Ministro dell’Istruzione.
La scuola era stata informata.
Nessuna istituzione è intervenuta in tempo.
La prevenzione — quella promessa nei protocolli, nei Piani di Zona, nelle linee guida ministeriali — non ha funzionato.

E oggi, mentre la famiglia di Paolo chiede accesso agli atti per capire cosa sia accaduto davvero, la domanda si impone:

Davvero siamo certi che la famiglia nel bosco sia “la famiglia sbagliata”?
O è semplicemente quella che non rientra nel modello istituzionale dominante?

Da un lato:
una famiglia che sceglie lentezza, natura, relazioni affettive profonde, protezione dai modelli consumistici.

Dall’altro:
un sistema scolastico e sociale in cui un ragazzo di 14 anni può subire violenza quotidiana senza che nessuno riesca ad intervenire.

E allora: dov’è davvero il rischio?
Dove nasce davvero la sofferenza psichica?
Chi decide quali forme di prevenzione sono legittime e quali no?

Oggi possiamo dire una cosa sola, con amarezza:

Questa famiglia ha sacrificato la propria privacy inutilmente.
Si è esposta per proteggere i figli, sperando di evitare la separazione.
Ha mostrato l’intimità della propria vita a un Paese intero.
E oggi l’Italia sa come mangiano, dove dormono, come si lavano, dove vanno in bagno.

Ma questo non è servito.
Non è bastato.

E i bambini, ora, sono lontani dalla loro casa, dalla loro foresta, dai loro ritmi, dagli odori e dai sapori del loro mondo.

C’era una volta una famiglia nel bosco.
E oggi quella storia finisce in una comunità, in nome della sicurezza e della normalizzazione.

Una storia che interroga tutti noi su cosa significhi davvero proteggere un bambino — e su quanto siamo disposti a tollerare scelte di vita che mettono in discussione l’idea unica, dominante, di “normalità”.

In allegato:

Lettera aperta alle isituzioni

Comunicato stampa

Lettera aperta alle istituzioni caso Famiglia nel bosco

Comunicato stampa su Famiglia nel bosco

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