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Diritti alla follia

Associazione impegnata sul fronte della tutela e della promozione dei diritti fondamentali delle persone in ambito psichiatrico e giuridico.

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Palmoli: perizia sui genitori e bambini lontani dal bosco — protezione o colonizzazione?

Diritti alla Follia · 23/12/2025 · 1 commento

La vicenda della famiglia di Palmoli, i tre bambini allontanati dai genitori e trasferiti in una comunità educativa, continua a sollevare interrogativi profondi sul ruolo dello Stato e delle istituzioni nella vita delle famiglie.

Secondo le relazioni dei servizi sociali, i bambini ora sono “puliti, profumati, abituati alle regole quotidiane”. Le cronache raccontano che hanno reagito con curiosità e sollievo alle docce, ai vestiti profumati e alle attenzioni quotidiane offerte dagli operatori. Il messaggio implicito sembra chiaro: vivere nel bosco senza modelli urbani sarebbe insufficiente, se non inadeguato.

C’è poi un dettaglio rivelatore, apparentemente secondario ma culturalmente potentissimo. È evidente che questi bambini non praticavano la “skin care” oggi tanto di moda, ormai normalizzata perfino tra bambine delle scuole elementari, rituali quotidiani di detergenti, creme, profumi, prodotti cosmetici spacciati per “cura di sé”. È forse questo ciò che si rimprovera loro?
Questa ossessione per il pulito, il profumato, il corpo normalizzato e addestrato fin dall’infanzia dice molto più del modello culturale dominante che dei bisogni reali dei bambini. Un modello in cui l’igiene diventa performance, il profumo diventa certificato di accettabilità sociale, e il corpo infantile viene educato precocemente al consumo, all’estetica e al controllo.

Secondo le ultime notizie, mentre i bambini restano temporaneamente in comunità, il Tribunale per i Minorenni dell’Aquila ha affidato a un perito, la psichiatra Simona Ceccoli, l’incarico di svolgere una nuova perizia psico‑diagnostica non solo sui genitori ma anche sui bambini stessi, con un termine di 120 giorni per la consegna del rapporto finale. L’ordinanza, pubblicata di recente, richiede al perito di approfondire aspetti come:

  • stili relazionali famigliari
  • capacità di riconoscere e rispondere ai bisogni affettivi ed educativi dei minori
  • condizioni attuali di vita e sviluppo psico‑affettivo dei bambini
  • figure di riferimento e modelli di identificazione dei minori

Il provvedimento prevede anche che entro fine gennaio i servizi sociali trasmettano una relazione aggiornata sugli interventi svolti e che le parti possano presentare memorie difensive entro metà febbraio.

Ma c’è un altro lato della riflessione che non può essere ignorato. In Italia, molti bambini crescono immersi in cibo spazzatura, tecnologia e social fin dalla più tenera età. Non si tratta di casi isolati:

  • Più della metà dei bambini italiani consuma snack dolci più di tre volte a settimana, e oltre uno su quattro beve bibite zuccherate ogni giorno
  • Circa un quarto dei ragazzi non consuma frutta e verdura quotidianamente
  • Molti bambini tra i 6 e i 10 anni usano smartphone ogni giorno, e oltre il 62% dei preadolescenti (11‑13 anni) ha almeno un account social

Questi dati confermano che il consumo precoce di tecnologia e cibi ultra-processati è ormai un fenomeno diffuso, normalizzato e spesso celebrato come indice di attenzione e cura.

Con le feste ormai alle porte, i carrelli dei supermercati straripano di snack, dolci, giocattoli e dispositivi elettronici, e l’esposizione ai social e a YouTube diventa routine fin dalla più tenera età. Tutto questo mentre i bambini della famiglia del bosco cresce­vano liberi, senza schermi, senza social, immersi nella natura e nelle relazioni dirette con il mondo.

Oltre al consumismo e alla tecnologia precoce, un altro dato preoccupante riguarda l’uso crescente di psicofarmaci nei bambini e negli adolescenti italiani. Secondo il Rapporto OsMed 2024 dell’AIFA, la prevalenza dell’uso di farmaci psicotropi nei minori è più che raddoppiata negli ultimi anni. Nel 2016 era circa lo 0,26% della popolazione pediatrica; nel 2024 è salita allo 0,57%, equivalente a un minore su 175 che assume psicofarmaci.

Questo aumento riguarda soprattutto antipsicotici, antidepressivi e farmaci per l’ADHD, con un’incidenza maggiore nella fascia 12‑17 anni. Questi dati evidenziano come la medicalizzazione precoce del disagio infantile e preadolescenziale sia un fenomeno diffuso, che si inserisce nella tendenza a normalizzare interventi farmacologici come risposta primaria a problemi di adattamento sociale o educativo.

Siamo davvero di fronte a un intervento che tutela i bambini oppure a una colonizzazione culturale e psicologica, che impone un unico modello di vita considerato “accettabile”?

Diritti alla Follia ribadisce che la libertà educativa e il diritto alla diversità non sono reati, e che i bambini non possono essere standardizzati come prodotti sugli scaffali di un supermercato o su uno schermo luminoso.

🔹 C’era una volta una famiglia nel bosco… Oggi quei bambini sono nelle mani di un sistema che li vuole puliti, profumati e uniformati, mentre tanti altri crescono immersi in cibo spazzatura e tecnologia. Liberi o conformi: chi detta la norma dell’infanzia?

Fonti principali

  • Articolo di cronaca: Today.it
  • Rapporto Save the Children: Uso precoce di smartphone e social
    Link
  • TG24 Sky: Consumo di snack e alimentazione dei bambini
    Link
  • AIFA, Rapporto OsMed 2024: Psicofarmaci nei minori
    Link
  • Sky TG24 – Famiglia nel bosco: Disposta nuova perizia, i bambini restano nella struttura protetta
    Link
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Articoli Bambini del bosco, diritti alla follia, Famiglia del bosco, Famiglia nel bosco Palmoli, Palmoli perizia

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Patrizia dice

    24/12/2025 alle 1:35 am

    Ho svolto la professione di assistente sociale per 40 anni, e cercato sempre di approcciare il tribunale per i minorenni con il consenso dei genitori coinvolti. Ho avuto la fortuna di non aver mai dovuto chiedere un intervento coercitivo, ben sapendo che pochi giudici evidenziano capacità e sensibilità nei riguardi delle famiglie e dei minori, ma il loro approccio si svolge a compartimenti, e a sistema. Si avvale di perizie, (come se fosse la scienza esatta), utilizza i suoi tempi, (incompatibili con i tempi degli affetti famigliari). Come ci dimostra il caso in questione.
    Personalmente, a questo punto, raccoglierei le firme di tutti gli italiani che mettono in dubbio le capacità dei giudici coinvolti in questa vicenda, che ritengono di rappresentare lo Stato Italiano ma lo fanno in modo difforme. Lo stato italiano, sia per quanto riguarda la politica ( che si è espressa ampiamente), sia per quanto riguarda l’opinione pubblica, non è d’accordo con le modalità messe in atto dai giudici dell’Aquila… Non è questo il modo di proteggere i minori, secondo la legislazione italiana. Chiediamo una perizia per i giudici, perchè siamo ormai stanchi del loro strapotere, che penalizza gravemente le persone per le modalità e i tempi incompatibili con la vita dei soggetti coinvolti.

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