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Diritti alla follia

Associazione impegnata sul fronte della tutela e della promozione dei diritti fondamentali delle persone in ambito psichiatrico e giuridico.

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Articoli

Richiesta di collaborazione – Dossier su casi, storie e testimonianze. Trasmissione a organismi nazionali e internazionali per i diritti umani

Diritti alla Follia · 15/01/2026 · Lascia un commento

l’Associazione Diritti alla Follia ha avviato un progetto di grande importanza: l’elaborazione di un Dossier di casi, storie e testimonianze da trasmettere a organismi nazionali, europei e internazionali per la tutela dei diritti umani.

Il Dossier sarà inviato a istituzioni come i Garanti dei diritti delle persone private della libertà personale, il Garante delle persone con disabilità, il Comitato Europeo per la Prevenzione della Tortura (CPT), la Corte Europea per i Diritti dell’Uomo (CEDU) l’Agenzia dell’Unione Europea per i Diritti Fondamentali (FRA) e i competenti organismi delle Nazioni Unite.

L’obiettivo è documentare pratiche abusive o distorte nell’uso degli strumenti giuridici che incidono sulla libertà personale, affinché tali criticità emergano in modo chiaro, fondato e non ignorabile.
L’invio del Dossier serve a sollecitare ispezioni, raccomandazioni ufficiali e prese di posizione pubbliche su ciò che oggi avviene nei sistemi di controllo, cura e protezione.

Per questo chiediamo la vostra collaborazione.

Raccogliamo contributi scritti, sotto forma di racconti di casi, esperienze dirette o indirette, sui seguenti ambiti.

1. Misure di sicurezza

Le misure di sicurezza riguardano persone che, a seguito di una valutazione psichiatrica, vengono ritenute non imputabili, cioè non penalmente responsabili di ciò che è accaduto.

In questi casi il giudice non infligge una pena, ma può comunque imporre limitazioni della libertà personale o percorsi di cura obbligatori, sulla base dell’idea che la persona sia “pericolosa”.
In pratica, anche senza una condanna, una persona può essere controllata, trattenuta o sottoposta a obblighi per periodi molto lunghi, spesso senza una durata certa.

Se inviate storie su questo tema, vi chiediamo di indicare, se possibile:

  • le condizioni di libertà durante la misura
  • la durata e le eventuali proroghe
  • il fatto o il reato da cui tutto è nato
  • il ruolo delle perizie psichiatriche
  • l’uso del sistema penale per imporre trattamenti sanitari

2. Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO)

Il TSO è una misura che consente di imporre un trattamento sanitario quando ricorrono condizioni molto stringenti: urgenza, rifiuto delle cure e mancanza di alternative.

Non è solo una cura imposta: è anche una privazione della libertà personale.
Una persona può essere portata con la forza in una struttura, trattenuta e sottoposta a trattamenti senza il proprio consenso.

La legge prevede che il TSO debba essere eccezionale, temporaneo e rigorosamente controllato. Proprio per questo è uno degli strumenti più delicati.

Nei contributi su questo tema vi chiediamo di segnalare in particolare:

  • minacce di TSO usate come strumento di pressione
  • TSO disposti senza i presupposti di legge
  • irregolarità nelle modalità di esecuzione
  • ogni altra criticità rilevante
  • Contenzione meccanica e/o chimica

3. Misure di protezione giuridica

Le misure di protezione giuridica (interdizione, inabilitazione, amministrazione di sostegno) incidono sulla possibilità di una persona di decidere per sé.

In teoria dovrebbero sostenere la persona nelle difficoltà.
In pratica, in molti casi, diventano meccanismi di sostituzione della volontà, con perdita di controllo su:

  • denaro e patrimonio
  • residenza
  • cure
  • relazioni
  • scelte fondamentali di vita

Nei contributi su questo tema vi chiediamo di mettere in evidenza:

  • abusi o distorsioni delle amministrazioni di sostegno
  • situazioni in cui la misura si trasforma in controllo/sostituzione anziché supporto

Anonimato

Tutti i testi devono essere completamente anonimizzati:

  • nessun nome di persone
  • nessuna città o luogo riconoscibile
  • nessuna struttura, servizio o operatore identificabile
  • nessun dettaglio che renda una persona riconoscibile

Proprio perché i contributi sono anonimizzati, non è obbligatoria una liberatoria; tuttavia l’associazione mette a disposizione un modulo a tutela di tutte e tutti.

Indicazioni tecniche

Lunghezza: da 1 a 2 cartelle Word
(1 cartella ≈ 1.800 battute spazi inclusi, circa 250–300 parole)

Formato consigliato

  • Font: Times New Roman
  • Dimensione: 12
  • Interlinea: 1,5

Ogni testimonianza contribuisce a costruire un quadro collettivo, credibile e documentato delle violazioni che continuano a verificarsi.

Grazie a chi vorrà partecipare.

Associazione Diritti alla Follia

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Una puntata che delude: le omissioni di Report sulla psichiatria (“Avrò cura di te” 11 gennaio 2026)

Diritti alla Follia · 14/01/2026 · 1 commento

Abbiamo inviato alla redazione di Report una lettera ufficiale riguardo alla puntata andata in onda l’11 gennaio 2026, “Avrò cura di te” (link alla puntata), esprimendo profonda delusione per le gravi omissioni e per l’impostazione fortemente sbilanciata del servizio.

Come Associazione Diritti alla Follia, da anni impegnata nella promozione dei diritti delle persone sottoposte a trattamenti psichiatrici coercitivi, riteniamo necessario rendere pubblica la nostra lettera aperta per denunciare ciò che non è stato raccontato e per informare cittadini e istituzioni.

La nostra lettera aperta

Gentile redazione di Report,

In una puntata che pretendeva di raccontare la condizione delle persone in “cura psichiatrica”, non è stata pronunciata una sola parola su fatti che riguardano decine di migliaia di cittadini in Italia:

  • decine di migliaia di persone sono istituzionalizzate contro la loro volontà
  • decine di migliaia sono private dei diritti fondamentali tramite strumenti come la tutela e l’amministrazione di sostegno
  • decine di migliaia subiscono coercizione farmacologica
  • decine di migliaia di utenti e familiari denunciano danni fisici e psichici a seguito dei trattamenti farmacologici
  • non una parola sul fatto che in tutti i CSM (Centri Salute Mentale) d’Italia, o perlomeno nella stragrande maggioranza, vengono prescritte terapie in formulazione depot (a lento rilascio), che rendono impossibile interrompere il trattamento anche in presenza di gravi effetti avversi o dissenso della persona
  • non si è parlato del meccanismo della “porta girevole” tra TSO, dimissioni e nuovi TSO
  • non si è parlato delle comunità terapeutiche come nuovi manicomi.

Non si è parlato di tutto questo, e di molto altro che riguarda quotidianamente la vita e i diritti delle persone sottoposte a trattamenti psichiatrici.

Sui numeri dei TSO avete finalmente ammesso l’enorme sottostima. Tuttavia, questo dato è noto da anni a chi, come noi, ha più volte segnalato il problema senza mai ricevere risposta.

Infine, come spesso accade, avete criticato il DDL Zaffini che proroga il TSO a 15 giorni, senza ricordare che l’attuale normativa, la cosiddetta legge Basaglia, non prevede alcun limite al numero dei rinnovi del TSO, rendendo possibile una detenzione sanitaria senza termine.

Queste omissioni non sono neutre. Producono una rappresentazione falsata della realtà e contribuiscono a legittimare un sistema che priva migliaia di persone dei loro diritti fondamentali.

Chiediamo quindi perché Report abbia scelto di non dare voce a chi da anni denuncia questi abusi e se intendete colmare queste gravi lacune con un servizio realmente indipendente e pluralista.

In attesa di un vostro riscontro,

Associazione Diritti alla Follia

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Vittime o protagonisti? Scegliere se e come usufruire dei Servizi di salute mentale

Diritti alla Follia · 11/01/2026 · Lascia un commento

Si parla molto di “sofferenza mentale”, ma troppo poco delle implicazioni associate all’intervento dei Servizi

Di Susanna Brunelli

Essendo un’esperta per esperienza e nel supporto tra pari, molte persone mi chiedono: com’è possibile “sganciarsi” formalmente dai Servizi di salute mentale senza sentirsi obbligate a frequentarli?

Le motivazioni sono diverse, e tra le più comuni emergono:

  • Esperienze di coercizione: TSO, minacce di ricovero, ricatti legati a benefici o diritti, contenzioni meccaniche o chimiche — interventi imposti per legge o con la forza, che sospendono l’autodeterminazione della persona e la collocano dentro un sistema coercitivo
  • Effetti collaterali dei farmaci, spesso minimizzati o non riconosciuti, che incidono sul corpo, sulla qualità della vita e sulle relazioni, producendo vissuti di oppressione e una reale riduzione dell’autonomia
  • Mancanza di ascolto reale: spesso le persone non vengono credute né prese sul serio. Paternalismo, infantilizzazione e stigma sono esperienze frequenti
  •  Diagnosi vissute e utilizzate come etichette che, nella pratica clinica e sociale finiscono per contare più della storia e dell’esperienza della persona
  • Relazioni di potere asimmetriche, dove il sapere professionale annulla l’autodeterminazione
  • Percorsi standardizzati, poco personalizzati e non rispettosi dei tempi, dei bisogni e delle preferenze individuali
  •  Danni traumatici iatrogeni: oltre alla sofferenza iniziale, molte persone riportano traumi prodotti dal sistema stesso, che restano non riconosciuti né trattati
  • Perdita di fiducia nel sistema, dopo anni di contatti che non hanno portato sollievo né miglioramento, contribuendo a processi di cronicizzazione e istituzionalizzazione
  • Desiderio di riprendere il controllo della propria vita, delle proprie scelte e del proprio corpo, sottraendosi a relazioni di cura imposte e scegliendo autonomamentefigure di fiducia.

È possibile interrompere formalmente la presa in carico da parte dei Servizi, ma prima è fondamentale comprendere pienamente le implicazioni e le conseguenze di questa scelta.

Scegliere di uscire da una posizione di soggettivazione e controllo istituzionale significa assumersi la piena responsabilità del proprio percorso. Interrompere formalmente il rapporto con i Servizi comporta alcune conseguenze concrete:

  • Perdita dell’accesso al supporto istituzionale: visite specialistiche, prescrizioni, certificazioni, progetti terapeutici e mediazioni con altri Servizi. Per alcune persone questo può significare maggiore libertà e autonomia; per altre un carico maggiore di responsabilità e auto-gestione
  • Assunzione diretta della responsabilità del proprio percorso: non si è più coperti — né formalmente né di fatto — dalle tutele del sistema. Diventa quindi fondamentale disporre di risorse, reti di supporto e strumenti di auto-gestione, soprattutto se si è in trattamento farmacologico
  • Ripercussioni pratiche possibili: limitazioni nell’accesso a benefici, certificazioni, percorsi assistenziali o riconoscimenti di invalidità. È una scelta che va valutata in base alla propria situazione concreta, senza idealizzarla né demonizzarla
  • I Servizi non si interrompono automaticamente: in determinate situazioni — segnalazioni, crisi, interventi d’urgenza — il sistema può riattivarsi. “Sganciarsi” non significa diventare invisibili né interrompere del tutto il monitoraggio istituzionale.

Domanda chiave: quali reti di sostegno restano, o possono essere costruite, fuori dall’istituzione? Nessun percorso di autodeterminazione regge sull’isolamento.

Premessa

Il presente vademecum vuole offrire indicazioni pratiche per chi desidera interrompere la presa in carico da parte dei Servizi pubblici di salute mentale e intraprendere percorsi alternativi, ad esempio nel privato.

È fondamentale sottolineare, però, che ogni azione, passaggio o scelta va assolutamente personalizzata in base al vissuto, alla storia personale, alle esperienze pregresse e alle condizioni attuali di ciascuna persona. Non esistono moduli universali, strategie preconfezionate o soluzioni standardizzate: ciò che può essere funzionale o efficace per qualcuno potrebbe non esserlo per un altro.

Il percorso di ciascuno è unico e complesso. Le decisioni riguardanti la propria ‘salute mentale’ coinvolgono aspetti emotivi, psicologici, relazionali e legali, e non possono essere ridotte a procedure automatiche o a checklist rigide. La consapevolezza dei propri diritti, la valutazione dei rischi, la disponibilità di alternative e la gestione della continuità delle cure sono elementi che vanno adattati alla propria realtà concreta.

Questo vademecum offre quindi indicazioni generali e spunti di riflessione, con l’obiettivo di supportare l’autodeterminazione e la responsabilità personale, ma non sostituisce il giudizio individuale, il confronto con figure professionali di fiducia o la valutazione dei propri bisogni.

In altre parole, ogni scelta deve essere presa in modo consapevole, ponderato e rispettoso della propria storia, bilanciando autonomia, sicurezza e benessere personale.

Passi pratici per interrompere la presa in carico da parte dei Servizi e rivolgersi a un percorso privato.

Molte persone arrivano a questa scelta spinte da rabbia, emotività, dolore o sfinimento, senza aver avuto il tempo di acquisire piena consapevolezza delle conseguenze pratiche della loro scelta.

Se i concetti precedenti sono chiari e la decisione è stata ponderata, allora si può passare all’atto pratico:

1. Informarsi sui propri diritti e sulla normativa vigente

Prima di decidere di interrompere la presa in carico da parte dei servizi pubblici di salute mentale, è fondamentale conoscere le leggi e i propri diritti, in particolare:

  • Il diritto alla libera scelta del medico e del luogo di cura, garantito dalla Legge 833/1978 (articoli 19 e 33), confermato dalla legge 502/1992 e dalla giurisprudenza, che stabilisce che solo limiti oggettivi dell’organizzazione dei servizi sanitari possono condizionare questo diritto

Conoscere questi principi permette di pianificare il passaggio a un percorso privato o accreditato, assicurando continuità nelle cure e tutela dei propri diritti costituzionali e professionali.

  • Predisporre un’alternativa
    Prima di interrompere la presa in carico pubblica, è consigliabile avere già a disposizione un percorso privato o accreditato, garantendo continuità delle cure
    • Comunicazione formale della decisione
      La scelta di interrompere la presa in carico va documentata in forma scritta al Dipartimento di Salute Mentale

È importante includere elementi essenziali: dichiarare l’interruzione immediata della presa in carico, indicare che ci si rivolgerà a medici di fiducia e revocare il consenso al trattamento dei dati personali, tutelando così la propria privacy.

  • Gestire la transizione
    Organizzare il passaggio al percorso privato, assicurando continuità terapeutica e monitoraggio degli effetti dei trattamenti farmacologici o psicologici.

 “Sganciarsi” dai Servizi pubblici di salute mentale significa riprendere il timone della propria vita. Non è un gesto impulsivo né un atto di ribellione fine a sé stesso: è una scelta consapevole, costruita sulle proprie esperienze, sui propri bisogni e sui propri diritti.

Ogni percorso è unico, e non esistono scorciatoie o soluzioni universali: l’autonomia si conquista passo dopo passo, insieme alla responsabilità di prendersi cura di sé. Chi sceglie di diventare protagonista del proprio cammino sa che la tutela della propria salute e il rispetto della propria dignità non sono concessioni, ma diritti da esercitare con consapevolezza e coraggio.

Fonti legislative

 Legge 23 dicembre 1978, n. 833 – Istituzione del Servizio Sanitario Nazionale
• Articolo 19: diritto alla libera scelta del medico e del luogo di cura nei limiti oggettivi dell’organizzazione dei servizi sanitari.
 Visualizza art. 19 – Normattiva (GU)
• Articolo 33: rispetto della dignità e dei diritti civili nei trattamenti sanitari, inclusa – per quanto possibile – la libera scelta del medico e del luogo di cura.
 Testo completo legge 833/1978 – Normattiva

Decreto Legislativo 30 dicembre 1992, n. 502
• Riordino della disciplina in materia sanitaria e organizzazione del Servizio Sanitario Nazionale.
 Testo aggiornato (GU Serie Generale n. 4 del 07-01-1994 – Suppl. Ordinario n. 3) (Gazzetta Ufficiale)

 Codice di Deontologia Medica
• Articolo 27 – Libera scelta del medico e del luogo di cura: la libera scelta costituisce diritto della persona; è vietato qualsiasi accordo tra medici volto a influenzare tale scelta.
 Art. 27 – testo del Codice di Deontologia Medica (health-management.it)

 Costituzione della Repubblica Italiana
• Articolo 32: tutela della salute come diritto fondamentale dell’individuo e disciplina dei trattamenti sanitari solo per legge.
 (Testo ufficiale disponibile sui siti istituzionali della Repubblica Italiana)

Link di approfondimento:

La libera scelta del medico e del luogo di cura in Psichiatria: Un diritto negato?
Libera scelta del medico e del luogo di cura

Susanna Brunelli- Membro di Giunta Associazione ‘Diritti alla Follia’
Veneta e residente a Verona. Familiare e survivor alla psichiatria.
Impegnata su vari fronti per quanto riguarda la salute mentale nel campo dell’associazionismo e nel volontariato come accompagnatrice alla Recovery.

“Con un particolare ringraziamento per il contributo e la revisione a:”


Cristina Paderi- Membro del Consiglio direttivo Associazione ‘Diritti alla Follia’

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TSO nullo per lo studente di Fano: la svolta dopo anni

Diritti alla Follia · 03/01/2026 · Lascia un commento

Cinque anni dopo l’assurdo trattamento sanitario obbligatorio subito da uno studente di 18 anni di Fano, arriva finalmente la parola fine. La Corte di Cassazione, con sentenza del 3 gennaio 2026, ha dichiarato nullo il TSO disposto nel maggio 2021, stabilendo un principio fondamentale: l’anticonformismo non è una malattia mentale e il trattamento coatto può essere legittimo solo a protezione della salute dell’individuo.

 I legali del ragazzo, Nicola Peverelli e Isabella Giampaoli, hanno seguito i ricorsi in tutte le sedi giudiziarie, evidenziando come “il ragazzo non aveva problemi mentali e la misura è stata adottata senza rispettare alcuna garanzia procedurale”.

L’avvocato Peverelli ha spiegato:

“Valerio ha subito un TSO ingiustificato: era uno studente diligente, manifestava solo dissenso pacifico contro l’obbligo della mascherina. Non c’erano condizioni che giustificassero il ricovero coatto.”

L’avvocata Giampaoli, che insieme ai genitori ha presentato i ricorsi, ha aggiunto:

“Questa vicenda evidenzia gravi lacune nella procedura del TSO e nella tutela dei diritti fondamentali: nessuna audizione del ragazzo, nessuna verifica reale del suo stato di salute mentale.”

Già nel 2021, subito dopo il TSO imposto a Valerio Tellenio, l’associazione Diritti alla Follia intraprese azioni concrete per contestare la misura e tutelare i diritti del giovane. Cinque anni dopo, la Corte di Cassazione ha dichiarato nullo il trattamento.

Il 5 maggio 2021, durante l’orario scolastico, Valerio si rifiutò di indossare la mascherina obbligatoria per prevenire la diffusione del Covid-19. Come forma di dissenso pacifico, si incatenò al banco. Il giorno seguente, il ragazzo fu portato al Pronto Soccorso di Pesaro e due medici, nello stesso momento proposero e convalidarono il TSO.

In violazione della legge, non vennero rispettati i principi di indipendenza delle valutazioni mediche. Successivamente, il Sindaco di Fano firmò l’ordinanza, senza approfondimento diretto, e il Giudice tutelare confermò la misura senza udienza del ragazzo. Il giovane trascorse quattro giorni in reparto psichiatrico, con restrizioni severe.

Come sottolineato allora da Michele Capano, presidente di Diritti alla Follia in un’intervista a Radio Radicale, questa vicenda metteva in luce gravi illegalità procedurali e violazioni dei diritti costituzionali e internazionali, tra cui:

  • Art. 21 Cost.: libertà di manifestazione del pensiero
  • Art. 32 Cost.: libertà di sottoporsi o meno a trattamenti sanitari
  • Art. 14 Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità

Diritti alla Follia non rimase a guardare. L’associazione:

  • Inviò richiesta di revoca immediata al Sindaco di Fano per sospendere il TSO illegittimo
  • Presentò ricorso al Tribunale di Pesaro per contestare l’illegittimità del TSO
  • Denunciò pubblicamente la psichiatrizzazione del dissenso, evidenziando come il TSO “reale” spesso si discosti dalle garanzie previste dalla “legge Basaglia”
  • Chiamò in causa il ruolo del Sindaco e del Giudice tutelare, spesso limitato a ratifica burocratica senza reale istruttoria
  • Diffuse informazioni e analisi sui rischi di TSO applicati in assenza di reale “malattia mentale”, attraverso interviste, comunicati e video.

Dopo anni di ricorsi e battaglie legali, la Corte di Cassazione ha dichiarato nullo il TSO, motivando che:

  • Il TSO deve tutelare esclusivamente la salute dell’individuo, non avere finalità sociali o punitive
  • La manifestazione di idee anticonformiste o critiche non può essere considerata segnale di malattia mentale
  • Qualsiasi misura coercitiva richiede audizione dell’interessato e motivazioni concrete, che nel caso di Valerio erano totalmente assenti

Nonostante la sentenza, il ragazzo ha subito gravi conseguenze: abbandono della scuola e difficoltà a trovare lavoro, ormai associato al TSO subito.

La vicenda di Valerio Tellenio è finalmente chiusa dal punto di vista giudiziario, ma rimane un monito: la libertà individuale e il diritto al dissenso non possono mai essere sacrificati in nome della burocrazia o di una presunta sicurezza sanitaria.

Come dichiarato da Capano:
“La psicosi non era del ragazzo, ma di chi, in ambito politico, amministrativo e giudiziario, rese possibile un trattamento sanitario obbligatorio ingiustificato”

Fonti

Notizie del 2026

  1. Floder Reitter, P. (03 gennaio 2026), Dichiarato nullo il TSO all’alunno che rifiutò la mascherina in aula. La Cassazione: “L’ anticomformismo non è una malattia mentale”, La Verità (Italia). Studente no mask s’incatenò al banco. La Suprema Corte: il Tso è nullo
  2. https://www.pressreader.com/italy/la-verita-790g/20260103/281835765070101

Articoli e comunicati di Diritti alla Follia sulla vicenda

  1. Diritti alla Follia (08 maggio 2021), Comunicato stampa: TSO politico su studente senza mascherina,
    https://dirittiallafollia.it/2021/05/08/comunicato-stampa-associazione-radicale-diritti-alla-follia-tso-politico-su-studente-senza-mascherina/
  1. Diritti alla Follia (06 maggio 2021), 18enne ricoverato in psichiatria per aver manifestato il proprio dissenso all’uso della mascherina in classe,
    https://dirittiallafollia.it/2021/05/06/18enne-ricoverato-in-psichiatria-per-aver-manifestato-il-proprio-dissenso-alluso-della-mascherina-in-classe/
  2. Diritti alla Follia, tag studente, raccolta articoli e aggiornamenti:
    https://dirittiallafollia.it/tag/studente/
  3. MAD in Italy (marzo 2024), Psichiatrizzazione del dissenso: l’incredibile vicenda dello studente di Fano,
    https://mad-in-italy.com/2024/03/psichiatrizzazione-del-dissenso-lincredibile-vicenda-dello-studente-di-fano/
  4. YouTube, intervista e video sulla vicenda:
    • https://www.youtube.com/watch?v=IVXrX8cuQDw
    • https://www.youtube.com/live/9EMdsD8DVRQ
  5. Radio Radicale (14 maggio 2021), intervista a Michele Capano (Diritti alla Follia), condotta da Sonia Martina:
    https://www.radioradicale.it/scheda/637088/studente-di-fano-sottoposto-a-tso-intervista-a-michele-capano
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VIII Congresso “Diritti alla Follia”Collegno (TO), 28–29 marzo 2026

Diritti alla Follia · 29/12/2025 · Lascia un commento

Il Congresso annuale di Diritti alla Follia torna per la sua ottava edizione e si terrà sabato 28 e domenica 29 marzo 2026 a Collegno (Torino), presso la Sala Consiliare del Comune – Parco della Certosa.

Anche quest’anno il Congresso nasce dall’urgenza di interrogare le pratiche istituzionali che attraversano la “salute mentale” e il diritto, partendo da casi concreti.
Non come cronaca giudiziaria o sanitaria, ma come lenti critiche: dietro ogni “caso” ci sono persone, diritti compressi, relazioni spezzate o ricomposte, responsabilità collettive spesso rimosse.

Il Congresso si articolerà in quattro sessioni tematiche, ciascuna centrata su un caso emblematico:

  • DSM – Dipartimenti di Salute Mentale
    Il “caso Caserta” per discutere di organizzazione dei servizi, criticità strutturali, ruolo delle persone esperte in supporto tra pari e scenari di riforma
  • TSO – Trattamento Sanitario Obbligatorio dopo la Consulta
    Un focus sugli effetti concreti della recente sentenza della Corte costituzionale: pratiche attuative, garanzie, limiti e impatto sui diritti delle persone
  • Misure di sicurezza e REMS
    Il “caso Gianini” per affrontare il tema delle misure limitative della libertà, delle perizie psichiatriche e della necessità di una riforma profonda
  • Amministrazione di Sostegno
    I “casi Vattimo e Garofalo” per mettere a fuoco abusi, criticità sistemiche e prospettive di cambiamento di uno strumento che troppo spesso si trasforma in controllo sostitutivo.

Accanto agli interventi di operatori, giuristi, ricercatori e rappresentanti istituzionali, il Congresso darà spazio centrale a testimonianze dirette, perché senza le voci delle persone coinvolte non esiste analisi credibile né trasformazione possibile.

Il programma prevede inoltre:

  • una passeggiata collettiva nel Parco della Certosa
  • la presentazione del libro Le bocche inutili di Alberto Gaino
  • attività parallele legate alla memoria dell’ex ospedale psichiatrico

Informazioni pratiche

Il Congresso si svolgerà presso la Sala Consiliare del Comune di Collegno – Parco della Certosa, uno spazio pubblico facilmente raggiungibile.

A breve metteremo a disposizione un breve file con informazioni logistiche utili, che includeranno:

  • indicazioni su come raggiungere Collegno (da Torino e dalle principali città)
  • suggerimenti per alloggi e strutture economiche in prossimità della sede del Congresso

Ulteriori aggiornamenti organizzativi e il programma definitivo saranno diffusi nelle prossime settimane.

Questo Congresso non è sponsorizzato. È uno spazio libero, indipendente e accessibile, costruito con il lavoro volontario di alcuni di noi e con risorse sempre limitate.

Per continuare a portare alla luce ciò che spesso resta invisibile, e farlo in uno spazio pubblico e condiviso, abbiamo bisogno anche del tuo supporto.
Ogni contributo aiuta a coprire i costi organizzativi, logistici e di accoglienza, e rende possibile la partecipazione di chi altrimenti resterebbe escluso.

💛 Puoi sostenere il Congresso con una donazione:

  • PayPal: https://www.paypal.com/donate/?hosted_button_id=V782HRYQSPJ9J
  • Bonifico bancario
    Intestatario: Associazione Diritti alla Follia APS
    Causale: Donazione Congresso
    IBAN: IT89N0306909606100000192123

Per chi può, l’invito è anche a esserci di persona: il Congresso vive di presenze, corpi, incontri, conflitti e alleanze reali.

👉 Seguiteci: il programma definitivo e ulteriori informazioni saranno pubblicati a breve

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