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Diritti alla follia

Associazione impegnata sul fronte della tutela e della promozione dei diritti fondamentali delle persone in ambito psichiatrico e giuridico.

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Gabriella Cassano

Gabriella e Fabio: quando la legge entra nelle vite delle persone e non le lascia più.

Diritti alla Follia · 11/05/2026 · Lascia un commento

Due arresti, una stessa frattura.

Di Carla Cannas

La vicenda giudiziaria che ha coinvolto Gabriella Cassano e Fabio Degli Angeli nasce intorno alla storia di Marta Garofalo Spagnolo, una giovane donna inserita per anni in un percorso di amministrazione di sostegno, ricoveri psichiatrici e permanenza in strutture protette da cui tentò più volte di allontanarsi.

Secondo l’accusa, Gabriella e Fabio avrebbero approfittato della sua fragilità inducendola ad allontanarsi dal sistema di tutela predisposto per lei. Per questo sono stati condannati in via definitiva per sequestro di persona, circonvenzione di incapace, abbandono e sottrazione di incapace.

Secondo loro, invece, e secondo chi negli anni è rimasto loro vicino, avevano cercato di aiutare Marta a riconquistare libertà e autodeterminazione.

Nel 2022 Marta Garofalo Spagnolo è morta dopo avere assunto una massiccia dose di psicofarmaci all’interno della struttura in cui si trovava.

È dentro questa storia, dolorosa e complessa, che si colloca tutto ciò che oggi resta nelle vite di Gabriella, Fabio e di chi è rimasto accanto a loro.

Negli ultimi mesi ho potuto percepire da vicino il peso devastante che questa vicenda ha avuto sulle vite di Gabriella Cassano e Fabio Degli Angeli, entrambi iscritti all’Associazione Diritti alla Follia come me.

Gabriella Cassano, avvocata, e Fabio Degli Angeli non sono soltanto nomi dentro un procedimento giudiziario. Sono persone. Persone con relazioni, famiglie, responsabilità, fragilità, paure. Persone che ho ascoltato crollare lentamente sotto il peso di qualcosa più grande di loro.

Ho ascoltato la disperazione attraversare un filo telefonico per mesi. L’ ho sentita nelle pause improvvise, nelle parole trattenute, nei giorni e nelle notti che scorrevano nell’attesa di una notizia diversa, una possibilità, un segnale che lasciasse ancora spazio alla speranza, perché anche quando una condanna esiste, la speranza ostinatamente resiste.

Si continua a sperare che qualcosa cambi.

Che qualcuno si fermi davvero ad ascoltare.

Che una vita non venga travolta definitivamente.

E forse proprio perché ho vissuto sulla pelle di mia madre gli effetti della Legge 6/2004 sull’amministrazione di sostegno, conoscevo già quel senso di impotenza che nasce quando una persona entra dentro certi meccanismi istituzionali e non riesce più a uscirne davvero.

Per questo non riuscivo a guardare questa storia da lontano.

Non era una vicenda astratta.

Non era soltanto un fascicolo giudiziario.

Era qualcosa che conoscevo intimamente, perché certi passaggi li avevo già visti, respirati, sofferti.

Sapevo cosa significa cercare ascolto e trovare muri.

Sapevo cosa significa tentare di spiegare che dietro certe etichette esistono persone, volontà, dolore, vite intere.

E sapevo anche quanto, in certi percorsi, chi prova ad aiutare finisca a sua volta travolto.

Prima è arrivato l’arresto di Gabriella Cassano, il 18 ottobre 2025.

Poi, mesi dopo, anche quello di Fabio Degli Angeli, divenuto esecutivo il 6 maggio 2026.

Non sono stati due episodi separati.

Sono stati due colpi dentro la stessa ferita.  

Lo stesso nodo si stringeva nel tempo, fino a diventare carcere.

E intorno a quel nodo si stringevano anche le vite rimaste fuori.

Perché quando una persona viene privata della libertà, non si ferma mai soltanto la sua vita.

Si incrinano anche le vite che le stanno accanto.

Le case cambiano silenzio.

Le famiglie restano sospese.

Chi resta fuori continua a vivere, ma con addosso un peso che non riesce più a togliersi.

«Cercavi giustizia ma trovasti la legge», cantava Francesco De Gregori.

Ed è difficile non sentire tutta la distanza che può esistere, a volte, tra ciò che è legale e ciò che viene percepito come giusto.

In un articolo pubblicato su Informare un’h, di cui consiglio la lettura, Simona Lancioni ha ripreso proprio questa riflessione, dedicandola alla vicenda di Gabriella e Fabio.

Già nel comunicato diffuso dall’Associazione Diritti alla Follia nel marzo 2025 — “Giustizia tradita: lo Stato punisce chi difende la libertà e protegge un sistema criminale” — veniva denunciato il rischio che la tutela potesse trasformarsi in repressione e che l’aiuto verso una persona vulnerabile potesse diventare motivo di condanna.

Oggi, dopo l’arresto anche di Fabio, quelle parole sembrano avere assunto un peso ancora più concreto.

Ci sono momenti che non si dimenticano più.

Telefonate che restano dentro la memoria come fotografie.

Ricordo la voce di Fabio.

La sua preoccupazione costante per Gabriella, già in carcere.

In ogni telefonata tornava sempre lì: alla necessità di trovare ad ogni costo un modo per tirarla fuori il più velocemente possibile, prima che fosse troppo tardi.

C’era una corsa contro il tempo che sembrava consumargli il respiro.

Quasi il bisogno di riuscire a proteggerla almeno con la forza del pensiero, prima che arrivasse altro.

Eppure, anche nella disperazione, il loro pensiero continuava sempre a tornare a Marta Garofalo Spagnolo.

Mai un pentimento per averle dato ascolto.

Mai le parole di chi pensa di avere fatto del male.

Semmai il dolore profondo di chi continua a credere di non essere riuscito a salvarla.

Ed è forse questo uno degli aspetti più devastanti di tutta questa vicenda: vedere persone consumarsi dentro il peso di ciò che è accaduto, continuando però a portare dentro di sé soprattutto il dolore per Marta.

Poi è arrivata quell’ultima telefonata.

«Carla, stanno arrestando anche me in questo momento.»

Nelle tante telefonate, compresa l’ultima, quasi sempre nel sottofondo sentivo la voce della madre che lo chiamava. La mia sensazione era quella di una donna terrorizzata dall’idea di perderlo.

Non c’era soltanto paura.

C’era il caos emotivo di chi, fino a un attimo prima, stava ancora cercando una soluzione, una strada, qualcosa che potesse impedire che tutto precipitasse definitivamente.

Ma quell’“altro” è arrivato come una bomba.

Il carcere anche per Fabio.

E in quell’istante si è spezzato qualcosa che andava oltre la vicenda giudiziaria.

Perché da quel momento non c’era più soltanto il dolore per Gabriella detenuta, ma anche la consapevolezza che il vortice stava inghiottendo pure lui.

Sono momenti che restano addosso.

Perché in quell’istante capisci che la legge non sta più attraversando un fascicolo: sta entrando dentro le vite delle persone, dentro le case, dentro gli affetti, dentro la quotidianità.

E quando accade, lascia ferite che non finiscono con una sentenza.

Questa vicenda continua a porre una domanda che non si riesce a evitare: cosa accade quando ciò che è legale produce effetti che non riconosciamo più come giusti?

Non si tratta di teoria.

Si tratta di vite.

Di conseguenze che si stratificano nel tempo.

Di famiglie travolte.

Di persone che restano sole.

Di un sistema che, mentre applica la legge, continua a lasciare dietro di sé domande senza risposta.

Non possiamo inoltre ignorare la morte di Marta Garofalo Spagnolo, inserita dentro un sistema di protezione giuridica previsto dalla Legge 6/2004 sull’amministrazione di sostegno, che in alcuni casi può incidere profondamente sulla libertà personale di chi vi è sottoposto.

Per chi, come me, conosce da vicino le conseguenze dell’amministrazione di sostegno, tutto questo non è soltanto un dibattito giuridico o politico.  È qualcosa che entra nella carne delle persone.

Per questo conosco il senso di disperazione di chi prova a chiedere ascolto e si sente invisibile.

Conosco la sensazione di trovarsi davanti a meccanismi che sembrano più forti della volontà, e davanti a chi ostenta potere persino di fronte alla sofferenza e all’umanità delle persone coinvolte. Ed è anche per questo che la richiesta di grazia presentata in data 21 marzo 2025 da Gabriella e Fabio, e sostenuta da tante persone, rappresentava molto più di un semplice atto giuridico.

Rappresentava la speranza che qualcuno si fermasse finalmente a guardare queste vite nella loro interezza.

Ma il rigetto di quella richiesta ha lasciato un vuoto difficile da spiegare.

Per noi questa vicenda non riguarda soltanto arresti o condanne.

Riguarda Gabriella Cassano.

Fabio Degli Angeli.

Marta Garofalo Spagnolo.

Riguarda esistenze che si intrecciano. Famiglie che soffrono.

Relazioni travolte da conseguenze che continuano ad allargarsi nel tempo.

Come Associazione Diritti alla Follia continuiamo a esprimere la nostra vicinanza a Gabriella Cassano e Fabio Degli Angeli, oggi detenuti presso la Casa Circondariale di Lecce.

Continuiamo a farlo attraverso la parola, la testimonianza e la memoria pubblica di ciò che accade.

Gridiamo ancora una volta la loro innocenza e rifiutiamo che questa vicenda venga ridotta a una narrazione semplificata o distante dalla realtà umana delle persone coinvolte.

Come ricordato nel comunicato dell’Associazione:

“Gli alti valori – di cui si parla ogni giorno senza viverli mai – della fratellanza e dell’umana solidarietà hanno loro imposto di non restare indifferenti a tale richiesta di aiuto.”

Ed è proprio in questi valori che continuiamo a riconoscere il senso delle loro azioni.

Oggi più che mai, la nostra presenza vuole essere questo: una forma concreta di vicinanza, che non cancella la sofferenza ma rifiuta l’indifferenza.

Perché nessuno dovrebbe sentirsi solo quando la libertà viene messa in discussione.                                                                                                               

Resta ciò che nessun atto giudiziario riuscirà mai davvero a contenere.                                                                              

Resta il prima e il dopo nelle vite delle persone.

Resta il telefono che non suona più.

Resta una casa che cambia silenzio.

Resta chi continua a fare i conti con l’assenza mentre il mondo fuori prosegue come se nulla fosse.

A chi decide, a chi osserva, alle istituzioni e alla politica, resta una responsabilità enorme: comprendere che dietro ogni decisione esistono conseguenze irreversibili per le persone coinvolte. E a chi guarda da fuori chiediamo una cosa semplice: non abituarsi.

Non abituarsi a queste storie.

Non abituarsi all’idea che le persone possano diventare rumore di fondo.

Non abituarsi alla distanza che a volte si crea tra la parola “giustizia” e il dolore reale delle vite attraversate dalla legge.

Perché il punto non è soltanto ciò che è stato deciso.

Il punto è ciò che resta.

E ciò che resta, troppo spesso, è tutto quello che non entra in una sentenza.

In fondo, dentro tutta questa vicenda, io continuo a coltivare una speranza semplice.

Che Gabriella e Fabio riescano a restare uniti anche attraversando tutto questo dolore.

Che riescano a non perdere quella parte umana che li ha portati, nel bene o nel male, a non voltarsi dall’altra parte davanti alla sofferenza di Marta.

Perché è così che li ho conosciuti: attraverso una storia difficile, arrivata nella mia vita mentre anch’io cercavo di sopravvivere al dolore legato alla vicenda di mia madre. Ed è forse anche per questo che questa vicenda non è mai riuscita a sembrarmi distante.

E poi c’è Marta.

Marta Garofalo Spagnolo.

Che al di là delle sentenze, delle interpretazioni e delle contrapposizioni, resta una giovane donna morta dentro un sistema che avrebbe dovuto proteggerla.

Mi auguro che il suo nome continui a essere ricordato.

Non come un caso.

Non come un fascicolo.

Ma come una vita che continua a interrogare le coscienze di tutti noi.

Per chi volesse comprendere davvero questa vicenda, andando oltre i nomi e i singoli episodi, esistono già materiali che ne ricostruiscono il percorso nel tempo, le posizioni e le diverse letture che si sono intrecciate lungo il cammino.

Tra questi:

– il comunicato stampa “Giustizia tradita” pubblicato da Diritti alla Follia:

COMUNICATO STAMPA DELL’ASSOCIAZIONE ‘DIRITTI ALLA FOLLIA’: Giustizia tradita: Lo Stato punisce chi difende la libertà e protegge un sistema criminale

– l’approfondimento pubblicato su Informare un’h di Simona Lancioni:

Cari Gabriella e Fabio, cercavate giustizia, ma avete trovato la legge

– l’archivio degli articoli e degli approfondimenti dedicati al caso su Diritti alla Follia: https://dirittiallafollia.it/2025/10/29/quando-lidealismo-porta-dritto-in-galera/

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Il “blocco” dell’illegalità istituzionale italiana si manifesta nella drammatica vicenda di Marta Garofalo Spagnolo

Diritti alla Follia · 01/07/2024 · Lascia un commento

Comunicato Stampa

L’associazione ‘Diritti alla Follia’ non è sorpresa dell’epilogo del processo di secondo grado presso la Corte di Appello di Lecce contro l’avvocata Gabriella Cassano, il suo compagno Fabio Degli Angeli, Cosimo Visconti e Cosimo Filieri. La conferma delle condanne inflitte in primo grado per i reati di sequestro di persona, circonvenzione di incapace, abbandono di incapace e sottrazione di persona incapace “ai danni” di Marta Garofalo Spagnolo, rappresenta un doloroso simbolo dell’odiosa ed illegale discriminazione operante nel nostro sistema giuridico nei confronti delle persone con disabilità psicosociale.

Una storia di sofferenza e privazione

Marta Garofalo Spagnolo, una giovane donna pugliese, sottoposta ad amministrazione di sostegno, è stata rinchiusa contro la sua volontà per oltre undici anni in diverse “Case Famiglia”, istituti che si sono rivelati luoghi di feroce detenzione e segregazione, rimasti tali nonostante le numerose fughe e le quotidiane implorazioni e richieste di aiuto da parte della donna. Marta è rimasta prigioniera di un sistema che – in violazione degli obblighi internazionali assunti dall’Italia con la firma della Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità (CRPD), sul fronte dell’impossibilità di “sostituirsi” alla persona nella presa di decisioni (come è accaduto per Marta) e della deistituzionalizzazione – le ha negato la libertà fino alla sua tragica morte il 3 novembre 2022, all’età di 31 anni. Uccisa dal regime che così disvela l’ipocrisia criminale della presunta “protezione” che veniva assicurata alla ragazza. 

Puniti per aver commesso il ‘reato di umanità’

Cassano e Degli Angeli sono stati puniti per aver commesso quello che possiamo definire il ‘reato di umanità‘: aver accolto e dato rifugio a Marta durante una delle sue fughe. Un gesto di compassione e umanità che è stato severamente punito, mentre il vero “esproprio di vita” di Marta, durato oltre undici anni, rimane impunito. Questo processo ha l’effetto di colpire “due” persone per educarne “cento”, scoraggiando qualsiasi atto di umana solidarietà verso le persone intrappolate in un sistema che le ignora e le opprime.

I condannati sono gli unici innocenti in una vicenda – quella della tortura prima, dell’uccisione poi, di Marta, nella quale decine di uomini e donne delle istituzioni – Giudici compresi – si sono costituiti in ‘associazione a delinquere’ per privare Marta della dignità, della libertà, e della vita.

Sarà impegno dell’associazione continuare a manifestarlo ed a sostenerlo in ogni sede.

L’Amministrazione di Sostegno: Un sistema da riformare

La Legge 6/2004, che ha introdotto l’amministrazione di sostegno nel nostro codice civile, può trasformarsi, come dimostra il caso di Marta, in uno strumento di privazione della libertà e di autonomia. Nel 2016, l’Italia è stata richiamata dal Comitato ONU per l’attuazione della Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità, ratificata con la Legge 18/2009, per le sue pratiche discriminatorie. Tuttavia, poco è cambiato da allora.

Verso una nuova legislazione

In risposta a queste gravi problematiche, il 18 aprile 2024 l’associazione ‘Diritti alla Follia’ ha depositato presso la Corte Suprema di Cassazione una Proposta di Legge di iniziativa popolare per l’abolizione dell’interdizione e dell’inabilitazione e per la riforma dell’amministrazione di sostegno con l’intento di passare da un approccio basato sulla protezione a quello del riconoscimento dei diritti e delle libertà delle persone direttamente coinvolte, così come delineato dagli standard internazionali.

Invito all’azione

La Campagna di sensibilizzazione e denuncia “Fragile a Chi?!”, promossa dall’associazione ‘Diritti alla Follia’, a sostegno della Proposta di Legge di iniziativa popolare, mira a raccogliere le 50.000 firme necessarie affinché la proposta di legge venga discussa in Parlamento. Essa è aperta all’adesione di Enti, gruppi e singole persone.

Per informazioni e per aderire all’iniziativa, si rimanda alla pagina della Campagna https://dirittiallafollia.it/campagna-riforma-amministrazione-sostegno/ o all’indirizzo mail  dirittiallafollia@gmail.com

Associazione ‘Diritti alla Follia’                                                          Roma 30-06-2024

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Corte di Appello di Lecce: 1°udienza del processo contro Fabio Degli Angeli e Gabriella Cassano

Diritti alla Follia · 27/05/2024 · Lascia un commento

COMUNICATO STAMPA

Il prossimo 29 maggio, si svolgerà presso la Corte di Appello di Lecce la 1° udienza del processo contro l’avv. Cassano Gabriella, Degli Angeli Fabio, Visconti Cosimo e Filieri Cosimo, accusati di sequestro, circonvenzione, abbandono e sottrazione di Garofalo Spagnolo Marta, 27 enne all’epoca dei fatti, dal 14 al 24 gennaio 2018.

La verità che emerge da numerosi audio e video, che gli imputati hanno portato nel processo unitamente ad altri  documenti, è che Marta, rinchiusa in varie ‘Case Famiglia’ all’età di 20 anni, dal 03 ottobre 2011, è sempre fuggita da queste, chiedendo incessantemente aiuto agli imputati Cassano e Degli Angeli,  i quali hanno scelto l’ascolto, rispetto  all’indifferenza  dei troppi, nei confronti delle drammatiche richieste di aiuto di Marta, vittima anch’essa dell’applicazione della tristemente famosa Legge 6/04  sull’amministrazione di sostegno.

Detti audio e video, che gli imputati hanno chiesto che venissero ascoltati e visionati in aula nel 1° grado, non sono stati vagliati né nelle udienze dibattimentali del processo di 1° grado, né nella sentenza del Giudice dott. Tanisi che non ne fa oggetto di valutazione ed esame, così come non tiene conto della piena capacità di intendere e di volere della ragazza, che è emersa dalle consulenze psichiatriche.

Infine, il 03.11.2022, a soli poco più di 31 anni, Marta, esasperata da anni di internamento, non più tollerabile, compiva un gesto dimostrativo di ribellione, a cui stavolta il suo cuore non reggeva, assumendo massicce dosi di psicofarmaci; sebbene il 25.01.2018 (giorno in cui Marta veniva accompagnata dall’avv. Gabriella Cassano) avesse dichiarato a chiare lettere al Giudice tutelare sostituto di “non voler assumere psicofarmaci perché modificano il suo modo di essere”.

Marta Garofalo Spagnolo era una detenuta sanitaria in quanto privata della propria libertà per oltre 10 anni.

Ritenendo l’avvenimento di pubblico interesse, l’associazione Radicale “Diritti alla Follia“ invita la Stampa locale a  voler  intervenire, per dare conto di un caso giudiziario divenuto emblematico. L’associazione sarà presente, tramite una delegazione, all’udienza del 29 maggio, a partire dalle ore 15:00.

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