ASSOCIAZIONE “DIRITTI ALLA FOLLIA” : ā SIA VIATICO PER SUPERARE LA CONDIZIONE DI SEGREGAZIONE ANCORA VISSUTA DA YASKAā
Allā udienza tenutasi oggi, mercoledƬ 23 marzo 2023, dinanzi al Collegio A della II sezione penale del Tribunale di Firenze, presieduto dalla dottoressa Mazzeo, Jeanette Fraga ĆØ stata assolta, perchĆ© il fatto non sussiste, dallāaccusa di concorso in violenza sessuale a danno della figlia Yaska.
Il Tribunale, che ha indicato in 90 giorni il termine per il deposito delle motivazioni, ha cosƬ accolto la richiesta della stessa Procura della Repubblica che prima ancora che il processo venisse effettivamente celebrato, ai sensi dellā art. 129 c.p.p., ha scagionato Jeanette Fraga.
Tanto, si ricorda, allāindomani dellā eguale assoluzione del compagno di Yaska, F.F. (che aveva scelto il rito abbreviato), e dellāarchiviazione (soprattutto) della denuncia che Jeanette Fraga aveva depositato a Genova contro il Giudice tutelare di Firenze, Silvia Castriota (segnalando come la stessa, investita di obblighi di garanzia penalmente rilevanti, fosse stata perfettamente consapevole della relazione sessuale di Yaska, e che come tale – in ipotesi – avrebbe dovuto essere egualmente processata). La Procura di Genova aveva nelle scorse settimane chiesto lāarchiviazione della posizione della Giudice Castriota proprio segnalando che nessuna violenza sessuale cāera stata.
LāAvv. Michele Capano, legale di Fraga, ha dichiarato: āFinisce āa tarallucci e vinoā perchĆ© la Procura ed il Tribunale si sono resi conto che, in nome dellā accanimento contro Jeanette Fraga, sarebbero stati coinvolti magistrati, medici, operatori: tutti a conoscenza della relazione di Yaska. Una pagina oscura, lāennesima, nel libro nero della storia giudiziaria italiana. Chiederemo conto, in giudizio, della lesione dei diritti fondamentali alla relazione familiare che sono stati prodotti in nome di unāaccusa infondata, ma nessuno restituirĆ a Yaska la vita perduta di una relazione dāamore criminalizzata e massacrata dalla Procura di Firenze e dal Giudice tutelare, che hanno letteralmente terrorizzato un compagno, F.F. tanto più prezioso nella situazione di disabilitĆ vissuta da Yaska, e che ha dovuto mettersi da parte ed affrontare un processoā.
Cristina Paderi, segretaria dellā associazione radicale āDiritti alla Folliaā, ha dichiarato: ā Ć giunto il momento di āliberareā Yaska e farla uscire dalla struttura che la ospita con la forza, restituirla ai suoi affetti familiari che da mesi non ha la possibilitĆ di coltivare, di prendere atto che – prima e più delle relazioni psichiatriche, che anche in questo processo vengono smentite dagli esiti giudiziari – vi sono dei diritti fondamentali riguardo alle proprie scelte esistenziali che devono essere riconosciuti in ogni caso alle persone con disabilitĆ .
Stamane cāera come di consueto il nostro Presidio dinanzi al Tribunale di Firenze. Ringraziamo Simona Lancioni della UILDM ed Alberto Brugnettini del CCDU di avervi preso parte con altri amici ed amiche: ĆØ un impegno che continuerĆ – con esposti ed iniziative su ogni fronte – finchĆ© continuerĆ la medioevale pratica di negazione della volontĆ , delle scelte, dei desideri di Yaskaā.
Simona Lancioni della UILDM di Pisa, responsabile del āCentro informare unā hā che si occupa in modo specifico della discriminazione delle donne con disabilitĆ ā: āQuesto processo eā incomprensibile alla luce dellāart. 12 della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilitaā (legge in Italia dal 2009, legge 18), che riconosce capacitĆ giuridica e di agire , e dunque la capacitaā di decidere per seā, ad ogni persona disabile (a prescindere dal tipo e dal grado di disabilitĆ ): mentre ciò viene negato a Yaska ipotizzandosi che non abbia la possibilitĆ ed il diritto di scegliere riguardo a seā, in ogni ambito ivi compresa la sfera sessuale e riproduttiva. Va anche sottolineato come la stessa Convenzione raccomandi di tenere conto di come la condizione femminile determini unā esposizione ulteriore alla discriminazione, che risulta cosƬ moltiplicata nei suoi effetti concreti. La storia di Yaska, con lāaborto forzato che ha subito, porta appunto il segno di questa combinazione di fattori discriminanti: che va superata restituendole la sua autonomiaā.
Alberto Brugnettini, del CCDU (Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani) ha dichiarato āesprimiamo soddisfazione per questo esito: quando i magistrati decidono di entrare nel merito delle vicende umane, senza appiattirsi sulle opinioni espresse dagli psichiatri, i diritti umani vincono. Speriamo che, sull’onda di questa sentenza, anche la vicenda di Yaska si possa concludere velocementeā