Di Cristina Paderi
Nel lavoro portato avanti dall’Assemblea Permanente dei Pazienti Psichiatrici (APPP) emerge con forza una questione centrale: chi ha il diritto di guardare, raccontare e rappresentare la follia?
Per Diritti alla Follia, dare spazio a queste iniziative significa sostenere un passaggio fondamentale: da oggetti di osservazione a soggetti attivi di narrazione.
Con “S/Pazzi – Fotografa gli spazi della psichiatria”, l’APPP invita le persone che attraversano i servizi di salute mentale a fotografare i luoghi della psichiatria contemporanea.
Non si cercano immagini perfette, ma testimonianze.
Reparti, corridoi, sale d’attesa: spazi in cui lo sguardo è quasi sempre unidirezionale — si è osservati, valutati, classificati. Fotografare questi luoghi diventa allora un atto politico: lasciare traccia, affermare una presenza.
Dopo le esperienze storiche di denuncia, come quelle di Carla Cerati e Gianni Berengo Gardin nel contesto della riforma di Franco Basaglia, oggi manca una memoria visiva dei luoghi “post-manicomiali”.
S/Pazzi prova a colmare questo vuoto costruendo un archivio collettivo e anonimo.
Accanto all’open call, l’APPP propone il Corso di fotografia di Simona Novelli per S/Pazzi.
Un percorso accessibile che attraversa la storia della fotografia in psichiatria — da strumento di controllo a mezzo di denuncia — fino a un passaggio chiave: ora fotografiamo noi.
Con “La Zona Cineforum”, l’APPP porta lo sguardo sul terreno dell’immaginario.
Il cinema ha costruito rappresentazioni della follia spesso stereotipate. Questo spazio nasce per analizzarle criticamente, a partire dall’esperienza di chi le vive.
Come ricorda Michel Foucault, la follia è anche una costruzione sociale. E le immagini contribuiscono a definirla.
Guardarle insieme significa sottrarle alla passività e restituirle al confronto politico.
Queste iniziative mostrano che la questione psichiatrica è ancora aperta.
Fotografare e discutere significa rendere visibile ciò che resta invisibile; mettere in discussione lo sguardo dominante e affermare una voce spesso esclusa.
Non sono solo pratiche culturali: sono pratiche politiche.
Se attraversi questi luoghi, se li hai vissuti, se senti il bisogno di raccontarli: scatta una foto, oppure entra nella Zona, guarda, discuti. Non serve essere esperti. Serve esserci.
Ci auguriamo che da questo scambio possa nascere una collaborazione tra Diritti alla Follia e l’Assemblea Permanente dei Pazienti Psichiatrici.
Un grazie a Lucilla per l’invio dei materiali.
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