Testo e immagine di Martina M.
In questo articolo vorrei trattare della psicoterapia e del metodo psicoterapico, partendo dalla mia personale esperienza di “paziente” in terapia per molti anni (troppi), a cui oggi tanto si fa riferimento come fosse lo strumento principale di risoluzione dei problemi di un individuo. Cito una frase che mi è piaciuta particolarmente di un libro che sto leggendo in questo periodo. Il titolo del libro è: ”Un giorno questo dolore ti sarà utile” di Peter Cameron. La frase è: “Penso che la psicoterapia sia un soggetto fuorviante delle società capitalistiche, in base al quale il crogiolarsi nell’analisi della propria vita sostituisce l’atto stesso di viverla“.
E’ una frase un pò forte ma rappresenta bene il mio sentimento alla luce dei miei anni di analisi. Un sentimento di grande frustrazione. Per aver la psicoterapia non solo deluso le mie speranze vane ma per avermi considerata sin da subito una “paziente” e perciò “malata”, con tutte le conseguenze che ne sono derivate, con una sensazione di profonda inadeguatezza da parte mia che inevitabilmente ha influenzato la mia capacità di compiere delle scelte. Racconto la mia storia perchè spero che possa essere di utilità per qualcun altro e di spinta a non cadere nelle stesse insidie in cui io sono, purtroppo per me, precipitata. La mia vuole essere una voce controcorrente rispetto alla maggioranza che dipinge la “terapia dell’anima” come qualcosa di moderno e oggi come oggi importantissimo.
Penso si debba ritornare a centinaia di anni fa , quando l’autenticità dell’aiuto era connessa alla sua imprescindibile gratuità.
Vorrei chiarire un ultimo punto: quando parlo di “gratuità” dell’aiuto non intendo certo sostenere che il lavoro di uno specialista non debba essere riconosciuto e adeguatamente retribuito. Penso, piuttosto, alla necessità di recuperare una dimensione dell’aiuto che non sia necessariamente mediata dal mercato e dalla figura dello specialista. Soprattutto nei piccoli borghi e nelle comunità, forse dovremmo tornare a valorizzare quelle forme di solidarietà, ascolto e vicinanza reciproca che per secoli hanno accompagnato le persone nei momenti difficili. Un aiuto che non parte necessariamente dalla definizione di un problema o di una malattia, ma dall’incontro tra persone.
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