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Diritti alla follia

Associazione impegnata sul fronte della tutela e della promozione dei diritti fondamentali delle persone in ambito psichiatrico e giuridico.

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Diritti alla Follia

IL COMITATO ANTI-TORTURA DEL CONSIGLIO D’EUROPA HA EFFETTUATO UNA VISITA DI 12 GIORNI IN ITALIA

Diritti alla Follia · 11/04/2022 · Lascia un commento

Una delegazione del Comitato per la prevenzione della tortura e delle pene e trattamenti inumani o degradanti del Consiglio d’Europa (CPT) ha effettuato una visita periodica in Italia dal 28 marzo all’8 aprile 2022. Si è trattato dell’ottava visita periodica del Comitato nella penisola.

Nel corso della visita, la delegazione del CPT ha valutato il trattamento e le condizioni di detenzione dei detenuti presso quattro istituti penitenziari ed ha anche considerato il trattamento delle persone private della libertà dalle forze dell’ordine. Inoltre, la delegazione ha esaminato le condizioni di degenza dei pazienti in quattro servizi psichiatrici di diagnosi e cura (SPDC) e delle persone anziane non autonome ospitate in due residenze sanitarie assistite (RSA) .

Nel corso della visita, la delegazione del CPT ha avuto uno scambio di opinioni con Marta Cartabia, Ministro della Giustizia, nonché con Benedetto della Vedova, Sottosegretario di Stato agli Affari Esteri e Pierpaolo Sileri, Sottosegretario di Stato alla Salute. Inoltre, ha incontrato Carlo Renoldi, Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP) e Sergio Bracco, Prefetto e Capo di Segreteria del Dipartimento di Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno ed altri alti funzionari ministeriali ed ufficiali delle forze dell’ordine competenti. Inoltre, la delegazione ha incontrato Letizia Moratti, Vicepresidente ed Assessore regionale al Welfare della Regione Lombardia.

Sono stati tenuti anche incontri con Mauro Palma in qualità di Garante Nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale, nonché con rappresentanti della società civile attivi nei settori d’interesse per il CPT.

Alla fine della visita, la delegazione ha avuto modo di presentare le proprie osservazioni preliminari alle autorità italiane.

La visita è stata condotta dai seguenti membri del CPT:

Alan Mitchell, Presidente del CPT e Capo Delegazione

Helena Papa

Kristina Pardalos

Philippe Mary

Vincent Delbos

Marius Caruana

Sono stati supportati da Hugh Chetwynd (Capo Divisione) e Christian Loda del Segretariato del CPT e assistiti da due esperti:

Catherine Paulet, psichiatra, Direttore del servizio regionale medico-psicologico del carcere di Baumettes, Marsiglia (Francia)

Olivera Vulic, psichiatra, ex Direttore del Centro di Salute Mentale di Podgorica, (Montenegro)

La delegazione ha visitato i seguenti luoghi di privazione di libertà:

Camere di sicurezza delle forze dell’ordine

Questura di Milano (Via Fatebenefratelli)

Comando di Compagnia dei Carabinieri di Milano Porta Monforte (Viale Umbria)

Ufficio Arresti e Fermi della Polizia Municipale di Milano (Via Custodi)

Questura di Roma (Via di San Vitale)

Dipartimento di Polizia Ferroviaria “Lazio”, Roma

Comando di Compagnia dei Carabinieri Roma Centro (Via Giovanni Giolitti)

Commissariato San Paolo di Torino (Corso Racconigi)

Comando di Compagnia dei Carabinieri Oltre Dora, Torino (Corso Vercelli)

Stazione dei Carabinieri di Torino Mirafiori (Via Guido Reni)

Istituti penitenziari per adulti

Casa Circondiariale di Milano San Vittore

Casa Circondariale di Monza

Casa Circondariale Lorusso e Cutugno di Torino

Casa Circondariale di Roma Regina Coeli (visita mirata)

Strutture psichiatriche

Grande Ospedale Metropolitano di Milano Niguarda (unità SPDC)

Ospedale Bassini di Cinisello Balsamo (unità SPDC)

Ospedale di Vizzolo Predabissi, Melegnano (unità SPDC)

Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini di Roma (Unità SPDC)

Presidi assistenziali per anziani

Pio Albergo Trivulzio, Mlano (RSA)

Istituto Palazzolo (Fondazione Don Carlo Gnocchi), Milano (RSA)

https://www.coe.int/en/web/cpt/news-2022/-/asset_publisher/F4MCR6Bvx1tS/content/council-of-europe-anti-torture-committee-carries-out-12-day-visit-to-italy?_101_INSTANCE_F4MCR6Bvx1tS_languageId=it_IT

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LA PARTECIPAZIONE DELLE ORGANIZZAZIONI DELLA SOCIETA’ CIVILE ALL’ESAME DELL’ATTUAZIONE DELLA CONVENZIONE ONU SUI DIRITTI DELLE PERSONE CON DISABILITA’(CRPD)

Diritti alla Follia · 05/04/2022 · Lascia un commento

Poiché il Comitato per i diritti delle persone con disabilità e la Convenzione hanno reso possibile la partecipazione della società civile alle varie fasi dell’esame dell’attuazione della convenzione, è importante che le Organizzazioni ne conoscano i meccanismi e sappiano come utilizzarli.

L’Italia invierà a breve il suo secondo rapporto sull’attuazione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità (CRPD) al Comitato che si occupa della sua attuazione.

L’associazione Diritti alla Follia ha elaborato una serie di  domande che verrà resa pubblica a breve (cosiddetta List of issues) e che sarà inviata al Comitato quale espressione del coinvolgimento in questo processo,  Questa è una occasione preziosa che permette di influenzare direttamente l’attuazione della Convenzione e di evidenziare questioni che altrimenti potrebbero essere trascurate.

Ci sono quattro fasi in cui è possibile partecipare: la fase di reporting, la lista delle domande, il dialogo e le osservazioni conclusive.

I rapporti delle ONG sono molto apprezzati dal Comitato, sono chiamati rapporti “alternativi” o “ombra”. Uno dei modi migliori per contribuire a un processo di revisione è quello di presentare il proprio rapporto “alternativo” al Comitato.

Questi rapporti possono fornire al Comitato informazioni vitali per la revisione e rappresentano una narrazione diversa da quella fornita dallo Stato.

COME INFLUENZARE LE DOMANDE DEL COMITATO ALLO STATO PARTE

Il Comitato preposto al monitoraggio dell’applicazione della Convenzione pone allo Stato Parte una serie di domande finalizzate a chiarire o completare le informazioni fornite nel rapporto governativo  o per chiedere allo Stato parte di aggiornare il Comitato su qualsiasi cambiamento recente avvenuto dopo la presentazione del suo rapporto.

 La lista delle domande viene inviata allo Stato parte prima dell’esame del rapporto in sessione plenaria e lo Stato parte è invitato a rispondere per iscritto a queste domande con largo anticipo rispetto alla sessione di revisione. 

L’obiettivo è quello di ottenere il maggior numero di informazioni e chiarimenti per integrare il rapporto dello Stato parte e per garantire che il dialogo interattivo tra lo Stato parte e il Comitato sia il più costruttivo e ben informato possibile.

LE PROPOSTE DELLA RETE ENUSP

Proposte della ENUSP (Rete Europea di (ex-) Utenti e Sopravvissuti alla Psichiatria) riguardo all’elenco delle priorità relative  al rapporto sull’attuazione da parte dell’Unione Europea della Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità (CRPD).

Il documento ha lo scopo di fornire informazioni supplementari al Comitato sull’attuazione della CRPD nell’Unione Europea, in modo che  esse vengano prese in considerazione nella compilazione dell’elenco delle questioni preliminari al rapporto per l’Unione Europea.

La Rete Europea degli (ex) Utenti e Sopravvissuti alla Psichiatria (ENUSP) è l’organizzazione di riferimento, indipendente e rappresentativa degli utenti dei servizi di salute mentale e dei sopravvissuti alla psichiatria a livello europeo. I membri dell’ ENUSP sono organizzazioni regionali, nazionali e locali e singole persone, con sede in Europa. Fin dalla sua fondazione nel 1991, l’ ENUSP ha condotto una campagna in favore dei diritti umani e della dignità degli utenti dei servizi di salute mentale e dei sopravvissuti alla psichiatria e per l’abolizione di tutte le leggi e le pratiche che ci discriminano. L’ENUSP è attualmente consulente della Commissione Europea, dell’Agenzia dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. L’ENUSP è membro del Forum Europeo della Disabilità (EDF) e del Forum Europeo dei Pazienti (EPF) e fa parte della Rete Mondiale di Utenti e Sopravvissuti alla Psichiatria (WNUSP).

Il documento evidenzia le questioni chiave che saranno sollevate più approfonditamente nel prossimo rapporto parallelo dell’ ENUSP sull’attuazione della CRPD nell’UE, atteso prima della prossima sessione del Comitato CRPD nel 2022.

Presentazione delle priorità

Sebbene la ratifica della CRPD debba portare alla promozione dei diritti delle persone con disabilità psicosociali, e nonostante il fatto che l’UE possa intraprendere una serie di azioni per porre rimedio alle violazioni dei diritti umani delle persone con disabilità psicosociali in seno all’UE, l’UE non ha intrapreso azioni su questi temi.

La Rete Europea degli (ex) Utenti e Sopravvissuti alla Psichiatria (ENUSP) è fortemente preoccupata per la situazione delle persone con disabilità psicosociali in Europa. L’ENUSP sollecita l’UE ad agire per includere i diritti delle persone con disabilità psicosociali nella propria agenda dei diritti umani e a porre rimedio alle diffuse violazioni dei diritti umani contro le persone con disabilità psicosociali nell’UE.

L’UE sembra non opporre resistenza alle violazioni della CRPD  per quanto riguarda le persone con disabilità psicosociali. Finora, nessuno degli Stati europei firmatari della CRPD ha abolito completamente il ricorso alla sostituzione nel processo decisionale e gli interventi psichiatrici forzati, anche se l’Irlanda e la Spagna hanno fatto degli sforzi per farlo. Invece, la maggior parte dei paesi europei mantiene leggi, o crea nuove leggi che autorizzano queste pratiche, e quindi agiscono in contrasto con i loro obblighi come Stati che hanno ratificato la CRPD. Finora, l’Unione Europea non ha  mostrato alcuna forma di opposizione alle riforme legislative degli Stati membri che sono contrarie alla CRPD e non intraprende alcuna azione contro le leggi nazionali e internazionali discriminatorie promulgate nei suoi Stati membri che permettono la privazione della capacità giuridica sulla base della disabilità psicosociale.

In modo analogo, un altro punto di preoccupazione è il diritto alla libertà e il diritto ad una vita libera da torture e maltrattamenti. Nessuno degli Stati europei aderenti alla Convenzione ha ripristinato il diritto alla libertà delle persone con disabilità psicosociali su base di uguaglianza con gli altri. E nessuno degli Stati parti europei ha vietato i trattamenti psichiatrici forzati. L’istituzionalizzazione forzata e i trattamenti forzati delle persone con disabilità psicosociali sono autorizzati nelle normative di tutti i paesi europei, e infatti questa pratica è anche legata a varie direttive vincolanti del Consiglio d’Europa, come la Convenzione europea dei diritti dell’uomo, articolo 5.1.e, e la Convenzione di Oviedo, così come il protocollo aggiuntivo alla Convenzione di Oviedo, che vanno contro la CRPD, autorizzando la detenzione per motivi legati alla salute mentale e ai trattamenti psichiatrici non consensuali. Anche se il Consiglio d’Europa non fa parte dell’UE, la situazione dei diritti delle persone con disabilità psicosociali all’interno dell’UE è comunque profondamente influenzata dai trattati e dalle norme del Consiglio d’Europa che si applicano in tutta Europa, anche negli Stati membri dell’UE e alla Corte europea dei diritti umani.

Tale legislazione internazionale e nazionale, discriminatoria in tutti gli stati membri dell’UE, non solo supporta pratiche lesive contro le persone con disabilità psicosociali, ma pone anche barriere insormontabili all’effettivo accesso alla giustizia per le persone con disabilità psicosociali che sono anche state danneggiate, maltrattate, torturate o addirittura uccise da interventi psichiatrici forzati, e i responsabili sono solitamente impuniti, poiché tali violazioni sono considerate legittime in base a questi standard obsoleti – anche in caso di morte della persona. Ancora una volta, l’UE non mostra alcuna forma di opposizione a queste leggi nazionali e internazionali discriminatorie che permettono la privazione della libertà , tortura e maltrattamenti in ragione della disabilità psicosociale.

Gli Stati membri dell’UE devono affrontare degli obblighi in conflitto tra l’attuazione della Convenzione ONU CRPD da un lato, e dall’altro, gli standard ancora esistenti contenuti in diverse convenzioni vincolanti del Consiglio d’Europa e la corrispondente giurisprudenza dei meccanismi indipendenti (non UE).

Le chiare raccomandazioni date dal Comitato CRPD attraverso le Osservazioni Conclusive  sull’UE e le Linee Guida sull’Articolo 14 che sono state pubblicate nel settembre 2015 non sono state accompagnate da azioni specifiche da parte dell’UE per migliorare la situazione di milioni di persone con disabilità psicosociali private della loro libertà nell’UE.

 Qui di seguito il testo integrale del documento dell’ENUSP

https://tbinternet.ohchr.org/_layouts/15/treatybodyexternal/Download.aspx?symbolno=INT%2fCRPD%2fICS%2fEUR%2f48016&Lang=en

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Dateci i dati! Campagna per promuovere indagini sulla violenza contro le donne disabili

Diritti alla Follia · 01/04/2022 · Lascia un commento

Rilanciamo l’articolo di Simona Lancioni responsabile di Informare un’h – Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli di Peccioli (Pisa) sulla Campagna
“Dateci i dati!”, finalizzata a promuovere indagini sulla violenza contro le donne disabili.
La Campagna , a cui ha aderito anche l’associazione Diritti alla Follia, è promossa da Informare un’h, un centro impegnato da diversi anni sui temi della disabilità al femminile.

La Ministra con delega alle Pari Opportunità integri i quesiti già previsti nella Proposta di Legge in materia di statistiche sulla violenza di genere, attualmente in discussione alla Camera dei Deputati, disponendo che i dati che verranno raccolti nelle indagini statistiche previste nel provvedimento siano disaggregati anche per la disabilità e rilevino informazioni sull’accessibilità dei luoghi e dei servizi antiviolenza. È questa, in estrema sintesi la richiesta della campagna di sensibilizzazione “Dateci i dati!”

Violenza sulle donne, dati Istat 2014: Violenze fisiche o sessuali: donne con disabilità: 36,6%, donne senza limitazioni: 31,5%; stupri o tentati stupri: donne con disabilità: 10%, donne senza limitazioni: 4,7%; violenza psicologica dal partner attuale: donne con disabilità: 31,4%; donne senza limitazioni: 25%; stalking prima o dopo la separazione: donne con disabilità: 21,6%, donne senza limitazioni: 14,3%.
I dati ISTAT del 2014 mostrano chiaramente che le donne con disabilità sono più esposte alla violenza di genere rispetto alle donne senza limitazioni.
Già approvata al Senato, è ora in dirittura di arrivo alla Camera dei Deputati la Proposta di Legge n. 2805, avente ad oggetto le “Disposizioni in materia di statistiche in tema di violenza di genere”. Si tratta di un provvedimento strategico per la prevenzione della violenza contro le donne, la protezione delle vittime e la punizione degli autori, in linea con le disposizioni contenute nella Convenzione di Istanbul (ovvero la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica) del 2011, che l’Italia ha ratificato con la Legge 77/2013. Infatti, come in qualsiasi altro ambito, anche in relazione a questo fenomeno, per poter attuare politiche adeguate ed efficaci, è necessario fare riferimento alle evidenze scientifiche. La qual cosa, tradotta in termini pratici, significa trovare degli indicatori utili a descrivere il fenomeno stesso e raccogliere i relativi dati statistici. La statistica è una scienza meravigliosa perché se il campione è costruito utilizzando le tecniche probabilistiche, è possibile impiegare i dati raccolti attraverso esso per risalire a quelli dell’intera popolazione. È attraverso questa procedura che gli Istituti di Ricerca come l’ISTAT (l’Istituto nazionale di statistica) riescono a fare rilevazioni affidabili riguardo ai fenomeni di volta in volta considerati.

La Proposta di Legge n. 2805 dovrebbe segnare un ulteriore passo avanti nel contrasto alla violenza di genere perché sistematizza la raccolta dati su questo fenomeno disponendo che l’ISTAT e il SISTAN (ovvero il Sistema statistico nazionale) realizzino, «con cadenza triennale, un’indagine campionaria interamente dedicata alla violenza contro le donne che produca stime anche sulla parte sommersa dei diversi tipi di violenza, ossia violenza fisica, sessuale, psicologica, economica, anche alla presenza sul luogo del fatto dei figli degli autori o delle vittime, e atti persecutori in riferimento a comportamenti che costituiscono o contribuiscono a costituire reato, fino al livello regionale», così prevede il primo comma dell’articolo 2 in tema di Obblighi generali di rilevazione (grassetti nostri in questa e nelle successive citazioni). Un altro elemento qualificante del provvedimento è dato dal fatto che la raccolta dati è stata impostata in modo che i diversi soggetti coinvolti possano interagire tra di loro. Dunque sono definiti gli impegni delle Strutture sanitarie, del Ministero dell’Interno, del Ministero della Giustizia e dei Centri Antiviolenza. Possiamo ritenere che questa impostazione sia corretta e ringraziamo per il lavoro svolto. Tuttavia, esaminando il testo da un altro punto di vista, riteniamo che esso presenti significative criticità. Ci riferiamo alla mancanza di attenzione specifica alle donne con disabilità, e più in generale alle donne e alle ragazze che sono o potrebbero essere vittime di discriminazione multipla e intersezionale.

In merito a tali questioni è importante sottolineare che l’articolo 4 (Diritti fondamentali, uguaglianza e non discriminazione) della Convenzione di Istanbul individua proprio nell’uguaglianza e nella non discriminazione due dei principi cardine della Convenzione stessa. In particolare il comma 3 dell’articolo 4 prescrive che la sua attuazione «deve essere garantita senza alcuna discriminazione fondata sul sesso, sul genere, sulla razza, sul colore, sulla lingua, sulla religione, sulle opinioni politiche o di qualsiasi altro tipo, sull’origine nazionale o sociale, sull’appartenenza a una minoranza nazionale, sul censo, sulla nascita, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere, sull’età, sulle condizioni di salute, sulla disabilità, sullo status matrimoniale, sullo status di migrante o di rifugiato o su qualunque altra condizione». A ciò si aggiunga che nel Capitolo III, in tema di Prevenzione, è stabilito che «Tutte le misure adottate ai sensi del presente capitolo devono prendere in considerazione e soddisfare i bisogni specifici delle persone in circostanze di particolare vulnerabilità, e concentrarsi sui diritti umani di tutte le vittime» (articolo 12, comma 3). Un’analoga formulazione si trova nel Capitolo VI, in tema di Protezione e sostegno, dove si legge: «Le Parti si accertano che le misure adottate in virtù del presente capitolo: […] soddisfino i bisogni specifici delle persone vulnerabili, compresi i minori vittime di violenze e siano loro accessibili» (articolo 13, comma 3). Il tema dell’accessibilità ricorre anche nelle disposizioni sulle case rifugio: «Le Parti adottano le misure legislative o di altro tipo necessarie per consentire la creazione di rifugi adeguati, facilmente accessibili e in numero sufficiente per offrire un alloggio sicuro alle vittime, in particolare le donne e i loro bambini, e per aiutarle in modo proattivo» (articolo 23); ed in quelle sul supporto alle vittime di violenza sessuale: «Le Parti adottano le misure legislative o di altro tipo necessarie per consentire la creazione di centri di prima assistenza adeguati, facilmente accessibili e in numero sufficiente, per le vittime di stupri e di violenze sessuali, che possano proporre una visita medica e una consulenza medico-legale, un supporto per superare il trauma e dei consigli» (articolo 25).

Quanto il nostro Paese sia inadempiente sotto il profilo dell’attenzione alle vittime di violenza che versano in circostanze di particolare vulnerabilità (tra le quali rientrano anche le donne con disabilità) è esplicitato con estrema chiarezza dal GREVIO, il Gruppo di esperti/e indipendenti responsabile del monitoraggio dell’attuazione della Convenzione in questione, nel suo primo Rapporto di valutazione riguardo alla situazione italiana (pubblicato a gennaio 2020). In questa sede non è necessario scendere nel dettaglio (chi volesse farlo può consultare la seguente analisi), tuttavia è importante segnalare che tra le molteplici raccomandazioni in tema di contrasto alla violenza nei confronti delle donne con disabilità espresse dal GREVIO, vi è anche quella di «supportare la ricerca e aggiungere degli specifici indicatori correlati a donne e ragazze, nella raccolta dei dati sulla violenza contro le donne che sono o potrebbero essere vittime di discriminazione intersezionale» (punto 27).

Inoltre vale la pena ricordare che nell’ottobre del 2019 proprio la Camera dei Deputati ha approvato all’unanimità quattro diverse Mozioni presentate da diversi schieramenti e finalizzate a contrastare la discriminazione multipla che colpisce le donne con disabilità. Ebbene, segnaliamo che due di esse – la Mozione 1-00243 (presentata dall’onorevole Lisa Noja e altri/e) e la Mozione 1-00264, (presentata da Alessandra Locatelli e altri/e) – contengono disposizioni per la raccolta di dati disaggregati anche in funzione della disabilità.

Venendo a tempi più recenti, porta la data del 17 novembre 2021 il Piano strategico nazionale sulla violenza maschile contro le donne 2021-2023 approvato dal Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che annovera tra le sue finalità anche la tutela delle donne «vittime di discriminazioni multiple» (pagina 1), e tra i suoi principi ispiratori il concetto di «inclusione, nell’ottica di considerazione delle vulnerabilità e delle discriminazioni delle vittime», e quello di «intersezionalità, in quanto la parità di genere va considerata in rapporto a tutte le possibili discriminazioni» (pagina 2). Apprezziamo moltissimo questa impostazione, e onestamente non avremmo saputo esprimerci meglio, pertanto ci aspettiamo politiche coerenti e congruenti.

E veniamo al punto: dall’esame del testo della Proposta di Legge n. 2805 non risulta che sia previsto di raccogliere dati disaggregati per la disabilità e neppure sull’accessibilità quanto meno dei centri antiviolenza e delle case rifugio. Gli unici riferimenti espliciti alla disabilità individuati nella Proposta di Legge sono contenuti nel comma 3 dell’articolo 5 (Rilevazioni statistiche del Ministero dell’interno e del Ministero della giustizia), in cui, riguardo alla relazione autore-vittima, si specifica che essa è rilevata, tra gli altri, anche per i reati di «abbandono di persona minore o incapace di cui all’articolo 591 del codice penale», e di «circonvenzione di incapace di cui all’articolo 643 del codice penale».

Il problema è che senza raccogliere dati disaggregati anche per la disabilità in tutti gli snodi del percorso antiviolenza non è possibile descrivere in modo adeguato il fenomeno della violenza nei confronti delle donne con disabilità, né definire e attuare politiche e programmazioni mirate per questo target. Inoltre, senza raccogliere dati sull’accessibilità alle donne con disabilità dei centri antiviolenza e delle case rifugio non sarà possibile intraprendere un percorso di abbattimento delle barriere di diversa natura che queste donne continuano a trovare nell’accesso ai servizi, perpetuando così una situazione di discriminazione sistemico-istituzionale già in atto. Per questo motivo il centro Informare un’h, che da diversi anni è impegnato sui temi della disabilità al femminile, ha deciso di lanciare la campagna di sensibilizzazione “Dateci i dati!” Questa è volta a chiedere che i dati che verranno raccolti nelle indagini statistiche previste nella Proposta di Legge n. 2805 siano disaggregati anche per la disabilità, e che nelle stesse indagini vengano inseriti indicatori sull’accessibilità dei luoghi e dei servizi antiviolenza.

Ci risulta infatti che gli unici dati probabilistici relativi alla violenza nei confronti delle donne con disabilità nel contesto italiano siano quelli, ormai datati, prodotti dall’ISTAT nell’indagine La violenza contro le donne dentro e fuori la famiglia. Anno 2014. E poiché essi mostrano chiaramente che le donne con disabilità sono più esposte alla violenza di genere rispetto alle altre donne*, già questo dovrebbe essere sufficiente a far comprendere quanto sia importante raccogliere dati sulla violenza disaggregati anche per la disabilità.

Ciò premesso, riconosciamo l’importanza della Proposta di Legge n. 2805 e, considerando che ora sta per concludere l’iter parlamentare, non vogliamo impedirne l’approvazione. Ma poiché riteniamo che le lacune evidenziate costituiscano una discriminazione basata sulla disabilità, chiediamo che, in conformità a quanto previsto dal comma 2 dell’articolo 2 della Proposta in questione, la Ministra con delega alle Pari Opportunità, a cui è affidato il potere di indirizzo in merito all’individuazione delle esigenze di rilevazione statistica in materia di prevenzione e contrasto della violenza contro le donne, integri i quesiti già previsti nel testo con appositi provvedimenti volti a sanare le criticità riscontrate. Infine, va opportunamente ricordato che tali provvedimenti vanno definiti in collaborazione con gli organismi di rappresentanza delle persone con disabilità, come previsto dal terzo comma dell’articolo 4 dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità (ratificata dall’Italia con la Legge 18/2009).

Il GREVIO ha rilevato che nelle politiche poste in essere dall’Italia nel contrasto alla violenza di genere i riferimenti alla «problematica della discriminazione intersezionale, che riguarda i gruppi di donne più svantaggiate, come le donne con disabilità, le donne Rom, le donne richiedenti asilo e le migranti […] sono frammentari e non prevedono degli obiettivi e degli impegni operativi concreti in termini di prevenzione, protezione, punizione e politiche coordinate» (punto 24). Non è ipotizzabile che tali politiche possano cambiare se non ci disponiamo a raccogliere dati disaggregati per la disabilità. Senza questi dati le donne con disabilità vittime di violenza continueranno ad essere discriminate.

  • Violenze fisiche o sessuali: donne con disabilità: 36,6%, donne senza limitazioni: 31,5%; stupri o tentati stupri: donne con disabilità: 10%, donne senza limitazioni: 4,7%; violenza psicologica dal partner attuale: donne con disabilità: 31,4%; donne senza limitazioni: 25%; stalking prima o dopo la separazione: donne con disabilità: 21,6%, donne senza limitazioni: 14,3% (fonte: ISTAT, La violenza contro le donne dentro e fuori la famiglia. Anno 2014).

ENTI ADERENTI alla data del 31 marzo 2022

La presente campagna è pubblica, gli Enti che desiderano aderire possono farlo scrivendo alla e-mail: info@informareunh.it, trascriviamo di seguito in ordine di arrivo i soggetti che l’hanno sottoscritta.

UILDM Nazionale – Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare
FISH – Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap
Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica
Associazione Casa della Donna di Pisa
Associazione Diritti alla Follia
CERPA Italia – Centro Europeo di Ricerca e Promozione dell’Accessibilità

Dateci i dati! Campagna per promuovere indagini sulla violenza contro le donne disabili

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IL TRIBUNALE DI FIRENZE ASSOLVE JEANETTE FRAGA DALL’ACCUSA DI CONCORSO IN VIOLENZA SESSUALE A CARICO DELLA FIGLIA

Diritti alla Follia · 23/03/2022 · Lascia un commento

ASSOCIAZIONE “DIRITTI ALLA FOLLIA” : “ SIA VIATICO PER SUPERARE LA CONDIZIONE DI SEGREGAZIONE ANCORA VISSUTA DA YASKA”

All’ udienza tenutasi oggi, mercoledì 23 marzo 2023, dinanzi al Collegio A della II sezione penale del Tribunale di Firenze, presieduto dalla dottoressa Mazzeo, Jeanette Fraga è stata assolta, perché il fatto non sussiste, dall’accusa di concorso in violenza sessuale a danno della figlia Yaska.
Il Tribunale, che ha indicato in 90 giorni il termine per il deposito delle motivazioni, ha così accolto la richiesta della stessa Procura della Repubblica che prima ancora che il processo venisse effettivamente celebrato, ai sensi dell’ art. 129 c.p.p., ha scagionato Jeanette Fraga.
Tanto, si ricorda, all’indomani dell’ eguale assoluzione del compagno di Yaska, F.F. (che aveva scelto il rito abbreviato), e dell’archiviazione (soprattutto) della denuncia che Jeanette Fraga aveva depositato a Genova contro il Giudice tutelare di Firenze, Silvia Castriota (segnalando come la stessa, investita di obblighi di garanzia penalmente rilevanti, fosse stata perfettamente consapevole della relazione sessuale di Yaska, e che come tale – in ipotesi – avrebbe dovuto essere egualmente processata). La Procura di Genova aveva nelle scorse settimane chiesto l’archiviazione della posizione della Giudice Castriota proprio segnalando che nessuna violenza sessuale c’era stata.

L’Avv. Michele Capano, legale di Fraga, ha dichiarato: “Finisce “a tarallucci e vino” perché la Procura ed il Tribunale si sono resi conto che, in nome dell’ accanimento contro Jeanette Fraga, sarebbero stati coinvolti magistrati, medici, operatori: tutti a conoscenza della relazione di Yaska. Una pagina oscura, l’ennesima, nel libro nero della storia giudiziaria italiana. Chiederemo conto, in giudizio, della lesione dei diritti fondamentali alla relazione familiare che sono stati prodotti in nome di un’accusa infondata, ma nessuno restituirà a Yaska la vita perduta di una relazione d’amore criminalizzata e massacrata dalla Procura di Firenze e dal Giudice tutelare, che hanno letteralmente terrorizzato un compagno, F.F. tanto più prezioso nella situazione di disabilità vissuta da Yaska, e che ha dovuto mettersi da parte ed affrontare un processo”.

Cristina Paderi, segretaria dell’ associazione radicale “Diritti alla Follia”, ha dichiarato: ” È giunto il momento di “liberare” Yaska e farla uscire dalla struttura che la ospita con la forza, restituirla ai suoi affetti familiari che da mesi non ha la possibilità di coltivare, di prendere atto che – prima e più delle relazioni psichiatriche, che anche in questo processo vengono smentite dagli esiti giudiziari – vi sono dei diritti fondamentali riguardo alle proprie scelte esistenziali che devono essere riconosciuti in ogni caso alle persone con disabilità.
Stamane c’era come di consueto il nostro Presidio dinanzi al Tribunale di Firenze. Ringraziamo Simona Lancioni della UILDM ed Alberto Brugnettini del CCDU di avervi preso parte con altri amici ed amiche: è un impegno che continuerà – con esposti ed iniziative su ogni fronte – finché continuerà la medioevale pratica di negazione della volontà, delle scelte, dei desideri di Yaska”.

Simona Lancioni della UILDM di Pisa, responsabile del “Centro informare un’ h” che si occupa in modo specifico della discriminazione delle donne con disabilità’: “Questo processo e’ incomprensibile alla luce dell’art. 12 della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilita’ (legge in Italia dal 2009, legge 18), che riconosce capacità giuridica e di agire , e dunque la capacita’ di decidere per se’, ad ogni persona disabile (a prescindere dal tipo e dal grado di disabilità): mentre ciò viene negato a Yaska ipotizzandosi che non abbia la possibilità ed il diritto di scegliere riguardo a se’, in ogni ambito ivi compresa la sfera sessuale e riproduttiva. Va anche sottolineato come la stessa Convenzione raccomandi di tenere conto di come la condizione femminile determini un’ esposizione ulteriore alla discriminazione, che risulta così moltiplicata nei suoi effetti concreti. La storia di Yaska, con l’aborto forzato che ha subito, porta appunto il segno di questa combinazione di fattori discriminanti: che va superata restituendole la sua autonomia”.

Alberto Brugnettini, del CCDU (Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani) ha dichiarato “esprimiamo soddisfazione per questo esito: quando i magistrati decidono di entrare nel merito delle vicende umane, senza appiattirsi sulle opinioni espresse dagli psichiatri, i diritti umani vincono. Speriamo che, sull’onda di questa sentenza, anche la vicenda di Yaska si possa concludere velocemente”

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La Francia sotto i riflettori

Diritti alla Follia · 22/03/2022 · Lascia un commento

dell’associazione Advocacy-France, associazione di (ex)utenti della salute mentale

In occasione dell’esame da parte del Comitato CRPD delle Nazioni Unite del rapporto governativo francese, ad Agosto 2021 l’associazione Advocacy-France ha inviato al Comitato il suo contributo critico , cosiddetto rapporto-ombra o rapporto alternativo.

Advocacy-FranceDownload

Qui di seguito la traduzione di un estratto del rapporto.

Advocacy-France, fondata nel 1997, è un’organizzazione nazionale francese senza scopo di lucro di (ex)utenti della salute mentale.
Il direttivo è composto per gran parte da (ex)utenti dei servizi, familiari e amici, professionisti e volontari non utenti rappresentano una minoranza.
Gli obiettivi sono: promuovere e diffondere il concetto e le pratiche di “advocacy” in Francia adattandole alla cultura e alla situazione specifica francese; agire per fornire accesso a ricorsi e rimedi affinché la voce e le richieste degli utenti siano ascoltate, per il rispetto e la dignità e i diritti degli utenti dei servizi di salute mentale in ambito medico, giuridico e sociale.

Dal rapporto :

“Raccomandiamo che la Francia metta veramente in atto le azioni necessarie per i regimi di decisione assistita attraverso la promozione e il riconoscimento delle “persone di fiducia”, dei “consulenti e delle persone di sostegno” e delle “Direttive anticipate in psichiatria”, tra le altre misure di sostegno che devono essere rese facilmente accessibili alle persone in difficoltà. In passato, per esempio, l’agenzia di servizi alle famiglie (Caisses d’allocations familiales – CAF) forniva consulenti economici e sociali nei centri socio-culturali (e non nelle strutture di assistenza sociale o medico-sociale) con un’assistenza personalizzata offerta alle famiglie (aiuto nella gestione del budget alimentare e degli assegni sociali).

Questo servizio tradizionale aperto a tutti, era anche un approccio molto meno stigmatizzante, di cui i nostri membri con disabilità hanno potuto beneficiare.

Riempirsi la bocca delle parole “esperti per esperienza” non porterà mai a un vero riconoscimento finché i problemi di rappresentanza e di autonomia delle persone con disabilità non saranno risolti.

La recente decisione di non costituzionalità pronunciata dal Consiglio costituzionale francese il 4 giugno 2021 su una domanda di pronuncia pregiudiziale prioritaria di costituzionalità presentata da un’organizzazione per la difesa dei diritti in psichiatria (Cercle de Réflexion et de Proposition d’Actions sur la psychiatrie – CRPA) afferma che il controllo giurisdizionale sulle misure di contenzione e di isolamento è necessario poiché esse costituiscono una privazione della libertà. Questa decisione porterà ad una nuova riforma legislativa sulla segregazione e la contenzione dei pazienti psichiatrici, ma solo per quanto riguarda il controllo giurisdizionale sistematico necessario per il mantenimento di tali misure secondo termini e condizioni che restano da determinare, e non per prevedere l’eliminazione di queste pratiche come richiesto dal Comitato ONU.

La Francia rifiuta di capire che le misure di privazione della capacità giuridica, della libertà, dell’isolamento e della contenzione si basano su pratiche discriminatorie basate sulla nozione di carenze reali o percepite e sulla negazione della volontà e delle preferenze delle persone che sono considerate incapaci di acconsentire o di prendere decisioni a causa della loro “condizione” giudicata dagli psichiatri (art. L.3211-2 del Codice della Salute Pubblica).
Questo costituisce anche un rifiuto di riconoscere la disabilità in favore di un approccio biomedico. Di conseguenza, il rispetto della dignità della persona, l’informazione fornita, la presa in considerazione della volontà e delle preferenze della persona e la reintegrazione nella comunità sono quasi impossibili, come possiamo vedere lavorando sul campo.
 
Le procedure di appello e di ricorso non sono sufficientemente accessibili. Le “Commissioni dipartimentali dei servizi di assistenza psichiatrica” (CDSP) citati dalla Francia non hanno i mezzi per svolgere le loro missioni di controllo e valutazione. Ancora più grave, dalla legge 2019-222 (articoli 102 e 109) per la programmazione 2018-2022 e la riforma della giustizia, i magistrati che siedono nel CDSP non sono più rimpiazzati alla fine del loro mandato.
Diverse associazioni hanno protestato perché la mancanza di magistrati è in totale contraddizione con gli orientamenti dati attraverso la “road map della salute mentale e della psichiatria” del 28 giugno 2018 che viene propagandata. Si tratta di una grave battuta d’arresto per la protezione delle libertà individuali e dei diritti fondamentali nelle istituzioni psichiatriche.

La giudiziarizzazione del ricovero e del trattamento non volontario con l’intervento di un giudice delle Libertà e la detenzione per il riesame entro 12 giorni dalla detenzione e dal trattamento della persona non costituisce un vero e proprio rimedio. Con l’effetto di potenti trattamenti farmacologici, le persone hanno grandi difficoltà a difendersi, e i giudici si allineano semplicemente all’opinione dello psichiatra, tenendo conto solo della validità della procedura.
Inoltre, il moltiplicarsi di leggi contraddittorie lascia i tribunali con dilemmi irrisolti .

L’ipocrisia legata alla decisione del Consiglio di Stato secondo cui i trattamenti ambulatoriali forzati (“programmes de soins”) non possono essere soggetti a coercizione – o attuati con la forza fisica – il che significherebbe che sarebbero quindi “liberamente acconsentiti” dalla persona. Tuttavia, in caso di rifiuto, la persona vedrà ripartire nei suoi confronti tutta la procedura di ricovero forzato a tempo pieno.

Raccomandiamo anche che il Comitato chieda alla Francia di mettere in atto un’ampia gamma di servizi che rispondano alle richieste delle persone con disabilità psicosociali, che rispettino la loro autonomia, le loro scelte e la loro dignità, compreso il sostegno tra pari e altre alternative al modello biomedico di salute mentale che è estremamente prevalente in Francia.
Questi servizi devono essere finanziati per un’esistenza sostenibile e integrati in tutto il paese, non implementati come progetti una tantum.
Devono essere liberamente acconsentiti e progettati, gestiti e valutati con la stretta collaborazione e il coinvolgimento di tutte le associazioni che rappresentano le persone con disabilità psicosociali, tra cui:

  • centri di accoglienza di emergenza e di crisi,
  • case di accoglienza (non limitate ai senzatetto), come la Soteria,
  • la formazione basata sul recupero e sui diritti umani in linea con le recenti linee guida dell’OMS per servizi di salute mentale centrati sulla persona e basati sui diritti umani,
  • l’effettiva implementazione del programma OMS Quality Rights che è poco conosciuto nel nostro paese e scarsamente finanziato,
  • Collegi di recovery come il COFOR (Centre de Formation au Rétablissement),
  • Direttive anticipate in psichiatria,
  • Accesso a uno psicologo di propria scelta e a ” terapie di dialogo ” rimborsate dal sistema sanitario pubblico senza dover ricorrere, come è previsto attualmente, a medici generali e psichiatri per un numero limitato di sedute.

Mesi fa il Ministero della Salute ha organizzato un “Summit globale della salute mentale” senza coinvolgerci. Queste ” grandi masse “, come vengono chiamate in Francia, non risolvono mai le questioni e non sono altro che una vetrina.

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