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Diritti alla follia

Associazione impegnata sul fronte della tutela e della promozione dei diritti fondamentali delle persone in ambito psichiatrico e giuridico.

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Diritti alla Follia

Linee Guida per la Prescrizione in Psichiatria di Maudsley- UK – 2021

Diritti alla Follia · 23/06/2022 · Lascia un commento


Fino a poco tempo, le “Linee guida per la prescrizione in psichiatria” di Maudsley, manuale per gli Psichiatri nel Regno Unito, menzionavano solo brevemente la psicosi da rimbalzo o da ipersensibilità e contenevano una frase sugli effetti di astinenza: “La sospensione improvvisa del trattamento orale può anche portare a sintomi da sospensione (ad es. mal di testa, nausea, insonnia) in alcuni pazienti “(Taylor, Barnes & Young, 2018, p. 28).
Si noti l’uso del termine “sintomi da sospensione” (piuttosto che “sintomi da astinenza”), un termine utilizzato da decenni dalle aziende farmaceutiche per minimizzare gli effetti della sospensione degli antidepressivi (Davies & Read, 2019).
La più recente edizione, la quattordicesima edizione, (Taylor, Barnes & Young, 2021) tuttavia, comprende otto pagine informative su “Dismettere gli antipsicotici”, utilizzando il termine più accurato “sintomi da astinenza”. (Taylor, Barnes & Young, 2021), per lo più derivato da Horowitz, Jauhar, Natesan, Murray, &Taylor (2021).

https://www.hoepli.it/libro/the-maudsley-prescribing-guidelines-inpsychiatry/9781119772224.html

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Le esperienze di 585 persone quando hanno cercato di dismettere i farmaci antipsicotici Read, J. – University of East London, Regno Unito, Londra, E15 4LZ, Regno Unito June 2022

Diritti alla Follia · 15/06/2022 · Lascia un commento

Sono state finora intraprese poche ricerche sui sintomi di astinenza che ne derivano. In un sondaggio online a 585 consumatori di antipsicotici, provenienti da 29 paesi, che avevano tentato di interrompere l’assunzione dei farmaci, sono state poste domande specifiche sul processo e la domanda aperta: “Quali sono stati gli effetti della sospensione del farmaco?”
Il 44% aveva una diagnosi nello spettro della “schizofrenia”. Rispondendo a domande specifiche, il 72% ha riportato effetti di astinenza classici del tipo associato ad altri farmaci del sistema nervoso centrale, inclusi nausea, tremori, ansia, agitazione e mal di testa. Il 52% di questi ha classificato tali effetti come “gravi”. il 26% aveva tentato quattro o più volte di interrompere, e il 23% ha impiegato almeno un anno per dismettere completamente con successo. In risposta alla domanda aperta, il 73% ha riportato uno o più effetti di astinenza, più frequentemente insonnia, nervosismo e sentimenti estremi; il 26% ha riportato uno o più risultati positivi, il più delle volte sentirsi più energico/vivo e un pensiero più chiaro; e il 18% ha riferito di psicosi.
Punti principali

  • Il 72% di un campione internazionale di 585 utilizzatori di antipsicotici sperimenta effetti di astinenza quando cerca di smettere di assumerli.
  • Nessuno ricorda di essere stato informato dai medici sugli effetti di astinenza, sulla dipendenza, la psicosi di rimbalzo, e sulla necessità di ridurre gradualmente i farmaci.
  • Il 26% riferisce effetti positivi dell’astinenza, come sentirsi più vivi e più simili a se stessi.
  • Proprio come nel caso degli antidepressivi, gli effetti di astinenza possono essere facilmente scambiati per un ritorno della condizione per cui i farmaci erano stati prescritti.
    Gli antipsicotici (AP) hanno una serie di effetti avversi gravi, nei seguenti ambiti:
    neurologico, metabolico, cognitivo, affettivo, anticolinergico, autonomo, cutaneo e ormonale (Hutton et al., 2013, Longden e Read, 2016, Moncrieff, 2015, Morrison et al., 2012, Murray et al., 2016).
    Tra gli effetti avversi specifici che destano particolare preoccupazione vi sono: discinesia tardiva, disfunzione sessuale, sedazione, vertigini, acatisia, secchezza delle fauci, aumento di peso, riduzione del volume cerebrale e riduzione della durata della vita (Ho et al.,
    2011, Hutton et al., 2013, Longden e Read, 2016, Weinmann e Aderhold, 2010).
    Gli effetti avversi più comuni riportati da 439 utenti di un sito Internet sono stati sedazione, deterioramento cognitivo, appiattimento emotivo e perdita di interesse (Moncrieff, Cohen & Mason, 2009).
    Il più ampio sondaggio online condotto finora tra gli utenti di AP (che costituisce il set di dati utilizzato nel presente lavoro) ha rilevato una media di 11 effetti avversi, più frequentemente “sonnolenza, sensazione di stanchezza, sedazione” (92%), “perdita di motivazione” (86%), “pensieri rallentati” (86%) e “intorpidimento emotivo” (85%).
    Il 58% degli intervistati ha riferito di essere stato colpito da impulsi suicidi a causa degli AP (Read & Williams, 2019).
    Questi effetti avversi sono uno dei fattori principali dell’alto tasso di persone che tentano di interrompere gli AP (Cooper et al., 2005, Read e Williams, 2019). Si stima che circa tre quarti delle persone interrompano i farmaci entro 18 mesi (Lieberman et al., 2005). Le persone spesso modificano autonomamente i loro regimi farmacologici di AP nel tentativo di gestire gli
    effetti avversi (Bülow, Andersson, Denhov, & Topor, 2016). Le analisi sulla “non aderenza” agli AP hanno rilevato medie di circa uno su quattro (Nosé, Barbui & Tansella, 2003) e circa la metà (Lacro, Dunn, Dolder & Jeste, 2002).
    La maggior parte (70%) di coloro che hanno risposto al questionario “The Experiences of Antidepressant and Antipsychotic Medication Survey” (Read & Williams, 2018), utilizzato per il presente lavoro, ha cercato di smettere di assumere i farmaci. I motivi più comuni per cui le persone volevano smettere erano gli effetti collaterali (64%) e le preoccupazioni per la salute fisica a lungo termine (52%) (Read & Williams, 2019).
    Questi risultati sono coerenti con un piccolo ma crescente corpus di letteratura su questo argomento. I medici prescrittori devono informarsi sulla natura, la frequenza e l’intensità degli effetti di astinenza dagli antipsicotici e sulla psicosi da astinenza.
    Le linee guida nazionali, le dichiarazioni degli organismi professionali e le informazioni delle aziende farmaceutiche devono essere aggiornate con urgenza per prevenire le sofferenze che possono verificarsi quando gli effetti della dismissione sono sminuiti, fraintesi o non supportati.
    https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2352853222000165?via%3Dihub
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COMUNICATO STAMPA

Diritti alla Follia · 11/05/2022 · 1 commento

Diritti alla Follia

Amministrazione di sostegno

Un caso giudiziario di pubblico interesse :

resoconto prima udienza e Presidio a Cagliari

“Diritti alla Follia” seguirà, udienza per udienza, l’evolversi di questo emblematico processo

Ieri alle h.12.00, in un’aula del Tribunale di Cagliari, si è svolta la prima udienza del processo a Gigi Monello, professore di filosofia in pensione, scrittore ed editore, accusato di  “maltrattamenti in famiglia” all’anziana madre – in seguito alla denuncia da parte dell’Amministratrice di sostegno della donna – . Conseguentemente, il professore era stato allontanato dalla casa di famiglia (dopo decenni  di convivenza ininterrotta con la madre) e gli era stato evitato qualunque contatto con l’anziana attraverso un provvedimento cautelare (per cui ha avuto la possibilità  di vedere la madre, oggi deceduta, per sole tre ore nell’ ultimo anno di vita della donna ).

Sono stati ascoltati il fratello e la sorella dell’imputato, che non sono stati in grado di confermare la veridicità delle condotte denunciate.

Un nutrito gruppo di amici e conoscenti di Gigi Monello non ha potuto avere accesso all’aula in quanto ancora in vigore  le misure anti-Covid. I presenti si sono, dunque, ritrovati nei giardini pubblici antistanti il Palazzo di Giustizia, dove l’Associazione Radicale “Diritti alla Follia” ha organizzato un Presidio.

Cristina Paderi, segretaria dell’associazione ha dichiarato: “ saremo nuovamente qui l’11 novembre , cioè quando si terrà la prossima udienza , ove è prevista l’audizione dell’amministratrice di sostegno”. In tale circostanza organizzeremo un approfondimento sulle distorsioni prodotte dall’attuale legge sull’amministrazione di sostegno,  che stiamo lavorando per riformare e di cui la vicenda occorsa a Gigi, nostro associato, è un esempio evidente “.

Michele Capano, tesoriere dell’associazione, ha dichiarato: ” la criminalizzazione di familiari estromessi dalla possibilità di avere voce in capitolo rispetto al proprio congiunto sottoposto ad amministrazione di sostegno rappresenta una tecnica collaudata in tutta Italia dal “duo” Giudice-Amministratore di sostegno, ben determinato a lavorare il meno possibile e quindi a non ricevere alcun disturbo dell’ esercizio del proprio potere, ‘di vita e di morte’, nei confronti del beneficiario. Gigi Monello è stato vittima di questa consolidata e sopraffina tecnica. “Diritti alla Follia” seguirà, udienza per udienza, l’evolversi di questo emblematico processo”.

 La prossima udienza – che vedrà fra i testi l’Amministratrice – è stata fissata per l’11 novembre 2022.

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PORRE FINE ALL’”AIUTO” COERCITIVO: UNA RECENSIONE DI “REIMAGINING CRISIS SUPPORT”*

Diritti alla Follia · 04/05/2022 · Lascia un commento

Di Irit Shimrat

*REIMAGINING CRISIS SUPPORT: MATRIX, ROADMAP AND POLICY BY TINA MINKOWITZ

https://www.madinamerica.com/2022/04/reimagining-crisis-support/

“Lasciatemi in pace!

Per favore, per favore non lasciatemi sola!”

Mi sono sentita in entrambi i modi, in momenti diversi, in momenti di crisi emotiva. Quindi mi piace l’idea che entrambi i desideri possano essere soddisfatti da un cambiamento radicale nel modo in cui la crisi viene vista e affrontata. Ecco perché sono così entusiasta del progetto riflessivo e complessivo di Tina Minkowitz per sostituire l’attuale modello medico coercitivo e dannoso di “supporto” alle crisi con qualcosa che effettivamente aiuta, piuttosto che danneggiare.

Minkowitz parla con autorevolezza, come avvocato esperto in diritti umani che ha rappresentato la Rete Mondiale degli Utenti e dei Sopravvissuti alla Psichiatria nella stesura e nella negoziazione della Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità (CRPD). Rifiuta categoricamente “l’inquadramento della crisi come un’emergenza sanitaria” in favore della prestazione di “sostegno come un atto di rispetto e solidarietà tra individui  che sono tutti vulnerabili nella loro comune umanità”. Parla anche personalmente, essendo una donna che è stata in passato torturata con farmaci “antipsicotici”.

Minkowitz capisce che le crisi personali possono essere molto diverse, non solo per ogni individuo, ma anche per la stessa persona in circostanze diverse. Questo certamente corrisponde a quanto è successo a me. Ho avuto momenti nella mia vita in cui, a causa di rapporti interrotti, fallimenti scolastici, esperienze sconsiderate con droghe di strada e altre ragioni, sono divenuta estremamente angosciata, o esageratamente euforica, e il mio rapporto con la realtà si è logorato e poi dissolto. In un’occasione andai su e giù per i corridoi dell’edificio in cui vivevo, nuda, nel mezzo della notte, battendo alle porte e urlando “Emergenza!” quando non c’era alcuna emergenza se non lo stile della mia vita e della mia mente. In un altro, ho ballato e cantato con un gruppo che nessuno tranne me poteva vedere o sentire.

Nel primo caso, stavo causando un serio disturbo; nel secondo, mi stavo semplicemente divertendo in un modo che non aveva senso per gli altri – nessuna crisi per me, ma evidentemente una crisi nelle percezioni di coloro che mi circondavano. Ognuno di questi eventi ha comportato periodi prolungati di reclusione psichiatrica e di cure forzate. Ognuno di essi, credo, avrebbe potuto essere affrontato in modo diverso se la nostra società non fosse orientata a reprimere i disturbi sociali chiudendo, ed escludendo, la persona al suo interno. Nel primo caso, se avessi avuto la possibilità di parlare con qualcuno che avesse ascoltato con calma e empatia, questo avrebbe potuto alleviare il mio senso di “emergenza” e impedirmi di spaventare i miei vicini e finire rinchiusa e allontanata. E nel secondo caso, quale danno sarebbe derivato dal mio essere lasciata a ballare e suonare con musicisti invisibili?

Come molti dei miei amici, e come la stessa Minkowitz, sono la prova vivente che il tipo di risposta alla crisi fornita dal sistema di salute mentale non è solo inutile, ma pericoloso. Più e più volte sono stata ammanettata dalla polizia, trascinata in un ospedale, spogliata, drogata a forza e trattenuta contro la mia volontà, perché mi stavo comportando in modi che, sebbene non pericolosi, erano allarmanti per gli altri. Quando la polizia, e poi gli ausiliari e le infermiere, mi stavano brutalizzando, avrei voluto essere lasciata in pace. Ma quando venivo drogata, legata e lasciata a languire per giorni in una cella di isolamento, desideravo la presenza di un altro essere umano. Alla fine, ogni volta, i farmaci mi trasformavano in uno zombie senza altro desiderio che mangiare, dormire e, un giorno, uscire dall’ospedale.

Minkowitz saggiamente si domanda come si possa aiutare qualcuno con “la detenzione e il controllo da parte di altri … l’aggressione contro il corpo e la mente attraverso la contenzione, l’isolamento, la sottomissione a farmaci neurolettici e l’elettroshock contro la volontà di una persona o senza il suo previo consenso libero e informato, e altre condizioni degradanti e inumane di reclusione”. Lei chiede che queste pratiche siano messe fuori legge e sostituite da un supporto alla crisi che sia “fornito come un servizio offerto dalla comunità e attivato in risposta alla richiesta di assistenza dell’individuo” – e mai perché un terzo richiede che dei professionisti intervengano e agiscano per conto della persona.

E non sarebbe bello se, invece della risposta alla crisi basata sul bisogno percepito di sopprimere il pensiero, il sentimento e il comportamento, si presupponesse che la persona in crisi sia ancora un essere umano e abbia una mente funzionante? Minkowitz suggerisce di porre una serie di semplici domande di buon senso: ” Di cosa hai bisogno in questo momento? … Dove andrai a dormire e come mangerai? Come ti sistemerai e dormirai o riuscirai a superare una notte di veglia?”.

“Comprendere che ogni persona ha la capacità di discernimento”, scrive, significa “non rinunciare mai a nessuno e non imporre il proprio pensiero su di loro…. scelte difficili, rischi e responsabilità, dolore intenso, tutto può essere testimoniato e attraversato.” Anche i pensieri e i sentimenti suicidi non sono un tabù e non sono un motivo per violare i diritti umani di una persona.

Minkowitz spiega in dettaglio come si presenta il processo decisionale supportato (al contrario di quello sostituito). Inizia con “l’incontrare la persona dove si trova, sia letteralmente che figurativamente, impegnandosi con lei eticamente, e rispettando le sue scelte [al contrario di permettere ad altri] … di fare scelte che influenzano profondamente la vita della persona: anche le decisioni sul proprio corpo come ingerire psicofarmaci o sottoporsi a sterilizzazione o elettroshock”.

Apprezzo particolarmente la sua idea che “il diritto di rimanere a casa, di mantenere le proprie connessioni con il mondo e di non essere messi in un luogo di reclusione durante una crisi, è cruciale per ricollocare la crisi come parte della vita che abbiamo in comune”.

Soprattutto, Minkowitz ha un sacco di suggerimenti specifici per i modi migliori grazie ai quali aiutare qualcuno in crisi. “Il supporto pratico in caso di crisi potrebbe comprendere l’aiuto nelle faccende domestiche e la capacità di muoversi all’interno della comunità … la capacità di orientarsi nei sistemi dei servizi e nelle questioni finanziarie e legali … e/o il supporto emotivo per superare i problemi e per affrontare i compiti difficili. Potrebbe includere l’andare in un centro di recupero dalla crisi o un ritiro spirituale o di cura, o altrimenti trovare un posto in cui andare per sentirsi sicuri, a proprio agio ….”.

E cercare di risolvere questi problemi attraverso la normativa sulla salute mentale non funzionerà mai, perché ci lascia ancora “reagire contro lo status quo e replicarlo piuttosto che immaginare effettivamente qualcosa di nuovo.”

“Come dovrebbe essere la società”, si chiede Minkowitz, “affinché il sostegno alla crisi sia integrato nella vita sociale, culturale ed economica ordinaria”, per “permettere alle persone di sperimentare la crisi senza il peso dell’esclusione e del danneggiamento”?

Tutto inizia con la solidarietà: “Qualunque cosa possiamo fare, ovunque siamo in grado di esercitare la solidarietà nella nostra vita, dove coltiviamo un tutto al di là delle singole componenti, dove accettiamo i flussi e i ritmi delle relazioni che includono sia la tolleranza che il dare e il ricevere…. Vivere con quanto basta e dare via il resto, condividere piuttosto che accumulare ciò che abbiamo, significa creare i legami con gli altri che ci permettono di confidare nella ricchezza comune piuttosto che personale …. Abbiamo bisogno di vedere l’altro in noi stessi e noi stessi nell’altro, e agire di conseguenza … le nostre crisi, i nostri insoliti stati di coscienza, le nostre angosce non avvengono nel nulla”.

Chiunque abbia a cuore i diritti umani; chiunque metta in discussione l’egemonia psichiatrica e la privazione della libertà, e l’uso della forza, per questioni legate all'”aiuto”; chiunque cerchi modi migliori e non sanitari di affrontare le crisi causate da circostanze personali, sociali e culturali avverse, sarà entusiasta, come me, di questo breve e brillante libro.

https://www.reimaginingcrisissupport.org/

Irit Shimrat

Irit Shimrat identifies as an escaped lunatic. She co-founded and coordinated the Ontario Psychiatric Survivors’ Alliance, has presented two multipart antipsychiatry shows on CBC Radio’s Ideas program, and edited the national magazine Phoenix Rising: The Voice of the Psychiatrized. Her book Call Me Crazy: Stories from the Mad Movement was published in Vancouver in 1997. Irit’s work has appeared in various magazines and anthologies, and she continues to write, edit, advocate and agitate for the right of all people to be free from psychiatry and other pseudoscientific means of social control. See her archived Lunatics’ Liberation Front website and Spotlight on Institutional Psychiatry.

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Associazione Diritti alla Follia PRESIDIO al TRIBUNALE di CAGLIARI

Diritti alla Follia · 28/04/2022 · 1 commento

Il prossimo 10 maggio alle h. 12.00, in un’aula del tribunale di Cagliari, si aprirà il processo penale a carico del professor Gigi Monello, protagonista  di uno sconcertante caso giudiziario. Gigi Monello è un ex-insegnante di filosofia. Dopo 40 anni passati nella Scuola Pubblica, fa  ora, a tempo pieno, ciò che in passato faceva nel tempo libero: lo scrittore e l’editore.

 Il professor Monello è formalmente accusato di aver inflitto maltrattamenti a sua madre, la persona con cui da sempre conviveva.

” Debbo questo onore all’ Amministratrice di sostegno di mia madre” racconta Monello nel suo blog*, ” un avvocato cagliaritano che, di concerto con due miei stretti congiunti, ha sporto querela contro di me. Ho deciso di rendere pubblico il caso giudiziario che mi vede protagonista, è giusto che si sappia cosa può accadere, in Italia, ad imbattersi nella cosiddetta Amministrazione di sostegno”. “I maltrattamenti”, prosegue Monello, ” possono, in buona sostanza, riassumersi in una continuativa interferenza nel lavoro delle badanti, che avrebbe portato ad un peggioramento delle condizioni di salute di mia  madre”.

A seguito della querela, è stato “urgentemente” allontanato dall’ abitazione in cui viveva, con assoluto divieto di avvicinamento alla “persona offesa”.

Un rapporto affettivo durato un’intera vita è stato stroncato brutalmente, in pochi minuti, senza che si potesse neppure tentare di dare una spiegazione, una scusa. C’erano dei rituali affettivi che andavano avanti da anni. Cose del quotidiano. Svaniti di colpo. Che avrà pensato la signora di questo figlio di colpo scomparso? Un tradimento? Si è stancato?

“Naturalmente è convinta che me ne sia andato di mia volontà” scrive il professore. “Il reato contestatomi (articolo 572 del C.P.) è cosa assai seria: prevede una pena minima di tre anni di detenzione. Pur potendolo, non ho voluto fare ricorso al Rito Abbreviato e, d’intesa con i miei legali, ho scelto la via del Processo Ordinario. Confido che il dibattimento possa chiarire quale grave distorsione dei fatti sia stata compiuta in merito alla mia condotta . La presenza di chiunque volesse assistere alle udienze, è per me gradita. Penso che la mia vicenda sia talmente sconcertante da assumere l’oggettivo profilo di un fatto di pubblico interesse. Per questo motivo, con l’Associazione radicale “Diritti alla Follia”, ho deciso di dare ad essa la massima notorietà.”

Partendo da questa vicenda, è possibile trattare il problema, oramai sempre più allarmante, della degenerazione dell’istituto giuridico dell’amministrazione di sostegno ed è per questo motivo che l’Associazione  “Diritti alla Follia” seguirà tutte le fasi del processo del professor Monello. Anche allo scopo di incontrare i giornalisti che volessero approfondire i caratteri della storia , l’associazione ha organizzato un presidio che si terrà martedì 10 maggio alle ore 13.00  nello spazio all’aperto antistante l’ ingresso del Tribunale di Cagliari, Piazza della Repubblica,18.

Siete tutti invitati a partecipare

Associazione Radicale “Diritti alla Follia”

Per info e contatti

dirittiallafollia@gmail.com

*http://picciokkumalu.blogspot.com/

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