Il rumore mediatico passa, le domande restano
Di Carla Cannas, con la collaborazione di Maria D’Oronzo
Il dibattito sviluppatosi nel mese di maggio ha sollevato interrogativi profondi sulla governance della disabilitĆ in Italia, sul pluralismo della rappresentanza e sulla capacitĆ delle politiche pubbliche di trasformare i diritti formali in opportunitĆ concrete.
Oggi che il clamore mediatico sembra essersi attenuato, diventa ancora più importante continuare a porre domande. I temi della trasparenza e della partecipazione non sono polemiche passeggere: riguardano il modo in cui vengono assunte decisioni che incidono sulla vita di milioni di persone.
Al centro del confronto non cāĆØ un singolo episodio, ma un nodo strutturale: come si costruisce la rappresentanza delle persone con disabilitĆ e quali garanzie di trasparenza accompagnano i processi decisionali?
Le inchieste pubblicate dal quotidiano Domani hanno sollevato interrogativi su nomine, incarichi, consulenze e sui rapporti tra amministrazione pubblica e organizzazioni associative nellāattuazione della riforma della disabilitĆ . Pur trattandosi di ricostruzioni giornalistiche e non di accertamenti giudiziari, queste denunce hanno aperto un confronto necessario sullāuso delle risorse pubbliche e sulla qualitĆ della nostra democrazia partecipativa.
Il cuore del problema risiede nel delicato equilibrio tra rappresentanza, consulenza e gestione dei servizi. In una democrazia partecipativa è naturale che le organizzazioni storiche siedano ai tavoli istituzionali. Il quadro si complica, però, quando gli stessi soggetti si trovano contemporaneamente a rappresentare gli interessi collettivi, a svolgere attività di consulenza per il Governo e a gestire i servizi concreti.
La compresenza di questi ruoli non implica automaticamente un’irregolaritĆ , ma crea un intreccio pericoloso. Quando i confini si fanno sfumati, diventano essenziali regole chiare, procedure trasparenti e strumenti di verifica pubblica per distinguere le funzioni e salvaguardare la fiducia dei cittadini.
Che questo problema sia reale e urgente lo dimostra l’episodio che ha scosso il settore: le dimissioni di Roberto Speziale dall’incarico di vicepresidente di FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), ampiamente documentate dalle inchieste di Stefano Iannaccone su Domani. Speziale, vertice storico di Anffas(Associazione Nazionale di Famiglie e Persone con DisabilitĆ Intellettive e Disturbi del Neurosviluppo), si ĆØ trovato al centro di un dibattito che va ben oltre la sua vicenda personale.
Le inchieste giornalistiche hanno acceso i riflettori sull’assegnazione di ingenti finanziamenti ministeriali tramite decreti diretti stanziati proprio a ridosso della riforma: quasi 1,6 milioni di euro assegnati ad Anffase 1,3 milioni alla FISH. Sotto la lente ĆØ finita in particolare la piattaforma digitale InCare sviluppata da Anffas, destinata alla gestione e alla digitalizzazione dei “Progetti di vita personalizzati“.
Come evidenziato anche dalle analisi critiche del Coordinamento PERSONE, il rischio ĆØ che si realizzi un vero e proprio corto circuito democratico: gli stessi soggetti che siedono ai tavoli ministeriali per orientare le riforme (rappresentanza e consulenza) diventano i beneficiari diretti di milioni di euro per gestire le piattaforme e i servizi che quelle riforme devono attuare. Quando lo Stato appalta le sue funzioni strategiche a pochi interlocutori storici senza criteri di selezione pubblici e trasparenti, il confine tra sussidiarietĆ e potenziale conflitto di interessi rischia di azzerarsi.
Un elemento spesso ignorato dal dibattito ĆØ la posizione del Comitato ONU sui Diritti delle Persone con DisabilitĆ (CRPD). Nella General Comment n. 7 del 2018, il Comitato distingue chiaramente le organizzazioni di persone con disabilitĆ (DPO/OPD) ā guidate e governate dalle persone con disabilitĆ stesse ā dalle organizzazioni che forniscono servizi o attivitĆ assistenziali.
Questa distinzione sposa il principio internazionale āNothingAboutUsWithoutUsā (Nulla su di noi senza di noi). Nelle decisioni pubbliche, la voce diretta delle persone con disabilitĆ deve essere autonoma e riconoscibile, non assorbita da altri soggetti, seppur operanti in buona fede. Il Comitato ONU non vuole escludere gli enti gestori dal confronto, ma evidenzia che essi sono portatori di interessi organizzativi propri. Per questo, non possono essere considerati equivalenti alle associazioni di rappresentanza diretta. Coerentemente, l’ONU chiede agli Stati di assicurare alle DPO (organizzazioni persone con disabilitĆ ) un ruolo autonomo, tenendo ben separata la rappresentanza dalla gestione dei servizi.
Nel dibattito pubblico sono emerse posizioni distanti. Da un lato, diverse realtĆ chiedono maggiore trasparenza nei criteri di nomina; dallāaltro, vi ĆØ il timore che la polemica strumentalizzi il tema della trasparenza per indebolire la partecipazione stessa delle persone con disabilitĆ .
Al contrario, trasparenza e partecipazione dovrebbero rafforzarsi reciprocamente.
In questo scenario, Simona Lancioni (in un intervento su Informare unāh) ha richiamato la necessitĆ di un confronto più esplicito e documentato sui temi emersi. Che il problema sia strutturale lo dimostra anche la recente interrogazione parlamentare presentata alla Camera, che ha chiesto chiarimenti al Governo su incarichi, consulenze e criteri di selezione negli organismi collegati alla riforma della disabilitĆ .
Come Associazione Diritti alla Follia, i temi emersi nel dibattito degli ultimi mesi si inseriscono in un percorso di approfondimento giĆ avviato sia nella rubrica āDiritto Fragileā (n. 231 e n. 244), dedicata alla deistituzionalizzazione e ai diritti delle persone con disabilitĆ , sia nella rassegna stampa mensile, che nel mese di maggio ha seguito e analizzato lāevoluzione del confronto pubblico.
Riteniamo che questo confronto sia una risorsa democratica da valorizzare, non un disturbo da silenziare. Il silenzio non può diventare una forma di rimozione collettiva quando cala l’attenzione dei media.
Accanto alla riflessione collettiva, emerge una questione ancora più radicale: chi viene effettivamente rappresentato oggi? Se molte persone trovano un punto di riferimento nelle grandi organizzazioni storiche, moltissime altre costruiscono percorsi di informazione, mutuo aiuto e attivismo attraverso reti informali e comunità digitali che non trovano alcuno spazio nei tavoli istituzionali. I meccanismi attuali riescono davvero a intercettare la pluralità del mondo della disabilità ? Garantire il pluralismo significa evitare che il confronto pubblico si riduca a un oligopolio di interlocutori consolidati.
Parlando per esperienza personale, di fronte alle enormi difficoltĆ legate allāapplicazione della Legge 6/2004 e dellāistituto dellāamministrazione di sostegno, non ho trovato sul territorio alcun supporto associativo capace di fornirmi indicazioni realmente utili. Ho dovuto cercare risposte da sola, tramite reti informali e gruppi di confronto digitali. Questa esperienza individuale rispecchia un malcontento generale: la presenza di strutture rappresentative non garantisce lāaccessibilitĆ concreta ai servizi e al sostegno.
Dalle denunce sull’accesso alla vita indipendente fino alle richieste di superamento dei modelli ancora orientati all’istituzionalizzazione, la domanda delle famiglie ĆØ una sola: quanto le riforme si traducono in diritti esigibili?
In molti contesti prevalgono ancora modelli organizzativi standardizzati, più facili da gestire sul piano amministrativo ma drammaticamente distanti dalle esigenze dei singoli. La sfida posta dalla Convenzione ONU e dalle Linee guida sulla deistituzionalizzazione consiste, al contrario, nel progettare sostegni personalizzati: adattare il sistema alla persona, non la persona al sistema. Se il progetto di vita personalizzato resta un miraggio burocratico, significa che la governance si sta concentrando sulla gestione dei propri equilibri interni anziché sulla vita quotidiana dei cittadini.
Se vogliamo che questo dibattito produca un cambiamento utile, dobbiamo superare le contrapposizioni personali e concentrarci sulle garanzie democratiche del sistema. Servono misure concrete:
Pubblicazione sistematica e accessibile di tutti gli incarichi e le consulenze legati alle politiche per la disabilitĆ .
Criteri oggettivi, pubblici e trasparenti per la selezione dei rappresentanti ai tavoli istituzionali.
Consultazioni aperte anche alle realtĆ associative minori, indipendenti e non integrate nelle grandi reti nazionali.
Forme periodiche di rendicontazione pubblica delle attivitĆ svolte dai soggetti coinvolti nei processi decisionali.
Lāobiettivo non ĆØ limitare la partecipazione delle associazioni, ma renderla più forte, verificabile e inclusiva.
La rappresentanza non ĆØ una delega permanente, ma una relazione di fiducia che va continuamente verificata. Quando le persone con disabilitĆ non conoscono chi parla in loro nome, o non trovano risposte ai loro bisogni concreti, il problema non ĆØ della singola associazione, ma della qualitĆ democratica dellāintero sistema.
La qualitĆ della rappresentanza si misura non soltanto dalla presenza ai tavoli istituzionali, ma dalla capacitĆ di trasformare i diritti riconosciuti sulla carta in opportunitĆ concretamente accessibili, sostegni adeguati e percorsi realmente personalizzati. Ć su questo terreno che si misura la credibilitĆ delle istituzioni e delle organizzazioni rappresentative.
Le domande emerse in questi mesi meritano risposte pubbliche, documentate e verificabili. Quanto scritto in questo articolo rappresenta solo una parte delle questioni aperte; briciole rispetto alla complessitĆ quotidiana delle famiglie. Ma sono domande troppo importanti per essere dimenticate non appena l’attenzione pubblica si sposterĆ altrove.
Fonti e metodo
Il presente contributo ĆØ stato elaborato dall’Associazione Diritti alla Follia a partire da: inchieste giornalistiche del quotidiano Domani (a firma di Stefano Iannaccone); contributi di Simona Lancioni e del Coordinamento PERSONE su Informare un’h; prese di posizione di Vorrei prendere il treno; atti di sindacato ispettivo parlamentare; General Comment n. 7 (2018) del Comitato ONU CRPD e Linee guida sulla deistituzionalizzazione; Associazione Diritti alla Follia ā Rassegna stampa, 23 maggio 2026 https://www.youtube.com/watch?v=97GkHxg8ubg
Associazione Diritti alla Follia ā Diritto Fragile, episodi n. 231 e n. 244 https://www.youtube.com/watch?v=PiNeRlYTTVA&t=20s https://www.youtube.com/watch?v=G8zWICr1nIM&t=327s ;Ā esperienza diretta dell’autore nell’accesso ai servizi. Il testo intende analizzare il dibattito pubblico e le sue implicazioni sistemiche sulla governance, senza costituire accertamento di responsabilitĆ giudiziarie o amministrative, nel pieno rispetto del pluralismo delle posizioni
