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Diritti alla follia

Associazione impegnata sul fronte della tutela e della promozione dei diritti fondamentali delle persone in ambito psichiatrico e giuridico.

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Riforma del Doppio Binario

Dall’imputabilitĆ  alla capacitĆ  di colpa

Diritti alla Follia · 16/08/2026 · Lascia un commento

Per un nuovo modo di pensare responsabilitĆ  penale, cura e controllo

Dott. Andrea Michelazzi psichiatra, membro del direttivo  Associazione Diritti alla Follia

Il sistema penale italiano continua a fondare l’imputabilitĆ  sulla capacitĆ  di intendere e di volere, secondo una costruzione che risale al Codice Rocco. Questo modello ha avuto una propria coerenza storica, ma ha progressivamente favorito una centralitĆ  della diagnosi psichiatrica nell’accertamento delle condizioni soggettive della responsabilitĆ . Il problema non ĆØ che la psichiatria abbia formalmente sostituito il giudice: il giudizio sulla responsabilitĆ  resta giuridico. Il punto ĆØ piuttosto che una questione normativa – se e in quale misura sia possibile rimproverare una persona per il fatto commesso – tende spesso a essere ricostruita attraverso categorie prevalentemente cliniche.

Da qui nasce la proposta di assumere come nuovo oggetto dell’accertamento la Ā«capacitĆ  di colpaĀ». Non si tratta di una nuova diagnosi nĆ© di una semplice riformulazione della capacitĆ  di intendere e di volere. La domanda centrale cambia: non soltanto Ā«quale infermitĆ  era presente?Ā», ma Ā«in quale misura quella persona, in quelle concrete condizioni, era in grado di comprendere il significato normativo della propria condotta e di autodeterminarsi rispetto ad esso?Ā».

Una responsabilitĆ  graduabile

La capacitĆ  di colpa riguarda la concreta possibilitĆ  di muovere all’autore un rimprovero giuridico. A differenza dell’imputabilitĆ  tradizionale, collegata alla capacitĆ  di intendere e di volere, essa concentra l’attenzione sul rapporto tra la persona, la condotta e la norma violata. Comprendere il significato normativo non significa possedere una conoscenza tecnica del codice penale: significa poter cogliere il valore giuridico e sociale dell’azione e utilizzare la rappresentazione del dovere giuridico come effettivo criterio di orientamento della propria decisione.

Questa capacitĆ  non viene pensata come necessariamente dicotomica. Può essere piena, significativamente ridotta o annullata. L’annullamento esclude il rimprovero penale; una riduzione significativa comporta una corrispondente graduazione della responsabilitĆ . Disturbi psichiatrici, deficit neurocognitivi, dipendenze, alterazioni emotive, etĆ , condizioni sociali, culturali o relazionali possono incidere sull’autodeterminazione, ma nessuno di questi fattori determina automaticamente una diminuzione della responsabilitĆ . Ciò che conta ĆØ la loro concreta incidenza sulla possibilitĆ  di comprendere il significato normativo della condotta e di orientare le proprie scelte.

Più saperi, ma la decisione resta al giudice

Una simile valutazione non può essere affidata a una sola disciplina. Psichiatria, psicologia, neuroscienze, criminologia, sociologia, antropologia e servizio sociale possono offrire elementi conoscitivi differenti. L’équipe multidisciplinare ricostruisce le condizioni concrete nelle quali la decisione ĆØ maturata; non stabilisce però il grado di colpevolezza. Spetta esclusivamente al giudice attribuire significato giuridico a quegli elementi, determinare il grado della capacitĆ  di colpa e formulare il giudizio di rimproverabilitĆ .

Questa distinzione ĆØ decisiva anche per evitare un equivoco: superare il paradigma prevalentemente medico non significa marginalizzare la psichiatria. Significa ricondurla al proprio specifico ambito conoscitivo, evitando che una diagnosi diventi, da sola, criterio di responsabilitĆ . L’analisi clinica, psicologica e criminologica rimane inoltre essenziale nella fase esecutiva, quando occorre individuare il percorso più appropriato: terapeutico, riabilitativo, educativo, assistenziale oppure caratterizzato da supervisione e controllo.

Superare il doppio binario

La proposta investe quindi anche il sistema sanzionatorio. Nel modello tradizionale, alla distinzione tra imputabile e non imputabile corrisponde quella tra pena e misura di sicurezza. La capacitĆ  di colpa separa invece due problemi: da un lato la responsabilitĆ  per il fatto, dall’altro le modalitĆ  con cui la risposta dell’ordinamento deve essere eseguita. Il superamento del doppio binario non significa uniformare tutti i percorsi, ma assoggettarli a principi comuni di legalitĆ , proporzionalitĆ , individualizzazione, temporaneitĆ  ed extrema ratio.

Questa impostazione non riguarda soltanto la cosiddetta follia. La distinzione tra responsabilitƠ personale e modalitƠ esecutive dovrebbe valere per qualsiasi autore di reato, indipendentemente dalla presenza di una diagnosi. La cura deve essere scelta perchƩ risponde a un bisogno terapeutico; il controllo perchƩ ricorrono specifici presupposti giuridici; la pena perchƩ proporzionata al fatto e al grado di responsabilitƠ. Condizioni soggettive come disabilitƠ o dipendenza non possono, da sole, trasformarsi nel titolo per una maggiore restrizione della libertƠ.

Dalla ā€œpersona pericolosaā€ al rischio concreto di reiterazione

Un ulteriore passaggio riguarda la pericolositĆ  sociale. La tutela della collettivitĆ  resta un’esigenza essenziale, ma non dovrebbe dipendere dalla qualificazione complessiva di una persona come Ā«pericolosaĀ». La proposta ĆØ di ricondurre il rischio di reiterazione a comportamenti concreti e a indici normativamente tipizzati, verificati dal giudice nella loro attualitĆ  e periodicamente riesaminati. Tali indici avrebbero carattere indiziario, non potrebbero produrre presunzioni automatiche e non costituirebbero il fondamento della pena detentiva.

Essi rileverebbero, piuttosto, per l’eventuale applicazione di modalitĆ  esecutive caratterizzate da un livello più elevato di controllo. Nel modello proposto, queste ultime sarebbero circoscritte ai casi tassativamente previsti e, in particolare, ai reati contro la persona, evitando che la semplice reiterazione di reati patrimoniali o condotte legate alla marginalitĆ  o alla dipendenza possa condurre, proprio per la condizione soggettiva dell’autore, a un regime speciale ad elevato controllo.

Una prospettiva compatibile con i diritti

La capacitĆ  di colpa tenta, in definitiva, di tenere insieme esigenze che spesso vengono presentate come contrapposte: responsabilitĆ  personale e non discriminazione, tutela della collettivitĆ  e libertĆ  individuale, sapere scientifico e decisione giuridica. La CRPD non offre una teoria penalistica della responsabilitĆ , ma il suo paradigma di dignitĆ , autonomia e non discriminazione impone di interrogarsi criticamente sugli automatismi che collegano diagnosi, irresponsabilitĆ  e restrizione della libertĆ .

Il passaggio proposto è allora da una responsabilità costruita attorno a categorie soggettive a un giudizio individualizzato sulla concreta possibilità di comprendere la norma e autodeterminarsi; e, parallelamente, da una persona qualificata come pericolosa a condizioni concrete e attuali che, solo nei casi stabiliti dalla legge, possano giustificare specifiche forme di controllo. Non meno responsabilità, dunque, ma una responsabilità più rigorosamente personale; non meno tutela della collettività, ma una tutela sottoposta alle garanzie proprie dello Stato costituzionale di diritto.

Approfondimenti:

Riforma del Sistema Sanzionatorio Penale TrisDownload
La capacitĆ  di colpa come nuovo oggetto dell’accertamento della responsabilitĆ  penaleDownload
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