Per un nuovo modo di pensare responsabilitĆ penale, cura e controllo
Dott. Andrea Michelazzi psichiatra, membro del direttivo Associazione Diritti alla Follia
Il sistema penale italiano continua a fondare lāimputabilitĆ sulla capacitĆ di intendere e di volere, secondo una costruzione che risale al Codice Rocco. Questo modello ha avuto una propria coerenza storica, ma ha progressivamente favorito una centralitĆ della diagnosi psichiatrica nellāaccertamento delle condizioni soggettive della responsabilitĆ . Il problema non ĆØ che la psichiatria abbia formalmente sostituito il giudice: il giudizio sulla responsabilitĆ resta giuridico. Il punto ĆØ piuttosto che una questione normativa ā se e in quale misura sia possibile rimproverare una persona per il fatto commesso ā tende spesso a essere ricostruita attraverso categorie prevalentemente cliniche.
Da qui nasce la proposta di assumere come nuovo oggetto dellāaccertamento la Ā«capacitĆ di colpaĀ». Non si tratta di una nuova diagnosi nĆ© di una semplice riformulazione della capacitĆ di intendere e di volere. La domanda centrale cambia: non soltanto Ā«quale infermitĆ era presente?Ā», ma Ā«in quale misura quella persona, in quelle concrete condizioni, era in grado di comprendere il significato normativo della propria condotta e di autodeterminarsi rispetto ad esso?Ā».
Una responsabilitĆ graduabile
La capacitĆ di colpa riguarda la concreta possibilitĆ di muovere allāautore un rimprovero giuridico. A differenza dellāimputabilitĆ tradizionale, collegata alla capacitĆ di intendere e di volere, essa concentra lāattenzione sul rapporto tra la persona, la condotta e la norma violata. Comprendere il significato normativo non significa possedere una conoscenza tecnica del codice penale: significa poter cogliere il valore giuridico e sociale dellāazione e utilizzare la rappresentazione del dovere giuridico come effettivo criterio di orientamento della propria decisione.
Questa capacitĆ non viene pensata come necessariamente dicotomica. Può essere piena, significativamente ridotta o annullata. Lāannullamento esclude il rimprovero penale; una riduzione significativa comporta una corrispondente graduazione della responsabilitĆ . Disturbi psichiatrici, deficit neurocognitivi, dipendenze, alterazioni emotive, etĆ , condizioni sociali, culturali o relazionali possono incidere sullāautodeterminazione, ma nessuno di questi fattori determina automaticamente una diminuzione della responsabilitĆ . Ciò che conta ĆØ la loro concreta incidenza sulla possibilitĆ di comprendere il significato normativo della condotta e di orientare le proprie scelte.
Più saperi, ma la decisione resta al giudice
Una simile valutazione non può essere affidata a una sola disciplina. Psichiatria, psicologia, neuroscienze, criminologia, sociologia, antropologia e servizio sociale possono offrire elementi conoscitivi differenti. LāĆ©quipe multidisciplinare ricostruisce le condizioni concrete nelle quali la decisione ĆØ maturata; non stabilisce però il grado di colpevolezza. Spetta esclusivamente al giudice attribuire significato giuridico a quegli elementi, determinare il grado della capacitĆ di colpa e formulare il giudizio di rimproverabilitĆ .
Questa distinzione ĆØ decisiva anche per evitare un equivoco: superare il paradigma prevalentemente medico non significa marginalizzare la psichiatria. Significa ricondurla al proprio specifico ambito conoscitivo, evitando che una diagnosi diventi, da sola, criterio di responsabilitĆ . Lāanalisi clinica, psicologica e criminologica rimane inoltre essenziale nella fase esecutiva, quando occorre individuare il percorso più appropriato: terapeutico, riabilitativo, educativo, assistenziale oppure caratterizzato da supervisione e controllo.
Superare il doppio binario
La proposta investe quindi anche il sistema sanzionatorio. Nel modello tradizionale, alla distinzione tra imputabile e non imputabile corrisponde quella tra pena e misura di sicurezza. La capacitĆ di colpa separa invece due problemi: da un lato la responsabilitĆ per il fatto, dallāaltro le modalitĆ con cui la risposta dellāordinamento deve essere eseguita. Il superamento del doppio binario non significa uniformare tutti i percorsi, ma assoggettarli a principi comuni di legalitĆ , proporzionalitĆ , individualizzazione, temporaneitĆ ed extrema ratio.
Questa impostazione non riguarda soltanto la cosiddetta follia. La distinzione tra responsabilità personale e modalità esecutive dovrebbe valere per qualsiasi autore di reato, indipendentemente dalla presenza di una diagnosi. La cura deve essere scelta perché risponde a un bisogno terapeutico; il controllo perché ricorrono specifici presupposti giuridici; la pena perché proporzionata al fatto e al grado di responsabilità . Condizioni soggettive come disabilità o dipendenza non possono, da sole, trasformarsi nel titolo per una maggiore restrizione della libertà .
Dalla āpersona pericolosaā al rischio concreto di reiterazione
Un ulteriore passaggio riguarda la pericolositĆ sociale. La tutela della collettivitĆ resta unāesigenza essenziale, ma non dovrebbe dipendere dalla qualificazione complessiva di una persona come Ā«pericolosaĀ». La proposta ĆØ di ricondurre il rischio di reiterazione a comportamenti concreti e a indici normativamente tipizzati, verificati dal giudice nella loro attualitĆ e periodicamente riesaminati. Tali indici avrebbero carattere indiziario, non potrebbero produrre presunzioni automatiche e non costituirebbero il fondamento della pena detentiva.
Essi rileverebbero, piuttosto, per lāeventuale applicazione di modalitĆ esecutive caratterizzate da un livello più elevato di controllo. Nel modello proposto, queste ultime sarebbero circoscritte ai casi tassativamente previsti e, in particolare, ai reati contro la persona, evitando che la semplice reiterazione di reati patrimoniali o condotte legate alla marginalitĆ o alla dipendenza possa condurre, proprio per la condizione soggettiva dellāautore, a un regime speciale ad elevato controllo.
Una prospettiva compatibile con i diritti
La capacitĆ di colpa tenta, in definitiva, di tenere insieme esigenze che spesso vengono presentate come contrapposte: responsabilitĆ personale e non discriminazione, tutela della collettivitĆ e libertĆ individuale, sapere scientifico e decisione giuridica. La CRPD non offre una teoria penalistica della responsabilitĆ , ma il suo paradigma di dignitĆ , autonomia e non discriminazione impone di interrogarsi criticamente sugli automatismi che collegano diagnosi, irresponsabilitĆ e restrizione della libertĆ .
Il passaggio proposto è allora da una responsabilità costruita attorno a categorie soggettive a un giudizio individualizzato sulla concreta possibilità di comprendere la norma e autodeterminarsi; e, parallelamente, da una persona qualificata come pericolosa a condizioni concrete e attuali che, solo nei casi stabiliti dalla legge, possano giustificare specifiche forme di controllo. Non meno responsabilità , dunque, ma una responsabilità più rigorosamente personale; non meno tutela della collettività , ma una tutela sottoposta alle garanzie proprie dello Stato costituzionale di diritto.
Approfondimenti: