Decisioni prese per amore, cura o controllo?
Una frase che rassicura chi decide, silenzia chi subisce e scompare dietro le buone intenzioni.

Disegnino di Federico – Un ricordo di famiglia: la purezza del bene secondo un bambino, spontaneo e senza filtri. Negli ex bambini ā gli adulti ā invece, il ābeneā spesso si trasforma in ricatto, ambiguitĆ e imposizione.
Di Susanna Brunelli
āPer il tuo beneā. Quante volte lāabbiamo sentito? Parole che dovrebbero rassicurare, ma che spesso soffocano chi le subisce. In psichiatria, tra medici, familiari e operatori, queste tre parole diventano un mantra: sembrano spiegare tutto, ma in realtĆ nascondono controllo, imposizione e decisioni imposte dallāalto, senza ascoltare chi sta davvero vivendo lāesperienza.
In questo articolo condivido il mio punto di vista: quello di chi ha vissuto tutto dallāinterno, come ex paziente e come ESP ā Esperta in Supporto tra Pari. Racconto perchĆ© il bene non può essere imposto, come la responsabilitĆ viene spesso spostata dal sistema sulla persona, e perchĆ© imparare a riconoscere, comunicare e costruire il proprio bene ĆØ un percorso fondamentale e trasformativo.
Chi decide per te?
- I familiari agiscono per il suo bene
- I medici decidono per il suo bene
- Gli operatori ā infermieri, TERP, educatori ā intervengono per il suo bene
- Gli amministratori di sostegno amministrano per il suo bene
- I giuristi legittimano per il suo bene
- Il TSO viene disposto per il suo bene
- I farmaci vengono somministrati per il suo bene
E il diretto interessato?
Spesso asseconda.
Non perchĆ© sia dāaccordo, ma perchĆ© si adegua al sistema.
Così facendo, però, non persegue il proprio bene, bensì quello che altri hanno deciso al posto suo.
Quando una persona non viene messa nelle condizioni di conoscere sĆ© stessa, di riconoscere i propri bisogni, di dare un nome ā non una diagnosi o unāetichetta ā a ciò che sente e di comunicarlo, quel ābeneā rischia di trasformarsi nel suo contrario.
Il bene imposto
Il bene imposto, non negoziato, non ascoltato, non condiviso, può diventare una forma di violenza.
- Anche quando ĆØ legittimata
- Anche quando ĆØ protocollata
- Anche quando ĆØ animata dalle migliori intenzioni
La domanda allora non è più: di chi è questo bene, e chi ha il diritto di definirlo?
Ecco che il ābeneā diventa una parola vuota, usata da tutti tranne che da chi la subisce.
Una vera e propria espropriazione del soggetto.
Dove stanno il consenso, lāautodeterminazione, la voce dellāutente?
Dove si colloca il paziente rispetto a tutto questo?
Dietro? Di lato? Davanti? Sopra? Sotto�
La mia posizione
Io, personalmente, mi posiziono di fronte
Voglio il confronto
Pretendo il confronto
Scelgo di rompere schemi e condizionamenti ben precisi, proposti o imposti sempre in nome del āmio beneā.
Un bene giustificato e truccato da un buonismo che silenzia il grido di chi si sente in gabbia, chiude le discussioni, evita il conflitto e non ascolta il dissenso.
Un bene che non ammette replica.
E se qualcosa va storto?Ā
Se succede qualcosa?
La responsabilitĆ ricade sempre sulla persona:
- chi ānon ha collaboratoā
- chi ānon era consapevoleā
- chi ānon era aderente alle cureā
Intanto il sistema si protegge: farmaci somministrati per silenziare e dimostrare che si sta facendo qualcosa.
Ā Il bene vero
Ma il bene non ĆØ un decreto.
Il bene ĆØ un processo, interno ed esterno, che riguarda la persona direttamente coinvolta e il suo contesto relazionale.
āChi vuole sperare in una guarigione deve passare attraverso la de – prescrizione delle imposizioni esterne, inclusi farmaci e protocolli imposti, e allo stesso tempo affrontare il proprio personale inferno per elaborare e risolvere il trauma.ā (Cit. Giovanni āSurvivorā)
Ć qualcosa che si costruisce, con libertĆ e volontĆ di scelta, che si programma e si decide insieme, nel rispetto dei tempi e delle risorse a disposizione.
Anche con la possibilitĆ di errore.
Ā āIl bene se non ĆØ imposto. Allora diventa davvero tuo.ā
