“ITALIA, 2026: Psichiatria, Tribunali e limitazioni della libertà, dell’autodeterminazione e dei diritti della persona”
Il 10 ottobre 2026, Giornata mondiale della salute mentale, Diritti alla Follia presenterà pubblicamente Il Diritto Fragile, il Dossier che raccoglie una parte delle testimonianze e delle esperienze arrivate all’Associazione nel corso della propria attività e le mette in relazione con il quadro dei diritti e delle garanzie che dovrebbero tutelare le persone sottoposte a forme di coercizione o di limitazione della libertà. Sarà una presentazione pubblica, ma non una celebrazione.
Il Dossier nasce infatti da una domanda molto semplice: che cosa accade quando, accanto alla narrazione istituzionale e professionale della psichiatria, vengono ascoltate le persone che quelle pratiche le hanno vissute direttamente?
Le loro parole raccontano esperienze diverse: TSO, ricoveri psichiatrici, contenzione, trattamenti farmacologici non consensuali, misure di sicurezza, strutture residenziali, amministrazione di sostegno, procedimenti giudiziari e percorsi nei quali la possibilità di decidere, dissentire, uscire da una struttura o riappropriarsi della propria vita è stata vissuta come fortemente limitata. Non sono tutte storie uguali e non vengono presentate come tali.
Il Dossier non pretende di trasformare le testimonianze individuali in statistiche, né di stabilire automaticamente che ogni vicenda raccontata costituisca una violazione di legge o dei diritti umani. Le testimonianze sono esperienze personali, raccolte e presentate come tali. La scelta di presentare il Dossier il 10 ottobre non è casuale.
Per il 2026 l’Organizzazione mondiale della sanità ha scelto come tema della Giornata mondiale della salute mentale “Lived experiences heard: real voices, real change”, sottolineando il valore delle esperienze vissute e la necessità che le persone direttamente interessate non siano semplicemente chiamate a raccontare le proprie storie, ma possano contribuire concretamente alle decisioni che riguardano la loro vita, i servizi e le politiche. Ed è proprio qui che incontriamo anche la retorica della Giornata mondiale della salute mentale.
Perché ascoltare le persone, celebrare le loro “voci” e parlare di partecipazione ha senso soltanto se quelle voci possono realmente mettere in discussione ciò che esiste e contribuire a cambiarlo. Altrimenti il rischio è che l’esperienza vissuta venga trasformata in una testimonianza da ascoltare per un giorno, mentre le decisioni continuano a essere prese altrove e da altri. È proprio da questa contraddizione che vogliamo partire.
Ascoltare una testimonianza non significa soltanto darle uno spazio. Significa chiedersi che cosa quella testimonianza mette in discussione, quali meccanismi rende visibili, quali diritti chiama in causa e quali domande pone alle istituzioni, ai professionisti, alla società e alle stesse persone che lavorano nei servizi.
Il nostro Dossier prova a fare questo: non parlare delle persone senza le persone, ma partire dalle loro esperienze per interrogare il sistema nel quale quelle esperienze si sono prodotte.
Nel dibattito pubblico sulla psichiatria, molto spesso la voce delle persone direttamente interessate rimane sullo sfondo. Si parla di diagnosi, trattamenti, servizi, protocolli, sicurezza, presa in carico. Si parla di ciò che dovrebbe essere fatto per una persona. Più raramente ci si ferma a chiedere che cosa abbia significato per quella persona vivere un TSO, essere contenuta, ricevere un trattamento contro la propria volontà, essere sottoposta a una misura di sicurezza, entrare in una struttura dalla quale non era possibile allontanarsi liberamente o vedere altri decidere al proprio posto. Il Dossier prova a spostare il punto di osservazione. Non per sostituire una narrazione con un’altra narrazione dominante, ma per aggiungere alla discussione ciò che troppo spesso manca: le esperienze di chi quelle decisioni le ha subite o vissute direttamente. È una forma di contro-informazione, nel senso di mettere a disposizione informazioni, testimonianze e questioni che normalmente faticano a trovare spazio nel racconto pubblico.
Il Dossier non si limita però alla raccolta delle storie. Le testimonianze sono accompagnate da un’analisi delle questioni giuridiche e dei diritti fondamentali che entrano in gioco: libertà personale, autodeterminazione, consenso, capacità giuridica, garanzie giudiziarie, diritto all’informazione, possibilità di contestare una misura, condizioni di privazione della libertà e divieto di trattamenti inumani o degradanti.
Il lavoro mette in relazione queste questioni con la Costituzione italiana, la Convenzione europea dei diritti dell’uomo, la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, gli standard internazionali in materia di diritti umani e quelli elaborati dal Comitato europeo per la prevenzione della tortura (CPT).
Da questo percorso nasce anche la parte dedicata alle proposte di riforma elaborate da Diritti alla Follia, riguardanti il TSO, l’amministrazione di sostegno e le misure di sicurezza per le persone non imputabili.
Il Dossier è stato trasmesso, prima della sua presentazione pubblica, a diversi organismi istituzionali nazionali e internazionali affinché le esperienze raccolte possano essere conosciute anche da chi ha responsabilità di monitoraggio, tutela e promozione dei diritti.
Il webinar del 10 ottobre
La presentazione pubblica si svolgerà sabato 10 ottobre con un webinar della durata di circa un’ora e mezza. L’incontro sarà registrato e trasmesso in differita alle ore 20.30 sulla nostra pagina Facebook. Sarà dedicato alla presentazione del Dossier, alle ragioni che hanno portato alla sua realizzazione e soprattutto alle testimonianze e alle questioni che emergono dalla loro lettura.
La presentazione del 10 ottobre non sarà un punto di arrivo. Il Dossier vuole essere uno strumento per aprire ulteriori occasioni di confronto, online e in presenza, con persone direttamente interessate, professionisti, associazioni, ricercatori e istituzioni.
Occorre metterle in relazione con le norme, con le pratiche, con le responsabilità e con le domande che pongono. E soprattutto occorre evitare che le esperienze vissute rimangano confinate alla dimensione della storia personale.
È in questo spazio che vogliamo collocare il Dossier Il Diritto Fragile: non come una celebrazione, ma come uno strumento per ascoltare, documentare, interrogare e aprire un confronto.
Il Dossier
IL DIRITTO FRAGILE
Italia, 2026: Psichiatria, Tribunali e limitazioni della libertà, dell’autodeterminazione e dei diritti della persona
Dossier a cura dell’Associazione Diritti alla Follia
In allegato:
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