Filomena era unāanziana assistita tanti anni fa dalla ComunitĆ di SantāEgidio. Aveva lunghi capelli fino alle ginocchia. Il suo orgoglio. I figli, contro il parere della ComunitĆ , la misero in un istituto. Appena entrata le tagliarono i capelli. Il giorno dopo Filomena morƬ.
Lo racconta Monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia della Vita, intervistato dallāassociazione radicale āDiritti alla Folliaā nellāambito della rubrica āIl Diritto Fragileā. Ā Paglia ha steso, con lāapposita Commissione da lui presieduta, la āCarta dei diritti degli anzianiā. Un lavoro durato due anni, da cui ĆØ nato il disegno di una legge delega, approvato dal Parlamento: la legge 33 del 2023, intitolata āUn nuovo patto tra generazioniā, i cui decreti attuativi si avranno a gennaio.
āProprio dalla storia di Filomena ā spiega il Monsignore ā decidemmo che questi istituti avrebbero dovuto cessare di esistere. Gli anziani devono rimanere a casa, accuditi dalle famiglie, ma anche dalla comunitĆ , da tutto il quartiere, da tutti coloro a loro legati. Il nemico più grande della vecchiaia ĆØ culturale, pensiamo sia uno scartoā.
āMa ormaiā, afferma Michele Capano, presidente di āDiritti alla Folliaā, āalla comunitĆ , alla parrocchia, alle relazioni, alla famiglia si ĆØ sostituita, per molti anziani, unāamministrazione di sostegno, i giudici e i tribunali. Che ne pensa, Monsignor Paglia?ā.
Monsignor Paglia: āLa legge non supplisce allāamore, alla pietĆ ā.
Incalza Barbara Pavarotti, giornalista e attivista dei diritti degli anziani: ā Non si sta esagerando con gli anziani sottoposti ad amministrazione di sostegno? Ogni volta che un anziano viene trascinato in tribunale ĆØ una sconfitta. Cosa possiamo fare per fermare questo scempio? Come può un giudice decidere per una persona che a volte nemmeno conosce e che si fida solo del filtro dellāamministratore di sostegno?ā.
Monsignor Paglia: āSono convinto che ĆØ il momento di mettere mano a tutta la riorganizzazione dellāassistenza, compresa questa legge (ndr. la legge n. 6 del 2004, quella che ha istituito la figura dellā amministratore di sostegno). Ma cāĆØ bisogno di un disegno che metta in questione anche le Rsa come unica risposta a un anziano con problemi. Per 280.000 ricoverati in Rsa si spendono 12 miliardi allāanno. Per due milioni e 700.000 anziani in casa nemmeno due miliardi. Stanno sorgendo a migliaia Rsa non autorizzate, che tolgono agli anziani la pensione per la retta, magari li sedano e guadagnano in maniera crudele. Mentre per gli anziani e i malati di alzheimer i punti di riferimento sono cruciali. Noi diciamo alle Rsa di trasformarsi: assistenza domiciliare, centri diurni, cohousingā.
Pavarotti: āUn giudice ha detto: tutte le persone con demenza devono avere un adsĀ (ndr. acronimo di amministratore di sostegno). Possiamo dire che gli anziani non debbono avere una figura cosƬ pesantemente sostitutiva dei loro diritti?ā
Monsignor Paglia: āRitengo assolutamente inesatto, inadeguato e impossibile che sia lāamministratore di sostegno lāunico che si debba prendere cura di un anziano. Questa deve essere unāindicazione quando tutto il resto ĆØ impossibile. Non possiamo affidare la vecchiaia a una norma giuridica. Noi anziani abbiamo bisogno di amore, non di un ads. Abbiamo bisogno di sostegno affettivo. Dal medico, dallāassistente sociale, dallāamico, dal familiare deve nascere una nuova alleanza. Va riformata questa legge, non cāĆØ dubbio. Ma dobbiamo suonare tutti i tasti del pianoforte: tutti si devono sentire responsabili dei nostri anzianiā.
Pavarotti: āNon un giudice però in questa alleanza, per piacereā.
Monsignor Paglia: āSono dāaccordo con lei. Dietro queste vostre sollecitazioni sarĆ mia cura creare una situazione nella quale poter esporre con un gruppo di magistrati queste riflessioni. Con alcuni di loro ho anche parlato di questo, ma non cāĆØ dubbio che ĆØ utile, allāinterno di una riscrittura dellāassistenza generale, affrontare anche questa tematica.
Il Ā quarto Comandamento ā che noi abbiamo ridotto ai bambini che devono ubbidire ai genitori ā in realtĆ riguarda gli adulti che non debbono mettere i loro anziani nei cronicari. Anche quando perdono il senno devono onorarliā.
Pavarotti: āLei lo vorrebbe per sĆ© un amministratore di sostegno?ā.
Monsignor Paglia: āMa col cavolo…ā.
Pavarotti: āMa allora perchĆ© bisogna infliggerlo agli altri?ā.
Monsignor Paglia: āCercherò di creare delle condizioni per riflettere in maniera attenta su questa tematica, proprio perchĆ© ho avuto esperienza diretta del dramma i tanti anziani. Vogliamo una nuova affezione per gli anziani, non soggetti che devono essere regolamentati con le carte. CāĆØ prima una condizione di affetto che non può decadere. Ecco perchĆ© sono convinto che questa battaglia di dare dignitĆ agli anziani sia una battaglia di altissima civiltĆ . Lāho detto anche alla premier Meloni: lāItalia, essendo il primo paese europeo per vecchiaia, ha il diritto morale di dire a tutta Europa che gli anziani devono essere onorati. Io non cesserò di ricordarlo e di far sƬ che si dica: lāItalia ĆØ un paese dove si invecchia beneā.
Pavarotti: āE i giudici fuori dalla porta, grazieā¦ā.
Monsignor Paglia: āNoi ai giudici, quando diventeranno anziani, gli daremo affetto, non lāamministrazione di sostegno. Noi anziani abbiamo una condizione di fragilitĆ , ma, se condivisa, diventa una forza, non una debolezza. Ecco perchĆ© cāĆØ bisogno di tessere unāalleanza fra tutti noi fragili e amici del fragile. E la collocazione in cronicari non dovrĆ più essere lāunica risposta alla fragilitĆ ā.
Monsignor Paglia, a 78 anni, ha lāenergia e la grinta di un ventenne. Il suo ultimo libro si intitola āLāetĆ da inventareā. La vecchiaia, appunto. Tutta da reinventare e riformulare perchĆ© non sia lāetĆ del castigo.
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