Una proposta che viene dalla Svezia: l’Ombudsman Personale (OP) un ottimo modello da cui prendere esempio

DalĀ 1995, la PO-SkĆ„ne , unāorganizzazione non governativa (ONG) con sede nella provincia svedese di SkĆ„ne,Ā attua convenzioni con i comuni e nelle aree rurali per fornire un servizio attraverso delle figure professionali denominateĀ OmbudsmanĀ Personali, deiĀ supporter, impiegate esclusivamente su richiesta Ā degli utenti psichiatrici, iĀ clienti.
Premesso che in Svezia il sistema giuridico relativo alla TutelaĀ prevede poteri parziali in capo al Tutore il quale decide solo su questioni patrimoniali, lāOmbudsman Personale (OP) identifica le esigenze di assistenza dei clienti e garantisce che ricevano lāaiuto di cui hanno bisogno. Non esiste una legge specifica a riguardo, lāOP rappresenta una valida alternativa alla figura del Tutore (chi ha un OP non necessita di un Tutore e la gestione del danaro avviene in autonomia), infatti attualmente in Svezia questo servizio ĆØ stato adottato in tantissimi Comuni. La maggior parte degli utenti/clienti che negli anni hanno usufruito di questo servizio (gratuito per gli utenti) hanno ridotto, se non azzerato, i ricoveri, le istituzionalizzazioni, il ricorso alla psichiatria in generale.
SkĆ„ne ĆØ la provincia più a sud della Svezia, ha circa un milione e centomila abitanti. PO-SkĆ„ne ĆØ una ONG gestita da utenti, ex utenti, sopravvissuti alla psichiatria e da unāassociazione di familiari.
Il sistema con Ombudsman Personale (OP) in favore di utenti psichiatrici ĆØ unāinnovazione svedese sviluppatasi in seguito alla riforma psichiatrica del 1995.
Uno dei compiti più importanti di un OP è quello di aiutare i suoi clienti ad assumere il controllo della propria vita .
Un altro ĆØ quello di richiedere alle autoritĆ pubbliche , lāaiuto e il servizio a cui hanno diritto i clienti.
Gli OP non hanno alcuna responsabilitĆ sanitaria nĆØ prendono decisioni come farebbe unā autoritĆ , essi lavorano per rappresentare il cliente.
Sebbene gli OP siano di solito impiegati formalmente dal Comune, lāattivitĆ ĆØ distinta da quella dei servizi sociali .
I contratti con i Comuni durano generalmente due anni. Alcuni vengono rinnovati automaticamente, altri devono essere negoziati per un nuovo periodo. Gli OP lavorano a tempo pieno e sono pagati dalla PO-SkƄne; a sua volta, il Comune paga PO-SkƄne, in base alla convenzione, una somma che copre gli stipendi degli OP, le spese, la formazione e le spese generali.
Chi ĆØ lāOP ?
Un OP ĆØ un professionista altamente qualificato che lavora al 100% ed esclusivamente su commissione dellāutente/cliente. LāOP non ha alcun legame nĆ© con la psichiatria, nĆ© con i servizi sociali o altre autoritĆ , nĆ© tantomeno con i familiari del paziente stesso o il suo entourage (a meno che non sia il cliente a volerlo).
LāOP fa soltanto ciò che il cliente vuole che lui faccia.
PoichĆ© può occorrere molto tempo, a volte anche molti mesi, prima che il cliente sappia o voglia esprimere quale tipo di aiuto desideri, lāOP deve saper aspettare, anche se molte questioni possono apparire caotiche e disastrate.
Ciò significa che un OP deve impegnarsi per lungo tempo per i suoi clienti, di solito per molti anni. Questa ĆØ una condizione necessaria per sviluppare una relazione di fiducia e per poter entrare nellāambito di questioni più essenziali.
Eā lāesatto opposto di quanto solitamente avviene nei servizi tradizionali dove il paziente psichiatrico viene inviato da una persona allāaltra per tutto il tempo e, a volte, non ottiene assolutamente alcun aiuto.
In alcune zone della Svezia gli OP sono assunti direttamente dal Comune, ma ciò causa molti problemi e conflitti dāinteresse e rende impossibile allāOP il contatto con gli utenti psichiatrici che sono sospettosi e ostili verso i rappresentanti delle autoritĆ .
Lāorganizzazione del servizio ĆØ totalmente controllata dagli utenti membri della PO-Skane e gli OP lavorano seguendo le linee guida degli utenti.
Alcune di queste linee guida sono:
- LāOP lavora per quaranta ore settimanali secondo uno schema flessibile che adegua in relazione ai desideri dei suoi clienti, lāOP non lavora soltanto in orario dāufficio come avviene nella maggior parte degli altri servizi. La settimana dellāOP ha sette giorni e ogni giorno ha 24 ore. LāOP deve essere preparato a lavorare anche in queste fasce orarie perchĆ© i problemi dei clienti possono presentarsi a qualsiasi ora.
- LāOP non ha alcun ufficio, perchĆØ āufficio ĆØ potereā. Egli lavora da casa propria con lāaiuto del telefono e di internet incontrando i suoi clienti nel loro domicilio o fuori.
- LāOP lavora fondamentalmente secondo un modello relazionale.
Dal momento che molti clienti per diversi motivi sono molto sospettosi, ostili, o difficili da raggiungere, lāOP deve uscire e incontrarli nei luoghi che sono soliti frequentare e deve cercare di raggiungerli gradualmente attraverso vari passi:
- Realizzazione del contatto 2. Sviluppo della comunicazione, 3. Costruzione di una relazione 4. Inizio del dialogo 5. Programmazione di alcuni impegni.
La realizzazione di ognuno di questi passi può richiedere molto tempo. Entrare in contatto a volte può richiedere alcuni mesi.
- Per ottenere un OP attraverso la PO-SkĆ„ne non occorre alcuna procedura formale. Dopo che si ĆØ stabilita una relazione lāOP chiede semplicemente āMi vuoi come tuo OP ?ā, se la risposta ĆØ affermativa il tutto viene sistemato.
- LāOP dovrebbe essere capace di supportare il cliente in ogni tipo di situazione. Le prioritĆ del cliente spesso non sono le stesse che possono avere le autoritĆ o i familiari. Le prioritĆ dei clienti di solito non sono una casa o unāoccupazione, ma questioni esistenziali (perchĆ© dovrei vivere? PerchĆ© la mia vita ĆØ diventata la vita di un paziente psichiatrico? Ho qualche speranza che le cose cambino?), la propria sessualitĆ e i problemi con i familiari. Un OP deve essere capace di concedere molto tempo al dialogo con il cliente anche su questo tipo di questioni e non solo su quelle āpraticheā.
- Un OP deve essere ben preparato per tutelare in concreto i diritti dei clienti di fronte alle autorità o di fronte al tribunale. Tutti gli OP della PO-SkÄne hanno qualche titolo accademico universitario o qualche altro tipo di formazione similare. La maggior parte di loro ha il diploma di assistente sociale, altri hanno studiato legge o hanno alle spalle altre specializzazioni nel campo dei diritti umani.
- Il cliente ha il diritto allāanonimato. La PO-SkĆ„ne riceve fondi dai Comuni per il servizio offerto, ma nel contratto cāĆØ scritto chiaramente che lāOP può rifiutarsi di dire il nome dei suoi clienti al Comune.
Il servizio ĆØ finanziato per 2/3 dallo Stato e per 1/3 dai Comuni.
Ć stata condotta una ricerca per valutare i risultati del sistema degli OP. Sono emersi aspetti estremamente positivi, sia sotto il profilo del recupero personale, sia sotto il profilo economico. In certi casi la situazione ĆØ talmente migliorata dal punto di vista individuale che, non solo sono diminuite le spese assistenziali, ma si ĆØ passati dal ciclo assistenziale a quello produttivo. Il parlamento svedese ha deciso quindi di estendere a tutta la Svezia il nuovo sistema.
Maths Jesperson ĆØ stato il promotore della PO-Skane , qui di seguito ce ne parla nel dettaglio :
āIl servizio dellāOmbudsman Personale ĆØ diventato famoso in tutto il mondo, specialmente in relazione alla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilitĆ (CRPD). Esso ĆØ iniziato 10 anni prima dellāentrata in vigore della Convenzione ONU, in un altro contesto, cioĆØ quello dellāesperienza di noi utenti e sopravvissuti alla psichiatria, e dalle nostre idee relative al sostegno di cui sappiamo di aver bisogno in determinate situazioni .
Nel gennaio 2006 ho presentato PO-SkƄne nel Quartier Generale delle Nazioni Unite a New York.
Dato che lāombudsman personale ĆØ un esempio concreto di āsupporto al processo decisionaleā, attualmente cāĆØ un grande interesse per questo modello e molti paesi stanno considerando la possibilitĆ di abolire i loro vecchi sistemi di Tutela.
Quando abbiamo iniziato il nostro servizio nel 1995, avevamo solo due OP, io ero direttore del progetto che ĆØ stato lāunico, nellāambito della riforma psichiatrica del 1995, che ha avuto successo. Ciò ha portato nel 2000 alla decisione del Parlamento svedese di sostenere lāinserimento del servizio con gli OP in tutto il paese ā .
Attualmente il servizio con OP ĆØ stato introdotto anche in Norvegia (Oslo), in Perù e con grande successo anche in Israele, dove da anni si ĆØ addirittura modificata la normativa nazionale : per tutte le disabilitĆ , prima si prova il sostegno con lāOP e solo nel caso non funzioni, si sostituisce con il Tutore.
L’ombudsman personale ĆØ un modello di supporter che proponiamo in ambito amministrazione di sostegno.
SCOPRI I CONTENUTI DELLA CAMPAGNA SULL’AMMINISTRAZIONE DI SOSTEGNO IDEATA DALL’ASSOCIAZIONE DIRITTI ALLA FOLLIA
La cura nelle CRA/RSA dopo i 65 anni.
Iniziativa webinar de LIBRO VERDE dell’emergenza Covid19. Nel corso della live, ospite Avv. Michele Capano dell’associazione Diritti alla follia (alla timeline 1 ora e 26 minuti del video)
La cura nelle CRA e RSA dopo i 65 anni
Intervengono:
Presentazione Manuela Tonini – Presidente Comitato Libro Verde
- Dott. Andrea Fabbo ( Direttore geriatria, disturbi cognitivi e demenze AUSL Modena).
- Laura Valsecchi (Medicina Democratica) “L’impegno dei comitati di familiari e delle associazioni: Obiettivi e proposte.
- “Alberto Mezzadri (Coordinatore comunitĆ malati psichiatrici) “Le comunitĆ psichiatriche ai tempi del covid.”
- Domenico Sgromo ( Coordinatore CRA/RSA) “Prendersi cura della persona con malattia psichiatrica in CRA/RSA”
- Antonio Burattini ( Comitato ANCHISE) ” Quale futuro per le CRA/RSA/RSD”
- Stefania Zatti ( Fisioterapista psicomotricista Associazione RSA- Aperte) “Il progetto di vita: dal Corpo alla Cura”
- Avv. Michele Capano (Associazione Diritti alla Follia) “Il Diritto al domicilio dei pazienti psichiatrici anziani”Nazzareno Festuccia ( USB – Pensionati) “Recovery Plan. Nessuna parola per CRA/RSA/RSD”
Intervento di Alessandro Negroni sul T.S.O. illegittimo al 18enne di Fano
Comunicato stampa associazione “Diritti alla follia”: 100 firme per la nomina del garante regione Sardegna

SUBITO LA NOMINA DEL GARANTE REGIONALE DELLE PERSONE SOTTOPOSTE A MISURE RESTRITTIVE DELLA LIBERTĆ PERSONALE. LA SARDEGNA SI MOBILITA CON UNA PETIZIONE AL CONSIGLIO REGIONALE.
LāAssociazione Radicale “Diritti alla Follia” ĆØ impegnata sul fronte della tutela e della promozione dei diritti fondamentali delle persone sottoposte a varie forme di coercizione in ambito psichiatrico, ai cosiddetti “istituti di protezione” dellāindividuo (tutela, curatela, amministrazione di sostegno) e alle misure di sicurezza per i soggetti “non imputabili”.
Sin dalla sua costituzione si ĆØ impegnata per la nomina del Garante Regionale delle persone sottoposte a misure restrittive della libertĆ personale in Sardegna.
Il 7 febbraio 2011 il Consiglio regionale della Sardegna ha approvato la LR la Legge Regionale n° 7 sul “Sistema integrato di interventi a favore dei soggetti sottoposti a provvedimenti dell’autoritĆ giudiziaria e istituzione del Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertĆ personale”, una legge importante, innovativa e di grande visione, che tuttavia non ha mai trovato attuazione.
Uno dei punti cardine della legge ĆØ l’istituzione del Garante regionale delle persone sottoposte a misure restrittive della libertĆ personale. Una figura di garanzia e tutela fondamentale, che anticipò di oltre due anni il Decreto Legge 23 dicembre 2013 n° 146, convertito con modificazioni dalla Legge 10/2014 di istituzione del Garante Nazionale.
Il Garante Regionale non ĆØ mai stato nominato.
Il Garante deve essere nominato dal Consiglio Regionale a maggioranza qualificata e ha compiti rilevanti di tutela e garanzia della corretta applicazione degli istituti che a qualunque titolo incidono sulla restrizione della libertà personale. La Sardegna non vi può rinunciare.
In più occasioni il Garante Nazionale ha auspicato la sua nomina da parte del Consiglio Regionale, cosƬ come disposto dalla Legge regionale 7/2011, come del resto si legge nel rapporto del Garante Nazionale redatto in occasione della sua ultima visita ispettiva del 2019, pubblicato nel sito istituzionale. L’Associazione Diritti alla Follia chiede che il Consiglio Regionale proceda immediatamente alla nomina del Garante, per questo ha proposto una petizione che alleghiamo al presente comunicato.
L’obiettivo ĆØ raccogliere 100 adesioni in un mese, depositare la petizione e presidiare il Consiglio Regionale affinchĆ© la mozione sia portata in discussione in aula, cosƬ come previsto dall’art. 104 del regolamento del Consiglio Regionale. Se cosƬ non fosse, dovranno esserne spiegate le ragioni.
Il modulo della petizione per la raccolta firme ĆØ raggiungibile al link cliccando sul bottone qui di seguito:
Ciascuno di noi può farsi promotore della raccolta di firme, ricordando che la petizione potrà essere sottoscritta solo dai residenti nella regione Sardegna.
Per eventuali informazioni si può fare riferimento, oltre alla mail dell’associazione, ai contatti indicati di seguito:
Cristina Paderi
Segretaria Associazione Diritti alla Follia
Contatti
Cristina Paderi 3462378960
Michele Capano 3887942692
Nicola Carboni 3293604665