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Diritti alla follia

Associazione impegnata sul fronte della tutela e della promozione dei diritti fondamentali delle persone in ambito psichiatrico e giuridico.

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Diritti alla Follia

‘Diritti alla Follia’ incontra la corsa “al passo del più lento” nella nuova rubrica “Fuori Controllo”

Diritti alla Follia · 09/09/2025 · Lascia un commento

Di L.E.

L’associazione ‘Diritti alla Follia’ ha da poco inaugurato una nuova rubrica, che si aggiunge alla programmazione già trasmessa settimanalmente attraverso i consueti canali Facebook e YouTube, dal titolo “Fuori Controllo: pratiche di promozione sociale”: una rassegna che “non chiede permesso e non ricerca approvazione”. In essa si darà spazio a voci, azioni e idee fuori dai canoni prestabiliti, per guardare e concepire la realtà in modo ogni volta differente.

Nella prima puntata, (in fondo all’articolo è possibile reperire il link) condotta da Cristina Paderi, abbiamo intervistato Manfredi Giovanni Seu e Stefano “Stewie” Meleddu, i due fondatori del movimento SunCity Run Club. Si tratta di una community sportiva giovane e dinamica, con sede a Cagliari, che usa la corsa come strumento di socializzazione, salute e divertimento, coinvolgendo persone di ogni età e livello di esperienza, e in cui vige un’unica regola: andare al passo del più lento.  L’iniziativa, che si svolge per le strade di Cagliari e dintorni, a cadenza settimanale, sta riscuotendo grande partecipazione tra gli abitanti del comune sardo e successo sui social, come testimoniano le migliaia di followers e le numerose interazioni che il SunCity vanta sui propri profili Instagram e Tik Tok. 

Gli aspetti di questa iniziativa che hanno suscitato il nostro interesse, perché in qualche modo richiamano alcuni dei principi che ‘Diritti alla Follia’ è impegnata a promuovere, sono l’approccio all’insegna dell’inclusività e il perseguimento di pratiche di benessere e socialità spontanea: le sessioni di corsa sono aperte a tutti coloro che desiderano partecipare, siano essi principianti o appassionati, e l’imperativo a cui attenersi è stare uniti senza lasciare nessuno indietro. Non a caso infatti il logo del movimento è la zebra, simbolo di libertà e unità, dal momento che questi animali si muovono in mandria per sostenersi e proteggersi a vicenda. I giovani artefici di SunCity, Manfredi e Stefano, ci hanno raccontato chi sono, come è nata quest’idea e quali sono i loro progetti futuri.

Tutto è iniziato quando i due ragazzi, amici da tempo, si sono resi conto andando a correre insieme degli effetti positivi che la corsa in compagnia è in grado di procurare, a livello fisico e mentale, e hanno quindi sentito il desiderio di coinvolgere anche altri in questa pratica tanto benefica: correre in compagnia è un’esperienza piacevole e stimolante, aiuta a sentire meno la fatica fisica e a superare i propri limiti grazie all’incoraggiamento reciproco.

La comunità di Cagliari ha accolto con entusiasmo la nascita di questa iniziativa, a giudicare dall’adesione sempre più numerosa (soprattutto di giovani) che caratterizza l’appuntamento sportivo settimanale del SunCity e dalla moltitudine di attestazioni di apprezzamento che Manfredi e Stefano ricevono via social dai partecipanti. È proprio la gratitudine espressa dalla “mandria”, (così si chiama la community del movimento), che li ha convinti di aver creato qualcosa di speciale e li motiva a portare avanti il loro progetto.

Tra i punti di forza del programma, oltre all’anima spiccatamente votata all’inclusività e alla socialità “in carne e ossa”, vi è anche la possibilità di trascorrere tempo all’aria aperta, ammirando le bellezze naturalistiche e paesaggistiche che fanno da cornice; un modo per star bene e alleviare solitudine e disagio psicologico attraverso un approccio umano e di solidarietà, alternativo a quello propinato dal sistema istituzionale, che contempla quasi esclusivamente quello sanitario, che invece si attua in interventi di medicalizzazione e/o istituzionalizzazione.

Il movimento SunCity si è dimostrato una sorta di antidoto alla solitudine e al senso di smarrimento che sperimentano molti giovani, per i quali risulta realmente terapeutico ritrovarsi in un contesto di convivialità e sana (non)competizione, in cui è possibile allacciare relazioni di amicizia e condividere interessi e fatiche. Così come è necessario fare passi uno dopo l’altro per avanzare fisicamente durante una corsa, così gli eventi SunCity fanno da sprone a chi si sente isolato e afflitto a compiere passi per uscire dalla gabbia del proprio malessere per godere del piacere di stare insieme.

Qui il link per vedere la puntata: https://www.youtube.com/watch?v=UYyAQXDFuwE&t=155s






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CONVOCAZIONE ASSEMBLEA STRAORDINARIA DEGLI ISCRITTI ALL’ASSOCIAZIONE RADICALE ”DIRITTI ALLA FOLLIA”: MERCOLEDÌ 16 LUGLIO H.18.00

Diritti alla Follia · 06/07/2025 · Lascia un commento

Si porta a conoscenza di tutte/i le/i signore/i iscritte/i all’associazione radicale “Diritti alla Follia” che, in esecuzione della delibera approvata dalla Assemblea annuale ordinaria degli iscritti, tenutasi a Milano il 14 a domenica 15 dicembre 2024 che annunciava un adeguamento statutario – ai fini e per gli effetti del D. lgs. 3.7.2017 n. 117 e ss. mm. – finalizzato a porsi in linea con il Codice del terzo settore, al fine di acquisire la qualifica di Associazione di Promozione Sociale (APS) e iscriversi al RUNTS (registro unico nazionale terzo settore),viene convocata, in modalità telematica, l’Assemblea straordinaria degli iscritti all’associazione radicale “Diritti alla Follia” nei giorni di: 

mercoledì 16 luglio ore 18.00

per discutere e deliberare sul seguente ordine del giorno:

● approvazione del nuovo statuto;

● nomina organi statutari dell’Associazione;

● stabilire l’ammontare della quota associativa;

● varie ed eventuali

 La bozza definitiva del nuovo statuto è stata allegata via mail agli iscritti.

L’Assemblea si terrà online, con collegamento via Zoom (il link è stato inviato via mail)

 Michele Capano, Presidente

Cristina Paderi, Segreteria

Susanna Brunelli, Tesoriera  

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Comunicato stampa: Processo per la morte di Eugenio Carpanedo, il 16 ottobre prevista la conclusione

Diritti alla Follia · 03/07/2025 · Lascia un commento

E’ prevista il 16 ottobre 2025, dopo il rinvio disposto in data odierna, la conclusione a Venezia, a palazzo Grimani, del processo di appello seguito alla tragica morte di Eugenio Carpanedo, morto asfissiato nel reparto psichiatrico dell’ospedale di Santorso-Vicenza, dove era divampato un incendio nella notte del 24 marzo 2017.
L’associazione “Cittadinanza e Salute”, anche oggi presente in aula con la Presidente Aida Brusaporco e una rappresentanza di soci, ha cercato di promuovere un accertamento compiuto su quanto accaduto, con particolare riguardo al grave sospetto che Eugenio Carpanedo, resosi protagonista di una serata agitata, fosse stato oggetto di contenzione, e che per questo non sia poi riuscito a mettersi in salvo una volta diffusosi il fumo.
I tre infermieri condannati in primo grado per non avere adeguatamente controllato anche Carpanedo in quella situazione di emergenza sono comunque il segno della consueta volontà di occultare le responsabilità connesse ad una “organizzazione” del reparto che poteva consentire agli stessi di contenere “in autonomia”. Incredibilmente, il giudice di prime cure non ha tuttavia ritenuto provata la contenzione:
1) c’è’ un “braccialetto” bianco sul polso di Carpanedo (ossia una parte di pelle non ustionata)? Per il Giudice non è una fascetta di contenzione ma un braccialetto identificativo dei pazienti (di cui mai si è parlato come usuale nel reparto);
2) gli infermieri, dopo l’ agitazione di Carpanedo in serata, spostano il letto del paziente fuori dal fuoco del monitor che registra ed armeggiano attorno allo stesso? Per il Giudice non lo hanno contenuto in quel frangente, perché non avrebbero avuto ragione di nascondere l’intenzione dal momento che nel reparto era contemplata. Carpanedo però  non si alzerà più, evidentemente lo avevano calmato …

L’avv. Michele Capano, presidente di “Diritti alla Follia” ed avvocato della costituita parte civile Associazione “Cittadinanza e Salute”, ha dichiarato: ” Saremo qui anche il 16 ottobre per seguire l’epilogo di una vicenda che resta “viva” nel ricordo indignato dei veneti solo grazie al grande lavoro di “Cittadinanza e Salute”, che ringraziamo di averci coinvolto, in particolare con l’amico Edoardo Berton. I Vigili del Fuoco, quando accorsero per spegnere l’incendio, trovarono chiusa la porta della stanza di Carpanedo, nella quale l’incendio si era sviluppato. Ci è stato detto che ciò accadde perché si ritenne Carpanedo spacciato, e ci si dedicò a mettere in salvo gli altri pazienti (magari chiudendo la porta per impedire che fumo e fiamme si propagassero). Noi pensiamo che la porta era chiusa perché, trovato Carpanedo morto asfissiato, lo stesso fu “liberato” dalla contenzione e “affidato” a fiamme che cancellassero le tracce dell’accaduto. Torneremo a sostenerlo qui, a Venezia, con “Cittadinanza e Salute” anche il 16 ottobre, sperando che a Palazzo Grimani la Corte d’Appello trovi la forza per metterlo nero su bianco“.



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Diagnosi alla psichiatria

Diritti alla Follia · 23/06/2025 · Lascia un commento

A tutte le vittime della psichiatria

Di Susanna Brunelli

Mi chiamo Susanna, sono un’ESP – Esperta Per Esperienza, e molti ormai mi conoscono.

Vivo a Verona e sono nata nel 1963, ma la mia rinascita è avvenuta il 18 marzo 2019. Fin da piccola ho sempre avuto una propensione naturale verso la relazione d’aiuto: mi veniva spontaneo essere disponibile all’ascolto, probabilmente perché spesso non mi sentivo ascoltata. Ero timida, ma anche molto empatica, e trovavo facilmente un modo per entrare in connessione con le persone.

Oltre al mio sapere esperienziale, ho acquisito una certa dimestichezza con la scrittura. Mi risulta più facile che parlare. La scrittura è un ottimo strumento per elaborare i pensieri e trasferirli, dopo aver riflettuto più volte, e possiede anche un potere terapeutico.

Nel 2019, una volta riacquisita la mia autonomia, è nato spontaneo il desiderio di dare un senso a tutto ciò che avevo vissuto di traumatico ed estremamente destabilizzante. Così, ho iniziato a cercare nella mia rete di conoscenze, partecipando a incontri di vario genere—che riguardassero la crescita personale, la formazione e l’informazione.

Nel mio percorso, ho scoperto Mad in Italy (https://mad-in-italy.com/).

Grazie ad alcuni contenuti che pubblicavo sui social per promuovere una maggiore comprensione pubblica, sono stata contattata dagli amministratori di questo portale di informazione scientifica, con i quali attualmente collaboro. Mi impegno anche a coinvolgere altre persone desiderose di raccontare la propria storia di trasformazione, dopo un periodo di sofferenza.

Poi, fortunatamente, ho conosciuto “Diritti alla Follia” (https://dirittiallafollia.it/)

 Dal 2019, faccio parte di questa associazione, che mi ha fatto conoscere la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità (CRPD) (https://informareunh.it/la-convenzione-delle-nazioni-unite-sui-diritti-delle-persone-con-disabilita/ )e gli aspetti giuridico-legali collegati ai diritti degli utenti psichiatrici.

Chi è e cosa fa un ESP? È un Esperto Per Esperienza o un Esperto in Supporto tra Pari. 

L’ESP è una persona che ha vissuto un’esperienza nel campo della salute mentale e può diventare un Esperto in Supporto tra Pari dopo aver intrapreso un percorso di recovery, ovvero un percorso di consapevolezza e autoconoscenza, e aver attuato un processo di cambiamento nella propria vita. 

Avendo acquisito un “sapere esperienziale”, si mette a disposizione di chi sta attraversando situazioni simili a quelle vissute personalmente. 

Attraverso le testimonianze di “pari”, mi sono fatta un’idea tutt’altro che rassicurante della psichiatria, che porta molte persone all’esasperazione: diagnosi, farmaci e stigma. Un cocktail davvero difficile da smaltire.

In chiave provocatoria, critica ed emotiva, mi sono chiesta: e se fosse io a fare diagnosi alla psichiatria, anziché la psichiatria alle persone? È evidente che molte cose nel sistema non funzionano. Raramente ho riscontrato risultati incoraggianti e non ci sono evidenze di buoni esiti delle cure somministrate, anche se conosco personalmente casi di persone sopravvissute – i “Survivors”.

Dunque, si può dire che la “psichiatria” ha una doppia, anzi tripla personalità: sociale, sanitaria e giuridica. Tuttavia, questi tre elementi non sono allineati tra loro, e ciò crea una disfunzione nel sistema.

Per quanto riguarda i sintomi, direi che presenta un disturbo comportamentale e difficoltà a relazionarsi. Mostra tratti narcisistici che portano alla svalutazione e alla manipolazione. Questo comportamento limita l’autonomia e l’indipendenza dell’individuo. Con un atteggiamento paternalistico, ostacola la libertà d’azione delle persone coinvolte. Molti rimangono vittime di questo sistema, sentendosi intrappolati e incapaci di reagire. Sono stati trattati casi evidenti e documentati: basta visitare il sito dell’associazione e leggere le testimonianze.

Spesso si riscontrano aspetti fortemente contraddittori, accompagnati da un importante disturbo dell’attenzione e scarsa empatia. Usa le diagnosi come un modo per dare un senso alla propria esistenza. Tende a regredire e mostra scarsa attenzione ai bisogni degli altri. Si difende e si giustifica dicendo che mancano risorse economiche, umane e di tempo. A volte vanta, in alcune aree, un’efficienza nella gestione, ma non è chiaro se questa sia altrettanto efficace.

Mostra poca volontà di comprendere le ragioni dei richiedenti aiuto. Le sue credenze limitanti impediscono un’evoluzione adeguata, come ad esempio la convinzione che uno squilibrio chimico del cervello richieda farmaci per tutta la vita, come l’insulina per il diabete. Non crede abbastanza nel recupero e nell’autonomia delle persone. Inoltre, fatica ad analizzare i contesti e ignora i problemi contingenti dei singoli, così come le cause di episodi di sofferenza psichica, esistenziale ed emotiva, specialmente nelle situazioni di carattere psicosociale.

In alcuni casi adotta un linguaggio discriminante e talvolta minaccioso. Utilizza metodi coercitivi, che mascherano la propria incapacità di gestire situazioni urgenti ed emergenziali, senza riconoscere che tali comportamenti sono disfunzionali. Non ha ancora compreso che un dialogo aperto e rispettoso, che escluda pratiche traumatiche come il TSO, la contenzione e la somministrazione selvaggia di psicofarmaci, è la strada per un profondo cambiamento interno.

Può essere che il disturbo che si presenta alteri la percezione della realtà, rendendo difficile il riconoscimento di questa condizione. Di conseguenza, la “psichiatria” potrebbe non essere pienamente consapevole e in grado di riconoscere lo stato di difficoltà in cui si trova.

Per ottenere buoni risultati terapeutici e una maggiore capacità di gestione della situazione, sarebbe opportuno che la “psichiatria” consultasse persone con esperienza diretta nel campo della salute mentale. In qualità di esperti per esperienza, esse possono fornire consigli e indicazioni importanti sui bisogni e le preferenze di chi si trova in situazioni simili di difficoltà.

Inoltre, togliere le resistenze e aprirsi maggiormente con fiducia potrebbe consentire alla stessa di acquisire un punto di vista diverso: una nuova via verso il cambiamento e l’assunzione di responsabilità.

Se essa non comprende cosa significhi esporsi senza disporre di tutti gli strumenti necessari per aiutare qualcuno in condizioni svantaggiate può essere “pericolosa sia per sé che per gli altri”. Questa disfunzionalità può avere esiti devastanti per molte persone.

La psichiatria, se persiste nel non chiedere un aiuto autentico e nel rifiutare il cambio di paradigma come sua cura necessaria, rischia la cronicità.

 Nulla esclude che la diagnosi possa evolversi e essere modificata nel tempo; per questo motivo, la psichiatria va tenuta sotto osservazione e, se necessario, denunciata alle autorità competenti.

Suggerisco di  dare un’occhiata al progetto “UNSILENCE YOUR VOICE” : https://heyzine.com/flip-book/d74f685642.html

susi-brunelli@gmail.com

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TSO e sentenza 76/2025: la Costituzione chiama, ma le istituzioni rispondono con un link

Diritti alla Follia · 16/06/2025 · Lascia un commento

Di Cristina Paderi

Con la sentenza n. 76 del 30 maggio 2025, la Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionali alcune disposizioni della legge 833/1978 nella parte in cui non garantiscono che la persona sottoposta a TSO sia:

  • informata del provvedimento;
  • ascoltata dal giudice;
  • messa nelle condizioni di esercitare il proprio diritto di difesa

Una pronuncia storica, che impone un cambio radicale nelle oltre 5000 procedure di TSO applicate ogni anno in Italia. Secondo la Corte, l’incontro tra diretto interessato e giudice tutelare deve avvenire “nel luogo in cui la persona si trova”, ovvero, nella stragrande maggioranza dei casi, in un reparto psichiatrico.

Tuttavia, segnali allarmanti arrivano dalle prime interpretazioni operative.

Le prime indicazioni operative, emerse ad esempio a Cagliari e Bologna, adottano un approccio formalmente rispettoso del dettato costituzionale, ma sostanzialmente problematico.

Il documento dell’ASL 8 di Cagliari prevede infatti che l’audizione del paziente avvenga in SPDC – quindi nel luogo fisico del ricovero – ma attraverso collegamento video con il giudice, senza che quest’ultimo si rechi personalmente in reparto.

Una linea simile è contenuta nelle linee guida del Tribunale di Bologna, dove si chiarisce che:

  • il giudice tutelare ascolta il paziente tramite collegamento audiovisivo su piattaforma Teams, dalla struttura ospedaliera;
  • il personale medico deve garantire condizioni adeguate per una reale interlocuzione;
  • la finestra oraria per l’audizione viene concordata con la struttura, sulla base delle condizioni psichiche del paziente.

In entrambi i casi, si parla quindi di audizione in SPDC, ma con giudice “in remoto”.

Come ha sottolineato Michele Capano, presidente di Diritti alla Follia:

“Questa sentenza ci dice che per mezzo secolo si è applicata una legge incostituzionale. Ma se ora il giudice parla col paziente via video, magari già sedato, allora nulla cambia davvero.”

La proposta di riforma elaborata da Diritti alla Follia insiste su un punto che né la sentenza né le linee guida locali valorizzano abbastanza: la presenza obbligatoria del difensore.

“Il TSO è una forma di privazione della libertà. Come tale, deve prevedere garanzie effettive, a partire dalla difesa tecnica obbligatoria e gratuita.”

Nella proposta dell’associazione:

  • ogni persona sottoposta a TSO ha diritto a un difensore d’ufficio, da nominare subito;
  • è prevista la possibilità di scegliere un avvocato di fiducia;
  • l’udienza non può svolgersi in assenza del difensore;
  • deve essere garantito il contatto tra avvocato e paziente, anche durante il ricovero

L’avvocato non è un optional, ma l’unico soggetto abilitato a verificare che i diritti vengano rispettati. Nessun giudice, medico, tutore o amministratore di sostegno può sostituirsi a questa funzione.

La videopresenza non è presenza. La Corte Costituzionale ha parlato chiaro: il giudice deve incontrare la persona nel luogo dove si trova, non semplicemente “collegarsi”. L’incontro reale serve a valutare:

  • lo stato psichico della persona,
  • la sua capacità di comprendere e opporsi,
  • il contesto familiare o sociale,
  • il rispetto del divieto di trattamenti violenti o degradanti

Per questo chiediamo:

  • che i giudici si rechino fisicamente nei reparti;
  • che gli avvocati siano presenti, competenti e informati;
  • che le autorità non optino per scorciatoie tecniche che svuotano di senso una conquista costituzionale.

👉 Diritti alla Follia continuerà a vigilare affinché la sentenza non resti un documento simbolico, ma diventi realtà quotidiana per tutte le persone coinvolte nei TSO

Allegati: Indicazioni organizzative TSO Tribunale Cagliari – Linee guida Tribunale di Bologna

Indicazioni organizzative nelle procedure di TSO-Tribunale Cagliari – Sentenza Corte Costituzionale n. 76 del 30.05.2025Download

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