L’ ISTAT fotografa lāespansione dellāistituzionalizzazione
Il Rapporto ISTAT 2023 sulle strutture residenziali socio-assistenziali e socio-sanitarie, rilanciato da Grusol, non lascia spazio a interpretazioni benevole: la residenzialità cresce, i posti letto aumentano, le persone istituzionalizzate sono di più.
Al 1° gennaio 2024 le strutture attive in Italia sono 12.987, con 426mila posti letto (+4,4% in un anno).
Le persone che vivono in queste strutture sono 385.871, +6% rispetto allāanno precedente.
Se questo ĆØ il risultato, allora ĆØ legittimo dirlo senza giri di parole:
la deistituzionalizzazione non ĆØ in atto.
LāISTAT ci dice che:
- il 78% dei posti letto ĆØ in strutture socio-sanitarie
- una quota stabile ĆØ destinata ad adulti con patologie psichiatriche, persone con dipendenze e minori
- la gestione ĆØ privata nel 76% dei casi
Non stiamo parlando di eccezioni o soluzioni residuali, ma di un sistema strutturato di residenzialitĆ , in espansione e normalizzato.
Cambiano i nomi, si riducono talvolta le dimensioni, ma la sostanza resta:
vite organizzate dallāistituzione.
Le Linee guida sulla deistituzionalizzazione del Comitato ONU sui Diritti delle Persone con DisabilitĆ (CRPD) sono esplicite:
lāistituzionalizzazione ĆØ una violazione dei diritti umani e gli Stati devono smettere di investirvi.
Per il Comitato ONU:
- spostare persone in strutture āpiù piccoleā non ĆØ deistituzionalizzazione
- rinominare le strutture non cambia la natura istituzionale
- continuare ad ampliare lāofferta residenziale viola la Convenzione
Alla luce di queste Linee guida, i dati ISTAT non sono neutrali:
certificano una direzione opposta agli obblighi internazionali assunti dallāItalia.
Ogni nuovo posto letto ĆØ una scelta politica.
Ogni incremento della residenzialitĆ ĆØ un arretramento sul terreno dei diritti.
Il Rapporto ISTAT non racconta un sistema che si svuota, ma un sistema che si consolida.
Non una transizione, ma una stabilizzazione dellāistituzione.

