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Diritti alla follia

Associazione impegnata sul fronte della tutela e della promozione dei diritti fondamentali delle persone in ambito psichiatrico e giuridico.

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ADS Amministrazione di sostegno riforma

Teorie,macchie ed andazzi.

Diritti alla Follia · 08/12/2021 · Lascia un commento

Di Gigi Monello

http://picciokkumalu.blogspot.com/2021/12/ce-in-italia-unassociazione-che-difende.html

martedì 7 dicembre 2021

Teorie, macchie ed andazzi

C’è in Italia un’Associazione che difende i diritti dei “deboli”: le persone che per malattia, disagio psichico o vecchiaia non sono pienamente capaci di provvedere a sé stesse. Si chiama “Diritti alla Follia”, nasce nel fertile humus del Partito Radicale e ne porta l’inconfondibile impronta (competenza e idealismo). Poche settimane fa a Roma si è svolto il suo 4° Congresso nazionale.
Se il nome risente dell’iniziale prevalere delle tematiche della antipsichiatria, il moltiplicarsi di casi di abusi e deviazioni nel campo della Amministrazione di Sostegno, ha spinto l’Associazione a rafforzare l’impegno su questo fronte.

L’Ads è il nuovo Istituto giuridico che doveva offrire una alternativa più “leggera” alla vecchia “tutela”, e che, per via della sua sorprendente elasticità, ha creato un’onda anomala che dal 2004 sommerge i Tribunali. Un successo strepitoso. Al momento esistono in Italia 260000 soggetti (i “beneficiari”) sottoposti a Ads. Per dare la misura della plasticità della norma, diremo che oggi possono andare sotto Ads, signorine quarantenni affette da oniomania (schopping compulsivo), stagionate mogli alcolizzate, attempati ludopatici incalliti (videopoker, corse di cavalli, roulette e affini), vecchi gentiluomini di campagna (lucidissimi) intenti a finire i loro giorni donando ai bisognosi; e persino Docenti universitari di fama mondiale che, superati gli ottanta, divengono “circonvenibili”. Chissà che un bel mattino la radio non ci dica di un coniuge cui è riuscito il colpaccio di mettere sotto amministrazione il partner erotomane (con Ads rigorosamente dello stesso sesso).

Tra le molte voci sentite al Congresso, c’è stata (in video) quella di Paolo Cendon, autore della Legge 6/2004, Ordinario di Diritto Privato a Trieste, studioso ed esperto di indiscussa statura. Il suo intervento è stato interessante sotto un triplice profilo: 1) per ciò che ha detto; 2) per come lo ha detto; 3) per ciò che non ha detto. Seguiremo l’ordine:
1) nonostante le criticità, piaccia o meno, la fragilità esiste ed è più vasta di quanto si crede; ci sono in Italia 260000 beneficiari, ma la platea potenziale è di circa 4 milioni di soggetti fragili (deboli, ma non tanto da essere interdetti); senza l’Ads rischiamo di abbandonarli. Per le difficoltà registrate in quindici e passa anni di applicazione, si può pensare ad un Regolamento attuativo più stringente verso il potere dei Giudici Tutelari: buone pratiche, limiti, sorveglianze, protocolli più esatti. Ma l’impianto è sano. Bene sarebbe, poi, uno Sportello di ascolto e, più in generale, un Contropotere che vigili sopra i potenziali abusi. Casi di disfunzioni, per quanto dolorosi, non inficiano comunque la sostanza.
2) una lunga captatio benevolentiae, dove subito si percepisce, mescolato ad affabilità e caldi apprezzamenti, un senso di olimpica superiorità: “sono d’accordo che esistiate” (prontamente stemperato con un “sono felice che ci siate”); fate un lavoro “meraviglioso e meritorio” ma “vi devo muovere dei rimproveri” (critiche e obiezioni sono per i pari grado); il vostro progetto di Ombudsman alla svedese? “Disneyland”. Il vostro sospettare chissà quali segrete familiarità tra Giudici e Ads? “Paranoico”. I vostri Documenti? “Quando i Giudici li leggono si mettono le mani nei capelli” (rimandati a settembre).
3) neppure mezza parola sul fatto che delle 260000 Ads, il 26% (dunque 67600 persone) è affidato ad “esterni” (non famigliari), cioè ad avvocati e commercialisti (dato AIASS); neppure mezza parola sul carattere smaccatamente economicistico assunto dalla mansione (che per legge sarebbe dovuta, nell’ordinario, restare gratuita); silenzio di tomba sul fatto che gli Ads esterni curano decine e decine di beneficiari (a volte 60 e anche più); silenzio sul fatto che è prassi abituale che il Giudice non si prenda affatto la briga di ascoltare il Beneficiario (ancora capace) su ricovero in struttura o rapporti affettivi da mantenere o interrompere, lasciando tutto nelle mani del Dominus. Nemmeno mezza parola sull’avvitamento perverso tra Ads e ricorso a go go al reato di circonvenzione di incapace; andazzo che ha generato una valanga di casi dubbi.

Spontaneo riaffiora un ricordo: diversi secoli fa, un dottissimo Professore padovano non potendo accettare che la perfezione dei Cieli aristotelici venisse rovinata dall’esistenza di montagne sulla luna e macchie sul sole, pare si rifiutasse di guardare nel cannocchiale. La teoria era salva, ma macchie e montagne restarono testarde al loro posto. Pubblicato da gigi monello 

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Un popolo di Santi, Poeti, Amministratori…

Diritti alla Follia · 13/10/2021 · Lascia un commento

Di Gigi Monello

La sigla suona vagamente iettatoria, ricorda la malattia che decenni orsono si portò via il grande Freddie. ADS significa “Amministrazione di sostegno” ed è l’Istituto creato da un illustre giurista di Trieste, Paolo Cendon, a suo tempo collaboratore di Franco Basaglia. Ottime le intenzioni, sconcertanti i risultati. L’obiettivo era una tutela più blanda e rispettosa per persone deboli ma non incapaci; la realtà – parliamo di amministratori “esterni” – è una nuova, strisciante forma di schiavitù legale e la nascita di un autentico affarismo geriatrico.

La Legge 6/2004 candidamente richiama la “gratuità” della mansione o, al massimo, l’equo indennizzo nel caso di gestioni difficoltose; e questo nel paese che vanta una pletora di avvocati sotto-occupati come nessun altro al mondo. Era così difficile immaginare cosa sarebbe successo a far balenare a siffatta platea, un reddito integrativo senza “impegni d’aula”, con l’aggiunta della torbida gratificazione dell’esercizio di un dominio sulle altrui vite? Era così difficile ricordare l’eterna, italica mentalità che nel ventennio produsse il “Capo-fabbricato”, il gerarchetto di condominio che controllava la moralità dei casigliani?

I casi dubbi crescono a vista d’occhio; coinvolgono Star e poveri Cristi. Di pochi giorni fa, la notizia sulla “Gina nazionale”: la Cassazione conferma: la novantatreenne attrice ha bisogno dell’Amministratore di sostegno. Il meccanismo è scattato nella sua classica combinazione: 1) anziano con qualche idea originale circa la fase finale della sua esistenza; 2) ottima, buona o, quanto meno, interessante dotazione patrimoniale del medesimo; 3) parenti stretti preoccupati che un “sopravvenuto” sfili loro sotto il naso un sostanzioso peculio.

Capita, dunque, che la “Bersagliera” conosca anni addietro un trentaduenne sveglio, gaio e spigliato, che tanto entra nelle sue simpatie da indurla ad affidargli compiti fiduciari vari: una specie di segretario. Figlio e nipote si allarmano: “Sta a vedere che …”. Più che naturale. La signora vive in una grande villa sull’Appia Antica, circondata da oggetti d’arte e preziosi cimeli di una gloriosa carriera. Ancora popolare, ancora cercata dai media, non disfatta dall’età, si gode serenamente i suoi anni, ben consapevole che non mancheranno certo liquidità e beni di fortuna. E qui entra in scena la 6/04: figlio e nipote “espongono” al Giudice Tutelare: è palese che la Diva viene circonvenuta dall’abile segretario – ufficialmente legato e con figlia battezzata “Gina” -, interessato al cospicuo patrimonio. Lapalissiano. Comincia la battaglia legale; dura sette anni e si conclude (pare) con la pronuncia della Cassazione: il Tutore new model ha da esserci. La Signora è, per caso, svanita di cervello? Non parrebbe. A parte bizze, impuntature e beate sbadataggini contabili (ma queste son cose anche di Divi/e trentenni), tutto lascia pensare che la testa funzioni. Gli stessi Giudici lo dicono: le perizie mediche non hanno rilevato nessun disturbo psichiatrico. E allora? Allora si passa alla categoria del “vago e dell’indefinito”: il soggetto sarebbe “suggestionabile”, “vulnerabile”, “indebolito”; insomma circonvenibile. Cerca, il gentil Segretario, prevalentemente il peculio? Tutto può essere. Ma stando a quanto si sa sui passati rapporti tra Diva e congiunti (da lungo tempo non buoni), l’ipotesi che questi agiscano per motivi non troppo diversi, è plausibile.

Vedremo le prossime puntate (se ce ne saranno). Intanto la Gina conferma l’onestà dell’Assistente, scrive indignata a Mattarella, minaccia pubblicamente (gettando nella disperazione il sindaco di Castel Pietro Romano, il borgo di Pane, amore e fantasia dove è ricevuta come una Santa Patrona) di andarsene dall’Italia.

Terreno fertile, l’ambiente delle glorie del Cinema. Da poco è spuntato fuori anche Lando Buzzanca, maschera scanzonata di un certo machismo all’italiana; anche lui all’incirca con lo stesso copione. Da cinque anni sta pubblicamente con una donna di 40 anni più giovane (il Silvio nazionale batte da sempre tutti, ma nessuno osò mai dire che stesse rincoglionendo); due figli subodorano perfida frode e imbracciano la Cendon. La sospettata – giornalista, autrice e conduttrice TV – non parrebbe esattamente corrispondere al tipo della cacciatrice di dote. Il programma era di sposarsi; ora, per vederlo una sola volta in ospedale, dove l’attore è da tempo ricoverato, la fidanzata deve inginocchiarsi di fronte ad un Amministratore. Per parte sua, l’amministrato così commenta, “I miei figli mi vogliono far passare per rimbambito, vogliono vendere la mia casa bellissima e vogliono mettermi qualcuno accanto che gestisca i miei soldi e i miei beni. Non merito di finire così”.

Dalla Roma delle leggende del Cinema, passiamo adesso ad un ameno paese del Lecchese, Airuno, tra verdi colline e l’Adda. Ad Airuno viveva in santa pace, dedito ad agresti occupazioni, un novantenne ricco di famiglia, Carlo Gilardi, professore in pensione, galantuomo, persona colta, perfettamente presente a se stesso. Un unico difetto: la decisione di trascorrere la fase conclusiva della sua vita nello “spirito francescano” (parole sue). L’anziano fa beneficenza, regala, ospita, aiuta i bisognosi (di ogni razza), dona al Municipio del suo paese. Un esagerato. La sorella obietta: il congiunto sperpera sconsideratamente il “peculio di famiglia”; va fermato. Il mezzo c’è, basta indicarlo come “circonvenibile”. Scatta la trappola: solita sequenza: domestico straniero fiduciario dell’anziano denunciato, Amministratore nominato; a perfezionare il tutto arriva, su istanza del dominus, il ricovero coatto in RSA. Il francescanesimo non è roba per i nostri tempi.

E veniamo adesso al caso in assoluto più stupefacente. Non ci sposteremo di molto. Nella civilissima Torino, in uno spazioso appartamento del centro, vive Gianni Vattimo, 85 anni, ex docente universitario, filosofo, studioso, saggista, politico, personaggio stranoto. Ancora oggi Vattimo scrive, lavora, rilascia interviste, partecipa a convegni, ha una ricca vita di relazione. È il filosofo italiano più tradotto all’estero. Checché si voglia dire del suo “pensiero debole”, proposta filosofica alla moda tra anni settanta e ottanta (impietosamente satireggiata da un suo collega di Facoltà), Vattimo è un uomo di alta qualità intellettuale e sicura rispettabilità morale. Sulla integrità delle sue facoltà mentali non esiste il minimo dubbio. Eppure un Giudice lo ha ritenuto “circonvenibile” e, puntualmente, il giovane segretario fac-totum sud-americano che da anni lo assiste, è stato denunciato. Qui non ci sono congiunti, solo solerti “amici”, i quali per “proteggere” il benestante professore hanno segnalato al Tribunale l’incombente pericolo. Da parte sua, l’interessato così commenta, “Non credo proprio di essere rincoglionito. Alcuni pseudo amici pensando di farmi un favore mi hanno nominato questo amministratore di sostegno (…) Non sono completamente interdetto, ma devo chiedere a lui per qualsiasi cosa. Spero si tolga dai piedi al più presto.”

Certo, se anche Gianni Vattimo è sotto amministrazione di sostegno, bisognerà pur convenire che qualcosa di veramente “infernale” c’è in questo arnese giuridico circolante per l’Italia. In effetti, se si considerano le sue pressoché sconfinate potenzialità di applicazione, si può seriamente affermare che, superati i 70, quasi tutti siamo a possibile rischio.

Facciamo un esempio: mettiamo che un signore, per 40 anni diligente impiegato dello Stato e con un passato giovanile di rockettaro, decida, una volta in pensione, di riappropriarsi dei vissuti di una volta. Non gli basta però ricordare; vuole rivivere. Visto che la sua passione è sempre stata il chitarrismo elettrico, eccolo fare sodalizio con giovane artista di strada, con il quale, a domeniche alterne, si esibisce sulla pubblica piazza, stivaletti ai piedi e cappellino d’epoca in testa. I nipoti riflettono: “Sta a vedere che s’è rincoglionito e tutto il peculio svanisce in Rock and Roll? Qui ci vuole un bell’Amministratore di sostegno, possibilmente uno sperimentato Avvocato, specialista in Rinscimuniti & Affini”. Impossibile? Visti i precedenti, non pare. Vogliamo chiudere con una “fantasticheria”: ricordate quel tal Conte marchigiano bibliofilo, molto bigotto e molto reazionario? Quello che, fosse stato per lui, non ci sarebbe mai stata istruzione elementare per il popolo? Beh, se per immaginosa ipotesi ai suoi tempi fosse esistito un Prof. Cendon, state tranquilli che sarebbe finito sotto Amministrazione di sostegno anche Giacomo Leopardi.

Gigi Monello

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Una proposta che viene dalla Svezia: l’Ombudsman Personale (OP) un ottimo modello da cui prendere esempio

Diritti alla Follia · 16/05/2021 · Lascia un commento

Dal 1995, la PO-Skåne , un’organizzazione non governativa (ONG) con sede nella provincia svedese di Skåne,  attua convenzioni con i comuni e nelle aree rurali per fornire un servizio attraverso delle figure professionali denominate Ombudsman Personali, dei supporter, impiegate esclusivamente su richiesta  degli utenti psichiatrici, i clienti.
Premesso che in Svezia il sistema giuridico relativo alla Tutela  prevede poteri parziali in capo al Tutore il quale decide solo su questioni patrimoniali, l’Ombudsman Personale (OP) identifica le esigenze di assistenza dei clienti e garantisce che ricevano l’aiuto di cui hanno bisogno. Non esiste una legge specifica a riguardo, l’OP rappresenta una valida alternativa alla figura del Tutore (chi ha un OP non necessita di un Tutore e la gestione del danaro avviene in autonomia), infatti attualmente in Svezia questo servizio è stato adottato in tantissimi Comuni. La maggior parte degli utenti/clienti che negli anni hanno usufruito di questo servizio (gratuito per gli utenti) hanno ridotto, se non azzerato, i ricoveri, le istituzionalizzazioni, il ricorso alla psichiatria in generale.

Skåne è la provincia più a sud della Svezia, ha circa un milione e centomila abitanti. PO-Skåne è una ONG  gestita da utenti, ex utenti, sopravvissuti alla psichiatria  e da un’associazione di familiari.
Il sistema con Ombudsman Personale (OP) in favore di utenti psichiatrici è un’innovazione svedese sviluppatasi in seguito alla riforma psichiatrica  del 1995.
Uno dei compiti più importanti di un OP è quello di aiutare i suoi  clienti ad assumere il controllo della propria vita .
Un altro è quello di richiedere alle autorità pubbliche , l’aiuto e il servizio a cui hanno diritto i clienti.
Gli OP  non hanno alcuna responsabilità sanitaria nè prendono decisioni come farebbe  un’ autorità, essi lavorano per rappresentare il cliente.

Sebbene gli OP siano di solito impiegati formalmente dal Comune, l’attività è distinta da quella dei servizi sociali .
I contratti con i Comuni durano generalmente due anni. Alcuni vengono rinnovati automaticamente, altri devono essere negoziati per un nuovo periodo. Gli OP  lavorano a tempo pieno e sono pagati dalla PO-Skåne; a sua volta, il Comune paga PO-Skåne, in base alla convenzione, una somma che copre gli stipendi degli OP, le spese, la formazione  e le spese generali.

Chi è l’OP ?

Un OP è un professionista altamente qualificato che lavora al 100% ed esclusivamente su commissione dell’utente/cliente. L’OP non ha alcun legame né con la psichiatria, né con i servizi sociali o altre autorità, né tantomeno con i familiari del paziente stesso o il suo entourage (a meno che non sia il cliente a volerlo).
L’OP fa soltanto ciò che il cliente vuole che lui faccia.

Poiché può occorrere molto tempo, a volte anche molti mesi, prima che il cliente sappia o voglia esprimere quale tipo di aiuto desideri, l’OP deve saper aspettare, anche se molte questioni possono apparire caotiche e  disastrate.
Ciò significa che un OP deve impegnarsi per lungo tempo per i suoi clienti, di solito per molti anni. Questa è una condizione necessaria per sviluppare una relazione di fiducia e per poter entrare nell’ambito di questioni più essenziali.

E’ l’esatto opposto di quanto solitamente avviene nei servizi tradizionali dove il paziente psichiatrico viene inviato da una persona all’altra per tutto il tempo e, a volte, non ottiene assolutamente alcun aiuto.
In alcune zone della Svezia gli OP sono assunti direttamente dal Comune, ma ciò causa molti problemi e conflitti d’interesse e rende impossibile all’OP il contatto con gli utenti  psichiatrici che sono sospettosi e ostili verso i rappresentanti delle autorità.

L’organizzazione del servizio è totalmente controllata dagli utenti membri della PO-Skane e gli OP lavorano seguendo le linee guida degli utenti.

Alcune di queste linee guida sono:

  • L’OP lavora per quaranta ore settimanali secondo uno schema flessibile che adegua in relazione ai desideri dei suoi clienti,  l’OP non lavora soltanto  in orario d’ufficio come avviene nella maggior parte degli altri servizi. La settimana dell’OP ha sette giorni e ogni giorno ha 24 ore. L’OP deve essere preparato a lavorare anche in queste fasce orarie perché i problemi dei  clienti possono presentarsi a qualsiasi ora.
  • L’OP non ha alcun ufficio, perchè “ufficio è potere”. Egli lavora da casa propria con l’aiuto del telefono e di internet incontrando i suoi clienti nel loro domicilio o fuori.
  • L’OP lavora fondamentalmente secondo un modello relazionale.

Dal momento che molti clienti per diversi motivi sono molto sospettosi, ostili, o difficili da raggiungere, l’OP deve uscire e incontrarli nei luoghi che sono soliti frequentare e deve cercare di raggiungerli gradualmente attraverso vari passi:

  1. Realizzazione del contatto 2. Sviluppo della comunicazione, 3. Costruzione di una relazione 4. Inizio del dialogo 5. Programmazione di alcuni impegni.

La realizzazione di ognuno di questi passi può richiedere molto tempo. Entrare in contatto a  volte può richiedere alcuni mesi.

  • Per ottenere un OP attraverso la  PO-Skåne non occorre alcuna procedura formale. Dopo che si è stabilita una relazione l’OP chiede semplicemente “Mi vuoi come tuo OP ?”, se la risposta è affermativa il tutto viene sistemato.
  • L’OP dovrebbe essere capace di supportare il cliente in ogni tipo di situazione. Le priorità del cliente spesso non sono le stesse che possono avere le autorità o i familiari. Le priorità dei clienti di solito non sono una casa o un’occupazione, ma questioni esistenziali (perché dovrei vivere? Perché la mia vita è diventata la vita di un paziente psichiatrico? Ho qualche speranza che le cose cambino?), la propria sessualità e i problemi con i familiari. Un OP deve essere capace di concedere  molto tempo al dialogo con il cliente anche su questo tipo di questioni e non solo su quelle “pratiche”.
  • Un OP deve essere ben preparato per tutelare in concreto i diritti dei clienti di fronte alle autorità o di fronte al tribunale. Tutti gli OP della PO-Skåne hanno qualche titolo accademico universitario o qualche altro tipo di formazione similare. La maggior parte di loro ha il diploma di assistente sociale, altri hanno studiato legge o hanno alle spalle altre specializzazioni nel campo dei diritti umani.
  • Il cliente ha il diritto all’anonimato. La PO-Skåne riceve fondi dai Comuni per il servizio  offerto, ma  nel contratto c’è scritto chiaramente che l’OP può rifiutarsi di dire il nome dei suoi clienti al Comune.
    Il servizio è finanziato per 2/3 dallo Stato e per 1/3 dai Comuni.

È stata condotta una ricerca per valutare i risultati del sistema degli OP.  Sono emersi aspetti estremamente positivi, sia sotto il profilo del recupero personale, sia sotto il profilo economico. In certi casi la situazione è talmente migliorata dal punto di vista individuale che, non solo sono diminuite le spese assistenziali, ma si è passati dal ciclo assistenziale a quello produttivo. Il parlamento svedese ha deciso quindi di estendere a tutta la Svezia il nuovo sistema.

Maths Jesperson  è stato il promotore  della PO-Skane , qui di seguito ce ne parla nel dettaglio :

“Il servizio dell’Ombudsman Personale  è diventato famoso in tutto il mondo, specialmente in relazione alla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità (CRPD). Esso  è iniziato 10 anni prima dell’entrata in vigore della Convenzione ONU, in un altro contesto, cioè quello dell’esperienza di noi utenti e sopravvissuti alla psichiatria, e dalle nostre idee relative al sostegno di cui sappiamo di aver bisogno in determinate situazioni .

Nel gennaio 2006 ho presentato PO-Skåne nel Quartier Generale delle Nazioni Unite a New York.

Dato che l’ombudsman personale è un esempio concreto di “supporto al processo decisionale“, attualmente c’è un grande interesse per questo modello e molti paesi stanno considerando la possibilità di abolire i loro vecchi sistemi di Tutela.

Quando abbiamo iniziato il nostro servizio  nel 1995, avevamo solo due OP, io ero direttore del progetto che è stato  l’unico, nell’ambito della riforma psichiatrica del 1995, che ha avuto successo. Ciò ha portato nel 2000 alla decisione del Parlamento svedese di sostenere l’inserimento del servizio con gli OP  in tutto il paese ” .

Attualmente il servizio con OP è stato introdotto anche in Norvegia  (Oslo), in Perù e con grande successo anche in Israele, dove da anni si è addirittura modificata la normativa nazionale : per tutte le disabilità, prima si prova il sostegno con l’OP e solo nel caso non funzioni, si sostituisce con il Tutore.

L’ombudsman personale è un modello di supporter che proponiamo in ambito amministrazione di sostegno.

SCOPRI I CONTENUTI DELLA CAMPAGNA SULL’AMMINISTRAZIONE DI SOSTEGNO IDEATA DALL’ASSOCIAZIONE DIRITTI ALLA FOLLIA

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“Voglio la mia libertà che mi avete sottratto !! ” di Matteo Bojanovich

Diritti alla Follia · 30/12/2020 ·

PROFESSORE CARLO GILARDI
Airuno, Italia

Articolo di Matteo Bojanovich on NASGA :
National Association to Stop Guardianship Abuse

Traduzione dall’inglese di Mario Comuzzi

 

Carlo Gilardi (Airuno, 4 dicembre 1930), è un insegnante di liceo in pensione, poeta, agricoltore, noto come benefattore dei suoi vicini e del suo piccolo paese natale di 2800 abitanti, Airuno, in provincia di Lecco. La sua detenzione, in data 27 ottobre 2020, ha creato un movimento per la protezione degli anziani dagli abusi della Legge 13 maggio 1978, n. 180 “Accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori”.

IL BENEFATTORE DI AIRUNO
Nato in una famiglia benestante, fin dall’infanzia era consapevole dei suoi privilegi. Succedeva negli anni ’30, e Carlo andava a scuola con le scarpe bianche, mentre i figli dei contadini non avevano scarpe, avevano gli zoccoli di legno.

Ecco come Gilardi ha spiegato il motivo per cui ha dato al Comune i soldi per comprare un defibrillatore, o un terreno per creare un parco, o un parcheggio per l’asilo: “Siamo solo in due, rimasti della mia famiglia, io e una sorella , entrambi ormai così vecchi. Siamo nati in questo paese, perché non ricordarlo con un gesto concreto per dimostrare che amiamo il nostro paese? ”

Gilardi ha dato a tutti quelli che erano in difficoltà. Questi i commenti che i suoi vicini hanno fatto a Nina Palmieri di Le Iene, quando è arrivata in paese con la sua troupe televisiva:

“Ha aiutato tantissimi; tutta Airuno ha aiutato. ”

“Non ha mai ostentato la sua grande ricchezza.”

“Un benefattore del popolo:”

“Chi aveva bisogno sapeva che era lì, il punto di riferimento.”

“Sono venuti tutti da lui e lui li ha ospitati nella sua grande casa.”

“Persone che avevano problemi di divorzio, che venivano sfrattate…”.

“Ha lavorato dalla mattina alla sera con gli animali, questo è stato il suo primo interesse nella vita …”

“Sono venuta qui quando avevo quindici anni, come ragazza di servizio … e il signor Gilardi ha deciso di darci questa casa.”

https://www.iene.mediaset.it/2020/news/carlo-rsa_929781.shtml

L’ultima riga sopra è stata pronunciata da una signora anziana, davanti a una bella casa grande.

Intervistato nel gennaio 2020, Gilardi aveva detto: “Mi accontento di poco, accontento solo i bisogni dell’anima, per il resto sono gratificato di mettermi a disposizione degli altri. Aspetto solo che il buon Dio mi conceda la grazia di chiamarmi a sé “.

https://www.ilgiorno.it/lecco/cronaca/airuno-professore-gilardi-ricoverato-1.5698239

LA LEGGE ENTRA NELLA VITA TRANQUILLA DI UN NOVANTENNE
PERDITA DEL DIRITTO DI UTILIZZARE IL PROPRIO DENARO:
La vicenda che ha portato il Prof.Carlo Gilardi alla cronaca inizia quando la sorella maggiore, Sandra Gilardi, già residente in una casa di riposo, ha chiesto l’intervento della magistratura sul suo fratello minore, che sembrava troppo generoso, al punto che lei temeva che lui potesse finire in miseria. Nel 2017 è intervenuto un giudice, che ha preso il controllo della tenuta di Gilardi, in modo che fosse tutelato e nessuno potesse approfittare della sua generosità.
Il giudice tutelare nel 2020 è Marta Paganini.

DEPRESSIONE: Il 1 ° gennaio 2020 Gilardi affisse, sul cancello della sua grande casa, accanto al municipio, una triste lettera di addio, indirizzata “ai miei cari concittadini”, in cui chiedeva perdono per eventuali errori. Gilardi ha concluso dicendo: “Sono diventato un essere inutile per la società, una vera rovina, e non vedo l’ora che arrivi il felice giorno della mia scomparsa”.

https://www.carlogilardi.com/it/54-la-liberta-e-facile-da-perdere

Da questa lettera è scaturito un servizio di Teleunica.com/lecco, in cui Barbara Gerosa vedeva “forse una richiesta nascosta di aiuto, perché vive solo, in condizioni di estremo rigore”.

https://www.teleunica.com/lecco-attualita/17-01-2020/la-lettera-di-carlo-90-anni-commuove-gli-abitanti-di-airuno-357

Il video di Teleunica ha indotto l’amministratrice di sostegno nominata da giudiuce, l’avvocato Adriana Lanfranconi, ad assumere un aiutante per Gilardi, Brahim El Mazoury, lo stesso che due anni prima aveva accusato di essersi approfittato di Gilardi. Sembra che El Mazoury abbia lavorato bene e abbia mantenuto bene la casa di Gilardi, fino al giorno della detenzione del professore. Altrimenti l’avvocato Lanfranconi l’avrebbe sostituito.

https://www.recnews.it/2020/11/18/tutrice-carlo-gilardi-elena-barra-brahim-rsa-airuno-lecco-le-iene

Da bambino, El Mazoury aveva vissuto per anni, insieme alla sua famiglia, come ospite nella grande casa del Professore. Certamente ha ricambiato il favore: senza le registrazioni di Brahim, Nina Palmieri non sarebbe mai potuta venire ad Airuno, il povero prigioniero ricco sarebbe morto senza speranza, schiacciato da un sistema giudiziario cieco, invisibile e inosservato.

GLI EVENTI CHE HANNO PORTATO IL PROFESSORE GILARDI ALLA STRUTTURA PSICHIATRICA: Nell’estate del 2020, privato del diritto di usare i suoi soldi per la sua fattoria e per i suoi amati animali, Gilardi ha dovuto aspettare settimane, prima di poter acquistare gli oggetti essenziali per la fattoria, come un camioncino usato per portare alla stalla il fieno che lui e Brahim El Mazoury avevano tagliato. Ma ora vedeva indizi che gli facevano temere che potesse perdere anche la sua libertà personale.

https://www.iene.mediaset.it/2020/news/carlo-rsa_929781.shtml

Gilardi si è recato presso lo studio dell’avvocato Lanfranconi, guidato lì da Brahim El Mazoury; rivolgendosi a Brahim, Lanfranconi ha detto che lei sapeva bene “che sta meglio nel suo campo, al lavoro, che in una casa per anziani. Mettere il signor Carlo in una casa di riposo molto bella dove si mangia benissimo, e viene molto ben curato, significherebbe ucciderlo “.

https://www.iene.mediaset.it/2020/news/carlo-rsa_929781.shtml

Per difendersi da un tale destino, Gilardi è andato da uno psichiatra. Il rapporto dice: “Nessuna anomalia o segno indicativo di patologie in atto. Il suo pensiero è privo di alterazioni nella forma o nel contenuto.Carlo Gilardi ha anche conservato capacità di giudizio ed è in contatto con la realtà, e non mostra segni di deterioramento mentale o cognitivo “.

https://www.carlogilardi.com/it/54-la-liberta-e-facile-da-perdere

Nel settembre 2020 Gilardi ha assunto l’avvocato Silvia Agazzi, che ha presentato una denuncia alla Procura, in cui Giraldi ha dichiarato che la banca non gli stava nemmeno concedendo la semplice visione del proprio conto corrente e che “nell’anno 2018 la signora Lanfranconi aveva fatto un trasferimento di 40.000 euro a un partito a lei noto “.

https://www.carlogilardi.com/it/54-la-liberta-e-facile-da-perdere

GILARDI È OBBLIGATO A TRASFERIRSI: A quel punto l’avvocato Lanfranconi si è ritirata dal caso; nell’ottobre 2020 le è succeduta l’avvocato Elena Barra, della quale Lanfranconi aveva detto in precedenza: “è una mia cara amica, ed è un’ottima avvocato”.

https://www.iene.mediaset.it/video/carlo-gilardi-rsa-40-giorni_952011.shtml?r=q1

L’avvocato Barra ha dichiarato inadeguate le case di Gilardi. Dal 2017, quattro amministratori di sostegno non avevano presentato alcun reclamo sulle case di Gilardi. Dopo il pezzo televisivo di Teleunica nel gennaio 2020, l’avvocato Lanfranconi ha assunto El Mazoury. Se non avesse tenuto bene la casa per il Professore, sarebbe stato sicuramente licenziato dall’avvocato Lanfranconi. Ci sono motivi per ritenere che l’ordine di sgombero della sua casa sia stato causato dalla denuncia di Gilardi contro l’avvocato Lanfranconi e dalla decisione di tagliar fuori il professore dalla propria vita, cancellando così il contenzioso.

Gilardi ha informato la signora Barra che si stava trasferendo nella casa di Brahim El Mazoury.

https://www.carlogilardi.com/it/64-chi-mente-brahim-il-professore-o-l-avvocato-barra

Il 16 ottobre Gilardi scrive: “Le mie attività finanziarie sono presso la Banca Popolare di Sondrio a Lecco, ma nonostante le mie ripetute richieste non riesco a vedere i documenti bancari. ..C’è qualcosa di losco che qualcuno vuole nascondermi. Qualcuno ha fatto un prelevamento e ora teme le conseguenze? Sono una persona che può perdonare in larga misura, ma dovete dirmi la verità “.

https://www.carlogilardi.com/it/62-deportato-per-farlo-star-zitto

UNA SERIE DI ILLEGALITÀ
L’ARRESTO: Non è stato un vero e proprio arresto, è stato un “arresto speciale”, così speciale che a Gilardi sono stati negati avvocati, visite, corrispondenza e telefonate. Ma aveva l’aspetto di un arresto: era il 27 ottobre 2020, e l’avvocato Barra arrivò con due pattuglie di polizia, un’ambulanza e il dottor Enrico Messina. Ci fu una discussione tra Barra e il professore, che disse: “Per portarmi via dovete mettermi in manette. Altrimenti non vengo. Con le manette, obbedisco alle forze della legge. ”

Probabilmente, l’avvocato Barra non voleva la parvenza di un arresto o il rischio di fotografie che potessero provocare scalpore, e minacciò Gilardi di fargli un’iniezione. A quel punto il professor Gilardi poteva razionalmente concludere che la sua situazione sarebbe stata migliore se fosse entrato coscientemente nell’ospizio; così, è andato con loro senza ulteriore resistenza.

Come ci dice El Mazoury, lo presero, uno a destra e uno a sinistra e scesero le scale. Si sentono le ultime parole del professore, mentre grida, portavoce di 1000 e più vittime di un sistema assurdo: “Voglio la mia libertà che mi avete sottratto”.

https://www.iene.mediaset.it/2020/news/carlo-rsa_929781.shtml

È così che Gilardi è scomparso dalla vista e non è stato più sentito, fino a quando El Mazoury ha contattato un programma televisivo italiano con la storia del professor Gilardi e con le sue registrazioni. Senza di loro, il Professore sarebbe scomparso, scomparso dal mondo dei vivi. Nessuno sapeva, i suoi amici e parenti non sapevano dove fosse.

Poi è arrivata ad Airuno Nina Palmieri della trasmissione Le Iene, e la gente ha saputo chi era responsabile della scomparsa di Carlo: l’avvocato Elena Barra. Alla domanda, ha detto che la nuova residenza del Professore era segreta e doveva essere tenuta segreta per proteggerlo. Ma Nina Palmieri ha chiesto al pubblico di scrivere a: vogliamonotiziedicarlo @ gmail.com. È così che il professore è stato rintracciato in un grande ospizio di Lecco, dove lavoravano più di dieci persone oneste.

https://www.iene.mediaset.it/2020/news/carlo-rsa_929781.shtml

ILLEGALITÀ MEDICHE: All’articolo 1 della legge 13 maggio 1978, n. 180, si legge che “gli accertamenti e trattamenti sanitari obbligatori sono disposti dal sindaco, nel suo ruolo di autorità sanitaria locale, su proposta motivata di un medico”.

http://www.edizionieuropee.it/LAW/HTML/50/zn86_15_011.html

Il dottor Enrico Messina non era il medico di Gilardi. È arrivato con l’avvocato Barra alla presenza di Gilardi il 27 ottobre; in quel giorno nessuna persona presente ha potuto osservare alcun segno di patologia psichiatrica nel Professore, che appariva rispondere del tutto razionalmente all’invito ingannevole dell’avvocato Barra di farsi accompagnare per una visita presso un cardiologo. La sua risposta è stata: “All’ospizio, non vado”. Pensava che volessero portarlo all’ospizio. Era peggio, lo stavano portando al manicomio, alla Sezione Psichiatrica degli Istituti Airoldi e Muzzi di Lecco.

Ma il dottor Enrico Messina e il sindaco Milani avevano già firmato il mandato per l’arresto di Gilardi.

https://www.iene.mediaset.it/2020/news/carlo-rsa_929781.shtml

VIOLAZIONE DELLA LEGGE CHE PERMETTE LA COMUNICAZIONE AL DETENUTO: Nel testo della Legge 13 maggio 1978, n. 180, “Accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori” si legge che “nel corso dei trattamenti sanitari obbligatori chi ne è sottoposto ha il diritto di comunicare con chi ritenga opportuno”. L’avvocato Barra ha offerto il suo aiuto, dicendo “Mi impegno a portare al Sig. Gilardi i saluti, la preoccupazione, gli scritti e il contatto …”

https://www.recnews.it/2020/11/18/tutrice-carlo-gilardi-elena-barra-brahim-rsa-airuno-lecco-le-iene/

L’offerta è stata molto gentile, ma non include il “diritto alla comunicazione”. Gilardi ancora a due mesi dal suo arresto, non ha il diritto di inviare o ricevere posta o fare telefonate.

FALSIFICAZIONE DI DOCUMENTI PUBBLICI: Secondo la testimonianza di coraggiosi informatori degli Istituti Airoldi e Muzzi, pare che ci siano state alterazioni illegali dei documenti medici realizzati per Gilardi. SPDC sta per Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura, come adesso chiamano gli ospedali psichiatrici.

La cartella clinica del Prof. Gilardi è stata modificata due volte: da “TSO in SPDC deciso dall’amministratore” a “Breve ricovero sociale in SPDC”, a “Ricovero in SPDC per facilitare l’esecuzione dello screening per Sars-CoV-2”.

https://www.corriere.it/cronache/20_dicembre_15/caso-benefattore-carlo-gilardi-90-anni-portato-un-ospizio-contro-sua-volonta-ea2e0142-3efa-11eb-9172-c7bb2a56a969.shtml

“La parola TSO è scomparsa, ora si dice solo breve ricovero sociale in reparto psichiatrico… È entrato con l’ordine di ricovero, fino alla fine della sua vita… e paziente contrario, anche questo nero su bianco.

https://www.iene.mediaset.it/video/carlo-rsa-cartella-clinica-cambiata_946661.shtml

ACCUSE DI PREGIUDIZIO ANTIMUSULMANO: Potrebbe non essere illegale sfruttare i pregiudizi religiosi, ma rimane uno stretto nesso tra la trasmissione di Le Iene sul caso Giraldi e le accuse contro i sette musulmani. Nel 2018, l’avvocato Lanfranconi aveva accusato Brahim El Mazoury di essersi approfittato del Prof. Gilardi. Nel febbraio 2020 Lanfranconi ha assunto lo stesso El Mazoury come assistente familiare per Gilardi.

Il 17 novembre va in onda lo spettacolo Le Iene su Giraldi.

Il 18 novembre, l’avvocato Barra rivela che l’ufficio del pubblico ministero sta indagando su sette persone per essersi approfittate di un disabile. Si dice che la signora Barra abbia affermato che anche Brahim è nella lista dei sospetti. La signora Barra spiega: “Sono vincolata al segreto professionale e c’è un’indagine della Procura … è un caso estremamente delicato … Il professor Carlo sta bene”.

Iene e caso Gilardi. L’avvocato: “Il professore sta bene. E lo riporteremo a casa”

Il 30 novembre le indagini si sono concluse e il Pubblico Ministero Figoni ha rivelato le accuse contro sette imputati, di cui solo uno noto, tutti descritti come tunisini e marocchini.

È improbabile che non siano riusciti a trovare un solo cristiano che ha approfittato troppo della generosità di Gilardi. L’avvocato Barra e il giudice Paganini avevano bisogno di una scusa per spiegare la scomparsa in manicomio del professor Gilardi: è stato tutto fatto per proteggerlo da quei pericolosi sette musulmani.

OSCURI INTERESSI LOCALI? In occasione di una visita dell’estate 2020 di Gilardi all’avvocato Lanfranconi, questa ha suggerito l’esistenza di un gruppo di persone influenti che volevano che Gilardi fosse allontanato dal paese. Aveva detto: “C’è stato qualcuno che pensava che lei dovrebbe andare in una casa di cura. Ci sono persone che vorrebbero che lei fosse rinchiuso in un posto sicuro. “Era ben chiaro: c’erano degli interessi economici dietro l’operazione di arresto organizzata dal dottor Messina e dal sindaco Milani.

All’inizio sembrava che si trattasse solo di avvocati o giudici che nascondevano il furto di poche migliaia qua e là, poi le parole dell’avvocato Lanfranconi hanno chiarito che c’erano oscuri interessi locali all’opera: personaggi importanti in paese volevano Gilardi fuori gioco.

Ogni persona anziana che possiede una casa deve temere una tale eventualità, che la sua scomparsa dalla scena potrebbe essere conveniente per qualche parente. Ad esempio, se si teme che una persona anziana possa aver scoperto qualche illecito e possa provare a cambiare il testamento, non resta che rinchiuderla in manicomio, secondo il metodo Airuno: “Aveva strane idee in testa … e che razza di amici!… Dovevamo proprio proteggerla.”

REAZIONI UFFICIALI: Il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Lecco esprime “la più sincera solidarietà e vicinanza” all’avv. Barra, contro “la riprovevole e sommaria deriva dell’odio, divampata in innumerevoli post sui social network in relazione al già citato spettacolo Le Iene verso la collega e più in generale, verso il ruolo dell’avvocato e dell’amministrazione della giustizia “.

Airuno, caso Gilardi, l’avvocato Barra: “Nessun Tso. Carlo sta bene”

L’Associazione Nazionale Magistrati sezione del Tribunale di Lecco dichiara quanto segue: “Il giudice e l’avvocato d’ufficio, che si occupano del procedimento a vantaggio del Prof. Carlo Gilardi, sono stati oggetto di ingiusto linciaggio mediatico. La ricostruzione della vicenda diffusa da un noto programma televisivo… non ha corrispondenza con la realtà… negli anni sono state intraprese innumerevoli iniziative per allontanare Gilardi dalle situazioni di rischio e sfruttamento a cui era esposto… questa campagna mediatica ha scatenato, sui social, decine e decine di commenti gravemente diffamatori, offensivi e minacciosi nei confronti degli organi processuali.

Caso Gilardi, nuova nota del Tribunale: “Questo clamore mediatico non giova al professor Carlo”

Articolo di Matteo Bojanovich member on NASGA :
National Association to Stop Guardianship Abuse

Professor Carlo Gilardi – Italy

Traduzione dall’inglese di Mario Comuzzi

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Gilardi, Baù, Casetto ed altri…

Diritti alla Follia · 01/12/2020 ·

Formalmente i decreti per il Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO) e la nomina di amministratori di sostegno si presentano rivolti al bene del beneficiario ma guardati dall’interno sono dei veri fallimenti.
La nostra associazione accoglie, tra le altre, le voci di chi è direttamente interessato da provvedimenti coercitivi e di tutela, e si impegna a portare nel dibattito pubblico e in quello delle discipline specialistiche le critiche e le proposte nate dal confronto con loro. Le storie di vita ci permettono di guardare in profondità, oltre i numeri e mostrano quanto sia incongruente l’azione protettiva dello Stato.

Nel nostro III Congresso abbiamo dato volentieri spazio a chi si sta opponendo con fatica a qualche provvedimento che lo coinvolge. Trovate le 9 ore di registrazione su you tube e su Facebook.
Queste storie portano a un senso di straniamento: è forte e argomentato il dissenso, il dispiacere e il senso di ingiustizia per come si viene estromessi dall’esercizio dei propri diritti e dal vivere le relazioni con i propri cari sono tangibili, ma ci rende impotenti la presenza di uno Stato che non rassicura ma schiaccia, e la domanda “che fare?” resta sempre aperta. Mettiamo sotto critica le decisioni dei giudici tutelari, degli amministratori di sostegno, degli assistenti sociali e degli psichiatri che redigono atti e dispongono le soluzioni nel concreto, quando agiscono senza convenire adeguatamente con i diretti interessati.
Come cittadini ci sentiamo indifesi, per questo temiamo di contrastare la legge applicata parzialmente, non cerchiamo un secondo consulto medico anche se lo vorremmo, o non rifiutiamo una proposta rieducativa che consideriamo una perdita del nostro tempo e delle nostre risorse.

Prendiamo per esempio la storia di Carlo Gilardi portata alla luce dal programma televisivo LE IENE, al momento ci sono 3 servizi dedicati alla sua storia che evidenziano quali storture sono poste in essere dai poteri istituzionali nella vita di un semplice cittadino, che potrebbe essere in questo caso il nonno di Italia.
Quanti anziani conoscete che vivono bene da soli anche in età molto avanzata? E quanti di questi vivono con il minimo indispensabile? Fa parte della loro estetica, del loro senso del bello e del buono. Il signor Gilardi ha buone capacità cognitive, ha una propria personalità, una propria storia. Tutto questo si infrange nel momento in cui per lui è nominato un amministratore di sostegno che non si mette in relazione con lui ma che lo soppianta, ostacolando le sue placide richieste, sostituendosi a lui nel disegno e organizzazione quotidiana della sua vita.

Quello che sta accadendo al signore Gilardi accade anche a molte altre persone, diverse per età, sesso, origine geografica e condizione economica.
Ripeto, come associazione stiamo venendo a conoscenza di casi molto gravi, non offriamo patrocinio legale, non è tra i nostri obiettivi, ma chi ci contatta raccontando la propria storia ci aiuta ad avere un quadro di quanto viene fatto in Italia così noi possiamo migliorare la nostra proposta di legge e le nostre attività di sensibilizzazione.
A proposito colgo l’occasione per ringraziare tutti quelli che ci hanno scritto, dimostrandoci fiducia, e li invito a proseguire con noi questo percorso, a commentare quello che proponiamo e a partecipare attivamente. Il lavoro da fare è tanto.

Credo sia utile riportare qui alcune nostre proposte, di modifica e miglioramento dell’istituto dell’amministrazione di sostegno:
– non venga istituito se c’è una manifesta opposizione dell’amministrato;
– l’interessato sia assistito da un difensore di fiducia o d’ufficio in tutte le fasi del procedimento;
– l’intervento deve essere proporzionato alle reali necessità espresse dal soggetto, non può essere quindi un intervento standard, impersonale, preso a tavolino senza neanche incontrarsi (accade, credeteci) ;
– l’amministrato deve conoscere i recapiti del proprio amministratore di sostegno ;
– l’amministratore di sostegno deve rendicontare il suo operato e le spese sostenute all’amministrato; il suo compenso e i rimborsi spese non devono essere detratti dal patrimonio dell’amministrato e/o dei suoi familiari ma essere emessi dalle Casse Pubbliche ;
– l’amministratore non può sostituirsi all’amministrato nel consenso informato alle cure;
– massimo di due amministrati per amministratore

Con il nostro attivismo vogliamo instaurare un modello non-autoritario di tutela, teniamo all’autodeterminazione soggettiva, pensiamo che ciascuno abbia il diritto inalienabile di prendere le proprie decisioni liberamente, con i propri tempi e secondo il proprio universo di valori. Le persone attorno intervengano solo quando e come l’interessato lo richieda, come è consuetudine in una società che voglia definirsi civile. Così si muove la figura del Personal Ombudsman che noi proponiamo.
Le cure devono essere solo volontarie, i trattamenti per disposizione di legge vanno rimessi in discussione, abbiamo certezza che le garanzie previste per il TSO, per esempio, vengano ovunque largamente disattese.

A fine ottobre 2020 un membro del nostro gruppo Facebook ha condiviso un video registrato da Michele Baù. Lui purtroppo è morto. Denunciava il proprio sentirsi inerme e diminuito nelle relazioni con il personale della comunità psichiatrica, dove era tenuto a rimanere perché così aveva disposto il suo amministratore di sostegno.
Aveva ventinove anni e credeva nelle idee anarchiche. Un giovane uomo che sapeva cosa voleva e diceva. Vi parlo di lui perché ha lasciato delle tracce, molti non riescono neanche a mettere in parole il grande dolore che provano a essere schiacciati sotto un’etichetta diagnostica. Lui ci è riuscito. Ha detto che era stufo di dovere chiedere sempre il permesso per tutto, che gli avevano detto che dalla schizofrenia non si guarisce e lui non voleva prendere psicofarmaci a vita, che non voleva più essere legato al letto, che ne aveva abbastanza del razzismo.
Michele meritava percorsi costruttivi e non l’essere rinchiuso, meritava che le sue potenzialità venissero valorizzate.
Anche Elena Casetto meritava di meglio. Ad agosto 2019 viene ricoverata nel reparto di Psichiatria dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. Aveva chiesto a sua madre di farla uscire di lì perché non si trovava bene, sua madre voleva portarla a casa e non sappiamo cosa l’abbia ostacolata. Elena è morta in un incendio sviluppatesi nel reparto, pare proprio dalla sua stanza. Le indagini hanno dimostrato che era legata al letto.

Questi non possiamo chiamarli incidenti, Gilardi (vivo ma costretto dove non vorrebbe essere), Baù e Casetto sono solo tre nomi della triste lista di persone trattate in modo sbrigativo e distaccato, manuale alla mano, con pratiche burocratiche compilate in modo automatico.
Vogliamo pensare che per il signore Gilardi tutto si risolva, intanto ricordiamo che il grande dolore che a lui si sta procurando in queste settimane e i provvedimenti di forza che sta subendo, sono vissuti anche da tanti altri anonimi ma reali.
Provvedimenti calati dall’alto e metodi coercitivi non risolvono nulla, né dentro né fuori le strutture; contrastiamo tutte le forme di segregazione e le pratiche contenitive*, incoraggiamo in ogni contesto la comunicazione e l’ascolto, il confronto e l’arricchimento reciproco, il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti, lavoratori e no, all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
C’è bisogno di un cambio di paradigma e per questo stiamo lavorando.
Maria Pastore

*: https://www.fuoriluogo.it/rubriche/la-rubrica-di-fuoriluogo-sul-manifesto/cassazione-la-contenzione-non-e-atto-terapeutico/#.X8TIsmhKjIW

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