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Diritti alla follia

Associazione impegnata sul fronte della tutela e della promozione dei diritti fondamentali delle persone in ambito psichiatrico e giuridico.

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diritti alla follia

Un nuovo Statuto per rafforzare la nostra azione: Diritti alla Follia verso il riconoscimento come APS

Diritti alla Follia · 19/01/2026 · Lascia un commento

Negli ultimi mesi l’Associazione Diritti alla Follia ha avviato un percorso di revisione e aggiornamento del proprio Statuto. Questo lavoro, oggi giunto a compimento, rappresenta un passaggio fondamentale per rafforzare la nostra azione politica, culturale e giuridica nella promozione dei diritti delle persone direttamente coinvolte nei dispositivi psichiatrici, civilistici e penalistici.

L’adozione del nuovo Statuto costituisce un atto propedeutico all’iscrizione dell’associazione nel Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS) e all’acquisizione della qualifica di Associazione di Promozione Sociale (APS), ai sensi del Codice del Terzo Settore (D.lgs. 117/2017). Si tratta di un passaggio necessario per dotare l’associazione di una cornice giuridica più solida e coerente con le attività che da anni porta avanti.

Il nuovo Statuto riafferma con chiarezza il riferimento ai diritti umani e alle libertà fondamentali, ponendo al centro la dignità della persona, così come riconosciuta dalla Costituzione italiana e dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità (CRPD).

Viene esplicitato un principio che costituisce da sempre il fondamento dell’agire di Diritti alla Follia: nessun diritto alla salute può essere imposto contro la volontà dell’individuo, né può giustificare trattamenti sanitari coercitivi o limitazioni della libertà personale. Lo Statuto assume quindi una posizione netta di contrasto alle pratiche che trasformano la cura in obbligo e la protezione in controllo.

Lo Statuto individua con precisione alcuni ambiti di intervento prioritari, in linea con le raccomandazioni rivolte all’Italia dal Comitato ONU CRPD nel 2016. In particolare, l’associazione si impegna a promuovere:

  • una riforma profonda delle procedure di Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO), rendendole pienamente rispettose delle garanzie costituzionali e degli obblighi internazionali
  • l’abrogazione degli istituti dell’interdizione e dell’inabilitazione e il superamento delle forme sostitutive dell’amministrazione di sostegno
  • l’abolizione del “doppio binario” penale, delle misure di sicurezza e dei concetti di pericolosità sociale e non imputabilità, promuovendo una nozione di responsabilità individuale uguale per tutte le persone
  • il superamento dell’istituzionalizzazione forzata e delle prassi coercitive nei servizi di salute mentale, a favore di interventi volontari, sociali e orientati all’autodeterminazione.

Sono espressamente previste attività di supporto informativo, intervento legale e rappresentanza giudiziaria, inclusa la possibilità di costituirsi parte civile e di intervenire nei procedimenti amministrativi e giurisdizionali. Lo Statuto valorizza inoltre il dialogo e la collaborazione con organismi di garanzia nazionali e internazionali impegnati nella prevenzione delle violazioni dei diritti umani.

Il nuovo assetto organizzativo, conforme al Codice del Terzo Settore, prevede una struttura essenziale ma efficace:

  • l’Assemblea come organo sovrano
  • un Consiglio Direttivo composto da un numero ridotto di membri, con funzioni di indirizzo e gestione
  • un Presidente quale unico legale rappresentante dell’associazione
  • una Giunta, eventualmente nominata, con funzioni di supporto operativo

Questa impostazione consente di coniugare partecipazione democratica, responsabilità e capacità di azione.

Il nuovo Statuto non rappresenta un punto di arrivo, ma uno strumento di lavoro. È la base giuridica che accompagna una pratica già esistente e che mira a rafforzarla, rendendo più efficace l’intervento dell’associazione nei contesti istituzionali, giuridici e sociali.

Diritti alla Follia continua così il proprio percorso, con un obiettivo chiaro: contrastare la coercizione, affermare l’autodeterminazione e rendere effettivi i diritti di utenti, ex utenti e sopravvissuti alla psichiatria.

Statuto Diritti alla Follia APSDownload
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Richiesta di collaborazione – Dossier su casi, storie e testimonianze. Trasmissione a organismi nazionali e internazionali per i diritti umani

Diritti alla Follia · 15/01/2026 · 2 commenti

l’Associazione Diritti alla Follia ha avviato un progetto di grande importanza: l’elaborazione di un Dossier di casi, storie e testimonianze da trasmettere a organismi nazionali, europei e internazionali per la tutela dei diritti umani.

Il Dossier sarà inviato a istituzioni come i Garanti dei diritti delle persone private della libertà personale, il Garante delle persone con disabilità, il Comitato Europeo per la Prevenzione della Tortura (CPT), la Corte Europea per i Diritti dell’Uomo (CEDU) l’Agenzia dell’Unione Europea per i Diritti Fondamentali (FRA) e i competenti organismi delle Nazioni Unite.

L’obiettivo è documentare pratiche abusive o distorte nell’uso degli strumenti giuridici che incidono sulla libertà personale, affinché tali criticità emergano in modo chiaro, fondato e non ignorabile.
L’invio del Dossier serve a sollecitare ispezioni, raccomandazioni ufficiali e prese di posizione pubbliche su ciò che oggi avviene nei sistemi di controllo, cura e protezione.

Per questo chiediamo la vostra collaborazione.

Raccogliamo contributi scritti, sotto forma di racconti di casi, esperienze dirette o indirette, sui seguenti ambiti.

1. Misure di sicurezza

Le misure di sicurezza riguardano persone che, a seguito di una valutazione psichiatrica, vengono ritenute non imputabili, cioè non penalmente responsabili di ciò che è accaduto.

In questi casi il giudice non infligge una pena, ma può comunque imporre limitazioni della libertà personale o percorsi di cura obbligatori, sulla base dell’idea che la persona sia “pericolosa”.
In pratica, anche senza una condanna, una persona può essere controllata, trattenuta o sottoposta a obblighi per periodi molto lunghi, spesso senza una durata certa.

Se inviate storie su questo tema, vi chiediamo di indicare, se possibile:

  • le condizioni di libertà durante la misura
  • la durata e le eventuali proroghe
  • il fatto o il reato da cui tutto è nato
  • il ruolo delle perizie psichiatriche
  • l’uso del sistema penale per imporre trattamenti sanitari

2. Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO)

Il TSO è una misura che consente di imporre un trattamento sanitario quando ricorrono condizioni molto stringenti: urgenza, rifiuto delle cure e mancanza di alternative.

Non è solo una cura imposta: è anche una privazione della libertà personale.
Una persona può essere portata con la forza in una struttura, trattenuta e sottoposta a trattamenti senza il proprio consenso.

La legge prevede che il TSO debba essere eccezionale, temporaneo e rigorosamente controllato. Proprio per questo è uno degli strumenti più delicati.

Nei contributi su questo tema vi chiediamo di segnalare in particolare:

  • minacce di TSO usate come strumento di pressione
  • TSO disposti senza i presupposti di legge
  • irregolarità nelle modalità di esecuzione
  • ogni altra criticità rilevante
  • Contenzione meccanica e/o chimica

3. Misure di protezione giuridica

Le misure di protezione giuridica (interdizione, inabilitazione, amministrazione di sostegno) incidono sulla possibilità di una persona di decidere per sé.

In teoria dovrebbero sostenere la persona nelle difficoltà.
In pratica, in molti casi, diventano meccanismi di sostituzione della volontà, con perdita di controllo su:

  • denaro e patrimonio
  • residenza
  • cure
  • relazioni
  • scelte fondamentali di vita

Nei contributi su questo tema vi chiediamo di mettere in evidenza:

  • abusi o distorsioni delle amministrazioni di sostegno
  • situazioni in cui la misura si trasforma in controllo/sostituzione anziché supporto

Anonimato

Tutti i testi devono essere completamente anonimizzati:

  • nessun nome di persone
  • nessuna città o luogo riconoscibile
  • nessuna struttura, servizio o operatore identificabile
  • nessun dettaglio che renda una persona riconoscibile

Proprio perché i contributi sono anonimizzati, non è obbligatoria una liberatoria; tuttavia l’associazione mette a disposizione un modulo a tutela di tutte e tutti.

Indicazioni tecniche

Lunghezza: da 1 a 2 cartelle Word
(1 cartella ≈ 1.800 battute spazi inclusi, circa 250–300 parole)

Formato consigliato

  • Font: Times New Roman
  • Dimensione: 12
  • Interlinea: 1,5

Ogni testimonianza contribuisce a costruire un quadro collettivo, credibile e documentato delle violazioni che continuano a verificarsi.

Grazie a chi vorrà partecipare.

Associazione Diritti alla Follia

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TSO nullo per lo studente di Fano: la svolta dopo anni

Diritti alla Follia · 03/01/2026 · Lascia un commento

Cinque anni dopo l’assurdo trattamento sanitario obbligatorio subito da uno studente di 18 anni di Fano, arriva finalmente la parola fine. La Corte di Cassazione, con sentenza del 3 gennaio 2026, ha dichiarato nullo il TSO disposto nel maggio 2021, stabilendo un principio fondamentale: l’anticonformismo non è una malattia mentale e il trattamento coatto può essere legittimo solo a protezione della salute dell’individuo.

 I legali del ragazzo, Nicola Peverelli e Isabella Giampaoli, hanno seguito i ricorsi in tutte le sedi giudiziarie, evidenziando come “il ragazzo non aveva problemi mentali e la misura è stata adottata senza rispettare alcuna garanzia procedurale”.

L’avvocato Peverelli ha spiegato:

“Valerio ha subito un TSO ingiustificato: era uno studente diligente, manifestava solo dissenso pacifico contro l’obbligo della mascherina. Non c’erano condizioni che giustificassero il ricovero coatto.”

L’avvocata Giampaoli, che insieme ai genitori ha presentato i ricorsi, ha aggiunto:

“Questa vicenda evidenzia gravi lacune nella procedura del TSO e nella tutela dei diritti fondamentali: nessuna audizione del ragazzo, nessuna verifica reale del suo stato di salute mentale.”

Già nel 2021, subito dopo il TSO imposto a Valerio Tellenio, l’associazione Diritti alla Follia intraprese azioni concrete per contestare la misura e tutelare i diritti del giovane. Cinque anni dopo, la Corte di Cassazione ha dichiarato nullo il trattamento.

Il 5 maggio 2021, durante l’orario scolastico, Valerio si rifiutò di indossare la mascherina obbligatoria per prevenire la diffusione del Covid-19. Come forma di dissenso pacifico, si incatenò al banco. Il giorno seguente, il ragazzo fu portato al Pronto Soccorso di Pesaro e due medici, nello stesso momento proposero e convalidarono il TSO.

In violazione della legge, non vennero rispettati i principi di indipendenza delle valutazioni mediche. Successivamente, il Sindaco di Fano firmò l’ordinanza, senza approfondimento diretto, e il Giudice tutelare confermò la misura senza udienza del ragazzo. Il giovane trascorse quattro giorni in reparto psichiatrico, con restrizioni severe.

Come sottolineato allora da Michele Capano, presidente di Diritti alla Follia in un’intervista a Radio Radicale, questa vicenda metteva in luce gravi illegalità procedurali e violazioni dei diritti costituzionali e internazionali, tra cui:

  • Art. 21 Cost.: libertà di manifestazione del pensiero
  • Art. 32 Cost.: libertà di sottoporsi o meno a trattamenti sanitari
  • Art. 14 Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità

Diritti alla Follia non rimase a guardare. L’associazione:

  • Inviò richiesta di revoca immediata al Sindaco di Fano per sospendere il TSO illegittimo
  • Presentò ricorso al Tribunale di Pesaro per contestare l’illegittimità del TSO
  • Denunciò pubblicamente la psichiatrizzazione del dissenso, evidenziando come il TSO “reale” spesso si discosti dalle garanzie previste dalla “legge Basaglia”
  • Chiamò in causa il ruolo del Sindaco e del Giudice tutelare, spesso limitato a ratifica burocratica senza reale istruttoria
  • Diffuse informazioni e analisi sui rischi di TSO applicati in assenza di reale “malattia mentale”, attraverso interviste, comunicati e video.

Dopo anni di ricorsi e battaglie legali, la Corte di Cassazione ha dichiarato nullo il TSO, motivando che:

  • Il TSO deve tutelare esclusivamente la salute dell’individuo, non avere finalità sociali o punitive
  • La manifestazione di idee anticonformiste o critiche non può essere considerata segnale di malattia mentale
  • Qualsiasi misura coercitiva richiede audizione dell’interessato e motivazioni concrete, che nel caso di Valerio erano totalmente assenti

Nonostante la sentenza, il ragazzo ha subito gravi conseguenze: abbandono della scuola e difficoltà a trovare lavoro, ormai associato al TSO subito.

La vicenda di Valerio Tellenio è finalmente chiusa dal punto di vista giudiziario, ma rimane un monito: la libertà individuale e il diritto al dissenso non possono mai essere sacrificati in nome della burocrazia o di una presunta sicurezza sanitaria.

Come dichiarato da Capano:
“La psicosi non era del ragazzo, ma di chi, in ambito politico, amministrativo e giudiziario, rese possibile un trattamento sanitario obbligatorio ingiustificato”

Fonti

Notizie del 2026

  1. Floder Reitter, P. (03 gennaio 2026), Dichiarato nullo il TSO all’alunno che rifiutò la mascherina in aula. La Cassazione: “L’ anticomformismo non è una malattia mentale”, La Verità (Italia). Studente no mask s’incatenò al banco. La Suprema Corte: il Tso è nullo
  2. https://www.pressreader.com/italy/la-verita-790g/20260103/281835765070101

Articoli e comunicati di Diritti alla Follia sulla vicenda

  1. Diritti alla Follia (08 maggio 2021), Comunicato stampa: TSO politico su studente senza mascherina,
    https://dirittiallafollia.it/2021/05/08/comunicato-stampa-associazione-radicale-diritti-alla-follia-tso-politico-su-studente-senza-mascherina/
  1. Diritti alla Follia (06 maggio 2021), 18enne ricoverato in psichiatria per aver manifestato il proprio dissenso all’uso della mascherina in classe,
    https://dirittiallafollia.it/2021/05/06/18enne-ricoverato-in-psichiatria-per-aver-manifestato-il-proprio-dissenso-alluso-della-mascherina-in-classe/
  2. Diritti alla Follia, tag studente, raccolta articoli e aggiornamenti:
    https://dirittiallafollia.it/tag/studente/
  3. MAD in Italy (marzo 2024), Psichiatrizzazione del dissenso: l’incredibile vicenda dello studente di Fano,
    https://mad-in-italy.com/2024/03/psichiatrizzazione-del-dissenso-lincredibile-vicenda-dello-studente-di-fano/
  4. YouTube, intervista e video sulla vicenda:
    • https://www.youtube.com/watch?v=IVXrX8cuQDw
    • https://www.youtube.com/live/9EMdsD8DVRQ
  5. Radio Radicale (14 maggio 2021), intervista a Michele Capano (Diritti alla Follia), condotta da Sonia Martina:
    https://www.radioradicale.it/scheda/637088/studente-di-fano-sottoposto-a-tso-intervista-a-michele-capano
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VIII Congresso “Diritti alla Follia”Collegno (TO), 28–29 marzo 2026

Diritti alla Follia · 29/12/2025 · Lascia un commento

Il Congresso annuale di Diritti alla Follia torna per la sua ottava edizione e si terrà sabato 28 e domenica 29 marzo 2026 a Collegno (Torino), presso la Sala Consiliare del Comune – Parco della Certosa.

Anche quest’anno il Congresso nasce dall’urgenza di interrogare le pratiche istituzionali che attraversano la “salute mentale” e il diritto, partendo da casi concreti.
Non come cronaca giudiziaria o sanitaria, ma come lenti critiche: dietro ogni “caso” ci sono persone, diritti compressi, relazioni spezzate o ricomposte, responsabilità collettive spesso rimosse.

Il Congresso si articolerà in quattro sessioni tematiche, ciascuna centrata su un caso emblematico:

  • DSM – Dipartimenti di Salute Mentale
    Il “caso Caserta” per discutere di organizzazione dei servizi, criticità strutturali, ruolo delle persone esperte in supporto tra pari e scenari di riforma
  • TSO – Trattamento Sanitario Obbligatorio dopo la Consulta
    Un focus sugli effetti concreti della recente sentenza della Corte costituzionale: pratiche attuative, garanzie, limiti e impatto sui diritti delle persone
  • Misure di sicurezza e REMS
    Il “caso Gianini” per affrontare il tema delle misure limitative della libertà, delle perizie psichiatriche e della necessità di una riforma profonda
  • Amministrazione di Sostegno
    I “casi Vattimo e Garofalo” per mettere a fuoco abusi, criticità sistemiche e prospettive di cambiamento di uno strumento che troppo spesso si trasforma in controllo sostitutivo.

Accanto agli interventi di operatori, giuristi, ricercatori e rappresentanti istituzionali, il Congresso darà spazio centrale a testimonianze dirette, perché senza le voci delle persone coinvolte non esiste analisi credibile né trasformazione possibile.

Il programma prevede inoltre:

  • una passeggiata collettiva nel Parco della Certosa
  • la presentazione del libro Le bocche inutili di Alberto Gaino
  • attività parallele legate alla memoria dell’ex ospedale psichiatrico

Informazioni pratiche

Il Congresso si svolgerà presso la Sala Consiliare del Comune di Collegno – Parco della Certosa, uno spazio pubblico facilmente raggiungibile.

Questo Congresso non è sponsorizzato. È uno spazio libero, indipendente e accessibile, costruito con il lavoro volontario di alcuni di noi e con risorse sempre limitate.

Per continuare a portare alla luce ciò che spesso resta invisibile, e farlo in uno spazio pubblico e condiviso, abbiamo bisogno anche del tuo supporto.
Ogni contributo aiuta a coprire i costi organizzativi, logistici e di accoglienza, e rende possibile la partecipazione di chi altrimenti resterebbe escluso.

💛 Puoi sostenere il Congresso con una donazione:

  • PayPal: https://www.paypal.com/donate/?hosted_button_id=V782HRYQSPJ9J
  • Bonifico bancario
    Intestatario: Associazione Diritti alla Follia APS
    Causale: Donazione Congresso
    IBAN: IT89N0306909606100000192123

Per chi può, l’invito è anche a esserci di persona: il Congresso vive di presenze, corpi, incontri, conflitti e alleanze reali.

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Informazioni_logistiche_Congresso_Diritti_alla_Follia_2026

Locandina DEFINITIVA VIII Congresso Diritti alla Follia Collegno

 

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Palmoli: perizia sui genitori e bambini lontani dal bosco — protezione o colonizzazione?

Diritti alla Follia · 23/12/2025 · 1 commento

La vicenda della famiglia di Palmoli, i tre bambini allontanati dai genitori e trasferiti in una comunità educativa, continua a sollevare interrogativi profondi sul ruolo dello Stato e delle istituzioni nella vita delle famiglie.

Secondo le relazioni dei servizi sociali, i bambini ora sono “puliti, profumati, abituati alle regole quotidiane”. Le cronache raccontano che hanno reagito con curiosità e sollievo alle docce, ai vestiti profumati e alle attenzioni quotidiane offerte dagli operatori. Il messaggio implicito sembra chiaro: vivere nel bosco senza modelli urbani sarebbe insufficiente, se non inadeguato.

C’è poi un dettaglio rivelatore, apparentemente secondario ma culturalmente potentissimo. È evidente che questi bambini non praticavano la “skin care” oggi tanto di moda, ormai normalizzata perfino tra bambine delle scuole elementari, rituali quotidiani di detergenti, creme, profumi, prodotti cosmetici spacciati per “cura di sé”. È forse questo ciò che si rimprovera loro?
Questa ossessione per il pulito, il profumato, il corpo normalizzato e addestrato fin dall’infanzia dice molto più del modello culturale dominante che dei bisogni reali dei bambini. Un modello in cui l’igiene diventa performance, il profumo diventa certificato di accettabilità sociale, e il corpo infantile viene educato precocemente al consumo, all’estetica e al controllo.

Secondo le ultime notizie, mentre i bambini restano temporaneamente in comunità, il Tribunale per i Minorenni dell’Aquila ha affidato a un perito, la psichiatra Simona Ceccoli, l’incarico di svolgere una nuova perizia psico‑diagnostica non solo sui genitori ma anche sui bambini stessi, con un termine di 120 giorni per la consegna del rapporto finale. L’ordinanza, pubblicata di recente, richiede al perito di approfondire aspetti come:

  • stili relazionali famigliari
  • capacità di riconoscere e rispondere ai bisogni affettivi ed educativi dei minori
  • condizioni attuali di vita e sviluppo psico‑affettivo dei bambini
  • figure di riferimento e modelli di identificazione dei minori

Il provvedimento prevede anche che entro fine gennaio i servizi sociali trasmettano una relazione aggiornata sugli interventi svolti e che le parti possano presentare memorie difensive entro metà febbraio.

Ma c’è un altro lato della riflessione che non può essere ignorato. In Italia, molti bambini crescono immersi in cibo spazzatura, tecnologia e social fin dalla più tenera età. Non si tratta di casi isolati:

  • Più della metà dei bambini italiani consuma snack dolci più di tre volte a settimana, e oltre uno su quattro beve bibite zuccherate ogni giorno
  • Circa un quarto dei ragazzi non consuma frutta e verdura quotidianamente
  • Molti bambini tra i 6 e i 10 anni usano smartphone ogni giorno, e oltre il 62% dei preadolescenti (11‑13 anni) ha almeno un account social

Questi dati confermano che il consumo precoce di tecnologia e cibi ultra-processati è ormai un fenomeno diffuso, normalizzato e spesso celebrato come indice di attenzione e cura.

Con le feste ormai alle porte, i carrelli dei supermercati straripano di snack, dolci, giocattoli e dispositivi elettronici, e l’esposizione ai social e a YouTube diventa routine fin dalla più tenera età. Tutto questo mentre i bambini della famiglia del bosco cresce­vano liberi, senza schermi, senza social, immersi nella natura e nelle relazioni dirette con il mondo.

Oltre al consumismo e alla tecnologia precoce, un altro dato preoccupante riguarda l’uso crescente di psicofarmaci nei bambini e negli adolescenti italiani. Secondo il Rapporto OsMed 2024 dell’AIFA, la prevalenza dell’uso di farmaci psicotropi nei minori è più che raddoppiata negli ultimi anni. Nel 2016 era circa lo 0,26% della popolazione pediatrica; nel 2024 è salita allo 0,57%, equivalente a un minore su 175 che assume psicofarmaci.

Questo aumento riguarda soprattutto antipsicotici, antidepressivi e farmaci per l’ADHD, con un’incidenza maggiore nella fascia 12‑17 anni. Questi dati evidenziano come la medicalizzazione precoce del disagio infantile e preadolescenziale sia un fenomeno diffuso, che si inserisce nella tendenza a normalizzare interventi farmacologici come risposta primaria a problemi di adattamento sociale o educativo.

Siamo davvero di fronte a un intervento che tutela i bambini oppure a una colonizzazione culturale e psicologica, che impone un unico modello di vita considerato “accettabile”?

Diritti alla Follia ribadisce che la libertà educativa e il diritto alla diversità non sono reati, e che i bambini non possono essere standardizzati come prodotti sugli scaffali di un supermercato o su uno schermo luminoso.

🔹 C’era una volta una famiglia nel bosco… Oggi quei bambini sono nelle mani di un sistema che li vuole puliti, profumati e uniformati, mentre tanti altri crescono immersi in cibo spazzatura e tecnologia. Liberi o conformi: chi detta la norma dell’infanzia?

Fonti principali

  • Articolo di cronaca: Today.it
  • Rapporto Save the Children: Uso precoce di smartphone e social
    Link
  • TG24 Sky: Consumo di snack e alimentazione dei bambini
    Link
  • AIFA, Rapporto OsMed 2024: Psicofarmaci nei minori
    Link
  • Sky TG24 – Famiglia nel bosco: Disposta nuova perizia, i bambini restano nella struttura protetta
    Link
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