Nel panel dedicato ai Dipartimenti di Salute Mentale dell’VIII Congresso “Diritti alla Follia”, l’intervento di Enrico Tresca, direttore della UOSM del DSM ASL Caserta – “Per il tuo bene: le aporie della istituzione” – ha messo a nudo qualcosa che raramente viene detto così chiaramente: il conflitto sulla salute mentale oggi non è tecnico, è politico.
Il cosiddetto “caso Caserta”, insieme alla petizione promossa nel territorio dell’Alto Matese, mostra una dinamica ormai ricorrente. Di fronte a carenze reali – mancanza di operatori, servizi fragili, difficoltà nella presa in carico – invece di rivendicare più diritti, più risorse per la vita indipendente, più sostegno nei contesti di vita, si produce uno slittamento. La questione diventa sicurezza. Controllo. Gestione del rischio.
Nella petizione questo passaggio è evidente: le persone con sofferenza mentale compaiono implicitamente come problema, come possibile minaccia, come fonte di tensione per il territorio. E così, senza mai dirlo apertamente, si costruisce un discorso in cui la soluzione torna a essere quella di sempre: proteggere, contenere, decidere al posto loro.
“Per il loro bene”.
È esattamente questo il punto. Non siamo di fronte a una semplice divergenza di vedute, ma a due idee incompatibili. Da un lato un tentativo – fragile, contraddittorio, ma reale – di praticare la deistituzionalizzazione, il supporto alle decisioni, il diritto a vivere nella comunità. Dall’altro una pressione sociale e istituzionale che rimette al centro l’incapacitazione, la delega, la sostituzione.
Il linguaggio dei diritti viene piegato: si dice di voler tutelare le persone, ma lo si fa mettendo in discussione la loro libertà. Si invoca la qualità delle cure, ma per giustificare il ritorno a forme di istituzionalizzazione. Si parla di bisogni “oggettivi”, senza interrogarsi su desideri, volontà, possibilità di scelta.
Non è un equivoco. È un rovesciamento.
Ma l’intervento di Tresca è interessante proprio perché non si limita a denunciare questo movimento. Mostra anche quanto il problema attraversi i servizi stessi. La paura della responsabilità, la posizione di garanzia, il timore costante che “possa succedere qualcosa” continuano a produrre, anche nelle pratiche più avanzate, forme di controllo e sostituzione.
Il “per il tuo bene” non è solo fuori. È dentro.
Dentro le decisioni prese senza le persone.
Dentro i progetti costruiti più come modelli che come percorsi condivisi.
Dentro la difficoltà a sostenere davvero il rischio della libertà.
Ed è qui che il discorso si blocca, diventa aporia. Non perché manchino le soluzioni tecniche, ma perché manca una scelta politica fino in fondo: riconoscere che le persone hanno diritto a vivere la propria vita, anche quando questo mette in crisi assetti, abitudini, equilibri istituzionali.
Finché questa scelta non viene assunta davvero, continueremo a oscillare. Tra diritti dichiarati e diritti negati. Tra deistituzionalizzazione enunciata e pratiche che la svuotano. Tra emancipazione e controllo.
E continueremo a chiamare tutela ciò che, troppo spesso, resta solo un altro modo di decidere al posto di qualcuno.
👉 Guarda il video del panel sui Dipartimenti Salute Mentale al minuto 17.10 l’intervento del dott. Enrico Tresca
Leggi la relazione integrale di Enrico Tresca
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