‘Diritti alla Follia’ aderisce a Mental Health Europe (MHE) !
‘Diritti alla Follia’ aderisce a Mental Health Europe (MHE)!
E’ da oltre un anno che ‘Diritti alla Follia’ intrattiene rapporti con Mental Health Europe (MHE), una delle più importanti organizzazioni europee.
Nel 2022 abbiamo ospitato due membri dello staff di Mental Health Europe, Claudia Marinetti, direttrice , e Laura Marchetti, Policy manager, in una nostra puntata de ‘Il Diritto Fragile’
https://www.youtube.com/watch?v=liLgkrrbYdY&t10s&ab_channel=AssociazioneradicaleDirittiallaFollia
Lo scorso novembre, in occasione del nostro V congresso annuale a Cagliari, ci fu la presenza, in tutte le giornate, di Liuska Sanna, Head of operations di MHE.
E’ anche grazie a questo incontro che, quest’anno, Liuska ci ha proposto di affiliarci a MHE così, dopo aver inviato richiesta formale e aver incontrato il Consiglio Direttivo di MHE, siamo stati accettati come ‘Full members’.
E’ con grande entusiasmo che comunichiamo la nostra adesione alla rete Mental Health Europe , con sede a Bruxelles https://www.mhe-sme.org/ e l’imminente costituzione di un gruppo di lavoro dedicato a:
– Richiedere di far parte di una delle task force di MHE (Le task force di Mental Health Europe lavorano su questioni specifiche relative alla salute mentale. Esse supportano regolarmente il lavoro politico del Segretariato)
– Effettuare una visita didattica presso un altro membro di MHE (finanziata da MHE)
– Organizzare un evento di capacity building (evento per accrescere la competenza dei membri) (con il sostegno finanziario di MHE)
– Partecipare agli eventi europei di capacity building e ad altre iniziative
– Partecipare a webinar organizzati dagli associati e organizzarne uno
Qui di seguito riportiamo l’intervista a Francesca Centola, membro dello staff di MHE, ospite di una puntata de ‘Il Diritto Fragile’
https://www.facebook.com/DirittiallaFollia/videos/217581997896613/?mibextid=YxdKMJ
https://youtu.be/d20uclqMXsc?si=EWtkoFz4DkWCM3TP
“Mental Health Europe è la più grande organizzazione di rete europea indipendente che mette insieme diversi attori nel campo della salute mentale: le persone con problemi di salute mentale (esperti per esperienza), i loro sostenitori, gli operatori sanitari, organizzazioni non governative, esperti di diritti umani. Conta 70 membri da 30 Paesi europei.
Da 35 anni Mental Health Europe è in prima linea nel promuovere un approccio psicosociale alla salute mentale ed al benessere per tutti basato sui diritti umani, sulla comunità e orientato al recupero.
Lavora a stretto contatto con le istituzioni europee e diverse organizzazioni internazionali per garantire ovunque in Europa prevenzione dei problemi di salute mentale, accesso a cure di qualità ed eliminazione della stigmatizzazione. Insieme ai suoi membri, formula raccomandazioni per i decisori politici, mettendo al centro del suo lavoro gli esperti per esperienza, di modo che la loro voce sia ascoltata.
Una delle priorità strategiche di Mental Health Europe consiste nel portare avanti un cambio di prospettiva nel modo in cui si intende la salute mentale.
Il modello tradizionale è biomedico: i problemi di salute mentale sono legati a fattori biologici e a predisposizioni genetiche; l’attenzione è puntata sui sintomi, sulla diagnosi, sul trattamento (spesso farmacologico); le soluzioni si individuano esclusivamente nelle politiche sanitarie.
L’approccio psicosociale, al contrario, considera i problemi di salute mentale e le disabilità psicosociali parte dell’esperienza umana. La salute mentale delle persone è influenzata dalle proprie esperienze di vita e dall’ambiente in cui vivono; le condizioni socioeconomiche e ambientali hanno un ruolo determinante, potendo agire come fattori di protezione o di rischio. Le condizioni di vita, il miglioramento degli alloggi, l’aria pulita, l’accesso allo sport, alla cultura e alle aree verdi, ed un migliore equilibrio tra attività professionale e vita privata hanno un impatto rilevante sulla salute mentale. Di conseguenza, per migliorare il benessere psicofisico della nostra popolazione, occorre considerare la salute mentale in tutte le politiche: in settori quali l’istruzione, la gioventù, l’arte e la cultura, l’ambiente, l’occupazione, la coesione, la ricerca e l’innovazione, la protezione sociale, lo sviluppo urbano sostenibile ed il mondo digitale.
Un’altra priorità strategica di Mental Health Europe è la cosiddetta co-creation, co-creazione.
Quando si devono adottare delle politiche, dei servizi o anche semplicemente comunicare in materia di salute mentale, co-creazione significa mettere tutti i portatori di interesse – esperti per esperienza ed esperti per professione – intorno al tavolo decisionale, per lavorare insieme su basi di parità. Per co-creare non basta mettere i diversi attori intorno al tavolo decisionale; è cruciale redistribuire il potere. Tradizionalmente, nel campo della salute mentale, il potere è detenuto dagli operatori sanitari e le persone con esperienza vissuta non hanno voce.
Un fattore chiave nel processo di co-creazione è l’emancipazione degli esperti per esperienza. Il concetto di co-creazione, nel settore della salute mentale, è rivoluzionario: tradizionalmente, storicamente, si è dato valore esclusivamente all’esperienza dei professionisti sanitari ritenendo inammissibile che le persone con disabilità psicosociale potessero avere un contributo da offrire (convinzione che spesso è stata fatta propria dagli stessi esperti per esperienza, stigma internalizzato).
La co-creazione, al contrario, si basa sul coinvolgimento degli esperti per esperienza in ogni decisione che ha un impatto su di loro (“niente su di noi senza di noi”), ma va anche oltre, perché richiede che tutti gli attori debbano fare un percorso di emancipazione per essere in grado di lavorare insieme. É necessaria la rimozione di ogni etichetta: professionisti, persone con disabilità … tutte queste etichette cadono e intorno al tavolo decisionale si hanno essere umani, tutti uguali, tutti in grado di apportare il loro contributo.
La co-creazione comporta molti vantaggi: garantisce delle relazioni, di cura ma anche più in generale sociali, più collaborative ed egualitarie; integrando le prospettive degli esperti per esperienza e dei professionisti, assicura un’allocazione delle risorse più efficace, perché più in linea con i bisogni concreti.
Non è semplice, però, applicare co-creazione. Ci sono molti ostacoli: mancanza di volontà politica, non sapere cosa sia co-creazione o non sapere come metterla in pratica. Per rispondere a questi bisogni, Mental Health Europe ha creato un toolkit e delle linee guida in materia.
Siamo pienamente in sintonia con le iniziative di ‘Diritti alla Follia’ e ne portiamo avanti di simili nella nostra attività di advocacy a livello europeo.
Un approccio alla salute mentale basato sui diritti umani è un’altra delle priorità strategiche di Mental Health Europe. La Convenzione sui diritti delle persone con disabilità è lo strumento di riferimento in materia e vale la pena ricordare che tutti gli stati membri dell’Unione Europea -e l’Unione Europea stessa- hanno ratificato la Convenzione e sono vincolati dalle sue disposizioni.
Nel rispetto della Convenzione, chiediamo ai decisori politici di tutti i paesi europei di non fare più ricorso a regimi di tutela, che privano la persona con disabilità psicosociale del diritto di prendere le proprie decisioni. Regimi di tutela possono essere sostituiti da meccanismi di “processo decisionale assistito”. Ossia, se pensiamo che una persona con disabilità, per un qualunque motivo, possa avere difficoltà a prendere decisioni libere e consapevoli, dobbiamo fare di tutto per darle i supporti di cui ha bisogno per metterla in condizione di farsi un’idea corretta su una data questione, e di scegliere in merito seguendo i suoi desideri e le sue preferenze.
Un’altra richiesta – sempre nel rispetto della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità – è quella di eliminare ogni forma di coercizione. Sebbene le misure coercitive tendano a essere inquadrate come di “ultima istanza”, includendo linee guida e formazione obbligatoria, il loro utilizzo come risposta primaria o di emergenza continua a essere diffuso e persino in aumento nei servizi sotto pressione. Abbiamo creato una guida in materia, disponibile sul nostro sito.
Stiamo anche lavorando ad un’analisi sul diritto di voto per le persone con disabilità psicosociale. Un altro impegno che chiediamo è di mettere in atto accomodamenti ragionevoli e meccanismi di occupazione assistita, al fine di garantire alle persone con disabilità psicosociale di partecipare al mondo del lavoro. Chiediamo inoltre una direttiva orizzontale antidiscriminazione, che colmi l’attuale lacuna nel quadro antidiscriminazione dell’UE, in modo da estendere la protezione delle persone con disabilità al di fuori della sfera del lavoro.
Ci tengo anche a precisare che un’altra delle nostre priorità è la deistituzionalizzazione e l’esigenza di creare una rete integrata di servizi nella comunità, per garantire la piena inclusione delle persone con disabilità psicosociali. La cura deve essere centrata sulla persona e i suoi bisogni (che sono sanitari e sociali).
Queste ed altre richieste appaiono nel nostro Manifesto per le prossime elezioni del Parlamento Europeo.
La bellezza del far parte di una rete europea è la possibilità di entrare in contatto con realtà diverse, attori che operano in paesi che hanno dovuto affrontare sfide simili alle nostre. L’esperienza degli altri paesi può fungere da ispirazione per capire come procedere. Mental Health Europe fornisce occasioni di confronto, ma anche eventi per accrescere la competenza dei nostri membri su specifiche tematiche (ne avremo uno a novembre su digitalizzazione e salute mentale). Siamo anche disponibili – su richiesta- a fornire supporto ad hoc ai nostri membri per rafforzare i loro tentativi di interlocuzione istituzionale. Spesso la “dimensione europea” – quando le richieste portate avanti al livello nazionale sono rafforzate da una rete come Mental Health Europe, ben posizionata vis à vis le istituzioni dell’Unione Europea- può essere più efficace nel convincere i decisori politici nazionali ad iniziare e mantenere un dialogo. Potete contare su di noi! “
Comunicato stampa: Carlo Gilardi, il Professore di Airuno è morto: ora tutto torna “a posto”
Carlo Gilardi, il Professore di Airuno è morto: ora tutto torna “a posto”
Adesso il chiasso mediatico che tanto aveva infastidito il collaudato sistema Giudici Tutelari/Amministratori di sostegno – portando nientedimeno che il CSM a censurare la trasmissione “Le Iene” – finalmente si placherà. Carlo Gilardi, il Professore di Airuno è morto a 92 anni in un Hospice del suo paese. Finiti i presidi, gli striscioni, i gesti dimostrativi, le inchieste televisive, le istanze e gli appelli (Giorgia Meloni e Andrea Boccelli), le raccomandazione del Garante Mauro Palma; e felicemente destinati al dimenticatoio – che sospiro di sollievo – anche gli spinosi problemi con la CEDU (Corte europea per i diritti umani), che aveva condannato l’Italia per la violazione dell’articolo 8 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.
Ora, finalmente, tutto torna a posto; e la inarrestabile operazione silenzio e oblio potrà iniziare a macinare risultati. Carlo Gilardi, titolare di un ingente patrimonio di famiglia, era finito sotto amministrazione di sostegno nel 2017, dopo che sua sorella lo aveva segnalato al Tribunale di Lecco per la sua prodigalità verso enti pubblici e persone fisiche. Donazioni al Comune di Airuno e molteplici elargizioni a persone a lui vicine (alcuni extracomunitari, uno dei quali accolto in casa sua ad otto anni e divenuto poi il suo badante; un’anziana ex domestica).
A fine ottobre del 2020 l’incursione dei poteri dello Stato, Padrone e Tutore: l’amministratrice di sostegno, avvocatessa, si presenta in casa Gilardi, scortata da Carabinieri, infermieri e ambulanza; il badante registra il sonoro: Gilardi urla, “Io in casa di riposo non ci vado!”; e incalza, “Io voglio la mia libertà che mi avete sottratto!” A quel punto la registrazione del sonoro fissa l’agghiacciante commento della Amministratrice, “Conviene fare con l’ambulanza, perché… ehh”; e la risposta dell’operatore, “Ok, allora vado ad organizzare”. Gilardi, compreso che si apprestano a sedarlo, a quel punto cede.
L’avvocatessa lecchese, a cose fatte dichiarerà, “Il Professor Gilardi si è convinto a venire con noi e lo abbiamo preliminarmente accompagnato ad effettuare alcuni accertamenti sanitari”; e aggiunge, “Attualmente il Professor Carlo non è affatto rinchiuso in un luogo contro la sua volontà ma, al contrario, ha condiviso con la sottoscritta un progetto di libertà (…) Il professor Gilardi vuole tornare a vivere da solo a casa sua e questo sarà l’obiettivo, dopo aver messo in sicurezza anche la sua abitazione”.
C’è tornato ad Airuno, sicuramente; promessa mantenuta; qualche settimana fa; dopo quasi tre anni in Rsa (dove più volte ha continuato ad asserire, di fronte a testimoni, di non volerci stare); c’è tornato moribondo.
Nel giugno del 2020, avendo capito la trappola in cui stava per finire, si era sottoposto a perizia psichiatrica, dove, tra le altre cose, si legge “non emergono anomalie o segni di patologia. Il pensiero è privo di alterazioni (…) nessun segno di deterioramento mentale o cognitivo”.
Qualcuno si scruti l’anima; se se la trova.
MANICOMIO ALL’ITALIANA: Luoghi e forme dell’istituzionalizzazione: presentazione video-locandina
MANICOMIO ALL’ITALIANA
Luoghi e forme dell’istituzionalizzazione
Lettera aperta di Carla all’on. Andrea Delmastro delle Vedove: Legge 6/2004 “Amministratore di Sostegno”.
Legge 6/2004 “Amministratore di Sostegno”.
Ho visto il video nel quale l’On. Valentina Dell’Orso, con un’interpellanza urgente del 18 Luglio 2023, ha portato alla Vostra attenzione il caso del Signor Carlo Gilardi e con esso le carenze della suddetta legge, appunto.
Non intendo parlare del caso Gilardi, perché sarebbe parlare di un caso isolato, ma voglio che l’attenzione di tutti ricada e si concentri sull’intero contenuto di questa legge; qualcuno parla dei suoi pregi io preferisco parlare dei suoi difetti, delle sue criticità. Questa legge, con la sua applicazione, ha fatto e continua a fare delle vittime!!!… Una di queste è stata la mia povera madre.
Questa legge è una truffa giuridica a discapito della povera gente, e il più delle volte anche a danno dei loro familiari, dico ciò convintamente e con assoluta cognizione di causa.
Onorevole Delmastro, Lei mette in dubbio quanto riportato dall’Onorevole Dell’Orso per il caso Gilardi, perché, dice, se tutto ciò fosse vero saremo davanti ad un sequestro di persona. Bene, io credo che sia proprio così! Infatti per come è scritta, tale legge dovrebbe essere quell’istituto di cui Lei parla, ma per come viene applicata a me sembra proprio (non solo nel caso del Signor Gilardi ma anche in tantissimi altri casi) un sequestro di persona e dei suoi conti economici.
Non vorrei che anche Lei peccasse di ingenuità da credere alle favole, perché concentrarsi nella lettura di questa legge sembra proprio vivere una favola, ma il problema è di chi veramente la vive e viene condannato a subirla, per tantissimi amministrati tutto si trasforma, tanto da sembrare di vivere in un incubo.
Nella descrizione della legge, per chi ne beneficia, è come se si parlasse del loro passaggio da un mezzo inferno a un paradiso, con gli angeli (termine usato dal suo autore) che li sostengono.
Il problema è che nella realtà dei fatti il comportamento di questi angeli, la maggior parte delle volte poi muta, tramite un processo di metamorfosi, in quello di veri e propri diavoli.
Una volta applicata la legge, si vive un vero e proprio inferno dal quale non si sa come uscire.
In realtà, nel calvario vissuto da mia madre e da tante altre povere vittime, è racchiuso tutto il dolore, le sofferenze, umiliazioni, mortificazioni subite non solo da coloro che dovrebbero essere i beneficiari, ma MOLTO spesso anche dai loro familiari. Alcuni lo chiamano “progetto di vita”, io lo chiamerei “progetto di mortificazione e di annullamento dell’individuo”.
La causa di tutto questo: gli Amministratori di sostegno, i quali già di loro si esaltano solo per essere stati nominati pubblici ufficiali e, il più delle volte, dimenticandosi che hanno obblighi e ricadute penali che tale ruolo comporta.
Tali esaltazioni sono, spesso, consentiti da una legge che nella sua vaghezza ha dato troppi poteri totalizzanti a queste figure: più che un abito su misura cucito addosso agli amministrati (come dice il Professor Cendon) si è rivelata una camicia di forza incollata loro addosso e dalla quale non si libereranno mai più!
Si parla di volontariato, ma questa è un’offesa al vero volontariato! Considerato che questi amministratori si contendono tra loro gli amministrati, forse è il caso di chiedersi il perché!
Molto spesso tra di loro ci sono persone senz’arte né parte e gente psicopatica che avrebbe bisogno a loro volta dell’AdS, glielo dico per mia esperienza (di vita e lavoro), e così anche taluni professionisti (avvocati, commercialisti ecc.) coinvolti.
Non solo, ma è quantomeno allarmante il numero degli amministrati che questi cosiddetti benefattori (Sic!), gestiscono e si spartiscono come fossero pacchetti regalo.
Le assicuro che gestire o meglio aiutare a gestire la vita delle persone anziane (è stato il mio lavoro sino a pochi mesi fa) disabili e altro, se fatto come si deve, è abbastanza impegnativo già verso una sola persona, lascio immaginare come viene fatto il lavoro con tantissimi amministrati.
Credo che anche questo possa aiutare a pensare e riflettere che qualcosa non torna.
Lei parla di sporcizia, come e dove viveva Gilardi, ma è mai andato a fare visita a casa di certe persone seguite da questi amministratori? Ha mai parlato con loro? Alcuni esempi li abbiamo visti anche dai giornali e televisione, ma la invito a farsi un giro e parlare veramente con le vittime o con i familiari di vittime anche decedute.
Non servono leggi come questa o “patti di rifioritura”, come lo stesso Professor Cendon promuove, che vincolano e imprigionano le persone per le quali viene fatta richiesta… perché una volta dentro queste gabbie è difficile uscirne, se non quando si muore…
Parlare con persone che come me hanno vissuto questa tragedia, ma soprattutto ASCOLTARLE, dovrebbe essere un suo dovere, è proprio l’ascolto che potrebbe evitare che certe vicende come questa di mia madre e altre vittime si consumino e si ripetano.
Serve empatia, volontà e capacità per aiutare le persone anziane e con disabilità fisica/psichica o con problemi di dipendenza da alcool, droga e gioco. Serve la collaborazione di tutte le istituzioni socio-sanitarie interessate al caso, serve che tutte facciano rete per aiutare, cercare, creare e progettare proprio i servizi e le figure professionali che mancano, i controlli che mancano sullo svolgimento e operato di queste figure da parte delle istituzioni. Serve tornare ad umanizzare le cure e persone. Come dice Monsignor Vincenzo Paglia: (presidente della Pontificia Accademia della Vita), se muore la pietà, la legge non supplisce l’amore e la pietà. La legge è una carta giuridica fredda a suo parere, ed è per questo che lo stesso ha pensato bene di scrivere la carta dei diritti degli anziani (stesa con l’apposita Commissione da lui presieduta, un documento da cui è nata la delega intitolata “un nuovo patto tra generazioni”), e tramite questa, vuole promuovere una rivoluzione culturale e quindi socio-sanitaria.
Come dice lo stesso Monsignore, serve costruire intorno a questi soggetti deboli una rete sociale, attuare un assistenza domiciliare integrata e continuativa, favorire il co-housing, creare centri diurni ecc.. Rete sociale che si può intensificare partendo dai familiari, parenti, amici, vicinato che giunga fino alle associazioni (quelle buone).
Nel preambolo della CDPD (Convenzione sui diritti delle persone con disabilità) si parla di convinzione che la famiglia sia il nucleo naturale e fondamentale della società e che abbia diritto alla protezione da parte della società e dello Stato, e che le persone con disabilità ed i membri delle loro famiglie debbano ricevere la protezione ed assistenza necessarie a permettere alle famiglie di contribuire al pieno ed uguale godimento dei diritti delle persone con disabilità.
A Lei sembra che stia succedendo tutto questo? A me non risulta.
Nell’applicazione della legge (6/2004) c’è una diffusa sfiducia istituzionale nei confronti della famiglia, frequentemente viene usato il termine ‘conflitti familiari’ sia dal Giudice Tutelare che dai servizi sociali… senza neanche sapere e capire le vere ragioni, glielo dico perché è successo nel caso di mia madre, tutto avviene per loro comodità e interesse.
Quando una persona viene portata dinanzi al tribunale, il Giudice Tutelare, a prescindere da chi ne ha fatto richiesta, dovrebbe essere propenso ad un attento ascolto sia della persona in questione, che di tutti i familiari. Sarebbe suo compito spiegare i motivi di tale richiesta, portare a conoscenza della documentazione presentata dal ricorrente (cosa che di rado succede) per poterla valutare, e, se è il caso, dare l’opportunità di contrastarla. Solo le verifiche di ciò che viene depositato, aiuterebbe a capire meglio la verità. C’è la mancanza di un esame accurato e concreto da parte del Giudice Tutelare, non solo dall’inizio della pratica, ma anche a seguito di denunce fatte verso e contro lo stesso.
Il progetto di vita che questa legge dovrebbe attivare per ogni amministrato, nella realtà non viene attivato, così come è stato per il progetto di vita attivato per mia madre, che anziché DARLE le ha TOLTO, oltre che la vita anche quel poco di servizi di cui usufruiva. Per questo ringraziamo lo Stato, tutte le Istituzioni per averci dato l’angelo custode quale suo amministratore di sostegno perché ha lavorato così bene, tanto da farle perdere servizi di cui beneficiava e creato debiti non solo a suo danno, ma anche di noi figli, per non parlare degli ulteriori gravi danni a lei procurati.
Uno dei fatti tra i più gravi accaduto è stato quando l’amministratore di sostegno esterno alla famiglia (di cui mia madre non aveva la più pallida idea chi e cosa fosse), abusando dei suoi poteri e d’accordo con l’Assessore ai Servizi Sociali, dopo aver espresso diniego a un suo primo ricovero in ospedale perché non intendevano assumersi la responsabilità, a ricovero avvenuto diede ordine ai medici dell’ospedale di non dare informazioni sul suo stato di salute a nessuno dei/delle figli/e.
Due gg. prima del decesso di mia madre, lo stesso amministratore di sostegno, formalizzava al Sindaco, Assessore e Dirigente Servizi Sociali del Comune, la rinuncia al suo incarico… che strana coincidenza: mia madre stava morendo e l’AdS chiedeva la revoca!!!!
Motivo e sue testuali parole: impossibilità a poter svolgere le proprie mansioni regolarmente per il bene della beneficiaria a causa di incompatibilità con alcune figlie le quali ostacolavano il corretto svolgimento dell’incarico assegnatole. Lo stesso giorno l’amministratore veniva contattato dai medici dell’ospedale dove mia madre era ricoverata, il suo telefono risultava staccato. Mia madre stava malissimo, serviva il consenso dell’amministratore per la somministrazione/infusione di Pool Piastrinico.
Quanto è accaduto è avvenuto nel silenzio, sordità, indifferenza, ipocrisia, a questo punto credo si possa parlare anche di benestare e complicità da parte di tutte le Istituzioni coinvolte nel caso, le quali conoscevano la verità perché tramite Avvocati (si è costretti a nominarli) erano state messe al corrente di quanto stesse succedendo, dapprima verbalmente, poi di seguito tramite istanze, denunce con richieste di revoca dell’amministratore di sostegno per la sua mala gestio economica e sanitaria nei confronti di mia madre, questo non succedeva certo due gg. dal decesso di mia madre, ma mesi prima. Dopo il decesso di mia madre, l’inoltro di denuncia alla Procura della Repubblica, che spero faccia il suo corso.
Quando ad una persona viene tolto il diritto di decidere dei suoi soldi, perché è proprio a questo che da subito si pensa e accade, non certo in primis alla tutela dell’amministrato, si sta levando alla persona il diritto di decidere, di scegliere e di vivere con le sue scelte e decisioni. Si sta perciò impedendo di elaborare quelle emozioni che aiutano la persona, specie in queste situazioni, a vivere al meglio la propria vita (superando in parte le problematiche) che la tengano viva e senza le quali muore dentro e poi muore del tutto.
La L. 6/2004 si è rivelata assolutamente negativa o meglio un fallimento sotto tutti i profili.
E’ diventata una professione, un affare per dei profittatori dei quali non si conosce neanche il vero numero. Anche il noto Avvocato Taormina interpellato disse “la verità è che ci sono miliardi di interessi sull’amministrazione di sostegno. E’ diventata un centro di affari, di interessi e di soldi che fa comodo a tanta gente. Gente che vota. E i politici che la difendono si buttano pure su questo”.
Questa legge così come è strutturata e viene applicata, è incompatibile sia con la CEDU che con la Convenzione ONU.
Casi come il Sig. Gilardi, o simili, ce ne sono tantissimi e ancor di più ne emergerebbero se tutti gli amministrati o familiari riuscissero a denunciare. Le ragioni sono diverse: non hanno la possibilità economica, non possono farlo, non ne hanno la capacità, forza e coraggio. Quando poi qualcuno di questi amministrati muore, tutto viene sotterrato con lo stesso. Sarebbe stato l’ennesimo caso quello di mia madre se non avessimo denunciato.
Di tanti casi sono a conoscenza, persone che lavorano in determinati ambiti lavorativi collegati a questi amministrati ma per paura di perdere il posto di lavoro, tacciono, per questo non gliene posso fare una colpa…siamo in Italia e succede anche questo.
Convengo con la CEDU che il diritto al rispetto della vita privata e familiare con la L. 6/2004 è stato violato non una sola volta ma più volte dall’Italia.
Come da mia lettura e informazione, inoltre anche dall’ONU sono arrivati spunti di riflessione sull’istituto dell’amministratore di sostegno. E proprio prendendo spunto dall’art. 12 della convenzione ONU sui Diritti delle persone con Disabilità, il Comitato si è detto preoccupato circa la pratica della sostituzione nella presa di decisione attraverso il meccanismo amministrativo dell’amministratore di sostegno quindi si raccomanda l’Italia ad abrogare tutte le leggi che permettono la sostituzione nella presa di decisioni da parte dei tutori legali, compreso amministratore di sostegno e di emanare e attuare provvedimenti per il sostegno alla presa di decisioni, compresa la formazione dei professionisti che operano nel sistema giudiziario, sanitario e sociale.
Onorevole Delmastro, pensa davvero che con questa figura riuscirete seriamente a tutelare le persone anziane, disabili, indifese e in difficoltà? Cosa le fa pensare che siano altre persone a voler abusare delle persone in difficoltà e invece non lo siano proprio gli amministratori in questione, peraltro tutelati molto bene da questa legge? Come fate ad esserne certi? Perché dalle indagini emerge il contrario.
Il Professor Cendon sostiene che questa legge sia importante per proteggere chi si trova in difficoltà e sia facilmente raggirabile, e rischia di cadere in mano a persone che ne possano approfittare (cioè i cosiddetti sciacalli o avvoltoi), ma quando invece ad approfittarsene sono gli amministratori, che questa legge protegge, e definisce amministratori distratti, come si interviene?
Lei nel suo discorso in risposta all’Onorevole D’Orso fa capire che su questa legge ” amministrazione di sostegno” il Governo fa quadrato e la blinda, anzi va rafforzata ed espansa. Tutto ciò, va in contraddizione alla recente sentenza CEDU sul caso Gilardi, e le parole scritte ed espresse in passato da Giorgia Meloni, prima che diventasse Presidente del Consiglio”, tramite lettera scritta al Ministro Catarbia e pubblicata il 23-4-2021 anche nella sua pagina facebook (vedi link: https://www.facebook.com/watch/?v=1269562026773192), oltre alla deposizione sempre per il caso Gilardi , il 20-11-20 di un interrogazione Parlamentare a risposta scritta all’allora Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede.
Altra cosa, dice che intende riattivare il ‘tavolo dei fragili’, parla di ricostruire un ampia riflessione, mi auguro che la riflessione non induca a pensare di rafforzare veramente questa legge così come è scritta e che viene applicata in modo tale che non si differenzia dalle misure quali interdizione e inabilitazione. Io auspico, spero che seduti a quel tavolo dei fragili possano esserci anche i rappresentanti delle vittime degli amministratori di sostegno e dei Giudici Tutelari, per esporre i tantissimi casi di mala gestio di questa legge. Non sarebbe intelligente né corretto non sentire le parti in causa, chi vive il problema sulla propria pelle.
Mi preme ricordarLe qualora ne sia a già a conoscenza (ma qualora non lo fosse far sapere) che dall’Associazione Diritti alla Follia è stata inoltrata al Presidente del Consiglio dei Ministri e al Ministro per la Disabilità, una proposta di riforma Amministrazione di sostegno che le allegherò.
Sarebbe importante che prendeste in considerazione e valutaste anche tale proposta, sarebbe già un buon inizio per cambiare la legge 6/2004, così magari migliorando la vita di migliaia di persone, oggi sottoposte a limitazioni della libertà personale e coercizioni, solo in ragione della propria Disabilità.
Concludo: perché dobbiamo arrivare a rivolgerci a Strasburgo per vederci riconoscere i diritti umani che l’Italia non rispetta? Questo è una nuova Bibbiano, Bibbiano dei nonni, dei disabili, dei malati psichici ed altro. Esiste un’omertà totale su questo tema da far paura, invece è un tema importante, delicato che merita tutte le attenzioni da parte di tutte le istituzioni e della politica; meriterebbe una commissione d’inchiesta parlamentare come già è stata chiesta e anche io chiedo.
Questa è una bomba ad orologeria, Le assicuro che se non viene disinnescata nell’interesse della povera gente in questione, avrà conseguenze disastrose.
Affidare gli anziani, disabili ecc.., ad una giustizia da sempre ingolfata e a dei servizi sociali poco presenti e capaci, che per non voler svolgere le loro incombenze, danno in mano la vita di questa povera gente con tanta facilità agli amministratori, senza nessun controllo, è stata una grandissima follia!
La invito a visionare tutti i video che a fine lettera condividerò, per capire meglio cosa succede attorno a questa legge.
Tra i video troverà anche l’intervista al Senatore Guidi; Il pensiero di Monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia della Vita, ospite di una diretta video dell’associazione Diritti alla Follia, opinione/pensiero anche del noto Avv. Taormina, dell’Avv. Lina Manuali già giudice onorario sezione penale del tribunale di Pisa, degli Psichiatri Giuseppe Galdi e Alessandro
Meluzzi; l’intervista al Magistrato Ingroia. Tutti personaggi di alto livello di grande intelligenza e professionalità, che si espongono nel dire ciò che pensano e sanno, riguardo la L.6/2004.
Troverà anche il video dell’intervista al Professor Cendon che, diversamente dalle persone su citate, ha anche ben altro interesse a difendere tale legge e gli AdS, in particolare gli esterni alle famiglie. Il docufilm “La prigionia dei vecchi e degli ‘inutili‘” realizzato dalla giornalista Barbara Pavarotti, si tratta del primo e unico docufilm finora realizzato in Italia sugli abusi verso gli anziani sottoposti ad amministrazione di sostegno.
Nella Speranza che Voi tutti leggiate questa mia lettera e in attesa che presto possa muoversi qualcosa, sono a disposizione per qualsiasi chiarimento riguardo il caso/tema.
Ringrazio e Vi saluto
Cannas Carla
P.S. Qui i video:
1) GLI AMMINISTRATORI DI SOSTEGNO E LA LEGGE N. 6/2004 -TRA TUTELA E DIRITTI DEGLI ANZIANI LA LEGGE SCONTENTA 🎥OSPITE DEL PROGRAMMA PAOLO CENDON GIURISTA
Link: https://www.facebook.com/c81lazio/videos/2924576754342573
2) LA PRIGIONIA DEI VECCHI E DEGLI “INUTILI”. DOCUFILM DI 20 MINUTI
Link: https://www.youtube.com/watch?v=rXVuV0MFuiw&t=13s
3) Associazione “Diritti alla Follia” – Ospite della puntata Monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia della Vita, che ha steso con l’apposita Commissione da lui presieduta, la “Carta dei diritti degli anziani”, un documento da cui è nato la delega intitolata “Un nuovo patto tra generazioni”. Conducono la puntata Michele Capano e Barbara Pavarotti.
Link: https://fb.watch/msFokLQE1Q/
4) Associazione “Diritti alla follia”- Ospite il Senatore Antonio Guidi.
Link: https://www.youtube.com/live/1Vz_iyIzPho?feature=shared
5) Associazione ” Diritti alla Follia”- Rassegna stampa del 25 luglio 2023.- Conduce Barbara Pavarotti -con i commenti degli avvocati Carlo Taormina e Michele Capano.
Link: https://fb.watch/l-QB0ttmtF/
6) Tutti gli articoli usciti sui giornali locali sulle ruberie degli amministratori di sostegno recenti.
7) In questa puntata di “Piazza Libertà” dal titolo: “La prigionia dei vecchi e degli inutili”, Armando Manocchia torna sul tema degli amministratori di sostegno. Lo farà con l’avvocato Lina Manuali, già giudice onorario sezione penale del tribunale di Pisa; la dottoressa Barbara Pavarotti giornalista e autrice del docufilm da cui prende il titolo la puntata e gli psichiatri Giuseppe Galdi e Alessandro Meluzzi.
8) GLI AMMINISTRATORI DI SOSTEGNO E LA LEGGE N. 6/2004 TRA TUTELA E DIRITTI DEGLI ANZIANI, LA LEGGE SCONTENTA 🎥OSPITE DEL PROGRAMMA ANTONIO INGROIA – AVVOCATO ED EX MAGISTRATO
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Allegati: Testimonianza della sottoscritta; proposta di riforma L. 6/2004 Associazione ” Diritti alla Follia”