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Diritti alla follia

Associazione impegnata sul fronte della tutela e della promozione dei diritti fondamentali delle persone in ambito psichiatrico e giuridico.

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Comunicato stampa

Comunicato stampa Associazione ‘Diritti alla Follia’ sulla tragica vicenda Capovani

Diritti alla Follia · 26/04/2023 · 1 commento

L’associazione ‘Diritti alla Follia’ ritiene di dover intervenire in merito alla recente vicenda che ha visto come vittima la dott.ssa Barbara Capovani, psichiatra toscana, che ha perso la vita in seguito ad una aggressione da parte di un soggetto noto al dispositivo psichiatrico. Esprime dispiacere per questo grave episodio di violenza ed invia le più sentite condoglianze alla famiglia.

Senza voler sminuire la tragedia occorsa, denuncia la strumentalizzazione di tale morte per cercare di depotenziare l’impegno in favore della tutela dei diritti fondamentali degli utenti psichiatrici, che è di ‘Diritti alla Follia’ come di grandi istituzioni di garanzia (Garante Nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale in primis e il Comitato europeo per la prevenzione della tortura), che non ha nulla a che vedere con quello che è accaduto.

 L’associazione intende evidenziare quanto demagogico e strumentale appare l’attacco ‘furioso’ contro associazioni o movimenti critici che contestano l’eccessivo organicismo della psichiatria clinica, attacco che, in questo caso, va a coinvolgere anche gran parte di coloro che si pongono come eredi della riforma basagliana, allargando il tiro anche su chi, a vario titolo, ritiene di dover evidenziare i molti abusi psichiatrici che avvengono quasi quotidianamente. Tanto per fare esempi estremi, dall’entrata in vigore della legge 180, molti sono stati i morti di utenti psichiatrici per contenzione, per abusi prescrittivi di psicofarmaci, per abbandono, per discriminazione, per imperizia, per negligenza, per inosservanza di leggi e regolamenti, in trattamento sanitario obbligatorio, all’interno dei servizi per eccesso di psicofarmacoterapia, per contenzione nelle strutture.

In questo senso va tutta la nostra solidarietà a coloro che da anni svolgono un ruolo di informazione su social network, sotto attacco proprio in questi giorni, che rappresentano uno stimolo per un dibattito su alcuni dei temi menzionati come per esempio quello della coercizione.

Non ci risulta che l’attenzione mediatica strumentalmente rivolta alla scomparsa della dottoressa sia dedicata alle morti degli utenti psichiatrici – di varia natura ed in varie circostanze – ‘sul lavoro’, cioè mentre vengono ‘curati’.

La libertà del paziente è, nella nostra impostazione, la libertà dello psichiatra, a cui da tempo ci dedichiamo. Contro l’ignoranza di chi pensa di mettere l’opinione pubblica di fronte all’alternativa: diritti dell’utente/sicurezza dello psichiatra e della collettività, noi diciamo che pazienti liberi dalla coercizione e responsabili consentono allo psichiatra di lavorare con serenità e sicurezza.

L’associazione ribadisce la necessità di spegnere sul nascere ogni speculazione su questa tragedia ai fini di modificare in senso proibizionista le normative attuali che con tanta fatica si sono riuscite ad ottenere.

Il problema è serio e va affrontato con lucidità, oggettività e conoscenza che non si facciano condizionare da una demagogia da retrobottega.

                                                                                                           Roma 26 aprile 2023

Per l’associazione ‘Diritti alla Follia’

Michele Capano, Presidente

Cristina Paderi, Segretaria

Susanna Brunelli, Tesoriera

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Comunicato stampa: Rapporto al Governo italiano sulla visita periodica in Italia effettuata dal Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti (CPT) dal 28 marzo all’8 aprile 2022             

Diritti alla Follia · 27/03/2023 · Lascia un commento

Rapporto al Governo italiano sulla visita periodica in Italia effettuata dal Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti (CPT) dal 28 marzo all’8 aprile 2022

L’associazione radicale ‘Diritti alla Follia’ tra le organizzazioni non governative consultate.

Nella Relazione sulla visita in Italia dal 28 marzo all’8 aprile 2022

 il Comitato per la Prevenzione della Tortura (CPT),

 organismo collegato al Consiglio d’Europa,

 ha espresso una serie di Raccomandazioni specifiche sulle garanzie legali

relative alla procedura di TSO.

L’Associazione “Diritti alla Follia” ha tradotto

ed esaminato questa Relazione.

E’ possibile consultarla nella versione originale sul sito del CPT.

Alleghiamo al Comunicato il documento contenente

un sunto delle Raccomandazioni.

   Il Comitato europeo per la Prevenzione della Tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti è un organo del Consiglio d’Europa che, per quanto attiene specificamente l’ambito psichiatrico, ha svolto la sua quinta visita in Italia. Il Comitato ha un ruolo persuasivo nei confronti degli Stati, si limita ad ispezioni e segnala le criticità che rileva rispetto agli standard dei diritti fondamentali esistenti a livello europeo consacrati dalla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo. Le criticità vengono manifestate attraverso delle Raccomandazioni inviate agli Stati.

Le Raccomandazioni all’Italia si sono andate ripetendo dal 2004 al 2016, le ultime sono indicate nel rapporto del 2023 e si riferiscono alle visite del 2022.

Rispetto a queste ultime Raccomandazioni, così come per le precedenti, abbiamo riscontrato una sostanziale coincidenza tra quello che il Comitato per la Prevenzione della Tortura predica e quello che è il contenuto della proposta di riforma del trattamento sanitario obbligatorio di cui ci siamo resi elaboratori e protagonisti in questi anni. Ovviamente queste Raccomandazioni si sono andate ripetendo nel corso degli anni perché il Comitato nelle visite registrava che nulla era cambiato, ma questo tipo di sollecitazione non è mai entrata neanche nel dibattito istituzionale.

  Grazie al CPT abbiamo un’opportunità straordinaria per segnalare come le nostre non siano affatto tesi estremistiche tese in qualche modo a mettere i bastoni tra le ruote all’interno di una procedura che si afferma avere delle finalità e delle caratteristiche esclusivamente sanitarie, in cui la presenza dell’avvocato, dell’udienza, del foglio informativo, della possibilità di visita, non rappresenterebbero altro che un ignorante intralcio nell’ attuazione di un trattamento terapeutico!

Parliamo di diritti fondamentali della persona e di Raccomandazioni che, alla luce del quadro normativo delineato dalla stessa Corte europea dei diritti dell’uomo, vengono ritenute cruciali nell’ambito della coercizione psichiatrica e che aspettano di essere effettivamente attuate.

Si tratta di Raccomandazioni negate alla conoscenza anche degli operatori del settore e questa è un’attività cruciale che ci aspetta nei prossimi mesi:

questo è quello che si muove riguardo al trattamento sanitario obbligatorio.

                                                                Roma lì 27 marzo 2023

Michele Capano, presidente

Cristina Paderi, segretaria

https://www.coe.int/en/web/cpt/-/council-of-europe-anti-torture-committee-cpt-publishes-report-on-its-2022-periodic-visit-to-italy

https://dirittiallafollia.it/2023/03/26/rapporto-al-governo-italiano-sulla-visita-periodica-in-italia-effettuata-dal-comitato-europeo-per-la-prevenzione-della-tortura-e-delle-pene-o-trattamenti-inumani-o-degradanti-cpt-dal-28-marzo-all8/
https://dirittiallafollia.it/documenti/
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Comunicato stampa: Nasce ALIBES, l’Alleanza per la LIbertà di Scelta e il Bene-Essere psicoSociale

Diritti alla Follia · 16/03/2023 · Lascia un commento

Nasce ALIBES, l’Alleanza per la LIbertà di Scelta e il Bene-Essere psicoSociale

Si è costituita un’Alleanza tra numerose realtà organizzate, operanti in àmbito nazionale e locale, per l’avvio di un’azione comune tra quanti intendono proporre un cambio di paradigma a livello normativo, amministrativo e delle prassi operative concernenti le persone che vivono un disagio psicosociale, comunemente definiti i “matti”, e coloro che agli stessi  sono spesso assimilati sul piano dello stigma sociale e della privazione di ogni diritto,  assumendo a pretesto la loro più o meno presunta incapacità di decidere per sé stessi.

“Nell’àmbito delle attività pubbliche rivolte alle persone con disabilità psicosociale o a rischio di discriminazione in ragione della propria vulnerabilità”, dichiarano i promotori e le promotrici “ci troviamo di fronte a fenomeni di sistematica lesione dei diritti fondamentali della persona e al persistere del modello organicista o bio-medico, che trascura gli aspetti psicosociali che sono stati messi in rilievo dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e in campo giuridico dalle Nazioni Unite con la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità (CRPD)”. La legge 3 marzo 2009, n. 18, con cui il Parlamento Italiano ha autorizzato la ratifica della Convenzione, sottoscritta dal nostro Paese il 30 marzo 2007, è tutt’ora inattuata. La possibilità che la rivoluzione copernicana dettata dalla CRPD possa compiersi, come da ultimo ha ricordato il Comitato preposto al monitoraggio dell’attuazione della stessa rivolgendosi all’Italia, sono legate ad una vera e propria necessaria alfabetizzazione degli  operatori e delle operatrici della cosiddetta “salute mentale” operanti negli ambiti sociale, sanitario, giudiziario, amministrativo ed in collaborazione con le famiglie su questi temi, ciò affinché la loro stessa attività sia improntata al riconoscimento ed al rispetto dei diritti umani di ciascun individuo.

ALIBES, richiamando le Istituzioni ed i servizi operanti in questo campo alla conoscenza ed al rispetto dei principi della CRPD, ritiene fondamentale che vengano introdotti specifici vincoli che pongano fine all’arbitrio sperimentato dalle persone e dalle famiglie nell’incontro coi servizi, e che si creino le condizioni utili e necessarie per garantire a tutti i cittadini e a tutte le cittadine il diritto di far valere le proprie ragioni a fronte di interventi sanitari coercitivi, perché nessuno e nessuna possa esservi sottoposto. Occorre, in estrema sintesi, che la condizione di “disagio” non possa più essere utilizzata come il “biglietto d’ingresso per una terra di nessuno” ove le più sacre prerogative dell’individuo, all’interno di uno Stato di diritto, sono cancellate”.

“Per un verso rileviamo con preoccupazione”, aggiungono i promotori e le promotrici “come siano state letteralmente ignorate dall’Italia le raccomandazioni del Comitato ONU CRPD, che nell’ agosto 2016 segnalava al nostro Paese le urgenti riforme funzionali ad allineare la normativa e le prassi italiane ai diritti riconosciuti alle persone con disabilità psicosociale dalla Convenzione stessa. In particolare, il Comitato ha chiesto all’Italia di abolire l’interdizione e l’inabilitazione, e di riformare l’amministrazione di sostegno, affinché essa non possa più essere impropriamenteintesa come regime decisionale sostitutivo della persona beneficiaria, ma si configuri come un supporto all’espressione delle volontà della persona stessa, e come uno strumento funzionale alla sua autodeterminazione; va inoltre rivista la disciplina del trattamento sanitario obbligatorio (in accordo anche alle ripetute, da ormai vent’anni, raccomandazioni del Comitato di Prevenzione della Tortura – CPT), e quella delle misure di sicurezza per i soggetti non imputabili (le REMS e l’eterna libertà vigilata).

Per altro verso constatiamo che il dibattito pubblico attorno ai temi della “salute mentale” si muove nella direzione di un ulteriore aggravamento di tale stato di clamorosa illegalità internazionale dello Stato italiano. L’azione pubblica in tema di “salute mentale” e la quotidiana operatività dei Dipartimenti di Salute Mentale sono carenti in quanto:

  • ignorano le recenti “Linee guida sulla deistituzionalizzazione” del Comitato ONU CRPD;
  • non consentono che alcun ruolo effettivo (culturalmente e pubblicamente riconosciuto) sia svolto da utenti ed ex utenti (del cui apporto ci si avvale in molte esperienze all’estero);
  • non concedono alcuno spazio ad esperienze sociali che in altri Paesi hanno dato ottima prova di efficacia (qui in gran parte del tutto ignorate);
  • “schiacciano” la libertà terapeutica dei medici costringendoli a “condotte professionali difensive”, minando in radice ogni possibile alleanza con gli utenti;
  • sono costruite senza alcuna consapevolezza della centralità del destinatario e della destinataria del servizio nella gestione delle risorse messe in campo, apparentemente, a suo beneficio”.

“Non è rinviabile“, concludono i promotori e le promotrici del progetto “una serena ed equilibrata, ma decisa, rivalutazione critica delle evidenze relative al rapporto tra benefici e rischi nella somministrazione, soprattutto a lungo termine, delle principali classi di psicofarmaci, valorizzando tutte le evidenze disponibili sui percorsi di deprescrizione (considerati i costi economici e sociali delle terapie farmacologiche a lungo termine e delle disabilità fisiche e funzionali che ne possono derivare)”.

                                                                                                                                        lì 16 marzo 2023

Aderiscono al progetto :

Associazione Michele Baù – Angeli con le ali

Associazione Radicale Diritti alla Follia            

Associazione Diritti senza Barriere       

Associazione AMA Linea di Sconfine  

Movimento Psicospirituale   

Associazione Code per Curiosi          

Associazione Keep on                     

Associazione Professione in Famiglia

Associazione Spazio Disponibile             

Associazione superstiti e vittime della psichiatria         

Associazione UHRTA                         

Centro di Relazioni Umane  

Centro Informare un’H                      

Centro per l’alternativa alla psichiatria Francesco Lorusso

Centro Poiesis                              

Circolo Chico Mendez                                      

Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani                             

Cooperativa Incontrocorrente                       

ENIL Italia                           

ENIL Lombardia

Istituto Sales 

Mad in Italy portale di informazione scientifica 

Poiesisolidale                           

Per informazioni e adesioni infoalibes@gmail.com

 

 

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Comunicato stampa: YASKA CONDANNATA ALL’ISTITUZIONALIZZAZIONE PERMANENTE: L’ASSOCIAZIONE RADICALE ‘DIRITTI ALLA FOLLIA’ DENUNCIA UN’ANACRONISTICA VIOLAZIONE DELLA CONVENZIONE ONU SUI DIRITTI DELLE PERSONE CON DISABILITÀ

Diritti alla Follia · 10/03/2023 · 1 commento

YASKA CONDANNATA ALL’ISTITUZIONALIZZAZIONE PERMANENTE:

L’ASSOCIAZIONE RADICALE ‘DIRITTI ALLA FOLLIA’ DENUNCIA UN’ANACRONISTICA VIOLAZIONE DELLA CONVENZIONE ONU SUI DIRITTI DELLE PERSONE CON DISABILITÀ

L’associazione radicale ‘Diritti alla Follia’ esprime sconcerto e preoccupazione per il futuro di Yaska G., la giovane donna fiorentina sottoposta a misura interdittiva, ricoverata da anni presso una residenza psichiatrica, che oggi rischia un’istituzionalizzazione permanente in spregio alla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità (CRPD) e alle recenti “Linee guida sulla deistituzionalizzazione” elaborate dal Comitato CRPD.

 Il 22 febbraio 2023 il Giudice tutelare di riferimento, in seguito all’istanza del tutore e alla luce di alcuni recenti avvenimenti, ha emesso un decreto con il quale si richiede all’ASL Toscana Centro “l’individuazione di una Residenza Sanitaria per Disabili idonea rispetto alle esigenze di vita e di cura della interdetta, previo trasferimento dall’attuale struttura ove la donna è inserita dal mese di febbraio 2020 a titolo provvisorio e meramente riabilitativo, essendo pertanto decorsi i tre anni previsti per gli inserimenti temporanei, anche al di fuori dell’Area Metropolitana di Firenze ove la struttura individuata fosse collocata in altra Area regionale.”

Le Residenze Sanitarie per Disabili (RSD) sono strutture a carattere socio-sanitario e socio-assistenziale, destinate a persone con disabilità che risultano prive del necessario supporto familiare.

In sostanza il Giudice tutelare ha ordinato all’ASL Toscana Centro di trasferire la donna da una struttura fiorentina in cui la donna, denunciano i familiari, è già sottoposta a forti restrizioni della libertà personale,  in una struttura ancora più chiusa e ubicata in un’altra regione italiana.

Solo nella serata del 28 febbraio 2023 i familiari di Yaska hanno potuto conoscere il contenuto del decreto emesso a conclusione dell’udienza tenutasi nella medesima data, nella quale si legge che erano presenti “il tutore, il protutore e il legale di Jeanette Fraga madre della interdetta”. Ai familiari desta molta perplessità anche la decisione del Giudice Tutelare di trasferire Yaska in una struttura contenitiva a carattere permanente prima ancora che inizi il processo d’appello contro la sentenza che lo scorso ottobre ha respinto la richiesta di revocare l’interdizione a favore dell’amministrazione di sostegno, ovvero nel bel mezzo di un procedimento giudiziario che non è ancora arrivato alla sua conclusione definitiva.

I familiari di Yaska, infine, solo dopo avere letto il testo del decreto, hanno scoperto con grande sconcerto e stupore che la decisione di trasferire la loro congiunta in una Residenza Sanitaria per Disabili posta fuori dalla Toscana, sarebbe stata ritenuta opportuna, oltre che dal tutore e dal protutore, anche dal legale di Jeanette Fraga. La Signora Fraga nega con fermezza e indignazione di aver mai dato la sua pur minima indicazione al proprio legale di acconsentire al trasferimento della figlia Yaska in una comunità ancor più contenitiva dell’attuale, posta lontana da Firenze e fuori dalla Toscana.

Il legale della signora Fraga ha presentato istanza contro il decreto, in cui, tra le altre cose scrive che:

“si ritiene lo spostamento deleterio per la salute psichica della ragazza che aveva ormai familiarizzato con il personale medico e paramedico. Lo spostamento rischia di essere destabilizzante”.

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LA CORTE D’APPELLO DI FIRENZE ASSOLVE JEANETTE FRAGA DALL’ACCUSA DI SEQUESTRO DI PERSONA AI DANNI DELLA FIGLIA YASKA GHODS. L’ASSOCIAZIONE  RADICALE “DIRITTI ALLA FOLLIA”: “ORA SI “LIBERI” YASKA

Diritti alla Follia · 03/11/2022 · Lascia un commento

Oggi, 3 Novembre, la seconda sezione penale della Corte di Appello di Firenze, ha assolto Jeanette Fraga dalla condanna per “sequestro di persona”, a carico della figlia Yaska, inflitta dal Tribunale di Firenze (dott.ssa Cannata’).

L’avv. Michele Capano, difensore di Jeanette  Fraga, ha dichiarato: “cade oggi, con la quarta assoluzione di Jeanette Fraga – dopo quelle che avevano riguardato le accuse di maltrattamenti, concorso in violenza sessuale e disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone – l’intero castello di accuse che era stato costruito, da sette anni a questa parte, nell’ambito di una inaudita violenza istituzionale diretta a scoraggiare Jeanette Fraga dall’occuparsi della figlia, dal continuare a pretendere che la figlia non venga dimenticata in una delle centinaia di discariche manicomiali che l’ Italia “basagliana” ha creato, ma possa accedere – nonostante la disabilità connessa ad una diagnosi di schizofrenia – ad una vita dignitosa. La ricostruzione secondo cui la madre di Yaska si sarebbe resa responsabile di condotte integranti reati ha consentito, in questi sette anni, di interdire Yaska, di attribuire alla ragazza una tutrice esterna alla famiglia (famiglia di “cattivi”), quindi di rinchiuderla in strutture privandola di ogni libertà di comunicazione, di circolazione, di coltivare gli affetti familiari. È ora che a questa situazione sia posto rimedio, ed è quello che ora chiederemo al Giudice tutelare”.

 L’ Associazione Radicale “Diritti alla Follia” è stata presente con il consueto “presidio” dinanzi al Tribunale di Firenze, per difendere i diritti fondamentali di Yaska e di Jeanette. Cristina Paderi, segretaria dell’associazione, ha dichiarato: “siamo sempre stati al fianco di Jeanette perché la sua innocenza, oggi sancita dai Giudici fiorentini che cestinano accuse infondate, ci è subito apparsa chiara. Saremo il 10 novembre davanti ad un altro Tribunale, quello di Cagliari, a sostenere le ragioni di un altro “imputato” (l’editore Gigi Monello, accusato di maltrattamenti ai danni della madre) di questo sistema teso ad evitare “disturbi” a Giudici tutelari ed amministratori di sostegno/tutori, teso a criminalizzare i familiari che “rompano le scatole” difendendo diritti e prerogative di familiari “sequestrati”. Siamo in presenza di un “protocollo” collaudato: il familiare che non si “arrende” con gli inviti bonari, viene criminalizzato e processato se pretende che “il fragile” debba e possa vivere, non arrendendosi a “sopravvivenze” vegetali nei tanti cronicari delle strutture pubbliche, o private, o in case dove a nessuno è consentito di entrare (familiari e/o amici) o di uscire (il disabile). Ora, con l’assoluzione di Jeanette, chiediamo che sia Yaska ad essere “liberata”: dalla tutrice esterna, dalla segregazione, dalle mille restrizioni che la inchiodano, oggi, ad una condizione di enorme sofferenza. Al nostro Congresso, in programma a Cagliari dal 10 al 13 novembre, presenteremo la nostra proposta di legge per abolire l’interdizione e riformare profondamente l’istituto dell’ amministrazione di sostegno. Non può essere consentito “impadronirsi” dei (cosiddetti) “fragili”, bensì occorrono strumenti per supportarli nel processo decisionale autonomo, senza scorciatoie coercitive e tentazioni manicomiali.

Al presidio, oltre a familiari ed amici di Jeanette e Yaska, erano presenti Bruna Bellotti, dell’ associazione “Diritti senza Barriere”, Alberto Brugnettini e Maria Gainuta del Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani, Simona Lancioni, di “Informare Un’H”, Maria Rosaria D’Oronzo, del Centro Relazioni Umane.

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