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Diritti alla follia

Associazione impegnata sul fronte della tutela e della promozione dei diritti fondamentali delle persone in ambito psichiatrico e giuridico.

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Comunicato stampa

Comunicato stampa: 4a UDIENZA // PROCESSO A GIGI MONELLO

Diritti alla Follia · 25/10/2023 · Lascia un commento

4a UDIENZA // PROCESSO A GIGI MONELLO

Il prossimo 7 novembre, alle h. 11, presso il Tribunale di Cagliari si terrĆ  la 4a udienza del processo a Gigi Monello, processo che – lo ricordiamo – va avanti dal maggio 2022, e ha tratto origine dalla denuncia per maltrattamenti in famiglia sporta nel marzo 2020 dall’Avv. Debora AmarugiĀ all’epoca Amministratore di sostegno della madre dell’imputato.

Per questa udienza risultano convocati i seguenti testi: Olena Nikitiuk (badante in casa Monello per 14 gg, nel marzo del 2020); Touria Morchid (badante in casa Monello dal dicembre 2019 al luglio 2021); Daniel Lombardi (Maresciallo dei CC, titolare delle indagini su delega del PM). Dobbiamo precisare che, in contrasto con quanto scritto dal Giudice delle indagini preliminari, il quale, nel chiedere il rinvio a giudizio di Gigi Monello, aveva parlato di ā€œsolido quadro probatorioā€, il processo sta andando avanti tra ritrattazioni (un teste che non conferma quanto dichiarato ai CC circa l’interferenza nella somministrazione dei farmaci), accuse che toccano il grottesco (una teste che accusa l’imputato di aver determinato l’isolamento della madre – un soggetto novantottenne affetto da severa ipoacusia – per il fatto di averle fatto indossare delle cuffie davanti alla TV), sorprendenti inversioni di rotta (una teste che dichiara di ā€œnutrire stimaā€ per l’imputato); clamorose illogicitĆ  (la teste Amarugi che denuncia l’imputato come pericolo per la vita della madre, e contemporaneamente lascia che la medesima resti sola con lui per un’ora e mezza, 5 giorni alla settimana, per quattro mesi.

L’Associazione ‘Diritti alla Follia’ vede in questo caso giudiziario l’esempio emblematico ed estremo delle gravissime degenerazioni dell’Istituto dell’Amministrazione di sostegno, che – tra i molti danni – ha anche finito per produrre, in tutta Italia, centinaia di casi simili a questo, cioĆØ la criminalizzazione del familiare più tenacemente impegnato a proteggere ā€œl’amministratoā€, additato come disturbatore ed emarginato o, addirittura, colpito penalmente.

Al termine dell’udienza – cui parteciperĆ  una delegazione di iscritti e un gruppo di amici e conoscenti di Gigi – all’esterno di Palazzo Giustizia, raccoglieremo e trasmetteremo in diretta Facebook, il racconto e le osservazioni del protagonista.

Dato il carattere di autentico problema sociale assunto dalla realtĆ  della applicazione dell’Amministrazione di sostegno (oramai divenuta, per via degli amplissimi poteri riconosciuti agli Amministratori, una interdizione mascherata), ancora una volta invitiamo tutta la stampa locale ad intervenire per dare conto alla pubblica opinione di questa veramente unica vicenda giudiziaria.

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Comunicato stampa: Carlo Gilardi, il Professore di Airuno ĆØ morto: ora tutto torna ā€œa postoā€

Diritti alla Follia · 24/10/2023 · 3 commenti

Carlo Gilardi, il Professore di Airuno ĆØ morto: ora tutto torna ā€œa postoā€

Adesso il chiasso mediatico che tanto aveva infastidito il collaudato sistema Giudici Tutelari/Amministratori di sostegno – portando nientedimeno che il CSM a censurare la trasmissione ā€œLe Ieneā€ – finalmente si placherĆ . Carlo Gilardi, il Professore di Airuno ĆØ morto a 92 anni in un Hospice del suo paese. Finiti i presidi, gli striscioni, i gesti dimostrativi, le inchieste televisive, le istanze e gli appelli (Giorgia Meloni e Andrea Boccelli), le raccomandazione del Garante Mauro Palma; e felicemente destinati al dimenticatoio – che sospiro di sollievo – anche gli spinosi problemi con la CEDU (Corte europea per i diritti umani), che aveva condannato l’Italia per la violazione dell’articolo 8 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.

Ora, finalmente, tutto torna a posto; e la inarrestabile operazione silenzio e oblio potrĆ  iniziare a macinare risultati. Carlo Gilardi, titolare di un ingente patrimonio di famiglia, era finito sotto amministrazione di sostegno nel 2017, dopo che sua sorella lo aveva segnalato al Tribunale di Lecco per la sua prodigalitĆ  verso enti pubblici e persone fisiche. Donazioni al Comune di Airuno e molteplici elargizioni a persone a lui vicine (alcuni extracomunitari, uno dei quali accolto in casa sua ad otto anni e divenuto poi il suo badante; un’anziana ex domestica).

A fine ottobre del 2020 l’incursione dei poteri dello Stato, Padrone e Tutore: l’amministratrice di sostegno, avvocatessa, si presenta in casa Gilardi, scortata da Carabinieri, infermieri e ambulanza; il badante registra il sonoro: Gilardi urla, ā€œIo in casa di riposo non ci vado!ā€; e incalza, ā€œIo voglio la mia libertĆ  che mi avete sottratto!ā€ A quel punto la registrazione del sonoro fissa l’agghiacciante commento della Amministratrice, ā€œConviene fare con l’ambulanza, perché… ehhā€; e la risposta dell’operatore, ā€œOk, allora vado ad organizzareā€. Gilardi, compreso che si apprestano a sedarlo, a quel punto cede.

L’avvocatessa lecchese, a cose fatte dichiarerĆ , ā€œIl Professor Gilardi si ĆØ convinto a venire con noi e lo abbiamo preliminarmente accompagnato ad effettuare alcuni accertamenti sanitariā€; e aggiunge, ā€œAttualmente il Professor Carlo non ĆØ affatto rinchiuso in un luogo contro la sua volontĆ  ma, al contrario, ha condiviso con la sottoscritta un progetto di libertĆ Ā  (…) Il professor Gilardi vuole tornare a vivere da solo a casa sua e questo sarĆ  l’obiettivo, dopo aver messo in sicurezza anche la sua abitazioneā€.

C’è tornato ad Airuno, sicuramente; promessa mantenuta; qualche settimana fa; dopo quasi tre anni in Rsa (dove più volte ha continuato ad asserire, di fronte a testimoni, di non volerci stare); c’è tornato moribondo.

Nel giugno del 2020, avendo capito la trappola in cui stava per finire, si era sottoposto a perizia psichiatrica, dove, tra le altre cose, si legge ā€œnon emergono anomalie o segni di patologia.Ā Il pensiero ĆØ privo di alterazioni (…) nessun segno di deterioramento mentale o cognitivoā€.

Qualcuno si scruti l’anima; se se la trova.

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RSA: ā€œPRIVILEGIOā€ DEI BIANCHI

Diritti alla Follia · 08/09/2023 · 1 commento

Loro non sono come noi. Sono meglio. Loro non mettono i loro anziani nelle RSA o cronicari vari. Loro considerano sacri i loro vecchi, anche se dementi, malati, invalidi e li accudiscono in famiglia, con l’aiuto della comunitĆ  di riferimento. Loro sono come eravamo noi italiani tanti anni fa, prima che esplodesse il business delle strutture per vecchi. Loro sono i nostri migranti, quelli che vengono in Italia a pulire le nostre case, a occuparsi dei nostri anziani. A fare di tutto e di più. E sono allibiti dal fatto che noi italiani non si abbia tempo per i genitori invecchiati. Che non ci sia intorno a loro una rete di assistenza e protezione fornita dall’intera comunitĆ  come accade nei loro paesi.

L’associazione radicale ā€œDiritti alla folliaā€, nella sua rubrica ā€œIl diritto fragile, ha voluto ascoltare le loro testimonianze, puntando l’accento sui migranti anziani: che fine fanno? Nessuno ne ha mai parlato finora. Nel nostro immaginario i migranti sono tutti giovani e forti, ma anche loro invecchiano. E dopo che succede?

Doumbia, 35 anni, ĆØ in Italia da sei e viene dalla Costa d’Avorio: ā€œSono arrivato con la barca a Lampedusa, racconta, ho visto tanti bambini e donne rimasti in acqua. Poi sono stato trasferito a Verona, ho imparato l’italiano perchĆ© per l’integrazione devi conoscere la lingua, ho fatto le scuole serali e ho trovato lavoro alla Fondazione Arena. In Costa d’Avorio gli anziani sono le persone più preziose, quando muoiono ĆØ come una biblioteca che brucia. Da noi non esistono centri per anziani, vengono accuditi in casa. Certo, ci sono gli invalidi, ma non ĆØ che non li devi rispettare perchĆ© taliā€.

Celestino Victor Mussomar, 37 anni, ĆØ nato in un poverissimo villaggio del Mozambico. Ā Ora ĆØ docente di Filosofia politica all’universitĆ  di Maputo e presidente del Centro studi africani in Italia. E racconta: ā€œNel mio villaggio gli anziani sono persone che tramandano la cultura e i valori, non esiste l’esclusione. Primeggia l’essere e non l’avere, come invece ĆØ nella cultura occidentale. Per noi africani che stiamo in Italia ĆØ inconcepibile portare le persone in RSA, sarebbe contro i diritti umani. Questo distacco fra l’anziano e la famiglia, invece di migliorarli, aumenta i problemi della possibilitĆ  di vita per gli anziani.

In Occidente vediamo che l’anziano ĆØ diventato un peso per la famiglia. E, dall’altra parte, c’è la cultura di non fare figli. Quindi ĆØ una cultura della morte. Ci criticano perchĆ© noi africani facciamo tanti figli. Ma fare figli ĆØ una banca della vita. Ā Quello che guarisce ĆØ la vicinanza, la condivisione. Un sorriso di un medico potrebbe curare Ā più di un farmaco. Invece nella RSA l’anziano ĆØ un oggetto di guadagno per chi dovrebbe curare.

Voi medicalizzate, internate e separate gli anziani dal mondo. Mi chiedete come ciĀ  comportiamo noi in Mozambico con chi soffre di demenza? Io, in famiglia, ho una persona con demenza. E’ a casa, vive con noi, lo curiamo. Lo portiamo in ospedale quando necessario e poi lo riportiamo a casa.

Devo dire però che c’è un’Africa moderna che ĆØ fotocopia dell’Occidente, ma questi centri di ricovero sono contestati perchĆ© la maggioranza della nostra popolazione, diciamo il 75%, vive ancora nei villaggi, nell’ambiente rurale. L’Africa al momento ĆØ fatta di due culture in conflitto: la cultura tradizionale, al momento, per fortuna, in maggioranza, e l’imitazione dell’Occidente.

Roberta Zanzarelli, ideatrice, regista e sceneggiatrice del primo e unico docufilmĀ  dedicato ai migranti anziani in Italia, ā€œRSA: ā€˜privilegio’ dei bianchiā€, in collaborazione con la giornalista Barbara Pavarotti,Ā  riferisce altre testimonianze, Ā fra cui quella di una coppia musulmana a Torino: Ā ā€œCostoro mi hanno detto che per l’Islam il modo con il quale accudisci i genitori anziani sarĆ  la chiave per il Paradiso. E in questo fanno riferimento a specifici versetti del Corano. Inoltre sono molto riconoscenti per la vita e l’educazione ricevuta, quindi si occupano dell’anziano genitore per restituirgli almeno un 10% di quanto hanno avuto. Il marito ha detto: ā€œLe chiamate case di cura o di riposo. PerchĆ© non le chiamate case per abbandonare i genitori?ā€.

ā€œI figli che ricoverano i genitori – prosegue la regista Zanzarelli – sono il frutto del ā€˜pensa a te stesso, fai carriera, non guardare in faccia a nessuno. Sempre la cultura dell’avere e non dell’essere. E l’hanno interiorizzata cosƬ tanto da non guardare in faccia nemmeno i loro genitoriā€.

Rosaria Impenna, antropologa: ā€œTempo fa ho letto che la Cassazione ha sentenziato: se i nipoti non vogliono andare a trovare i nonni, ne hanno tutto il diritto. Ci rendiamo conto del punto a cui siamo arrivati? L’anziano come figura sempre più lontana dalla famiglia, un disturbo. La voragine ĆØ data dall’istituzione della famiglia ormai sconquassata. Ā In Occidente siamo diventati antropofagi, ci stiamo divorando. L’anziano non ha salvezza, ĆØ una merce di scarto. Ā Il suo unico diritto ĆØ quello di morire, la sua unica funzione ĆØ riversare i beni che ha accumulato in vita agli eredi. PerchĆ© l’anziano spesso possiede, quantomeno una casetta, quindi la sua eliminazione ci permette di migliorare la nostra condizione economica.Ā  I cronicari rappresentano un passo molto più atroce della badante, che consente di rimanere in casa, coi propri ricordi. Appena lo si sposta in RSA precipita in uno stato comatoso psico-fisicoā€.

Barbara Pavarotti ricorda che Piero Coppo, il fondatore dell’etnopsichiatria, nei suoi libri spiega come, in culture che l’Occidente ha il vizio di considerare poco sviluppate, la comunitĆ  viene considerata come una rete. Se si apre un buco nella rete, con persone in crisi per vari motivi, questa va ricucita. Se ne occupano i guaritori e chi, per esempio –secondo i nostri canoni occidentali – perde il contatto con la realtĆ  non ĆØ un demente, ma una persona entrata in contatto col mondo degli spiriti, che ĆØ un mondo divino, sacro. Nel nostro Occidente super sviluppato, invece, chi perde il senno ĆØ un problema, non serve più a nulla, ĆØ un peso morto di cui disfarsi.

Infine l’appello di Doumbia e Celestino agli occidentali.

Doumbia: ā€œPer me quello che manca agli europei ĆØ la dignitĆ  degli esseri umani. L’Occidente deve tornare a occuparsi degli anziani e a rispettarliā€

Celestino: ā€œBasta con la cultura dell’avere e non dell’essere. SƬ alla banca della vita, non dei soldi. L’Occidente deve ripensare la famiglia. Una cultura che delega agli altri, agli stranieri, la cura della vita, ĆØ una cultura che ha perso ogni orizzonteā€.

Per chi lo vuole vedere, ecco il trailer del docufilm: ā€œRsa ā€˜privilegio’ dei bianchi.

https://www.youtube.com/watch?v=ev5EtEOxxBU

https://www.facebook.com/DirittiallaFollia/videos/670584875046984

 

 

 

 

 

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FILOMENA DAI LUNGHI CAPELLI. MORTA QUANDO IN RSA GLIELI HANNO TAGLIATI

Diritti alla Follia · 30/08/2023 · Lascia un commento

Filomena era un’anziana assistita tanti anni fa dalla ComunitĆ  di Sant’Egidio. Aveva lunghi capelli fino alle ginocchia. Il suo orgoglio. I figli, contro il parere della ComunitĆ , la misero in un istituto. Appena entrata le tagliarono i capelli. Il giorno dopo Filomena morƬ.

Lo racconta Monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia della Vita, intervistato dall’associazione radicale ā€œDiritti alla Folliaā€ nell’ambito della rubrica ā€œIl Diritto Fragileā€. Ā Paglia ha steso, con l’apposita Commissione da lui presieduta, la ā€œCarta dei diritti degli anzianiā€. Un lavoro durato due anni, da cui ĆØ nato il disegno di una legge delega, approvato dal Parlamento: la legge 33 del 2023, intitolata ā€œUn nuovo patto tra generazioniā€, i cui decreti attuativi si avranno a gennaio.

ā€œProprio dalla storia di Filomena – spiega il Monsignore – decidemmo che questi istituti avrebbero dovuto cessare di esistere. Gli anziani devono rimanere a casa, accuditi dalle famiglie, ma anche dalla comunitĆ , da tutto il quartiere, da tutti coloro a loro legati. Il nemico più grande della vecchiaia ĆØ culturale, pensiamo sia uno scartoā€.

ā€œMa ormaiā€, afferma Michele Capano, presidente di ā€œDiritti alla Folliaā€, ā€œalla comunitĆ , alla parrocchia, alle relazioni, alla famiglia si ĆØ sostituita, per molti anziani, un’amministrazione di sostegno, i giudici e i tribunali. Che ne pensa, Monsignor Paglia?ā€.

Monsignor Paglia: ā€œLa legge non supplisce all’amore, alla pietĆ ā€.

Incalza Barbara Pavarotti, giornalista e attivista dei diritti degli anziani: ā€œ Non si sta esagerando con gli anziani sottoposti ad amministrazione di sostegno? Ogni volta che un anziano viene trascinato in tribunale ĆØ una sconfitta. Cosa possiamo fare per fermare questo scempio? Come può un giudice decidere per una persona che a volte nemmeno conosce e che si fida solo del filtro dell’amministratore di sostegno?ā€.

Monsignor Paglia: ā€œSono convinto che ĆØ il momento di mettere mano a tutta la riorganizzazione dell’assistenza, compresa questa legge (ndr. la legge n. 6 del 2004, quella che ha istituito la figura dell’ amministratore di sostegno). Ma c’è bisogno di un disegno che metta in questione anche le Rsa come unica risposta a un anziano con problemi. Per 280.000 ricoverati in Rsa si spendono 12 miliardi all’anno. Per due milioni e 700.000 anziani in casa nemmeno due miliardi. Stanno sorgendo a migliaia Rsa non autorizzate, che tolgono agli anziani la pensione per la retta, magari li sedano e guadagnano in maniera crudele. Mentre per gli anziani e i malati di alzheimer i punti di riferimento sono cruciali. Noi diciamo alle Rsa di trasformarsi: assistenza domiciliare, centri diurni, cohousingā€.

Pavarotti: ā€œUn giudice ha detto: tutte le persone con demenza devono avere un adsĀ  (ndr. acronimo di amministratore di sostegno). Possiamo dire che gli anziani non debbono avere una figura cosƬ pesantemente sostitutiva dei loro diritti?ā€

Monsignor Paglia: ā€œRitengo assolutamente inesatto, inadeguato e impossibile che sia l’amministratore di sostegno l’unico che si debba prendere cura di un anziano. Questa deve essere un’indicazione quando tutto il resto ĆØ impossibile. Non possiamo affidare la vecchiaia a una norma giuridica. Noi anziani abbiamo bisogno di amore, non di un ads. Abbiamo bisogno di sostegno affettivo. Dal medico, dall’assistente sociale, dall’amico, dal familiare deve nascere una nuova alleanza. Va riformata questa legge, non c’è dubbio. Ma dobbiamo suonare tutti i tasti del pianoforte: tutti si devono sentire responsabili dei nostri anzianiā€.

Pavarotti: ā€œNon un giudice però in questa alleanza, per piacereā€.

Monsignor Paglia: ā€œSono d’accordo con lei. Dietro queste vostre sollecitazioni sarĆ  mia cura creare una situazione nella quale poter esporre con un gruppo di magistrati queste riflessioni. Con alcuni di loro ho anche parlato di questo, ma non c’è dubbio che ĆØ utile, all’interno di una riscrittura dell’assistenza generale, affrontare anche questa tematica.

Il Ā quarto Comandamento – che noi abbiamo ridotto ai bambini che devono ubbidire ai genitori – in realtĆ  riguarda gli adulti che non debbono mettere i loro anziani nei cronicari. Anche quando perdono il senno devono onorarliā€.

Pavarotti: ā€œLei lo vorrebbe per sĆ© un amministratore di sostegno?ā€.

Monsignor Paglia: ā€œMa col cavolo…ā€.

Pavarotti: ā€œMa allora perchĆ© bisogna infliggerlo agli altri?ā€.

Monsignor Paglia: ā€œCercherò di creare delle condizioni per riflettere in maniera attenta su questa tematica, proprio perchĆ© ho avuto esperienza diretta del dramma i tanti anziani. Vogliamo una nuova affezione per gli anziani, non soggetti che devono essere regolamentati con le carte. C’è prima una condizione di affetto che non può decadere. Ecco perchĆ© sono convinto che questa battaglia di dare dignitĆ  agli anziani sia una battaglia di altissima civiltĆ . L’ho detto anche alla premier Meloni: l’Italia, essendo il primo paese europeo per vecchiaia, ha il diritto morale di dire a tutta Europa che gli anziani devono essere onorati. Io non cesserò di ricordarlo e di far sƬ che si dica: l’Italia ĆØ un paese dove si invecchia beneā€.

Pavarotti: ā€œE i giudici fuori dalla porta, grazieā€¦ā€.

Monsignor Paglia: ā€œNoi ai giudici, quando diventeranno anziani, gli daremo affetto, non l’amministrazione di sostegno. Noi anziani abbiamo una condizione di fragilitĆ , ma, se condivisa, diventa una forza, non una debolezza. Ecco perchĆ© c’è bisogno di tessere un’alleanza fra tutti noi fragili e amici del fragile. E la collocazione in cronicari non dovrĆ  più essere l’unica risposta alla fragilitĆ ā€.

Monsignor Paglia, a 78 anni, ha l’energia e la grinta di un ventenne. Il suo ultimo libro si intitola ā€œL’etĆ  da inventareā€. La vecchiaia, appunto. Tutta da reinventare e riformulare perchĆ© non sia l’etĆ  del castigo.

 

 

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Comunicato stampa: IL SENATORE ANTONIO GUIDI: NO ALLA ā€œDELEGA IN BIANCOā€ AGLI AMMINISTRATORI DI SOSTEGNO

Diritti alla Follia · 14/08/2023 · 1 commento

Il Senatore Antonio Guidi, responsabile del Dipartimento ā€œDisabilitĆ  ed equitĆ  socialeā€ di Fratelli d’Italia, ha partecipato alle fasi di gestazione della legge n. 6 del 2004 – quella che ha istituito la figura degli amministratori di sostegno – ma ora, Ā nel corso di un’intervista all’interno della rubrica di informazione ā€œIl Diritto Fragileā€ a cura dell’associazione radicale ā€œDiritti alla follia in esclusiva, dichiara:

ā€œNon sono mai stato d’accordo su una delega cosƬ ampia e in bianco agli amministratori di sostegno, perchĆ© prevedevo – non in queste proporzioni e con tale profonditĆ  – i pericoli di un assegno in bianco cosƬ forte a carico di una persona responsabile di una o più vite umane. Negli anni si ĆØ creato – nonostante tanti esempi positivi – un vero e proprio mercimonio di amministratori di sostegno che hanno depredato persone fragili o le hanno rinchiuse in Rsa private, traendone un grande guadagno anche personale e illegittimo.

Questo clima – se non di illegalitĆ , borderline – mi fa dire che, come tutte le leggi, seppur nate positivamente, anche questa deve essere rivista, dopo un paio di decenni. Questo ĆØ il momento giusto, soprattutto, ripeto, perchĆ© la delega in bianco non può che essere foriera di pericoli troppo spesso diventati realtĆ .

Tutto qua. E’ chiaro che all’interno di queste parole ā€œtutto quaā€ c’è un mondo di sofferenze, ingiustizie, complicitĆ  anche organizzate.

Un amministratore di sostegno per me? No. Ci mancherebbe altro. Secondo me ĆØ quasi naturale il no.Ā  Capisco che in certi casi l’aiuto di una persona terza possa essere utile, per esempio quello di una consulenza legale. Una gestione non eterodiretta e non cosƬ potente da superare qualsiasi altro sentimento.

Quanto potrò garantire di concreto non lo so, ma fornirò certamente la massima attenzione attiva, perchĆ© l’argomento merita il massimo dell’interesse fattivo. In qualsiasi momento sono con voiā€.

Inoltre il senatore Guidi ha fatto il punto sulle politiche della disabilitĆ  in Italia.

ā€œIl nostro paese ha fatto una conquista enorme, la chiusura dei manicomi, con la legge 180. I lager di Stato non esistono più, anche se esistono case di cura orribili, centri, anche statali, che fanno vergogna, ma il manicomio per fortuna no. Si sono presi provvedimenti importanti, anche se con eccessiva lentezza e con enorme disparitĆ  fra le Regioni. La pandemia, per le restrizioni spesso inutili della libertĆ  personale, ha bloccato il percorso di una lenta conquista della dignitĆ . Recuperare questa forbice ĆØ molto difficile, siamo entrati in un periodo di egoismo e di vedere l’altro come un nemico.

Un’epoca ĆØ finita, anche in un urlo di dolore, dobbiamo rifondare qualche punto anche per dare un po’ di entusiasmo ai diretti interessati (non utenti, beninteso) con disabilitĆ .

Quindi mi sono permesso, avendo partecipato da semplice medico di provincia alla stesura della legge 104, di dire, in maniera un po’ provocatoria, che si può parlare di stendere una ā€œ105ā€, una legge leggera, agile, veloce, che comprenda tutti i diritti e i doveri enunciati dalla 104, ma che non permetta di evadere cosƬ tanto, perchĆ© questi diritti cosƬ fragili e cosƬ poco esigibili sono davvero una condannaā€

Altro tema affrontato ĆØ quello dell’assenza, nel tavolo sulla Salute mentale istituito presso il Ministero della Salute,Ā  dei destinatari delle riforma.

ā€œPer me, ha detto il senatore Guidi, la partecipazione del diretto interessato ĆØ fondamentale, non per una regalia ā€para democraticaā€, ma per un discorso scientifico. Senza questa partecipazione non si può costruire un percorso di terapia, diagnosi e progetto di vita. Io stesso, quando, per tre anni e mezzo, ho presieduto l’Osservatorio sulla salute mentale, quando ero sottosegretario di Stato, ho lamentato la scarsa presenza dei diretti interessati. PerchĆ© ĆØ molto rassicurante mettere i tecnici a parlare di sĆØ stessi e degli altri, ĆØ autoreferenziale. Io mi sono sempre battuto sulla partecipazione, prima di tutto, dei diretti interessati e delle loro famiglie. Però ĆØ un percorso molto difficile, perchĆ© mette in luce le insicurezze, i dubbi, le problematiche del tecnico. E’ facile dire: lĆ  c’è il male, io sono il bene che ā€œbonificaā€. Non ĆØ cosƬ, questo va superato. Io sento molto la mancanza della presenza, meravigliosamente scomoda, dei diretti interessatiā€.

Qui di seguito il link al video su youtube

 

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