Di Andrea Michelazzi
In risposta allāarticolo āAmministrazione di sostegno: quel 30 per cento di gravi criticitĆ ā, pubblicato il 23 aprile 2025 sul portale di Superando (Amministrazione di sostegno: quel 30 per cento di gravi criticitĆ – Superando ).
La proposta di riforma della Legge 6/2004 promossa dallāAssociazione radicale Diritti alla Follia (Proposta di Legge di iniziativa popolare di cui si può leggere aĀ questo link )Ā si fonda su un principio radicale quanto imprescindibile: il pieno riconoscimento della soggettivitĆ e dei diritti della persona con disabilitĆ . Essa si allinea ai dettati della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con DisabilitĆ , ne raccoglie i commenti del Comitato di riferimento, e risuona con forza con le raccomandazioni del Comitato Europeo per la Prevenzione della Tortura. In essa si ritrovano, in filigrana, le tracce ancora vive della legge 180: il rifiuto della violenza istituzionale, il limite alla coercizione, l’affermazione della libertĆ come premessa della cura.
Le critiche che il professor Cendon esprime nella sua intervista ā curata dallāavvocato Salvatore Nocera e da Simona Lancioni ā sembrano ignorare questo orizzonte. Come giĆ puntualizzato dalla stessaĀ Simona Lancioni sulle stesse pagine (link) , la proposta non ĆØ un sogno velleitario: ĆØ un tentativo concreto di rispondere alla domanda di giustizia che sale da chi, oggi, si vede privato della propria voce nel nome della tutela.
Definire tutto questo āutopisticoā rivela un limite che non ĆØ solo teorico, ma antropologico: ĆØ il riflesso di un pensiero che ancora separa realtĆ e utopia come se fossero mondi opposti, anzichĆ© due facce della stessa esigenza di trasformazione. Ć la modernitĆ giuridica che difende se stessa, protetta dalle sue eccezioni normative. Ed ĆØ in questo che la filantropia del professor Cendon mostra il suo volto più ambiguo: una filantropia che, pur dichiarandosi progressista, continua a legittimare norme āspecialiā per i disabili. Una sorta di diritto parallelo, āa parteā, che ripropone ā con altri nomi ā logiche di esclusione che pensavamo superate.
PerchĆ©, allora, una persona senza patologie o menomazioni che decide di non pagare le bollette non viene sottoposta ad amministrazione di sostegno? Vogliamo forse introdurre una nuova categoria di ādisabilitĆ gestionaleā, utile a garantire quel meccanismo di normalizzazione psichiatrico-giuridica che serve più agli interessi dellāordine economico-sociale che a quelli della persona?
Il paternalismo del professor Cendon ĆØ, in fondo, la cartina di tornasole di un modello medico della disabilitĆ che ancora resiste sotto la superficie del diritto. Un modello che valuta le persone sulla base di ciò che manca, di ciò che ĆØ difettoso, e non di ciò che cāĆØ, che pulsa, che resiste.
Il diritto alla vita autonoma, alla capacitĆ giuridica universale, non può più essere subordinato a valutazioni della ācapacitĆ naturaleā o della āfunzionalitĆ ā. Ć tempo di passare dal governo della vita alla promozione del vivere. Di spostare lāasse dal ābene presuntoā dellāinteresse alla dignitĆ concreta della volontĆ . Di preferire la relazione alla sorveglianza, il sostegno alla delega, la fiducia alla diagnosi.
Il professor Cendon, con unāaffermazione che suona più demagogica che informata, evoca la tossicodipendenza come giustificazione per lāintervento giudiziario, paragonandolo, di fatto, a unāamputazione salvifica. Ma la psichiatria ā quella che ascolta, non quella che decide ā sa che qui non si tratta di tagliare, ma di comprendere. La clinica delle dipendenze, delle psicosi, dei disturbi mentali gravi non si riduce a un atto di potere, nĆ© a un automatismo normativo. Qui sta la complessitĆ : nella tensione tra libertĆ e cura, tra desiderio e protezione, tra il diritto di essere lasciati soli e il bisogno di non esserlo.
Dichiararsi progressisti non basta. Occorre esserlo davvero. Nellāinconscio, come direbbero Deleuze e Guattari. Nelle fibre più profonde delle nostre convinzioni, dove si decide se il diritto ĆØ uno strumento per vivere o un modo per controllare la vita degli altri.
Trieste, 28/4/2025
Con rispetto, ma anche con urgenza,
Andrea Michelazzi, membro del Direttivo dellāAssociazione Radicale Diritti alla Follia
Psichiatra
Lascia un commento