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Diritti alla follia

Associazione impegnata sul fronte della tutela e della promozione dei diritti fondamentali delle persone in ambito psichiatrico e giuridico.

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Amministrazione di sostegno: aiuto o esclusione?

Diritti alla Follia · 05/02/2026 · 7 commenti

Dietro i proclami sulla tutela dei “fragili”, storie di isolamento, abusi e dignità negata

di Carla Cannas

La legge dice che tutela.
La realtà è che spesso, spezza legami, isola, zittisce, svuota le persone della possibilità di decidere della propria vita.

Dietro molte amministrazioni di sostegno non ci sono solo atti burocratici: ci sono madri separate dai figli, anziani rinchiusi contro la loro volontà, persone private dei propri soldi, delle relazioni, perfino della voce.

Questo articolo racconta ciò che le istituzioni e una parte dell’informazione continuano a ignorare: la vita reale dei cosiddetti “fragili” e la loro dignità negata.

La legge 6/2004, che ha introdotto l’amministrazione di sostegno, è stata presentata come uno strumento moderno e “mite”, pensato per aiutare senza sostituirsi, per accompagnare senza annullare.

Nel dibattito pubblico è stata spesso descritta come una conquista di civiltà. Anche il giurista Paolo Cendon, tra i promotori della norma, ne ha rappresentato a lungo il volto ideale. La sua recente scomparsa, ricordata dalla stampa, ha riportato l’attenzione sul senso originario della legge e sulle intenzioni che l’avevano ispirata.

Ma tra le intenzioni e ciò che accade nella vita concreta delle persone c’è una distanza che non può più essere ignorata.

Per noi figlie – io e mia sorella Serenella – l’amministrazione di sostegno applicata a nostra madre non è stata tutela, ma spoliazione:
spoliazione di libertà, di dignità, di relazioni, del diritto di scegliere sulle cure e sulla propria vita quotidiana.

Il mito dell’amministratore che “dà voce ai fragili” si è infranto contro un muro di silenzi, decisioni calate dall’alto, porte chiuse.

Quando l’amministrazione di sostegno diventa potere senza ascolto, la persona non è più al centro: diventa oggetto di gestione.

Dopo la morte di nostra madre non ci siamo fermate.
Abbiamo scritto a istituzioni, parlamentari, giornali. Abbiamo chiesto ascolto, chiesto verità, chiesto che si guardasse in faccia ciò che accade davvero.

Quasi tutti hanno taciuto.

Fanno eccezione alcune giornaliste che hanno avuto il coraggio di raccontare ciò che molti preferiscono non vedere.

Tra queste, Serenella Bettin, che il 19 giugno 2023 su La Verità ha denunciato abusi e distorsioni legate all’amministrazione di sostegno, portando all’attenzione pubblica anche il caso di nostra madre.

E soprattutto Stefania Delendati, storica direttrice di Superando, che per anni ha dato spazio a storie di persone private della propria voce da decisioni prese “per il loro bene”. Con sensibilità rara e rigore civile, ha mostrato come strumenti nati per proteggere possano trasformarsi in dispositivi di controllo, isolamento e compressione dei diritti.

Il silenzio, però, resta la regola.
E il silenzio:

  • permette che gli abusi si ripetano
  • impedisce un vero dibattito pubblico
  • blocca le riforme
  • lascia le famiglie sole e impotenti

Criticare questa legge non significa negare che possa servire in alcuni casi.
Significa dire che così com’è applicata oggi può produrre danni gravissimi, con poteri enormi e controlli spesso deboli o inefficaci.

Le storie non sono eccezioni. Sono tante. Troppo simili tra loro.

Casi emblematici raccontati nel tempo anche da Superando e da familiari:

  • Carlo Gilardi, 92 anni, rinchiuso in RSA contro la sua volontà per anni
  • Marta Garofalo Spagnolo, giovane donna privata di autonomia
  • C. e Barbara, separati e trasferiti in RSA senza rispetto della loro volontà
  • Simone e Sara, ricovero forzato e ricatto affettivo
  • Oriana, morta isolata dai familiari con decisioni sanitarie imposte
  • Giovanna e la madre, separate da amministratori che limitano autonomia e affetti
  • Un giovane uomo fiorentino, a cui la madre-amministratrice impedisce contatti con familiari e compagna
  • Maria Antonietta, vittima di ripetuti abusi economici da parte della propria amministratrice
  • Gigi Monello, professore assolto dopo anni di processo, separato ingiustamente dalla madre

Temi ricorrenti:
isolamento affettivo, gestione arbitraria dei poteri, abusi economici, negazione dei diritti fondamentali.

La fragilità non dovrebbe mai diventare il varco attraverso cui si entra nella vita delle persone per decidere al posto loro tutto, anche contro la loro volontà.

Il giornalismo vero non tace davanti al dolore.
Non si limita ai casi eclatanti, non raccoglie testimonianze per poi sparire.

Scegliere cosa raccontare – e cosa no – modella la realtà pubblica.
Raccontare queste storie è scomodo, complesso, spesso impopolare.
Ma è lì che il giornalismo smette di essere vetrina e torna a essere servizio pubblico.

Finché le testimonianze resteranno ai margini, il problema non sarà solo una legge da riformare:
sarà anche un’informazione che ha scelto di non vedere.

Scrivo perché mia madre non può più parlare.
Scrivo perché altre madri, padri, figli non facciano la stessa fine nel silenzio.
Scrivo perché il vero scandalo non è criticare una legge, ma fingere di non vedere le vittime.

L’amministrazione di sostegno può essere uno strumento importante solo se profondamente ripensato, con:

  • uso limitato ai casi di reale necessità
  • controlli effettivi e trasparenza
  • rispetto della volontà e delle relazioni affettive della persona

Finché questo non accade, continueremo a raccontare.

E lo faccio anche nel nome di Stefania Delendati, che ha dato voce ai “fragili” quando il silenzio era la regola.
Ci ha lasciati, ma la sua luce resta: in chi continua a parlare per chi non può più farlo, trasformando il dolore in impegno e la memoria in coraggio.

Diritti alla Follia, l’associazione di cui faccio parte, fa informazione e divulgazione attraverso i propri canali: blog, canali video e incontri pubblici.

L’obiettivo è anche quello di elaborare un Dossier di casi documentati da portare all’attenzione di organismi nazionali e internazionali per la tutela dei diritti umani.

Chi desidera raccontare la propria storia può scrivere a:
dirittiallafollia@gmail.com
È garantito il massimo rispetto della volontà delle persone e l’anonimato.

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Articoli ADS, ADS Amministrazione di sostegno riforma, amministrazione di sostegno, diritti alla follia, giudici tutelari, legge 6/2004

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Gigi Monello dice

    05/02/2026 alle 10:08 pm

    Prima o poi, questo interminabile rosario di dolori, patimenti, privazioni e odiosità, dovrà pur “presentare il conto” a qualcuno. Alzare la testa e alzare la voce è un nostro impegno imprescindibile. Lo dobbiamo, appunto, a chi non può più parlare. Brava Carla!

    Rispondi
    • Carla dice

      06/02/2026 alle 3:10 pm

      Ciao Gigi, sì.
      Per rispetto di chi non può più parlare, dovremo essere di più a dirlo ad alta voce.
      Approfitto del tuo commento, oltre a ringraziarti, per fare ancora un appello pubblico.
      Non chiediamo atti di coraggio solitari.
      Chiediamo di non restare soli quando si decide di parlare.
      Sappiamo che esporsi fa paura. È umano.
      Ma il silenzio imposto pesa di più, soprattutto quando diventa abitudine.
      Denunciare non significa cercare lo scontro né alimentare l’odio: significa difendere la verità, la dignità, la memoria di chi non può più farlo.
      Per questo invitiamo chi sente che è tempo di alzare la testa a unirsi a noi. Insieme.
      A voce alta, ma insieme.
      Perché quando le parole diventano corali, la paura perde forza.
      E le lotte, finalmente, smettono di essere solitarie.
      Chi vuole unirsi in modo concreto, serio e responsabile può farlo anche attraverso questo percorso di raccolta di casi, storie e testimonianze, destinato a organismi nazionali e internazionali per i diritti umani:
      https://dirittiallafollia.it/2026/01/15/richiesta-di-collaborazione-dossier-su-casi-storie-e-testimonianze-trasmissione-a-organismi-nazionali-e-internazionali-per-i-diritti-umani/

      Rispondi
  2. Anna Estdahl dice

    06/02/2026 alle 10:49 pm

    Io subiró un processo, a breve, a seguito della querela presentata contro di me dall’avvocato di sostegno di mia madre. Quando il giudice non mi ascoltava, credendo solo alla versione dell’ads, mi sono rivolta alla stampa, e l’attenzione mediatica non è piaciuta a nessuno, ma era l’unico modo per dare voce ai fatti che stavamo vivendo. L’amministratore di sostegno non è stato rimosso, mia madre è tornata a casa, segnata per sempre da quell’esperienza, proprio come me. Per aver dichiarato che l’ads non perseguiva il bene della persona, ma solo dei fini personali dovuti a calcoli economici, devo affrontare un processo con un’accusa grave, reato penale, mentre lui non ha subito alcuna conseguenza per la sua condotta.

    Rispondi
  3. Fabio Degli Angeli dice

    07/02/2026 alle 6:43 am

    Grazie Carla del tuo intervento ed impegno civile che dedichi a portare la verità sulla c.d. misura di protezione, ossia l’amministrazione di sostegno, che – oramai troppe volte -nelle mani di giudici tutelari quanto meno indifferenti ed amministratori di sostegno senza scrupoli, non protegge ma, distrugge vite ed isola la malcapitata beneficiaria, così come è stato fatto a Tua mamma, privandola dell’affetto più caro, quello di una figlia, quello tuo. Ti ringrazio per aver ricordato la giornalista Stefania Delendati che è scomparsa il 30 gennaio u.s., una ragazza, una professionista, una donna dalle capacità rare di approfondita scrittura con capacità di sintesi, affrontando e divulgando la verità troppe volte mostruosa che si nasconde dietro l’amministrazione di sostegno.

    Rispondi
  4. Fabio Degli Angeli dice

    07/02/2026 alle 6:45 am

    Grazie Carla del tuo intervento ed impegno civile che dedichi a portare la verità sulla c.d. misura di protezione, ossia l’amministrazione di sostegno, che – oramai troppe volte -nelle mani di giudici tutelari quanto meno indifferenti ed amministratori di sostegno senza scrupoli, non protegge ma, distrugge vite ed isola la malcapitata beneficiaria, così come è stato fatto a Tua mamma, privandola dell’affetto più caro, quello di una figlia, quello tuo. Ti ringrazio per aver ricordato la giornalista Stefania Delendati che è scomparsa il 30 gennaio u.s., una ragazza, una professionista, una donna dalle capacità rare di approfondita scrittura con capacità di sintesi, affrontando e divulgando la verità troppe volte mostruosa che si nasconde dietro l’amministrazione di sostegno.

    Rispondi
  5. Fabio Degli Angeli dice

    07/02/2026 alle 6:46 am

    Grazie Carla del tuo intervento ed impegno civile che dedichi a portare la verità sulla c.d. misura di protezione, ossia l’amministrazione di sostegno, che – oramai troppe volte -nelle mani di giudici tutelari quanto meno indifferenti ed amministratori di sostegno senza scrupoli, non protegge ma, distrugge vite ed isola la malcapitata beneficiaria, così come è stato fatto a Tua mamma, privandola dell’affetto più caro, quello di una figlia, quello tuo. Ti ringrazio per aver ricordato la giornalista Stefania Delendati che, è scomparsa il 30 gennaio u.s., una ragazza, una professionista, una donna dalle capacità rare di approfondita scrittura con capacità di sintesi, affrontando e divulgando la verità troppe volte mostruosa che, si nasconde dietro l’amministrazione di sostegno.

    Rispondi
  6. valeria galassi dice

    07/02/2026 alle 6:36 pm

    Mi unisco al novero delle vittime di AdS (infatti ho coniato il detto: di AdS si muore). La figura dell’Ads può diventare un’arma nelle mani di parenti-serpenti, che la usano per controllare e vendicarsi. Il mio caso è quello di una figlia che ha voluto prendersi in casa la propria mamma, all’epoca 92enne, per toglierla dalla situazione fuori controllo che stava vivendo. Mia sorella, non essendo d’accordo che mamma venisse a vivere con me, ha fatto ricorso per un AdS esterno. In realtà in 7 anni se ne sono avvicendati 4, e l’ultima è stata fatale. Una donna durissima, ottusa, completamente priva di empatia con cui potevo comunicare solo tramite avvocato. L’ho implorata di farmi avere un aiuto per accudire mamma ormai 98enne ma ho avuto solo dei no in risposta. Ero esausta, dato che io e mamma eravamo state tagliate fuori da ogni legame famigliare e che ci veniva data solo una parte della sua pensione. L’unica alternativa che mi veniva proposta era di metterla in una rsa, ma non me la sono sentita. E così il 21 novembre è morta. Ciliegina sulla torta: il denaro della pensione di mamma con cui avrei potuto pagarmi un aiuto se lo è preso l’AdS, alla fine, senza giustificazione alcuna. Solo con il provvedimento della Gt. Soffro tanto e provo una rabbia immensa verso quelle due.

    Rispondi

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