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Diritti alla follia

Associazione impegnata sul fronte della tutela e della promozione dei diritti fondamentali delle persone in ambito psichiatrico e giuridico.

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Recensione all’articolo di Ciro Tarantino “Per ordine di giustizia”. Su alcuni casi di internamento di fatto

Diritti alla Follia · 22/02/2026 · 2 commenti

Di Cristina Paderi

L’articolo di Ciro Tarantino, “Per ordine di giustizia”. Su alcuni casi di internamento di fatto (in Aut Aut, 2023), si inserisce nel dibattito sul destino della psichiatria dopo la fine del manicomio e propone una tesi tanto semplice quanto inquietante: l’internamento non è scomparso, si è trasformato. Non si presenta più nella forma dichiarata del ricovero coatto, ma sopravvive come pratica diffusa, amministrativa e quotidiana, nascosta dentro il sistema socio-assistenziale contemporaneo.

Tarantino parte da un dato apparentemente neutro: centinaia di migliaia di persone vivono stabilmente in strutture residenziali non familiari, soprattutto anziani e disabili. Numeri inferiori ad altri paesi europei ma, se letti nella storia italiana della deistituzionalizzazione, rivelatori di qualcosa di diverso: non il ritorno del manicomio, bensì la persistenza di una zona di segregazione. L’autore introduce perciò il concetto di “istituzioni totaloidi”, luoghi semichiusi che non sono formalmente totali ma condividono con le istituzioni totali una limitazione sostanziale della libertà. Non si entra con un ordine pubblico spettacolare, non si varca una soglia simbolica: si scivola dentro una normalità amministrativa, dove la libertà resta formale mentre la vita quotidiana diventa regolata da altri.

Il punto decisivo dell’analisi è che l’istituzionalizzazione non coincide con la perdita della libertà personale ma con la perdita della libertà di scelta. La Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità tutela la possibilità di scegliere dove vivere e con chi vivere, oltre all’accesso a servizi alternativi alla residenzialità. Tuttavia, quando tali alternative mancano, il consenso al ricovero diventa un assenso necessario: non una decisione, ma l’assenza di condizioni per decidere. In questo passaggio concettuale l’autore sposta l’attenzione dalla coercizione fisica alla coercizione decisionale, mostrando come l’internamento contemporaneo operi prima sul piano della volontà che su quello del corpo.

È qui che entra in scena il dispositivo psichiatrico-giudiziario e, al suo centro, la figura dell’amministratore di sostegno. Nato per sostenere la persona ‘fragile’ senza sostituirla, lo strumento viene spesso impiegato in senso opposto: quando l’interessato rifiuta il ricovero, il rifiuto viene interpretato come sintomo, la capacità decisionale viene ritenuta compromessa e il giudice attribuisce all’amministratore il potere di prestare il consenso al posto suo. Il ricovero appare allora volontario nella forma ma obbligatorio nella sostanza. Senza dichiarare un trattamento sanitario obbligatorio si ottiene lo stesso effetto, cioè una restrizione della libertà priva di base legale esplicita.

Tarantino mostra con chiarezza che qui non si produce una violazione aperta del diritto, bensì una sua torsione: l’amministratore di sostegno diventa il punto di articolazione tra tutela e coercizione. Lo strumento giuridico pensato per valorizzare l’autodeterminazione si trasforma in un meccanismo di sostituzione decisionale. Il passaggio non avviene contro la legge, ma attraverso di essa, grazie alla collaborazione di servizi sociali, psichiatria e giudice tutelare. La sequenza è sempre simile: segnalazione del rischio, patologizzazione del dissenso, ampliamento dei poteri dell’AdS, consenso sostitutivo. Il risultato è quello che l’autore definisce internamento di fatto: non si forza la persona a entrare, si rende irrilevante il suo rifiuto.

Il contrasto con l’ordinamento è esplicito. Dalla legge 180 in poi il sistema italiano fonda i trattamenti sanitari sulla volontarietà e limita drasticamente quelli obbligatori. Alcuni provvedimenti giudiziari citati nell’articolo ribadiscono infatti che né il giudice né l’amministratore possono superare il dissenso a un ricovero prolungato, se non violando i principi costituzionali. Tuttavia la prassi continua, sostenuta da fattori strutturali: mancanza di servizi territoriali, gestione del rischio sociale, inerzia burocratica e soprattutto una lunga abitudine storica alla segregazione dei soggetti considerati problematici.

Il valore dell’articolo sta proprio nel mostrare che la storia della psichiatria non procede per rotture nette. La chiusura dei manicomi non elimina la funzione sociale dell’internamento: la redistribuisce. Il potere non scompare ma cambia tecnologia. Se prima era l’ordine di ricovero, oggi è il consenso sostitutivo; se prima si controllava lo spazio, ora si controlla la decisione. L’amministratore di sostegno diventa così l’equivalente funzionale del vecchio potere manicomiale: non un agente di repressione intenzionale, ma l’ingranaggio che rende possibile una pratica collettiva di normalizzazione.

La conclusione di Tarantino è volutamente ambivalente. Da un lato il sistema appare fragile, perché basta un rifiuto professionale o un’interpretazione rigorosa della legge per interromperlo; dall’altro la sua forza deriva dall’abitudine sociale, dalla tendenza a considerare naturale la collocazione istituzionale dei soggetti ‘fragili’. L’internamento contemporaneo vive quindi in una zona intermedia: non è più legittimo, ma è ancora possibile.

Ne emerge una recensione implicitamente critica del presente della salute mentale. L’articolo non denuncia abusi individuali ma una forma ordinaria di governo delle vulnerabilità, in cui cura e controllo coincidono. Il contributo più originale consiste nell’aver spostato la questione dalla psichiatria alla struttura delle decisioni: la vera posta in gioco non è dove vivono le persone, ma chi decide dove vivono. In questo senso il testo offre una lettura convincente e disturbante della post-deistituzionalizzazione italiana: la libertà conquistata con la fine del manicomio resta incompiuta finché la scelta può essere sostituita.

Articolo completo in Aut Aut, 398/2023 La psichiatria e il futuro della salute mentale

398/2023 La psichiatria e il futuro della salute mentale

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Articoli ADS, ADS Amministrazione di sostegno riforma, amministrazione di sostegno, Aut Aut 2023, Ciro Tarantino, CRPD, diritti alla follia

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Aida Brusaporco dice

    22/02/2026 alle 8:03 pm

    Dalle continue esperienze che vivono le famiglie con AdS rilevo gli enormi disagi sofferti dalle stesse. Quasi a tutti gli anziani e disabili che vivono nelle strutture protette viene chiesto loro, da parte delle stesse, di nominare un AdS come forma di garanzia per il pagamento di una retta giornaliera. Spesso la AdS nominato dal Giudice è un Avvoocato in quanto le faniglie non trovano il consenso dei famigliari fino al quarto grado. Se poi la Persona vive con i parenti, alle stesse se non hanno fatto il rendiconto come chiede il Giudice, egli nomina AdS un Avvocato e queste devono oltre, il carico assistenziale ed emotivo, sobbarcarsi il carico di tenere ogni scontrino, diventano prigionieri di ogni forma di dignità e, pur genitori sono espropriati del diritto di parlare con i medici, poichè questi parlano con AdS che, nulla conosce dei desideri della Persona sotto tutela. Ciò avviene dopo i diciotto anni della Persona. Questa diventa una prigione emotiva, un paradosso e un continuo conflitto. Potrei raccontare i casi seguiti che gridano vendetta e indignazione e aggravano la già difficile situazione famigliare (facendoli passare x chi usa denaro a scapito del loro caro), dopo che questi, sacrificano tutta la loro vita e liberta personali per il figlio o genitore.

    Rispondi
  2. cesare fruttidigelso dice

    23/02/2026 alle 7:54 am

    la mia esperienza ancora in essere dimostra di fatto l’azione coordinata di mafia militare/giudiziaria finalizzata al saccheggio patrimoniale ed all’omicidio sanitario, eliminando attraverso la corrente politico/giudizaiaria mafiosa di Magistratura demoicratica il sottoscritto fratello dell’invalido, costringendomi con il metodo mafioso a reiterate aggressioni e imposizioni di inquinamento ambientale grave, alla acutizzazione indotta costante con dolo, di patologie gia croniche, in modo da suscitare slatendizzazioni sintomatiche con i continui abusi reattivi ( https://tinyurl.com/2s3x5x78 ), agiti dalla stessa associazione criminale mfiosa attraverso delatori opportunamente istruiti, convertendo tali naturali reazioni patologiche in reati e delitti inesistenti, ma utili ed utilizzati allo scopo di imporre l’AdiS al fretello invalido. QUESTO è UN PAESE GOVERNTO DA MAFIOSI!! Qesto è stato denunciato sul seguente portocollo https://tinyurl.com/5n95ydxr e completamente eluso !!

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