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Diritti alla follia

Associazione impegnata sul fronte della tutela e della promozione dei diritti fondamentali delle persone in ambito psichiatrico e giuridico.

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Diritti alla Follia

A proposito di amministratori di sostegno…

Diritti alla Follia · 18/12/2021 · 2 commenti

Testimonianza

Con gran sollievo ho appreso che l’organizzazione ”Diritti alla follia” cerca di correggere le storture e le deformità insite nell’istituto dell’amministrazione di sostegno e che purtroppo la mia famiglia ed io abbiamo sperimentato.

Questa è la storia: mia sorella, convivente con me e con mio figlio da circa ventinove anni, nel febbraio scorso, è stata ricoverata in una casa di cura cittadina perchè affetta da una infezione dermatologica e inoltre molto deperita.
In accordo con la geriatra, chiamata da noi, il ricovero sarebbe dovuto durare circa una settimana o al massimo dieci giorni.
L’ amministratrice di sostegno, ( ahimè da noi inizialmente voluta per poi renderci conto dell’ inutilità di questa presenza estranea ) senza alcun preavviso e con una rapidità sorprendente, soprattutto senza il consenso della diretta interessata, ha predisposto il trasferimento o meglio la deportazione di mia sorella in una struttura in cui si trova ormai da quasi cinque mesi. Il senso di questo gesto crudele e cinico è da ricercarsi in parte nel desiderio di mostrarsi zelante con le istituzioni e in parte per vendicarsi della nostra richiesta di rimozione dall’incarico.
Nel giro di un paio di giorni la nostra vita è cambiata; nessun ricorso al giudice, nessuna istanza, nessuna mail, niente di tutto ciò è servito a rimuovere tale situazione dove i più elementari diritti sono stati violati, la volontà di mia sorella è stata ignorata, il nostro parere mai richiesto, ne mai siamo stati ascoltati, a me è stato tolto il contributo sul canone d’affitto che dividevo con mia sorella
mettendomi in grave difficoltà, a lei la dignità di essere umano cosciente e razionale.
Poi che importanza può avere che lei sia una donna di ottantadue anni, che sei anni fa abbia perso l’unico giovane figlio, che noi rappresentiamo per lei la famiglia, la sicurezza e il luogo dei suoi ricordi?
Il giudice ha salomonicamente affidato la sentenza ai servizi sociali che hanno ” consigliato ” un prolungamento della degenza in struttura, periodo abbondantemente trascorso, ha poi rimosso l’amministratrice di sostegno come avevamo chiesto, per sostituirla con una collega della precedente che ne prosegue l’operato. Una situazione grottesca che sembra senza via d’uscita, un rimpallo di
responsabilità, una rete di bugie e di calunnie che circondano quello che a tutti gli effetti è un sequestro di persona.
Aggiungo con amarezza che in un mondo popolato prevalentemente di donne, ho visto emergere con chiarezza viltà e cinismo, sete di vendetta e desiderio di affermazione, esercizio del potere e mediocrità ma mai ho visto una scintilla, uno sprazzo, una luce di quell’intelligenza che diventa poi umanità e compassione.

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Atto di Giustizia e Verità per Gianni Vattimo

Diritti alla Follia · 18/12/2021 · Lascia un commento

Atto di Giustizia e Verità per Gianni Vattimo. La Corte d’Appello Civile del Tribunale di Torino riconosce all’anziano docente (filosofo di fama mondiale) la piena capacità di intendere e volere e la conseguente facoltà di provvedere – senza concorsi esterni – a sé stesso e ai suoi interessi economico-patrimoniali.

Revocato dunque l’Amministratore di sostegno. Dopo circa due anni di calvario, si conclude – anche se solo in parte, dato che resta pendente un procedimento penale contro l’assistente del professore – una vicenda che dimostra in modo emblematico le “dinamiche pazze” generate dall’ Istituto giuridico della AdS.


Dal dispositivo della sentenza:

Ritiene la Corte che la lucidità mentale del professor Gianteresio Vattimo, le sue capacità cognitive, la sua costante attività in ambito filosofico e sociologico con partecipazione a convegni in tutto il mondo, lo rendano tuttora capace di autogestirsi e di amministrare le proprie sostanze in maniera autonoma

https://torino.repubblica.it/cronaca/2021/12/01/news/la_rivincita_di_vattimo_il_giudice_gli_restituisce_patrimonio_e_autonomia-328450015/

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Teorie,macchie ed andazzi.

Diritti alla Follia · 08/12/2021 · Lascia un commento

Di Gigi Monello

http://picciokkumalu.blogspot.com/2021/12/ce-in-italia-unassociazione-che-difende.html

martedì 7 dicembre 2021

Teorie, macchie ed andazzi

C’è in Italia un’Associazione che difende i diritti dei “deboli”: le persone che per malattia, disagio psichico o vecchiaia non sono pienamente capaci di provvedere a sé stesse. Si chiama “Diritti alla Follia”, nasce nel fertile humus del Partito Radicale e ne porta l’inconfondibile impronta (competenza e idealismo). Poche settimane fa a Roma si è svolto il suo 4° Congresso nazionale.
Se il nome risente dell’iniziale prevalere delle tematiche della antipsichiatria, il moltiplicarsi di casi di abusi e deviazioni nel campo della Amministrazione di Sostegno, ha spinto l’Associazione a rafforzare l’impegno su questo fronte.

L’Ads è il nuovo Istituto giuridico che doveva offrire una alternativa più “leggera” alla vecchia “tutela”, e che, per via della sua sorprendente elasticità, ha creato un’onda anomala che dal 2004 sommerge i Tribunali. Un successo strepitoso. Al momento esistono in Italia 260000 soggetti (i “beneficiari”) sottoposti a Ads. Per dare la misura della plasticità della norma, diremo che oggi possono andare sotto Ads, signorine quarantenni affette da oniomania (schopping compulsivo), stagionate mogli alcolizzate, attempati ludopatici incalliti (videopoker, corse di cavalli, roulette e affini), vecchi gentiluomini di campagna (lucidissimi) intenti a finire i loro giorni donando ai bisognosi; e persino Docenti universitari di fama mondiale che, superati gli ottanta, divengono “circonvenibili”. Chissà che un bel mattino la radio non ci dica di un coniuge cui è riuscito il colpaccio di mettere sotto amministrazione il partner erotomane (con Ads rigorosamente dello stesso sesso).

Tra le molte voci sentite al Congresso, c’è stata (in video) quella di Paolo Cendon, autore della Legge 6/2004, Ordinario di Diritto Privato a Trieste, studioso ed esperto di indiscussa statura. Il suo intervento è stato interessante sotto un triplice profilo: 1) per ciò che ha detto; 2) per come lo ha detto; 3) per ciò che non ha detto. Seguiremo l’ordine:
1) nonostante le criticità, piaccia o meno, la fragilità esiste ed è più vasta di quanto si crede; ci sono in Italia 260000 beneficiari, ma la platea potenziale è di circa 4 milioni di soggetti fragili (deboli, ma non tanto da essere interdetti); senza l’Ads rischiamo di abbandonarli. Per le difficoltà registrate in quindici e passa anni di applicazione, si può pensare ad un Regolamento attuativo più stringente verso il potere dei Giudici Tutelari: buone pratiche, limiti, sorveglianze, protocolli più esatti. Ma l’impianto è sano. Bene sarebbe, poi, uno Sportello di ascolto e, più in generale, un Contropotere che vigili sopra i potenziali abusi. Casi di disfunzioni, per quanto dolorosi, non inficiano comunque la sostanza.
2) una lunga captatio benevolentiae, dove subito si percepisce, mescolato ad affabilità e caldi apprezzamenti, un senso di olimpica superiorità: “sono d’accordo che esistiate” (prontamente stemperato con un “sono felice che ci siate”); fate un lavoro “meraviglioso e meritorio” ma “vi devo muovere dei rimproveri” (critiche e obiezioni sono per i pari grado); il vostro progetto di Ombudsman alla svedese? “Disneyland”. Il vostro sospettare chissà quali segrete familiarità tra Giudici e Ads? “Paranoico”. I vostri Documenti? “Quando i Giudici li leggono si mettono le mani nei capelli” (rimandati a settembre).
3) neppure mezza parola sul fatto che delle 260000 Ads, il 26% (dunque 67600 persone) è affidato ad “esterni” (non famigliari), cioè ad avvocati e commercialisti (dato AIASS); neppure mezza parola sul carattere smaccatamente economicistico assunto dalla mansione (che per legge sarebbe dovuta, nell’ordinario, restare gratuita); silenzio di tomba sul fatto che gli Ads esterni curano decine e decine di beneficiari (a volte 60 e anche più); silenzio sul fatto che è prassi abituale che il Giudice non si prenda affatto la briga di ascoltare il Beneficiario (ancora capace) su ricovero in struttura o rapporti affettivi da mantenere o interrompere, lasciando tutto nelle mani del Dominus. Nemmeno mezza parola sull’avvitamento perverso tra Ads e ricorso a go go al reato di circonvenzione di incapace; andazzo che ha generato una valanga di casi dubbi.

Spontaneo riaffiora un ricordo: diversi secoli fa, un dottissimo Professore padovano non potendo accettare che la perfezione dei Cieli aristotelici venisse rovinata dall’esistenza di montagne sulla luna e macchie sul sole, pare si rifiutasse di guardare nel cannocchiale. La teoria era salva, ma macchie e montagne restarono testarde al loro posto. Pubblicato da gigi monello 

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Le Raccomandazioni del Comitato Prevenzione Tortura (CPT) all’Italia in seguito alle visite ad alcuni SPDC negli anni 2004-2008- 2012-2016

Diritti alla Follia · 30/11/2021 · Lascia un commento

Raccomandazioni-del-CPT-allItaliaDownload
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MOZIONE GENERALE Associazione “Diritti alla Follia” anno 2021

Diritti alla Follia · 16/11/2021 · 2 commenti

L’ assemblea dell’ Associazione radicale “Diritti alla Follia”, riunita:
in modalità telematica, sulla piattaforma “Zoom”, sabato 6 e domenica 7 novembre 2021 in presenza in Largo dello Scoutismo 1 a Roma, sabato 13 e domenica 14 novembre 2021 per il IV Congresso:

  • prende atto degli esiti della conferenza nazionale sulla salute mentale tenutasi a Roma il 25 e 26 giugno 2021, e del “vertice internazionale” sulla salute mentale tenutosi a Parigi il 5 e 6 ottobre 2021, e registra – al confronto – la radicale alternativa del proprio approccio orientato alla centralità della persona, e alla salvaguardia dei diritti insopprimibili di libertà ed autonomia di cui è portatrice: da cui la prospettiva – cui è dedicato il congresso – di un’ “altra “salute mentale””;

evidenzia come non siano state accolte dall’Italia le Raccomandazioni del Comitato ONU CRPD, che nell’ agosto 2016 segnalavano al nostro Paese le urgenti riforme funzionali ad allineare la normativa e la prassi italiane ai diritti riconosciuti ai portatori di “disabilità psico-sociale” dalla “Convenzione ONU sui diritti dei disabili”, e che il dibattito pubblico attorno ai temi della “salute mentale” si muove nella direzione di un ulteriore aggravamento di tale stato di illegalità internazionale dello Stato italiano. A riguardo, l’assemblea impegna gli organi dirigenti alla predisposizione ed all’invio di un “rapporto” al Comitato ONU CRPD teso ad evidenziare la situazione descritta;

evidenzia come non siano state accolte dall’Italia le ripetute raccomandazioni del “Comitato di Prevenzione della Tortura” circa le necessarie riforme in tema di TSO, come illustrato dall’ intervento di Christian Loda, funzionario del CPT, nel corso del Congresso. A riguardo, l’assemblea impegna gli organi dirigenti a continuare nell’interlocuzione con il CPT e ad inviare allo stesso un “rapporto” sullo stato dell’arte in materia di detenzioni “sanitarie”, in vista della attività periodica di monitoraggio prevista nel 2022.

In questo contesto, circa i temi oggetto dell’azione e dell’elaborazione dell’associazione in quanto afferenti alla sistematica lesione dei diritti fondamentali della persona, il Congresso:

saluta il perfezionamento della proposta di legge di riforma del TSO nell’ambito del “Comitato Legittima Difesa”, costituito per riunire le forze delle associazioni e cittadini interessati alla modifica dell’attuale articolato della legge 1978/833. Su questo terreno, l’ assemblea impegna gli organi dirigenti – in seno al Comitato Legittima Difesa – a verificare le condizioni per una campagna che coinvolga i cittadini nella presentazione in Parlamento della proposta (anche fruendo delle nuove possibilità di sottoscrizione a distanza garantite dallo SPID) ed in ogni caso a raccogliere adesioni di parlamentari;

registra l’aggravamento del concreto funzionamento dell’istituito dell’ “amministrazione di sostegno’”, oggetto della campagna “Se la tutela diventa ragnatela” che ha visto impegnata l’associazione nel 2020-2021. Sul tema, a fronte della circolazione di progetti di riforma tesi ad aggravare ulteriormente la lesione dei diritti fondamentali dei ‘’beneficiari”, l’associazione impegna gli organi dirigenti a completare l’elaborazione del proprio progetto di riforma dell’istituto, e ad avviare l’interlocuzione con altre realtà associazionistiche e politiche interessate ad ”allineare”, anche su tale questione, la legislazione italiana ai dettami della CRPD ed alle raccomandazioni del Comitato ONU;

segnala come la recente proposta di legge elaborata – con altre forze – dalla “Società della Ragione” in materia di misure di sicurezza per i non imputabili rappresenta un passo significativo nella direzione del superamento di tale anacronistico istituto, ed a valle dell’approfondimento tenutosi nel Congresso impegna gli organi dirigenti ad un’interlocuzione tesa al miglioramento della proposta per poi favorirne l’iter di approvazione parlamentare.

L’associazione mette in luce come gli approfondimenti congressuali dedicati:

  • all’istituto dell’ “Ombudsman personale”, esistente in Svezia e già valorizzato dall’Organizzazione Mondiale per la Sanità (e che l’ associazione si propone di promuovere in Italia)
  • al “metodo Stefania Guerra Lisi” (che l’associazione si propone analogamente di sottoporre all’attenzione dell’OMS)
  • all’esperienza umana e professionale di Giorgio Antonucci, riguardo alla quale è stata presentata in Congresso un’iniziativa editoriale relativa alla pubblicazione di un sito che ne documenta l’opera tesa all’azione terapeutica “umanista” e non coercitiva (che l’ associazione si propone di divulgare)dimostrino:
    come risulti vincente ed auspicabile un approccio “sociale” fondato su parole chiave come “umanizzazione”, “fiducia”, “indipendenza”, “volontà” e non quello oggi dominante fondato sul tridente “sanitario-amministrativo-giuridico” alla disabilità psico-sociale. Tale “rivoluzione copernicana’’ (coerente con l’approccio della CRPD) impone una “alfabetizzazione” degli “operatori della salute mentale” coinvolti sul piano lavorativo, sociale, sanitario, giudiziale, amministrativo nell’attività su questi temi. Su questo terreno, dando atto del documento inviato su questo tema dall’associazione nel giugno 2021 a tutti i Giudici Tutelari d’Italia ed al Consiglio Superiore della Magistratura, l’assemblea impegna gli organi dirigenti a continuare in quest’azione, altresì verificando la possibilità di sfruttare canali di finanziamento utili allo scopo;
    come occorra lavorare sulla libertà terapeutica dello psichiatra, tale da metter in grado tali professionisti di operare in scienza e coscienza professionale, a fronte dell’attuale – documentata in Congresso – criminalizzazione ed “ostracizzazione” di ogni approccio non rigidamente ancorato ai “protocolli”.

L’ associazione apprezza il ruolo che il Garante Nazionale e taluni Garanti Regionali per le persone ristrette cominciano ad esercitare sul fronte delle detenzioni in ambito sanitario, e sottolinea la gravità della situazione ben descritta dal Garante Regionale del Lazio Stefano Anastasia intervenuto in Congresso (particolarmente sul fronte della “psichiatrizzazione” dei migranti) ed evidenzia l’ azione associativa in corso diretta all’implementazione dell’ufficio del Garante Regionale per la Sardegna, la cui mancanza priva la Regione di un presidio cruciale per la salvaguardia dei diritti fondamentali dei pazienti psichiatrici in un territorio che – come testimoniato dal recente rapporto del Garante Nazionale a valle di una visita in alcune strutture sarde – ne ha urgente bisogno. A riguardo, l’assemblea dà mandato agli organi dirigenti di continuare l’azione tesa a promuovere la nomina del Garante Ragionale sardo, ed a continuare l’avviata interlocuzione con i Garanti.

L’associazione, preso atto dei contenuti del dibattito congressuale sul tema, denuncia l’aggravamento della cronica “crisi” dello Stato di diritto in Italia a fronte dell’emergenza COVID-19, che ha comportato e comporta:
una inedita e preoccupante violazione delle libertà e dei diritti costituzionali della persona, sul piano del lavoro, della circolazione, della libertà di riunione e manifestazione, etc…;
un fenomeno di preoccupante “psichiatrizzazione” del dissenso, come dimostrato dai TSO occorsi a Dario Giuseppe Musso, reo a Ravanusa in Sicilia di aver manifestato pubblicamente contro le decisione governative in tema, e ad un diciottenne di Fano reo di aver rifiutato di indossare la mascherina a scuola. Circa quest’ultimo caso, l’assemblea saluta l’avvenuto ricorso contro il Tso promosso in proprio dall’associazione, dando mandato agli organi dirigenti di continuare l’attività processuale anche a seguito di un inaccettabile provvedimento di inammissibilità per “carenza di interesse” pronunciato dal Tribunale di Pesaro (secondo un collaudato metodo giudiziale teso ad evitare difficili discussioni sul merito di alcuni provvedimenti, rifugiandosi in problematiche di tipo procedurale).
Intende cogliere l’ opportunità di collettiva comprensione dei drammi del TSO in ambito psichiatrico in rapporto al gigantesco TSO collettivo in tema di farmaci vaccinali. Per questo, l’assemblea dà mandato agli organi dirigenti di continuare a sollevare i temi della incredibile parzialità dell’ informazione in argomento e dei limiti invalicabili alle restrizioni imponibili per ragioni di tipo sanitario, verificando possibili interlocuzioni con le realtà sociali interessate a lavorare a riguardo.

La quota associativa, per l’ anno 2022, è fissata in € 35,00 (euro trentacinque,00)

Cristina Paderi, Michele Capano, Alessandro Attilio Negroni, Maria Rosaria D’Oronzo, Andrea Michelazzi.

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