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Diritti alla follia

Associazione impegnata sul fronte della tutela e della promozione dei diritti fondamentali delle persone in ambito psichiatrico e giuridico.

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Articoli

VI CONGRESSO ASSOCIAZIONE ‘DIRITTI ALLA FOLLIA’ Roma 1-2-3 Dicembre: Programma e Locandine

Diritti alla Follia · 30/10/2023 · Lascia un commento

VI CONGRESSO ASSOCIAZIONE ‘DIRITTI ALLA FOLLIA’

Roma 1-2-3 Dicembre: Programma e Locandine

programma_venerdi      programma_sabato    programma_domenica

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Comunicato stampa: VI CONGRESSO ANNUALE ASSOCIAZIONE RADICALE ‘DIRITTI ALLA FOLLIA’ MANICOMIO ALL’ITALIANA Luoghi e forme dell’istituzionalizzazione

Diritti alla Follia · 29/10/2023 · Lascia un commento

VI CONGRESSO ANNUALE ASSOCIAZIONE RADICALE
‘DIRITTI ALLA FOLLIA’

MANICOMIO ALL’ITALIANA

Luoghi e forme dell’istituzionalizzazione

SPDC-REMS-CPR-ATSM- CEPAC
CTM-CTRM-CTRP-SRP-SRPAI
SRPAE-SRPF-SIR-CRAP
RSD-RSA
ROP-IPM
…
..
.

‘Manicomio all’italiana – Luoghi e forme dell’istituzionalizzazione’, è il titolo del VI Congresso annuale dell’Associazione radicale ‘Diritti alla Follia’ che si terrà a Roma (Palazzo Baldassini, Via Delle Coppelle, 35) dal 1° al 3 dicembre.

Affronteremo il tema della segregazione, dell’emarginazione, della discriminazione e dell’istituzionalizzazione di coloro che la nostra società considera ‘inutili’.
Sono tante le sigle che si riferiscono a questi luoghi e ad ognuna di esse corrisponde una qualche forma di internamento, di isolamento dal mondo, diritti negati e pochissima trasparenza. I controlli da parte delle Istituzioni preposte sono scarsissimi, si tratta di un mondo parallelo e quasi nessuno si accorge della loro esistenza (a meno che non ci finisca dentro un proprio familiare). L’accesso a questi luoghi è difficilissimo senza un’autorizzazione.
Li chiamano ‘ospiti’ ma una volta che si entra in questo circuito è difficilissimo uscirne, peggio che in un labirinto. Ci finiscono i ‘matti’, gli strani, i disagiati, i senza dimora, i depressi, gli emarginati, gli anziani e tutti quei soggetti che si preferisce non avere più tra i piedi. Con una differenza rispetto al passato: i manicomi erano gratis, ora molti di questi luoghi sono a pagamento: è sorto un business enorme sulla pelle degli ‘inutili’.
Il programma del VI Congresso di ‘Diritti alla Follia’ comprende cinque tavole rotonde nelle quali si svilupperanno i temi di interesse dell’associazione e gli impegni per il futuro, con ospiti significativi, anche internazionali.
Le aree tematiche:
– Le riforme nel campo della ‘salute mentale’ e degli istituti di tutela;
– l’amministrazione di sostegno;
– le figure degli utenti esperti per esperienza vissuta;
– la coercizione psichiatrica e l’applicazione della convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità in Europa (CRPD)
– le linee guida sulla deistituzionalizzazione emanate dal Comitato CRPD;
– l’utilizzo abnorme di psicofarmaci nei Centri di permanenza e rimpatrio (CPR)
– i migranti: la vecchiaia e la cura degli anziani nel loro paese di origine.
Alcuni relatori: on. Valentina D’Orso; on. Benedetto della Vedova; avv. Antonio Ingroia; avv. Carlo Taormina; Mons. Vincenzo Paglia; dott.ssa Amalia Gamio vice presidente del Comitato ONU per i diritti delle persone con disabilità; prof. Celestino Mussomar, presidente del Centro Studi Africani in Italia-CeSAI, e tanti altri…

locandina_tematica

 

 

 

 

 

 

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I numeri dei Trattamenti sanitari obbligatori: ‘Diritti alla Follia’ richiede chiarimenti al Ministero della Salute e alla Società Italiana di Epidemiologia Psichiatrica (SIEP)

Diritti alla Follia · 28/10/2023 · Lascia un commento

I numeri dei Trattamenti sanitari obbligatori: ‘Diritti alla Follia’ richiede chiarimenti al Ministero della Salute e alla Società Italiana di Epidemiologia Psichiatrica (SIEP)

Lo scorso luglio, l’associazione ‘Diritti alla Follia’, insieme ad altre associazioni, ha inviato delle domande al Ministero della Salute e alla Società Italiana di Epidemiologia Psichiatrica (SIEP). Non pervenne alcuna risposta.
Nello svolgimento delle proprie attività l’associazione ha preso in esame il “Rapporto salute mentale del 2021”, pubblicato nel 2022, a cura del Ministero della Salute, individuando in esso alcuni elementi rispetto ai quali si è avvertita la necessità di chiarimenti.
In merito ai trattamenti sanitari obbligatori (TSO), si rileva, come evidenziato dallo stesso Ministero (vedasi il documento di sintesi del Tavolo tecnico salute mentale di maggio 2021), che la scelta di utilizzare le Schede di Dimissione Ospedaliera (SDO) quale fonte di rilevazione degli stessi, porti a sottostimarne il numero e sia suscettibile di produrre errori sistematici nella descrizione del fenomeno.
Qui di seguito le domande inoltrate:
• Qual è il numero dei TSO effettivamente eseguiti durante la degenza, sebbene non nella fase finale della stessa, e che dunque non figurano nelle SDO?
• Quanti TSO vengono trasformati in trattamenti sanitari volontari (TSV) e viceversa?
• Nel conteggio sono compresi i TSO extra ospedalieri? È possibile avere il dato disaggregato degli stessi?

Considerando che nel 2016 il Comitato ONU sui diritti delle persone con disabilità ha espresso preoccupazione per la mancanza, nel nostro Paese, di dati sui trattamenti sanitari somministrati senza il consenso libero e informato della persona con disabilità (Osservazioni Conclusive al primo Rapporto dell’Italia sull’applicazione della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, punto 63), si è chiesto:
• Qual è il numero dei “TSV” autorizzati da terzi (familiari, caregiver, amministratori di sostegno, curatori, tutori)?

In occasione dell’evento organizzato a Modena denominato ‘Màt settimana della salute mentale’ ottobre 2023 https://fb.watch/nYKAipf8cP/ la dott.ssa Nadia Magnani, Segretaria della SIEP, ha illustrato il quaderno SIEP n.10 (Gli orizzonti diseguali della Salute Mentale in Italia di F. Starace & F. Giovinazzi) https://siep.it/wp-content/uploads/2023/06/QEP-10-2023.pdf e, nell’introdurre il suo intervento, riguardo ai dati nazionali sui Trattamenti sanitari obbligatori (TSO), ha affermato:
“I dati del Sistema Informativo della Salute Mentale (SISM) vengono registrati dalle SDO (Schede Dimissioni Ospedaliere); le SDO non rilevano alcuni dati, per esempio i Trattamenti sanitari volontari (TSV) che si trasformano in TSO in degenza; non rilevano i TSO extraospedalieri, e non rilevano gli ASO”.

Se il Ministero, che raccoglie e analizza i dati attraverso il SISM (Sistema Informatico Salute Mentale), conferma che le SDO sono uno strumento di rilevazione suscettibile di errori sistemaci e la SIEP conferma che i dati sui TSO sono parziali, perché non si provvede a ricercare altri strumenti per la rilevazione di questi dati? Perché non si richiede che vengano inseriti i TSV che diventano TSO in degenza e i TSO extraospedalieri nel totale dei TSO ? Cosa si teme ? Che il numero dei TSO risulti maggiore di quello comunicato?
Inoltre, ci si chiede se vengano conteggiati quei ricoveri per ‘stato di necessità’ (art 54 cp) che spesso, in degenza, si trasformano in TSO.
L’associazione ‘Diritti alla Follia’

 

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Comunicato stampa: 4a UDIENZA // PROCESSO A GIGI MONELLO

Diritti alla Follia · 25/10/2023 · Lascia un commento

4a UDIENZA // PROCESSO A GIGI MONELLO

Il prossimo 7 novembre, alle h. 11, presso il Tribunale di Cagliari si terrà la 4a udienza del processo a Gigi Monello, processo che – lo ricordiamo – va avanti dal maggio 2022, e ha tratto origine dalla denuncia per maltrattamenti in famiglia sporta nel marzo 2020 dall’Avv. Debora Amarugi all’epoca Amministratore di sostegno della madre dell’imputato.

Per questa udienza risultano convocati i seguenti testi: Olena Nikitiuk (badante in casa Monello per 14 gg, nel marzo del 2020); Touria Morchid (badante in casa Monello dal dicembre 2019 al luglio 2021); Daniel Lombardi (Maresciallo dei CC, titolare delle indagini su delega del PM). Dobbiamo precisare che, in contrasto con quanto scritto dal Giudice delle indagini preliminari, il quale, nel chiedere il rinvio a giudizio di Gigi Monello, aveva parlato di “solido quadro probatorio”, il processo sta andando avanti tra ritrattazioni (un teste che non conferma quanto dichiarato ai CC circa l’interferenza nella somministrazione dei farmaci), accuse che toccano il grottesco (una teste che accusa l’imputato di aver determinato l’isolamento della madre – un soggetto novantottenne affetto da severa ipoacusia – per il fatto di averle fatto indossare delle cuffie davanti alla TV), sorprendenti inversioni di rotta (una teste che dichiara di “nutrire stima” per l’imputato); clamorose illogicità (la teste Amarugi che denuncia l’imputato come pericolo per la vita della madre, e contemporaneamente lascia che la medesima resti sola con lui per un’ora e mezza, 5 giorni alla settimana, per quattro mesi.

L’Associazione ‘Diritti alla Follia’ vede in questo caso giudiziario l’esempio emblematico ed estremo delle gravissime degenerazioni dell’Istituto dell’Amministrazione di sostegno, che – tra i molti danni – ha anche finito per produrre, in tutta Italia, centinaia di casi simili a questo, cioè la criminalizzazione del familiare più tenacemente impegnato a proteggere “l’amministrato”, additato come disturbatore ed emarginato o, addirittura, colpito penalmente.

Al termine dell’udienza – cui parteciperà una delegazione di iscritti e un gruppo di amici e conoscenti di Gigi – all’esterno di Palazzo Giustizia, raccoglieremo e trasmetteremo in diretta Facebook, il racconto e le osservazioni del protagonista.

Dato il carattere di autentico problema sociale assunto dalla realtà della applicazione dell’Amministrazione di sostegno (oramai divenuta, per via degli amplissimi poteri riconosciuti agli Amministratori, una interdizione mascherata), ancora una volta invitiamo tutta la stampa locale ad intervenire per dare conto alla pubblica opinione di questa veramente unica vicenda giudiziaria.

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‘Diritti alla Follia’ aderisce a Mental Health Europe (MHE) !

Diritti alla Follia · 25/10/2023 · Lascia un commento

‘Diritti alla Follia’ aderisce a Mental Health Europe (MHE)!

E’ da oltre un anno che ‘Diritti alla Follia’ intrattiene rapporti con Mental Health Europe (MHE), una delle più importanti organizzazioni europee.

Nel 2022 abbiamo ospitato due membri dello staff di Mental Health Europe, Claudia Marinetti, direttrice , e Laura Marchetti, Policy manager, in una nostra puntata de ‘Il Diritto Fragile’

https://www.youtube.com/watch?v=liLgkrrbYdY&t10s&ab_channel=AssociazioneradicaleDirittiallaFollia

Lo scorso novembre, in occasione del nostro V congresso annuale a Cagliari, ci fu la presenza, in tutte le giornate, di Liuska Sanna, Head of operations di MHE.
E’ anche grazie a questo incontro che, quest’anno, Liuska ci ha proposto di affiliarci a MHE così, dopo aver inviato richiesta formale e aver incontrato il Consiglio Direttivo di MHE, siamo stati accettati come ‘Full members’.
E’ con grande entusiasmo che comunichiamo la nostra adesione alla rete Mental Health Europe , con sede a Bruxelles https://www.mhe-sme.org/ e l’imminente costituzione di un gruppo di lavoro dedicato a:

– Richiedere di far parte di una delle task force di MHE (Le task force di Mental Health Europe lavorano su questioni specifiche relative alla salute mentale. Esse supportano regolarmente il lavoro politico del Segretariato)

– Effettuare una visita didattica presso un altro membro di MHE (finanziata da MHE)
– Organizzare un evento di capacity building (evento per accrescere la competenza dei membri) (con il sostegno finanziario di MHE)
– Partecipare agli eventi europei di capacity building e ad altre iniziative
– Partecipare a webinar organizzati dagli associati e organizzarne uno

Qui di seguito riportiamo l’intervista a Francesca Centola, membro dello staff di MHE, ospite di una puntata de ‘Il Diritto Fragile’
https://www.facebook.com/DirittiallaFollia/videos/217581997896613/?mibextid=YxdKMJ
https://youtu.be/d20uclqMXsc?si=EWtkoFz4DkWCM3TP

“Mental Health Europe è la più grande organizzazione di rete europea indipendente che mette insieme diversi attori nel campo della salute mentale: le persone con problemi di salute mentale (esperti per esperienza), i loro sostenitori, gli operatori sanitari, organizzazioni non governative, esperti di diritti umani. Conta 70 membri da 30 Paesi europei.

Da 35 anni Mental Health Europe è in prima linea nel promuovere un approccio psicosociale alla salute mentale ed al benessere per tutti basato sui diritti umani, sulla comunità e orientato al recupero.

Lavora a stretto contatto con le istituzioni europee e diverse organizzazioni internazionali per garantire ovunque in Europa prevenzione dei problemi di salute mentale, accesso a cure di qualità ed eliminazione della stigmatizzazione. Insieme ai suoi membri, formula raccomandazioni per i decisori politici, mettendo al centro del suo lavoro gli esperti per esperienza, di modo che la loro voce sia ascoltata.

Una delle priorità strategiche di Mental Health Europe consiste nel portare avanti un cambio di prospettiva nel modo in cui si intende la salute mentale.

Il modello tradizionale è biomedico: i problemi di salute mentale sono legati a fattori biologici e a predisposizioni genetiche; l’attenzione è puntata sui sintomi, sulla diagnosi, sul trattamento (spesso farmacologico); le soluzioni si individuano esclusivamente nelle politiche sanitarie.

L’approccio psicosociale, al contrario, considera i problemi di salute mentale e le disabilità psicosociali parte dell’esperienza umana. La salute mentale delle persone è influenzata dalle proprie esperienze di vita e dall’ambiente in cui vivono; le condizioni socioeconomiche e ambientali hanno un ruolo determinante, potendo agire come fattori di protezione o di rischio. Le condizioni di vita, il miglioramento degli alloggi, l’aria pulita, l’accesso allo sport, alla cultura e alle aree verdi, ed un migliore equilibrio tra attività professionale e vita privata hanno un impatto rilevante sulla salute mentale. Di conseguenza, per migliorare il benessere psicofisico della nostra popolazione, occorre considerare la salute mentale in tutte le politiche: in settori quali l’istruzione, la gioventù, l’arte e la cultura, l’ambiente, l’occupazione, la coesione, la ricerca e l’innovazione, la protezione sociale, lo sviluppo urbano sostenibile ed il mondo digitale.

Un’altra priorità strategica di Mental Health Europe è la cosiddetta co-creation, co-creazione.

Quando si devono adottare delle politiche, dei servizi o anche semplicemente comunicare in materia di salute mentale, co-creazione significa mettere tutti i portatori di interesse – esperti per esperienza ed esperti per professione – intorno al tavolo decisionale, per lavorare insieme su basi di parità. Per co-creare non basta mettere i diversi attori intorno al tavolo decisionale; è cruciale redistribuire il potere. Tradizionalmente, nel campo della salute mentale, il potere è detenuto dagli operatori sanitari e le persone con esperienza vissuta non hanno voce.

Un fattore chiave nel processo di co-creazione è l’emancipazione degli esperti per esperienza. Il concetto di co-creazione, nel settore della salute mentale, è rivoluzionario: tradizionalmente, storicamente, si è dato valore esclusivamente all’esperienza dei professionisti sanitari ritenendo inammissibile che le persone con disabilità psicosociale potessero avere un contributo da offrire (convinzione che spesso è stata fatta propria dagli stessi esperti per esperienza, stigma internalizzato).

La co-creazione, al contrario, si basa sul coinvolgimento degli esperti per esperienza in ogni decisione che ha un impatto su di loro (“niente su di noi senza di noi”), ma va anche oltre, perché richiede che tutti gli attori debbano fare un percorso di emancipazione per essere in grado di lavorare insieme. É necessaria la rimozione di ogni etichetta: professionisti, persone con disabilità … tutte queste etichette cadono e intorno al tavolo decisionale si hanno essere umani, tutti uguali, tutti in grado di apportare il loro contributo.

La co-creazione comporta molti vantaggi: garantisce delle relazioni, di cura ma anche più in generale sociali, più collaborative ed egualitarie; integrando le prospettive degli esperti per esperienza e dei professionisti, assicura un’allocazione delle risorse più efficace, perché più in linea con i bisogni concreti.

Non è semplice, però, applicare co-creazione. Ci sono molti ostacoli: mancanza di volontà politica, non sapere cosa sia co-creazione o non sapere come metterla in pratica. Per rispondere a questi bisogni, Mental Health Europe ha creato un toolkit e delle linee guida in materia.

Siamo pienamente in sintonia con le iniziative di ‘Diritti alla Follia’ e ne portiamo avanti di simili nella nostra attività di advocacy a livello europeo.

Un approccio alla salute mentale basato sui diritti umani è un’altra delle priorità strategiche di Mental Health Europe. La Convenzione sui diritti delle persone con disabilità è lo strumento di riferimento in materia e vale la pena ricordare che tutti gli stati membri dell’Unione Europea -e l’Unione Europea stessa- hanno ratificato la Convenzione e sono vincolati dalle sue disposizioni.

Nel rispetto della Convenzione, chiediamo ai decisori politici di tutti i paesi europei di non fare più ricorso a regimi di tutela, che privano la persona con disabilità psicosociale del diritto di prendere le proprie decisioni. Regimi di tutela possono essere sostituiti da meccanismi di “processo decisionale assistito”. Ossia, se pensiamo che una persona con disabilità, per un qualunque motivo, possa avere difficoltà a prendere decisioni libere e consapevoli, dobbiamo fare di tutto per darle i supporti di cui ha bisogno per metterla in condizione di farsi un’idea corretta su una data questione, e di scegliere in merito seguendo i suoi desideri e le sue preferenze.

Un’altra richiesta – sempre nel rispetto della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità – è quella di eliminare ogni forma di coercizione. Sebbene le misure coercitive tendano a essere inquadrate come di “ultima istanza”, includendo linee guida e formazione obbligatoria, il loro utilizzo come risposta primaria o di emergenza continua a essere diffuso e persino in aumento nei servizi sotto pressione. Abbiamo creato una guida in materia, disponibile sul nostro sito.

Stiamo anche lavorando ad un’analisi sul diritto di voto per le persone con disabilità psicosociale. Un altro impegno che chiediamo è di mettere in atto accomodamenti ragionevoli e meccanismi di occupazione assistita, al fine di garantire alle persone con disabilità psicosociale di partecipare al mondo del lavoro. Chiediamo inoltre una direttiva orizzontale antidiscriminazione, che colmi l’attuale lacuna nel quadro antidiscriminazione dell’UE, in modo da estendere la protezione delle persone con disabilità al di fuori della sfera del lavoro.

Ci tengo anche a precisare che un’altra delle nostre priorità è la deistituzionalizzazione e l’esigenza di creare una rete integrata di servizi nella comunità, per garantire la piena inclusione delle persone con disabilità psicosociali. La cura deve essere centrata sulla persona e i suoi bisogni (che sono sanitari e sociali).

Queste ed altre richieste appaiono nel nostro Manifesto per le prossime elezioni del Parlamento Europeo.

La bellezza del far parte di una rete europea è la possibilità di entrare in contatto con realtà diverse, attori che operano in paesi che hanno dovuto affrontare sfide simili alle nostre. L’esperienza degli altri paesi può fungere da ispirazione per capire come procedere. Mental Health Europe fornisce occasioni di confronto, ma anche eventi per accrescere la competenza dei nostri membri su specifiche tematiche (ne avremo uno a novembre su digitalizzazione e salute mentale). Siamo anche disponibili – su richiesta- a fornire supporto ad hoc ai nostri membri per rafforzare i loro tentativi di interlocuzione istituzionale. Spesso la “dimensione europea” – quando le richieste portate avanti al livello nazionale sono rafforzate da una rete come Mental Health Europe, ben posizionata vis à vis le istituzioni dell’Unione Europea- può essere più efficace nel convincere i decisori politici nazionali ad iniziare e mantenere un dialogo. Potete contare su di noi! “

 

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