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Diritti alla follia

Associazione impegnata sul fronte della tutela e della promozione dei diritti fondamentali delle persone in ambito psichiatrico e giuridico.

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Articoli

3° Congresso Associazione Radicale “Diritti alla Follia”

Diritti alla Follia · 11/10/2020 ·

 

Care amiche e cari amici,

Diritti alla Follia celebrerà on line il suo terzo congresso nell’ intera giornata di sabato 24 ottobre 2020.

Abbiamo scelto di dedicare la mattina (9.00 – 13.30), oltre che agli adempimenti congressuali, alla disamina dell’ “attualità” degli impegni oggetto dell’attività dell’ associazione: la riforma del TSO, delle misure di sicurezza per i non imputabili, degli istituti limitativi della capacità di agire per ragioni connesse al cosiddetto “disagio psichico” .

Il dibattito sarà animato da contributi di giuristi, psichiatri e operatori, da testimonianze e da militanti dell’impegno per i diritti di quanti –  in quanto destinatari di diagnosi psichiatrica –  subiscono le conseguenze di tale etichettamento sul piano della libertà personale.

Il pomeriggio (dalle ore 15.00 alle ore 19.30) sarà dedicato ad un approfondimento dell’istituto dell’amministrazione di sostegno, oggetto di una specifica “Campagna” lanciata dall’associazione in una prospettiva di profonda riforma dell’assetto normativo oggi in essere.

Nata con il dichiarato intento di sostituire l’istituto dell’ interdizione, per garantire al “beneficiario” (più dolcemente definito tale) minori limitazioni alle facoltà di compiere scelte personali in modo autonomo, l’ “amministrazione di sostegno” – a quasi quindici anni dalla legge del 2006 che l’ha istituita – si è rivelata da tempo strumento di vessazione degli “psichiatrizzati”, spesso privati definitivamente della possibilità  di interloquire sulle proprie cure, sulle proprie condizioni di vita, sul proprio destino, sulla base di decreti del Giudice tutelare che aggirano le pur labili e minimi garanzie riconosciute in materia di trattamento sanitario obbligatorio, di fatto come, per numeri più contenuti, accadeva già e continua ad accadere attraverso gli istituti della tutela degli interdetti e della curatela degli inabilitati.

Va formandosi, intanto, un “esercito” di amministratori di sostegno professionali, spesso legati da rapporti impropri con i Giudici tutelari che li nominano e di cui sono “fiduciari”, già organizzati in associazioni di categoria, impegnati a moltiplicare i loro “utenti” (dai quali sono spesso obbligatoriamente retribuiti) e ad esercitare diritti di vita e di morte sugli stessi.

Dobbiamo essere consapevoli del fatto che il tema dei diritti dei “pazienti” (cioè di coloro che sopportano pazientemente da decenni la violazione dei propri diritti umani)  è totalmente assente dal dibattito ufficiale in tema di salute mentale. Le recenti celebrazioni dei 40 anni dalla legge (cosiddetta) Basaglia, come gli eventi dei giorni per la “giornata internazionale della salute mentale” hanno costituito l’ occasione per l’autocelebrazione del “modello italiano”, per le consuete affettuose “pacche  sulle spalle” ai “pazienti”, per l’eterno battere cassa degli operatori sanitari (medici ed infermieri) che chiedono più soldi e più personale per “curare” meglio, per l’ennesima esibizione degli spettacolini teatrali e dei soprammobili di ceramica frutto dei laboratori della salute mentale, nei quali i “pazzi” – spogliati di dignità, volontà e diritti – divengono materiale utile all’ industria del sociale, garantendo la crescita di buone coscienze a buon mercato e di qualche posto di lavoro nell’ associazione o nella cooperativa vicine e gradite alla psichiatria pubblica.

In questa presa d’atto c’è il senso della Radicalità (nel senso della tradizione Radicale che incarna e dell’inconciliabilità della prospettiva che assume a fronte delle altre che sono in campo) dell’alternativa di cui “Diritti alla Follia”, insieme a pochi compagni di viaggio, è portatrice.

Al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al quale in occasione della giornata internazionale della salute mentale hanno messo in bocca lo stanco “non lasciateli soli”, rispondiamo “lasciateli soli”. Dell’ aiuto di questo TSO come di questa amministrazione di sostegno i “pazienti” fanno e faranno volentieri a meno. Andrea Soldi avrebbe avuto bisogno di essere “lasciato solo” sulla panchina del parco torinese dove era seduto, invece che ucciso nell’esecuzione di un Tso; Franco Mastrogiovanni avrebbe avuto bisogno di essere “lasciato solo” sulla spiaggia cilentana che frequentava giornalmente invece che essere prelevato con la forza per essere ucciso in un letto d’ospedale dopo quattro giorni di contenzione ininterrotta; Elena Casetto avrebbe avuto bisogno di essere “lasciata sola” invece di morire bruciata viva in un ospedale di Bergamo dove nella concitazione dell’incendio divampato non c’è stato tempo di scioglierla dalle fasce con cui era legata.

Ma cosa ne sa Il Presidente della Repubblica, poverino, di tutto questo?

Cosa ne sanno i cittadini che il “modello italiano” di Tso è destinatario da sedici anni di reprimende da parte del Comitato di Prevenzione della Tortura (CPT) del Consiglio d’Europa, senza che nessuna istituzione italiana si sia presa neanche la briga di tradurre quelle raccomandazioni che devono restare clandestine?

“Diritti alla Follia”, a tre anni dalla sua vita statutaria, è chiamata allora ad un salto di qualità, ad una crescita e ad un’efficacia di azione adeguata all’enorme responsabilità che già ha assunto: il rappresentare la speranza più concreta per decine di migliaia di persone imbottite, oltre che di farmaci non  desiderati, di “piani terapeutici”, sceneggiature teatrali e “lavoretti” di varia natura, e private  della possibilità di esprimersi, di camminare al sole o sotto la pioggia, di amare, di manifestare se stessi, di vivere.

Dobbiamo essere capaci di introdurre nell’agenda politica del paese i progetti di riforma di cui siamo portatori ed imporli all’attenzione delle aule parlamentari; dobbiamo essere capaci di raccogliere le energie umane e finanziarie necessarie a questo scopo (magari grazie a “pazienti” che “pazientino” di meno e trovino la voglia di impegnarsi per l’affermazione dei propri e altrui diritti); dobbiamo entrare con la forza della fantasia e delle nostre buone ragioni nel circuito informativo relativo ai temi della salute mentale.

Per questo ti chiediamo aiuto, ti chiediamo di iscriverti, di partecipare al Congresso animandone il dibattito, di stare al nostro fianco nel cammino di libertà in cui siamo impegnati.

La modalità telematica (piattaforma “zoom”) con la quale celebreremo il Congresso ci impone di preorganizzare le presenze:

  • per partecipare al Congresso in qualità di iscritto, contribuendo all’elezione delle cariche ed alla votazione dei documenti congressuali, ti chiediamo di perfezionare il versamento entro il 24 ottobre;
  • per partecipare al Congresso (a parte coloro che sono già stati inseriti in scaletta), avendovi la possibilità di intervenire per 5 minuti nella fase di “dibattito generale” sia la mattina che il pomeriggio, chiedici di inviarti il link per il collegamento, scrivendo a dirittiallafollia@gmail.com

 

Se desideri iscriverti o rinnovare la quota puoi effettuare il pagamento della quota associativa tramite Paypal o Carta di Credito

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Per informazioni su di noi:  https://www.dirittiallafollia.it/

https://www.facebook.com/DirittiallaFollia/

 

Per contattarci                      dirittiallafollia@gmail.com

LA SEGRETARIA,

Cristina Paderi

IL TESORIERE,

Michele Capano

Regolamento Assemblea Generale dei Soci

 

 

 

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Tavolo di lavoro per la riforma del TSO psichiatrico in Italia

Diritti alla Follia · 13/08/2020 · Lascia un commento

Tavolo di lavoro per la riforma del TSO psichiatrico in Italia. Proposta di legge per la riforma dell’art. 35 della Legge 833 del 1978 PROPONENTI Comitato Mille Avvocati per la Costituzione (Avv. Francesca Leonardi) Comitato di Iniziativa Psichiatrica (Dott. Giuseppe Calabrò) Comitato Legittima Difesa Onlus (Dott. Giuseppe Bucalo) Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani Onlus (Avv. Enrico del Core) Diritti alla Follia Associazione (Avv. Michele Capano) Dirigono i lavori l’Avv. Lillo Massimiliano Musso e il dott. Alberto Brugnettini, con la collaborazione di Nadia Tonti e di Mario Danny Messinese.

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Rapporto del Garante nazionale dei detenuti sulla visita nella regione Sardegna, giugno 2019: VERGOGNA !!

Diritti alla Follia · 12/06/2020 ·

Il Garante nazionale dei diritti delle persone  detenute o private della libertà personale  a Giugno 2019  ha effettuato una visita tematica della durata di cinque giorni nella regione Sardegna.

La visita ha avuto un carattere prevalentemente tematico poiché non ha riguardato tutto il territorio , né tutte le aree di analisi proprie del Garante nazionale. Infatti, si è concentrata in particolare sulla tutela della salute mentale, con visite a Servizi psichiatrici di diagnosi e cura di alcuni Ospedali civili e alla Residenza per le misure di sicurezza (Rems) di Capoterra. All’area penale è stata riservata soltanto una visita alla Casa di reclusione di Oristano-Massama e all’area delle Forze di Polizia una visita alle strutture della Compagnia dei Carabinieri di Cagliari.
Le strutture visitate sono state, quindi, le seguenti:
– Rems di Capoterra
– Servizio psichiatrico di diagnosi e cura 1 dell’Ospedale “SS. Trinità” di Cagliari (Spdc 1)
– Servizio psichiatrico di diagnosi e cura 2 dell’Ospedale “SS. Trinità” di Cagliari (Spdc 2)
– Servizio psichiatrico di diagnosi e cura dell’Ospedale “San Francesco” di Nuoro
– Servizio psichiatrico di diagnosi e cura dell’Ospedale “San Martino” di Oristano
– Casa di reclusione “Salvatore Soro” di Oristano-Massama
– Compagnia dei Carabinieri di Cagliari

In generale, è stata rilevata una scarsissima, se non nulla, conoscenza della figura del Garante nazionale e del suo mandato nell’ambito della salute da parte di chi era presente. Tuttavia, ciò non ha comportato particolari criticità a effettuare le visite, tranne in un caso, riconducibile in particolare a una persona dello staff medico: la criticità è stata comunque superata, con l’intervento di altri membri dello staff e del responsabile del Dipartimento per la salute mentale. La visita è proseguita, anche se in un clima di scarsa collaborazione.
Il Garante nazionale non può tuttavia esimersi dal segnalare il caso per la rilevanza che esso assume nel corretto esercizio dei compiti e dei poteri tra soggetti istituzionali che devono essere visti in un univoco contesto cooperativo, pur con ruoli differenti.
La mancanza o la cattiva gestione dei registri relativi, in particolare, ai Trattamenti sanitari obbligatori (Tso) e alla contenzione è un problema rilevato trasversalmente nei diversi servizi.

Diffusissima e fuori controllo la pratica della CONTENZIONE MECCANICA

Dalla visita sono emerse alcune criticità di ordine generale che si riportano qui di seguito nell’articolo :

http://www.garantenazionaleprivatiliberta.it/gnpl/resources/cms/documents/946267c7de7c02a770da019155418555.pdf

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DARIO MUSSO è LIBERO !!!!!!

Diritti alla Follia · 09/05/2020 ·

 

Oggetto : TSO signor Musso Dario Giuseppe, cittadino del Comune di Ravanusa (AG) contenuto per 6 giorni all’ospedale ospedale di Canicattì, reparto psichiatria

 

Alla C.A. del Garante Nazionale dei diritti privati della libertà e ristretti dott. Mauro Palma

Alla C.A. del Garante dei detenuti regione Sicilia  dott. Giovanni Fiandaca

 

Egr. dott. Palma

Egr. dott. Fiandaca

 

Mi chiamo Cristina Paderi, faccio parte dell’Associazione  “Diritti alla Follia”, associazione costituita nel 2018 ed impegnata nel campo dei diritti degli utenti psichiatrici, in particolare di coloro che si trovano in privazione della libertà personale perchè sottoposti a trattamento sanitario obbligatorio.

Vengo subito all’oggetto della mia mail .

Succede a Ravanusa, un comune di 11000 abitanti in provincia di Agrigento : Il giorno 02 di maggio un uomo di 34 anni, Dario Giuseppe Musso viene obbligato, con l’esercizio della forza fisica, ad un trattamento sanitario sul suo corpo e a un internamento coatto nel reparto psichiatrico dell’ospedale di Canicattì.

Motivo del TSO (si evince dall’ordinanza sindacale) : scompenso psichico (punto).

La vicenda indigna  migliaia di persone e in pochi giorni diventa un caso nazionale (ma solo su stampa non mainstream e su social network).

Perchè tanto clamore ? I video relativi alla vicenda  raggiungono migliaia di visualizzazioni, in centinaia si mobilitano sul web, si susseguono trasmissioni televisive, interviste su testate giornalistiche,  radio locali e nazionali . Perchè  ? Che cos’ha di diverso il TSO del signor Musso rispetto a quello di tantissimi altri ?

La risposta è molto semplice : perché sotto gli occhi degli sconcertati spettatori affacciati dai balconi (che per fortuna erano presenti  così da poter riprendere ciò che accadeva), ad essere scaraventato sull’asfalto, ad essere sedato in maniera brutale, ad essere trasportato con la forza in un luogo che lui non aveva scelto (ad opera di forze di polizia e medici),ad essere legato mani e piedi ad un letto PER GIORNI, ad essere sorvegliato , provvisto di  catetere, ad essere imboccato da infermieri, è un uomo e cittadino ritenuto sano di mente.

Il TSO di Dario Musso viene quindi battezzato “TSO di opinione”, dato che prima della sua “cattura” l’uomo manifestava pubblicamente dalla sua auto, megafono alla mano, ed esprimeva chiaramente la sua opinione sull’attuale pandemia da Coronavirus.

L’indignazione collettiva nasce quindi essenzialmente dal fatto che il signor Musso non sarebbe  interessato da patologie psichiatriche, il che equivarrebbe col dire che  tutto ciò sopra descritto potrebbe eventualmente essere “giustificato” nei confronti dei cosiddetti “malati psichiatrici”, senza che nessuno si indigni minimamente.

Tutto questo a mio parere è inaccettabile.

E’ inaccettabile che sia accaduto al signor Musso, che nell’ora in cui vi ho scritto probabilmente si trovava ancora legato mani e piedi ad un letto di ospedale e oggi, 9 maggio, è stato finalmente liberato ; è inaccettabile la lesione della sua dignità personale (forse irreversibile); è inaccettabile la violenza perpetrata nei suoi confronti ; è inaccettabile la violenza che hanno subito tutti coloro che hanno visto  le immagini della “cattura” del signor Musso.

Ma sopratutto, è assolutamente inaccettabile che esattamente la stessa cosa  accada abitualmente a coloro ritenuti insani nella mente senza che  nessuno muova un dito ! Adesso basta tacere, basta negare l’evidenza che è sotto gli occhi di tutti!

 

Attendo cortese riscontro e ringraziandovi per l’attenzione saluto cordialmente

Cristina Paderi

Segretaria Associazione “Diritti alla Follia”

 

09 maggio 2020

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SLEGATE DARIO MUSSO !!

Diritti alla Follia · 09/05/2020 ·

Qui di seguito si riporta il testo della mail inviata questa mattina agli organi istituzionali sottoelencati

PRESIDIO OSPEDALIERO BARONE LOMBARDO CANICATTÌ

  • AL RESPONSABILE SPDC
  • AL DIRETTORE SANITARIO
  • AL DIRETTORE AMMINISTRATIVO

AL SINDACO DEL COMUNE DI RAVANUSA  (AG)

AL GIUDICE TUTELARE DI AGRIGENTO

e p.c.

AL GARANTE NAZIONALE DEI DIRITTI DELLE PERSONE DETENUTE

O PRIVATE DELLA LIBERTÀ PERSONALE

AL PRESIDENTE DEL COLLEGIO, DR. MAURO PALMA

AL COMITATO EUROPEO DI PREVENZIONE DELLA TORTURA

AL SEGRETARIO ESECUTIVO, DOTT. RÉGIS BRILLAT

ALL’ AVV. MASSIMILIANO MUSSO

 

OGGETTO: CONTENZIONE PROLUNGATA IN ATTO A CARICO  DEL SIG. DARIO GIUSEPPE MUSSO, PRESSO IL SERVIZIO PSICHIATRICO DI DIAGNOSI E CURA DELL’ OSPEDALE BARONE LOMBARDO DI CANICATTI’ (AG).

RICHIESTA DI INTERVENTO IMMEDIATO

Gentili autorità, ci rivolgiamo alla vostra attenzione in rapporto alla responsabilità rivestita circa il trattamento sanitario obbligatorio del Sig. Musso Dario Giuseppe: per averlo ordinato (sindaco di Ravanusa AG), per averlo convalidato (Giudice Tutelare Tribunale Agrigento), per averlo eseguito (medici SPDC Canicattì ).

L’ Associazione “Diritti alla Follia”, a nome della quale scriviamo come investiti del ruolo di  Segretaria e Tesoriere,  si occupa dell’ affermazione delle prerogative di quanti, a causa della condizione psichica propria o altrui (spesso a causa, cioè, della condizione psichica di chi incarna le istituzioni) si trovino a subire restrizione di libertà o di capacità, in assenza di garanzie procedimentali o sostanziali.

Abbiamo appreso dall’ ascolto di una telefonata tra un medico dell’ SPDC e l’ Avv. Lillo Massimilano Musso  (fratello ed avvocato di Dario Giuseppe Musso) che quest’ ultimo si trova in uno stato di contenzione fisica, prolungata ed ininterrotta, dal giorno 02/05/2020, quando un’ ordinanza del Sindaco  (emessa in assenza di un accertamento diretto delle condizioni del “paziente”,  e convalidata il 5 maggio, previa compilazione di fogliettino di modello prestampato, dal Giudice Tutelare ) lo privava della libertà personale e della stessa disponibilità dei movimenti del corpo, sulla base di una diagnosi di “scompenso psichico con agitazione psicomotoria”, inserita in apposito spazio sul fogliettino del  modello prestampato, all’ interno di cinque righi definiti “relazione sanitaria” dal medico ha convalidato la proposta di TSO occupandosi del riempimento della seconda metà dell’ unica facciata dello stesso modulino prestampato.

Lasciamo in questa sede (solo in questa sede e per adesso, beninteso) in disparte il rilievo che i filmati video, dai sottoscritti visionate ed all’ attenzione del Tribunale di Agrigento nell’ ambito del ricorso avverso il provvedimento di convalida del TSO (con udienza fissata il 4 Giugno, cioè 33 giorni dopo l’ avvio di un trattamento sanitario coatto che ne dura 7), mostrano un intervento sanitario forzato nei confronti del Sig. Dario Giuseppe Musso effettuato:

  • senza alcun tentativo di colloquio con lo stesso;
  • in assenza della dott. ssa  autrice della proposta di trattamento sanitario obbligatorio, come della dott. ssa  che ne ha disposto la convalida;
  • in rapporto ad una condotta espressiva di opinioni politiche (corrispondente all’ inesistenza di una condizione “pandemica” con conseguente “illegalità” delle disposizioni anti-Covid) condivisa da alcuni esponenti della comunità scientifica (nei presupposti) e da alcuni costituzionalisti italiani (nel giudizio sull’ “abusività” dei DPCM che hanno ristretto la libertà dei cittadini), ed in ogni caso: opinioni (espresse senza alcun gesto violento).

Intendiamo invece qui ed ora segnalare che con la sentenza 07/11/2018 n° 50497 della V sezione, la Corte di Cassazione ha esplorato a fondo, a margine della nota vicenda “Mastrogiovanni” (il maestro salernitano morto nell’ SPDC dell’ Ospedale di Vallo della Lucania nel 2009 dopo 87 ore di ininterrotta contenzione) i presupposti di liceità della pratica della “contenzione”, escludendo che possa essere ricondotta alla nozione di  “atto medico”. La funzione di mero presidio «di tipo “cautelare”» attribuita alla contenzione, come forma di coercizione fisica, risponde – ad avviso dei Supremi Giudici –  a una logica di extrema ratio: cosicché, anche nel contesto sanitario, può ammettersene l’uso soltanto in situazioni straordinarie e limitatamente al tempo necessario per fronteggiarle: venendo così in rilievo,  a fronte di un comportamento che corrisponde all’ effettuazione di un sequestro di persona, , la sola causa di giustificazione possibile  dello “stato di necessità”. La sentenza provvede a specificare, in relazione alle ipotesi di contenzione del paziente psichiatrico, alcuni dei presupposti di operatività dell’art. 54 c.p.:

  • l’attualità del pericolo preclude un utilizzo della contenzione «in via “precauzionale”», dovendosi fondare su riscontri obiettivi – ricavati da un «costante monitoraggio del paziente» e da una valutazione completa dell’evoluzione del quadro clinico – idonei a far ritenere, secondo la scienza medica, quantomeno imminente un’offesa all’incolumità personale, mentre dalla conversazione ascoltata (oltre che dal video analizzato) sembra evidente che gli interventi di costrizione fisica nei confronti del Sig. Musso corrispondano esattamente a tale “precauzionalità”, non essendo stati preceduti da alcun colloquio;
  • la proporzionalità della contenzione – una volta accertata l’inefficacia di misure alternative – deve intendersi sia in senso cronologico, da commisurarsi quindi alla durata del pericolo (o meglio, della sua attualità), sia in termini di intensità, dovendo il medico valutare la possibilità di immobilizzare solo alcuni arti. Nel caso del sig. Musso, si ha modo di apprezzare che esso sarebbe legato mani e piedi, ed in modo ininterrotto dall’ avvio del ricovero coatto.

Su tale base, vi chiediamo:

  • di “slegare” (per i medici), o di “far slegare” (per il Sindaco e per il Giudice Tutelare) Dario Giuseppe Musso;
  • di consentire (per i medici), o di “obbligare a consentire” (per il Giudice Tutelare) che il Sig. Dario Giuseppe Musso possa incontrare i familiari, ed in particolare il fratello ed avvocato Lillo Massimiliano Musso: circostanza “vietata” – a quanto è dato apprezzare dalle registrazioni – fino a questo momento
  • di non rinnovare (per il Sindaco) il Trattamento Sanitario Obbligatorio, attese – a tacer d’ altro – le condizioni in cui lo stesso viene concretamente eseguito.

 

Roma, 09/05/2020

Associazione “Diritti alla Follia”:

la Segretaria, Cristina Paderi

il Tesoriere, Michele Capano

 

https://youtu.be/QREd4FQjVe0

 

https://www.youtube.com/watch?v=5lbXhqw9cN4

 

 

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