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Diritti alla follia

Associazione impegnata sul fronte della tutela e della promozione dei diritti fondamentali delle persone in ambito psichiatrico e giuridico.

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Diritti alla Follia

Paternalismo e Diritti: Un Confronto sull’Amministrazione di Sostegno.

Diritti alla Follia · 04/05/2025 · Lascia un commento

Di Andrea Michelazzi

In risposta all’articolo ā€œAmministrazione di sostegno: quel 30 per cento di gravi criticitĆ ā€, pubblicato il 23 aprile 2025 sul portale di Superando (Amministrazione di sostegno: quel 30 per cento di gravi criticitĆ  – Superando ).

La proposta di riforma della Legge 6/2004 promossa dall’Associazione radicale Diritti alla Follia (Proposta di Legge di iniziativa popolare di cui si può leggere aĀ questo link )Ā si fonda su un principio radicale quanto imprescindibile: il pieno riconoscimento della soggettivitĆ  e dei diritti della persona con disabilitĆ . Essa si allinea ai dettati della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con DisabilitĆ , ne raccoglie i commenti del Comitato di riferimento, e risuona con forza con le raccomandazioni del Comitato Europeo per la Prevenzione della Tortura. In essa si ritrovano, in filigrana, le tracce ancora vive della legge 180: il rifiuto della violenza istituzionale, il limite alla coercizione, l’affermazione della libertĆ  come premessa della cura.

Le critiche che il professor Cendon esprime nella sua intervista – curata dall’avvocato Salvatore Nocera e da Simona Lancioni – sembrano ignorare questo orizzonte. Come giĆ  puntualizzato dalla stessaĀ  Simona Lancioni sulle stesse pagine (link) , la proposta non ĆØ un sogno velleitario: ĆØ un tentativo concreto di rispondere alla domanda di giustizia che sale da chi, oggi, si vede privato della propria voce nel nome della tutela.

Definire tutto questo ā€œutopisticoā€ rivela un limite che non ĆØ solo teorico, ma antropologico: ĆØ il riflesso di un pensiero che ancora separa realtĆ  e utopia come se fossero mondi opposti, anzichĆ© due facce della stessa esigenza di trasformazione. ƈ la modernitĆ  giuridica che difende se stessa, protetta dalle sue eccezioni normative. Ed ĆØ in questo che la filantropia del professor Cendon mostra il suo volto più ambiguo: una filantropia che, pur dichiarandosi progressista, continua a legittimare norme ā€œspecialiā€ per i disabili. Una sorta di diritto parallelo, ā€œa parteā€, che ripropone – con altri nomi – logiche di esclusione che pensavamo superate.

PerchĆ©, allora, una persona senza patologie o menomazioni che decide di non pagare le bollette non viene sottoposta ad amministrazione di sostegno? Vogliamo forse introdurre una nuova categoria di ā€œdisabilitĆ  gestionaleā€, utile a garantire quel meccanismo di normalizzazione psichiatrico-giuridica che serve più agli interessi dell’ordine economico-sociale che a quelli della persona?

Il paternalismo del professor Cendon ĆØ, in fondo, la cartina di tornasole di un modello medico della disabilitĆ  che ancora resiste sotto la superficie del diritto. Un modello che valuta le persone sulla base di ciò che manca, di ciò che ĆØ difettoso, e non di ciò che c’è, che pulsa, che resiste.

Il diritto alla vita autonoma, alla capacitĆ  giuridica universale, non può più essere subordinato a valutazioni della ā€œcapacitĆ  naturaleā€ o della ā€œfunzionalitĆ ā€. ƈ tempo di passare dal governo della vita alla promozione del vivere. Di spostare l’asse dal ā€œbene presuntoā€ dell’interesse alla dignitĆ  concreta della volontĆ . Di preferire la relazione alla sorveglianza, il sostegno alla delega, la fiducia alla diagnosi.

Il professor Cendon, con un’affermazione che suona più demagogica che informata, evoca la tossicodipendenza come giustificazione per l’intervento giudiziario, paragonandolo, di fatto, a un’amputazione salvifica. Ma la psichiatria – quella che ascolta, non quella che decide – sa che qui non si tratta di tagliare, ma di comprendere. La clinica delle dipendenze, delle psicosi, dei disturbi mentali gravi non si riduce a un atto di potere, nĆ© a un automatismo normativo. Qui sta la complessitĆ : nella tensione tra libertĆ  e cura, tra desiderio e protezione, tra il diritto di essere lasciati soli e il bisogno di non esserlo.

Dichiararsi progressisti non basta. Occorre esserlo davvero. Nell’inconscio, come direbbero Deleuze e Guattari. Nelle fibre più profonde delle nostre convinzioni, dove si decide se il diritto ĆØ uno strumento per vivere o un modo per controllare la vita degli altri.

Trieste, 28/4/2025

Con rispetto, ma anche con urgenza,
Andrea Michelazzi, membro del Direttivo dell’Associazione Radicale Diritti alla Follia
Psichiatra

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Verso il benessere psicosociale basato sui diritti: Analisi critica delle nuove Linee Guida dell’OMS

Diritti alla Follia · 13/04/2025 · Lascia un commento

Il recente documento dell’Organizzazione Mondiale della SanitĆ  (OMS), ā€œGuidance on Mental Health Policy and Service Delivery: A Rights-Based Approachā€, propone una trasformazione significativa delle politiche di salute mentale verso un approccio basato sui diritti umani. Sebbene questa iniziativa rappresenti un passo avanti, ĆØ fondamentale esaminare criticamente le implicazioni di tali linee guida, soprattutto alla luce delle preoccupazioni espresse dai sopravvissuti alla psichiatria e dalle organizzazioni che li rappresentano.

L’OMS enfatizza la necessitĆ  di riformare le politiche di salute mentale per renderle più inclusive e rispettose dei diritti umani. Tuttavia, gruppi come il Center for the Human Rights of Users and Survivors of Psychiatry e ENUSP (European Network of (Ex-)Users and Survivors of Psychiatry), hanno sollevato obiezioni significative. Essi sostengono che, nonostante le buone intenzioni, le linee guida potrebbero perpetuare pratiche discriminatorie se non affrontano in modo deciso la necessitĆ  di riforme sistematiche che eliminino le coercizioni e promuovano una vera autodeterminazione degli individui.

Le linee guida riconoscono l’importanza dei determinanti sociali nella salute mentale, come povertĆ , disoccupazione e discriminazione. Tuttavia, c’ĆØ il rischio che l’integrazione di questi fattori nel discorso sulla salute mentale possa portare a una medicalizzazione di problemi sociali, trasferendo la responsabilitĆ  delle ingiustizie strutturali al sistema sanitario. Questo potrebbe rafforzare il potere degli “esperti” nel giudicare le reazioni individuali alle condizioni sociali, anzichĆ© promuovere cambiamenti strutturali necessari.

Sebbene l’OMS sottolinei l’importanza della partecipazione delle persone con esperienza vissuta nella definizione delle politiche, nella pratica questa inclusione ĆØ spesso simbolica. Come evidenziato da critici, le organizzazioni rappresentative dei sopravvissuti sono state talvolta escluse dai processi decisionali chiave, sollevando dubbi sulla genuinitĆ  dell’impegno verso una partecipazione significativa.

Il modello biomedico tradizionale, focalizzato sulla diagnosi e sul trattamento farmacologico, ĆØ stato criticato per la sua visione riduttiva della sofferenza psichica. Un approccio basato sui diritti richiede un cambiamento paradigmatico verso modelli che valorizzino le esperienze soggettive e promuovano soluzioni personalizzate e non coercitive.

Le nuove linee guida dell’OMS rappresentano un’opportunitĆ  per riformare le politiche di salute mentale in una direzione più rispettosa dei diritti umani. Tuttavia, ĆØ essenziale che queste riforme siano guidate dalle voci dei sopravvissuti alla psichiatria e che affrontino le strutture di potere esistenti che perpetuano pratiche coercitive e discriminatorie. Solo attraverso un impegno autentico verso la partecipazione e l’autodeterminazione si potrĆ  realizzare una vera trasformazione del sistema di salute mentale.

Fonti

  1. Organizzazione Mondiale della SanitĆ  (OMS)
    • Guidance on Mental Health Policy and Service Delivery: A Rights-Based Approach
      ISBN: 9789240106819
      Link: https://www.who.int/publications/i/item/9789240106819
  2. Evento di lancio delle linee guida OMS – 25 marzo 2025
    Programma ufficiale dell’evento online (disponibile sul sito OMS e materiali correlati all’interno del documento guida)

šŸ“¢ Voci critiche e dei sopravvissuti alla psichiatria

  1. MadinAmerica.com
    • Articolo: WHO and UN Advocate for Mental Health Reform Face Opposition from Rights Groups
      Link: https://www.madinamerica.com/2023/10/who-and-un-advocate-for-mental-health-reform-face-opposition
  2. ENUSP – European Network of (Ex-)Users and Survivors of Psychiatry
    • Interventi e osservazioni fornite durante la consultazione OMS
  3. CHRUSP – Center for the Human Rights of Users and Survivors of Psychiatry
    • Documenti e prese di posizione pubbliche sull’approccio basato sui diritti e il rischio di medicalizzazione dei problemi sociali
    • Link: http://www.chrusp.org

šŸ“„ Letteratura scientifica e documenti di approfondimento

  1. PubMed / National Library of Medicine
    • Articolo: A paradigm shift in psychiatry: From reductionism to contextual approaches
      Link: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33067749
  2. United Nations Human Rights Office
    • Rapporti della Relatrice Speciale sulla Salute e dell’Esperto Indipendente su Diritti e DisabilitĆ 
    • Riferimenti al documento ā€œMental health and human rightsā€ (A/HRC/44/48)
FINAL MH POLICY LAUNCH PROGRAMME 25 MARCH 2025Download
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IL GIUBILEO DELLA SALUTE MENTALE, OVVERO LA CELEBRAZIONE DELL’APPROCCIO MEDICALIZZANTE ALLA ā€œCURA DELL’ANIMAā€

Diritti alla Follia · 12/04/2025 · Lascia un commento

Di L.E.

E ā€˜di recente attualitĆ  lo svolgimento del ā€œGiubileo della salute mentaleā€, congresso in presenza, a cadenza cinquantennale, tenutosi a Roma il 3 aprile. Organizzato da Motore SanitĆ  e promosso dai Tavoli della salute mentale del Ministero della Salute e della CEI (Conferenza Episcopale Italiana), ĆØ stato ospitato nell’aula magna della Pontificia UniversitĆ  Lateranense. 
Negli articoli di vari organi di stampa apparsi in prossimitĆ  dell’evento, viene definito ā€œun’importante occasione di confronto tra esperti, rappresentanti delle istituzioni, stakeholder del settore e associazioni che ha permesso di analizzare le criticitĆ  emergenti e proporre soluzioni condivise volte a migliorare la risposta sanitaria e sociale alle sfide attualiā€. Se giĆ  la presenza di stakeholder, (ovvero portatori di interessi nei confronti di un’attivitĆ  o di un progetto economico) ad un congresso avente tema la Salute Mentale suscita più di una perplessitĆ  in chiunque sia dotato del minimo senso critico, la velina di resoconto pubblicata da diverse testate nazionali e locali, ha contribuito a stimolare una serie di considerazioni che ci accingiamo ad esporre.
Innanzitutto, dando un’occhiata al comunicato stampa integrale, da cui abbiamo tratto il passaggio succitato, appare evidente l’intenzione di dare particolare risalto ai numeri del fenomeno psichiatrico, ponendo l’accento sullo sconvolgente dato di 16 milioni di italiani affetti da disturbi di natura psichiatrica/psicologica, i quali starebbero imperversando tra la popolazione, in special modo tra gli adolescenti. Le problematicitĆ  tipiche dell’adolescenza e dell’ingresso nella vita adulta, comuni alle esistenze umane di ogni tempo e luogo, vengono qui definiteā€ bisognose di cureā€, in riferimento a manifestazioni psicopatologiche che affliggerebbero coloro individuati come candidati ideali al trattamento psichiatrico. A questo proposito riteniamo opportuno far notare come questa argomentazione sia perfettamente in linea con il progressivo aumento del numero dei disturbi mentali via via ā€œconiatiā€ dalla SocietĆ  Americana di psichiatria e raccolti nel DSM, il manuale clinico universalmente impiegato per la diagnosi delle malattie psichiatriche: se la prima edizione del 1952 ne raccoglieva ā€œsoltantoā€ 106, nella quinta edizione sono più che triplicati, arrivando ad oltre 370. Nell’edizione del DSM V del 2013, vengono inoltre introdotte  nuove categorie di disturbi mentali che riguardano l’infanzia e l’adolescenza, come il disturbo del comportamento dirompente, il disturbo del controllo degli impulsi e della condotta, il disturbo oppositivo-provocatorio, il disturbo esplosivo intermittente, ed altri ancora, ottenendo il risultato di ā€œpsichiatrizzareā€ gradualmente qualsiasi aspetto umano anche nei giovanissimi, con la conseguente presa in carico e farmacologizzazione da parte dei Centri di neuropsichiatria infantile.  L’aumento delle categorie diagnostiche e l’ampliamento dei criteri di inclusione, e quindi del numero di diagnosi, hanno come ovvia conseguenza l’incremento delle prescrizioni di psicofarmaci, di cui secondo Eurispes nel 2023 hanno fatto uso 1 italiano su 5. Le affermazioni allarmistiche contenute nel comunicato stampa riferiscono l’inquietante circostanza secondo cui i disturbi mentali, stando all’ultimo World Mental Health Day Report pubblicato da Ipsos, starebbero prendendo il sopravvento, superando per incidenza le malattie cardiovascolari, e costituendo la preoccupazione sanitaria più urgente secondo il 45% degli intervistati in 31 Paesi.
Alla luce di quanto esposto finora apprendiamo con indignazione ma non con stupore che un congresso istituzionale patrocinato dal Ministero della Salute in cui il tema della Salute Mentale della popolazione dovrebbe essere trattato in maniera obiettiva, scientifica e disinteressata, quale il Giubileo della Salute Mentale, ĆØ stato realizzato con il contributo incondizionato di svariate aziende farmaceutiche (Angelini Pharma, Otsuka, Lundbeck, Rovi e Teva), come riportato esplicitamente nella locandina ufficiale di presentazione dell’evento. Non possiamo fare a meno di scorgere la convergenza di interessi, esplicitati attraverso intenti differenti ma complementari, tra chi pone la questione del disagio psichiatrico come fonte di allarme sociale e angoscia nei cittadini e coloro che hanno sponsorizzato il Giubileo della Salute Mentale, per i quali invece il trattamento del disturbo mentale rappresenta una ghiotta occasione di guadagno. E ā€˜paradossale che un convegno istituzionale il cui scopo dichiarato ĆØ discutere le strategie da mettere in campo per promuovere la salute mentale della cittadinanza, sia stato finanziato da soggetti che hanno tutto l’interesse a evitare il conseguimento di tale proposito e che mirano a far sƬ che il progetto da approntare sia soltanto uno: la farmacologizzazone della popolazione, e possibilmente di -tutta quanta– la popolazione. Qualcuno infatti ricorderĆ  la celebre dichiarazione di Henry Gadsen, direttore generale di Merck & Co. alla rivista Fortune… ā€œIl nostro sogno ĆØ produrre farmaci per le persone sane. Questo ci permetterebbe di vendere a chiunqueā€.
Che genere di conclusioni quindi possono emergere da un convegno sponsorizzato da aziende farmaceutiche, se non la consacrazione dell’approccio farmacologico come unica modalitĆ  per ā€œsconfiggereā€ il tanto temibile disturbo mentale, vero o inventato che sia? Oltre agli adolescenti, un’altra categoria indicata come incline all’insorgenza di malattie mentali ĆØ quella degli anziani, che segnaliamo essere tra le vittime designate della crescente medicalizzazione della societĆ  e della istituzionalizzazione dei cosiddetti ā€œfragiliā€. E’ lecito chiedersi quali siano i provvedimenti che lā€™ā€intellighenziaā€ della Salute mentale, riunitasi per celebrarne il Giubileo, propone di attuare per migliorare la condizione dei concittadini in etĆ  senile: attualmente quello che va per la maggiore consiste nell’appioppare a molti di essi, colpiti dall’inevitabile declino fisico e/o cognitivo, la famigerata amministrazione di sostegno, che in molti casi comporta l’internamento forzato nelle case di cura e l’allontanamento dai propri affetti, i quali a rigor di logica dovrebbero invece essere ritenuti più che mai necessari a coloro che si insiste a definire ā€œvulnerabiliā€. (si veda nota 1 a piĆØ di pagina sulla proposta di riforma dell’AdS)
Proseguendo nella lettura ci si imbatte nell’affermazione secondo cui ā€œ le malattie mentali prospettano una ingiusta ridotta attesa di vitaā€ a coloro che ne sono affetti:  ciò ĆØ senz’altro plausibile, ma sarebbe opportuno menzionare il fatto che spesso tale riduzione ĆØ imputabile all’uso prolungato di psicofarmaci più che alle conseguenze della patologia psichiatrica in sĆ©, come dimostra lo psichiatra americano Peter Breggin nel suo libro ā€œLa sospensione degli psicofarmaciā€, in cui si citano numerosi dati accumulati in anni di ricerca.
La cinica equiparazione della malattia mentale all’opportunitĆ  di guadagno (persa o conquistata) emerge successivamente in un curioso paragrafo, nel quale si riporta che ā€œogni anno, la depressione e l’ansia rubano al mondo 12 miliardi di giornate lavorative, con un costo di 1 trilione di dollari. In Italia, questa crisi vale il 4% del PILā€. Questo passaggio suona come un tentativo di orientamento dell’opinione verso la positiva necessitĆ  e urgenza di ā€œfronteggiareā€ il disagio psichiatrico da parte delle istituzioni politiche e sanitarie, facendo leva sul potenziale danno da esso causato al sistema economico e alle casse del Paese, e suggerendo come la questione della Salute Mentale e gli interventi da mettere in campo da parte degli enti competenti siano desiderabili per il conseguimento dell’interesse collettivo, per il bene del Paese.
Una retorica consolidata e attualmente impiegata per giustificare trattamenti sanitari obbligatori (psichiatrici e non) o di fatto imposti surrettiziamente, che nella fattispecie, attraverso la particolare scelta di parole, pare quasi ispirare il biasimo nei confronti dei sofferenti psichici, responsabili di ā€œrubare -addirittura-al mondoā€ dei sedicenti ā€œ saniā€ per colpa del loro seccante dolore esistenziale.
In generale, la tesi sostenuta in vari passaggi dell’articolo ĆØ quella secondo cui non si starebbe facendo abbastanza per arginare l’emergenza psichiatrica in corso, poichĆ© la risposta da parte delle istituzioni e della rete dei Servizi psichiatrici risulterebbe insufficiente, e, come ciò se non bastasse, il 3,5%  (ben 2 milioni) di Italiani affetti da malesseri psichiatrici sarebbe restio ad affidarsi alle cure mediche.
Da tempo la nostra  Associazione si ĆØ fatta carico di segnalare  che in realtĆ  le ragioni che spingono a tenersi alla larga dai Servizi psichiatrici sono da ricercare esattamente in quei capisaldi ideologici che i consessi come il Giubileo della salute mentale (e l’establishment alle loro spalle) si ostinano a non mettere in discussione: l’approccio riservato alla sofferenza umana da parte del corrente sistema medico-psichiatrico, ossia l’approccio organicista, che nella pratica clinica si traduce con la somministrazione a tempo indeterminato di debilitanti psicofarmaci, che non curano la vera causa della sofferenza bensƬ ne sopprimono i sintomi; l’impostazione liberticida che connota l’ordinamento giuridico per quanto concerne la normativa sul Trattamento sanitario obbligatorio (nota 1), che col pretesto di salvaguardare la salute , di fatto consegna l’autoritĆ  di rinchiudere gli individui  in nosocomio psichiatrico sulla base di un parere soggettivo, senza che questi abbiano la possibilitĆ  di difendersi; la formazione culturale/intellettuale dei professionisti del settore, per i quali la sofferenza emotiva e la non omologazione rispetto ai dettami sociali e all’ordine costituito sono un ā€œdifetto di fabbricaā€ da correggere attraverso l’annichilimento e la coercizione. Queste nostre istanze tuttavia, sembrano purtroppo destinate a scontrarsi contro il muro di gomma delle istituzioni politiche, compattamente schierate nella difesa a oltranza dell’attuale sistema psichiatrico e dell’ordinamento giuridico che concede ad esso alcuni micidiali strumenti di potere e controllo, come il Trattamento Sanitario Obbligatorio e l’internamento degli individui definiti socialmente pericolosi nelle R.E.M.S., manicomi criminali di una volta. Anzi, si profilano all’orizzonte scenari perfino più drammatici di quello attuale, prospettati dalla discussione in Senato nei prossimi giorni del disegno di legge avanzato dalla destra (DDL Zaffini), una revisione fortemente conservatrice della normativa sul T.S.O., contrapposto al disegno di legge presentato dal centrosinistra che comunque non propone alcuna modifica significativa dei costrutti illiberali su cui ĆØ impiantata la legge attuale: ennesima riprova della resistenza manifestata dai rappresentanti politici del nostro Paese nei confronti della messa in discussione del potere psichiatrico.

1 Esortiamo chiunque abbia a cuore le nostre battaglie a firmare le due proposte di riforma sostenute da Diritti alla Follia: quella per la riforma del Trattamento sanitario obbligatorio e quella per la riforma dell’amministrazione di sostegno e abolizione dell’interdizione e dell’inabilitazione. Ā E’ possibile firmare online entrambe qui: https://dirittiallafollia.it/scegli-quale-proposta-di-riforma-firmare-online/

A Roma il Giubileo della salute mentale. “Soluzioni condivise per le nuove sfide”

https://www.motoresanita.it/wp-content/uploads/2025/03/PROGRAMMA-Giubileo-della-Salute-Mentale-3-Aprile-2025.pdf

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Messico all’avanguardia, Italia ferma al passato.Il diritto di decidere senza sostituti: la procedura per la nomina straordinaria di supporti nel procedimento civile in Messico.L’Italia ĆØ pronta a fare lo stesso?

Diritti alla Follia · 03/04/2025 · Lascia un commento

Pubblicato il 24 febbraio 2025 in: Revista del Colegio de Notarios de la Ciudad de MƩxico

Autori: CristiƔn Mendoza, Carlos Rƭos Espinosa, Ernesto Rosas Barrientos

Il Messico ha recentemente adottato un nuovo modello di capacitĆ  giuridica attraverso il Codice Nazionale di Procedura Civile e Familiare (CNPCF), pubblicato il 7 giugno 2023. Questa riforma rappresenta un’importante evoluzione nel riconoscimento della capacitĆ  giuridica di ogni individuo, superando i tradizionali modelli di decisione sostitutiva.

Storicamente, il diritto ha spesso escluso alcune categorie di persone dalla piena partecipazione agli atti giuridici, basandosi su criteri di capacitĆ  mentale. Tuttavia, la Convenzione sui Diritti delle Persone con DisabilitĆ  (CRPD) e la Convenzione Interamericana sui Diritti Umani degli Anziani hanno sancito il diritto alla capacitĆ  giuridica indipendentemente da eventuali limitazioni cognitive o fisiche. Il CNPCF si allinea a questi principi, affermando che la capacitĆ  giuridica ĆØ un diritto inalienabile di ogni persona adulta.

Uno degli aspetti più innovativi del CNPCF ĆØ la previsione della designazione straordinaria dei supporti per coloro che si trovano nell’impossibilitĆ  di esprimere la propria volontĆ . Questa figura giuridica non sostituisce la persona interessata, ma la assiste nella presa di decisioni in situazioni specifiche.

La nomina di un supporto straordinario ĆØ consentita solo se:

  • La persona non può comunicare la propria volontĆ  con alcun mezzo.
  • Esiste un rischio concreto per i suoi diritti, beni o integritĆ  personale.
  • Sono stati compiuti sforzi significativi per supportare la sua espressione di volontĆ , senza successo.

Il CNPCF impone che ogni decisione presa con il supporto straordinario sia guidata dalla migliore interpretazione possibile della volontà della persona interessata. Ciò significa considerare:

  • La sua storia di vita, valori e preferenze
  • Eventuali manifestazioni precedenti della sua volontĆ 

Questo approccio supera la tradizionale logica del “miglior interesse”, che spesso portava a decisioni paternalistiche, e privilegia invece l’autonomia della persona.

Il supporto straordinario può essere nominato per questioni patrimoniali o sanitarie, ma non può intervenire in decisioni strettamente personali, come:

  • Contrarre matrimonio o divorzio
  • Redigere un testamento

Il tribunale deve selezionare la persona più adatta a svolgere il ruolo di supporto, tenendo conto:

  • Delle preferenze della persona interessata
  • Del grado di parentela o della relazione di fiducia con la persona
  • Della disponibilitĆ  e idoneitĆ  del candidato

Se non vi sono persone idonee, il tribunale può rivolgersi a organizzazioni specializzate

L’adozione del CNPCF rappresenta un significativo avanzamento nella protezione dei diritti umani, riconoscendo il diritto universale alla capacitĆ  giuridica. Tuttavia, la piena attuazione di questi principi richiederĆ  un adeguamento delle normative statali e un cambiamento culturale nell’approccio alla disabilitĆ  e alla capacitĆ  decisionale. Il futuro del diritto civile messicano si sta muovendo verso un modello più inclusivo, basato sul rispetto dell’autonomia individuale e sull’interdipendenza umana.

Leggi l’articolo in lingua originale a questo link

https://www.hrw.org/news/2025/02/24/towards-expansion-right-decide-and-recognition-human-interdependence

Leggi la traduzione completa dell’articolo nel file allegato

Verso l’espansione del diritto di decidere e il riconoscimento dell’interdipendenza umana. La procedura per la nomina straordinaria di supporti nel procedimento civile in MessicoDownload

Diritti alla Follia ti invita a sostenere due proposte di legge di iniziativa popolare che mettono i diretti interessati al centro delle decisioni.

āœ… FIRMA ORA online gratuitamente, con SPID, CIE o CNS, sulla piattaforma pubblica, in pochi clic, senza uscire da casa.

šŸ”¹ ECCO LE PROPOSTE DI LEGGE:

šŸ“œ Abolizione dell’Interdizione e dell’Inabilitazione e Riforma dell’Amministrazione di Sostegno

🚫 Superiamo strumenti obsoleti e discriminanti per garantire diritti, trasparenza e protagonismo a chi vive queste realtà.

šŸ“œ Riforma del Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO)

šŸ“œ Adeguamento alla Costituzione e agli obblighi internazionali per garantire il rispetto dei diritti fondamentali, la difesa effettiva e un controllo giurisdizionale rigoroso e sostanziale.

šŸ–Šļø Firma entrambe le proposte online

šŸ”— FIRMA ORA šŸ‘‰ https://bit.ly/4gadjYU

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ABUSI NEI REPARTI PSICHIATRICI: PERCHƉ SERVONO LE TELECAMERE NEGLI SPDC E UNA RIFORMA DEL TSO

Diritti alla Follia · 24/03/2025 · Lascia un commento

L’orribile caso di Padova, in cui un operatore socio-sanitario ĆØ stato condannato per aver abusato di una minorenne ricoverata in un reparto psichiatrico, ĆØ solo l’ennesima dimostrazione di quanto sia urgente garantire maggiore sicurezza e trasparenza nei reparti psichiatrici. Secondo le informazioni disponibili, l’OSS ha continuato a lavorare nella stessa struttura anche dopo l’emersione delle accuse, venendo semplicemente trasferito in un altro reparto*.

Questa vicenda non ĆØ un caso isolato. Gli abusi nei reparti psichiatrici esistono, ma spesso restano nell’ombra. PerchĆ©? PerchĆ© chi li subisce non viene creduto. Le donne, in particolare, devono affrontare un doppio ostacolo: da un lato, il radicato scetticismo sociale che tende a minimizzare o mettere in dubbio le denunce di violenza; dall’altro, se hanno una diagnosi psichiatrica, il pregiudizio che le vede come inattendibili, confuse, incapaci di distinguere la realtĆ  dalla fantasia. CosƬ, anche quando trovano la forza di denunciare violenze, soprusi o trattamenti disumani, le loro parole vengono troppo spesso ignorate o screditate.

Nel caso di Padova, la verità è emersa solo grazie alla madre della vittima, che ha dato credito ai racconti della figlia e ha avuto il coraggio di denunciare. Ma quante altre storie restano sepolte nel silenzio? Quanti abusi non vengono mai puniti perché le vittime non vengono credute?

L’associazione ā€˜Diritti alla Follia’ da tempo denuncia le condizioni in cui versano gli SPDC e propone una riforma concreta per la tutela degli utenti psichiatrici. Uno dei punti cardine della nostra proposta ĆØ l’installazione di telecamere di sicurezza nei reparti psichiatrici, nel rispetto della privacy ma con la garanzia di un controllo esterno indipendente.

Molte persone da noi intervistate sul tema delle telecamere – iscritti all’associazione, simpatizzanti, utenti, ex utenti e sopravvissuti alla psichiatria – si sono espresse favorevolmente. Secondo la stragrande maggioranza, l’ago della bilancia pende a favore del diritto alla sicurezza piuttosto che del diritto alla privacy.

Troppi utenti psichiatrici hanno vissuto esperienze di violenza e soprusi nei reparti, e la possibilità di avere un controllo visivo rappresenta per loro una garanzia di tutela, non una minaccia. La paura di essere esposti a trattamenti degradanti o coercitivi senza possibilità di dimostrare quanto accaduto pesa molto più del timore di essere ripresi da un sistema di videosorveglianza regolato e accessibile solo in caso di necessità giudiziaria o difensiva.

Le telecamere nei reparti psichiatrici:
āœ” Fungerebbero da deterrente contro gli abusi, riducendo il rischio di violenze e maltrattamenti
āœ” Garantirebbero la trasparenza, permettendo di verificare eventuali segnalazioni di abusi o comportamenti scorretti
āœ” Proteggerebbero sia gli utenti che gli operatori, evitando false accuse e ricostruendo oggettivamente gli eventi in caso di segnalazioni
āœ” Darebbero voce a chi oggi non viene creduto, offrendo prove concrete di ciò che accade nei reparti.

Inoltre, la proposta di legge di iniziativa popolare dell’associazione ā€˜Diritti alla Follia’prevede l’installazione di telecamere non solo per i trattamenti sanitari obbligatori (TSO), ma anche per le degenze volontarie, che spesso di volontario hanno poco o nulla. Questo perchĆ©, in molti casi, le degenze cosiddette volontarie sono frutto di pressioni o mancanza di alternative, rendendo gli utenti altrettanto vulnerabili agli abusi.

L’installazione delle telecamere e la riforma del TSO non risolverebbero da sole tutti i problemi degli SPDC, ma sarebbero primi, fondamentali passi verso un sistema maggiormente garantista, più trasparente e più rispettoso dei diritti umani.

Ecco i punti della proposta di riforma fondamentali per prevenire gli abusi nei ricoveri ospedalieri in ambito psichiatrico:

1. Maggiori garanzie procedurali e tutele legali per le persone direttamente coinvolte

  • Nomina obbligatoria di un difensore d’ufficio o di fiducia, con indicazione del suo nome e contatti giĆ  nell’ordinanza sindacale. Attualmente, la normativa non prevede nemmeno l’obbligo di notifica al diretto interessato, lasciandolo privo di qualsiasi strumento di tutela immediata
    • Informazione chiara e accessibile sui propri diritti: la persona deve essere informata in un linguaggio comprensibile sui mezzi per tutelarsi e impugnare il provvedimento
    • PossibilitĆ  di ricorrere senza formalitĆ  contro il TSO e successiva convalida, con il supporto del difensore
    • Obbligo per il Giudice Tutelare di esaminare eventuali memorie difensive e rispondere entro 24 ore

2. Limitazione del potere discrezionale e maggiori controlli sul TSO

• NecessitĆ  di due certificazioni psichiatriche indipendenti per disporre il TSO, entrambe redatte dopo una visita formale
• Divieto assoluto di somministrare farmaci coattivamente prima della notifica dell’ordinanza sindacale
• Limite massimo di 96 ore rinnovabili solo tre volte per il TSO
• PossibilitĆ  per familiari, difensori e associazioni di tutela di accedere al reparto senza restrizioni su richiesta del diretto interessato
• Accesso garantito agli atti per il diretto interessato, il difensore e le associazioni di tutela

3. Stop a violenze e abusi durante la degenza

• Divieto assoluto di contenzione meccanica e farmacologica
• Obbligo di video-sorveglianza in tutte le degenze psichiatriche, con conservazione dei filmati per 6 mesi, visionabili solo su richiesta dell’autoritĆ  giudiziaria o in ambito difensivo
• Strutture psichiatriche aperte, con condizioni analoghe agli altri reparti ospedalieri
• Diritto inalienabile alla comunicazione: la persona deve poter ricevere visite e usare mezzi di comunicazione (telefono, internet) senza limitazioni arbitrarie

4. Trasparenza e monitoraggio pubblico

• Ogni TSO viene notificato immediatamente al Garante Nazionale dei diritti delle persone private della libertĆ  personale e ristrette
• Obbligo per il Garante di pubblicare annualmente un’anagrafe dei reparti psichiatrici e i dati statistici sui TSO

A chi ci accusa di voler trasformare i reparti psichiatrici in carceri rispondiamo con chiarezza: sono proprio i diretti interessati a chiederlo!

Le persone che hanno vissuto il ricovero coatto – utenti, ex utenti, sopravvissuti alla psichiatria – ci dicono che la vera prigione ĆØ giĆ  il reparto psichiatrico cosƬ com’ĆØ oggi: un luogo chiuso, con porte bloccate, guardie giurate all’ingresso e nessuna possibilitĆ  di difendersi da abusi e soprusi.

 La videosorveglianza non trasforma il reparto in un carcere, lo rende più sicuro.
Perché mai dovrebbero essere vietate proprio nei reparti dove si verificano più facilmente contenzioni, abusi e trattamenti degradanti?

 Il punto centrale ĆØ: chi ha paura della trasparenza? Se un reparto ĆØ davvero un luogo di ā€œcuraā€, perchĆ© temere che ciò che accade al suo interno venga documentato?

Il vero problema non ĆØ la loro presenza, ma l’idea che un luogo di ā€œcuraā€ possa essere gestito come una prigione senza alcun controllo esterno.

Sostieni la riforma del TSO di ā€˜Diritti alla Follia’

Per approfondire la proposta di legge di iniziativa popolare sulla riforma del Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO) e conoscere tutti i dettagli, puoi consultare il testo e la relazione illustrativa al seguente link:

Riforma della procedura di applicazione del Trattamento Sanitario Obbligatorio

šŸ‘‰ Firma la proposta di legge!
La raccolta firme ĆØ attiva e puoi sottoscriverla online tramite la piattaforma ufficiale del Ministero della Giustizia. Tutte le informazioni su come partecipare sono disponibili qui: https://bit.ly/4gadjYU

*https://ossnews24.it/oss-accusato-di-violenza-sessuale-su-paziente-psichiatrica-minorenne-a-padova-chiesta-condanna-a-6-anni-e-8-mesi/139280

PADOVA | ABUSI ALLA PAZIENTE PSICHIATRICA MINORENNE: OSS CONDANNATO A SETTE ANNI
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