di Miriam Gandolfi, psicologa, psicoterapeuta sistemico-connessionista, Officina del pensiero, Bolzano ā Trento, miriamgandolfi53@gmail.com, marzo 2025
La discussione sul destino della proposta di nuovo codice deontologico degli psicologi non ha senso se viene estrapolata dal contesto sociale, culturale e storico più ampio che lāha visto nascere. Ciò ĆØ infatti necessario per comprendere cosa sia un codice deontologico e, nello specifico nellāambito della cura umana, fisica e psicologica.
In questo contesto vi proporrò di seguire il filo che separa e insieme unisce il professionista e il paziente nel percorso che ha visto la nascita della psicologia come professione di aiuto, nei diversi momenti culturali e sociali.
Infatti la relazione di aiuto ĆØ caratterizzata da una sorta di doppio legame, perchĆ© ĆØ evidente unāasimmetria insita in essa: quando si chiede aiuto ci si aspetta che colui a cui ci si rivolge ne sappia più del richiedente. Dāaltra parte sia il professionista che il paziente sono esseri umani che hanno lo stesso diritto al rispetto e alla tutela della libertĆ personale.
Per questo motivo io non amo il termine clienti, un eufemismo che altera la natura reale del rapporto dāaiuto e non garantisce il massimo impegno etico, oltre che professionale, dellāoperatore.
Il primo codice deontologico in ambito medico nasce a Sassari nel 1903 (testo originale trovato presso la biblioteca dellāUniversitĆ di Sassari). Ć suddiviso in tre capitoli: il secondo, di ben trentasette articoli, parla dei doveri verso i colleghi. Analizzando il testo si comprende che esso rappresenta un correttivo alla competitivitĆ tra colleghi, tra istituzioni e al paternalismo medico, di cui quello in ambito della salute mentale ĆØ la quintessenza. Allora come ora tali aspetti erano presenti rischiando di inquinare lāatto di cura in sĆ©, riducendo la tutela dei pazienti, della loro salute e della loro libertĆ di farsi curare.
Il primo articolo recita āIl sanitario sarĆ diligente, paziente e benevolo e conserverĆ sempre e scrupolosamente il segreto professionale. SarĆ affabile coi poveri, non mostrerĆ ossequio servile verso i ricchi e curerĆ gli uni e gli altri con la stessa abnegazione.ā lāArt. 4 afferma che il Medico ānon intraprenderĆ alcun atto operativo senza aver prima ottenuto il consenso dellāammalato o delle persone dalle quali dipende …ā.
Con ciò il medico rivendicava a sĆ© la qualitĆ di garante del diritto del cittadino in rapporto alla necessaria tutela della salute pubblica. Ma la cosa ancora più interessante ĆØ che esso ĆØ antecedente al Regio decreto che istituiva lāOrdine Professionale dei Medici, che ĆØ del 1910; a dimostrare che il rispetto dellāagire in scienza e coscienza ĆØ più forte di ogni corporativismo.
Questo dovrebbe essere appunto il fulcro di un codice deontologico: lāequilibrio tra asimmetria e simmetria del rapporto, tra libertĆ dellāindividuo e responsabilitĆ sociale, in cui paziente e professionisti sono entrambi coinvolti.
Questo nel 1903, ora cerchiamo di fare un passo avanti.
Stefano RodotĆ , nel suo bellissimo articolo del 2015, Lāuso umano degli esseri umani (MicroMega 8/2015, pp.121/166), offre spunti e considerazioni puntuali e profetici.
La tragedia del nazismo aveva messo in evidenza come questo rischio non valesse solo per fisici e chimici, ma anche per i medici e, vista la necessitĆ di gestire i mezzi di propaganda, anche per gli studiosi della mente e del comportamento. Ricordiamo che lāinventore dellāeugenetica scientifica ĆØ stato F. Galton, personaggio di rilievo nella storia della psicologia.
Ć da quella esperienza che nel 1946 il codice di Norimberga, affrontando il tema della sperimentazione medica umana, asserisce che: āIl consenso volontario del soggetto ĆØ assolutamente necessarioā.
Indicazione immediatamente accolta dalla Costituzione Italiana, che allāArt. 32 recita āla legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umanaā. Qui cito RodotĆ : āViene cosi posto un limite invalicabile, più incisivo ancora, di quello previsto dallāarticolo 13 per la libertĆ personale, che ammette limitazioni sulla base della legge e con provvedimento motivato del giudice. Lāarticolo 32 va oltre⦠è la sola volta in cui la Costituzione qualifica un diritto come <<fondamentale>>ā (op. cit. p.123- 124). Nel suo articolo sottolinea come sia necessario frenare la tentazione di rincorrere una āassoluta libertĆ della ricerca scientifica e dellāincondizionato riconoscimento del diritto della tecnologia come ālibertĆ morfologicaā in nome di una presunta utilitĆ /indispensabilitĆ delle ānano-bio-info-neuro-macchineā(op. cit. p.125).
Questo ĆØ il punto centrale per il nostro discorso: lāanima antica dellāuomo che aspira ad essere dio e che assegna allo scienziato la possibilitĆ di esserlo, togliendogli ogni limite in nome di un presunto progresso o necessario controllo sociale ed economico.
Nella seconda metĆ dellā800 si cerca di sottrarre lo studio del comportamento umano alla religione e alla filosofia, cercando di dare ad esso uno statuto scientifico. Il modello metodologico di riferimento diventano la fisica e la matematica. Dunque parole dāordine: cause materiali individuabili come cause certe dei comportamenti, misurabilitĆ dei fenomeni studiati, quello che oggi viene chiamato evidence based.
Il primo laboratorio sperimentale viene ascritto a W. Wundt, a Lipsia nel 1879. Ma non possiamo certo dimenticarci né di Pavlov, né di Watson, né di Darwin, che avevano impostato il loro modo di considerare lo studio della psicologia appunto secondo le leggi prese a prestito dalla fisica e dalla matematica. à qui che lo studio del cervello, come sede materiale dai comportamenti, e della genetica, come processo di trasmissione di essi, prende avvio.
Questo approccio materialista e meccanicista, nel costruire teorie su cosa sia la mente, la distinzione tra comportamento normale o patologico o sottosviluppato e come poterlo misurare controllare e selezionare ĆØ ancora oggi fondante della psicologia comportamentale o cognitivo-comportamentale e della neuro-psichiatria organicista. Dunque, in questa prospettiva, ĆØ lo studioso della mente che sa e conosce i motivi del comportamento, il paziente ĆØ relegato in posizione passiva spinto ad affidarsi allāāespertoā.
Si giunge cosƬ ai primi decenni del ā900
Ć da quella visione dellāuomo che prende forma il magnifico romanzo di Aldous Huxley, Il nuovo mondo, del 1932. Si resta meravigliati della nitida fotografia di scenari di organizzazione sociale che anche oggi ci vengono proposti, inclusa lāidea che sia possibile costruire a piacimento una precoce identitĆ sessuale nei bambini, senza tuttavia occuparsi del loro sviluppo emotivo, considerato un intralcio allāimpalcatura dellāordine di una societĆ āperfettaā. Huxley non a caso pone nel Gotha della gerarchia sociale del romanzo la figura dello psicologo, che con la sua competenza ĆØ chiamato a far funzionare i progetti di eugenetica e controllo mentale.
Torniamo al filo rosso del tempo.
Gli anni ā60 sono quelli in cui si allarga il dibattito che agita tutta la storia della psicologia e delle diverse teorie della mente formulate per affrontare lāenigma della mente umana: cosāe il comportamento cosciente e la distinzione tra normale e anormale, tra sano di mente e matto. Ć infatti dalla definizione stessa di sofferenza mentale che dipende il come trattarla e come considerare colui che manifesta sofferenza psichica nel rapporto tra razionalitĆ ed emozioni. Consideralo un ānon in grado di intendere e di volereā e dunque essere legittimati a decidere per lui, oā¦?
Ćil momento più acuto deldibattito tra diritto al rispetto del soggetto e necessitĆ di controllo sociale.
Infatti anche la psicoanalisi pone il problema della necessitĆ di restituire autonomia e centralitĆ al paziente, cambiando concetti e metodi di trattamento. Ma soprattutto emerge lāimpronta dellāesistenzialismo che si oppone allāidea di analisi come frammentazione dellāindividuo chiuso in un involucro soggettivo, opponendo la pratica della psicosintesi. Qui troviamo le connessioni con lāesistenzialismo di sinistra cui si ispirerĆ anche Basaglia collegato al gruppo inglese di Laing ed Esterson. Ć in questa visione della sofferenza che al paziente viene restituito il diritto di autodeterminarsi e che modifica il rapporto tra professionista e utente.
à nel tentativo di superare la contrapposizione tra aspetti soggettivi e aspetti socio-culturali, ma soprattutto di cercare una strada di accesso più efficace per affrontare la sofferenza mentale grave, il Golem della psichiatria, la psicosi, che sempre in quegli anni nasce la sistemica con la teoria ecologica della mente formulata da Gregory Bateson. à la ricerca di un una cornice epistemologica più ampia, scientificamente fondata, interdisciplinare e utile ad affrontare la complessità della mente e delle sue manifestazioni.
Entriamo negli anni ā70. In Italia si costituisce il gruppo di Mara Palazzoli Selvini e nasce il movimento di psichiatria democratica fondato da Franco Basaglia. Entrambi ci verranno a lungo invidiati e assunti come modello. Specie nel mondo tedescofono e oltre oceano, negli USA e in America Latina.
Quel momento straordinario si caratterizzava proprio per il capovolgimento di quel rapporto paternalistico, denunciato giĆ nel codice del 1903. Si capovolge la visione del āmalato mentaleā come un āfuori normaā, misurabile con test o criteri classici ritenuti oggettivi a cui il DSM si riferisce ancora oggi (prima edizione 1952, seconda 1968 ultima, la 5 del 2013 ora R). Ma nella visione della scienza del comportamento materialista classica, allora come oggi, il soggetto doveva accettare la sua diversitĆ e, affidandosi, obbedire per il suo bene.
Sono gli anni ā70 il vero punto di svolta:
nel 1971 finalmente vengono istituiti, dopo anni di discussione con una parte della classe medica psichiatrica i primi due corsi di laurea in psicologia in Italia, a Roma e Padova, allāinterno della facoltĆ di Magistero.
Nel 1978 dopo anni di dura lotta sulla riforma sanitaria, viene congedata la legge 180, che prevede lāabolizione degli āospedali specialiā, i manicomi.
Ci vorranno più di dieci anni perchĆ© la legge istitutiva dellāordine degli psicologi veda la luce: la legge 56/1989 e si dovrĆ attendere il 1995 perchĆ© venga istituita la facoltĆ di psicologia.
Ed ora? Quale lo stato di autonomia, dignitĆ e responsabilitĆ della nostra disciplina? Quale responsabilitĆ e tutela ci assumiamo verso i nostri pazienti/cittadini?
Ci troviamo di fronte ad un nuovo punto di svolta o a un dietrofront?
Ć dāobbligo pensare a Umberto Eco e al suo Passo di gambero, del 2006. Infatti con gli anni duemila inizia una fase caratterizzata da unāenorme euforia da illusione di progresso e cambiamento epocale, che tuttavia agli osservatori più attenti mostra immediatamente il volto seduttivo dellāambiguitĆ . Lāentusiasmo per lo sviluppo dellāintelligenza artificiale come supporto al sogno transumanista viene visto da RodotĆ (op. cit.) come la via che potrebbe portare ad un uso umano degli esseri umani per creare lāuomo aumentato. E dal matematico e fisico Lucio Russo come la legittimazione di una āpersistente diffusione di una fede cieca nel progresso, che qualifica ipso facto come āprogressivoā qualsiasi mutamento abbastanza forte da imporsiā (p.11). ⦠āun processo che sottrae intelligenza al lavoroā (p.17) dunque sottrae competenza intelligente anche ai professionisti della salute mentale. (Lucio Russo,1998, Segmenti e bastoncini. Dove sta andando la scuola, Feltrinelli, Milano 2016).
Questa infatuazione spiega il vezzo con cui ĆØ sempre più dilagante preferire il termine neuropsicologi a quello di psicologi. Dove una parte (il neurone, il cervello) diventa più importante del tutto (la mente-corpo nel loro completo e inscindibile rapporto allāinterno di un contesto umano e sociale).
Ćric Sadin, nel suo saggio del 2016(Sadin Ćric, La silicolonizzazione del mondo. Lāirresistibile espansione del liberismo digitale, (2016) Einaudi, Torino, 2018)analizza quella che definisce la psicopatologia della Silicon Valley.
āSi tratta di una vera e propria visione del mondo, fondata sul postulato tecnico-ideologico di una fondamentale inadeguatezza umana, destinata a essere colmata dallāintelligenza artificiale grazie a poteri sempre più vari ed estesi che le vengono affidatiā (p.20)e che si caratterizza per āil disinteresse per gli effetti sociali.ā (p.25).
Ć in questo Zeitgeist che troviamo una perversa saldatura tra biologico e sociale in cui gli psicologi sono tornati ad essere, come negli anni ā60, subalterni alle discipline mediche, testisti certificatori, pronti ad inviare a neuropsichiatri infantili e psichiatri i nuovi disabili del secondo millennio: DSA, ADHD, oppositivi-provocatori, soggetti affetti da disturbi dello spettro autistico,⦠Aprendo la carriera psichiatrica a ben il 25% della popolazione scolastica, considerata non curabile e solo controllabile. (M. Gandolfi, A. Negri, Disturbi specifici (della relazione) dellāapprendimento. Un approccio ecologico alla didattica, alla diagnosi precoce e allāintervento sui DSA, G. Fioriti, 2023)
In questāottica il consenso informato e il riconoscimento dellāutente/paziente come attore attivo degno di agire una scelta consapevole diventa un vero intralcio. Dunque ĆØ comprensibile quanto contenuto nel tentato nuovo codice deontologico degli psicologi. Attendiamo quello dei medici! In nome del mai morto paternalismo cāĆØ chi può decidere al posto di chi chiede aiuto, decidere per il suo bene e di una fantomatica comunitĆ etero definita.
Ć impossibile non cogliere come proprio il contenuto del tentato nuovo codice deontologico delinei il ritorno ad una visione esclusivamente biologica e meccanicistica dellāuomo a cui anche una certa psicologia ha scelto di aderire. (Festival della salute ottobre 2023 Marco Cavallo https://orax.me/blog/forum_art_det.asp?id=126&estrai=tutto )
Ma se si vuole sbandierare la garanzia scientifica dobbiamo rivolgerci a scienziati seri.
CosƬ Guido Tonelli, fisico tra gli scopritori del bosone di Higgs:
āLa fisica del XX secolo archivia definitivamente ogni tentazione di realismo grossolano e di meccanicismo materialistico⦠(p. 173) ⦠āLāillusine di capire il funzionamento del cervello umano usando gli stessi strumenti che ci hanno permesso di capire il funzionamento di altri nostri organi ĆØ tramontata da tempoā¦Il metodo scientifico non ĆØ in discussioneā¦(ma)⦠balbetta, o risulta del tutto impotente, nellāaffrontare i fenomeni privi di queste caratteristiche. (Come appunto la vita di)⦠una comunitĆ umana di individui pensanti, liberi e interagenti fra loro non può essere trattato come un sistema fisicoā (p.175). (Materia. La magnifica illusione, Feltrinelli, Milano, 2023)
Dunque non meno scienza ma più scienza, quella vera che usa il metodo come autocorrezione ed è interessata alla conoscenza e non al potere, per tutelare dignità , libertà e responsabilità sia dei cittadini sia dei professionisti che se ne occupano.