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Diritti alla follia

Associazione impegnata sul fronte della tutela e della promozione dei diritti fondamentali delle persone in ambito psichiatrico e giuridico.

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Diritti alla Follia

5° Udienza del processo contro Il prof. Gigi Monello: presidio ‘Diritti alla Follia’ al tribunale di Cagliari

Diritti alla Follia · 13/03/2024 · Lascia un commento

Il prossimo 14 marzo, alle h.12.00, si svolgerà nel Tribunale di Cagliari la 5a udienza del processo contro Gigi Monello, professore di filosofia in pensione, scrittore e editore. Ricordiamo che il professor Monello nel marzo 2020 è stato denunciato dall’ Avv. Debora Amarugi – a quel tempo Amministratrice di sostegno di sua madre – per maltrattamenti nei confronti della medesima e, a seguito di ciò, allontanato dalla casa di famiglia con misura cautelare adottata da un GIP. Un legame affettivo che durava da 67 anni è stato brutalmente troncato sulla base di accuse che, se erano già assai dubbie all’epoca dei fatti, oggi stanno sempre di più assumendo, alla luce di quanto accade in aula, i connotati di un clamoroso – e inquietante – abbaglio. Nel corso della quarta udienza del novembre scorso, il PM incaricato di sostenere l’accusa ha, infatti, rinunciato all’esame dei testimoni chiave a carico dell’imputato (due badanti); con ciò autorizzando a pensare che lui per primo non creda all’accusa.

Vogliamo sottolineare che nella casistica della applicazione della tristemente famosa Legge n. 6/2004 (amministrazione di sostegno), le vicende di familiari o congiunti di fatto criminalizzati da Amministratori di sostegno che intendono agevolmente disfarsi di un “disturbatore”, si stanno moltiplicando in tutta Italia. Ritenendo l’avvenimento di pubblico interesse, ancora una volta invitiamo la Stampa locale a voler intervenire, per dare conto di un caso giudiziario divenuto emblematico.

Rendiamo noto che la difesa dell’imputato è stata assunta dall’Avv. Michele Capano, del foro di Salerno.

Anche in questa occasione, l’associazione Radicale ‘Diritti alla Follia’ organizzerà nei giardini antistanti il Palazzo di Giustizia di Cagliari, P.zza Repubblica, 18, a partire dalle h.13.00, un sit-in di informazione e denuncia.

Sarà possibile seguire la diretta sulla pagina Facebook   https://www.facebook.com/DirittiallaFollia

e sul canale youtube dell’associazione https://youtube.com/@associazioneradicalediritt5504

Per informazioni e contatti dirittiallafollia@gmail.com

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Introduzione al Progetto UnsilenceYourVoice, di Annemarie Arnold

Diritti alla Follia · 13/03/2024 · Lascia un commento

English version https://dirittiallafollia.it/wp-content/uploads/2024/06/Annemarie-Arnold-Introduction-to-the-Project.pdf

Infrangere i tabù e rivendicare i propri diritti

Oggigiorno parlare delle proprie esperienze in ambito psichiatrico è un tabù.
Spesso i tabù hanno una funzione e una di queste può essere quella di sopprimere le voci che turbano una determinata struttura sociale. Sebbene nessuno possa definire cosa significhi norma o “normale”, è chiaro che alcuni individui o gruppi vengono definiti “folli” o “pazzi” o con altre espressioni negative. In caso di allucinazioni e comportamenti non conformi alla norma, alcune persone hanno il potere di rinchiudere il “pazzo” in un reparto psichiatrico. Spesso le persone etichettate come “pazze” vengono curate contro la loro volontà, costrette ad assumere farmaci o sistematicamente convinte che questo sia l’unico modo per reintegrarsi nella società. I cosiddetti “pazienti” sono privati della libertà, del libero arbitrio e di molti altri diritti sanciti dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle persone con Disabilitò (CRPD). La Convenzione viene applicata anche alle persone con disabilità psicosociale. Nonostante i diritti continuino ad essere violati, la psichiatria esiste ancora nel senso più convenzionale del termine.

Il progetto “Unsilence-Your-Voice” intende parlare di queste esperienze, a volte terribili. È un’occasione per esprimere artisticamente i propri sentimenti, i ricordi e le ferite causate dal “trattamento” psichiatrico.

I partecipanti al progetto hanno la possibilità di creare un’opera d’arte per esprimere e, allo stesso tempo far emergere, queste esperienze. Sebbene il progetto non si limiti alle espressioni artistiche, ne rappresenta la prima parte. L’arte è intesa in senso molto ampio. I partecipanti possono disegnare, dipingere, comporre, scrivere, cantare, scolpire, ballare, ecc. L’arte funziona come un mediatore: Non è l’oggetto del progetto, ma veicola le esperienze dei partecipanti a livello emotivo. Spesso, queste forme di espressione raggiungono un livello più immediato rispetto all’impatto di una relazione o di un articolo scientifico.

La seconda fase del progetto consiste nel trovare una relazione con la CRPD delle Nazioni Unite. Ciò significa che attraverso l’arte, o attraverso una descrizione aggiuntiva dell’opera d’arte, diventa chiaro quali diritti sono stati maggiormente violati attraverso il cosiddetto “trattamento” nei reparti psichiatrici.
Un esempio è una poesia che ho scritto e che riassume le mie esperienze in psichiatria. In un testo aggiuntivo, elaboro le violazioni dei miei diritti secondo la CRPD delle Nazioni Unite. Mostro stralci della poesia e li metto in relazione con alcuni articoli della Convenzione. Un esempio è l’articolo 15 che vieta i trattamenti o le pene inumane e degradanti.
Questo diritto è stato violato quando sono stata “lasciata nella doccia, nuda e bagnata”, sebbene non potessi muovermi o utilizzare il mio corpo come ero abituata a fare a causa del pesante effetto dei farmaci.
Avrei avuto bisogno di aiuto.
Il progetto “Unsilence-Your-Voice” vuole rompere il silenzio di coloro che hanno subito ingiustizie e coercizioni in contesti psichiatrici. La riappropriazione della propria voce avviene sia attraverso espressioni artistiche che a livello giuridico, facendo riferimento alla CRPD delle Nazioni Unite.
Annemarie Arnold

Il progetto è stato avviato da circa due mesi in collaborazione con la rete ENUSP, la rete europea degli utenti, ex utenti e sopravvissuti alla psichiatria https://enusp.org/

E’ prevista la pubblicazione di una e-zine (rivista in formato elettronico)

Annemarie Arnold, promotrice del progetto, è membro individuale di ENUSP, di cui fa parte anche l’associazione ‘Diritti alla Follia’

Via al Progetto ‘Un-silence your voice’: voce ai diretti interessati

“Non silenziare la tua voce”, un’iniziativa rivolta a persone con esperienza psichiatrica

Versione dell’articolo in lingua originale

Introduction to Unsilence

Annemarie Arnold Part of the Deal-Poem and Summary

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La prigionia dei vecchi e degli inutili, per il loro bene

Diritti alla Follia · 07/01/2024 · 1 commento

Appello al Presidente Mattarella ed invio raccolta firme

Illustrissimo Presidente,

Esiste una legge, la n. 6 del 2004, che accomuna – ai fini della tutela giuridica – “anziani con qualche ombra”, persone affette da disagio psichico, ludopatici, alcolisti, tossicodipendenti.  Molti di costoro, secondo questa legge, hanno bisogno di un “amministratore di sostegno”. Ma non è specificato, in questa legge, cosa debba fare in concreto l’AdS (acronimo di amministratore di sostegno).

La legge parla genericamente di “assistenza a coloro che, per effetto di una infermità ovvero di una menomazione fisica o psichica, si trovano nella impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi“.

Quali sono questi interessi?  Non è spiegato.

In primis, di fatto, sono i soldi, che deve gestire l’AdS. Ma l’AdS si è preso il potere, assegnatogli dai giudici tutelari, di gestire l’intera vita della persona ritenuta fragile.

Questa legge, così vaga e omnicomprensiva, ha dato spazio, negli anni, ad abusi di ogni genere. Come può una singola persona decidere quale sia il “bene” di un’altra? E il concetto di bene è quanto di più vago ci sia.

Il risultato? “La prigionia dei vecchi e degli inutili, per il loro bene”, in balia delle decisioni di un amministratore di sostegno.

La Legge va cambiata: abbiamo raccolto centinaia di firme e abbiamo una proposta di Riforma degli istituti di tutela giuridica conforme ai principi sanciti dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità (CRPD), che alleghiamo.

Attendiamo fiduciosi cortese riscontro

Associazione ‘Diritti alla Follia’

Roma, 07 gennaio 2024

Proposta riforma Amministrazione di Sostegno Diritti alla Follia

MANIFESTO AdS

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Via al Progetto ‘Un-silence your voice’: voce ai diretti interessati

Diritti alla Follia · 01/01/2024 · 2 commenti

Da un’idea di Annemarie Arnold, membro della rete ENUSP (la rete europea degli (ex) utenti e sopravvissuti alla psichiatria), in collaborazione con l’associazione ‘Diritti alla Follia’, nasce il Progetto artistico-giuridico internazionale

‘Un-silence your voice’ (Rompere il silenzio) rivolto a persone con esperienza vissuta.

 

[Leggi di più…] infoVia al Progetto ‘Un-silence your voice’: voce ai diretti interessati

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La truffa delle etichette della ‘Libertà vigilata’

Diritti alla Follia · 31/12/2023 · Lascia un commento

Lettera aperta dell’associazione ‘Diritti alla Follia’ alle istituzioni competenti

al Collegio del Garante nazionale delle persone
private della libertà personale e ristrette

al portavoce della Conferenza dei Garanti territoriali
dott. Samuele Ciambriello

al Collegio dei Dipartimenti salute mentale

al Ministero della Giustizia

p.c. al Comitato per la Prevenzione della Tortura (CPT)
Dott. Christian Loda

p.c. al Comitato delle Nazioni Unite sui diritti
delle persone con disabilità (CRPD)

Oggetto: Manifesta condizione di tipo detentivo e incompatibilità della stessa con la misura di sicurezza della ‘libertà vigilata’

Egregi destinatari,
la scrivente associazione radicale ‘Diritti alla Follia’ è nata nel 2018 dandosi statutariamente l’obiettivo di impegnarsi sul fronte della tutela e della promozione dei diritti fondamentali delle persone sottoposte:
1) a varie forme di coercizione in ambito psichiatrico;
2) ai cosiddetti istituti di protezione dell’individuo (tutela, curatela, amministrazione di sostegno);
3) alle misure di sicurezza per i soggetti non imputabili.
Tali obiettivi vengono perseguiti attraverso:
1) l’elaborazione di disegni di riforma finalizzati ad introdurre elementi di maggiore tutela e garanzia della persona nell’ambito delle procedure coercitive in ambito psichiatrico;
2) esposti, su casi individuali come su problematiche di sistema, ad Istituzioni di vigilanza e monitoraggio sul piano nazionale ed internazionale;
3) campagne di informazione e sensibilizzazione su tali temi

 

Gli istituti civilistici dell’interdizione e dell’amministrazione di sostegno – che riguardano la quasi totalità delle persone dichiarate socialmente pericolose e perciò destinatarie di una misura di sicurezza – non consentono alla persona di agire in giudizio autonomamente sia nell’ambito dei procedimenti civili che nell’ambito dei procedimenti penali, ivi compresa la nomina del difensore di fiducia che è fatta dal tutore/AdS.
La legge 2014/81, che ha riformato da ultimo le misure di sicurezza per i non imputabili, prevede una misura di sicurezza detentiva: la REMS (residenza esecuzione misura sicurezza) ed una misura di sicurezza non detentiva: la libertà vigilata. A riguardo:
1) la libertà vigilata è prevista per un tempo indefinito, potendo essere rinnovata senza alcun limite in rapporto alla valutazione della perdurante pericolosità sociale di un individuo;
2) la libertà vigilata è nella realtà essa stessa una misura di sicurezza detentiva, giacché da un lato la Corte di Cassazione italiana ritiene compatibile con la libertà vigilata la prescrizione dell’obbligo di risiedere di notte in una struttura sanitaria, e dall’altro lato le strutture sanitarie sono governate da “Regolamenti interni” che vietano (oltre all’uso cellulari etc…) le uscite anche diurne (se non previa specifica autorizzazione ed essendo accompagnati da operatori).
Dunque in Italia è possibile, in ragione della propria disabilità e presunta pericolosità, essere totalmente privati della propria libertà per un tempo indefinito.

La libertà vigilata è statisticamente importante, poiché il suo ambito applicativo è generalizzato, essendo essa applicabile a soggetti imputabili, non imputabili e semi-imputabili e spesso anche in alternativa con le altre misure detentive, in una vasta gamma di casi.
Alla persona in stato di libertà vigilata il giudice impone, ed eventualmente modifica, obblighi di condotta idonei ad evitare o limitare le occasioni di commissione di nuovi reati. La libertà vigilata si traduce sistematicamente in una indebita condizione di detenzione per le migliaia di persone che vi sono coinvolte.
Il dibattito pubblico è concentrato sugli ‘ospiti’ delle REMS, e sul funzionamento delle stesse, a fronte di un’assoluta indifferenza – nonostante i numeri ben più alti – verso le condizioni vissute dai ‘liberi vigilati’ (vedi doc. allegato).

La disciplina e la pratica esecuzione delle misure di sicurezza per i non imputabili presenta delle lacune e dei vuoti di tutela. Essa è indefinita nei contorni ed è potenzialmente perpetua nei rinnovi: ciò di fatto consente il perpetuarsi di forme di “ergastolo bianco” a carico degli incapaci di intendere e di volere.
La previsione di determinati precetti deve necessariamente tenere in considerazione la natura non detentiva della misura di sicurezza della libertà vigilata, in caso contrario saremmo dinanzi ad una vera e propria “truffa delle etichette”. Applicare una determinata misura colorandola con i tratti tipi di un’altra costituirebbe, infatti, una grave violazione di legge ancorché una restrizione non giustificata alla libertà di movimento, costituzionalmente garantita. Nel 2013, la Suprema Corte scriveva che “l’imposizione di prescrizioni non può giungere a modificare la natura della misura di sicurezza (della libertà vigilata) che si contraddistingue -come indica la sua stessa denominazione- per una condizione di libertà del soggetto, cioè di non detenzione e non ricovero obbligatorio presso determinate strutture” (I sez., 11.06.2013, n. 26702).

E’ necessario, pertanto, verificare, di volta in volta, se le prescrizioni, in concreto applicate, in ragione della pericolosità sociale del prevenuto, possano mascherare una misura detentiva in luogo di una non detentiva formalmente irrogata.
Siamo di fronte, all’evidenza, della privazione, a carico del soggetto interessato, di ogni possibilità di godere di momenti di libertà, autenticamente definibile come tale: cioè di muoversi ed uscire senza accompagnamento e senza autorizzazione, sia pure in orari definiti e restando reperibile.
La Corte di Cassazione, attraverso varie pronunce ha tracciato il discrimen fra libertà vigilata legittima e illegittima. Per valutare la legittimità o meno della misura, è necessario andare oltre l’etichetta che gli è stata attribuita dal giudice che l’ha applicata, andando ad indagare sulle prescrizioni e valutandone la portata afflittiva.

Associazione ‘Diritti alla Follia’

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