• Passa alla navigazione primaria
  • Passa al contenuto principale

Diritti alla follia

Associazione impegnata sul fronte della tutela e della promozione dei diritti fondamentali delle persone in ambito psichiatrico e giuridico.

  • HOME
  • ASSOCIAZIONE
    • Chi siamo
    • Consiglio direttivo
    • Aree tematiche
    • Lo statuto
  • CAMPAGNE
  • PROPOSTE DI RIFORMA
    • Vai alle proposte di riforma
    • Petizioni
  • BLOG
  • EVENTI
  • PUBBLICAZIONI
    • Bibliografia
    • Documenti scaricabili
  • Ā DONAZIONIĀ 
  • Ā ISCRIVITIĀ 
  • CONTATTI
  • Show Search
Hide Search

Diritti alla Follia

COMUNICATO STAMPA

Diritti alla Follia · 17/10/2025 · Lascia un commento

Caso Carpanedo: un’occasione mancata per la Corte d’Appello di Venezia

Oggi, 16 ottobre 2025, si ĆØ concluso a Venezia il processo di appello nei confronti dei due infermieri e dell’operatore socio sanitario condannati (con decisione confermata) per omicidio colposo nei confronti di Eugenio Carpanedo. La notte tra il 23 ed il 24 marzo 2017, secondo i Giudici non avrebbero adottato le cautele necessarie per evitare la morte di Carpanedo in occasione dell’incendio divampato nel reparto di psichiatria dell’ospedale Santorso-Vicenza. 

La Corte d’appello ha anche confermato il diniego del risarcimento nei confronti della parte civile “Cittadinanza e Salute”, presente in udienza con la Presidente Aida Brusaporco e con gli associati Edoardo Berton, Bruna Lanaro e Dolores Razzi (nella foto). Leggeremo le motivazioni: intanto segnaliamo che questa decisione non può che preludere all’ ulteriore negazione di una realtĆ  evidente: Carpanedo era sottoposto a contenzione meccanica e per questo non riuscƬ a mettersi in salvo. Avere negato la realtĆ  della contenzione, con risibili argomento, ha consentito e sta consentendo che a “pagare” siano i “pesci piccoli”, come sempre. Si segnala, poi, come continui a “scoraggiarsi” la presa in carico di queste vicende da parte del mondo associazionistico: l’unico in grado di farle uscire dal “buio” comunicativo in cui le si vorrebbe relegare.

Associazione ā€˜Diritti alla Follia’                             lƬ 16Ā ottobre 2025

Condividi:

Non può esserci ā€˜salute mentale’ senza consenso

Diritti alla Follia · 10/10/2025 · Lascia un commento

Radio Kalaritana ci ha ospitati per parlare di diritti negati in psichiatria e per presentare il Convegno che si terrĆ  a Cagliari il prossimo 12 novembre, dal titolo ā€œCittadini senza cittadinanza – Diritti negati in psichiatriaā€.
Abbiamo colto l’occasione per riflettere insieme sulle violazioni dei diritti fondamentali che ancora oggi subiscono molte persone direttamente coinvolte in ambito psichiatrico.

Abbiamo scelto Cagliari perchĆ© intendiamo portare anche in Sardegna un momento di confronto pubblico su questi temi. L’iniziativa nasce su proposta della nostra socia sarda Martina Mura, che si ĆØ impegnata per organizzarla insieme al Direttivo dell’associazione.
Diritti alla Follia opera a livello nazionale, ma per noi ĆØ fondamentale essere presenti anche nei territori, incontrare le persone, ascoltare esperienze dirette, confrontarci con realtĆ  locali e professionisti.

Il titolo del Convegno — ā€œCittadini senza cittadinanza – Diritti negati in psichiatriaā€.
 mette in luce una contraddizione profonda: molte persone che entrano in contatto con i servizi psichiatrici pubblici, pur essendo cittadini come tutti, non vedono riconosciuti nella pratica i loro diritti fondamentali.
Quando parliamo di diritti negati, ci riferiamo a situazioni molto concrete: non solo al Trattamento Sanitario Obbligatorio, ma anche a tutte quelle circostanze in cui la libera scelta del medico o del luogo di cura viene di fatto preclusa, o in cui la persona non riceve informazioni chiare e comprensibili sui trattamenti che la riguardano.

Questa mancanza di informazione non si manifesta solo durante il TSO, ma anche negli ambulatori, nei reparti psichiatrici e in tutta la successiva presa in carico.
Ci riferiamo poi alla violazione della privacy, quando dati sensibili vengono trattati senza la dovuta riservatezza, e alla coercizione fisica o farmacologica, che purtroppo resta presente in molte strutture.
Sino ad arrivare alla contenzione, cioĆØ all’essere legati al letto per ore o giorni interi — una pratica che dovrebbe essere bandita da qualunque contesto sanitario.
In alcuni casi, abbiamo raccolto anche segnalazioni di abusi fisici e violenze sessuali subiti da persone ricoverate in stato di costrizione, senza che vi sia stato un reale controllo o una possibilitĆ  effettiva di difesa.

Il Trattamento Sanitario Obbligatorio dovrebbe essere disposto solo in casi di necessitĆ  e urgenza, quando una persona manifesta una grave alterazione psichica, rifiuta le cure e non ĆØ possibile intervenire in modo alternativo al ricovero. Serve la proposta di un medico, la convalida di un secondo medico e, infine, l’autorizzazione del sindaco, che agisce come autoritĆ  sanitaria. Entro 48 ore, il provvedimento deve essere convalidato dal giudice tutelare, che dovrebbe verificare se ci siano davvero le condizioni previste dalla legge.

Sulla carta, quindi, il TSO ĆØ una misura eccezionale e temporanea; nell’attuale normativa i presupposti per il TSO però sono vaghi, i controlli poco efficaci e le garanzie della persona non sono realmente attuabili. Non sempre ĆØ garantita la comunicazione con l’esterno o il diritto alle visite, e questo accresce la sensazione di isolamento e impotenza di chi vi ĆØ sottoposto. Gli abusi, poi, non si fermano al TSO: si verificano anche prima e dopo, nelle strutture residenziali, nei centri di salute mentale, nelle carceri e nelle REMS.

La recente sentenza n. 76 del 2025 della Corte Costituzionale ha riconosciuto l’incostituzionalitĆ  dell’articolo 35 della legge sul TSO, nella misura in cui non garantisce un controllo giurisdizionale effettivo e tempestivo sulla privazione della libertĆ  personale.
La Corte ha ribadito un principio chiaro: nessuna finalità terapeutica può giustificare la sospensione dei diritti fondamentali.

Come associazione, da tempo chiediamo una riforma profonda della legge 833/1978. La nostra proposta di legge di iniziativa popolare mira a introdurre garanzie reali: informazione e notifica obbligatorie del provvedimento alla persona e al suo legale, difesa legale gratuita e obbligatoria sin dall’inizio, audizione diretta della persona da parte del giudice, durata massima di quattro giorni prorogabile solo due volte, divieto assoluto di contenzione fisica e farmacologica, piena tracciabilitĆ  dei TSO e accesso delle associazioni di tutela nei reparti.

La riforma si ispira agli standard internazionali indicati dal Comitato ONU, dal CPT e dall’OMS, che chiedono di superare le pratiche coercitive e sostituirle con modelli basati sul consenso, sul sostegno e sull’autodeterminazione.

Diritti alla Follia ĆØ un’associazione indipendente, senza fini di lucro, che promuove i diritti di utenti, ex utenti e sopravvissuti alla psichiatria. Abbiamo lanciato campagne come ā€œSe la Tutela diventa Ragnatelaā€ e ā€œFragile a Chi?!ā€, curiamo la rubrica ā€œIl Diritto Fragileā€, e collaboriamo con reti europee come ENUSP e Mental Health Europe.
Ci occupiamo di segnalazioni di abusi, ricerca giuridica e sociale, e formazione sui diritti e sul consenso informato.

Per conoscere nel dettaglio le nostre attivitĆ  e le proposte di riforma, potete visitare il nostro sito www.dirittiallafollia.it o seguirci su Facebook, Instagram, YouTube e Telegram.

E vogliamo concludere con le parole pronunciate ai microfoni di Radio Kalaritana:

ā€œNon può esserci ā€˜salute mentale’ senza consensoā€

Condividi:

Processo agli psicofarmaci ā€œAbbiamo confuso il curare con lā€™ā€˜aggiustareā€™ā€

Diritti alla Follia · 07/10/2025 · Lascia un commento

Di Susanna Brunelli

Susanna, ESP – Esperta per Esperienza, con questo testo solleva una critica radicale e pone una domanda cruciale sulla psichiatria contemporanea: di quale ā€œcuraā€ stiamo realmente parlando?

C’è un momento, nella vita di chi attraversa la sofferenza psichica, in cui la parola ā€œcuraā€ smette di suonare rassicurante e inizia a pesare.

Ho conosciuto da dentro il mondo della psichiatria: prima come familiare, poi come diretta interessata. Ho imparato a riconoscere i silenzi, le paure e le speranze di chi vive quel confine sottile tra diagnosi e identitĆ .

Nel corso degli anni, ho notato come spesso si descriva la salute mentale soltanto come una questione di accesso alle cure. Tuttavia, la domanda che mi accompagna ĆØ un’altra: di quale tipo di ā€œcuraā€ stiamo parlando?

Perché, se è vero che gli psicofarmaci possono offrire un sollievo momentaneo o una certa stabilità, è altrettanto vero che non possono essere la risposta al disagio esistenziale.

Troppe volte ho visto la ā€œcuraā€ trasformarsi in un confine.

Quando il farmaco diventa lo strumento in cima alla piramide, la persona rischia di scomparire dietro la diagnosi — diagnosi che spesso cambia come se fosse un’opinione.

Le sofferenze, nella maggior parte dei casi, nascono da relazioni interrotte, ambienti ostili, disarmonie diffuse, vite che chiedono ascolto più che aggiustamenti chimici.

Ho sentito una frase che mi risuona molto:

ā€œNon ci sono cure da fare, ma problemi da risolvere.ā€ — Dott. Giorgio Antonucci

Non si tratta di negare l’utilitĆ  dei farmaci, ma di riconoscerne i limiti.

Un antidepressivo può calmare l’angoscia, ma ā€œtoglie il sentireā€.

Un antipsicotico può ridurre le voci, ma non restituisce senso a chi sta cercando di esprimere qualcosa di indicibile.

Le benzodiazepine possono aiutare in un momento in cui l’ansia ti attanaglia, ma rischiano di fare l’effetto opposto se usate a lungo termine.

Si sta confondendo il curare con l’aggiustare, la salute con la conformitĆ .

La vera cura passa attraverso la possibilitĆ  di essere ascoltati senza il timore di andare incontro al peggio se ci si apre a chi dovrebbe aiutarti.

Forse ĆØ il momento di analizzare il termine ā€œcuraā€ e di mettere sotto processo gli psicofarmaci.

Non per condannarli, ma per liberarli dall’impossibile ruolo di sostituire l’umanitĆ  con la chimica.

Si parla molto di diritto alla salute, ma che senso ha la cura se questa non equivale a far stare bene?

PerchƩ non rispettare le persone, anche con le loro vulnerabilitƠ, caratteristiche e talenti?

PerchƩ ci spaventa la vulnerabilitƠ?

Siamo esseri umani. Tutti possiamo vivere momenti di crisi, di limite, di rottura, di protesta. La risposta, però, non può essere sempre la medicalizzazione.

Anche la tristezza e lo smarrimento hanno un loro significato.

PerchƩ etichettarli subito come patologia?

Esiste una connessione profonda tra salute mentale, sentimenti, pensieri ed emozioni — tra il nostro stato interiore e le relazioni che viviamo.

Eppure, tutto dev’essere ā€œgestitoā€, ā€œcontenutoā€, ā€œsanitarizzatoā€: come se l’emotivitĆ  fosse una malattia.

Come ESP, sento fortemente l’urgenza di riportare al centro il contenuto umano ed esistenziale delle persone.

Le numerose persone che ascolto mi parlano di come vorrebbero trovare canali alternativi a quelli tradizionali, poichĆ© l’insoddisfazione aumenta con il passare del tempo dall’inizio dei trattamenti e dalla presa in carico ai servizi.

Ancora oggi ci si limita a contenere, a riparare, a ā€œgestireā€, ma non si va alla radice.

Quando porto questi temi alla luce, spesso non risulto ā€œempaticaā€, ma ā€œantipaticaā€.

PerchƩ mi rifiuto di restare in superficie. Voglio dar spazio alla protesta.

Io quella melma l’ho guardata. Ci sono scesa dentro.

Ho sentito l’odore, il disgusto, l’amaro delle cose che sembravano accettabili ma non lo erano affatto.

E ho capito che, per uscirne, bisogna stare nel dolore — non fuggirlo, non addormentarlo, non sopprimerlo.

Conferenze, articoli, congressi… Tutto interessante.

Ma nel frattempo, le persone continuano a soffrire e a morire.

Corpi che si ammalano, sottoposti agli effetti causati dagli psicofarmaci, perchĆ© assunti per periodi indefiniti e infiniti — ignorati, sottovalutati, taciuti.

Senza amore, senza pazienza, senza la volontĆ  di ascoltare davvero, la cura diventa un atto di protocollo, un esercizio di medicina difensiva.

Ma niente che assomigli davvero a qualcosa che faccia stare bene.

I sintomi parlano. Parlano della nostra anima, della nostra storia, delle relazioni che ci hanno ferito.

Chi non ha mai vissuto un momento difficile nella propria vita?

Emozioni forti, pensieri distruttivi, desiderio di fuggire, di sparire…

Invece di mettere tutto a tacere, proviamo ad ascoltare!

Da dove arriva quella rabbia? Quella paura? Quella frustrazione?

Chi si prende cura della sostanza?

Molto spesso ascolto storie come queste:

Ragazze che a 14 o 16 anni hanno giĆ  intrapreso una ā€œcarriera psichiatricaā€.

Una giovane di 21 anni, con perdita di sensi e rovesciamento degli occhi, dopo la somministrazione di un depot neurolettico.

Un ragazzo di 29 anni con disfunzione sessuale permanente da SSRI.

Una donna di 30 anni con acatisia, il corpo trasformato, istituzionalizzata perchƩ divenuta aggressiva dopo i trattamenti.

Chi vive queste storie spesso non ha voce.

I familiari si disperano, non sanno a chi rivolgersi.

E chi dovrebbe aiutarli, troppo spesso, non sa, non ascolta, non vuole sapere, non ha tempo.

Io non credo che la psichiatria abbia solo pazienti in crisi: ĆØ essa stessa in crisi.

Ho visto troppe persone stare male nella ā€œcuraā€ — e anche morire di psichiatria.

Lo dico con tutto il peso dell’esperienza, diretta e indiretta.

Forse suonerò tragica, ma preferisco dire la verità che incontro attraverso storie vere, di vita vera.

Anche se disturbante.

Perché è proprio questo il mio intento: scuotere le coscienze.

Possiamo interrogarci sul senso di tutto questo?

Chi decide cosa ĆØ bene per l’altro?

PerchĆ© gli ā€œespertiā€, lo psichiatra, perfino i familiari, pretendono di sapere cosa ĆØ giusto per l’altro?

E se invece fosse la persona stessa, con le sue fragilitĆ  e le sue risorse, a poter scegliere?

A poter essere ascoltata, compresa, accompagnata?

I sintomi non nascono dal nulla.

Vogliono parlare. Vogliono gridare. Vogliono esprimersi.

Curare chi non ĆØ ā€œmalatoā€, ma ferito, significa smettere di classificare e iniziare ad ascoltare davvero.

PerchĆ©, se non si cambia prospettiva, gli ā€œassistitiā€ saranno sempre di più.

Solo chi ha vissuto tutto questo sa davvero di cosa sto parlando.

ā€œFinchĆ© si continuerĆ  a curare i sintomi e a promuovere il concetto di squilibrio chimico del cervello, si continuerĆ  a produrre malattia invece che libertĆ .ā€

susi.brunelli@gmail.com

Ā 

Condividi:

‘Diritti alla Follia’ incontra la corsa ā€œal passo del più lentoā€ nella nuova rubrica ā€œFuori Controlloā€

Diritti alla Follia · 09/09/2025 · Lascia un commento

Di L.E.

L’associazione ā€˜Diritti alla Follia’ ha da poco inaugurato una nuova rubrica, che si aggiunge alla programmazione giĆ  trasmessa settimanalmente attraverso i consueti canali Facebook e YouTube, dal titolo ā€œFuori Controllo: pratiche di promozione socialeā€: una rassegna che ā€œnon chiede permesso e non ricerca approvazioneā€. In essa si darĆ  spazio a voci, azioni e idee fuori dai canoni prestabiliti, per guardare e concepire la realtĆ  in modo ogni volta differente.

Nella prima puntata, (in fondo all’articolo ĆØ possibile reperire il link) condotta da Cristina Paderi, abbiamo intervistato Manfredi Giovanni Seu e Stefano ā€œStewieā€ Meleddu, i due fondatori del movimento SunCity Run Club. Si tratta di una community sportiva giovane e dinamica, con sede a Cagliari, che usa la corsa come strumento di socializzazione, salute e divertimento, coinvolgendo persone di ogni etĆ  e livello di esperienza, e in cui vige un’unica regola: andare al passo del più lento. Ā L’iniziativa, che si svolge per le strade di Cagliari e dintorni, a cadenza settimanale, sta riscuotendo grande partecipazione tra gli abitanti del comune sardo e successo sui social, come testimoniano le migliaia di followers e le numerose interazioni che il SunCity vanta sui propri profili Instagram e Tik Tok.Ā 

Gli aspetti di questa iniziativa che hanno suscitato il nostro interesse, perchĆ© in qualche modo richiamano alcuni dei principi che ā€˜Diritti alla Follia’ ĆØ impegnata a promuovere, sono l’approccio all’insegna dell’inclusivitĆ  e il perseguimento di pratiche di benessere e socialitĆ  spontanea: le sessioni di corsa sono aperte a tutti coloro che desiderano partecipare, siano essi principianti o appassionati, e l’imperativo a cui attenersi ĆØ stare uniti senza lasciare nessuno indietro. Non a caso infatti il logo del movimento ĆØ la zebra, simbolo di libertĆ  e unitĆ , dal momento che questi animali si muovono in mandria per sostenersi e proteggersi a vicenda. I giovani artefici di SunCity, Manfredi e Stefano, ci hanno raccontato chi sono, come ĆØ nata quest’idea e quali sono i loro progetti futuri.

Tutto ĆØ iniziato quando i due ragazzi, amici da tempo, si sono resi conto andando a correre insieme degli effetti positivi che la corsa in compagnia ĆØ in grado di procurare, a livello fisico e mentale, e hanno quindi sentito il desiderio di coinvolgere anche altri in questa pratica tanto benefica: correre in compagnia ĆØ un’esperienza piacevole e stimolante, aiuta a sentire meno la fatica fisica e a superare i propri limiti grazie all’incoraggiamento reciproco.

La comunitĆ  di Cagliari ha accolto con entusiasmo la nascita di questa iniziativa, a giudicare dall’adesione sempre più numerosa (soprattutto di giovani) che caratterizza l’appuntamento sportivo settimanale del SunCity e dalla moltitudine di attestazioni di apprezzamento che Manfredi e Stefano ricevono via social dai partecipanti. ƈ proprio la gratitudine espressa dalla ā€œmandriaā€, (cosƬ si chiama la community del movimento), che li ha convinti di aver creato qualcosa di speciale e li motiva a portare avanti il loro progetto.

Tra i punti di forza del programma, oltre all’anima spiccatamente votata all’inclusivitĆ  e alla socialitĆ  ā€œin carne e ossaā€, vi ĆØ anche la possibilitĆ  di trascorrere tempo all’aria aperta, ammirando le bellezze naturalistiche e paesaggistiche che fanno da cornice; un modo per star bene e alleviare solitudine e disagio psicologico attraverso un approccio umano e di solidarietĆ , alternativo a quello propinato dal sistema istituzionale, che contempla quasi esclusivamente quello sanitario, che invece si attua in interventi di medicalizzazione e/o istituzionalizzazione.

Il movimento SunCity si ĆØ dimostrato una sorta di antidoto alla solitudine e al senso di smarrimento che sperimentano molti giovani, per i quali risulta realmente terapeutico ritrovarsi in un contesto di convivialitĆ  e sana (non)competizione, in cui ĆØ possibile allacciare relazioni di amicizia e condividere interessi e fatiche. CosƬ come ĆØ necessario fare passi uno dopo l’altro per avanzare fisicamente durante una corsa, cosƬ gli eventi SunCity fanno da sprone a chi si sente isolato e afflitto a compiere passi per uscire dalla gabbia del proprio malessere per godere del piacere di stare insieme.

Qui il link per vedere la puntata: https://www.youtube.com/watch?v=UYyAQXDFuwE&t=155s






Condividi:

CONVOCAZIONE ASSEMBLEA STRAORDINARIA DEGLI ISCRITTI ALL’ASSOCIAZIONE RADICALE ā€DIRITTI ALLA FOLLIAā€: MERCOLEDÌ 16 LUGLIO H.18.00

Diritti alla Follia · 06/07/2025 · Lascia un commento

Si porta a conoscenza di tutte/i le/i signore/i iscritte/i all’associazione radicale ā€œDiritti alla Folliaā€ che, in esecuzione della delibera approvata dalla Assemblea annuale ordinaria degli iscritti, tenutasi a Milano il 14 aĀ domenica 15 dicembre 2024Ā che annunciavaĀ un adeguamento statutario – ai fini e per gli effetti del D. lgs. 3.7.2017 n. 117 e ss. mm. – finalizzato a porsi in linea con il Codice del terzo settore, al fine di acquisire la qualifica di Associazione di Promozione Sociale (APS) e iscriversi al RUNTS (registro unico nazionale terzo settore),viene convocata, in modalitĆ  telematica, l’Assemblea straordinaria degli iscrittiĀ all’associazione radicale ā€œDiritti alla Folliaā€ nei giorni di:Ā 

mercoledƬ 16 luglio ore 18.00

per discutere e deliberare sul seguente ordine del giorno:

ā— approvazione del nuovo statuto;

ā— nomina organi statutari dell’Associazione;

ā— stabilire l’ammontare della quota associativa;

ā— varie ed eventuali

 La bozza definitiva del nuovo statuto ĆØ stata allegata via mail agli iscritti.

L’Assemblea si terrĆ  online, con collegamento via Zoom (il link ĆØ stato inviato via mail)

 Michele Capano, Presidente

Cristina Paderi, Segreteria

Susanna Brunelli, Tesoriera  

Condividi:
  • « Vai alla pagina precedente
  • Pagina 1
  • Pagine interim omesse …
  • Pagina 9
  • Pagina 10
  • Pagina 11
  • Pagina 12
  • Pagina 13
  • Pagine interim omesse …
  • Pagina 65
  • Vai alla pagina successiva »

Diritti alla follia

SEGUICI SUI NOSTRI CANALI SOCIAL





Associazione diritti alla follia
Via Posidonia, 307 bis - 84129 - Salerno

Fondata il 25 luglio 2018 - dirittiallafollia@gmail.com

Copyright © 2026 * Tutti i diritti riservati

PRIVACY & COOKIE POLICY

VUOI RICEVERE VIA EMAIL AGGIORNAMENTI IMPORTANTI DA DIRITTI ALLA FOLLIA?

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER
GDPR - Trattamento dei dati personali
Utilizziamo i cookie sul nostro sito web per offrirti l'esperienza più pertinente alla navigazione di questo sito memorizzando le tue preferenze. Cliccando ā€œAccettaā€ acconsenti all'uso di TUTTI i cookie. Puoi visitare le impostazioni dei cookie per fornire un consenso personalizzato al trattamento dei tuoi dati. Puoi inoltre visionare la nostra Privacy Policy completa
Impostazione Cookie ACCETTA
Rivedi il tuo consenso ai cookie

Panoramica della privacy

Questo sito web utilizza i cookie per migliorare la tua esperienza mentre navighi attraverso il sito web. Tra questi cookie, i cookie classificati come necessari vengono memorizzati sul tuo browser in quanto sono essenziali per il funzionamento delle funzionalitĆ  di base...
Strettamente necessari
Sempre abilitato
Questi strumenti di tracciamento sono strettamente necessari per garantire il funzionamento e la fornitura del servizio che ci hai richiesto e, pertanto, non richiedono il tuo consenso.
CookieDurataDescrizione
cookielawinfo-checbox-analytics11 monthsQuesto cookie ĆØ impostato dal plug-in di consenso sui cookie GDPR. Il cookie viene utilizzato per memorizzare il consenso dell'utente per i cookie nella categoria "Analytics".
cookielawinfo-checbox-functional11 monthsIl cookie ĆØ impostato dal consenso cookie GDPR per registrare il consenso dell'utente per i cookie nella categoria "Funzionale".
cookielawinfo-checbox-others11 monthsQuesto cookie ĆØ impostato dal plug-in di consenso sui cookie GDPR. Il cookie viene utilizzato per memorizzare il consenso dell'utente per i cookie nella categoria "Altri cookies non in categoria".
.
cookielawinfo-checkbox-necessary11 monthsQuesto cookie ĆØ impostato dal plug-in di consenso sui cookie GDPR. Il cookie viene utilizzato per memorizzare il consenso dell'utente per i cookie nella categoria "Necessario".
cookielawinfo-checkbox-performance11 monthsQuesto cookie ĆØ impostato dal plug-in di consenso sui cookie GDPR. Il cookie viene utilizzato per memorizzare il consenso dell'utente per i cookie nella categoria "Performance".
viewed_cookie_policy11 monthsIl cookie ĆØ impostato dal plug-in GDPR Cookie Consent e viene utilizzato per memorizzare se l'utente ha acconsentito o meno all'uso dei cookie. Non memorizza alcun dato personale.
Interazioni e funzionalitĆ  semplici
Questi strumenti di tracciamento abilitano semplici interazioni e funzionalità che ti permettono di accedere a determinate risorse del nostro servizio e ti consentono di comunicare più facilmente con noi.
Miglioramento dell'esperienza
Questi strumenti di tracciamento ci permettono di offrire una user experience personalizzata migliorando la gestione delle impostazioni e consentendo l'interazione con network e piattaforme esterne.
Misurazione
Questi strumenti di tracciamento ci permettono di misurare il traffico e analizzare il tuo comportamento con l'obiettivo di migliorare il nostro servizio.
Salva e accetta