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Diritti alla follia

Associazione impegnata sul fronte della tutela e della promozione dei diritti fondamentali delle persone in ambito psichiatrico e giuridico.

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Articoli

IL COMITATO ANTI-TORTURA DEL CONSIGLIO D’EUROPA HA EFFETTUATO UNA VISITA DI 12 GIORNI IN ITALIA

Diritti alla Follia · 11/04/2022 · Lascia un commento

Una delegazione del Comitato per la prevenzione della tortura e delle pene e trattamenti inumani o degradanti del Consiglio d’Europa (CPT) ha effettuato una visita periodica in Italia dal 28 marzo all’8 aprile 2022. Si ĆØ trattato dell’ottava visita periodica del Comitato nella penisola.

Nel corso della visita, la delegazione del CPT ha valutato il trattamento e le condizioni di detenzione dei detenuti presso quattro istituti penitenziari ed ha anche considerato il trattamento delle persone private della libertĆ  dalle forze dell’ordine. Inoltre, la delegazione ha esaminato le condizioni di degenza dei pazienti in quattro servizi psichiatrici di diagnosi e cura (SPDC) e delle persone anziane non autonome ospitate in due residenze sanitarie assistite (RSA) .

Nel corso della visita, la delegazione del CPT ha avuto uno scambio di opinioni con Marta Cartabia, Ministro della Giustizia, nonchĆ© con Benedetto della Vedova, Sottosegretario di Stato agli Affari Esteri e Pierpaolo Sileri, Sottosegretario di Stato alla Salute. Inoltre, ha incontrato Carlo Renoldi, Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP) e Sergio Bracco, Prefetto e Capo di Segreteria del Dipartimento di Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno ed altri alti funzionari ministeriali ed ufficiali delle forze dell’ordine competenti. Inoltre, la delegazione ha incontrato Letizia Moratti, Vicepresidente ed Assessore regionale al Welfare della Regione Lombardia.

Sono stati tenuti anche incontri con Mauro Palma in qualitĆ  di Garante Nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertĆ  personale, nonchĆ© con rappresentanti della societĆ  civile attivi nei settori d’interesse per il CPT.

Alla fine della visita, la delegazione ha avuto modo di presentare le proprie osservazioni preliminari alle autoritĆ  italiane.

La visita ĆØ stata condotta dai seguenti membri del CPT:

Alan Mitchell, Presidente del CPT e Capo Delegazione

Helena Papa

Kristina Pardalos

Philippe Mary

Vincent Delbos

Marius Caruana

Sono stati supportati da Hugh Chetwynd (Capo Divisione) e Christian Loda del Segretariato del CPT e assistiti da due esperti:

Catherine Paulet, psichiatra, Direttore del servizio regionale medico-psicologico del carcere di Baumettes, Marsiglia (Francia)

Olivera Vulic, psichiatra, ex Direttore del Centro di Salute Mentale di Podgorica, (Montenegro)

La delegazione ha visitato i seguenti luoghi di privazione di libertĆ :

Camere di sicurezza delle forze dell’ordine

Questura di Milano (Via Fatebenefratelli)

Comando di Compagnia dei Carabinieri di Milano Porta Monforte (Viale Umbria)

Ufficio Arresti e Fermi della Polizia Municipale di Milano (Via Custodi)

Questura di Roma (Via di San Vitale)

Dipartimento di Polizia Ferroviaria ā€œLazio”, Roma

Comando di Compagnia dei Carabinieri Roma Centro (Via Giovanni Giolitti)

Commissariato San Paolo di Torino (Corso Racconigi)

Comando di Compagnia dei Carabinieri Oltre Dora, Torino (Corso Vercelli)

Stazione dei Carabinieri di Torino Mirafiori (Via Guido Reni)

Istituti penitenziari per adulti

Casa Circondiariale di Milano San Vittore

Casa Circondariale di Monza

Casa Circondariale Lorusso e Cutugno di Torino

Casa Circondariale di Roma Regina Coeli (visita mirata)

Strutture psichiatriche

Grande Ospedale Metropolitano di Milano Niguarda (unitĆ  SPDC)

Ospedale Bassini di Cinisello Balsamo (unitĆ  SPDC)

Ospedale di Vizzolo Predabissi, Melegnano (unitĆ  SPDC)

Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini di Roma (UnitĆ  SPDC)

Presidi assistenziali per anziani

Pio Albergo Trivulzio, Mlano (RSA)

Istituto Palazzolo (Fondazione Don Carlo Gnocchi), Milano (RSA)

https://www.coe.int/en/web/cpt/news-2022/-/asset_publisher/F4MCR6Bvx1tS/content/council-of-europe-anti-torture-committee-carries-out-12-day-visit-to-italy?_101_INSTANCE_F4MCR6Bvx1tS_languageId=it_IT

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LA PARTECIPAZIONE DELLE ORGANIZZAZIONI DELLA SOCIETA’ CIVILE ALL’ESAME DELL’ATTUAZIONE DELLA CONVENZIONE ONU SUI DIRITTI DELLE PERSONE CON DISABILITA’(CRPD)

Diritti alla Follia · 05/04/2022 · Lascia un commento

PoichĆ© il Comitato per i diritti delle persone con disabilitĆ  e la Convenzione hanno reso possibile la partecipazione della societĆ  civile alle varie fasi dell’esame dell’attuazione della convenzione, ĆØ importante che le Organizzazioni ne conoscano i meccanismi e sappiano come utilizzarli.

L’Italia invierĆ  a breve il suo secondo rapporto sull’attuazione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilitĆ  (CRPD) al Comitato che si occupa della sua attuazione.

L’associazione Diritti alla Follia ha elaborato una serie diĀ  domande che verrĆ  resa pubblica a breve (cosiddetta List of issues) e che sarĆ  inviata al Comitato quale espressione del coinvolgimento in questo processo,Ā  Questa ĆØ una occasione preziosa che permette di influenzare direttamente l’attuazione della Convenzione e di evidenziare questioni che altrimenti potrebbero essere trascurate.

Ci sono quattro fasi in cui ĆØ possibile partecipare: la fase di reporting, la lista delle domande, il dialogo e le osservazioni conclusive.

I rapporti delle ONG sono molto apprezzati dal Comitato, sono chiamati rapporti “alternativi” o “ombra”. Uno dei modi migliori per contribuire a un processo di revisione ĆØ quello di presentare il proprio rapporto “alternativo” al Comitato.

Questi rapporti possono fornire al Comitato informazioni vitali per la revisione e rappresentano una narrazione diversa da quella fornita dallo Stato.

COME INFLUENZARE LE DOMANDE DEL COMITATO ALLO STATO PARTE

Il Comitato preposto al monitoraggio dell’applicazione della Convenzione pone allo Stato Parte una serie di domande finalizzate a chiarire o completare le informazioni fornite nel rapporto governativo  o per chiedere allo Stato parte di aggiornare il Comitato su qualsiasi cambiamento recente avvenuto dopo la presentazione del suo rapporto.

 La lista delle domande viene inviata allo Stato parte prima dell’esame del rapporto in sessione plenaria e lo Stato parte ĆØ invitato a rispondere per iscritto a queste domande con largo anticipo rispetto alla sessione di revisione. 

L’obiettivo ĆØ quello di ottenere il maggior numero di informazioni e chiarimenti per integrare il rapporto dello Stato parte e per garantire che il dialogo interattivo tra lo Stato parte e il Comitato sia il più costruttivo e ben informato possibile.

LE PROPOSTE DELLA RETE ENUSP

Proposte della ENUSP (Rete Europea di (ex-) Utenti e Sopravvissuti alla Psichiatria) riguardo all’elenco delle prioritĆ  relative  al rapporto sull’attuazione da parte dell’Unione Europea della Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con DisabilitĆ  (CRPD).

Il documento ha lo scopo di fornire informazioni supplementari al Comitato sull’attuazione della CRPD nell’Unione Europea, in modo che  esse vengano prese in considerazione nella compilazione dell’elenco delle questioni preliminari al rapporto per l’Unione Europea.

La Rete Europea degli (ex) Utenti e Sopravvissuti alla Psichiatria (ENUSP) ĆØ l’organizzazione di riferimento, indipendente e rappresentativa degli utenti dei servizi di salute mentale e dei sopravvissuti alla psichiatria a livello europeo. I membri dell’ ENUSP sono organizzazioni regionali, nazionali e locali e singole persone, con sede in Europa. Fin dalla sua fondazione nel 1991, l’ ENUSP ha condotto una campagna in favore dei diritti umani e della dignitĆ  degli utenti dei servizi di salute mentale e dei sopravvissuti alla psichiatria e per l’abolizione di tutte le leggi e le pratiche che ci discriminano. L’ENUSP ĆØ attualmente consulente della Commissione Europea, dell’Agenzia dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea e dell’Organizzazione Mondiale della SanitĆ . L’ENUSP ĆØ membro del Forum Europeo della DisabilitĆ  (EDF) e del Forum Europeo dei Pazienti (EPF) e fa parte della Rete Mondiale di Utenti e Sopravvissuti alla Psichiatria (WNUSP).

Il documento evidenzia le questioni chiave che saranno sollevate più approfonditamente nel prossimo rapporto parallelo dell’ ENUSP sull’attuazione della CRPD nell’UE, atteso prima della prossima sessione del Comitato CRPD nel 2022.

Presentazione delle prioritĆ 

Sebbene la ratifica della CRPD debba portare alla promozione dei diritti delle persone con disabilitĆ  psicosociali, e nonostante il fatto che l’UE possa intraprendere una serie di azioni per porre rimedio alle violazioni dei diritti umani delle persone con disabilitĆ  psicosociali in seno all’UE, l’UE non ha intrapreso azioni su questi temi.

La Rete Europea degli (ex) Utenti e Sopravvissuti alla Psichiatria (ENUSP) ĆØ fortemente preoccupata per la situazione delle persone con disabilitĆ  psicosociali in Europa. L’ENUSP sollecita l’UE ad agire per includere i diritti delle persone con disabilitĆ  psicosociali nella propria agenda dei diritti umani e a porre rimedio alle diffuse violazioni dei diritti umani contro le persone con disabilitĆ  psicosociali nell’UE.

L’UE sembra non opporre resistenza alle violazioni della CRPD  per quanto riguarda le persone con disabilitĆ  psicosociali. Finora, nessuno degli Stati europei firmatari della CRPD ha abolito completamente il ricorso alla sostituzione nel processo decisionale e gli interventi psichiatrici forzati, anche se l’Irlanda e la Spagna hanno fatto degli sforzi per farlo. Invece, la maggior parte dei paesi europei mantiene leggi, o crea nuove leggi che autorizzano queste pratiche, e quindi agiscono in contrasto con i loro obblighi come Stati che hanno ratificato la CRPD. Finora, l’Unione Europea non ha  mostrato alcuna forma di opposizione alle riforme legislative degli Stati membri che sono contrarie alla CRPD e non intraprende alcuna azione contro le leggi nazionali e internazionali discriminatorie promulgate nei suoi Stati membri che permettono la privazione della capacitĆ  giuridica sulla base della disabilitĆ  psicosociale.

In modo analogo, un altro punto di preoccupazione ĆØ il diritto alla libertĆ  e il diritto ad una vita libera da torture e maltrattamenti. Nessuno degli Stati europei aderenti alla Convenzione ha ripristinato il diritto alla libertĆ  delle persone con disabilitĆ  psicosociali su base di uguaglianza con gli altri. E nessuno degli Stati parti europei ha vietato i trattamenti psichiatrici forzati. L’istituzionalizzazione forzata e i trattamenti forzati delle persone con disabilitĆ  psicosociali sono autorizzati nelle normative di tutti i paesi europei, e infatti questa pratica ĆØ anche legata a varie direttive vincolanti del Consiglio d’Europa, come la Convenzione europea dei diritti dell’uomo, articolo 5.1.e, e la Convenzione di Oviedo, cosƬ come il protocollo aggiuntivo alla Convenzione di Oviedo, che vanno contro la CRPD, autorizzando la detenzione per motivi legati alla salute mentale e ai trattamenti psichiatrici non consensuali. Anche se il Consiglio d’Europa non fa parte dell’UE, la situazione dei diritti delle persone con disabilitĆ  psicosociali all’interno dell’UE ĆØ comunque profondamente influenzata dai trattati e dalle norme del Consiglio d’Europa che si applicano in tutta Europa, anche negli Stati membri dell’UE e alla Corte europea dei diritti umani.

Tale legislazione internazionale e nazionale, discriminatoria in tutti gli stati membri dell’UE, non solo supporta pratiche lesive contro le persone con disabilitĆ  psicosociali, ma pone anche barriere insormontabili all’effettivo accesso alla giustizia per le persone con disabilitĆ  psicosociali che sono anche state danneggiate, maltrattate, torturate o addirittura uccise da interventi psichiatrici forzati, e i responsabili sono solitamente impuniti, poichĆ© tali violazioni sono considerate legittime in base a questi standard obsoleti – anche in caso di morte della persona. Ancora una volta, l’UE non mostra alcuna forma di opposizione a queste leggi nazionali e internazionali discriminatorie che permettono la privazione della libertĆ  , tortura e maltrattamenti in ragione della disabilitĆ  psicosociale.

Gli Stati membri dell’UE devono affrontare degli obblighi in conflitto tra l’attuazione della Convenzione ONU CRPD da un lato, e dall’altro, gli standard ancora esistenti contenuti in diverse convenzioni vincolanti del Consiglio d’Europa e la corrispondente giurisprudenza dei meccanismi indipendenti (non UE).

Le chiare raccomandazioni date dal Comitato CRPD attraverso le Osservazioni Conclusive  sull’UE e le Linee Guida sull’Articolo 14 che sono state pubblicate nel settembre 2015 non sono state accompagnate da azioni specifiche da parte dell’UE per migliorare la situazione di milioni di persone con disabilitĆ  psicosociali private della loro libertĆ  nell’UE.

 Qui di seguito il testo integrale del documento dell’ENUSP

https://tbinternet.ohchr.org/_layouts/15/treatybodyexternal/Download.aspx?symbolno=INT%2fCRPD%2fICS%2fEUR%2f48016&Lang=en

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Dateci i dati! Campagna per promuovere indagini sulla violenza contro le donne disabili

Diritti alla Follia · 01/04/2022 · Lascia un commento

Rilanciamo l’articolo di Simona Lancioni responsabile di Informare un’h – Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli di Peccioli (Pisa) sulla Campagna
“Dateci i dati!”, finalizzata a promuovere indagini sulla violenza contro le donne disabili.
La Campagna , a cui ha aderito anche l’associazione Diritti alla Follia, ĆØ promossa da Informare un’h, un centro impegnato da diversi anni sui temi della disabilitĆ  al femminile.

La Ministra con delega alle Pari OpportunitĆ  integri i quesiti giĆ  previsti nella Proposta di Legge in materia di statistiche sulla violenza di genere, attualmente in discussione alla Camera dei Deputati, disponendo che i dati che verranno raccolti nelle indagini statistiche previste nel provvedimento siano disaggregati anche per la disabilitĆ  e rilevino informazioni sull’accessibilitĆ  dei luoghi e dei servizi antiviolenza. ƈ questa, in estrema sintesi la richiesta della campagna di sensibilizzazione ā€œDateci i dati!ā€

Violenza sulle donne, dati Istat 2014: Violenze fisiche o sessuali: donne con disabilitĆ : 36,6%, donne senza limitazioni: 31,5%; stupri o tentati stupri: donne con disabilitĆ : 10%, donne senza limitazioni: 4,7%; violenza psicologica dal partner attuale: donne con disabilitĆ : 31,4%; donne senza limitazioni: 25%; stalking prima o dopo la separazione: donne con disabilitĆ : 21,6%, donne senza limitazioni: 14,3%.
I dati ISTAT del 2014 mostrano chiaramente che le donne con disabilità sono più esposte alla violenza di genere rispetto alle donne senza limitazioni.
GiĆ  approvata al Senato, ĆØ ora in dirittura di arrivo alla Camera dei Deputati la Proposta di Legge n. 2805, avente ad oggetto le ā€œDisposizioni in materia di statistiche in tema di violenza di genereā€. Si tratta di un provvedimento strategico per la prevenzione della violenza contro le donne, la protezione delle vittime e la punizione degli autori, in linea con le disposizioni contenute nella Convenzione di Istanbul (ovvero la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica) del 2011, che l’Italia ha ratificato con la Legge 77/2013. Infatti, come in qualsiasi altro ambito, anche in relazione a questo fenomeno, per poter attuare politiche adeguate ed efficaci, ĆØ necessario fare riferimento alle evidenze scientifiche. La qual cosa, tradotta in termini pratici, significa trovare degli indicatori utili a descrivere il fenomeno stesso e raccogliere i relativi dati statistici. La statistica ĆØ una scienza meravigliosa perchĆ© se il campione ĆØ costruito utilizzando le tecniche probabilistiche, ĆØ possibile impiegare i dati raccolti attraverso esso per risalire a quelli dell’intera popolazione. ƈ attraverso questa procedura che gli Istituti di Ricerca come l’ISTAT (l’Istituto nazionale di statistica) riescono a fare rilevazioni affidabili riguardo ai fenomeni di volta in volta considerati.

La Proposta di Legge n. 2805 dovrebbe segnare un ulteriore passo avanti nel contrasto alla violenza di genere perchĆ© sistematizza la raccolta dati su questo fenomeno disponendo che l’ISTAT e il SISTAN (ovvero il Sistema statistico nazionale) realizzino, Ā«con cadenza triennale, un’indagine campionaria interamente dedicata alla violenza contro le donne che produca stime anche sulla parte sommersa dei diversi tipi di violenza, ossia violenza fisica, sessuale, psicologica, economica, anche alla presenza sul luogo del fatto dei figli degli autori o delle vittime, e atti persecutori in riferimento a comportamenti che costituiscono o contribuiscono a costituire reato, fino al livello regionaleĀ», cosƬ prevede il primo comma dell’articolo 2 in tema di Obblighi generali di rilevazione (grassetti nostri in questa e nelle successive citazioni). Un altro elemento qualificante del provvedimento ĆØ dato dal fatto che la raccolta dati ĆØ stata impostata in modo che i diversi soggetti coinvolti possano interagire tra di loro. Dunque sono definiti gli impegni delle Strutture sanitarie, del Ministero dell’Interno, del Ministero della Giustizia e dei Centri Antiviolenza. Possiamo ritenere che questa impostazione sia corretta e ringraziamo per il lavoro svolto. Tuttavia, esaminando il testo da un altro punto di vista, riteniamo che esso presenti significative criticitĆ . Ci riferiamo alla mancanza di attenzione specifica alle donne con disabilitĆ , e più in generale alle donne e alle ragazze che sono o potrebbero essere vittime di discriminazione multipla e intersezionale.

In merito a tali questioni ĆØ importante sottolineare che l’articolo 4 (Diritti fondamentali, uguaglianza e non discriminazione) della Convenzione di Istanbul individua proprio nell’uguaglianza e nella non discriminazione due dei principi cardine della Convenzione stessa. In particolare il comma 3 dell’articolo 4 prescrive che la sua attuazione Ā«deve essere garantita senza alcuna discriminazione fondata sul sesso, sul genere, sulla razza, sul colore, sulla lingua, sulla religione, sulle opinioni politiche o di qualsiasi altro tipo, sull’origine nazionale o sociale, sull’appartenenza a una minoranza nazionale, sul censo, sulla nascita, sull’orientamento sessuale, sull’identitĆ  di genere, sull’etĆ , sulle condizioni di salute, sulla disabilitĆ , sullo status matrimoniale, sullo status di migrante o di rifugiato o su qualunque altra condizioneĀ». A ciò si aggiunga che nel Capitolo III, in tema di Prevenzione, ĆØ stabilito che Ā«Tutte le misure adottate ai sensi del presente capitolo devono prendere in considerazione e soddisfare i bisogni specifici delle persone in circostanze di particolare vulnerabilitĆ , e concentrarsi sui diritti umani di tutte le vittimeĀ» (articolo 12, comma 3). Un’analoga formulazione si trova nel Capitolo VI, in tema di Protezione e sostegno, dove si legge: Ā«Le Parti si accertano che le misure adottate in virtù del presente capitolo: […] soddisfino i bisogni specifici delle persone vulnerabili, compresi i minori vittime di violenze e siano loro accessibiliĀ» (articolo 13, comma 3). Il tema dell’accessibilitĆ  ricorre anche nelle disposizioni sulle case rifugio: Ā«Le Parti adottano le misure legislative o di altro tipo necessarie per consentire la creazione di rifugi adeguati, facilmente accessibili e in numero sufficiente per offrire un alloggio sicuro alle vittime, in particolare le donne e i loro bambini, e per aiutarle in modo proattivoĀ» (articolo 23); ed in quelle sul supporto alle vittime di violenza sessuale: Ā«Le Parti adottano le misure legislative o di altro tipo necessarie per consentire la creazione di centri di prima assistenza adeguati, facilmente accessibili e in numero sufficiente, per le vittime di stupri e di violenze sessuali, che possano proporre una visita medica e una consulenza medico-legale, un supporto per superare il trauma e dei consigliĀ» (articolo 25).

Quanto il nostro Paese sia inadempiente sotto il profilo dell’attenzione alle vittime di violenza che versano in circostanze di particolare vulnerabilitĆ  (tra le quali rientrano anche le donne con disabilitĆ ) ĆØ esplicitato con estrema chiarezza dal GREVIO, il Gruppo di esperti/e indipendenti responsabile del monitoraggio dell’attuazione della Convenzione in questione, nel suo primo Rapporto di valutazione riguardo alla situazione italiana (pubblicato a gennaio 2020). In questa sede non ĆØ necessario scendere nel dettaglio (chi volesse farlo può consultare la seguente analisi), tuttavia ĆØ importante segnalare che tra le molteplici raccomandazioni in tema di contrasto alla violenza nei confronti delle donne con disabilitĆ  espresse dal GREVIO, vi ĆØ anche quella di Ā«supportare la ricerca e aggiungere degli specifici indicatori correlati a donne e ragazze, nella raccolta dei dati sulla violenza contro le donne che sono o potrebbero essere vittime di discriminazione intersezionaleĀ» (punto 27).

Inoltre vale la pena ricordare che nell’ottobre del 2019 proprio la Camera dei Deputati ha approvato all’unanimitĆ  quattro diverse Mozioni presentate da diversi schieramenti e finalizzate a contrastare la discriminazione multipla che colpisce le donne con disabilitĆ . Ebbene, segnaliamo che due di esse – la Mozione 1-00243 (presentata dall’onorevole Lisa Noja e altri/e) e la Mozione 1-00264, (presentata da Alessandra Locatelli e altri/e) – contengono disposizioni per la raccolta di dati disaggregati anche in funzione della disabilitĆ .

Venendo a tempi più recenti, porta la data del 17 novembre 2021 il Piano strategico nazionale sulla violenza maschile contro le donne 2021-2023 approvato dal Dipartimento per le Pari OpportunitĆ  della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che annovera tra le sue finalitĆ  anche la tutela delle donne Ā«vittime di discriminazioni multipleĀ» (pagina 1), e tra i suoi principi ispiratori il concetto di Ā«inclusione, nell’ottica di considerazione delle vulnerabilitĆ  e delle discriminazioni delle vittimeĀ», e quello di Ā«intersezionalitĆ , in quanto la paritĆ  di genere va considerata in rapporto a tutte le possibili discriminazioniĀ» (pagina 2). Apprezziamo moltissimo questa impostazione, e onestamente non avremmo saputo esprimerci meglio, pertanto ci aspettiamo politiche coerenti e congruenti.

E veniamo al punto: dall’esame del testo della Proposta di Legge n. 2805 non risulta che sia previsto di raccogliere dati disaggregati per la disabilitĆ  e neppure sull’accessibilitĆ  quanto meno dei centri antiviolenza e delle case rifugio. Gli unici riferimenti espliciti alla disabilitĆ  individuati nella Proposta di Legge sono contenuti nel comma 3 dell’articolo 5 (Rilevazioni statistiche del Ministero dell’interno e del Ministero della giustizia), in cui, riguardo alla relazione autore-vittima, si specifica che essa ĆØ rilevata, tra gli altri, anche per i reati di Ā«abbandono di persona minore o incapace di cui all’articolo 591 del codice penaleĀ», e di Ā«circonvenzione di incapace di cui all’articolo 643 del codice penaleĀ».

Il problema ĆØ che senza raccogliere dati disaggregati anche per la disabilitĆ  in tutti gli snodi del percorso antiviolenza non ĆØ possibile descrivere in modo adeguato il fenomeno della violenza nei confronti delle donne con disabilitĆ , nĆ© definire e attuare politiche e programmazioni mirate per questo target. Inoltre, senza raccogliere dati sull’accessibilitĆ  alle donne con disabilitĆ  dei centri antiviolenza e delle case rifugio non sarĆ  possibile intraprendere un percorso di abbattimento delle barriere di diversa natura che queste donne continuano a trovare nell’accesso ai servizi, perpetuando cosƬ una situazione di discriminazione sistemico-istituzionale giĆ  in atto. Per questo motivo il centro Informare un’h, che da diversi anni ĆØ impegnato sui temi della disabilitĆ  al femminile, ha deciso di lanciare la campagna di sensibilizzazione ā€œDateci i dati!ā€ Questa ĆØ volta a chiedere che i dati che verranno raccolti nelle indagini statistiche previste nella Proposta di Legge n. 2805 siano disaggregati anche per la disabilitĆ , e che nelle stesse indagini vengano inseriti indicatori sull’accessibilitĆ  dei luoghi e dei servizi antiviolenza.

Ci risulta infatti che gli unici dati probabilistici relativi alla violenza nei confronti delle donne con disabilitĆ  nel contesto italiano siano quelli, ormai datati, prodotti dall’ISTAT nell’indagine La violenza contro le donne dentro e fuori la famiglia. Anno 2014. E poichĆ© essi mostrano chiaramente che le donne con disabilitĆ  sono più esposte alla violenza di genere rispetto alle altre donne*, giĆ  questo dovrebbe essere sufficiente a far comprendere quanto sia importante raccogliere dati sulla violenza disaggregati anche per la disabilitĆ .

Ciò premesso, riconosciamo l’importanza della Proposta di Legge n. 2805 e, considerando che ora sta per concludere l’iter parlamentare, non vogliamo impedirne l’approvazione. Ma poichĆ© riteniamo che le lacune evidenziate costituiscano una discriminazione basata sulla disabilitĆ , chiediamo che, in conformitĆ  a quanto previsto dal comma 2 dell’articolo 2 della Proposta in questione, la Ministra con delega alle Pari OpportunitĆ , a cui ĆØ affidato il potere di indirizzo in merito all’individuazione delle esigenze di rilevazione statistica in materia di prevenzione e contrasto della violenza contro le donne, integri i quesiti giĆ  previsti nel testo con appositi provvedimenti volti a sanare le criticitĆ  riscontrate. Infine, va opportunamente ricordato che tali provvedimenti vanno definiti in collaborazione con gli organismi di rappresentanza delle persone con disabilitĆ , come previsto dal terzo comma dell’articolo 4 dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilitĆ  (ratificata dall’Italia con la Legge 18/2009).

Il GREVIO ha rilevato che nelle politiche poste in essere dall’Italia nel contrasto alla violenza di genere i riferimenti alla Ā«problematica della discriminazione intersezionale, che riguarda i gruppi di donne più svantaggiate, come le donne con disabilitĆ , le donne Rom, le donne richiedenti asilo e le migranti […] sono frammentari e non prevedono degli obiettivi e degli impegni operativi concreti in termini di prevenzione, protezione, punizione e politiche coordinateĀ» (punto 24). Non ĆØ ipotizzabile che tali politiche possano cambiare se non ci disponiamo a raccogliere dati disaggregati per la disabilitĆ . Senza questi dati le donne con disabilitĆ  vittime di violenza continueranno ad essere discriminate.

  • Violenze fisiche o sessuali: donne con disabilitĆ : 36,6%, donne senza limitazioni: 31,5%; stupri o tentati stupri: donne con disabilitĆ : 10%, donne senza limitazioni: 4,7%; violenza psicologica dal partner attuale: donne con disabilitĆ : 31,4%; donne senza limitazioni: 25%; stalking prima o dopo la separazione: donne con disabilitĆ : 21,6%, donne senza limitazioni: 14,3% (fonte: ISTAT, La violenza contro le donne dentro e fuori la famiglia. Anno 2014).

ENTI ADERENTI alla data del 31 marzo 2022

La presente campagna ĆØ pubblica, gli Enti che desiderano aderire possono farlo scrivendo alla e-mail: info@informareunh.it, trascriviamo di seguito in ordine di arrivo i soggetti che l’hanno sottoscritta.

UILDM Nazionale – Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare
FISH – Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap
Associazione Luca Coscioni per la libertĆ  di ricerca scientifica
Associazione Casa della Donna di Pisa
Associazione Diritti alla Follia
CERPA Italia – Centro Europeo di Ricerca e Promozione dell’AccessibilitĆ 

Dateci i dati! Campagna per promuovere indagini sulla violenza contro le donne disabili

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La Francia sotto i riflettori

Diritti alla Follia · 22/03/2022 · Lascia un commento

dell’associazione Advocacy-France, associazione di (ex)utenti della salute mentale

In occasione dell’esame da parte del Comitato CRPD delle Nazioni Unite del rapporto governativo francese, ad Agosto 2021 l’associazione Advocacy-France ha inviato al Comitato il suo contributo critico , cosiddetto rapporto-ombra o rapporto alternativo.

Advocacy-FranceDownload

Qui di seguito la traduzione di un estratto del rapporto.

Advocacy-France, fondata nel 1997, ĆØ un’organizzazione nazionale francese senza scopo di lucro di (ex)utenti della salute mentale.
Il direttivo ĆØ composto per gran parte da (ex)utenti dei servizi, familiari e amici, professionisti e volontari non utenti rappresentano una minoranza.
Gli obiettivi sono: promuovere e diffondere il concetto e le pratiche di “advocacy” in Francia adattandole alla cultura e alla situazione specifica francese; agire per fornire accesso a ricorsi e rimedi affinchĆ© la voce e le richieste degli utenti siano ascoltate, per il rispetto e la dignitĆ  e i diritti degli utenti dei servizi di salute mentale in ambito medico, giuridico e sociale.

Dal rapporto :

“Raccomandiamo che la Francia metta veramente in atto le azioni necessarie per i regimi di decisione assistita attraverso la promozione e il riconoscimento delle “persone di fiducia”, dei “consulenti e delle persone di sostegno” e delle “Direttive anticipate in psichiatria”, tra le altre misure di sostegno che devono essere rese facilmente accessibili alle persone in difficoltĆ . In passato, per esempio, l’agenzia di servizi alle famiglie (Caisses d’allocations familiales – CAF) forniva consulenti economici e sociali nei centri socio-culturali (e non nelle strutture di assistenza sociale o medico-sociale) con un’assistenza personalizzata offerta alle famiglie (aiuto nella gestione del budget alimentare e degli assegni sociali).

Questo servizio tradizionale aperto a tutti, era anche un approccio molto meno stigmatizzante, di cui i nostri membri con disabilitĆ  hanno potuto beneficiare.

Riempirsi la bocca delle parole “esperti per esperienza” non porterĆ  mai a un vero riconoscimento finchĆ© i problemi di rappresentanza e di autonomia delle persone con disabilitĆ  non saranno risolti.

La recente decisione di non costituzionalitĆ  pronunciata dal Consiglio costituzionale francese il 4 giugno 2021 su una domanda di pronuncia pregiudiziale prioritaria di costituzionalitĆ  presentata da un’organizzazione per la difesa dei diritti in psichiatria (Cercle de RĆ©flexion et de Proposition d’Actions sur la psychiatrie – CRPA) afferma che il controllo giurisdizionale sulle misure di contenzione e di isolamento ĆØ necessario poichĆ© esse costituiscono una privazione della libertĆ . Questa decisione porterĆ  ad una nuova riforma legislativa sulla segregazione e la contenzione dei pazienti psichiatrici, ma solo per quanto riguarda il controllo giurisdizionale sistematico necessario per il mantenimento di tali misure secondo termini e condizioni che restano da determinare, e non per prevedere l’eliminazione di queste pratiche come richiesto dal Comitato ONU.

La Francia rifiuta di capire che le misure di privazione della capacitĆ  giuridica, della libertĆ , dell’isolamento e della contenzione si basano su pratiche discriminatorie basate sulla nozione di carenze reali o percepite e sulla negazione della volontĆ  e delle preferenze delle persone che sono considerate incapaci di acconsentire o di prendere decisioni a causa della loro “condizione” giudicata dagli psichiatri (art. L.3211-2 del Codice della Salute Pubblica).
Questo costituisce anche un rifiuto di riconoscere la disabilitĆ  in favore di un approccio biomedico. Di conseguenza, il rispetto della dignitĆ  della persona, l’informazione fornita, la presa in considerazione della volontĆ  e delle preferenze della persona e la reintegrazione nella comunitĆ  sono quasi impossibili, come possiamo vedere lavorando sul campo.
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Le procedure di appello e di ricorso non sono sufficientemente accessibili. Le “Commissioni dipartimentali dei servizi di assistenza psichiatrica” (CDSP) citati dalla Francia non hanno i mezzi per svolgere le loro missioni di controllo e valutazione. Ancora più grave, dalla legge 2019-222 (articoli 102 e 109) per la programmazione 2018-2022 e la riforma della giustizia, i magistrati che siedono nel CDSP non sono più rimpiazzati alla fine del loro mandato.
Diverse associazioni hanno protestato perchĆ© la mancanza di magistrati ĆØ in totale contraddizione con gli orientamenti dati attraverso la “road map della salute mentale e della psichiatria” del 28 giugno 2018 che viene propagandata. Si tratta di una grave battuta d’arresto per la protezione delle libertĆ  individuali e dei diritti fondamentali nelle istituzioni psichiatriche.

La giudiziarizzazione del ricovero e del trattamento non volontario con l’intervento di un giudice delle LibertĆ  e la detenzione per il riesame entro 12 giorni dalla detenzione e dal trattamento della persona non costituisce un vero e proprio rimedio. Con l’effetto di potenti trattamenti farmacologici, le persone hanno grandi difficoltĆ  a difendersi, e i giudici si allineano semplicemente all’opinione dello psichiatra, tenendo conto solo della validitĆ  della procedura.
Inoltre, il moltiplicarsi di leggi contraddittorie lascia i tribunali con dilemmi irrisolti .

L’ipocrisia legata alla decisione del Consiglio di Stato secondo cui i trattamenti ambulatoriali forzati (“programmes de soins”) non possono essere soggetti a coercizione – o attuati con la forza fisica – il che significherebbe che sarebbero quindi “liberamente acconsentiti” dalla persona. Tuttavia, in caso di rifiuto, la persona vedrĆ  ripartire nei suoi confronti tutta la procedura di ricovero forzato a tempo pieno.

Raccomandiamo anche che il Comitato chieda alla Francia di mettere in atto un’ampia gamma di servizi che rispondano alle richieste delle persone con disabilitĆ  psicosociali, che rispettino la loro autonomia, le loro scelte e la loro dignitĆ , compreso il sostegno tra pari e altre alternative al modello biomedico di salute mentale che ĆØ estremamente prevalente in Francia.
Questi servizi devono essere finanziati per un’esistenza sostenibile e integrati in tutto il paese, non implementati come progetti una tantum.
Devono essere liberamente acconsentiti e progettati, gestiti e valutati con la stretta collaborazione e il coinvolgimento di tutte le associazioni che rappresentano le persone con disabilitĆ  psicosociali, tra cui:

  • centri di accoglienza di emergenza e di crisi,
  • case di accoglienza (non limitate ai senzatetto), come la Soteria,
  • la formazione basata sul recupero e sui diritti umani in linea con le recenti linee guida dell’OMS per servizi di salute mentale centrati sulla persona e basati sui diritti umani,
  • l’effettiva implementazione del programma OMS Quality Rights che ĆØ poco conosciuto nel nostro paese e scarsamente finanziato,
  • Collegi di recovery come il COFOR (Centre de Formation au RĆ©tablissement),
  • Direttive anticipate in psichiatria,
  • Accesso a uno psicologo di propria scelta e a ” terapie di dialogo ” rimborsate dal sistema sanitario pubblico senza dover ricorrere, come ĆØ previsto attualmente, a medici generali e psichiatri per un numero limitato di sedute.

Mesi fa il Ministero della Salute ha organizzato un “Summit globale della salute mentale” senza coinvolgerci. Queste ” grandi masse “, come vengono chiamate in Francia, non risolvono mai le questioni e non sono altro che una vetrina.

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” del resto, fin da subito, gliel’avevo detto: tutto questo io lo scriverò ā€

Diritti alla Follia · 12/01/2022 · Lascia un commento

Vitaliano Trevisan

Il 05 novembre 2021 Repubblica diffonde un articolo a firma di Vitaliano Trevisan, scrittore, attore e regista teatrale.

https://www.repubblica.it/cultura/2021/11/05/news/la_testimonianza_vitaliano_trevisan_io_un_matto_trattato_senza_pieta_-325248117/

Il giorno dopo Vitaliano Trevisan lo condivide sul suo profilo facebook accompagnandolo dal seguente post :
ā€œ del resto, fin da subito, gliel’avevo detto: tutto questo io lo scriverò ā€.

Qui di seguito il testo integrale

Repubblica 05 novembre 2021
Io un matto trattato senza pietĆ 
di Vitaliano Trevisan

Un uomo che cammina in piena luce, in Italia, ĆØ scoperto, nudo, indifeso. […] Cammina come una vittima, e come un colpevole. […] ƈ lƬ, scoperto, inerme, esposto ai colpi, alle indagini, alle accuse. Non si può nĆ© schermire, nĆ© difendere. ƈ una condizione terribile: noi Italiani, non ci possiamo difendere, mai, da nulla, nĆ© dall’assassino nĆ© dal giudiceĀ» (Curzio Malaparte, Misura della Francia, Il Tempo, 4 dicembre 1952).
NĆ© tantomeno, in un paese come l’Italia, ci si può difendere dallo psichiatra, specie se, com’è il (fresco) caso di chi scrive, si ĆØ soggetti a un A.S.O. (Accertamento Sanitario Obbligatorio), parente stretto del famigerato, e ben più noto, T.S.O. (Trattamento Sanitario Obbligatorio), ovvero accertamento e trattamento ā€œpsichiatricoā€ obbligatorio, giacchĆ© sanitario sta qui per psichiatrico.
Iniziamo col dire che, del mio caso personale, non voglio e non posso dire nulla, sia perchĆ© trattasi di questione strettamente privata, che peraltro coinvolge anche dei minori; sia perchĆ©, anzi direi soprattutto, se dicessi di aver subito l’accertamento psichiatrico in questione, e il successivo internamento coatto, ingiustamente, sarebbe come se affermassi di non essere pazzo, cosa che, com’è noto (vedi il famosissimo Comma 22) non ĆØ possibile affermare.
Partiamo dalla fine, ovvero dalla lettera di dimissioni dell’Azienda Ulss n.8 Berica, dell’Ospedale di Montecchio Maggiore, reparto di psichiatria, firmata dal dott. Christian Di Marco, dove, oltre alla data del ricovero, 3 ottobre, e quella di dimissione, 13 ottobre, tra l’altro si legge: Ā«Emesso provvedimento di accertamento sanitario obbligatorio, paziente si recava e ricoverava poi volontariamente in nosocomio per la valutazione ed il ricoveroĀ».
Signor no, signore. Volontariamente, da domenica 3 ottobre, ho fatto solo ciò che mi ĆØ stato permesso fare, cioĆØ poco o nulla. Sulle circostanze del mio ā€œarresto sanitarioā€, per ragioni di spazio, dirò solo che l’Aso mi ĆØ stato notificato, peraltro in forma esclusivamente verbale, nella stazione dei Carabinieri di Crespadoro, mio comune di residenza, dal comandante della stazione stessa, alla presenza di due vigili urbani del comando di Arzignano, e un medico e due infermieri di un’unitĆ  del 118, venuti appositamente in ambulanza per prelevarmi; ambulanza su cui sono costretto a salire ā€œvolontariamenteā€, sotto la minaccia di un Tso.
L’accertamento vero e proprio, avviene infatti nell’Ospedale di Vicenza, dove lo psichiatra di turno, dott. Gardellin, sempre sotto minaccia di un Tso, mi costringe a ingurgitare, seduta stante, due compresse di tavor da 2,5 mg più due compresse di depakin da 500 mg. CosƬ, io che, grazie a una dieta ferrea, all’assunzione di pochi integratori vitaminici a base di erbe, e a una disciplina fisica che seguo scrupolosamente, ormai da un paio d’anni, non assumo più psicofarmaci, dopo circa venti minuti, letteralmente svengo, per risvegliarmi la mattina seguente, intorno alle cinque, in reparto, dove resto fino al pomeriggio verso le sedici, quando un’altra ambulanza mi preleva e mi consegna al reparto psichiatrico dell’Ospedale di Montecchio Maggiore, dove vengo, sempre ā€œvolontariamenteā€, ricoverato.
CioĆØ imprigionato, perchĆ© di questo si tratta, visto che tutte le finestre hanno le sbarre, le porte sono chiuse a chiave e si ĆØ strettamente sorvegliati, giorno e notte, da un manipolo di infermieri/e, che in realtĆ  sono, e per la maggior parte anche si comportano, dei secondini, che, come tutti i sorveglianti che si rispettino, sono sempre pronti a sfogare la propria frustrazione — le paghe sono basse e il lavoro ingrato — sui pazienti/prigionieri, approfittando di un regolamento tanto assurdo quanto legalmente discutibile, che prevede il sequestro dei cellulari, che vengono concessi due ore la mattina, dalle 10 alle 12, e due al pomeriggio, dalle 16 alle 18, e dĆ  la possibilitĆ  di fumare solo a orari prestabiliti, circa ogni ora e mezza, all’aperto, in uno spazio chiuso, sotto la sorveglianza di almeno un infermiere. E siccome gli infermieri e le infermiere hanno sempre tanto da fare, come più o meno tutti i dipendenti pubblici, gli orari saltano e, per telefonare o per fumare, tocca aspettare, o, nel caso di un’emergenza, rassegnarsi a saltare il turno.
Il reparto, misto maschi e femmine e tutti i generi vari, occupa un’ala del vecchio ospedale — ala ristrutturata, questo s’intende, ma ristrutturata per gara d’appalto al ā€œmiglior prezzo di mercatoā€, cioĆØ al ribasso — , si compone di sei stanze da quattro posti letto cadauna, collegate da un corridoio a L; una piccola sala mensa con annessa cucina, dove si riscaldano e si servono, di malavoglia, le solite schifezze precotte, ovvero la solita pasta scotta, riso scotto, carne e pesce del tutto insapore eccetera, fornite, sempre in appalto al miglior prezzo eccetera, dalla solita cooperativa che ha vinto il primo appalto almeno vent’anni fa, e periodicamente ri-vinto tutti i successivi. Poi c’è la sala comune, che ĆØ anche l’ingresso, con un grande tavolo per le attivitĆ  comuni, e la televisione. In bagni sono in tutto due, ma uno ĆØ spesso fuori uso. Ne resta dunque solo uno, cui il prigioniero può accedere esclusivamente se accompagnato da un’infermiera, che gli apre la porta chiusa a chiave e poi aspetta, in anti-bagno, che il disgraziato abbia espletato, in tempi ragionevoli, cioĆØ brevi, i suoi bisogni corporali.
L’angolo inferiore sinistro del telaio in alluminio verniciato della finestra del bagno ĆØ squarciato. Bel materiale l’alluminio: lamiere da 3/5 mm, resistenti, leggere, e, cosƬ scoperte, taglienti come un rasoio. Appena esco, riferisco la situazione, con una certa veemenza e a gran voce, alla capo-infermiera, che mi guarda sorpresa. L’angolo della finestra ĆØ rotto, dice, e allora? E allora, dico, se solo avessi voluto, ora sarei steso con le vene dei polsi recise. E voi, aggiungo quasi urlando, lasciate che i vostri pazienti si chiudano a chiave in bagno con un rasoio a disposizione? Lei non risponde. E per una volta, ĆØ il prigioniero a zittire il sorvegliante. Il giorno seguente, quando vado in bagno, noto che lo squarcio ĆØ stato malamente rabberciato con del nastro adesivo. Poi, ed ĆØ la cosa più importante, ci sono loro, cioĆØ noi: i pazienti psichiatrici. E, sottoscritto a parte, chi sono questi prigionieri?
ƈ presto detto: A., un ragazzo di 25 anni, dentro da quasi un anno, perchĆ© a casa non lo rivogliono, cosƬ lui, e ha dei precedenti per consumo e spaccio, scappato in Francia per evitare il Tso, e lƬ, dopo due mesi, arrestato, imprigionato per mesi due, e infine estradato e internato in attesa di essere accolto in una qualche comunitĆ . Poi c’è F, 19 anni, biondo, occhi azzurri, frangia sugli occhi, rapper maledetto che ha tentato il suicidio, e ora ĆØ dentro per uso di sostanze stupefacenti e alcol, con cui lego, chiacchiero di musica, e mi metto d’accordo per una session post-prigionia. E G., 23 anni, anche lei bionda, pelle bianchissima, alta, slanciata, bellissime mani che tremano, e bellissimo viso dell’est dagli zigomi alti, tipico di questi luoghi, fresca di tre giorni di rianimazione dopo un tentato suicidio. Ed E, madre sola di 45 anni con problemi di alcolismo, cui i servizi sociali hanno appena tolto il figlio di anni 8. S, 27 anni, padre sardo e madre veneta, e perciò, cosƬ lui, sardo in Veneto e veneto in Sardegna, sotto metadone da anni tre, parcheggiato in reparto in attesa di essere accolto in comunitĆ . Poi I. e C., due signore di una certa etĆ , una anche appena operata all’anca, dentro non so per cosa. E infine, isolati in stanza in stato di contenzione, cioĆØ legati al letto, un vecchio demente e un cinquantenne, minorato dalla nascita, che continua ad agitarsi, parlare e urlare, continuamente, giorno e notte, internato da un paio di settimane, per dar modo alla madre, ormai ottantenne, che lo ha sempre tenuto con sĆ©, ma ormai non ce la fa più, di avere un paio di settimane di respiro.
In questa compagnia, e non certo per merito di un personale scontroso e permalosissimo, a partire da psichiatri e psicologi, i quali, se solo ci si sogna di porsi con loro in rapporto dialettico, cioè si sfida il principio di autorità, si irritano e non si peritano di interrompere il paziente alzando la voce, e di zittirlo minacciando un trattamento obbligatorio, ma forse proprio grazie a questo, i miei giorni di detenzione scorrono via abbastanza velocemente. Il pomeriggio di mercoledì 13 ottobre, dopo aver firmato una lettera di dimissioni falsa, abborracciata e piena di inesattezze, vengo rilasciato.
Sono passate un paio di settimane. Lo shock ĆØ riassorbito. Sto scrivendo un reportage, come fossi stato non un paziente, ma un inviato speciale in incognito.
A questo riguardo, resta da dire una cosa. ƈ una cosa che tutti più o meno sanno, ma nessuno dice, e che gli statistici vari, sempre cosƬ pronti e zelanti quando si tratta di fornire numeri e dati a supporto di questa o quella teoria filo-governativa, si guardano bene dal rilevare, e la cosa che resta da dire ĆØ che i ricoverati, tutti i ricoverati, a prescindere da sesso e religione, hanno in comune una cosa: sono tutti, ripeto tutti italiani, di classe proletaria e sottoproletaria. E sono bianchi. PerchĆ© c’è poco da fare o da dire: ĆØ il proletariato e il sottoproletariato italiano bianco, oggi, a rappresentare la classe sociale meno protetta di tutte, la meno ā€œvistaā€ di tutte. Agli italiani bianchi di classe sociale inferiore, l’assistenza sociale di stato può espropriare i bambini, mentre la psichiatria di stato, dal canto suo, può internare a colpi di Aso e Tso, e trattare ogni cosa a forza di psicofarmaci, senza che nessuna delle innumerevoli associazioni che lotta per i cosiddetti diritti civili abbia niente da dire.
Ai tempi di Berlusconi, in una delle mie rare apparizioni televisive, Dandini mi chiese se fossi di destra o di sinistra. Risposi: forse sono di destra, risposi, ma non di questa destra. Sono passati più di dieci anni. Ora, dopo aver letto Gramsci, se qualcuno mi facesse la stessa domanda risponderei: non so, forse sono di sinistra. Ma non di questa sinistra.

Nota di Repubblica
Ora quel reparto ĆØ stato chiuso
Il reparto di psichiatria dell’ospedale di Montecchio Maggiore (Vicenza) ha chiuso lo scorso 3 novembre. L’intera struttura — che ha ospitato la degenza coatta dello scrittore Vitaliano Trevisan il cui racconto riportiamo in queste pagine — ĆØ stata trasferita al San Bortolo di Vicenza, stessa azienda sanitaria Ussl 8 Berica. La decisione ĆØ arrivata come un fulmine a ciel sereno in Veneto tanto da sollevare le domande del Partito democratico: il capogruppo in Regione Giacomo Possamai ha posto se non dubbi sulla trasparenza dell’operazione, almeno quesiti. Ā«Quali sono le ragioni della chiusura improvvisa del reparto di Psichiatria dell’ospedale di Montecchio e del trasferimento al San Bortolo? E, soprattutto, sarĆ  realmente una scelta temporanea?Ā», si chiede il consigliere regionale del Veneto. Risponde l’Ussl in una nota: Ā«Le degenze del servizio psichiatrico saranno riattivate a Montecchio Maggiore una volta completato il nuovo ospedaleĀ». Forse nel 2025

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