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Diritti alla follia

Associazione impegnata sul fronte della tutela e della promozione dei diritti fondamentali delle persone in ambito psichiatrico e giuridico.

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CRPD

Comunicato stampa: Nasce ALIBES, l’Alleanza per la LIbertĆ  di Scelta e il Bene-Essere psicoSociale

Diritti alla Follia · 16/03/2023 · Lascia un commento

Nasce ALIBES, l’Alleanza per la LIbertĆ  di Scelta e il Bene-Essere psicoSociale

Si ĆØ costituita un’Alleanza tra numerose realtĆ  organizzate, operanti in Ć mbito nazionale e locale, per l’avvio di un’azione comune tra quanti intendono proporre un cambio di paradigma a livello normativo, amministrativo e delle prassi operative concernenti le persone che vivono un disagio psicosociale, comunemente definiti i ā€œmattiā€, e coloro che agli stessi Ā sono spesso assimilati sul piano dello stigma sociale e della privazione di ogni diritto, Ā assumendo a pretesto la loro più o meno presunta incapacitĆ  di decidere per sĆ© stessi.

“Nell’àmbito delle attivitĆ  pubbliche rivolte alle persone con disabilitĆ  psicosociale o a rischio di discriminazione in ragione della propria vulnerabilitĆ ā€, dichiarano i promotori e le promotrici ā€œci troviamo di fronte a fenomeni di sistematica lesione dei diritti fondamentali della persona e al persistere del modello organicista o bio-medico, che trascura gli aspetti psicosociali che sono stati messi in rilievo dall’Organizzazione Mondiale della SanitĆ  e in campo giuridico dalle Nazioni Unite con la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con DisabilitĆ  (CRPD)”. La legge 3 marzo 2009, n. 18, con cui il Parlamento Italiano ha autorizzato la ratifica della Convenzione, sottoscritta dal nostro Paese il 30 marzo 2007, ĆØ tutt’ora inattuata. La possibilitĆ  che la rivoluzione copernicana dettata dalla CRPD possa compiersi, come da ultimo ha ricordato il Comitato preposto al monitoraggio dell’attuazione della stessa rivolgendosi all’Italia, sono legate ad una vera e propria necessaria alfabetizzazione degli Ā operatori e delle operatrici della cosiddetta ā€œsalute mentaleā€ operanti negli ambiti sociale, sanitario, giudiziario, amministrativo ed in collaborazione con le famiglie su questi temi, ciò affinchĆ© la loro stessa attivitĆ  sia improntata al riconoscimento ed al rispetto dei diritti umani di ciascun individuo.

ALIBES, richiamando le Istituzioni ed i servizi operanti in questo campo alla conoscenza ed al rispetto dei principi della CRPD, ritiene fondamentale che vengano introdotti specifici vincoli che pongano fine all’arbitrio sperimentato dalle persone e dalle famiglie nell’incontro coi servizi, e che si creino le condizioni utili e necessarie per garantire a tutti i cittadini e a tutte le cittadine il diritto di far valere le proprie ragioni a fronte di interventi sanitari coercitivi, perchĆ© nessuno e nessuna possa esservi sottoposto. Occorre, in estrema sintesi, che la condizione di ā€œdisagioā€ non possa più essere utilizzata come il ā€œbiglietto d’ingresso per una terra di nessunoā€ ove le più sacre prerogative dell’individuo, all’interno di uno Stato di diritto, sono cancellate”.

ā€œPer un verso rileviamo con preoccupazioneā€, aggiungono i promotori e le promotrici ā€œcome siano state letteralmente ignorate dall’Italia le raccomandazioni del Comitato ONU CRPD, che nell’ agosto 2016 segnalava al nostro Paese le urgenti riforme funzionali ad allineare la normativa e le prassi italiane ai diritti riconosciuti alle persone con disabilitĆ  psicosociale dalla Convenzione stessa. In particolare, il Comitato ha chiesto all’Italia di abolire l’interdizione e l’inabilitazione, e di riformare l’amministrazione di sostegno, affinchĆ© essa non possa più essere impropriamenteintesa come regime decisionale sostitutivo della persona beneficiaria, ma si configuri come un supporto all’espressione delle volontĆ  della persona stessa, e come uno strumento funzionale alla sua autodeterminazione; va inoltre rivista la disciplina del trattamento sanitario obbligatorio (in accordo anche alle ripetute, da ormai vent’anni, raccomandazioni del Comitato di Prevenzione della Tortura – CPT), e quella delle misure di sicurezza per i soggetti non imputabili (le REMS e l’eterna libertĆ  vigilata).

Per altro verso constatiamo che il dibattito pubblico attorno ai temi della ā€œsalute mentaleā€ si muove nella direzione di un ulteriore aggravamento di tale stato di clamorosa illegalitĆ  internazionale dello Stato italiano. L’azione pubblica in tema di ā€œsalute mentaleā€ e la quotidiana operativitĆ  dei Dipartimenti di Salute Mentale sono carenti in quanto:

  • ignorano le recenti ā€œLinee guida sulla deistituzionalizzazioneā€ del Comitato ONU CRPD;
  • non consentono che alcun ruolo effettivo (culturalmente e pubblicamente riconosciuto) sia svolto da utenti ed ex utenti (del cui apporto ci si avvale in molte esperienze all’estero);
  • non concedono alcuno spazio ad esperienze sociali che in altri Paesi hanno dato ottima prova di efficacia (qui in gran parte del tutto ignorate);
  • ā€œschiaccianoā€ la libertĆ  terapeutica dei medici costringendoli a ā€œcondotte professionali difensiveā€, minando in radice ogni possibile alleanza con gli utenti;
  • sono costruite senza alcuna consapevolezza della centralitĆ  del destinatario e della destinataria del servizio nella gestione delle risorse messe in campo, apparentemente, a suo beneficio”.

“Non ĆØ rinviabile“, concludono i promotori e le promotrici del progetto ā€œuna serena ed equilibrata, ma decisa, rivalutazione critica delle evidenze relative al rapporto tra benefici e rischi nella somministrazione, soprattutto a lungo termine, delle principali classi di psicofarmaci, valorizzando tutte le evidenze disponibili sui percorsi di deprescrizione (considerati i costi economici e sociali delle terapie farmacologiche a lungo termine e delle disabilitĆ  fisiche e funzionali che ne possono derivare)ā€.

                                                                                                                                        lì 16 marzo 2023

Aderiscono al progetto :

Associazione Michele Baù – Angeli con le ali

Associazione Radicale Diritti alla FolliaĀ Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā 

Associazione Diritti senza BarriereĀ Ā Ā Ā Ā Ā Ā 

Associazione AMA Linea di SconfineĀ Ā 

Movimento PsicospiritualeĀ  Ā 

Associazione Code per CuriosiĀ Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā 

Associazione Keep onĀ Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā 

Associazione Professione in Famiglia

Associazione Spazio DisponibileĀ Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā 

Associazione superstiti e vittime della psichiatriaĀ Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā 

Associazione UHRTAĀ Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā 

Centro di Relazioni UmaneĀ Ā 

Centro Informare un’HĀ Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā 

Centro per l’alternativa alla psichiatria Francesco Lorusso

Centro PoiesisĀ Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā  Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā 

Circolo Chico MendezĀ Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā 

Comitato dei Cittadini per i Diritti UmaniĀ Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā 

Cooperativa IncontrocorrenteĀ Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā 

ENIL ItaliaĀ Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā 

ENIL Lombardia

Istituto SalesĀ 

Mad in Italy portale di informazione scientificaĀ 

PoiesisolidaleĀ Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā 

Per informazioni e adesioni infoalibes@gmail.com

 

 

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Barbara Pavarotti, la mia lettera a C.

Diritti alla Follia · 04/03/2023 · Lascia un commento

Ā 

C., povero tesoro invecchiato in otto mesi di 20 anni, scrivo questa lettera, che forse mai leggerai, al vento. Nessuno te la consegnerĆ  mai, perchĆ©, da quando sei stato portato via da casa, non so più nulla di te. Quella casa che ti eri comprato con tanta fatica, che conteneva il tuo passato, ormai smantellato, mentre tu sei ancora in vita e per fortuna che non lo sai.  Per fortuna non sai che nel tuo letto ora ci dormono altri, gli affittuari.  Sai che anche la targhetta sul citofono ĆØ cambiata? Ci sono altri nomi. E il tuo divano, quello che comprammo insieme da Ikea, ĆØ fuori, sul pianerottolo, in attesa di essere smaltito.

ā€œGiurami, mi avevi detto ad aprile, di non permettere a nessuno di portarmi via ā€œ.

Ti chiedo scusa, non ce l’ho fatta. Sei stato messo in quelle strutture per anziani che odiavi, perchĆ© tu non ci volevi stare con chi sta peggio di te.  Tu volevi stare con persone più giovani. Invece no, sei vecchio. Devi stare nelle strutture per vecchi. E sei demente. Ma non lo eri cosƬ tanto quando ti ci hanno portato, lo so. So che hai chiesto per mesi di andartene, ma non ne sei più uscito, mai ti ĆØ stato concesso di poter tornare a casa almeno a scegliere da solo le cose che volevi portarti in struttura, come tu hai chiesto.  

Non so dove sei, cosa fai, se parli, se cammini, che farmaci ti fanno prendere. Se questi farmaci ti fanno bene o male.

Se ti danno la cioccolata che ti piaceva tanto.  Se ti friggono i supplƬ, come facevo io. Credo di no, ti daranno il cibo per vecchi. E’ per questo che sei dimagrito tanto?

Non sai quanto ti ho cercato per mesi, quanto ho implorato che fosse ascoltata la tua volontĆ .  Nessuno l’ha mai fatto. I carabinieri me l’avevano promesso, invece ci hanno preso in giro. La tua volontĆ  valeva meno di zero.

Sai che un pomeriggio di luglio, dopo aver finalmente scoperto dove stavi, mi sono presentata alla struttura per chiedere di vederti e i gestori mi hanno picchiata urlando ā€œcriminale, assassina, ti facciamo carcerare a vita?ā€. Tu eri lƬ dietro, oltre le sbarre, non so se hai sentito qualcosa. Ho implorato anche la polizia, intervenuta, di farti sapere che ero lƬ, con te. Nulla, non ha voluto farlo.  Sono finita all’ospedale, con un dito fratturato e contusioni multiple, solo perchĆ© il tuo amministratore di sostegno aveva dato ordine di cacciarmi.

Poi a fine agosto sei stato spostato di struttura perchĆ© lƬ – dove hai vegetato per 4 mesi senza fare assolutamente nulla, impazzendo – c’erano troppe ispezioni. Si ĆØ rivelata irregolare, senza nemmeno le cartelle cliniche e personali dei ricoverati. Senza alcun piano di assistenza. Ti ho visto, in qualche foto mandatami da anime pietose,  in carrozzella, legato. Ma tu camminavi, quando sei stato ricoverato.

Da quella struttura sei stato spostato come un pacco, solo perchĆ© lƬ la situazione era diventata tesa. Altrimenti ti ci avrebbero tenuto a vita. E comunque a vita ora sei sempre in un’altra struttura privata, ti stai pagando (anche se non lo sai) la tua morte a 2000 euro al mese. Coi tuoi soldi, che non bastano, per questo ĆØ stata affittata casa tua. Per poterti tenere rinchiuso ancora e sempre. Fino alla morte.

Ora, forse, non hai più una volontĆ , forse non sai più chi sei, dove stai, perchĆ©. Io sapevo che ogni giorno che passavi lĆ  dentro sarebbe stato fatale. Sapevo che in pochi mesi ci sarebbe stato il tracollo.  Non ti ĆØ stato concesso di vivere ā€œda liberoā€ i tuoi ultimi mesi di luciditĆ . Non ti ĆØ stato più concesso di vedermi o vedere chi voleva venirti a trovare.  Nel tuo ultimo messaggio telefonico mi hai detto: ā€œSono bloccato su tutto, spero che le cose cambino, chiamami per piacereā€. Scusa se non sono mai riuscita a farlo. GiĆ  dopo questo messaggio il tuo telefono non era più tuo, te l’hanno tolto subito.

Sai che ai tanti che ti mandavano whatsapp per sapere dove stavi, il tuo amministratore di sostegno ha risposto fingendo che fossi tu: ā€œSono con la mia famigliaā€. Non era vero. Eri in struttura. Sai che quelli che ti hanno cercato sono stati minacciati? A un tuo amico la struttura ha detto: ā€œAbbiamo il suo telefono, la denunciamoā€.  Esiste il reato di telefonata, secondo costoro.

Sai quanta gente ti ha cercato e sempre si ĆØ sentita rispondere: ā€œNO, NON E’ POSSIBILE VEDERLO.  Lui deve stare in pace, dimenticare tuttoā€. PerchĆ© hanno voluto che tu dimenticassi a forza il tuo passato non facendoti più frequentare il mondo di prima?

E io posso solo ricordare tutto quello che abbiamo fatto insieme, quando nessuno ci vietava di farlo. La nostra complicitĆ , perchĆ© ci dicevamo tutto, il nostro amore, i nostri battibecchi, la tv guardata abbracciati,  le notti in cui ci si addormentava tenendoci per mano. 

Tu ora non ricordi, ma io sƬ. E questo basta. Ma mi ĆØ vietato anche farti una carezza. ā€œPer il tuo bene, dicono, per non turbartiā€. Ma quanto può essere pericolosa una carezza per chi sta nel mondo dell’oblio?

Ora non guardo più nemmeno il cielo. A chi dovrei mostrare i tramonti? Quelli per cui ci incantavamo nelle sere d’estate?  Mi sono persa, ho smarrito il senso. Come te.

Passo davanti al negozio dove lo scorso anno in questi giorni siamo andati a scegliere il tuo regalo di compleanno, quel maglioncino lilla che ti piaceva tanto e distolgo lo sguardo, non ce la faccio. Ce l’hai ancora? Te l’hanno portato in struttura o stai sempre con la tuta? Anche quella te la regalai io, ma era per la palestra. So che nelle strutture ĆØ come in ospedale, non ĆØ che poi si guardi tanto all’abbigliamento.  Dove si deve andare, in fin dei conti, chi si deve vedere? Sempre le solite facce.

Tu hai detto che stai in ospedale, col lettino con le sbarre, parli di ā€œgente orribile, pipƬ, doloreā€, ma dicono che definisci la struttura cosƬ perchĆ© sei demente. Che invece ĆØ meravigliosa. Ma come può essere meraviglioso un mondo con le sbarre e non solo ai letti? Come può essere meraviglioso un mondo dove tutti ti comandano? A me sembra che questo mondo sia fatto di detenuti che non hanno commesso alcun reato, dove ĆØ sancita ā€œla fine pena maiā€. Se non con la morte. Detenuti che hanno l’unica colpa di essere fragili, anziani e quindi non degni di vivere diversamente.

Sai, ho chiesto di vederti per il tuo compleanno, il 26 gennaio. Non mi hanno nemmeno risposto.  Non mi hanno risposto quando ho chiesto di vederti per Natale, per il mio compleanno.  Non ĆØ bello che tu in struttura non possa vedere nessuno, so che ĆØ una bugia quando dicono che sei tu a volerlo.

Sai che il tuo giudice, quello che deve decidere il tuo destino (e nessuno ti ha spiegato che sarebbe andata cosƬ) non legge le mie suppliche da mesi? Non si interessa a te e a come stai, perchƩ ha tanto altro da fare.

Può un giudice tutelare fregarsene di una vita umana? Sì, lo può fare. I giudici hanno tanto potere e non sempre lo esercitano bene.

Questo giudice mi ha concesso un incontro a fine settembre e in udienza ha esordito cosƬ: ā€œNon ho letto nulla e non intendo leggere nullaā€. Io sono rimasta raggelata. Al mio avvocato ha intimato di ritirare immediatamente tutte le istanze, altrimenti non mi avrebbe concesso di vederti. A me ha detto: ā€œLei ĆØ una giornalista. Se solo osa scrivere o parlare pubblicamente di questa storia, non le farò mai più vedere in vita sua C. ā€œ. 

Per questo ti chiamo C. non posso dire il tuo nome che ho nel cuore impresso a fuoco.

Ti ho visto, sƬ, anche se tu non lo ricordi, a fine settembre, a casa dell’amministratore di sostegno. Un incontro filmato integralmente come da disposizione del giudice, roba che neanche per le visite ai carcerati viene imposta. Ti ho ritrovato, ma tu eri ormai perso. Mi hai detto cose bellissime, per quel che potevi: ā€œSono rimasto angosciato che non ci si poteva più vedere. E’ stata una cosa che mi ĆØ mancata, guardavo il calendario, ero preoccupato perchĆ© mi rendevo conto che stava passando troppo tempoā€.

Ma l’amministratore di sostegno ci interrompeva sempre, voleva che parlassimo d’altro, non di noi due.

E il giudice che doveva decidere, in base a questo incontro se io ā€œsono pericolosa per teā€, non decide nulla da ottobre. Come posso io essere pericolosa per l’uomo che volevo accudire per tutta la vita? Ce l’eravamo giurato, scusa se non ho potuto rispettare questo giuramento.

C., tu non sai nemmeno che significa avere un amministratore di sostegno, non te l’ha spiegato nessuno quando a marzo, all’udienza in cui sei stato trascinato (e tu non volevi, avevi paura) l’avresti capito. Ti hanno chiesto se avevi bisogno di assistenza e tu hai risposto: ā€œSƬ, grazieā€. Non sapevi che saresti diventato un prigioniero. Nemmeno io lo sapevo. Tutto – la nomina di un amministratore di sostegno, il tuo ricovero-  ĆØ stato fatto di nascosto da me. Altrimenti avrebbero dovuto passare sul mio cadavere per farti questo. E a tua insaputa, mentre tu avevi il diritto di sapere cosa ti aspettava. Invece ti hanno tradito nascondendoti la veritĆ .

C., ogni mio pensiero, ogni istante, ĆØ rivolto a te.  Ogni lacrima ĆØ per te, mio compagno di viaggio per 13 anni. Non doveva finire cosƬ. Spero che non finisca cosƬ. Ma ho una brutta sensazione, gli incubi arrivano nella notte insonne.

 Com’è difficile morire da solo, da sola. Possibile che proprio a noi tocchi questo destino?  Tu l’hai forse meritato?  Io non so nulla. Eppure so tutto e vedo con esattezza cosa accadrĆ . Come l’ho visto da maggio, dal primo giorno della tua scomparsa, quando ho implorato mezzo mondo di ascoltare cosa volevi veramente. E nessuno, pur potendolo e dovendolo fare, ci ha aiutato. Sapevo tutto, mi rifiutavo solo di crederci perchĆ© mi sembrava impossibile che tu dovessi rinunciare, per ordine di altri, a tutto quello a cui tenevi.

Sei arrivato in sogno.  Io continuavo a chiederti cosa fosse successo e tu non rispondevi. Scuotevi la testa con un sorriso triste.

Ieri ho comprato tutte le cose che preferivi mangiare e poi le ho regalate al mendicante fuori dal supermercato, perchƩ non so dove portarle, non so dove tu sia.

 Non ho fatto in tempo a dirti per bene quanto sei stato importante in 13 anni. Quanto hai fatto per me.  PerchĆ© hai fatto tanto.  Soprattutto c’eri sempre, di notte e di giorno, in qualunque momento c’eri per me.  E io non sono nemmeno riuscita a salvarti.

Puoi ascoltarmi?  Sono io, Barbara. Dove sei? Spero che questa lettera non sia un addio. L’addio ĆØ stato deciso da altri, da otto mesi. Non da te e da me. E’ crudele.

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VERSO LA FEDERAZIONE

Diritti alla Follia · 05/02/2023 · 2 commenti

Le associazioni interessate a partecipare possono inviare una mail a dirittiallafollia@gmail.com

PROPOSTA DI UNA ā€œFEDERAZIONEā€ TRA ASSOCIAZIONI/FONDAZIONI/COMITATI/MOVIMENTI ED ALTRE REALTƀ ORGANIZZATE, OPERANTI SUL PIANO NAZIONALE E/O LOCALE E CHE SIANO INTERESSATE A:

  • PROMUOVERE IL RISPETTO DEI DIRITTI FONDAMENTALI DI CUI ALLA CONVENZIONE ONU SUI DIRITTI DELLE PERSONE CON DISABILITƀ (CRPD);
  • RIFORMARE GLI ISTITUTI GIURIDICI DEL TRATTAMENTO SANITARIO OBBLIGATORIO, DELL’ AMMINISTRAZIONE DI SOSTEGNO, E DELLE MISURE DI SICUREZZA PER I NON IMPUTABILI;
  • RIFORMARE I DIPARTIMENTI DI SALUTE MENTALE E GLI STRUMENTI DI WELFARE ALLO STATO ESISTENTI

Carissime e carissimi destinatari (referenti di associazioni, fondazioni, movimenti, comitati etc.), con la presente nota l’ Associazione ā€œDiritti alla Folliaā€ si augura di avviare un percorso diretto alla nascita di una Federazione che riunisca le forze e le idee di quanti intendono proporre un ā€œcambio di paradigmaā€ nella legislazione e nell’attivitĆ  amministrativa (a partire dalla cultura delle cittadine e dei cittadini che ĆØ all’origine di entrambe) che concernono il ā€œdisagio diffusoā€, in particolare quello psicosociale.
Nell’ambito delle attivitĆ  pubbliche afferenti a tale tema, ci troviamo di fronte a fenomeni di sistematica lesione dei diritti fondamentali della persona e ad un approccio esclusivamente sanitario a tale ā€œdisagioā€, laddove nuove politiche, normative e prassi vanno introdotte in coerenza con l’approccio della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con DisabilitĆ  (CRPD). La legge 3 marzo 2009, n. 18, con cui il Parlamento ha autorizzato la ratifica della Convenzione, sottoscritta dall’Italia il 30 marzo 2007, risulta allo stato inattuata. La possibilitĆ  che la ā€œrivoluzione copernicanaā€ dettata dalla CRPD possa compiersi, come da ultimo ha ricordato il Comitato permanente della CRPD rivolgendosi all’Italia, sono legate ad una vera e propria necessaria ā€œalfabetizzazioneā€ degli operatori della cosiddetta ā€œsalute mentaleā€ coinvolti sul piano sociale, sanitario, giudiziario, amministrativo (e magari familiare) nell’attivitĆ  su questi temi.
In accordo alla CRPD, occorre una gigantesca opera di ā€œrecuperoā€ del consenso delle persone cui sono dirette le politiche di ā€œsalute mentaleā€, una drastica opera tesa a garantire le condizioni perchĆ© tutti i cittadini vedano garantito il diritto di far valere le proprie ragioni a fronte di provvedimenti ed azioni coercitive (e non ci riferiamo esclusivamente alla ā€œcontenzioneā€) , senza che la condizione di ā€œdisagioā€ possa rappresentare il biglietto d’ingresso in una ā€terra di nessunoā€ ove le più sacre prerogative dell’individuo, all’interno di uno Stato di diritto, siano cancellate.
Per un verso rileviamo con preoccupazione come siano state letteralmente ignorate dall’Italia sia le Raccomandazioni del Comitato ONU CRPD, che nell’ agosto 2016 segnalava al nostro Paese le urgenti riforme funzionali ad allineare la normativa e le prassi italiane ai diritti riconosciuti alle persone con ā€œdisabilitĆ  psicosocialeā€ dalla Convenzione stessa, sia le ripetute (da ormai vent’anni) Raccomandazioni del Comitato di Prevenzione della Tortura (CPT) circa le necessarie riforme in tema di trattamento sanitario obbligatorio. Per altro verso constatiamo che il dibattito pubblico attorno ai temi della ā€œsalute mentaleā€ si muove nella direzione di un ulteriore aggravamento di tale stato di clamorosa illegalitĆ  internazionale dello Stato italiano.
L’ azione pubblica in tema di ā€œsalute mentaleā€ e la quotidiana operativitĆ  dei Dipartimenti di Salute Mentale (ivi compresi i Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura, verso cui si consolida e va incoraggiata l’attenzione del Collegio del Garante Nazionale dei Diritti delle persone private della libertĆ  personale e della Rete dei Garanti tutta) ignora le recenti ā€œLinee guida sulla deistituzionalizzazioneā€ del Comitato ONU CRPD; non consente che alcun ruolo effettivo (culturalmente e pubblicamente riconosciuto) sia svolto da utenti ed ex utenti (del cui apporto ci si avvale in molte esperienze all’estero); non concede alcuno spazio ad esperienze sociali che, pure, in altri Paesi hanno dato ottima prova di efficacia (qui in gran parte del tutto ignorate); ā€œschiacciaā€ la libertĆ  terapeutica dei medici costringendoli a condotte professionali difensive, minando in radice ogni possibile alleanza con gli utenti; ĆØ costruita senza alcuna consapevolezza della centralitĆ  del destinatario del servizio (e dunque dell’indispensabilitĆ  del suo protagonismo) nella destinazione e gestione delle risorse messe in campo (apparentemente) a suo beneficio.

Non ĆØ rinviabile, va aggiunto, una serena ed equilibrata, ma decisa, rivalutazione critica delle evidenze relative al rapporto tra benefici e rischi nella somministrazione, soprattutto a lungo termine, delle principali classi di psicofarmaci, valorizzando tutte le evidenze disponibili sui percorsi di deprescrizione in psichiatria (considerati i costi economici e sociali delle terapie farmacologiche a lungo termine e delle disabilitĆ  fisiche e funzionali che ne possono derivare), (cit. ā€œLinee Guida per i percorsi di deprescrizioneā€ dell’ I.I.P.D.W.).

Vi alleghiamo, oltre alle Osservazioni del Comitato ONU CRPD ed alle Raccomandazioni del Comitato di Prevenzione della Tortura cui abbiamo fatto cenno, le nostre proposte in tema di riforma di trattamento sanitario obbligatorio e dell’amministrazione di sostegno (cui intendiamo collegare l’abrogazione dell’interdizione e dell’inabilitazione), il lavoro del ā€œGruppo di Lavoro dei Familiariā€ dell’associazione ā€œDiritti alla Folliaā€ riguardo alle esperienze che li hanno visti coinvolti nel rapporto con i Servizi di Salute Mentale territoriali cui si sono rivolti: quali riferimenti e spunti per il possibile lavoro comune.

Abbiamo svolto un primo incontro insieme ad alcune associazioni: ā€œMichele Baù – Angeli con le aliā€ (animata dal dott. Giuseppe Galdi e Orietta Baù); ā€œAMA – Linea di Sconfineā€ (presieduta dal dott. Marco Bertali); ā€œDiritti senza Barriereā€ (Presieduta da Bruna Belotti); ā€œMovimento psicospiritualeā€ (animato dal dott. Enrico Loria). Nome, caratteri, parole d’ordine ed effettive prioritĆ  di una possibile ā€œFederazioneā€ sono di lĆ  da venire, proprio in quanto si ĆØ aperti a contributi diretti alla costruzione di un progetto comune perchĆ© condiviso.
Vi proponiamo, allora, di partecipare ad un confronto che si terrĆ  con modalitĆ  telematica domenica 12 febbraio alle h. 18.00, e per il quale vi invieremo il link ove ci rivolgiate un cenno di interesse, del quale ci auguriamo (l’invito può essere esteso anche ad altre associazioni).
Grazie comunque della vostra attenzione, e buon lavoro.

Roma, 4.2.2023

Per l’Associazione Radicale Diritti alla Follia
La Segretaria, Cristina Paderi
La Tesoriera, Susanna Brunelli
Il Presidente, Michele Capano

Le associazioni interessate a partecipare possono inviare una mail a dirittiallafollia@gmail.com
Proposta-riforma-Amministrazione-di-Sostegno-Diritti-alla-FolliaDownload
Proposta-di-riforma-della-procedura-di-applicazione-del-TSO-con-legge-attuale-a-fronteDownload
Nota-Gruppo-Familiari-Diritti-alla-Follia-settembre-2022Download
Schema-Aspettative-Criticita-ProposteDownload
CRPD-Linee-guida-sulla-deistituzionalizzazione-Traduzione-Fraga-1Download
Guidelines-on-deinstitutionalization-including-in-emergenciesDownload
oss.-conclusive-1°-report-Italia-Italiano-agostoi-2016Download
Raccomandazioni-del-CPT-allItaliaDownload
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Comitato sui diritti delle persone con disabilitĆ : Linee guida sulla deistituzionalizzazione, anche in caso di emergenza

Diritti alla Follia · 02/02/2023 · Lascia un commento

Le ā€œLinee guida sulla deistituzionalizzazione, anche in caso di emergenzaā€ hanno lo scopo di guidare e sostenere gli Stati parti nei loro sforzi per realizzare il diritto delle persone con disabilitĆ  a vivere in modo indipendente, e ad essere incluse nella comunitĆ , ma anche quello di fornire la base per la pianificazione dei processi di deistituzionalizzazione e la prevenzione della stessa. Come si può facilmente intuire, si tratta di un testo quanto mai importante in un Paese, come il nostro, dove ancora troppo spesso per le persone con disabilitĆ  l’unica alternativa alle cure prestate dalla famiglia continua ad essere proprio l’istituzionalizzazione.

Si ringrazia Jeanette Fraga per la traduzione del documento

CRPD-Linee-guida-sulla-deistituzionalizzazione-Traduzione-FragaDownload
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NovitĆ  dalle Reti amiche internazionali: ENUSP e lo Shadow Report sulla CRPD

Diritti alla Follia · 19/09/2022 · Lascia un commento

L’associazione ā€œDiritti alla Folliaā€ in qualitĆ  di membro dell’ENUSP  (European Network of (Ex-)Users and Survivors of Psychiatry) parteciperĆ  con un suo contributo all’elaborazione del Rapporto Ombra (Shadow Report) sull’attuazione della Convenzione ONU sui Diritti delle persone con DisabilitĆ  (CRPD) da parte dell’Unione Europea.

L’Italia, Stato parte CRPD che quest’anno avrebbe dovuto presentare un rapporto sullo stato dell’arte riguardo all’applicazione della Convenzione secondo la cosiddetta ā€œprocedura semplificataā€, non ha neanche inviato la ā€œLista di Domandeā€ (List of issues) preliminari al rapporto stesso, la cui adozione da parte del Comitato CRPD, prevista per aprile 2022, ĆØ stata rinviata a data da destinarsi.

“Diritti alla Follia”  parteciperĆ  agli incontri tematici previsti ed organizzati dall’ENUSP  dedicati a diversi argomenti connessi alla CRPD.

Il  primo incontro, previsto ad ottobre, sarĆ  dedicato al tema della coercizione in generale (articolo 14 della CRPD e correlati), ad una discussione più approfondita sullo stesso tema nei Paesi associati a  ENUSP e sul ruolo dell’UE.

L’ENUSP ĆØ interessata a conoscere le nostre esperienze e a ricevere dati, statistiche, testimonianze, casi giudiziari, articoli dei media, violazioni, casi estremi, ecc.

Non ci tireremo di certo indietro.

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Diritti alla follia

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