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Diritti alla follia

Associazione impegnata sul fronte della tutela e della promozione dei diritti fondamentali delle persone in ambito psichiatrico e giuridico.

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diritti alla follia

Lettera aperta di Carla all’on. Andrea Delmastro delle Vedove: Legge 6/2004 “Amministratore di Sostegno”.     

Diritti alla Follia · 30/09/2023 · 3 commenti

Legge 6/2004 “Amministratore di Sostegno”.

Ho visto il video nel quale l’On. Valentina Dell’Orso, con un’interpellanza urgente del 18 Luglio 2023, ha portato alla Vostra attenzione il caso del Signor Carlo Gilardi e con esso le carenze della suddetta legge, appunto.

Non intendo parlare del caso Gilardi, perché sarebbe parlare di un caso isolato, ma voglio che l’attenzione di tutti ricada e si concentri sull’intero contenuto di questa legge; qualcuno parla dei suoi pregi io preferisco parlare dei suoi difetti, delle sue criticità. Questa legge, con la sua applicazione, ha fatto e continua a fare delle vittime!!!… Una di queste è stata la mia povera madre.

Questa legge è una truffa giuridica a discapito della povera gente, e il più delle volte anche a danno dei loro familiari, dico ciò convintamente e con assoluta cognizione di causa.

 

Onorevole Delmastro, Lei mette in dubbio quanto riportato dall’Onorevole Dell’Orso per il caso Gilardi, perché, dice, se tutto ciò fosse vero saremo davanti ad un sequestro di persona. Bene, io credo che sia proprio così! Infatti per come è scritta, tale legge dovrebbe essere quell’istituto di cui Lei parla, ma per come viene applicata a me sembra proprio (non solo nel caso del Signor Gilardi ma anche in tantissimi altri casi) un sequestro di persona e dei suoi conti economici.

Non vorrei che anche Lei peccasse di ingenuità da credere alle favole, perché concentrarsi nella lettura di questa legge sembra proprio vivere una favola, ma il problema è di chi veramente la vive e viene condannato a subirla, per tantissimi amministrati tutto si trasforma, tanto da sembrare di vivere in un incubo.

Nella descrizione della legge, per chi ne beneficia, è come se si parlasse del loro passaggio da un mezzo inferno a un paradiso, con gli angeli (termine usato dal suo autore) che li sostengono.

Il problema è che nella realtà dei fatti il comportamento di questi angeli, la maggior parte delle volte poi muta, tramite un processo di metamorfosi, in quello di veri e propri diavoli.

Una volta applicata la legge, si vive un vero e proprio inferno dal quale non si sa come uscire.

In realtà, nel calvario vissuto da mia madre e da tante altre povere vittime, è racchiuso tutto il dolore, le sofferenze, umiliazioni, mortificazioni subite non solo da coloro che dovrebbero essere i beneficiari, ma MOLTO spesso anche dai loro familiari. Alcuni lo chiamano “progetto di vita”, io lo chiamerei “progetto di mortificazione e di annullamento dell’individuo”.

La causa di tutto questo: gli Amministratori di sostegno, i quali già di loro si esaltano solo per essere stati nominati pubblici ufficiali e, il più delle volte, dimenticandosi che hanno obblighi e ricadute penali che tale ruolo comporta.

Tali esaltazioni sono, spesso, consentiti da una legge che nella sua vaghezza ha dato troppi poteri totalizzanti a queste figure: più che un abito su misura cucito addosso agli amministrati (come dice il Professor Cendon) si è rivelata una camicia di forza incollata loro addosso e dalla quale non si libereranno mai più!

Si parla di volontariato, ma questa è un’offesa al vero volontariato! Considerato che questi   amministratori si contendono tra loro gli amministrati, forse è il caso di chiedersi il perché!

Molto spesso tra di loro ci sono persone senz’arte né parte e gente psicopatica che avrebbe bisogno a loro volta dell’AdS, glielo dico per mia esperienza (di vita e lavoro), e così anche taluni professionisti (avvocati, commercialisti ecc.) coinvolti.

Non solo, ma è quantomeno allarmante il numero degli amministrati che questi cosiddetti benefattori (Sic!), gestiscono e si spartiscono come fossero pacchetti regalo.

Le assicuro che gestire o meglio aiutare a gestire la vita delle persone anziane (è stato il mio lavoro sino a pochi mesi fa) disabili e altro, se fatto come si deve, è abbastanza impegnativo già verso una sola persona, lascio immaginare come viene fatto il lavoro con tantissimi amministrati.

Credo che anche questo possa aiutare a pensare e riflettere che qualcosa non torna.

Lei parla di sporcizia, come e dove viveva Gilardi, ma è mai andato a fare visita a casa di certe persone seguite da questi amministratori? Ha mai parlato con loro? Alcuni esempi li abbiamo visti anche dai giornali e televisione, ma la invito a farsi un giro e parlare veramente con le vittime o con i familiari di vittime anche decedute.

Non servono leggi come questa o “patti di rifioritura”, come lo stesso Professor Cendon promuove, che vincolano e imprigionano le persone per le quali viene fatta richiesta… perché una volta dentro queste gabbie è difficile uscirne, se non quando si muore…

Parlare con persone che come me hanno vissuto questa tragedia, ma soprattutto ASCOLTARLE, dovrebbe essere un suo dovere, è proprio l’ascolto che potrebbe evitare che certe vicende come questa di mia madre e altre vittime si consumino e si ripetano.

Serve empatia, volontà e capacità per aiutare le persone anziane e con disabilità fisica/psichica o con problemi di dipendenza da alcool, droga e gioco. Serve la collaborazione di tutte le istituzioni socio-sanitarie interessate al caso, serve che tutte facciano rete per aiutare, cercare, creare e progettare proprio i servizi e le figure professionali che mancano, i controlli che mancano sullo svolgimento e operato di queste figure da parte delle istituzioni. Serve tornare ad umanizzare le cure e persone. Come dice Monsignor Vincenzo Paglia: (presidente della Pontificia Accademia della Vita), se muore la pietà, la legge non supplisce l’amore e la pietà. La legge è una carta giuridica fredda a suo parere, ed è per questo che lo stesso ha pensato bene di scrivere la carta dei diritti degli anziani (stesa con l’apposita Commissione da lui presieduta, un documento da cui è nata la delega intitolata “un nuovo patto tra generazioni”), e tramite questa, vuole promuovere una rivoluzione culturale e quindi socio-sanitaria.

Come dice lo stesso Monsignore, serve costruire intorno a questi soggetti deboli una rete sociale, attuare un assistenza domiciliare integrata e continuativa, favorire il co-housing, creare centri diurni ecc.. Rete sociale che si può intensificare partendo dai familiari, parenti, amici, vicinato che giunga fino alle associazioni (quelle buone).

Nel preambolo della CDPD (Convenzione sui diritti delle persone con disabilità) si parla di convinzione che la famiglia sia il nucleo naturale e fondamentale della società e che abbia diritto alla protezione da parte della società e dello Stato, e che le persone con disabilità ed i membri delle loro famiglie debbano ricevere la protezione ed assistenza necessarie a permettere alle famiglie di contribuire al pieno ed uguale godimento dei diritti delle persone con disabilità.

A Lei sembra che stia succedendo tutto questo? A me non risulta.

Nell’applicazione della legge (6/2004) c’è una diffusa sfiducia istituzionale nei confronti della famiglia, frequentemente viene usato il termine ‘conflitti familiari’ sia dal Giudice Tutelare che dai servizi sociali… senza neanche sapere e capire le vere ragioni, glielo dico perché è successo nel caso di mia madre, tutto avviene per loro comodità e interesse.

 

Quando una persona viene portata dinanzi al tribunale, il Giudice Tutelare, a prescindere da chi ne ha fatto richiesta, dovrebbe essere propenso ad un attento ascolto sia della persona in questione, che di tutti i familiari. Sarebbe suo compito spiegare i motivi di tale richiesta, portare a conoscenza della documentazione presentata dal ricorrente (cosa che di rado succede) per poterla valutare, e, se è il caso, dare l’opportunità di contrastarla. Solo le verifiche di ciò che viene depositato, aiuterebbe a capire meglio la verità. C’è la mancanza di un esame accurato e concreto da parte del Giudice Tutelare, non solo dall’inizio della pratica, ma anche a seguito di denunce fatte verso e contro lo stesso.

Il progetto di vita che questa legge dovrebbe attivare per ogni amministrato, nella realtà non viene attivato, così come è stato per il progetto di vita attivato per mia madre, che anziché DARLE le ha TOLTO, oltre che la vita anche quel poco di servizi di cui usufruiva. Per questo ringraziamo lo Stato, tutte le Istituzioni per averci dato l’angelo custode quale suo amministratore di sostegno perché ha lavorato così bene, tanto da farle perdere servizi di cui beneficiava e creato debiti non solo a suo danno, ma anche di noi figli, per non parlare degli ulteriori gravi danni a lei procurati.

Uno dei fatti tra i più gravi accaduto è stato quando l’amministratore di sostegno esterno alla famiglia (di cui mia madre non aveva la più pallida idea chi e cosa fosse), abusando dei suoi poteri e d’accordo con l’Assessore ai Servizi Sociali, dopo aver espresso diniego a un suo primo ricovero in ospedale perché non intendevano assumersi la responsabilità, a ricovero avvenuto diede ordine ai medici dell’ospedale di non dare informazioni sul suo stato di salute a nessuno dei/delle figli/e.

Due gg. prima del decesso di mia madre, lo stesso amministratore di sostegno, formalizzava al Sindaco, Assessore e Dirigente Servizi Sociali del Comune, la rinuncia al suo incarico… che strana coincidenza: mia madre stava morendo e l’AdS chiedeva la revoca!!!!

Motivo e sue testuali parole: impossibilità a poter svolgere le proprie mansioni regolarmente per il bene della beneficiaria a causa di incompatibilità con alcune figlie le quali ostacolavano il corretto svolgimento dell’incarico assegnatole. Lo stesso giorno l’amministratore veniva contattato dai medici dell’ospedale dove mia madre era ricoverata, il suo telefono risultava staccato. Mia madre stava malissimo, serviva il consenso dell’amministratore per la somministrazione/infusione di Pool Piastrinico.

Quanto è accaduto è avvenuto nel silenzio, sordità, indifferenza, ipocrisia, a questo punto credo si possa parlare anche di benestare e complicità da parte di tutte le Istituzioni coinvolte nel caso, le quali conoscevano la verità perché tramite Avvocati (si è costretti a nominarli) erano state messe al corrente di quanto stesse succedendo, dapprima verbalmente, poi di seguito tramite istanze, denunce con richieste di revoca dell’amministratore di sostegno per la sua mala gestio economica e sanitaria nei confronti di mia madre, questo non succedeva certo due gg. dal decesso di mia madre, ma mesi prima. Dopo il decesso di mia madre, l’inoltro di denuncia alla Procura della Repubblica, che spero faccia il suo corso.

 

Quando ad una persona viene tolto il diritto di decidere dei suoi soldi, perché è proprio a questo che da subito si pensa e accade, non certo in primis alla tutela dell’amministrato, si sta levando alla persona il diritto di decidere, di scegliere e di vivere con le sue scelte e decisioni. Si sta perciò impedendo di elaborare quelle emozioni che aiutano la persona, specie in queste situazioni, a vivere al meglio la propria vita (superando in parte le problematiche) che la tengano viva e senza le quali muore dentro e poi muore del tutto.

 

La L. 6/2004 si è rivelata assolutamente negativa o meglio un fallimento sotto tutti i profili. 

E’ diventata una professione, un affare per dei profittatori dei quali non si conosce neanche il vero numero. Anche il noto Avvocato Taormina interpellato disse “la verità è che ci sono miliardi di interessi sull’amministrazione di sostegno. E’ diventata un centro di affari, di interessi e di soldi che fa comodo a tanta gente. Gente che vota. E i politici che la difendono si buttano pure su questo”.

Questa legge così come è strutturata e viene applicata, è incompatibile sia con la CEDU che con la Convenzione ONU.

Casi come il Sig. Gilardi, o simili, ce ne sono tantissimi e ancor di più ne emergerebbero se tutti gli amministrati o familiari riuscissero a denunciare. Le ragioni sono diverse: non hanno la possibilità economica, non possono farlo, non ne hanno la capacità, forza e coraggio. Quando poi qualcuno di questi amministrati muore, tutto viene sotterrato con lo stesso. Sarebbe stato l’ennesimo caso quello di mia madre se non avessimo denunciato.

Di tanti casi sono a conoscenza, persone che lavorano in determinati ambiti lavorativi collegati a questi amministrati ma per paura di perdere il posto di lavoro, tacciono, per questo non gliene posso fare una colpa…siamo in Italia e succede anche questo.

 

Convengo con la CEDU che il diritto al rispetto della vita privata e familiare con la L. 6/2004 è stato violato non una sola volta ma più volte dall’Italia.

Come da mia lettura e informazione, inoltre anche dall’ONU sono arrivati spunti di riflessione sull’istituto dell’amministratore di sostegno. E proprio prendendo spunto dall’art. 12 della convenzione ONU sui Diritti delle persone con Disabilità, il Comitato si è detto preoccupato circa la pratica della sostituzione nella presa di decisione attraverso il meccanismo amministrativo dell’amministratore di sostegno quindi si raccomanda l’Italia ad abrogare tutte le leggi che permettono la sostituzione nella presa di decisioni da parte dei tutori  legali, compreso amministratore di sostegno e di emanare e attuare provvedimenti per il sostegno alla presa di decisioni, compresa la formazione dei professionisti che operano nel sistema giudiziario, sanitario e sociale.

Onorevole Delmastro, pensa davvero che con questa figura riuscirete seriamente a tutelare le persone anziane, disabili, indifese e in difficoltà? Cosa le fa pensare che siano altre persone a voler abusare delle persone in difficoltà e invece non lo siano proprio gli amministratori in questione, peraltro tutelati molto bene da questa legge? Come fate ad esserne certi? Perché dalle indagini emerge il contrario.

Il Professor Cendon sostiene che questa legge sia importante per proteggere chi si trova in difficoltà e sia facilmente raggirabile, e rischia di cadere in mano a persone che ne possano approfittare (cioè i cosiddetti sciacalli o avvoltoi), ma quando invece ad approfittarsene sono gli amministratori, che questa legge protegge, e definisce amministratori distratti, come si interviene?

 

Lei nel suo discorso in risposta all’Onorevole D’Orso fa capire che su questa legge ” amministrazione di sostegno” il Governo fa quadrato e la blinda, anzi va rafforzata ed espansa.  Tutto ciò, va in contraddizione alla recente sentenza CEDU sul caso Gilardi, e le parole scritte ed espresse in passato da Giorgia Meloni, prima che diventasse Presidente del Consiglio”, tramite lettera scritta al Ministro Catarbia e pubblicata il 23-4-2021 anche nella sua pagina facebook (vedi link: https://www.facebook.com/watch/?v=1269562026773192), oltre alla deposizione sempre per il caso Gilardi , il 20-11-20 di un interrogazione Parlamentare a risposta scritta all’allora Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede.

 

Altra cosa, dice che intende riattivare il ‘tavolo dei fragili’, parla di ricostruire un ampia riflessione, mi auguro che la riflessione non induca a pensare di rafforzare veramente questa legge così come è scritta e che viene applicata in modo tale che non si differenzia dalle misure quali interdizione e inabilitazione. Io auspico, spero che seduti a quel tavolo dei fragili possano esserci anche i rappresentanti delle vittime degli amministratori di sostegno e dei Giudici Tutelari, per esporre i tantissimi casi di mala gestio di questa legge. Non sarebbe intelligente né corretto non sentire le parti in causa, chi vive il problema sulla propria pelle.

Mi preme ricordarLe qualora ne sia a già a conoscenza (ma qualora non lo fosse far sapere) che dall’Associazione Diritti alla Follia è stata inoltrata al Presidente del Consiglio dei Ministri e al Ministro per la Disabilità, una proposta di riforma Amministrazione di sostegno che le allegherò.

Sarebbe importante che prendeste in considerazione e valutaste anche tale proposta, sarebbe già un buon inizio per cambiare la legge 6/2004, così magari migliorando la vita di migliaia di persone, oggi sottoposte a limitazioni della libertà personale e coercizioni, solo in ragione della propria Disabilità.

Concludo: perché dobbiamo arrivare a rivolgerci a Strasburgo per vederci riconoscere i diritti umani che l’Italia non rispetta? Questo è una nuova Bibbiano, Bibbiano dei nonni, dei disabili, dei malati psichici ed altro. Esiste un’omertà totale su questo tema da far paura, invece è un tema importante, delicato che merita tutte le attenzioni da parte di tutte le istituzioni e della politica; meriterebbe una commissione d’inchiesta parlamentare come già è stata chiesta e anche io chiedo.

Questa è una bomba ad orologeria, Le assicuro che se non viene disinnescata nell’interesse della povera gente in questione, avrà conseguenze disastrose.

Affidare gli anziani, disabili ecc.., ad una giustizia da sempre ingolfata e a dei servizi sociali poco presenti e capaci, che per non voler svolgere le loro incombenze, danno in mano la vita di questa povera gente con tanta facilità agli amministratori, senza nessun controllo, è stata una grandissima follia!

La invito a visionare tutti i video che a fine lettera condividerò, per capire meglio cosa succede attorno a questa legge.

Tra i video troverà anche l’intervista al Senatore Guidi; Il pensiero di Monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia della Vita, ospite di una diretta video dell’associazione Diritti alla Follia, opinione/pensiero anche del noto Avv. Taormina, dell’Avv. Lina Manuali già giudice onorario sezione penale del tribunale di Pisa, degli Psichiatri Giuseppe Galdi e Alessandro

Meluzzi; l’intervista al Magistrato Ingroia. Tutti personaggi di alto livello di grande intelligenza e professionalità, che si espongono nel dire ciò che pensano e sanno, riguardo la L.6/2004.

Troverà anche il video dell’intervista al Professor Cendon che, diversamente dalle persone su citate, ha anche ben altro interesse a difendere tale legge e gli AdS, in particolare gli esterni alle famiglie. Il docufilm “La prigionia dei vecchi e degli ‘inutili‘” realizzato dalla giornalista Barbara Pavarotti, si tratta del primo e unico docufilm finora realizzato in Italia sugli abusi verso gli anziani sottoposti ad amministrazione di sostegno.

Nella Speranza che Voi tutti leggiate questa mia lettera e in attesa che presto possa muoversi qualcosa, sono a disposizione per qualsiasi chiarimento riguardo il caso/tema.

Ringrazio e Vi saluto

Cannas Carla

P.S. Qui i video:

1) GLI AMMINISTRATORI DI SOSTEGNO E LA LEGGE N. 6/2004 -TRA TUTELA E DIRITTI DEGLI ANZIANI LA LEGGE SCONTENTA 🎥OSPITE DEL PROGRAMMA PAOLO CENDON GIURISTA

Link: https://www.facebook.com/c81lazio/videos/2924576754342573

2) LA PRIGIONIA DEI VECCHI E DEGLI “INUTILI”. DOCUFILM DI 20 MINUTI

Link: https://www.youtube.com/watch?v=rXVuV0MFuiw&t=13s

3) Associazione “Diritti alla Follia” – Ospite della puntata Monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia della Vita, che ha steso con l’apposita Commissione da lui presieduta, la “Carta dei diritti degli anziani”, un documento da cui è nato la delega intitolata “Un nuovo patto tra generazioni”. Conducono la puntata Michele Capano e Barbara Pavarotti.

Link: https://fb.watch/msFokLQE1Q/

4) Associazione “Diritti alla follia”-  Ospite il Senatore Antonio Guidi.

Link: https://www.youtube.com/live/1Vz_iyIzPho?feature=shared

5) Associazione ” Diritti alla Follia”- Rassegna stampa del 25 luglio 2023.- Conduce Barbara Pavarotti -con i commenti degli avvocati Carlo Taormina e Michele Capano.

Link: https://fb.watch/l-QB0ttmtF/

6) Tutti gli articoli usciti sui giornali locali sulle ruberie degli amministratori di sostegno recenti.

Link:https://dirittiallafollia.it/2023/06/22/ruberie-di-amministratori-di-sostegno-condannati-indispensabile-una-commissione-dinchiesta-parlamentare/?

7) In questa puntata di “Piazza Libertà” dal titolo: “La prigionia dei vecchi e degli inutili”, Armando Manocchia torna sul tema degli amministratori di sostegno. Lo farà con l’avvocato Lina Manuali, già giudice onorario sezione penale del tribunale di Pisa; la dottoressa Barbara Pavarotti giornalista e autrice del docufilm da cui prende il titolo la puntata e gli psichiatri Giuseppe Galdi e Alessandro Meluzzi.

Link:https://www.byoblu.com/2023/07/01/piazza-liberta-di-armando-manocchia-puntata-54/?fbclid=IwAR22_FBafwFj2Fate9tXGlvUGaDQD4R-ZclyBtYKKhVhznsknDJ903bZZng

8) GLI AMMINISTRATORI DI SOSTEGNO E LA LEGGE N. 6/2004 TRA TUTELA E DIRITTI DEGLI ANZIANI, LA LEGGE SCONTENTA 🎥OSPITE DEL PROGRAMMA ANTONIO INGROIA – AVVOCATO ED EX MAGISTRATO

Link: https://fb.watch/mITD6LAaa_/

Allegati: Testimonianza della sottoscritta; proposta di riforma L. 6/2004 Associazione ” Diritti alla Follia”

https://dirittiallafollia.it/wp-content/uploads/2022/11/Proposta-riforma-Amministrazione-di-Sostegno-Diritti-alla-Follia-1.pdf

 

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VI CONGRESSO ANNUALE ASSOCIAZIONE RADICALE ‘DIRITTI ALLA FOLLIA’

Diritti alla Follia · 20/09/2023 · Lascia un commento

 VI CONGRESSO ANNUALE

 ASSOCIAZIONE RADICALE ‘DIRITTI ALLA FOLLIA’ 

MANICOMIO ALL’ITALIANA

Luoghi e forme dell’istituzionalizzazione

SPDC-REMS-CPR-ATSM- CEPAC

CTM-CTRM-CTRP-SRP-SRPAI

SRPAE-SRPF-SIR-CRAP

RSD-RSA

…

Roma

1 – 2 – 3 dicembre

Palazzo Baldassini

Via Delle Coppelle, 35

Sala del Camino

 

VENERDI’ 1° dicembre mattina

Prima parte (9.00-11.00)

‘SALUTE MENTALE’: LE RIFORME IN CAMPO

DOVE SONO I DIRETTI INTERESSATI?

Seconda parte (11.00-13.00)

TAVOLA ROTONDA/DIBATTITO

VENERDI’1° dicembre pomeriggio

Prima parte (15.00-17.00)

AMMINISTRAZIONE DI SOSTEGNO:

UNA QUESTIONE DI AFFARI?

 Seconda parte (17.00-19.00)

LA SEGREGAZIONE DEGLI AMMINISTRATI:

DOVE SONO I GIUDICI TUTELARI?

SABATO 2 dicembre mattina

Prima parte (9.00 – 11.30)

IL SUPPORTO TRA PARI PUO’ PREVENIRE L’ISTITUZIONALIZZAZIONE?

Seconda parte (11.30-12.30)

FARE RETE TRA UTENTI: UNA TORRE DI BABELE

 SABATO 2 dicembre pomeriggio

Prima parte: (15.00-17.30)

COERCIZIONE PSICHIATRICA E APPLICAZIONE DELLA CONVENZIONE ONU SUI DIRITTI

DELLE PERSONE CON DISABILITÀ IN EUROPA (CRPD)

Seconda parte (17.30.19.00)

TAVOLA ROTONDA: ‘LINEE GUIDA SULLA DEISTITUZIONALIZZAZIONE, ANCHE IN CASO DI EMERGENZA’ DEL COMITATO ONU PER I DIRITTI DELLE PERSONE CON DISABILITÀ (CRPD)

DOMENICA 3 dicembre mattina

Prima parte (9.00 -11.00)

PSICOFARMACI E SOPRAVVIVENZA NEI CENTRI

DI PERMANEZA E RIMPATRIO (CPR): USI ED ABUSI

Seconda parte (11.00-12.30)

RSA, ‘PRIVILEGIO’ DEI BIANCHI

 

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RSA: “PRIVILEGIO” DEI BIANCHI

Diritti alla Follia · 08/09/2023 · 1 commento

Loro non sono come noi. Sono meglio. Loro non mettono i loro anziani nelle RSA o cronicari vari. Loro considerano sacri i loro vecchi, anche se dementi, malati, invalidi e li accudiscono in famiglia, con l’aiuto della comunità di riferimento. Loro sono come eravamo noi italiani tanti anni fa, prima che esplodesse il business delle strutture per vecchi. Loro sono i nostri migranti, quelli che vengono in Italia a pulire le nostre case, a occuparsi dei nostri anziani. A fare di tutto e di più. E sono allibiti dal fatto che noi italiani non si abbia tempo per i genitori invecchiati. Che non ci sia intorno a loro una rete di assistenza e protezione fornita dall’intera comunità come accade nei loro paesi.

L’associazione radicale “Diritti alla follia”, nella sua rubrica “Il diritto fragile, ha voluto ascoltare le loro testimonianze, puntando l’accento sui migranti anziani: che fine fanno? Nessuno ne ha mai parlato finora. Nel nostro immaginario i migranti sono tutti giovani e forti, ma anche loro invecchiano. E dopo che succede?

Doumbia, 35 anni, è in Italia da sei e viene dalla Costa d’Avorio: “Sono arrivato con la barca a Lampedusa, racconta, ho visto tanti bambini e donne rimasti in acqua. Poi sono stato trasferito a Verona, ho imparato l’italiano perché per l’integrazione devi conoscere la lingua, ho fatto le scuole serali e ho trovato lavoro alla Fondazione Arena. In Costa d’Avorio gli anziani sono le persone più preziose, quando muoiono è come una biblioteca che brucia. Da noi non esistono centri per anziani, vengono accuditi in casa. Certo, ci sono gli invalidi, ma non è che non li devi rispettare perché tali”.

Celestino Victor Mussomar, 37 anni, è nato in un poverissimo villaggio del Mozambico.  Ora è docente di Filosofia politica all’università di Maputo e presidente del Centro studi africani in Italia. E racconta: “Nel mio villaggio gli anziani sono persone che tramandano la cultura e i valori, non esiste l’esclusione. Primeggia l’essere e non l’avere, come invece è nella cultura occidentale. Per noi africani che stiamo in Italia è inconcepibile portare le persone in RSA, sarebbe contro i diritti umani. Questo distacco fra l’anziano e la famiglia, invece di migliorarli, aumenta i problemi della possibilità di vita per gli anziani.

In Occidente vediamo che l’anziano è diventato un peso per la famiglia. E, dall’altra parte, c’è la cultura di non fare figli. Quindi è una cultura della morte. Ci criticano perché noi africani facciamo tanti figli. Ma fare figli è una banca della vita.  Quello che guarisce è la vicinanza, la condivisione. Un sorriso di un medico potrebbe curare  più di un farmaco. Invece nella RSA l’anziano è un oggetto di guadagno per chi dovrebbe curare.

Voi medicalizzate, internate e separate gli anziani dal mondo. Mi chiedete come ci  comportiamo noi in Mozambico con chi soffre di demenza? Io, in famiglia, ho una persona con demenza. E’ a casa, vive con noi, lo curiamo. Lo portiamo in ospedale quando necessario e poi lo riportiamo a casa.

Devo dire però che c’è un’Africa moderna che è fotocopia dell’Occidente, ma questi centri di ricovero sono contestati perché la maggioranza della nostra popolazione, diciamo il 75%, vive ancora nei villaggi, nell’ambiente rurale. L’Africa al momento è fatta di due culture in conflitto: la cultura tradizionale, al momento, per fortuna, in maggioranza, e l’imitazione dell’Occidente.

Roberta Zanzarelli, ideatrice, regista e sceneggiatrice del primo e unico docufilm  dedicato ai migranti anziani in Italia, “RSA: ‘privilegio’ dei bianchi”, in collaborazione con la giornalista Barbara Pavarotti,  riferisce altre testimonianze,  fra cui quella di una coppia musulmana a Torino:  “Costoro mi hanno detto che per l’Islam il modo con il quale accudisci i genitori anziani sarà la chiave per il Paradiso. E in questo fanno riferimento a specifici versetti del Corano. Inoltre sono molto riconoscenti per la vita e l’educazione ricevuta, quindi si occupano dell’anziano genitore per restituirgli almeno un 10% di quanto hanno avuto. Il marito ha detto: “Le chiamate case di cura o di riposo. Perché non le chiamate case per abbandonare i genitori?”.

“I figli che ricoverano i genitori – prosegue la regista Zanzarelli – sono il frutto del ‘pensa a te stesso, fai carriera, non guardare in faccia a nessuno. Sempre la cultura dell’avere e non dell’essere. E l’hanno interiorizzata così tanto da non guardare in faccia nemmeno i loro genitori”.

Rosaria Impenna, antropologa: “Tempo fa ho letto che la Cassazione ha sentenziato: se i nipoti non vogliono andare a trovare i nonni, ne hanno tutto il diritto. Ci rendiamo conto del punto a cui siamo arrivati? L’anziano come figura sempre più lontana dalla famiglia, un disturbo. La voragine è data dall’istituzione della famiglia ormai sconquassata.  In Occidente siamo diventati antropofagi, ci stiamo divorando. L’anziano non ha salvezza, è una merce di scarto.  Il suo unico diritto è quello di morire, la sua unica funzione è riversare i beni che ha accumulato in vita agli eredi. Perché l’anziano spesso possiede, quantomeno una casetta, quindi la sua eliminazione ci permette di migliorare la nostra condizione economica.  I cronicari rappresentano un passo molto più atroce della badante, che consente di rimanere in casa, coi propri ricordi. Appena lo si sposta in RSA precipita in uno stato comatoso psico-fisico”.

Barbara Pavarotti ricorda che Piero Coppo, il fondatore dell’etnopsichiatria, nei suoi libri spiega come, in culture che l’Occidente ha il vizio di considerare poco sviluppate, la comunità viene considerata come una rete. Se si apre un buco nella rete, con persone in crisi per vari motivi, questa va ricucita. Se ne occupano i guaritori e chi, per esempio –secondo i nostri canoni occidentali – perde il contatto con la realtà non è un demente, ma una persona entrata in contatto col mondo degli spiriti, che è un mondo divino, sacro. Nel nostro Occidente super sviluppato, invece, chi perde il senno è un problema, non serve più a nulla, è un peso morto di cui disfarsi.

Infine l’appello di Doumbia e Celestino agli occidentali.

Doumbia: “Per me quello che manca agli europei è la dignità degli esseri umani. L’Occidente deve tornare a occuparsi degli anziani e a rispettarli”

Celestino: “Basta con la cultura dell’avere e non dell’essere. Sì alla banca della vita, non dei soldi. L’Occidente deve ripensare la famiglia. Una cultura che delega agli altri, agli stranieri, la cura della vita, è una cultura che ha perso ogni orizzonte”.

Per chi lo vuole vedere, ecco il trailer del docufilm: “Rsa ‘privilegio’ dei bianchi.

https://www.youtube.com/watch?v=ev5EtEOxxBU

https://www.facebook.com/DirittiallaFollia/videos/670584875046984

 

 

 

 

 

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COMUNICATO STAMPA L’AMMINISTRAZIONE DI SOSTEGNO HA FAGOCITATO L’INTERDIZIONE E L’INABILITAZIONE: Le dichiarazioni degli avvocati C. Taormina e M. Capano

Diritti alla Follia · 29/07/2023 · 3 commenti

“Non c’è più bisogno di interdizione e inabilitazione perché ormai l’istituto dell’amministrazione di sostegno non differisce per nulla da queste misure. Dov’è la differenza quando l’amministrazione stabilisce per gli amministrati condizioni di segregazione? Divieti di visite, di incontri, ricoveri coatti. Questa situazione è una truffa dal punto di vista giuridico”.

 

Lo ha affermato l’avvocato Michele Capano, presidente dell’associazione radicale “Diritti alla follia”, nel corso della rassegna stampa del 25 luglio, curata settimanalmente dall’associazione.

 

Gli ha fatto eco l’avvocato Carlo Taormina: “L’amministrazione di sostegno si è rivelata assolutamente negativa, sotto tutti i profili. E’ diventata una professione, un ‘affare’ e gli approfittamenti sono continui, i peculati sono decine e decine. L’amministratore dispone di poteri sulla persona e questi poteri sono lasciati alla sua discrezionalità. Invece la Corte Europea dei Diritti dell’uomo ha detto: basta con questa storia. Abbiamo un mandato dalla Corte di rivedere il nostro istituto di amministrazione di sostegno, perché non può essere che quando il vecchio ti dà fastidio lo sbatti nelle Rsa. E’ tutto da rifare. Serve un’amministrazione che abbia punti specifici rispetto a quanto si può fare quando si incide sulla libertà di una persona”.

 

Avvocato Capano: “Noi, come associazione, abbiamo riflettuto molto sulle cosiddette ‘detenzioni sanitarie’. Ci è stato detto che, in questo campo, le garanzie previste dall’ambito penalistico non si possono pretendere, perché è un ambito sanitario. Quindi il fatto sanitario diventa un lasciapassare attraverso cui eludere quel presidio cruciale che stabilisce la Costituzione quando una persona viene privata della libertà personale. Perché di questo si tratta. Inutile girarci intorno. Queste procedure, in ambito sanitario, avvengono in totale assenza di un avvocato della persona che subisce questa ‘detenzione’. Sulla base di accertamenti medici, d’accordo, ma, con la scusa che i ‘malati di mente’ sono da aiutare senza alcun accertamento processuale, costoro vengono privati di ogni garanzia, anche minima. E’ su questo che vorremmo un’interlocuzione con la Corte Europea e qualcosa ha cominciato a dire all’Italia anche il Comitato per la prevenzione della tortura, che opera nell’ambito del Consiglio d’Europa.

 

Durissimo l’avvocato Taormina, che ha puntato il dito sulla “latitanza” dei giudici tutelari.

“Questa situazione ha un elemento di grandissima disattenzione e incapacità istituzionale che è quella dei giudici tutelari. Per loro la giurisdizione tutelare è una sinecura. Mettono tutto in mano all’amministratore di sostegno o al tutore. Ecco, dunque, il verificarsi di casi come quello di Carlo Gilardi. Troppa gente sta nelle Rsa e non ci dovrebbe stare.  Non c’è nessuna responsabilità di quanto fa o ha fatto l’AdS (ndr. acronimo di amministratore di sostegno).

Quando si tratta di decidere cose fondamentali per la vita di una persona serve un Collegio di magistrati. Invece queste sono tutte situazioni che abbiamo sempre ritenuto di serie C, giustizia di serie C.  E naturalmente serve un avvocato che tuteli la persona da sè stesso e dall’amministratore di sostegno.

 

Barbara Pavarotti, giornalista e conduttrice della rassegna: “Ogni giorno leggiamo di ruberie degli AdS che si appropriano dei soldi del loro assistito e vengono condannati. Ma dove erano i giudici tutelari, non hanno visto i rendiconti? Il giudice che doveva evitare queste ruberie non viene mai chiamato in causa.

 

Avvocato Taormina: “E’ vero. Il giudice tutelare, se l’AdS sbaglia o si frega soldi, non ne risponde mai. Anche se ha avuto tutta la documentazione e non l’ha controllata. Nel 99% delle procedure di amministrazione di sostegno, il giudice se ne frega e si basa su carte prodotte da medici. Invece dovrebbe convocare questi esperti, valutare l’accertamento. Non è possibile basare la decisione se X deve andare in Rsa sul parere dello psicologo di turno. Il giudice deve convocare tutti, valutare gli accertamenti medici e poi decidere. E questo deve essere frutto di una decisione collegiale, non affidata al singolo giudice. Sono scelte troppo delicate per affidarle a una singola persona”.

 

Avvocato Capano: “I decreti di nomina degli amministratori di sostegno autorizzano ogni sostituzione rispetto alla volontà dell’amministrato. Tipo la scelta delle cure. L’AdS si sostituisce al consenso sulle cure anche in caso di ricovero. Il coinvolgimento del beneficiario è solo teorico. Il grande equivoco è che non vengono definiti ‘trattamenti sanitari obbligatori’, ma volontari. Volontari, ma decisi da altri. Poi l’AdS si sostituisce alla persona nello stabilirne la residenza. E questo nonostante nel 2016, lo specifico Comitato Onu abbia raccomandato all’Italia di abrogare tutte le figure sostitutive della persona, AdS compresi. Noi speravamo, con la legge che ha istituito nel 2004, la figura degli amministratori di sostegno, in un protagonismo del beneficiario. Così non è stato”.

 

Avvocato Taormina: “L’amministrazione di sostegno sta fagocitando interdizione e inabilitazione, perché è molto più semplice farla. Invece questa distinzione deve rimanere, è ineludibile. Almeno, in queste procedure, si fanno seri approfondimenti. E la responsabilità della deriva dell’amministrazione di sostegno non è nemmeno della legge, ma della superficialità con cui la si applica.

La verità è che si sono miliardi di interessi sull’amministrazione di sostegno. E’ diventata un centro di affari, di interessi e di soldi che fa comodo a tanta gente. Gente che vota. E i politici che la difendono si buttano pure su questo.

 

Avvocato Capano: “Le parole del sottosegretario alla Giustizia Del Mastro con cui in sostanza il Governo fa quadrato e blinda la legge sugli AdS, che anzi va rafforzata ed espansa, segnano probabilmente la parola ‘fine’ alle illusioni suscitate dalla recente sentenza Cedu sul caso Gilardi, nonostante le doglianze espresse in passato da Giorgia Meloni, prima che diventasse Presidente del Consiglio”.

 

Avvocato Taormina: “No, l’Italia adesso deve fare. Se non fa nulla va contro la Corte Europea che ha dato indicazioni ben precise. Bisogna ‘tipicizzare’ tutti gli interventi che riguardano la privazione della libertà delle persone. Scavare, andare a fondo. Senza questo, nessuna limitazione può essere posta. E’ vero che la Corte Europea non ha posto obblighi all’Italia, ma se dice che solo determinate situazioni possono comportare un intervento che incide sulla personalità, allora è un po’ complicato che lo Stato non ne dia seguito.

Quanto al caso Gilardi, è chiaro che lui sta in maniera illegale nella Rsa. Ma ci vuole un magistrato coraggioso che agisca per sequestro di persona per la collocazione in Rsa. Che vada lì e dica: ‘Signori, che volete fare?’. Lo stesso sottosegretario Del Mastro ha detto che lui vuole tornare a casa sua, anche nelle condizioni in cui si trova. Ci vuole che la procura disponga l’arresto di qualcuno. Solo allora si muoverà qualcosa.

Una parola di speranza? La speranza è che in questo Paese gli ‘scarti’ siano ritenuti più importanti di chi non siamo abituati a scartare”.

 Roma 28 luglio 2023

https://youtu.be/iEMpeXjFbQ4

 

 

 

 

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NEMMENO IL TENORE BOCELLI HA POTUTO INCONTRARE CARLO GILARDI- ISOLAMENTO SOCIALE E UTILIZZO IMPROPRIO DELLA DISCIPLINA DEL TSO: LA CEDU SENTENZIA SUL CASO GILARDI E ACCUSA L’ITALIA DI GRAVI VIOLAZIONI

Diritti alla Follia · 13/07/2023 · 1 commento

La violazione dei diritti umani di Carlo Gilardi, prodotta e avallata dalla giustizia italiana, è affermata dalla Corte europea per i diritti dell’uomo di Strasburgo. Viene confermato quanto da tempo sostenuto dall’ associazione radicale ‘Diritti alla Follia’ e cioè che la legge sull’ amministrazione di sostegno, la legge 6 del 2004, nell’interpretazione consolidata e benedetta anche dalla Corte costituzionale, è strutturalmente incompatibile con i principi sia della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali del 1952, sia con la Convenzione ONU per i diritti delle persone con disabilità del 2006, ratificata dall’ Italia con legge del 2009 n°18.

La volontaria giurisdizione – quella dei giudici tutelari – può avere un impatto micidiale sulla famiglia. Può massacrare l’onorabilità ed i patrimoni dei padri in procinto di separarsi dal coniuge, può imporre in famiglia un amministratore estraneo alla stessa, può sottrarre i figli minori ai genitori, può “carcerare” nelle RSA disabili e vecchi, può mettere in moto lucrosi affari in nome della tutela dei più deboli.

La disparità di potere fra le persone fragili e chi decide la loro sorte è enorme.  La storia di Carlo Gilardi docet. Il vecchio professore aveva previsto e denunciato tutto quello che andava subendo, ma ciò non è stato sufficiente a garantirgli la libertà ed ancor meno la piena disponibilità dei suoi averi. Tra gli altri, è intervenuto in suo favore anche il tenore Andrea Bocelli.

In esclusiva a “Diritti alla Follia”, l’avvocato Mattia Alfano, estensore del ricorso alla CEDU sul caso Gilardi, racconta che il tenore, di cui il professore è grande estimatore, voleva andare a trovarlo ma gli è stato negato di andare a cantare “Buon compleanno”. Calpestando il diritto ed umiliando un uomo di grande valore, ancora una volta, il sistema (occulto) ha dimostrato tutta la sua inespugnabilità. 

La strada che conduce giudizialmente alla “tutela” di famiglie e/o di persone in circostanze problematiche è presidiata da diverse figure professionali: giudici tutelari, avvocati, consulenti del tribunale e potenziali amministratori. Questi soggetti, in taluni casi, dopo essersi tolto l’abito di scena, si rivelano dei volgari delinquenti. Eppure in quei frangenti loro sono comunque la legge.

“Un comportamento illegittimo, come ora sancito dalla Corte europea”, sottolinea Michele Capano, presidente dell’associazione, “sostanzialmente i giudici riconoscono che il signor Gilardi è stato sottoposto a un trattamento sanitario obbligatorio che non avrebbe potuto essere autorizzato in quanto le autorità hanno, in pratica, abusato della flessibilità dell’amministrazione di sostegno per perseguire le finalità che l’ordinamento italiano assegna, con severi limiti, solo a quel tipo di provvedimento e in presenza di precisi presupposti di legge”.

“La privazione della libertà deve essere l’estrema ratio”, dichiara a “Diritti alla Follia” l’avvocato Mattia Alfano “Anche per la persona malata e in un ambito temporale ristretto. Non può essere all’infinito. La decisione della Corte è qualcosa di storico per quanto riguarda l’amministrazione di sostegno. Stabilisce che anche un soggetto fragile, che non ha voce, può essere legittimato ad avere voce”.

Quanto all’isolamento in cui vengono tenute, spesso per ordine dell’amministratore di sostegno, le persone ricoverate, la Corte – continua Alfano – “stabilisce che non c’è alcuna ragione pratica, giuridica e normativa che possa legittimare la privazione dell’affettività delle persone che vengono ristrette in Istituto”. “Come Gilardi ce ne sono a centinaia. Sono stato invaso da telefonate di persone come lui. Purtroppo senza voce”.

“Diritti alla follia” si batte da anni per svelare “La realtà dell’amministrazione di sostegno”, ha elaborato una proposta di riforma con la totale assenza di risposta da parte delle Istituzioni competenti. Ormai ritiene assolutamente necessaria una Commissione parlamentare d’inchiesta sulla mala gestio della legge n. 6/2004.

La realtà dell’amministrazione di sostegno in Italia

Proposta di riforma istituto amministrazione di sostegno : invio al Presidente del Consiglio e al Ministro per la Disabilità

Si spera in una risposta da parte del ministro della Giustizia Nordio all’interpellanza parlamentare fatta dalla deputata Valentina D’Orso (M5S, capogruppo in Commissione Giustizia), in merito al caso Gilardi, dopo la sentenza CEDU.

Chiediamo che lo Stato ascolti la voce delle vittime e dei reclusi condannati a vivere nei parcheggi di fine vita e ad un “ergastolo bianco”.

Roma 12 luglio 2023

Per l’associazione radicale ‘Diritti alla Follia’

Michele Capano, presidente

Cristina Paderi, segretaria

Proposta riforma Amministrazione di Sostegno Diritti alla Follia

CEDU Gilardi

 

 

 

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