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Diritti alla follia

Associazione impegnata sul fronte della tutela e della promozione dei diritti fondamentali delle persone in ambito psichiatrico e giuridico.

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Comunicato stampa Associazione ‘Diritti alla Follia’ sulla tragica vicenda Capovani

Diritti alla Follia · 26/04/2023 · 1 commento

L’associazione ‘Diritti alla Follia’ ritiene di dover intervenire in merito alla recente vicenda che ha visto come vittima la dott.ssa Barbara Capovani, psichiatra toscana, che ha perso la vita in seguito ad una aggressione da parte di un soggetto noto al dispositivo psichiatrico. Esprime dispiacere per questo grave episodio di violenza ed invia le più sentite condoglianze alla famiglia.

Senza voler sminuire la tragedia occorsa, denuncia la strumentalizzazione di tale morte per cercare di depotenziare l’impegno in favore della tutela dei diritti fondamentali degli utenti psichiatrici, che è di ‘Diritti alla Follia’ come di grandi istituzioni di garanzia (Garante Nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale in primis e il Comitato europeo per la prevenzione della tortura), che non ha nulla a che vedere con quello che è accaduto.

 L’associazione intende evidenziare quanto demagogico e strumentale appare l’attacco ‘furioso’ contro associazioni o movimenti critici che contestano l’eccessivo organicismo della psichiatria clinica, attacco che, in questo caso, va a coinvolgere anche gran parte di coloro che si pongono come eredi della riforma basagliana, allargando il tiro anche su chi, a vario titolo, ritiene di dover evidenziare i molti abusi psichiatrici che avvengono quasi quotidianamente. Tanto per fare esempi estremi, dall’entrata in vigore della legge 180, molti sono stati i morti di utenti psichiatrici per contenzione, per abusi prescrittivi di psicofarmaci, per abbandono, per discriminazione, per imperizia, per negligenza, per inosservanza di leggi e regolamenti, in trattamento sanitario obbligatorio, all’interno dei servizi per eccesso di psicofarmacoterapia, per contenzione nelle strutture.

In questo senso va tutta la nostra solidarietà a coloro che da anni svolgono un ruolo di informazione su social network, sotto attacco proprio in questi giorni, che rappresentano uno stimolo per un dibattito su alcuni dei temi menzionati come per esempio quello della coercizione.

Non ci risulta che l’attenzione mediatica strumentalmente rivolta alla scomparsa della dottoressa sia dedicata alle morti degli utenti psichiatrici – di varia natura ed in varie circostanze – ‘sul lavoro’, cioè mentre vengono ‘curati’.

La libertà del paziente è, nella nostra impostazione, la libertà dello psichiatra, a cui da tempo ci dedichiamo. Contro l’ignoranza di chi pensa di mettere l’opinione pubblica di fronte all’alternativa: diritti dell’utente/sicurezza dello psichiatra e della collettività, noi diciamo che pazienti liberi dalla coercizione e responsabili consentono allo psichiatra di lavorare con serenità e sicurezza.

L’associazione ribadisce la necessità di spegnere sul nascere ogni speculazione su questa tragedia ai fini di modificare in senso proibizionista le normative attuali che con tanta fatica si sono riuscite ad ottenere.

Il problema è serio e va affrontato con lucidità, oggettività e conoscenza che non si facciano condizionare da una demagogia da retrobottega.

                                                                                                           Roma 26 aprile 2023

Per l’associazione ‘Diritti alla Follia’

Michele Capano, Presidente

Cristina Paderi, Segretaria

Susanna Brunelli, Tesoriera

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Webinar: Il rapporto 2023 del Comitato per la Prevenzione della Tortura sulle visite a reparti psichiatrici e residenze sanitarie assistite: Le raccomandazioni all’Italia

Diritti alla Follia · 24/04/2023 · Lascia un commento

Il rapporto 2023 del Comitato per la Prevenzione della Tortura
sulle visite a reparti psichiatrici e residenze sanitarie assistite:
Le raccomandazioni all’Italia

Mercoledì 17 maggio dalle h.19.00 alle h.20.30

Webinar organizzato dall’associazione radicale ‘Diritti alla Follia’, dedicato alla presentazione del Rapporto al Governo italiano sulla visita periodica in Italia effettuata dal Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti (CPT) dal 28 marzo all’8 aprile 2022.

L’ incontro è dedicato ad un approfondimento all’ambito psichiatrico e a quello delle visite alle residenze sanitarie assistite (RSA).

Il rapporto integrale è presente sul sito del CPT

https://www.coe.int/it/web/cpt/italy

e sul nostro sito, dove sono presenti anche le traduzioni in italiano

https://dirittiallafollia.it/documenti/

Nel corso della visita condotta in Italia nel periodo marzo/aprile 2022, la delegazione del CPT ha esaminato il trattamento e le condizioni di detenzione delle persone detenute in quattro istituti penitenziari.

Ha esaminato inoltre il trattamento dei pazienti ricoverati nei reparti psichiatrici di quattro ospedali civili e di persone anziane non autonome residenti in due case di cura (Residenze sanitarie assistenziali o RSA). Particolare attenzione è stata rivolta all’utilizzo di mezzi di contenzione e all’isolamento dei pazienti/residenti di tali strutture. La delegazione ha inoltre esaminato il trattamento delle persone private della libertà da parte delle forze dell’ordine.

 La delegazione del CPT ha tenuto consultazioni con le autorità nazionali dei vari ministeri, con il Garante Nazionale dei Diritti delle Persone private della libertà, con alcune organizzazioni non governative

Amnesty International

Antigone

Diritti alla Follia

Felícita Associazione per i Diritti nelle RSA

Elenco delle strutture psichiatriche visitate dalla delegazione del CPT

– Grande Ospedale Metropolitano Niguarda (unità SPDC), Milano

– Ospedale di Cinisello Balsamo (unità SPDC)

– Ospedale di Melegnano (Unità SPDC)

– Ospedale San Camillo (Unità SPDC), Roma

Strutture socio-assistenziali

– Casa di cura Pio Albergo Trivulzio (RSA), Milano

– Casa di cura Palazzolo (RSA), Milano

Relatori:

  • Christian Loda, membro del Segretariato del Comitato per la Prevenzione della Tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti
  • Gilda Losito, responsabile Unità operativa n. 5 “Privazione della libertà nell’ambito delle strutture sanitarie, socio-sanitarie e assistenziali” dell’Ufficio del Garante nazionale per i diritti delle persone private della libertà e ristrette
  • Michele Capano, presidente associazione ‘Diritti alla Follia’

Sono previsti gli interventi di:

  • Giovanni Rossi, Club Spdc no restraint
  • Alessandro Azzoni, Felìcita – Per i diritti nelle RSA
  • Susanna Brunelli e Andrea Delliri, Rete Utenti Nazionale (RUN)

Utilizza il Qrcode per accedere direttamente a Zoom

In alternativa troverai il link di accesso sulla nostra pagina Facebook
https://www.facebook.com/DirittiallaFollia
o potrai richiederlo via mail a
dirittiallafollia@gmail.com

 

CPT-locandina-17-maggioDownload
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Amministrazione di sostegno: un sistema ben congegnato

Diritti alla Follia · 18/04/2023 · 3 commenti

Pubblichiamo la storia che ci ha inviato C.R che inizia così:

La storia che vi racconto è particolare ma non dissimile a quella che sta accadendo agli anziani amministrati in questo momento a causa di una legge sbagliata o mal interpretata.

Dagli anni 2000 conosco tramite mia suocera una coppia di anziani signori, persone rispettabilissime, lui avvocato stimato e cassazionista in pensione, lei ex docente di scuola pubblica anch’essa in pensione.

I due sono sempre stati indipendenti, non hanno mai avuto figli ed hanno dei parenti in altre zone d’Italia con cui, a loro dire si sono sempre sentiti pochissimo. Da quello che si vedeva hanno sempre disposto di somme rilevanti in base al loro tenore di vita ed hanno sempre speso tantissimo per la loro casa, le loro auto, la loro persona. Hanno sempre avuto al loro fianco persone come cameriere, autista e segretaria di studio per il marito; quest’ultimo verso la fine degli anni 2000, a circa 90 anni, comincia ad avere problemi relativi all’età di tipo fisico, mai mentale. Viene curato su sua richiesta tramite migliori ospedali anche a pagamento, durante questo periodo viene assistito da molte persone ma mai nessuno ha toccato il loro patrimonio che comunque spendevano liberamente. In quel periodo io ho aiutato il signor R. nelle varie faccende, mi chiese di seguire le sue utenze, raccomandate, ed altro, mai alcun riferimento a banca e gestione immobiliare. Poco dopo il signor R. viene a mancare per l’età ma anche per le malattie che da tempo lo affliggevano. Da qui comincia una strana storia.
Tutta la contabilità di solito veniva gestita dal marito che comunque prima di morire aveva assicurato alla moglie un grande patrimonio che l’avrebbe accompagnata ed assicurata. Qui ad un certo punto, per il funerale si presentano dei nipoti di terzo grado, mai visti in casa, mai sentiti. Dicono alla consorte del defunto che si occuperanno loro del funerale, la vedova, signora A. felicissima di questo lascia a loro l’incarico.

Il funerale viene eseguito tramite una ditta comunale con un furgone bianco, in quel momento la signora A. rimase di sdegno, tuttavia cercò di andare avanti. Due settimane dopo venne un incaricato delle imprese funebri comunali a richiedere il pagamento della quota, la signora procedette con l’emissione di un assegno, ma pochi giorni dopo venne a sapere che il conto non aveva disponibilità per coprire un importo di soli € 1.600. La signora rimase impaurita del fatto, mia suocera che nel frattempo era badante del marito e della signora A. vedendo la signora affranta mi chiamò, sembrava infatti strano che non ci fossero soldi.

La signora accompagnata da me ed un avvocato si presentò in banca, in quel frangente il direttore si rifiutò di comunicare alla signora il suo estratto conto perché troppo anziana, la signora minacciò di chiamare la guardia di Finanza e lui cedette. I soldi c’erano ma erano stati totalmente investiti, dai nipoti che avevano una delega anni prima. La signora chiese il giorno stesso lo svincolo di tutte le somme.
Nei giorni seguenti una dei nipoti si presentò dalla signora A. la prese da parte e le disse che ora senza più il caro marito il posto migliore per finire la sua vita sarebbe stata una struttura adeguata ad anziani (una RSA !!) la signora piangendo la pregò di non chiederle quello e che voleva rimanere nella sua casa.
Per fortuna la signora avendo il marito avvocato, chiamo degli amici “storici”. Fui presente quando arrivarono magistrati ed avvocati in pensione, amici da tutta Italia, conto almeno dieci persone, addirittura un Tar di una regione italiana. Gli spiegarono che il comportamento dei nipoti era volto a cercare di farla amministrare, termine che la signora non conosceva, per evitare questo che ormai era inevitabile vista l’età ed il consistente patrimonio immobiliare, doveva subito correre ai ripari. Gli consigliarono vivamente di ritirare la maggior parte dei contanti e tenerli in cassaforte o cederli a fedelissimi perché non ne avrebbe potuto più disporre, le consigliarono anche di procedere con un documento ufficiale notarizzato, in cui chiedeva di non essere mai mandata in una struttura diversa dalla sua casa qualora fosse stata incapace di intendere e di volere, nello stesso documento indicava chi sarebbe dovuto essere il suo amministratore di sostegno qualora fosse avvenuta la richiesta. La signora non ritirò mai tutto il denaro che rimase per sua sfortuna in banca, procedette invece con il documento, cosa molto importante perché le evitò di essere inviata in una RSA.

Nemmeno un mese dopo il documento pervenne una richiesta di amministrazione da parte dei nipoti, da quel momento la signora A. comincio ad effettuare delle visite geriatriche e psichiatriche in ospedali statali che confermavano la sua integrità psicologica onde evitare di essere amministrata. Arrivò il momento dell’udienza la signora era terrorizzata essendo stata avvisata dai nipoti che sarebbe dovuta andare in una RSA, l’avvocato della signora mi chiese di accompagnarla e di testimoniare a suo favore in modo spontaneo. Il giudice del tribunale tutelare, una donna, fu molto sbrigativa, non si presentò nemmeno, cominciò con una valanga di domande a raffica, la signora, di ben 94 anni riusciva a rispondere ma inciampò su una data, a quel punto il giudice volle sapere di più, continuò con domande su domande, ma non tollerò la data sbagliata. Quando venni interpellato io, come amico di famiglia, dimostrai come i soldi della signora furono stati investiti senza il consenso della signora ma soprattutto in titoli tossici tutti in perdita, questa fu una sorpresa anche per i nipoti che invece credevano che il capitale stesse aumentando. La banca sostanzialmente stava fregando la signora ed i nipoti. A quel punto il giudice si rese conto che i nipoti erano li solamente per un fine economico, ossia tutelare l’eventuale eredità, errore grave perché da li in poi è partito l’iter seppur provvisorio dell’amministrazione in attesa della perizia.

Qui comincia la seconda stranezza, stavo comprendendo come funzionava il sistema ben architettato.

Il giorno della perizia psichiatrica inviata dal giudice tutelare accompagno io la signora, si presenta con ben 20 minuti di anticipo, entrando in questo studio troviamo già sul posto un CTU ed il CTP della controparte che parlavano, il CTP della signora si presenta invece con noi e non è mai stato pagato dall’amministratrice che si rifiutò (illegale) ma dalla signora in contanti.

La perizia inizia in una stanza con i due CTP ed il CTU, io vengo tenuto all’esterno della stanza. Dall’esterno sento il CTU che fa domande terrorizzando la signora che comunque risponde, la signora si sente male esce e le danno un bicchiere d’acqua, io non capisco cosa succede e chiedo di chiamare un’ambulanza, in quell’istante il CTU cambia totalmente approccio e diventa stranamente più docile. Dopo più di un ora la signora termina, è stremata, non si regge in piedi, chiede continuamente perché deve essere sottoposta a questo ed io non so come giustificarlo, visto che la sto accompagnando, l’avvocato cerca di sostenerla moralmente ma lei è distrutta. Parlo con il CTP della signora che mi confida che sia il CTP che il CTU si conoscono e secondo lui hanno già deciso. A questo punto, su richiesta della signora e del suo avvocato oltre che gli amici di famiglia viene ingaggiato un investigatore privato. Molto velocemente informa la signora che il CTU ed il CTP della controparte si conoscono benissimo, hanno sempre lavorato insieme ed hanno sempre eseguito perizie anche per la stessa persona coordinandosi. Questo punto è molto importante, perché un consulente del tribunale dovrebbe avvisare il giudice di conoscere un consulente di parte, per ovvie ragioni di imparzialità.
insieme agli avvocati leggiamo la perizia e viene confermata come persona non in grado di amministrarsi, le motivazioni sono inverosimili, scrive molte falsità che verranno poi dimostrate. A quel punto, come persona informata dei fatti scrivo una pec all’ordine dei medici per informarli di quanto sta accadendo, rispondono chiedendo di inviarla al tribunale dove è iscritto il CTU, nonostante il medico fosse iscritto all’albo. Da qui senza timori procedo con le prove e scrivo al Tribunale che non ha mai risposto nonostante abbia inviato ben tre PEC. La signora ormai amministrata (come amministratore viene scelta un’amica del giudice, scoperta sempre con l’investigatore privato), nonostante l’amministratrice assegnata sia una brava persona e cerca di accontentarla, la limita economicamente, gli da solo 1/3 di quanto spendeva prima, i nipoti tramite richiesta dell’avvocato chiedono di metterla in una struttura e di limitare le spese, fortunatamente grazie al documento precedentemente notarizzato, il giudice comunque fu comprensivo, e la richiesta non venne accettata. La signora è sempre comunque molto scontenta, nonostante cercammo di portarla in vacanza con noi, a casa mia in montagna…. Si sentiva privata della sua libertà, non poteva più scegliere chi chiamare per pulire la grondaia, chi chiamare per far cambiare la caldaia, fare spese e regali che normalmente tutti gli anni faceva e riceveva ai compleanni (gli amici di lunga data gli inviavano bonifici di € 1.000 per il suo compleanno per intenderci).
La signora A. sempre in buona salute, si ammalò improvvisamente per un calcolo alla colecisti. Il calcolo doveva essere operato, ma i medici seguiti dall’amministratrice dissero che vista l’età bastava dargli degli anti-infiammatori, io a mie spese feci venire un altro medico che invece disse che andava subito operata, pregai l’amministratrice di farlo, me lo impedì, disse che ormai era anziana, anzi doveva molto probabilmente vendere la sua casa viste le spese che stava sostenendo. Era il periodo del Covid, la chiusero in ospedale per la maggior parte del tempo, la chiamavamo, era in stato incosciente sempre sotto tranquillanti, fu struggente, terrificante. La signora venne mandata a casa quando ormai nulla era possibile e per farla morire a casa. Fu un omicidio di stato, il fatto stesso di non operare perché una persona è anziana e che quindi non conviene è spaventoso, nonostante ne avesse capacità economica e psicologica.

Incredibile pensare come una persona che un anno prima era in buona salute, che si godeva la sua vita, i suoi amici, il suo cane, ad un certo punto venga messa in prigione, che sia una RSA oppure nella sua casa senza soldi, da parte di persone estranee è inconcepibile, Io l’ho vissuta da vicino, ho ancora filmati, nomi e cognomi di tutti gli attori e pensare che questo un giorno può accadere a me, ai miei genitori, ma anche allo stesso giudice, all’amministratore di sostegno ad i nipoti, mette paura, la legge va modificata immediatamente. Per quanto mi riguarda, seppur relativamente giovane, sto provvedendo a diversificare i miei beni in altri stati, sto cercando di ottenere una cittadinanza diversa da quella Italiana per essere tutelato all’estero. Dovremmo farlo tutti noi.

Volevo fare un esposto, con nomi cognomi, le registrazioni, le immagini che mi ha dato la signora dell’investigatore privato, mi è stato sconsigliato, mi hanno detto che questo è un sistema ben congegnato, e che verrei minacciato ed indagato dalla procura. Questa è una macchina infallibile dove tutti gli attori ci guadagnano, CTP, CTU, Avvocati, Amministratori di sostegno che a loro volta chiamano ditte “amiche”. Giustificano anche il lavoro del giudice tutelare che ha migliaia di queste cause dove magicamente persone capaci di intendere e volere ad un certo punto non lo sono più.

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LA STRAGE E L’ISTITUZIONALIZZAZIONE DEI VECCHI E DEGLI “INUTILI”. PER IL LORO “BENE”

Diritti alla Follia · 01/04/2023 · 5 commenti

FIRMA ANCHE TU CONTRO L’INTRUSIONE GIUDIZIARIA

 NELLA VITA DEI SOGGETTI VULNERABILI

Dal 2004 esiste una legge, la n. 6/2004, che ha introdotto la possibilità, per coloro che “per effetto di una infermità ovvero di una menomazione fisica o psichica, si trovano nella impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi”, della nomina di un amministratore di sostegno, con il conseguente instaurarsi di uno stretto controllo giudiziario sulla vita di anziani e soggetti vulnerabili.

A distanza di quasi 20 anni, questa legge sta mostrando gravi crepe: agli amministratori di sostegno viene attribuito, nei decreti di nomina emessi dai Giudici tutelari, ogni potere. Possono decidere dove i “beneficiari” devono vivere (non a casa loro, ma in strutture) e isolarli dal mondo; possono spezzare legami affettivi decennali, sottrarli alle famiglie, a compagni/e di fatto, amici. Spesso si sostituiscono in toto all’amministrato in ogni decisione economica e/o sanitaria che li riguardi e ne amministrano beni, conto corrente, proprietà, salute. Hanno in carico talora decine di “beneficiari”: con inevitabili conseguenze sulla burocratizzazione del ruolo, che dovrebbe essere di assistenza e di accompagnamento continuo e personale.

Non era questo l’intento della legge, che mirava a un supporto personalizzato (il cosiddetto “abito su misura”). Nei fatti, l’amministrazione di sostegno si è rivelata un’interdizione mascherata. Affidare centinaia di migliaia di vite a una giustizia già ingolfata, ha comportato enormi abusi che nessuno impedisce. Anzi, essi sono autorizzati per legge, facendosi talora a meno perfino del necessario contatto personale tra Giudice tutelare e potenziale “beneficiario”: bastano le certificazioni mediche per dare corso al provvedimento.

Non c’è più tempo. Questa legge va radicalmente rivista per salvare le vite di troppe persone private, di fatto, di ogni diritto. Persone ricoverate contro la loro volontà con “fine pena mai”. Detenuti senza alcun processo, con l’unica colpa di avere una qualche “menomazione fisica o psichica, anche parziale o temporanea che li priva in tutto o in parte di autonomia nell’espletamento delle funzioni della vita quotidiana”, destinati a vivere l’ergastolo ostativo fino alla morte.

L’associazione radicale “Diritti alla Follia” ha elaborato una organica Proposta di Riforma, al momento ferma, in attesa che il Governo la prenda in considerazione, e che mira a:

  1. Garantire il diritto alla difesa, per legge, a chiunque sia oggetto di un ricorso per la nomina di un Amministratore di sostegno. Ricorsi troppo spesso basati su affermazioni generiche senza alcuna prova in supporto, e superficialmente accolti;  
  2. Impedire che l’Amministratore di sostegno possa sostituirsi al “beneficiario” nella presa di decisioni cruciali (residenza, consenso sanitario: in accordo a quanto raccomanda all’ Italia, dal 2016, il Comitato Onu per la Convenzione sui Diritti delle persone con Disabilità [c.d. CRPD]);
  3. Ancorare radicalmente l’individuazione dell’Amministratore di sostegno alla volontà del “beneficiario”, il quale deve avere diritto di scegliere una persona di sua fiducia, e non di fiducia del Giudice tutelare;
  4. Stabilire, per gli Amministratori di sostegno, l’obbligo tassativo di non avere in carico più di 1 “beneficiario”;
  5. Equiparare, in ordine ai rapporti affettivi da preservare, congiunti di fatto e amici di lunga data, ai congiunti di sangue.

Questo è il nostro manifesto, che raccoglie anche l’urlo silenzioso di chi dice:

“Voglio vivere e morire a casa mia, non rinchiudermi”

Firma anche tu, se sei d’accordo, per chiedere al Governo di rivedere la legge 6/2004.    

Link utili:

https://dirittiallafollia.it/wp-content/uploads/2021/06/La-realta-dellamm-di-sostegno-in-Italia.pdf

PROPOSTA di RIFORMA AMMINISTRAZIONE di SOSTEGNO

Per aderire al Manifesto invia una mail a dirittiallafollia@gmail.com

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Comunicato stampa: Rapporto al Governo italiano sulla visita periodica in Italia effettuata dal Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti (CPT) dal 28 marzo all’8 aprile 2022             

Diritti alla Follia · 27/03/2023 · Lascia un commento

Rapporto al Governo italiano sulla visita periodica in Italia effettuata dal Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti (CPT) dal 28 marzo all’8 aprile 2022

L’associazione radicale ‘Diritti alla Follia’ tra le organizzazioni non governative consultate.

Nella Relazione sulla visita in Italia dal 28 marzo all’8 aprile 2022

 il Comitato per la Prevenzione della Tortura (CPT),

 organismo collegato al Consiglio d’Europa,

 ha espresso una serie di Raccomandazioni specifiche sulle garanzie legali

relative alla procedura di TSO.

L’Associazione “Diritti alla Follia” ha tradotto

ed esaminato questa Relazione.

E’ possibile consultarla nella versione originale sul sito del CPT.

Alleghiamo al Comunicato il documento contenente

un sunto delle Raccomandazioni.

   Il Comitato europeo per la Prevenzione della Tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti è un organo del Consiglio d’Europa che, per quanto attiene specificamente l’ambito psichiatrico, ha svolto la sua quinta visita in Italia. Il Comitato ha un ruolo persuasivo nei confronti degli Stati, si limita ad ispezioni e segnala le criticità che rileva rispetto agli standard dei diritti fondamentali esistenti a livello europeo consacrati dalla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo. Le criticità vengono manifestate attraverso delle Raccomandazioni inviate agli Stati.

Le Raccomandazioni all’Italia si sono andate ripetendo dal 2004 al 2016, le ultime sono indicate nel rapporto del 2023 e si riferiscono alle visite del 2022.

Rispetto a queste ultime Raccomandazioni, così come per le precedenti, abbiamo riscontrato una sostanziale coincidenza tra quello che il Comitato per la Prevenzione della Tortura predica e quello che è il contenuto della proposta di riforma del trattamento sanitario obbligatorio di cui ci siamo resi elaboratori e protagonisti in questi anni. Ovviamente queste Raccomandazioni si sono andate ripetendo nel corso degli anni perché il Comitato nelle visite registrava che nulla era cambiato, ma questo tipo di sollecitazione non è mai entrata neanche nel dibattito istituzionale.

  Grazie al CPT abbiamo un’opportunità straordinaria per segnalare come le nostre non siano affatto tesi estremistiche tese in qualche modo a mettere i bastoni tra le ruote all’interno di una procedura che si afferma avere delle finalità e delle caratteristiche esclusivamente sanitarie, in cui la presenza dell’avvocato, dell’udienza, del foglio informativo, della possibilità di visita, non rappresenterebbero altro che un ignorante intralcio nell’ attuazione di un trattamento terapeutico!

Parliamo di diritti fondamentali della persona e di Raccomandazioni che, alla luce del quadro normativo delineato dalla stessa Corte europea dei diritti dell’uomo, vengono ritenute cruciali nell’ambito della coercizione psichiatrica e che aspettano di essere effettivamente attuate.

Si tratta di Raccomandazioni negate alla conoscenza anche degli operatori del settore e questa è un’attività cruciale che ci aspetta nei prossimi mesi:

questo è quello che si muove riguardo al trattamento sanitario obbligatorio.

                                                                Roma lì 27 marzo 2023

Michele Capano, presidente

Cristina Paderi, segretaria

https://www.coe.int/en/web/cpt/-/council-of-europe-anti-torture-committee-cpt-publishes-report-on-its-2022-periodic-visit-to-italy

https://dirittiallafollia.it/2023/03/26/rapporto-al-governo-italiano-sulla-visita-periodica-in-italia-effettuata-dal-comitato-europeo-per-la-prevenzione-della-tortura-e-delle-pene-o-trattamenti-inumani-o-degradanti-cpt-dal-28-marzo-all8/
https://dirittiallafollia.it/documenti/
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