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Diritti alla follia

Associazione impegnata sul fronte della tutela e della promozione dei diritti fondamentali delle persone in ambito psichiatrico e giuridico.

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diritti alla follia

LA STRAGE E L’ISTITUZIONALIZZAZIONE DEI VECCHI E DEGLI “INUTILI”. PER IL LORO “BENE”

Diritti alla Follia · 01/04/2023 · 5 commenti

FIRMA ANCHE TU CONTRO L’INTRUSIONE GIUDIZIARIA

 NELLA VITA DEI SOGGETTI VULNERABILI

Dal 2004 esiste una legge, la n. 6/2004, che ha introdotto la possibilità, per coloro che “per effetto di una infermità ovvero di una menomazione fisica o psichica, si trovano nella impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi”, della nomina di un amministratore di sostegno, con il conseguente instaurarsi di uno stretto controllo giudiziario sulla vita di anziani e soggetti vulnerabili.

A distanza di quasi 20 anni, questa legge sta mostrando gravi crepe: agli amministratori di sostegno viene attribuito, nei decreti di nomina emessi dai Giudici tutelari, ogni potere. Possono decidere dove i “beneficiari” devono vivere (non a casa loro, ma in strutture) e isolarli dal mondo; possono spezzare legami affettivi decennali, sottrarli alle famiglie, a compagni/e di fatto, amici. Spesso si sostituiscono in toto all’amministrato in ogni decisione economica e/o sanitaria che li riguardi e ne amministrano beni, conto corrente, proprietà, salute. Hanno in carico talora decine di “beneficiari”: con inevitabili conseguenze sulla burocratizzazione del ruolo, che dovrebbe essere di assistenza e di accompagnamento continuo e personale.

Non era questo l’intento della legge, che mirava a un supporto personalizzato (il cosiddetto “abito su misura”). Nei fatti, l’amministrazione di sostegno si è rivelata un’interdizione mascherata. Affidare centinaia di migliaia di vite a una giustizia già ingolfata, ha comportato enormi abusi che nessuno impedisce. Anzi, essi sono autorizzati per legge, facendosi talora a meno perfino del necessario contatto personale tra Giudice tutelare e potenziale “beneficiario”: bastano le certificazioni mediche per dare corso al provvedimento.

Non c’è più tempo. Questa legge va radicalmente rivista per salvare le vite di troppe persone private, di fatto, di ogni diritto. Persone ricoverate contro la loro volontà con “fine pena mai”. Detenuti senza alcun processo, con l’unica colpa di avere una qualche “menomazione fisica o psichica, anche parziale o temporanea che li priva in tutto o in parte di autonomia nell’espletamento delle funzioni della vita quotidiana”, destinati a vivere l’ergastolo ostativo fino alla morte.

L’associazione radicale “Diritti alla Follia” ha elaborato una organica Proposta di Riforma, al momento ferma, in attesa che il Governo la prenda in considerazione, e che mira a:

  1. Garantire il diritto alla difesa, per legge, a chiunque sia oggetto di un ricorso per la nomina di un Amministratore di sostegno. Ricorsi troppo spesso basati su affermazioni generiche senza alcuna prova in supporto, e superficialmente accolti;  
  2. Impedire che l’Amministratore di sostegno possa sostituirsi al “beneficiario” nella presa di decisioni cruciali (residenza, consenso sanitario: in accordo a quanto raccomanda all’ Italia, dal 2016, il Comitato Onu per la Convenzione sui Diritti delle persone con Disabilità [c.d. CRPD]);
  3. Ancorare radicalmente l’individuazione dell’Amministratore di sostegno alla volontà del “beneficiario”, il quale deve avere diritto di scegliere una persona di sua fiducia, e non di fiducia del Giudice tutelare;
  4. Stabilire, per gli Amministratori di sostegno, l’obbligo tassativo di non avere in carico più di 1 “beneficiario”;
  5. Equiparare, in ordine ai rapporti affettivi da preservare, congiunti di fatto e amici di lunga data, ai congiunti di sangue.

Questo è il nostro manifesto, che raccoglie anche l’urlo silenzioso di chi dice:

“Voglio vivere e morire a casa mia, non rinchiudermi”

Firma anche tu, se sei d’accordo, per chiedere al Governo di rivedere la legge 6/2004.    

Link utili:

https://dirittiallafollia.it/wp-content/uploads/2021/06/La-realta-dellamm-di-sostegno-in-Italia.pdf

PROPOSTA di RIFORMA AMMINISTRAZIONE di SOSTEGNO

Per aderire al Manifesto invia una mail a dirittiallafollia@gmail.com

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Comunicato stampa: Rapporto al Governo italiano sulla visita periodica in Italia effettuata dal Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti (CPT) dal 28 marzo all’8 aprile 2022             

Diritti alla Follia · 27/03/2023 · Lascia un commento

Rapporto al Governo italiano sulla visita periodica in Italia effettuata dal Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti (CPT) dal 28 marzo all’8 aprile 2022

L’associazione radicale ‘Diritti alla Follia’ tra le organizzazioni non governative consultate.

Nella Relazione sulla visita in Italia dal 28 marzo all’8 aprile 2022

 il Comitato per la Prevenzione della Tortura (CPT),

 organismo collegato al Consiglio d’Europa,

 ha espresso una serie di Raccomandazioni specifiche sulle garanzie legali

relative alla procedura di TSO.

L’Associazione “Diritti alla Follia” ha tradotto

ed esaminato questa Relazione.

E’ possibile consultarla nella versione originale sul sito del CPT.

Alleghiamo al Comunicato il documento contenente

un sunto delle Raccomandazioni.

   Il Comitato europeo per la Prevenzione della Tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti è un organo del Consiglio d’Europa che, per quanto attiene specificamente l’ambito psichiatrico, ha svolto la sua quinta visita in Italia. Il Comitato ha un ruolo persuasivo nei confronti degli Stati, si limita ad ispezioni e segnala le criticità che rileva rispetto agli standard dei diritti fondamentali esistenti a livello europeo consacrati dalla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo. Le criticità vengono manifestate attraverso delle Raccomandazioni inviate agli Stati.

Le Raccomandazioni all’Italia si sono andate ripetendo dal 2004 al 2016, le ultime sono indicate nel rapporto del 2023 e si riferiscono alle visite del 2022.

Rispetto a queste ultime Raccomandazioni, così come per le precedenti, abbiamo riscontrato una sostanziale coincidenza tra quello che il Comitato per la Prevenzione della Tortura predica e quello che è il contenuto della proposta di riforma del trattamento sanitario obbligatorio di cui ci siamo resi elaboratori e protagonisti in questi anni. Ovviamente queste Raccomandazioni si sono andate ripetendo nel corso degli anni perché il Comitato nelle visite registrava che nulla era cambiato, ma questo tipo di sollecitazione non è mai entrata neanche nel dibattito istituzionale.

  Grazie al CPT abbiamo un’opportunità straordinaria per segnalare come le nostre non siano affatto tesi estremistiche tese in qualche modo a mettere i bastoni tra le ruote all’interno di una procedura che si afferma avere delle finalità e delle caratteristiche esclusivamente sanitarie, in cui la presenza dell’avvocato, dell’udienza, del foglio informativo, della possibilità di visita, non rappresenterebbero altro che un ignorante intralcio nell’ attuazione di un trattamento terapeutico!

Parliamo di diritti fondamentali della persona e di Raccomandazioni che, alla luce del quadro normativo delineato dalla stessa Corte europea dei diritti dell’uomo, vengono ritenute cruciali nell’ambito della coercizione psichiatrica e che aspettano di essere effettivamente attuate.

Si tratta di Raccomandazioni negate alla conoscenza anche degli operatori del settore e questa è un’attività cruciale che ci aspetta nei prossimi mesi:

questo è quello che si muove riguardo al trattamento sanitario obbligatorio.

                                                                Roma lì 27 marzo 2023

Michele Capano, presidente

Cristina Paderi, segretaria

https://www.coe.int/en/web/cpt/-/council-of-europe-anti-torture-committee-cpt-publishes-report-on-its-2022-periodic-visit-to-italy

https://dirittiallafollia.it/2023/03/26/rapporto-al-governo-italiano-sulla-visita-periodica-in-italia-effettuata-dal-comitato-europeo-per-la-prevenzione-della-tortura-e-delle-pene-o-trattamenti-inumani-o-degradanti-cpt-dal-28-marzo-all8/
https://dirittiallafollia.it/documenti/
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Comunicato stampa: Nasce ALIBES, l’Alleanza per la LIbertà di Scelta e il Bene-Essere psicoSociale

Diritti alla Follia · 16/03/2023 · Lascia un commento

Nasce ALIBES, l’Alleanza per la LIbertà di Scelta e il Bene-Essere psicoSociale

Si è costituita un’Alleanza tra numerose realtà organizzate, operanti in àmbito nazionale e locale, per l’avvio di un’azione comune tra quanti intendono proporre un cambio di paradigma a livello normativo, amministrativo e delle prassi operative concernenti le persone che vivono un disagio psicosociale, comunemente definiti i “matti”, e coloro che agli stessi  sono spesso assimilati sul piano dello stigma sociale e della privazione di ogni diritto,  assumendo a pretesto la loro più o meno presunta incapacità di decidere per sé stessi.

“Nell’àmbito delle attività pubbliche rivolte alle persone con disabilità psicosociale o a rischio di discriminazione in ragione della propria vulnerabilità”, dichiarano i promotori e le promotrici “ci troviamo di fronte a fenomeni di sistematica lesione dei diritti fondamentali della persona e al persistere del modello organicista o bio-medico, che trascura gli aspetti psicosociali che sono stati messi in rilievo dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e in campo giuridico dalle Nazioni Unite con la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità (CRPD)”. La legge 3 marzo 2009, n. 18, con cui il Parlamento Italiano ha autorizzato la ratifica della Convenzione, sottoscritta dal nostro Paese il 30 marzo 2007, è tutt’ora inattuata. La possibilità che la rivoluzione copernicana dettata dalla CRPD possa compiersi, come da ultimo ha ricordato il Comitato preposto al monitoraggio dell’attuazione della stessa rivolgendosi all’Italia, sono legate ad una vera e propria necessaria alfabetizzazione degli  operatori e delle operatrici della cosiddetta “salute mentale” operanti negli ambiti sociale, sanitario, giudiziario, amministrativo ed in collaborazione con le famiglie su questi temi, ciò affinché la loro stessa attività sia improntata al riconoscimento ed al rispetto dei diritti umani di ciascun individuo.

ALIBES, richiamando le Istituzioni ed i servizi operanti in questo campo alla conoscenza ed al rispetto dei principi della CRPD, ritiene fondamentale che vengano introdotti specifici vincoli che pongano fine all’arbitrio sperimentato dalle persone e dalle famiglie nell’incontro coi servizi, e che si creino le condizioni utili e necessarie per garantire a tutti i cittadini e a tutte le cittadine il diritto di far valere le proprie ragioni a fronte di interventi sanitari coercitivi, perché nessuno e nessuna possa esservi sottoposto. Occorre, in estrema sintesi, che la condizione di “disagio” non possa più essere utilizzata come il “biglietto d’ingresso per una terra di nessuno” ove le più sacre prerogative dell’individuo, all’interno di uno Stato di diritto, sono cancellate”.

“Per un verso rileviamo con preoccupazione”, aggiungono i promotori e le promotrici “come siano state letteralmente ignorate dall’Italia le raccomandazioni del Comitato ONU CRPD, che nell’ agosto 2016 segnalava al nostro Paese le urgenti riforme funzionali ad allineare la normativa e le prassi italiane ai diritti riconosciuti alle persone con disabilità psicosociale dalla Convenzione stessa. In particolare, il Comitato ha chiesto all’Italia di abolire l’interdizione e l’inabilitazione, e di riformare l’amministrazione di sostegno, affinché essa non possa più essere impropriamenteintesa come regime decisionale sostitutivo della persona beneficiaria, ma si configuri come un supporto all’espressione delle volontà della persona stessa, e come uno strumento funzionale alla sua autodeterminazione; va inoltre rivista la disciplina del trattamento sanitario obbligatorio (in accordo anche alle ripetute, da ormai vent’anni, raccomandazioni del Comitato di Prevenzione della Tortura – CPT), e quella delle misure di sicurezza per i soggetti non imputabili (le REMS e l’eterna libertà vigilata).

Per altro verso constatiamo che il dibattito pubblico attorno ai temi della “salute mentale” si muove nella direzione di un ulteriore aggravamento di tale stato di clamorosa illegalità internazionale dello Stato italiano. L’azione pubblica in tema di “salute mentale” e la quotidiana operatività dei Dipartimenti di Salute Mentale sono carenti in quanto:

  • ignorano le recenti “Linee guida sulla deistituzionalizzazione” del Comitato ONU CRPD;
  • non consentono che alcun ruolo effettivo (culturalmente e pubblicamente riconosciuto) sia svolto da utenti ed ex utenti (del cui apporto ci si avvale in molte esperienze all’estero);
  • non concedono alcuno spazio ad esperienze sociali che in altri Paesi hanno dato ottima prova di efficacia (qui in gran parte del tutto ignorate);
  • “schiacciano” la libertà terapeutica dei medici costringendoli a “condotte professionali difensive”, minando in radice ogni possibile alleanza con gli utenti;
  • sono costruite senza alcuna consapevolezza della centralità del destinatario e della destinataria del servizio nella gestione delle risorse messe in campo, apparentemente, a suo beneficio”.

“Non è rinviabile“, concludono i promotori e le promotrici del progetto “una serena ed equilibrata, ma decisa, rivalutazione critica delle evidenze relative al rapporto tra benefici e rischi nella somministrazione, soprattutto a lungo termine, delle principali classi di psicofarmaci, valorizzando tutte le evidenze disponibili sui percorsi di deprescrizione (considerati i costi economici e sociali delle terapie farmacologiche a lungo termine e delle disabilità fisiche e funzionali che ne possono derivare)”.

                                                                                                                                        lì 16 marzo 2023

Aderiscono al progetto :

Associazione Michele Baù – Angeli con le ali

Associazione Radicale Diritti alla Follia            

Associazione Diritti senza Barriere       

Associazione AMA Linea di Sconfine  

Movimento Psicospirituale   

Associazione Code per Curiosi          

Associazione Keep on                     

Associazione Professione in Famiglia

Associazione Spazio Disponibile             

Associazione superstiti e vittime della psichiatria         

Associazione UHRTA                         

Centro di Relazioni Umane  

Centro Informare un’H                      

Centro per l’alternativa alla psichiatria Francesco Lorusso

Centro Poiesis                              

Circolo Chico Mendez                                      

Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani                             

Cooperativa Incontrocorrente                       

ENIL Italia                           

ENIL Lombardia

Istituto Sales 

Mad in Italy portale di informazione scientifica 

Poiesisolidale                           

Per informazioni e adesioni infoalibes@gmail.com

 

 

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Comunicato stampa: YASKA CONDANNATA ALL’ISTITUZIONALIZZAZIONE PERMANENTE: L’ASSOCIAZIONE RADICALE ‘DIRITTI ALLA FOLLIA’ DENUNCIA UN’ANACRONISTICA VIOLAZIONE DELLA CONVENZIONE ONU SUI DIRITTI DELLE PERSONE CON DISABILITÀ

Diritti alla Follia · 10/03/2023 · 1 commento

YASKA CONDANNATA ALL’ISTITUZIONALIZZAZIONE PERMANENTE:

L’ASSOCIAZIONE RADICALE ‘DIRITTI ALLA FOLLIA’ DENUNCIA UN’ANACRONISTICA VIOLAZIONE DELLA CONVENZIONE ONU SUI DIRITTI DELLE PERSONE CON DISABILITÀ

L’associazione radicale ‘Diritti alla Follia’ esprime sconcerto e preoccupazione per il futuro di Yaska G., la giovane donna fiorentina sottoposta a misura interdittiva, ricoverata da anni presso una residenza psichiatrica, che oggi rischia un’istituzionalizzazione permanente in spregio alla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità (CRPD) e alle recenti “Linee guida sulla deistituzionalizzazione” elaborate dal Comitato CRPD.

 Il 22 febbraio 2023 il Giudice tutelare di riferimento, in seguito all’istanza del tutore e alla luce di alcuni recenti avvenimenti, ha emesso un decreto con il quale si richiede all’ASL Toscana Centro “l’individuazione di una Residenza Sanitaria per Disabili idonea rispetto alle esigenze di vita e di cura della interdetta, previo trasferimento dall’attuale struttura ove la donna è inserita dal mese di febbraio 2020 a titolo provvisorio e meramente riabilitativo, essendo pertanto decorsi i tre anni previsti per gli inserimenti temporanei, anche al di fuori dell’Area Metropolitana di Firenze ove la struttura individuata fosse collocata in altra Area regionale.”

Le Residenze Sanitarie per Disabili (RSD) sono strutture a carattere socio-sanitario e socio-assistenziale, destinate a persone con disabilità che risultano prive del necessario supporto familiare.

In sostanza il Giudice tutelare ha ordinato all’ASL Toscana Centro di trasferire la donna da una struttura fiorentina in cui la donna, denunciano i familiari, è già sottoposta a forti restrizioni della libertà personale,  in una struttura ancora più chiusa e ubicata in un’altra regione italiana.

Solo nella serata del 28 febbraio 2023 i familiari di Yaska hanno potuto conoscere il contenuto del decreto emesso a conclusione dell’udienza tenutasi nella medesima data, nella quale si legge che erano presenti “il tutore, il protutore e il legale di Jeanette Fraga madre della interdetta”. Ai familiari desta molta perplessità anche la decisione del Giudice Tutelare di trasferire Yaska in una struttura contenitiva a carattere permanente prima ancora che inizi il processo d’appello contro la sentenza che lo scorso ottobre ha respinto la richiesta di revocare l’interdizione a favore dell’amministrazione di sostegno, ovvero nel bel mezzo di un procedimento giudiziario che non è ancora arrivato alla sua conclusione definitiva.

I familiari di Yaska, infine, solo dopo avere letto il testo del decreto, hanno scoperto con grande sconcerto e stupore che la decisione di trasferire la loro congiunta in una Residenza Sanitaria per Disabili posta fuori dalla Toscana, sarebbe stata ritenuta opportuna, oltre che dal tutore e dal protutore, anche dal legale di Jeanette Fraga. La Signora Fraga nega con fermezza e indignazione di aver mai dato la sua pur minima indicazione al proprio legale di acconsentire al trasferimento della figlia Yaska in una comunità ancor più contenitiva dell’attuale, posta lontana da Firenze e fuori dalla Toscana.

Il legale della signora Fraga ha presentato istanza contro il decreto, in cui, tra le altre cose scrive che:

“si ritiene lo spostamento deleterio per la salute psichica della ragazza che aveva ormai familiarizzato con il personale medico e paramedico. Lo spostamento rischia di essere destabilizzante”.

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Barbara Pavarotti, la mia lettera a C.

Diritti alla Follia · 04/03/2023 · Lascia un commento

 

C., povero tesoro invecchiato in otto mesi di 20 anni, scrivo questa lettera, che forse mai leggerai, al vento. Nessuno te la consegnerà mai, perché, da quando sei stato portato via da casa, non so più nulla di te. Quella casa che ti eri comprato con tanta fatica, che conteneva il tuo passato, ormai smantellato, mentre tu sei ancora in vita e per fortuna che non lo sai.  Per fortuna non sai che nel tuo letto ora ci dormono altri, gli affittuari.  Sai che anche la targhetta sul citofono è cambiata? Ci sono altri nomi. E il tuo divano, quello che comprammo insieme da Ikea, è fuori, sul pianerottolo, in attesa di essere smaltito.

“Giurami, mi avevi detto ad aprile, di non permettere a nessuno di portarmi via “.

Ti chiedo scusa, non ce l’ho fatta. Sei stato messo in quelle strutture per anziani che odiavi, perché tu non ci volevi stare con chi sta peggio di te.  Tu volevi stare con persone più giovani. Invece no, sei vecchio. Devi stare nelle strutture per vecchi. E sei demente. Ma non lo eri così tanto quando ti ci hanno portato, lo so. So che hai chiesto per mesi di andartene, ma non ne sei più uscito, mai ti è stato concesso di poter tornare a casa almeno a scegliere da solo le cose che volevi portarti in struttura, come tu hai chiesto.  

Non so dove sei, cosa fai, se parli, se cammini, che farmaci ti fanno prendere. Se questi farmaci ti fanno bene o male.

Se ti danno la cioccolata che ti piaceva tanto.  Se ti friggono i supplì, come facevo io. Credo di no, ti daranno il cibo per vecchi. E’ per questo che sei dimagrito tanto?

Non sai quanto ti ho cercato per mesi, quanto ho implorato che fosse ascoltata la tua volontà.  Nessuno l’ha mai fatto. I carabinieri me l’avevano promesso, invece ci hanno preso in giro. La tua volontà valeva meno di zero.

Sai che un pomeriggio di luglio, dopo aver finalmente scoperto dove stavi, mi sono presentata alla struttura per chiedere di vederti e i gestori mi hanno picchiata urlando “criminale, assassina, ti facciamo carcerare a vita?”. Tu eri lì dietro, oltre le sbarre, non so se hai sentito qualcosa. Ho implorato anche la polizia, intervenuta, di farti sapere che ero lì, con te. Nulla, non ha voluto farlo.  Sono finita all’ospedale, con un dito fratturato e contusioni multiple, solo perché il tuo amministratore di sostegno aveva dato ordine di cacciarmi.

Poi a fine agosto sei stato spostato di struttura perché lì – dove hai vegetato per 4 mesi senza fare assolutamente nulla, impazzendo – c’erano troppe ispezioni. Si è rivelata irregolare, senza nemmeno le cartelle cliniche e personali dei ricoverati. Senza alcun piano di assistenza. Ti ho visto, in qualche foto mandatami da anime pietose,  in carrozzella, legato. Ma tu camminavi, quando sei stato ricoverato.

Da quella struttura sei stato spostato come un pacco, solo perché lì la situazione era diventata tesa. Altrimenti ti ci avrebbero tenuto a vita. E comunque a vita ora sei sempre in un’altra struttura privata, ti stai pagando (anche se non lo sai) la tua morte a 2000 euro al mese. Coi tuoi soldi, che non bastano, per questo è stata affittata casa tua. Per poterti tenere rinchiuso ancora e sempre. Fino alla morte.

Ora, forse, non hai più una volontà, forse non sai più chi sei, dove stai, perché. Io sapevo che ogni giorno che passavi là dentro sarebbe stato fatale. Sapevo che in pochi mesi ci sarebbe stato il tracollo.  Non ti è stato concesso di vivere “da libero” i tuoi ultimi mesi di lucidità. Non ti è stato più concesso di vedermi o vedere chi voleva venirti a trovare.  Nel tuo ultimo messaggio telefonico mi hai detto: “Sono bloccato su tutto, spero che le cose cambino, chiamami per piacere”. Scusa se non sono mai riuscita a farlo. Già dopo questo messaggio il tuo telefono non era più tuo, te l’hanno tolto subito.

Sai che ai tanti che ti mandavano whatsapp per sapere dove stavi, il tuo amministratore di sostegno ha risposto fingendo che fossi tu: “Sono con la mia famiglia”. Non era vero. Eri in struttura. Sai che quelli che ti hanno cercato sono stati minacciati? A un tuo amico la struttura ha detto: “Abbiamo il suo telefono, la denunciamo”.  Esiste il reato di telefonata, secondo costoro.

Sai quanta gente ti ha cercato e sempre si è sentita rispondere: “NO, NON E’ POSSIBILE VEDERLO.  Lui deve stare in pace, dimenticare tutto”. Perché hanno voluto che tu dimenticassi a forza il tuo passato non facendoti più frequentare il mondo di prima?

E io posso solo ricordare tutto quello che abbiamo fatto insieme, quando nessuno ci vietava di farlo. La nostra complicità, perché ci dicevamo tutto, il nostro amore, i nostri battibecchi, la tv guardata abbracciati,  le notti in cui ci si addormentava tenendoci per mano. 

Tu ora non ricordi, ma io sì. E questo basta. Ma mi è vietato anche farti una carezza. “Per il tuo bene, dicono, per non turbarti”. Ma quanto può essere pericolosa una carezza per chi sta nel mondo dell’oblio?

Ora non guardo più nemmeno il cielo. A chi dovrei mostrare i tramonti? Quelli per cui ci incantavamo nelle sere d’estate?  Mi sono persa, ho smarrito il senso. Come te.

Passo davanti al negozio dove lo scorso anno in questi giorni siamo andati a scegliere il tuo regalo di compleanno, quel maglioncino lilla che ti piaceva tanto e distolgo lo sguardo, non ce la faccio. Ce l’hai ancora? Te l’hanno portato in struttura o stai sempre con la tuta? Anche quella te la regalai io, ma era per la palestra. So che nelle strutture è come in ospedale, non è che poi si guardi tanto all’abbigliamento.  Dove si deve andare, in fin dei conti, chi si deve vedere? Sempre le solite facce.

Tu hai detto che stai in ospedale, col lettino con le sbarre, parli di “gente orribile, pipì, dolore”, ma dicono che definisci la struttura così perché sei demente. Che invece è meravigliosa. Ma come può essere meraviglioso un mondo con le sbarre e non solo ai letti? Come può essere meraviglioso un mondo dove tutti ti comandano? A me sembra che questo mondo sia fatto di detenuti che non hanno commesso alcun reato, dove è sancita “la fine pena mai”. Se non con la morte. Detenuti che hanno l’unica colpa di essere fragili, anziani e quindi non degni di vivere diversamente.

Sai, ho chiesto di vederti per il tuo compleanno, il 26 gennaio. Non mi hanno nemmeno risposto.  Non mi hanno risposto quando ho chiesto di vederti per Natale, per il mio compleanno.  Non è bello che tu in struttura non possa vedere nessuno, so che è una bugia quando dicono che sei tu a volerlo.

Sai che il tuo giudice, quello che deve decidere il tuo destino (e nessuno ti ha spiegato che sarebbe andata così) non legge le mie suppliche da mesi? Non si interessa a te e a come stai, perché ha tanto altro da fare.

Può un giudice tutelare fregarsene di una vita umana? Sì, lo può fare. I giudici hanno tanto potere e non sempre lo esercitano bene.

Questo giudice mi ha concesso un incontro a fine settembre e in udienza ha esordito così: “Non ho letto nulla e non intendo leggere nulla”. Io sono rimasta raggelata. Al mio avvocato ha intimato di ritirare immediatamente tutte le istanze, altrimenti non mi avrebbe concesso di vederti. A me ha detto: “Lei è una giornalista. Se solo osa scrivere o parlare pubblicamente di questa storia, non le farò mai più vedere in vita sua C. “. 

Per questo ti chiamo C. non posso dire il tuo nome che ho nel cuore impresso a fuoco.

Ti ho visto, sì, anche se tu non lo ricordi, a fine settembre, a casa dell’amministratore di sostegno. Un incontro filmato integralmente come da disposizione del giudice, roba che neanche per le visite ai carcerati viene imposta. Ti ho ritrovato, ma tu eri ormai perso. Mi hai detto cose bellissime, per quel che potevi: “Sono rimasto angosciato che non ci si poteva più vedere. E’ stata una cosa che mi è mancata, guardavo il calendario, ero preoccupato perché mi rendevo conto che stava passando troppo tempo”.

Ma l’amministratore di sostegno ci interrompeva sempre, voleva che parlassimo d’altro, non di noi due.

E il giudice che doveva decidere, in base a questo incontro se io “sono pericolosa per te”, non decide nulla da ottobre. Come posso io essere pericolosa per l’uomo che volevo accudire per tutta la vita? Ce l’eravamo giurato, scusa se non ho potuto rispettare questo giuramento.

C., tu non sai nemmeno che significa avere un amministratore di sostegno, non te l’ha spiegato nessuno quando a marzo, all’udienza in cui sei stato trascinato (e tu non volevi, avevi paura) l’avresti capito. Ti hanno chiesto se avevi bisogno di assistenza e tu hai risposto: “Sì, grazie”. Non sapevi che saresti diventato un prigioniero. Nemmeno io lo sapevo. Tutto – la nomina di un amministratore di sostegno, il tuo ricovero-  è stato fatto di nascosto da me. Altrimenti avrebbero dovuto passare sul mio cadavere per farti questo. E a tua insaputa, mentre tu avevi il diritto di sapere cosa ti aspettava. Invece ti hanno tradito nascondendoti la verità.

C., ogni mio pensiero, ogni istante, è rivolto a te.  Ogni lacrima è per te, mio compagno di viaggio per 13 anni. Non doveva finire così. Spero che non finisca così. Ma ho una brutta sensazione, gli incubi arrivano nella notte insonne.

 Com’è difficile morire da solo, da sola. Possibile che proprio a noi tocchi questo destino?  Tu l’hai forse meritato?  Io non so nulla. Eppure so tutto e vedo con esattezza cosa accadrà. Come l’ho visto da maggio, dal primo giorno della tua scomparsa, quando ho implorato mezzo mondo di ascoltare cosa volevi veramente. E nessuno, pur potendolo e dovendolo fare, ci ha aiutato. Sapevo tutto, mi rifiutavo solo di crederci perché mi sembrava impossibile che tu dovessi rinunciare, per ordine di altri, a tutto quello a cui tenevi.

Sei arrivato in sogno.  Io continuavo a chiederti cosa fosse successo e tu non rispondevi. Scuotevi la testa con un sorriso triste.

Ieri ho comprato tutte le cose che preferivi mangiare e poi le ho regalate al mendicante fuori dal supermercato, perché non so dove portarle, non so dove tu sia.

 Non ho fatto in tempo a dirti per bene quanto sei stato importante in 13 anni. Quanto hai fatto per me.  Perché hai fatto tanto.  Soprattutto c’eri sempre, di notte e di giorno, in qualunque momento c’eri per me.  E io non sono nemmeno riuscita a salvarti.

Puoi ascoltarmi?  Sono io, Barbara. Dove sei? Spero che questa lettera non sia un addio. L’addio è stato deciso da altri, da otto mesi. Non da te e da me. E’ crudele.

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