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Diritti alla follia

Associazione impegnata sul fronte della tutela e della promozione dei diritti fondamentali delle persone in ambito psichiatrico e giuridico.

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diritti alla follia

VERSO LA FEDERAZIONE

Diritti alla Follia · 05/02/2023 · 2 commenti

Le associazioni interessate a partecipare possono inviare una mail a dirittiallafollia@gmail.com

PROPOSTA DI UNA “FEDERAZIONE” TRA ASSOCIAZIONI/FONDAZIONI/COMITATI/MOVIMENTI ED ALTRE REALTÀ ORGANIZZATE, OPERANTI SUL PIANO NAZIONALE E/O LOCALE E CHE SIANO INTERESSATE A:

  • PROMUOVERE IL RISPETTO DEI DIRITTI FONDAMENTALI DI CUI ALLA CONVENZIONE ONU SUI DIRITTI DELLE PERSONE CON DISABILITÀ (CRPD);
  • RIFORMARE GLI ISTITUTI GIURIDICI DEL TRATTAMENTO SANITARIO OBBLIGATORIO, DELL’ AMMINISTRAZIONE DI SOSTEGNO, E DELLE MISURE DI SICUREZZA PER I NON IMPUTABILI;
  • RIFORMARE I DIPARTIMENTI DI SALUTE MENTALE E GLI STRUMENTI DI WELFARE ALLO STATO ESISTENTI

Carissime e carissimi destinatari (referenti di associazioni, fondazioni, movimenti, comitati etc.), con la presente nota l’ Associazione “Diritti alla Follia” si augura di avviare un percorso diretto alla nascita di una Federazione che riunisca le forze e le idee di quanti intendono proporre un “cambio di paradigma” nella legislazione e nell’attività amministrativa (a partire dalla cultura delle cittadine e dei cittadini che è all’origine di entrambe) che concernono il “disagio diffuso”, in particolare quello psicosociale.
Nell’ambito delle attività pubbliche afferenti a tale tema, ci troviamo di fronte a fenomeni di sistematica lesione dei diritti fondamentali della persona e ad un approccio esclusivamente sanitario a tale “disagio”, laddove nuove politiche, normative e prassi vanno introdotte in coerenza con l’approccio della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità (CRPD). La legge 3 marzo 2009, n. 18, con cui il Parlamento ha autorizzato la ratifica della Convenzione, sottoscritta dall’Italia il 30 marzo 2007, risulta allo stato inattuata. La possibilità che la “rivoluzione copernicana” dettata dalla CRPD possa compiersi, come da ultimo ha ricordato il Comitato permanente della CRPD rivolgendosi all’Italia, sono legate ad una vera e propria necessaria “alfabetizzazione” degli operatori della cosiddetta “salute mentale” coinvolti sul piano sociale, sanitario, giudiziario, amministrativo (e magari familiare) nell’attività su questi temi.
In accordo alla CRPD, occorre una gigantesca opera di “recupero” del consenso delle persone cui sono dirette le politiche di “salute mentale”, una drastica opera tesa a garantire le condizioni perché tutti i cittadini vedano garantito il diritto di far valere le proprie ragioni a fronte di provvedimenti ed azioni coercitive (e non ci riferiamo esclusivamente alla “contenzione”) , senza che la condizione di “disagio” possa rappresentare il biglietto d’ingresso in una ”terra di nessuno” ove le più sacre prerogative dell’individuo, all’interno di uno Stato di diritto, siano cancellate.
Per un verso rileviamo con preoccupazione come siano state letteralmente ignorate dall’Italia sia le Raccomandazioni del Comitato ONU CRPD, che nell’ agosto 2016 segnalava al nostro Paese le urgenti riforme funzionali ad allineare la normativa e le prassi italiane ai diritti riconosciuti alle persone con “disabilità psicosociale” dalla Convenzione stessa, sia le ripetute (da ormai vent’anni) Raccomandazioni del Comitato di Prevenzione della Tortura (CPT) circa le necessarie riforme in tema di trattamento sanitario obbligatorio. Per altro verso constatiamo che il dibattito pubblico attorno ai temi della “salute mentale” si muove nella direzione di un ulteriore aggravamento di tale stato di clamorosa illegalità internazionale dello Stato italiano.
L’ azione pubblica in tema di “salute mentale” e la quotidiana operatività dei Dipartimenti di Salute Mentale (ivi compresi i Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura, verso cui si consolida e va incoraggiata l’attenzione del Collegio del Garante Nazionale dei Diritti delle persone private della libertà personale e della Rete dei Garanti tutta) ignora le recenti “Linee guida sulla deistituzionalizzazione” del Comitato ONU CRPD; non consente che alcun ruolo effettivo (culturalmente e pubblicamente riconosciuto) sia svolto da utenti ed ex utenti (del cui apporto ci si avvale in molte esperienze all’estero); non concede alcuno spazio ad esperienze sociali che, pure, in altri Paesi hanno dato ottima prova di efficacia (qui in gran parte del tutto ignorate); “schiaccia” la libertà terapeutica dei medici costringendoli a condotte professionali difensive, minando in radice ogni possibile alleanza con gli utenti; è costruita senza alcuna consapevolezza della centralità del destinatario del servizio (e dunque dell’indispensabilità del suo protagonismo) nella destinazione e gestione delle risorse messe in campo (apparentemente) a suo beneficio.

Non è rinviabile, va aggiunto, una serena ed equilibrata, ma decisa, rivalutazione critica delle evidenze relative al rapporto tra benefici e rischi nella somministrazione, soprattutto a lungo termine, delle principali classi di psicofarmaci, valorizzando tutte le evidenze disponibili sui percorsi di deprescrizione in psichiatria (considerati i costi economici e sociali delle terapie farmacologiche a lungo termine e delle disabilità fisiche e funzionali che ne possono derivare), (cit. “Linee Guida per i percorsi di deprescrizione” dell’ I.I.P.D.W.).

Vi alleghiamo, oltre alle Osservazioni del Comitato ONU CRPD ed alle Raccomandazioni del Comitato di Prevenzione della Tortura cui abbiamo fatto cenno, le nostre proposte in tema di riforma di trattamento sanitario obbligatorio e dell’amministrazione di sostegno (cui intendiamo collegare l’abrogazione dell’interdizione e dell’inabilitazione), il lavoro del “Gruppo di Lavoro dei Familiari” dell’associazione “Diritti alla Follia” riguardo alle esperienze che li hanno visti coinvolti nel rapporto con i Servizi di Salute Mentale territoriali cui si sono rivolti: quali riferimenti e spunti per il possibile lavoro comune.

Abbiamo svolto un primo incontro insieme ad alcune associazioni: “Michele Baù – Angeli con le ali” (animata dal dott. Giuseppe Galdi e Orietta Baù); “AMA – Linea di Sconfine” (presieduta dal dott. Marco Bertali); “Diritti senza Barriere” (Presieduta da Bruna Belotti); “Movimento psicospirituale” (animato dal dott. Enrico Loria). Nome, caratteri, parole d’ordine ed effettive priorità di una possibile “Federazione” sono di là da venire, proprio in quanto si è aperti a contributi diretti alla costruzione di un progetto comune perché condiviso.
Vi proponiamo, allora, di partecipare ad un confronto che si terrà con modalità telematica domenica 12 febbraio alle h. 18.00, e per il quale vi invieremo il link ove ci rivolgiate un cenno di interesse, del quale ci auguriamo (l’invito può essere esteso anche ad altre associazioni).
Grazie comunque della vostra attenzione, e buon lavoro.

Roma, 4.2.2023

Per l’Associazione Radicale Diritti alla Follia
La Segretaria, Cristina Paderi
La Tesoriera, Susanna Brunelli
Il Presidente, Michele Capano

Le associazioni interessate a partecipare possono inviare una mail a dirittiallafollia@gmail.com
Proposta-riforma-Amministrazione-di-Sostegno-Diritti-alla-FolliaDownload
Proposta-di-riforma-della-procedura-di-applicazione-del-TSO-con-legge-attuale-a-fronteDownload
Nota-Gruppo-Familiari-Diritti-alla-Follia-settembre-2022Download
Schema-Aspettative-Criticita-ProposteDownload
CRPD-Linee-guida-sulla-deistituzionalizzazione-Traduzione-Fraga-1Download
Guidelines-on-deinstitutionalization-including-in-emergenciesDownload
oss.-conclusive-1°-report-Italia-Italiano-agostoi-2016Download
Raccomandazioni-del-CPT-allItaliaDownload
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Proposta di Riforma della Legge sull’amministrazione di sostegno

Diritti alla Follia · 17/11/2022 · 3 commenti

Spettabile Presidente del Consiglio dei Ministri, spettabile Ministro per la Disabilità,

ci rivolgiamo alla vostra attenzione per sottoporvi il testo di una riforma dell’istituto dell’amministrazione di sostegno allo scopo di renderlo in linea con i diritti delle persone con disabilità psicosociale consacrati nella Convenzione Onu per i Diritti delle Persone con  Disabilità (la c.d. CRPD, del 2006) divenuta legge dello Stato 2009/18 tredici anni or sono. 

A chiedere all’ Italia tale “allineamento”, con specifico riguardo all’amministrazione di sostegno, è il Comitato Onu CRPD, con il documento che alleghiamo, datato agosto 2016.

Ci auguriamo che il Governo appena insediato voglia porre rimedio a tale “vulnus” normativo, così migliorando la vita di migliaia di persone oggi sottoposte a limitazioni della libertà personale e coercizioni solo in ragione della propria “disabilità”.

Vi alleghiamo, oltre al nostro progetto di riforma (sui cui contenuti – in spirito costruttivo – saremmo disponibili ad ogni confronto e/o approfondimento che riteneste necessario) documenti utili ad un esame della questione. 

Per l’Associazione Radicale “Diritti alla Follia”:

La Segretaria Cristina Paderi

Il Presidente Michele Capano

La Tesoriera Susanna Brunelli

Proposta Riforma ADS Diritti alla Follia

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Mozione Generale 2022: V Congresso Associazione ‘Diritti alla Follia’

Diritti alla Follia · 15/11/2022 · 2 commenti

L’assemblea dell’Associazione radicale “Diritti alla Follia”, riunita – con partecipazione in modalità telematica ed in presenza – in Via Falzarego 35 a Cagliari da giovedì 10 a domenica 13 novembre 2022 per il V Congresso, udite le relazioni della segretaria e del tesoriere, le approva.
L’Assemblea:

  • prende atto della perdurante sordità della totalità delle organizzazioni gravitanti nel mondo della cosiddetta “salute mentale” alle sollecitazioni dirette ad affermare ed a garantire i diritti fondamentali dell’individuo coinvolto nelle procedure civilistiche e penalistiche connesse all’etichetta di “sofferente psichico”;
  • segnala dunque come l’Italia continui ad essere inadempiente sul fronte dell’attuazione della Convenzione ONU per i diritti delle Persone con Disabilità (CRPD), secondo l’interpretazione autentica fornita a tale ultimo testo dal Comitato ONU CRPD, che nell’ agosto 2016 sottolineava come il nostro Paese dovesse riformare, in chiave garantista, gli istituti del Trattamento Sanitario Obbligatorio, dell’interdizione, dell’inabilitazione, dell’amministrazione di sostegno, delle misure di sicurezza per i non imputabili;
  • ribadisce altresì come giacciano egualmente inattuate le raccomandazioni emanate dal “Comitato di Prevenzione della Tortura”, operante nell’ambito del Consiglio d’Europa, circa le necessarie riforme in tema di TSO.

Alla luce di questo quadro, e nella raggiunta consapevolezza che l’azione riformatrice potrà giovarsi principalmente dell’apporto dei descritti organismi internazionali (per un verso), dei cittadini e delle cittadine che hanno vissuto in prima persona (o attraverso un familiare o un conoscente) la barbarie del presente sistema (per altro verso):
dà mandato agli organi dirigenti di proseguire l’interlocuzione con il Comitato CRPD e con il Comitato Prevenzione della Tortura, supportandoli e stimolandone l’attività ispettiva e di monitoraggio, come accaduto nel 2022: che ha visto la partnership dell’Associazione Radicale Diritti alla Follia con il CPT, nella consulenza a quest’ultimo (sul fronte delle detenzioni sanitarie) in occasione della visita in Italia, i cui esiti saranno resi noti dal Comitato nei prossimi mesi;
sottolinea l’esigenza di lavorare per guadagnare adesioni di singoli alle proposte di riforma, con particolare riguardo alle associazioni di utenti ed ex utenti in corso di costituzione.

Il Congresso saluta l’avvenuta elaborazione di una proposta di legge di riforma dell’istituto dell’amministrazione di sostegno (tesa all’abolizione dell’ADS “sostitutiva”, in adempimento del dettato della CRPD, ed alla eliminazione della “professione dell’amministratore di sostegno) ed impegna gli organi dirigenti – alla luce della nuova legislatura appena avviata – di arricchire la relazione introduttiva che illustra le ragioni della stessa e di trasmetterla – insieme alla proposta di legge sul TSO con analogo approfondimento di un “documento di accompagnamento” – a tutti i deputati e senatori neoeletti, oltre che al Governo ed alle articolazioni della Pubblica Amministrazione dotate di competenze istituzionali in materia della cosiddetta “disabilità psico-sociale”.

Il Congresso prende atto del lavoro del costituito “gruppo dei familiari”, e dell’avvenuto invio a tutti i DSM d’Italia di un documento di sollecitazione all’implementazione di buone prassi e di riforme operative tese al rispetto della persona ed all’elevazione della qualità dei servizi resi, e tuttavia registra la assoluta indifferenza della dirigenza psichiatrica pubblica a tali sollecitazioni.
E` davanti agli occhi di tutti l’irriformabilità di un sistema di erogazioni di servizi ossessionato dall’eclusività dell’approccio farmacologico, composto da un personale non formato e sempre più difficilmente formabile alla cultura dei diritti degli individui, nell’esclusiva e spasmodica ricerca di maggiori risorse da destinare agli operatori, e mai da mettere effettivamente a disposizione dell’utente per il supporto alle proprie scelte di vita.
Di contro a queste sclerosi, l’Associazione è chiamata a difendere ed a promuovere l’affermazione di approcci sociali ed alternativi al disagio psichico, all’interno di una cultura della tolleranza e della convivenza che consenta di prendere coscienza delle perduranti strategie pubbliche di annichilimento ed istituzionalizzazione delle diversità personali e comportamentali.
In questo quadro, il Congresso:
prende atto della partnership avviata con la realtà svedese della PO SKANE, ed impegna gli organi dirigenti a promuovere forme di sperimentazione dell’ Ombudsman personale anche in Italia;
registra l’avvenuta messa all’attenzione dell’OMS del metodo della “Globalità dei Linguaggi” di Stefania Guerra Lisi, e dà mandato agli organi dirigenti di promuoverne la diffusione nell’ambito della offerta pubblica di supporto ed assistenza alla cosiddetta “disabilità”;
rileva la perdurante criminalizzazione di ogni approccio medico fondato sulla scienza e coscienza professionale e non appiattito sulla acritica applicazione di protocolli farmacologici conseguenti a stereotipate etichette diagnostiche. Su questo piano, il Congresso – a partire dal caso dello psichiatra cagliaritano Enrico Loria – impegna gli organi dirigenti a svolgere un attività di denuncia e supporto delle vittime di tali persecuzioni, e di coltivazione della memoria delle persecuzioni passate – a partire da quella che patì Giorgio Antonucci – che hanno portato all’attuale appiattimento dei professionisti che operano con i cosiddetti “pazienti psichiatrici”.

Il Congresso, sul fronte della riforma delle misure di sicurezza per i non imputabili:
denuncia la barbarie, anzitutto giuridica, rappresentata dalla “libertà vigilata”, che si traduce sistematicamente in una indebita condizione di detenzione per le migliaia di persone che vi sono coinvolte;
rileva lo strabismo di un dibattito pubblico concentrato sugli ospiti delle REMS, e sul funzionamento delle stesse, a fronte di un’assoluta indifferenza – nonostante i numeri ben più alti – verso le condizioni vissute dai “liberi vigilati”;
impegna gli organi dirigenti all’elaborazione di un progetto di riforma – con l’ausilio delle figure dell’Accademia e delle professioni che vorranno contribuirvi – teso a superare l’inattuale concetto di “pericolosità sociale”.

Il Congresso saluta l’adesione dell’Associazione radicale Diritti alla Follia alla rete ENUSP (utenti, ex utenti, sopravvissuti alla psichiatria), ed i rapporti stabiliti con WNUSP (l’omologa organizzazione mondiale). In tali ambiti, occorre – con produzioni documentali di cui il Congresso incarica gli organi dirigenti – mettere in discussione la narrazione propagandistica che da decenni “vende” all’ estero – in ogni consesso internazionale – la falsa immagine di un’ Italia all’avanguardia nel rispetto dei diritti dei cosiddetti “portatori di disabilità psico sociale”, a partire dal disvelamento della realtà storica della natura “controriformistica” della legge 180 del 1978, approvata in fretta e furia al solo scopo di evitare la celebrazione del referendum del Partito Radicale, che avrebbe eliminato del tutto la coercizione in ambito psichiatrico.

Il Congresso, dando atto dei rapporti stabiliti con MHE [Mental Health Europe], impegna gli organi dirigenti ad aderire a tale network, ed a lavorare per la partecipazione dell’ Associazione a progetti europei in grado di promuovere la sperimentazione di approcci sociali al disagio diffuso, ed a reperire dati sul reale funzionamento dei DSM italiani e sui “numeri” dell’istituzionalizzazione occulta italiana.

Sul fronte dei rapporti con le altre associazioni, il Congresso:
registra l’esaurimento della capacità organizzativa e propulsiva del “Comitato Legittima Difesa”, costituito per riunire le forze di associazioni e cittadini interessati alla modifica dell’attuale articolato della legge 1978/833 in tema di TSO, considerando conclusa le relativa esperienza, pur nell’augurio di una continuità dei rapporti di collaborazione con le individualità e le associazioni che ne hanno fatto parte;
sottolinea l’unità di intenti con altre realtà associative presenti al Congresso, quali “Diritti Senza Barriere”, “AMA – Linea di Sconfine”, “Michele Baù – Angeli con le Ali”, e dà mandato agli organi dirigenti di lavorare per progetti federativi tesi a rafforzare il fronte diretto all’affermazione dei diritti fondamentali degli utenti psichiatrici.

L’associazione evidenzia l’azione associativa in corso diretta all’implementazione dell’ufficio del Garante Regionale per la Sardegna, la cui mancanza priva la Regione di un presidio cruciale per la salvaguardia dei diritti fondamentali degli utenti psichiatrici in un territorio che si è individuato come sede congressuale anche per sottolinearne le criticità. A riguardo, l’assemblea dà mandato agli organi dirigenti di continuare l’azione tesa a promuovere la nomina del Garante Ragionale sardo, ed a continuare l’avviata interlocuzione con i Garanti.

L’associazione, preso atto dei contenuti del dibattito congressuale sul tema della “Pandemia della coercizione” con riferimento a quanto accaduto a proposito delle restrizioni e mortificazioni dei diritti fondamentali in rapporto al COVID-19, dà mandato agli organi dirigenti di continuare il dialogo con le realtà associative che denunciano tale inaccettabile precedente, e di rendere consapevoli tali realtà – guadagnandole agli impegni di Diritti alla Follia – che le stesse esperienze di annichilimento dell’individuo e di privazione di diritti applicate su grande scala nella “pandemia’, sono da sempre – anche nella Repubblica Italiana – inflitte ai cosiddetti “pazienti psichiatrici”, e che risulta poco efficace (e poco credibile) una rivendicazione dei diritti a fronte delle misure emergenziali assunte nella pandemia, se non accompagnata da eguale rivendicazione di riforme tese ad acquisire diritti e garanzie in ambito psichiatrico.

La quota associativa, per l’anno 2022/2023, è confermata in € 35,00 (euro trentacinque,00)

Cristina Paderi, Michele Capano, Alessandro Attilio Negroni, Maria Rosaria D’Oronzo, Andrea Michelazzi.

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LA CORTE D’APPELLO DI FIRENZE ASSOLVE JEANETTE FRAGA DALL’ACCUSA DI SEQUESTRO DI PERSONA AI DANNI DELLA FIGLIA YASKA GHODS. L’ASSOCIAZIONE  RADICALE “DIRITTI ALLA FOLLIA”: “ORA SI “LIBERI” YASKA

Diritti alla Follia · 03/11/2022 · Lascia un commento

Oggi, 3 Novembre, la seconda sezione penale della Corte di Appello di Firenze, ha assolto Jeanette Fraga dalla condanna per “sequestro di persona”, a carico della figlia Yaska, inflitta dal Tribunale di Firenze (dott.ssa Cannata’).

L’avv. Michele Capano, difensore di Jeanette  Fraga, ha dichiarato: “cade oggi, con la quarta assoluzione di Jeanette Fraga – dopo quelle che avevano riguardato le accuse di maltrattamenti, concorso in violenza sessuale e disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone – l’intero castello di accuse che era stato costruito, da sette anni a questa parte, nell’ambito di una inaudita violenza istituzionale diretta a scoraggiare Jeanette Fraga dall’occuparsi della figlia, dal continuare a pretendere che la figlia non venga dimenticata in una delle centinaia di discariche manicomiali che l’ Italia “basagliana” ha creato, ma possa accedere – nonostante la disabilità connessa ad una diagnosi di schizofrenia – ad una vita dignitosa. La ricostruzione secondo cui la madre di Yaska si sarebbe resa responsabile di condotte integranti reati ha consentito, in questi sette anni, di interdire Yaska, di attribuire alla ragazza una tutrice esterna alla famiglia (famiglia di “cattivi”), quindi di rinchiuderla in strutture privandola di ogni libertà di comunicazione, di circolazione, di coltivare gli affetti familiari. È ora che a questa situazione sia posto rimedio, ed è quello che ora chiederemo al Giudice tutelare”.

 L’ Associazione Radicale “Diritti alla Follia” è stata presente con il consueto “presidio” dinanzi al Tribunale di Firenze, per difendere i diritti fondamentali di Yaska e di Jeanette. Cristina Paderi, segretaria dell’associazione, ha dichiarato: “siamo sempre stati al fianco di Jeanette perché la sua innocenza, oggi sancita dai Giudici fiorentini che cestinano accuse infondate, ci è subito apparsa chiara. Saremo il 10 novembre davanti ad un altro Tribunale, quello di Cagliari, a sostenere le ragioni di un altro “imputato” (l’editore Gigi Monello, accusato di maltrattamenti ai danni della madre) di questo sistema teso ad evitare “disturbi” a Giudici tutelari ed amministratori di sostegno/tutori, teso a criminalizzare i familiari che “rompano le scatole” difendendo diritti e prerogative di familiari “sequestrati”. Siamo in presenza di un “protocollo” collaudato: il familiare che non si “arrende” con gli inviti bonari, viene criminalizzato e processato se pretende che “il fragile” debba e possa vivere, non arrendendosi a “sopravvivenze” vegetali nei tanti cronicari delle strutture pubbliche, o private, o in case dove a nessuno è consentito di entrare (familiari e/o amici) o di uscire (il disabile). Ora, con l’assoluzione di Jeanette, chiediamo che sia Yaska ad essere “liberata”: dalla tutrice esterna, dalla segregazione, dalle mille restrizioni che la inchiodano, oggi, ad una condizione di enorme sofferenza. Al nostro Congresso, in programma a Cagliari dal 10 al 13 novembre, presenteremo la nostra proposta di legge per abolire l’interdizione e riformare profondamente l’istituto dell’ amministrazione di sostegno. Non può essere consentito “impadronirsi” dei (cosiddetti) “fragili”, bensì occorrono strumenti per supportarli nel processo decisionale autonomo, senza scorciatoie coercitive e tentazioni manicomiali.

Al presidio, oltre a familiari ed amici di Jeanette e Yaska, erano presenti Bruna Bellotti, dell’ associazione “Diritti senza Barriere”, Alberto Brugnettini e Maria Gainuta del Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani, Simona Lancioni, di “Informare Un’H”, Maria Rosaria D’Oronzo, del Centro Relazioni Umane.

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Comunicato stampa: LA LIBERTA’ DI YASKA E LA PERSECUZIONE ISTITUZIONALE CUI E’ SOTTOPOSTA LA MADRE JEANETTE FRAGA. IL 3 NOVEMBRE  PRESIDIO DINANZI AL TRIBUNALE DI FIRENZE DELL’ASSOCIAZIONE RADICALE “DIRITTI ALLA FOLLIA”

Diritti alla Follia · 27/10/2022 · Lascia un commento

Avrà luogo il 3 Novembre, presso la Corte di Appello di Firenze, un’udienza per discutere il ricorso di Jeanette Fraga avverso la condanna per “sequestro di persona”, a carico della figlia Yaska, inflitta dal tribunale di Firenze.

Quello stesso Stato che dal 2015 tiene sotto sequestro Yaska, impedendole – oltre ai liberi contatti con i familiari e gli amici e libere uscite – finanche le più elementari possibilità di libera comunicazione telefonica e telematica, sfoga la sua impotenza processando l’unico individuo che ha sempre rispettato i diritti fondamentali di Yaska, lottando strenuamente per garantirle una vita libera e soddisfacente, nonostante le condizioni di difficoltà della ragazza. Questa è la vera “colpa” per cui è a processo Jeanette: avere inverato i diritti riconosciuti ai portatori di disabilità psico-sociale dalla Convezione Onu CRPD del 2006 in un contesto istituzionale nel quale di quei diritti si commette una violazione sistematica e quotidiana da parte delle diverse articolazioni della Repubblica italiana chiamate ad “aiutare i fragili”.

Contro questa vergogna e per invocare, sia la liberazione di Yaska, che è sottoposta a tutela ed istituzionalizzata da sette anni in un luogo di “cura” contro la sua volontà (e che ha dovuto subire un’interruzione di gravidanza forzata), sia l’assoluzione di Jeanette Fraga, l’Associazione Radicale “Diritti alla Follia” sarà presente con il consueto presidio dinanzi al Tribunale di Firenze, a partire dalle ore 11.30 di giovedì 3 novembre. Invitiamo i cittadini e le cittadine sensibili a questi temi a raggiungerci, ad aiutarci, a scendere in campo per difendere la libertà di Yaska e le ragioni dell’ innocenza di Jeanette quale strumento per cambiare le condizioni di vita di migliaia di segregati come Yaska.

Ricordiamo che Jeanette Fraga, nell’ambito della persecuzione istituzionale messa in atto nei suoi riguardi dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Firenze (a “protezione” delle condotte, denunciate reiteratamente da Jeanette, delle tutrici e del Giudice tutelare, e nell’illusione di “far tacere” Jeanette in ordine alle reali condizioni di vita della figlia, è stata processata ed assolta già per l’accusa di concorso in violenza sessuale a danno della figlia (della quale non avrebbe impedito una vita sessuale che – ad avviso della procura – alla ragazza doveva essere negata), processata ed assolta per l’accusa di maltrattamenti in famiglia (smentendosi le tesi della procura circa l’inadeguatezza delle cure e dei trattamenti propiziati da Jeanette nei confronti della figlia), processata ed assolta per l’accusa di “disturbo dell’ occupazione e del riposo delle persone” (a seguito delle miserabili lamentele che il vicinato della famiglia aveva mosso per il “disturbo” arrecato da Yaska nel corso delle “crisi” che aveva quando viveva in casa con la madre).

L’augurio è che – anche a Firenze – vi sia una stampa libera che trovi la forza di approfondire e narrare questa vicenda.

Associazione Radicale Diritti alla Follia

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