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Diritti alla follia

Associazione impegnata sul fronte della tutela e della promozione dei diritti fondamentali delle persone in ambito psichiatrico e giuridico.

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diritti alla follia

Commenti a margine del VI Congresso annuale dell’associazione ‘Diritti alla Follia’ di V.S.

Diritti alla Follia · 15/12/2023 · Lascia un commento

Commenti a margine del VI Congresso annuale dell’associazione ‘Diritti alla Follia’

di V. S.
  • Prima giornata: venerdì 1° dicembre

https://www.radioradicale.it/scheda/714502/manicomio-allitaliana-luoghi-e-forme-dellistituzionalizzazione-vi-congresso-nazionale

Il dibattito è stato incisivo, conciso, efficace.

La sostanza è stata abbondante e genuina.

Dietro ogni intervento ci sono profonde considerazioni da ricordare, fra cui la fallibilità dei Giudici tutelari, la loro furbizia di non emettere ritualmente provvedimenti impugnabili; la modesta preparazione e deontologia degli avvocati; la consapevolezza che gli amministratori di sostegno professionisti sono ‘professionisti del malaffare’

(la quasi totalità), in misura diversa quantitativamente ma qualitativamente identica concretizzata in false relazioni annuali sullo stato di salute e sociale del beneficiario, così ingannando i Giudici tutelari, mordendo la mano che li alimenta.

Coraggioso e trasparente il riferimento ai Giudici tutelari, qualcuno nominato con specificità. Lodevole l’ammissione a parlare alla madre romana, estemporanea e demolitrice a tutto campo.

Sono emerse: latitanza dei Giudici tutelari, grave disorganizzazione delle cancellerie, insufficiente preparazione degli avvocati che dovrebbero assistere beneficiari e familiari dagli abusi degli AdS e “tradimenti” professionali dei clienti. Alcuni Giudici (pochi o molti) non rispettano le leggi della Repubblica: il caso della giornalista Barbara Pavarotti, membro dell’associazione e moderatrice del panel dedicato alle criticità dell’istituto dell’amministrazione di sostegno, è eclatante: la legge Cirinnà sulle coppie di fatto non è stata rispettata. Non è pensabile che il Giudice non la conosca. Se così fosse non potrebbe restare magistrato.

  • Seconda giornata: sabato 2 dicembre

https://www.radioradicale.it/scheda/714503/manicomio-allitaliana-luoghi-e-forme-dellistituzionalizzazione-vi-congresso-nazionale

L’apertura è stata sostanzialmente tecnica, relativa agli aspetti psichiatrici sul tema delle terapie farmacologiche protratte nel tempo e relative conseguenze, che generano aggravamenti della salute fisica e psichica delle persone, cooperanti alla distruzione di vite umane per mezzo delle “tutele” di amministratori di sostegno. A ciò si aggiungono, in completamento, le segnalazioni dei servizi all’autorità giudiziaria dei pazienti benestanti per invalidarli e depredarli attraverso il mezzo dell’amministrazione di sostegno. Le testimonianze durante il Congresso hanno confermato e messo a nudo questa realtà. Un Congresso serve a fare il punto sullo stato dell’arte, che è drammatico. Una delle giovani intervenute ha citato l’esistenza di iniziative per tentare nuovi approcci sperimentali che, si spera, possano ambire ad aiutare.. Mario, Giulio, Giovanna, Maria, Daniela che, nel frattempo, sono seviziati, insieme ai familiari, dagli AdS e dai Giudici tutelari.

Le capacità e sforzi dei vertici dell’Associazione alimentano, coraggiosamente, ampie speranze, con le proposte di modifiche di TSO e amministrazione di sostegno.

  • Terza giornata: domenica 3 dicembre

https://www.radioradicale.it/scheda/714504/manicomio-allitaliana-luoghi-e-forme-dellistituzionalizzazione-vi-congresso-nazionale

Vedendo il servizio sui centri di permanenza e rimpatrio (CPR) ho avuto un blocco allo stomaco: umanità e dignità calpestate. L’Italia è chiamata “culla della civiltà”. Non sapevo che la civiltà fosse così. Una conoscenza in più. La storia si ripete a cicli. Siamo di nuovo alle violenze e torture ricorrenti. In mezzo ai lussi ed agi della società del benessere, c’è chi soffre e muore nell’indifferenza generale, anzi nel compiacimento della società “civile”. Dovremmo vergognarci di come (mal)trattiamo i meno fortunati. Il servizio andrebbe proiettato nelle scuole dei giovani scicchiettosi con abiti firmati, sneakers da 300 euro e vuoto nel cervello, ed anche nelle reti TV di ‘Grande Fratello’ e ‘Isola dei Famosi’, perchè i genitori sono peggio dei figli in elevatezza sociale.

Molto determinate ed incisive le relazioni degli intervenuti. E’ matura la volontà di agire per il superamento delle attuali situazioni di errore e disagio.

L’apice del Congresso è stato toccato con il servizio sugli anziani e le RSA (commentato da monsignor Paglia, prelato stimato dal Papa) incentrato sulla differenza fra società europea ed africana, che mantiene i valori tradizionali di rispetto alla funzione degli anziani nella famiglia. Mi è piaciuto molto il commento di Barbara Pavarotti sulla donna che va a lavorare per un stipendio di 1500 euro al mese e, per farlo, ne spende 2000 per la RSA del genitore anziano. Ho conosciuto anziani in RSA, tristi in attesa delle visite dei figli e durante queste lunghe attese raccontavano agli altri, ospiti o personale, quando curavano i figli giovani, che oggi tardano ad arrivare. Anziani alle prese con telefonini complicati, dipendenti da estranei che li sopportano come parte di un lavoro sgradito.

La sintesi del Congresso è stata fatta dall’avv. Capano che, assolte le formalità assembleari, ha delineato gli obiettivi prossimi dell’Associazione impegnata sulle revisioni delle normative relative a TSO e AdS, rinfrescando le necessità urgenti di attività per arrivare al raggiungimento delle firme previste dalla Costituzione per le iniziative popolari. L’Associazione ha nel cassetto i nuovi testi di proposta di legge.

  • Il giorno dopo…..I “giorno dopo” sono sempre un pò vuoti, incerti. Mi riferisco al giorno dopo il Congresso. Anche se apparentemente passive, le partecipazioni online suscitano emozioni e riflessioni, lasciano traccia. Trascorrere ore insieme a persone che hanno legami comuni coinvolge tutti i nostri sentimenti, calandoci in un ambiente amichevole, finanche familiare di rapporto con persone “vive” e non attraverso commenti scritti, a volte poco chiari.

Al Congresso c’è stata la partecipazione anche fisica del relatore e ciò ha aggiunto una notevole forza comunicativa. Il loro entusiasmo ha suscitato anche il mio, come ossigeno ai polmoni per rinnovare speranze di soluzione a problemi difficilissimi. Le modifiche di TSO e di ads sono sguiscianti: sembra di averle in mano e poi scappano lontano. Dopotutto le smargiassate del PROFESSORE sono utili a ricordarci che c’è “il fuoco sotto la brace” e bisogna agire per debellarlo. Durante il Congresso l’avv. Capano ha opportunamente ricordato che l’UNCRPD ha sollecitato l’abolizione dell’amministrazione di sostegno ‘sostitutiva’ e, dopo otto anni, i nostri brillanti legislatori si dilettano a scrivere proposte di legge che vogliono non sopprimere ma rafforzare l’istituto. Un quadro deludente della maturità della conoscenza italiana dei diritti umani, evidenziando che c’è un problema di inadeguatezza del sistema politico che sembra vivere in contesto astronomicamente distante, interessato a cronache di poveri amanti e cognati viaggiatori in Trenitalia.

E l’origine della sensazione di vuoto post-congresso nasce dal passaggio dal sentir parlare seriamente di giustizia, psichiatria, migranti e anziani a tornare ad assistere a modeste di gente comune che però ha in mano le vite di decine di milioni di persone. L’inno nazionale dovrebbe passare dal vetusto Inno mameliano a quello più realistico dei Vianello : “semo gente di borgata“. Non faccio riferimenti di colore politico, essendo passati dal multicolor allo scolorito monocolor panorama parlamentare che ignora che esistono impegni internazionali ONU e CEDU, beccandosi sollecitazioni e sanzioni miliardarie.

Dopo i sogni e le emozioni del Congresso, ripartiamo a lottare per i nostri casi particolari con una dose di maggiore entusiasmo a partecipare alla vita dell’Associazione, immaginando quale sarebbe la prospettiva senza di essa.

Oggi, 4-12-23 ho dormito tutto il pomeriggio.

 

 

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MOZIONE GENERALE – VI CONGRESSO ASSOCIAZIONE RADICALE ‘DIRITTI ALLA FOLLIA’ MANICOMIO ALL’ITALIANA: LUOGHI E FORME DELL’ISTITUZIONALIZZAZIONE

Diritti alla Follia · 09/12/2023 · 1 commento

L’assemblea dell’Associazione radicale ‘Diritti alla Follia’, riunita da venerdì 1° a domenica 3 dicembre 2023 – con partecipazione in modalità telematica ed in presenza –  in Via delle Coppelle n. 35 a Roma, presso l’Istituto Luigi Sturzo, per il VI Congresso, udite:

–       la relazione del presidente Michele Capano, tesa a denunciare, ad oltre quarant’anni dalla cosiddetta “chiusura dei manicomi”, la perdurante condizione di segregazione in cui vivono decine di migliaia di cittadini e cittadine, ed attuata attraverso gli istituti del trattamento sanitario obbligatorio, dell’interdizione, dell’inabilitazione, dell’amministrazione di sostegno, delle misure di sicurezza per i non imputabili (ed in particolare della libertà vigilata);

–       la relazione della tesoriera Susanna Brunelli, diretta ad evidenziare come l’ulteriore portato di questa cultura della segregazione sia rappresentato dalla sistematica esclusione degli utenti, dei “diretti interessati”, sia dai consessi dove vengano elaborate le politiche in materia di cosiddetta “salute mentale”, sia dalla possibilità di dare un contributo al concreto funzionamento dei servizi di salute mentale (“esperti per esperienza”);

–       la relazione della segretaria Cristina Paderi, che ha illustrato la proposta di riforma dell’associazione in tema di Trattamento Sanitario Obbligatorio, evidenziandone le connessioni con la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità (CRPD) e la Convenzione Europea contro la tortura: tanto che la disciplina italiana della legge 833/1978 viene giudicata incompatibile con i dettami dei due documenti dal Comitato ONU CRPD e dal Comitato Europeo per la Prevenzione della Tortura;

–        la relazione di Andrea Michelazzi, membro del Direttivo, che dopo aver sintetizzato l’evoluzione storica dell’alleanza tra il sistema giuridico e quello sanitario che continua a condizionare la pratica psichiatrica e quella della salute mentale, ha evidenzialto come questa contraddizione si espliciti nelle prospettive più proibizioniste o più antiproibizioniste all’interno di queste pratiche, che dipende dalla maggiore o minore sensibilità verso la libertà e i diritti delle persone.  In questo senso ha sottolineato l’importanza di una prospettiva governamentale che ha definito “Aproibizionista”, una terza via che vada a privare della sua essenza la prospettiva proibizionista senza scadere però nei rischi di quella antiprobizionista, andando nello stesso tempo a recuperare valore sociale;

–       la relazione di Maria Rosaria D’Oronzo, membro del Direttivo, che ha messo in luce la passata ed attuale, costante “clandestinizzazione” degli approcci non coercitivi al disagio psicosociale, con riferimento all’esperienza di Giorgio Antonucci e – tra le altre – a quella di Stefania Guerra Lisi, egualmente intervenuta all’assemblea per illustrare i caratteri dell’approccio basato sulla “Globalità dei Linguaggi”. L’occultamento, e talora – come nel caso di Giorgio Antonucci – il tentativo di “criminalizzazione” di tali approcci non coercitivi corrispondano all’autodifesa di un sistema che ha bisogno di rappresentarsi come privo di alternative praticabili;

le approva.

L’Assemblea ringrazia Barbara Pavarotti e Roberta Zanzarelli per la messa a disposizione del docu-film “La prigionia dei vecchi e degli inutili” ed “RSA, privilegio dei bianchi”, proiettati nell’ambito delle discussioni: 1) in tema di amministrazione di sostegno: istituto di cui sono stati per l’ennesima volta illustrati , con testimonianze, i drammatici risvolti concreti, e per cui è stata nuovamente esposta la proposta di riforma di cui l’associazione è portatrice; in tema di RSA: luoghi dove sono condannate alla segregazione forzata decine di migliaia di persone private dei diritti umani fondamentali, a partire – molto spesso – della libertà di comunicare e vedere le persone cui sono legate da rapporti affettivi.

L’assemblea prende atto con soddisfazione:

–        dell’avvenuta adesione dell’associazione all’ Agenzia “Mental Health Europe”, con lo scopo di proporre le proprie priorità programmatiche all’agenda di MHE;

–       della presenza al Congresso della Presidente ENUSP (Network europeo di associazioni, singoli utenti e sopravvissuti alla psichiatria) Olga Kalina, nel segno della continuità di una collaborazione segnata dall’adesione di ‘Diritti alla Follia’ ad Enusp, e – da ultimo – di un comune lavoro sul “rapporto ombra” al Comitato CRPD sull’attuazione nell’Unione Europea della Convenzione;

–       della continuità del rapporto tra l’associazione ed il Comitato europeo per la prevenzione della tortura (CPT). L’Associazione radicale ‘Diritti alla Follia’ è stata individuata, nel Report del 2023 sulla visita del CPT in Italia, nei luoghi di privazione della libertà personale (avvenuta nel 2022), come (unico) “partner’ di riferimento in relazione alle ‘detenzioni sanitarie’;

–       dell’avvio del rapporto dell’associazione con il Comitato ONU CRPD, consacrata dalla presenza al Congresso (prima presenza in Italia) di Amalia Gamio, Vicepresidente dello stesso Comitato ONU, e copresidente del gruppo di lavoro che ha prodotto le “Linee guida sulla deistituzionalizzazione, anche in caso di emergenza” emanate nel 2022 e tradotte in italiano dall’Associazione radicale ‘Diritti alla Follia’;

–       della nascita, promossa da ‘Diritti alla Follia’, in adempimento della mozione del Congresso del 2022, della rete ALIBES (Alleanza per la Libertà di scelta e il Bene-Essere psicosociale): un “cartello” di circa venti associazioni che condividono la necessità di superare l’imperante approccio esclusivamente sanitario ed incapacitante al disagio psicosociale, per dare spazio ad un sistema integrato che valorizzi il dialogo ed il supporto sociale, e che hanno avviato un’attività di confronto e lavoro comuni: da proseguire e rafforzare. L’ esclusività e la pervasività dell’apporto farmacologico, all’ opposto hanno raggiunto anche i “Centri di permanenza e rimpatrio” (CPR), e le “Residenze sanitarie assistite” (RSA), oltre che le carceri: tutti luoghi di detenzione in cui è ordinario l’uso della sedazione a scopo di controllo e quale strumento di più agevole gestione dei ristretti.

–       dell’avvenuta nomina del Garante della Regione Sardegna per le persone private della libertà personale: a colmare una lacuna istituzionale segnalata da anni dall’Associazione, che ha dedicato iniziative ed impegno finalizzati a sollecitare il Consiglio regionale sardo ad adempiere al proprio dovere istituzionale.

L’Assemblea segnala come i “tavoli”, variamente costituiti presso i ministeri, nei quali i temi oggetto dell’’interesse dell’Associazione si discutono in chiave di riforma, continuano a vedere l’illegale – a lume della CRPD e della legge 18/2009 che ha reso esecutiva la Convenzione in Italia – esclusione di realtà associative che esprimano interessi ed aspirazioni degli utenti della ‘salute mentale’. Stesso dicasi per la recente nuova composizione dell’Osservatorio sulla disabilità, operante presso l’omonimo Ministero per la disabilità. Nessuna associazione di utenti della ‘salute mentale’, ivi compresa l’associazione radicale ‘Diritti alla Follia’, che aveva esplicitamente posto la propria candidatura, è chiamata a far parte dell’Osservatorio: a conferma del grande ritardo dell’Italia nel garantire – come segnalato in apertura di Congresso da Susanna Brunelli – il (dovuto) coinvolgimento dei “diretti interessati” nelle questioni che li riguardano direttamente.

Su questo piano, il Congresso saluta con favore la progressiva, anche se lenta, affermazione della figura del “Peer specialist”, ossia dell’“esperto per esperienza”, cui è stata dedicata una apposita sessione dei lavori: l’ex utente che all’indomani di un percorso di formazione possa essere inserito nell’attività dei servizi di salute mentale per migliorarne l’efficacia di azione e l’attitudine al rispetto dei diritti fondamentali degli utenti. A fronte di una larga e soddisfacente diffusione della figura sul piano internazionale (il dottor Marcello Maviglia ha esposto dati significativi sui benefici e i vantaggi riscontrati nell’ “l’impiego” nei servizi statunitensi, del New Mexico in particolare, la dott.ssa Kirsten Maria Dϋsberg ha parlato della presenza dei “peer supporters” in Europa), in Italia si è appena conclusa la prima edizione italiana del percorso formativo “Ex-in”, con venti “esperti per esperienza” selezionati. L’assemblea sottolinea l’importanza e la possibile vitalità dell’istituto, in grado di rappresentare un significativo passo in avanti anche nel garantire il rispetto dei diritti fondamentali degli utenti, ove la sua implementazione sia accompagnata, oltre che da un adeguato percorso formativo, da uno “status” che lo renda totalmente indipendente, pur all’ interno di un rapporto di fattiva collaborazione, dagli altri operatori dei servizi (ed anzitutto dai medici psichiatri).

L’assemblea, a valle del dibattito tenutosi in Congresso circa la nascita e/o il rafforzamento di reti di utenti, ribadisce in ogni caso che l’associazione radicale ‘Diritti alla Follia’ si propone quale associazione che possa aggregare gli utenti (oltre che i sopravvissuti) dei servizi psichiatrici, nel perseguimento degli obiettivi di riforma statutari, nella diffusione di un’adeguata informazioni sugli effetti collaterali connessi all’assunzione degli psicofarmaci (di cui si è parlato anche in Congresso grazie alla relazione della farmacologa Laura Guerra di Mad in Italy) in modo da promuoverne un uso consapevole, nel favorire la presenza degli utenti sia nelle attività concrete fornite dai servizi (in posizione di responsabilità ed indipendenza), sia negli organismi di elaborazione dei progetti e di valutazione dell’efficacia dei servizi di salute mentale.

Circa tali servizi, l’assemblea registra le valutazioni compiute dal Comitato di prevenzione della tortura (operante nell’ambito del Consiglio d’Europa) in occasione della visita in Italia nel 2022, ed in particolare la segnalazione all’Italia circa la necessità di adottare formalmente la procedura di TSO al cospetto dei trattamenti coercitivi, giacchè – a chiarimento della bontà delle statistiche esistenti a riguardo… – si è rilevato dal CPT che erano incredibilmente registrati in trattamento sanitario volontario anche pazienti che erano sottoposti a contenzione meccanica.

L’assemblea prende atto della condizione di drammatico isolamento delle proprie posizioni nel confronto con l’approccio dei partiti ai temi afferenti la cosiddetta “salute mentale”. Tanto all’indomani della celebrazione di un Congresso nel quale la necessità di attuare una “rivoluzione copernicana” – tesa a mettere al centro dell’organizzazione  dei progetti di riforma dei servizi gli utenti, piuttosto che gli operatori e la parte della società che dagli utenti vorrebbe difendersi – è stata posta all’attenzione delle forze politiche, di cui si è registrata l’assente indifferenza, o la chiara distanza (nel caso della proposta Sensi-Serracchiani presentata in questa legislatura dal Partito Democratico), ma anche possibili aperture (nel caso del Movimento 5 Stelle che ha mostrato attenzione alle proposte di ‘Diritti alla Follia’).

In questa situazione, l’assemblea riconosce come le uniche vie percorribili per la realizzazione delle riforme elaborate dall’associazione, siano rappresentate:

1)     dal tentativo di aggregare cittadini e cittadine al fine di presentare la/le proposte di riforma (ivi compresa una proposta per la riforma sulle misure di sicurezza per i non imputabili che non si è riusciti a produrre per il VI Congresso e che vedrà la luce nelle prossime settimane) come disegni di legge di iniziativa popolare. A questo scopo, reso solo oggi praticabile dalla recentissima previsione normativa della possibilità di esercitare le forme di partecipazione popolare al processo normativo anche a mezzo “spid”, l’assemblea dà mandato agli organi dirigenti di individuare, a partire dai partner di ALIBES, e senza alcuna preclusione, le alleanze di soggetti politici e/o associativi con i quali, nel 2024, avviare un primo tentativo di raccolta delle 50.000 firme necessarie al deposito in Parlamento della, o delle, proposte;

2)     dalla continuità degli esposti, relativi a casi singoli come alla generale situazione italiana, agli organismi sovranazionali in grado di esercitare una funzione di monitoraggio e sollecitazione all’Italia perché allinei la propria legislazione e la propria prassi amministrativa agli standard, in tema di salvaguardia dei diritti fondamentali degli “utenti”, definiti dalla CRPD;

3)     dalla pratica di azioni nonviolente tese a contrastare le violenze istituzionali e  le segregazioni illegali a danno degli utenti (e di chi prova a difenderne la dignità e la libertà), anche allo scopo di fare breccia nel muro della disinformazione che impedisce la conoscenza ed il dibattito circa il “manicomio all’italiana” che è andato erigendosi nel nostro Paese nel corso dei decenni, e che sempre più l’associazione è chiamata a  documentare e disvelare: nei suoi numeri e nelle sue caratteristiche.

La quota associativa, per l’anno 2023/2024, è confermata in € 35,00 (euro trentacinque,00)

Cristina Paderi, Michele Capano, Susanna Brunelli, Maria Rosaria D’Oronzo, Andrea Michelazzi

Mozione generale 2023

 

 

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VI CONGRESSO ASSOCIAZIONE ‘DIRITTI ALLA FOLLIA’ Roma 1-2-3 Dicembre: Programma e Locandine

Diritti alla Follia · 30/10/2023 · Lascia un commento

VI CONGRESSO ASSOCIAZIONE ‘DIRITTI ALLA FOLLIA’

Roma 1-2-3 Dicembre: Programma e Locandine

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Comunicato stampa: VI CONGRESSO ANNUALE ASSOCIAZIONE RADICALE ‘DIRITTI ALLA FOLLIA’ MANICOMIO ALL’ITALIANA Luoghi e forme dell’istituzionalizzazione

Diritti alla Follia · 29/10/2023 · Lascia un commento

VI CONGRESSO ANNUALE ASSOCIAZIONE RADICALE
‘DIRITTI ALLA FOLLIA’

MANICOMIO ALL’ITALIANA

Luoghi e forme dell’istituzionalizzazione

SPDC-REMS-CPR-ATSM- CEPAC
CTM-CTRM-CTRP-SRP-SRPAI
SRPAE-SRPF-SIR-CRAP
RSD-RSA
ROP-IPM
…
..
.

‘Manicomio all’italiana – Luoghi e forme dell’istituzionalizzazione’, è il titolo del VI Congresso annuale dell’Associazione radicale ‘Diritti alla Follia’ che si terrà a Roma (Palazzo Baldassini, Via Delle Coppelle, 35) dal 1° al 3 dicembre.

Affronteremo il tema della segregazione, dell’emarginazione, della discriminazione e dell’istituzionalizzazione di coloro che la nostra società considera ‘inutili’.
Sono tante le sigle che si riferiscono a questi luoghi e ad ognuna di esse corrisponde una qualche forma di internamento, di isolamento dal mondo, diritti negati e pochissima trasparenza. I controlli da parte delle Istituzioni preposte sono scarsissimi, si tratta di un mondo parallelo e quasi nessuno si accorge della loro esistenza (a meno che non ci finisca dentro un proprio familiare). L’accesso a questi luoghi è difficilissimo senza un’autorizzazione.
Li chiamano ‘ospiti’ ma una volta che si entra in questo circuito è difficilissimo uscirne, peggio che in un labirinto. Ci finiscono i ‘matti’, gli strani, i disagiati, i senza dimora, i depressi, gli emarginati, gli anziani e tutti quei soggetti che si preferisce non avere più tra i piedi. Con una differenza rispetto al passato: i manicomi erano gratis, ora molti di questi luoghi sono a pagamento: è sorto un business enorme sulla pelle degli ‘inutili’.
Il programma del VI Congresso di ‘Diritti alla Follia’ comprende cinque tavole rotonde nelle quali si svilupperanno i temi di interesse dell’associazione e gli impegni per il futuro, con ospiti significativi, anche internazionali.
Le aree tematiche:
– Le riforme nel campo della ‘salute mentale’ e degli istituti di tutela;
– l’amministrazione di sostegno;
– le figure degli utenti esperti per esperienza vissuta;
– la coercizione psichiatrica e l’applicazione della convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità in Europa (CRPD)
– le linee guida sulla deistituzionalizzazione emanate dal Comitato CRPD;
– l’utilizzo abnorme di psicofarmaci nei Centri di permanenza e rimpatrio (CPR)
– i migranti: la vecchiaia e la cura degli anziani nel loro paese di origine.
Alcuni relatori: on. Valentina D’Orso; on. Benedetto della Vedova; avv. Antonio Ingroia; avv. Carlo Taormina; Mons. Vincenzo Paglia; dott.ssa Amalia Gamio vice presidente del Comitato ONU per i diritti delle persone con disabilità; prof. Celestino Mussomar, presidente del Centro Studi Africani in Italia-CeSAI, e tanti altri…

locandina_tematica

 

 

 

 

 

 

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I numeri dei Trattamenti sanitari obbligatori: ‘Diritti alla Follia’ richiede chiarimenti al Ministero della Salute e alla Società Italiana di Epidemiologia Psichiatrica (SIEP)

Diritti alla Follia · 28/10/2023 · Lascia un commento

I numeri dei Trattamenti sanitari obbligatori: ‘Diritti alla Follia’ richiede chiarimenti al Ministero della Salute e alla Società Italiana di Epidemiologia Psichiatrica (SIEP)

Lo scorso luglio, l’associazione ‘Diritti alla Follia’, insieme ad altre associazioni, ha inviato delle domande al Ministero della Salute e alla Società Italiana di Epidemiologia Psichiatrica (SIEP). Non pervenne alcuna risposta.
Nello svolgimento delle proprie attività l’associazione ha preso in esame il “Rapporto salute mentale del 2021”, pubblicato nel 2022, a cura del Ministero della Salute, individuando in esso alcuni elementi rispetto ai quali si è avvertita la necessità di chiarimenti.
In merito ai trattamenti sanitari obbligatori (TSO), si rileva, come evidenziato dallo stesso Ministero (vedasi il documento di sintesi del Tavolo tecnico salute mentale di maggio 2021), che la scelta di utilizzare le Schede di Dimissione Ospedaliera (SDO) quale fonte di rilevazione degli stessi, porti a sottostimarne il numero e sia suscettibile di produrre errori sistematici nella descrizione del fenomeno.
Qui di seguito le domande inoltrate:
• Qual è il numero dei TSO effettivamente eseguiti durante la degenza, sebbene non nella fase finale della stessa, e che dunque non figurano nelle SDO?
• Quanti TSO vengono trasformati in trattamenti sanitari volontari (TSV) e viceversa?
• Nel conteggio sono compresi i TSO extra ospedalieri? È possibile avere il dato disaggregato degli stessi?

Considerando che nel 2016 il Comitato ONU sui diritti delle persone con disabilità ha espresso preoccupazione per la mancanza, nel nostro Paese, di dati sui trattamenti sanitari somministrati senza il consenso libero e informato della persona con disabilità (Osservazioni Conclusive al primo Rapporto dell’Italia sull’applicazione della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, punto 63), si è chiesto:
• Qual è il numero dei “TSV” autorizzati da terzi (familiari, caregiver, amministratori di sostegno, curatori, tutori)?

In occasione dell’evento organizzato a Modena denominato ‘Màt settimana della salute mentale’ ottobre 2023 https://fb.watch/nYKAipf8cP/ la dott.ssa Nadia Magnani, Segretaria della SIEP, ha illustrato il quaderno SIEP n.10 (Gli orizzonti diseguali della Salute Mentale in Italia di F. Starace & F. Giovinazzi) https://siep.it/wp-content/uploads/2023/06/QEP-10-2023.pdf e, nell’introdurre il suo intervento, riguardo ai dati nazionali sui Trattamenti sanitari obbligatori (TSO), ha affermato:
“I dati del Sistema Informativo della Salute Mentale (SISM) vengono registrati dalle SDO (Schede Dimissioni Ospedaliere); le SDO non rilevano alcuni dati, per esempio i Trattamenti sanitari volontari (TSV) che si trasformano in TSO in degenza; non rilevano i TSO extraospedalieri, e non rilevano gli ASO”.

Se il Ministero, che raccoglie e analizza i dati attraverso il SISM (Sistema Informatico Salute Mentale), conferma che le SDO sono uno strumento di rilevazione suscettibile di errori sistemaci e la SIEP conferma che i dati sui TSO sono parziali, perché non si provvede a ricercare altri strumenti per la rilevazione di questi dati? Perché non si richiede che vengano inseriti i TSV che diventano TSO in degenza e i TSO extraospedalieri nel totale dei TSO ? Cosa si teme ? Che il numero dei TSO risulti maggiore di quello comunicato?
Inoltre, ci si chiede se vengano conteggiati quei ricoveri per ‘stato di necessità’ (art 54 cp) che spesso, in degenza, si trasformano in TSO.
L’associazione ‘Diritti alla Follia’

 

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