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Diritti alla follia

Associazione impegnata sul fronte della tutela e della promozione dei diritti fondamentali delle persone in ambito psichiatrico e giuridico.

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diritti alla follia

Sorpresa!? Il TSO è incostituzionale: dialogo su una controriforma – Webinar di ‘Diritti alla Follia’

Diritti alla Follia · 22/09/2024 · Lascia un commento

La legge sul Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO) è incostituzionale? È questo uno dei temi centrali che affronteremo nel prossimo webinar organizzato dall’Associazione Radicale Diritti alla Follia. Partendo dalla recente ordinanza della Corte di Cassazione n. 27413/2023 https://dirittiallafollia.it/wp-content/uploads/2024/09/24124_2024_ORDINANZA-INTERLOCUTORIA-1.pdf , che ha sollevato dubbi rilevanti sulla legittimità costituzionale delle attuali norme del TSO, discuteremo dell’urgenza di una riforma per garantire la piena tutela dei diritti delle persone direttamente coinvolte.

Dettagli dell’evento:

  • Data: 2 ottobre 
  • Ora: 16:00 
  • 📍 In diretta su: https://www.facebook.com/DirittiallaFollia

Durante l’incontro, analizzeremo sia l’ordinanza della Corte di cassazione, sia la proposta di legge avanzata dalla nostra associazione per la riforma del TSO. L’obiettivo è rendere il Trattamento Sanitario Obbligatorio una misura che rispetti pienamente i diritti fondamentali della persona coinvolta nella procedura. I temi principali includono:

– Diritto all’informazione tempestiva: La persona deve essere immediatamente informata delle ragioni del suo TSO, della sua durata e delle opzioni di ricorso.

– Diritto al contraddittorio e alla difesa: È essenziale assicurare che ogni individuo sottoposto a TSO possa avere una difesa legale obbligatoria e gratuita, per garantire una vera rappresentanza legale e un controllo giudiziario effettivo.

– Rafforzamento della tutela giurisdizionale: Occorre migliorare i meccanismi di controllo da parte delle autorità competenti, evitando convalide automatiche e rafforzando il monitoraggio tramite il Garante Nazionale dei Detenuti e Ristretti.

Interventi previsti:

– Michele Capano, presidente di ‘Diritti alla Follia’

– Alessandro Attilio Negroni, giurista e professore di Filosofia del Diritto presso l’Università di Genova 

– Gioacchino Di Palma, avvocato 

– Alberto Brugnettini, vicepresidente del Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani 

La necessità di una riforma

La legge del 1978 che regola il TSO presenta molte lacune, come rilevato dalla Corte di Cassazione nella recente ordinanza n. 27413/2023. Le persone sottoposte a TSO non sono adeguatamente coinvolte nel processo decisionale e spesso non ricevono una comunicazione chiara e tempestiva sulla loro condizione.

I controlli da parte delle autorità, come Sindaco e Giudice Tutelare, spesso si limitano a mere formalità.

 Di conseguenza, il TSO diventa una limitazione della libertà personale senza un vero contraddittorio.

L’uso della contenzione e la mancanza di comunicazione con l’esterno aggravano ulteriormente la situazione.

Principali criticità dell’attuale sistema:

1. Mancanza di consapevolezza tra gli operatori sanitari: Il TSO viene spesso considerato una procedura medica di routine, senza riconoscere le sue gravi implicazioni legali.

2. Inefficacia del controllo: Le richieste di TSO sono approvate quasi automaticamente, senza un esame approfondito delle reali necessità della persona.

3. Mancanza di informazione: Le persone sottoposte a TSO spesso non conoscono le ragioni del loro ricovero e non sono informate adeguatamente sui trattamenti che ricevono.

4. Uso di misure coercitive: Pratiche come la contenzione meccanica e farmacologica sono ampiamente utilizzate, anche in mancanza del consenso informato del paziente, in violazione dei diritti delle persone direttamente coinvolte.

 La Proposta di Riforma di ‘Diritti alla Follia’

Per affrontare questi problemi, l’Associazione ‘Diritti alla Follia’ ha avanzato una proposta di riforma che mira a garantire maggiore trasparenza e garanzie per le persone sottoposte a TSO. Tra le modifiche principali proposte:

1. Notifica obbligatoria del provvedimento di TSO: Ogni persona sottoposta a TSO deve ricevere una comunicazione immediata e chiara del provvedimento, con indicazione delle motivazioni e delle possibilità di ricorso.

2. Difesa legale obbligatoria e gratuita: Il diritto alla difesa è fondamentale. Chi è sottoposto a TSO deve poter nominare un avvocato di fiducia o ricevere una difesa d’ufficio per garantire un controllo giurisdizionale effettivo.

3. Limite ai rinnovi del TSO: La proposta introduce un limite ai rinnovi del TSO, stabilendo che il trattamento possa essere rinnovato solo una volta. Questo evita che la misura si prolunghi per periodi indefiniti, garantendo un controllo più rigoroso

4. Stato di necessità come condizione essenziale del TSO: La proposta di TSO deve dimostrare l’urgenza dell’intervento, in conformità con l’art. 54 del codice penale, giustificando la necessità del trattamento come extrema ratio.

5. Divieto di contenzione meccanica e farmacologica: Viene proposto un divieto esplicito dell’uso di strumenti coercitivi.

6. Installazione di telecamere nei reparti psichiatrici: Per garantire maggiore trasparenza e tutela, è previsto l’obbligo di installare telecamere di sorveglianza nei reparti di psichiatria, le cui registrazioni saranno soggette a norme stringenti sulla privacy e utilizzabili solo per garantire il rispetto dei diritti delle persone ricoverate.

Unisciti a noi in diretta il 2 ottobre su Facebook https://www.facebook.com/DirittiallaFollia e partecipa a questo importante dibattito. Il cambiamento è possibile solo se ne siamo parte!

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Comunicato stampa: Cassazione: riforma urgente del TSO, svolta in linea con la proposta di ‘Diritti alla Follia’

Diritti alla Follia · 11/09/2024 · Lascia un commento

Era ora: la Cassazione conferma l’urgenza di riformare il TSO, in linea con la proposta dell’Associazione Radicale ‘Diritti alla Follia’, che da anni – tra l’ostilità dell’intero mondo psichiatrico, giudiziario ed istituzionale –  sottolinea l’incostituzionalità della norma.

L’associazione Radicale ‘Diritti alla Follia’ sottolinea l’importanza (seppure la tardività) della recente ordinanza n. 24124 della prima sezione civile della Corte di Cassazione, che ha sollevato rilevanti questioni di legittimità costituzionale in merito al Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO). Questa decisione conferma l’esigenza di una revisione profonda delle norme attuali, per garantire una tutela effettiva dei diritti delle persone sottoposte a TSO, in linea con i principi sanciti dalla Costituzione italiana e dalle convenzioni internazionali sui diritti umani.

L’ordinanza riconosce chiaramente come l’attuale normativa sul TSO, basata sugli articoli 33, 34 e 35 della Legge n. 833/1978, sia carente nel garantire al diretto interessato il diritto all’informazione tempestiva e alla partecipazione attiva nei processi decisionali. La Cassazione evidenzia che tali lacune compromettono il diritto di autodeterminazione e di difesa del diretto interessato, rappresentando un potenziale rischio di restrizioni arbitrarie della libertà personale.

Questa riflessione non è isolata. L’ordinanza rispecchia infatti le raccomandazioni del Comitato Europeo per la Prevenzione della Tortura (CPT) all’Italia in tema di TSO, ribadendo l’importanza di un maggiore coinvolgimento del diretto interessato nel percorso decisionale. In questo contesto, la proposta di riforma avanzata da ‘Diritti alla Follia’ disponibile al seguente link https://dirittiallafollia.it/2021/04/26/riforma-della-procedura-di-applicazione-del-trattamento-sanitario-obbligatorio/ emerge come una soluzione non solo necessaria, ma anche la più garantista, rispetto alle attuali esigenze di tutela dei diritti fondamentali.

La Corte rileva la non conformità alla Costituzione della Repubblica (artt. 2, 3, 13, 24, 32 e 111, nonché all’ art. 117 in relazione agli artt. 6 e 134 CEDU) per la mancata previsione “della notifica dei provvedimenti, nonché di passaggi procedimentali a garanzia del diritto al contraddittorio, alla difesa e ad un ricorso tempestivo ed effettivo avverso decisioni che limitano il diritto di autodeterminarsi in materia di trattamenti sanitari e la libertà personale, compresa l’ audizione del soggetto interessato”.

Le garanzie proposte dal 2017 dall’Associazione Radicale ‘Diritti alla Follia’ (accolte con indifferenza e scherno generali) si rivelano in linea con le valutazioni della Suprema Corte.

Tali indicazioni sono perfettamente in linea con la proposta elaborata dall’associazione ‘Diritti alla Follia’ che – in sintesi, prevede tra l’altro:

1. Notifica tempestiva e completa: assicurare che il diretto interessato riceva una notifica chiara, immediata e comprensibile del provvedimento sindacale che ordina il TSO e dei documenti che lo supportano (proposta di un medico, conferma del secondo medico, decreto del giudice tutelare), insieme alla possibilità di opporsi o richiederne la revoca prima che il trattamento sia convalidato;

2. Diritto al contraddittorio: garantire che il diretto interessato venga sempre ascoltato direttamente in udienza dal Giudice tutelare chiamato a convalidare l’ordinanza di TSO, se necessario con appositi spazi nei luoghi di degenza;

3. Diritto di difesa: prevedere la necessaria nomina di un avvocato (d’ufficio se non di fiducia) per garantire una tutela legale piena anche in situazioni di incapacità temporanea;

4. Effettività della tutela giurisdizionale: rafforzare il controllo giurisdizionale, oggi limitato alla correttezza formale della procedura, ma anche sul merito del provvedimento, valutando attentamente le condizioni specifiche del diretto interessato, se necessario con l’ausilio di consulenti

La proposta è stata sottoposta da anni all’attenzione di partiti e di parlamentari, del mondo psichiatrico, dell’associazionismo che a vario titolo si muove attorno alla cosiddetta “salute mentale”. Le unanimi reazioni sono state rappresentate talora da un assordante silenzio alla nostra richiesta di interlocuzione, talaltre (dalla SIP, Società Italiana di Psichiatria, con un articolo pubblicato  su ‘Quotidiano Sanità’ nel 2017 a firma del suo Presidente, disponibile al seguente link  https://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=52756 , alla cosiddetta psichiatria “progressista” di Psichiatria Democratica e dei “triestini” autonominatisi custodi dell’ortodossia “basagliana”) di aperta ostilità.

Ci si è detto che attaccavamo un modello che ci è internazionalmente invidiato, che si trattava della migliore legge concepibile, che dovevamo contemperare il “diritto alla salute” del malato con la procedura giuridica del TSO, senza blaterare di garanzie che avrebbero intralciato il lavoro dei medici. Lo dicano adesso ai Giudici della Prima Sezione della Suprema Corte (destatisi da un sonno quarantennale), lo dicano alla Corte Costituzionale chiamata ad una importante sentenza (speriamo finalmente seria e coraggiosa) che – tuttavia – non può eludere la funzione che spetta al legislatore, e che l’Associazione Radicale ‘Diritti alla Follia’ continuerà a sollecitare nei prossimi mesi, magari con l’aiuto dei cittadini che vorranno unirsi a quest’ impegno.

                                                                                                   Roma, 11 settembre 2024

Associazione ‘Diritti alla Follia’


ORDINANZA INTERLOCUTORIA
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Trattamento sanitario obbligatorio, alla Consulta la mancata informazione del “paziente”: violato il diritto di difesa | NT+ Diritto

Trattamento Sanitario Obbligatorio, ora la parola passa alla Corte Costituzionale  – Quotidiano Sanità

 

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ULTIMI A CHI ? Una sfida politica per i diritti degli utenti della salute mentale

Diritti alla Follia · 07/09/2024 · Lascia un commento

Lettera aperta congiunta

Il Meeting di Rimini 2024*, giunto alla sua 45ª edizione e svoltosi dal 20 al 25 agosto con il tema “Se non siamo alla ricerca dell’essenziale, allora cosa cerchiamo?“, ha incluso un panel dedicato alla salute mentale intitolato “Disagio mentale e compassione“. Questo spazio di discussione ha affrontato la questione del disagio psichico utilizzando termini come “compassione” e “ultimi”, concetti che, sebbene centrali nel discorso possono risultare problematici per diversi motivi.

Questo linguaggio, frequentemente riscontrato nel discorso pubblico, riduce la complessità delle vite e delle esperienze delle persone coinvolte, rischiando di perpetuare una visione distorta e altamente stigmatizzante. Nel nostro paese, è comune sentire discorsi che dipingono gli utenti della salute mentale come “ultimi”, “deboli”, “fragili” o “emarginati”. Sebbene probabilmente non intenzionato a offendere, questo modo di esprimersi contribuisce a mantenere un’immagine di fragilità e marginalità che non riflette la realtà complessa e diversificata delle persone coinvolte e dei loro famigliari.  Tale retorica ostacola un vero progresso sociale, mantenendole ai margini del dibattito pubblico.

Quindi, ci sta sfuggendo di mano l’essenziale per rafforzare la grande fatica a resistere?

Considerare gli utenti della salute mentale come “ultimi” riflette una visione limitata e antiquata che non riconosce appieno i loro diritti e il loro valore come cittadini a pieno titolo. Continuare a usare questo linguaggio rinforza una narrativa ed enfatizza il concetto di inferiorità sociale, distogliendo l’attenzione dai reali problemi che devono essere affrontati e dalle soluzioni da implementare.

Inoltre, vedere le persone che manifestano una qualche sofferenza psichica come “ultime” suggerisce che i curanti non abbiano una chiara comprensione di come affrontare la loro sofferenza, se non attraverso la “sedazione”. Questo atteggiamento riflette un modello biomedico dei disturbi psichici, che considera le persone “malate”, rendendo evidente l’incapacità degli operatori sanitari nel comprendere le cause del disagio e nell’adottare le strategie necessarie per superarlo.

La questione non riguarda solo il linguaggio, ma anche l’approccio della società e della politica verso i diritti degli utenti della salute mentale. Parlare di “ultimi” in questi termini rischia di ridurre il dibattito a una questione di compassione piuttosto che di giustizia. Queste persone non devono essere viste come soggetti da compatire ma come individui che meritano pieno rispetto e diritti, inclusa la partecipazione attiva alla società.

Queste riflessioni in realtà riguardano tutti.  Politici, media, operatori del settore, persone con esperienza di disagio emotivo, dovrebbero essere tra i primi ad impegnarsi per un cambiamento radicale di questa narrativa ottusa e reazionaria.

Concludendo, con questa lettera, invitiamo a riflettere sull’importanza di cambiare il paradigma linguistico e sociale da un linguaggio di marginalizzazione a uno che riconosce la piena dignità e i diritti di questi individui e, in definitiva, di tutta la collettività.

* https://www.meetingrimini.org/edizioni/edizione-2024/programma-2024/

Gli amministratori di ‘Mad in Italy’, portale di informazione scientifica

L’ Associazione ‘Diritti alla Follia’ 

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FIRMARE PRESSO I COMUNI

Diritti alla Follia · 27/07/2024 · Lascia un commento

È possibile firmare presso tutti i Capoluoghi di provincia italiani

Sedi, giorni e orari al seguente link

https://dirittiallafollia.it/campagna-riforma-amministrazione-sostegno/#comuni

Capoluoghi di provinciaDownload

Inoltre, è possibile firmare anche in tutti i Comuni presenti nel seguente elenco:

Altri ComuniDownload

Questi Comuni hanno ricevuto da noi, via PEC e in cartaceo, i moduli per firmare la Proposta di Legge di iniziativa popolare dal titolo:

«Abolizione degli istituti dell’interdizione e dell’inabilitazione.

Riforma dell’amministrazione di sostegno.»

Per avere informazioni precise, chiedete specificamente:

  • Dove e quando è possibile firmare la Proposta di Legge di iniziativa popolare dal titolo:

«Abolizione degli istituti dell’interdizione e dell’inabilitazione. Riforma dell’amministrazione di sostegno.»

  • Comitato promotore è l’Associazione ‘Diritti alla Follia’

Da verifiche effettuate, questi Comuni hanno già attivato la raccolta firme e solitamente si può firmare in orario di apertura al pubblico. 

Qualche disguido, però, è sempre possibile.

​​Pertanto per non correre rischi potete verificare telefonando per chiedere orari e ufficio dove recarsi (indirizzo, piano, stanza) per firmare la Proposta di Legge ​di iniziativa popolare «Abolizione degli istituti dell’interdizione e dell’inabilitazione. Riforma dell’amministrazione di sostegno.»

Per favore, comunicateci questi dati scrivendo a dirittiallafollia@gmail.com:

li pubblicheremo a vantaggio dei vostri concittadini.

Se riscontrate che il vostro Comune non ha i moduli, per cortesia informateci scrivendo a dirittiallafollia@gmail.com 

​Grazie per la collaborazione e teneteci sempre informati scrivendo a dirittiallafollia@gmail.com

https://dirittiallafollia.it/campagna-riforma-amministrazione-sostegno/#form-donazione

DONA CON PAYPAL O BONIFICO BANCARIO

Aiutaci a raggiungere il budget necessario per una Campagna raccolta firme efficace.
Il tuo supporto è vitale!
Ecco come verranno utilizzati i fondi raccolti:

– Stampa e invio dei moduli ai Comuni italiani
– Stampa di voltantini informativi
– Acquisto merchandising promozionale
– Spese istruttoria pratiche
– Pagamento tasse occupazione suolo pubblico

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Il “blocco” dell’illegalità istituzionale italiana si manifesta nella drammatica vicenda di Marta Garofalo Spagnolo

Diritti alla Follia · 01/07/2024 · Lascia un commento

Comunicato Stampa

L’associazione ‘Diritti alla Follia’ non è sorpresa dell’epilogo del processo di secondo grado presso la Corte di Appello di Lecce contro l’avvocata Gabriella Cassano, il suo compagno Fabio Degli Angeli, Cosimo Visconti e Cosimo Filieri. La conferma delle condanne inflitte in primo grado per i reati di sequestro di persona, circonvenzione di incapace, abbandono di incapace e sottrazione di persona incapace “ai danni” di Marta Garofalo Spagnolo, rappresenta un doloroso simbolo dell’odiosa ed illegale discriminazione operante nel nostro sistema giuridico nei confronti delle persone con disabilità psicosociale.

Una storia di sofferenza e privazione

Marta Garofalo Spagnolo, una giovane donna pugliese, sottoposta ad amministrazione di sostegno, è stata rinchiusa contro la sua volontà per oltre undici anni in diverse “Case Famiglia”, istituti che si sono rivelati luoghi di feroce detenzione e segregazione, rimasti tali nonostante le numerose fughe e le quotidiane implorazioni e richieste di aiuto da parte della donna. Marta è rimasta prigioniera di un sistema che – in violazione degli obblighi internazionali assunti dall’Italia con la firma della Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità (CRPD), sul fronte dell’impossibilità di “sostituirsi” alla persona nella presa di decisioni (come è accaduto per Marta) e della deistituzionalizzazione – le ha negato la libertà fino alla sua tragica morte il 3 novembre 2022, all’età di 31 anni. Uccisa dal regime che così disvela l’ipocrisia criminale della presunta “protezione” che veniva assicurata alla ragazza. 

Puniti per aver commesso il ‘reato di umanità’

Cassano e Degli Angeli sono stati puniti per aver commesso quello che possiamo definire il ‘reato di umanità‘: aver accolto e dato rifugio a Marta durante una delle sue fughe. Un gesto di compassione e umanità che è stato severamente punito, mentre il vero “esproprio di vita” di Marta, durato oltre undici anni, rimane impunito. Questo processo ha l’effetto di colpire “due” persone per educarne “cento”, scoraggiando qualsiasi atto di umana solidarietà verso le persone intrappolate in un sistema che le ignora e le opprime.

I condannati sono gli unici innocenti in una vicenda – quella della tortura prima, dell’uccisione poi, di Marta, nella quale decine di uomini e donne delle istituzioni – Giudici compresi – si sono costituiti in ‘associazione a delinquere’ per privare Marta della dignità, della libertà, e della vita.

Sarà impegno dell’associazione continuare a manifestarlo ed a sostenerlo in ogni sede.

L’Amministrazione di Sostegno: Un sistema da riformare

La Legge 6/2004, che ha introdotto l’amministrazione di sostegno nel nostro codice civile, può trasformarsi, come dimostra il caso di Marta, in uno strumento di privazione della libertà e di autonomia. Nel 2016, l’Italia è stata richiamata dal Comitato ONU per l’attuazione della Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità, ratificata con la Legge 18/2009, per le sue pratiche discriminatorie. Tuttavia, poco è cambiato da allora.

Verso una nuova legislazione

In risposta a queste gravi problematiche, il 18 aprile 2024 l’associazione ‘Diritti alla Follia’ ha depositato presso la Corte Suprema di Cassazione una Proposta di Legge di iniziativa popolare per l’abolizione dell’interdizione e dell’inabilitazione e per la riforma dell’amministrazione di sostegno con l’intento di passare da un approccio basato sulla protezione a quello del riconoscimento dei diritti e delle libertà delle persone direttamente coinvolte, così come delineato dagli standard internazionali.

Invito all’azione

La Campagna di sensibilizzazione e denuncia “Fragile a Chi?!”, promossa dall’associazione ‘Diritti alla Follia’, a sostegno della Proposta di Legge di iniziativa popolare, mira a raccogliere le 50.000 firme necessarie affinché la proposta di legge venga discussa in Parlamento. Essa è aperta all’adesione di Enti, gruppi e singole persone.

Per informazioni e per aderire all’iniziativa, si rimanda alla pagina della Campagna https://dirittiallafollia.it/campagna-riforma-amministrazione-sostegno/ o all’indirizzo mail  dirittiallafollia@gmail.com

Associazione ‘Diritti alla Follia’                                                          Roma 30-06-2024

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