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Diritti alla follia

Associazione impegnata sul fronte della tutela e della promozione dei diritti fondamentali delle persone in ambito psichiatrico e giuridico.

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Comunicato Stampa: Cagliari resoconto terza udienza processo a Gigi Monello

Diritti alla Follia · 05/05/2023 · 1 commento

A causa dell’assenza di due testimoni (un sottufficiale dei Carabinieri e una badante), la terza udienza del processo che vede Gigi Monello imputato, a Cagliari, di maltrattamenti in famiglia, si è concentrata sulla sola Debora Amarugi, l’avvocato che per due anni è stata amministratrice di sostegno della mamma -oggi scomparsa- del professor Monello. L’avvocato Amarugi, anche se tra qualche confusione di date, persone e periodi, ha nella sostanza confermato tutte le accuse mosse all’attuale imputato nella denuncia di marzo 2020, denuncia che portò, quattro mesi dopo, all’allontanamento cautelare del figlio dalla casa della madre.

Proprio intorno a questo periodo di tempo, uno dei due difensori di Gigi Monello ha chiesto chiarimenti alla ex amministratrice: durante i quattro mesi che vanno dalla denuncia all’allontanamento, per cinque giorni alla settimana, la madre di Gigi restava, infatti, sola con lui per ben un’ora e mezza; il difensore ha messo in evidenza l’illogicità della mancanza di provvedimenti volti a tutelare la beneficiaria con modifiche nei turni delle badanti, considerato che nella denuncia l’imputato veniva definito come “soggetto pericoloso” per la salute psico-fisica e persino per la vita dell’anziana.

 La contestazione non ha ricevuto nessuna risposta convincente, tanto che il difensore ha ironicamente concluso che evidentemente l’imputato “era pericoloso solo in determinate ore”.

Tra le altre cose, l’avv. Amarugi ha confermato che le badanti lamentavano una interferenza del figlio nella posologia dei farmaci.

 Sul tema si è intrattenuto l’imputato nella breve diretta-video su Facebook in occasione del presidio che si è tenuto, dopo l’udienza, nei giardini antistanti il tribunale. Per comprendere tutta l’infondatezza di questa gravissima accusa vi invitiamo a vedere il filmato sulla pagina Youtube dell’Associazione https://www.youtube.com/watch?v=phbbpWZCsmY&t=950s&ab_channel=AssociazioneradicaleDirittiallaFollia

La dozzina persone che ha assistito all’udienza, ha lamentato la quasi impossibilità di udire le parole della teste e degli interroganti e ciò a causa di una inspiegabile regolazione al minimo dei microfoni. Non sarebbe male se, nei Tribunali di uno Stato Democratico, venissero meglio rispettate le esigenze di chi – a volte spostandosi da altri centri della provincia – ritiene di avere il diritto di seguire e capire domande e argomentazioni di un processo.

 La quarta udienza è stata fissata per il 07 novembre 2023, con la riconvocazione del maresciallo Lombardi, della sig.ra Nikitiuk e con la prima convocazione della badante Touria Morchid.   

L’associazione ‘Diritti alla Follia’ continuerà a seguire il processo e organizzerà anche a novembre un nuovo presidio.   

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Comunicato stampa: presidio a Cagliari per terza udienza Gigi Monello

Diritti alla Follia · 01/05/2023 · Lascia un commento

Il prossimo 4 maggio, presso il Tribunale di Cagliari, alle h. 10.30, il processo a Gigi Monello professore di filosofia in pensione, scrittore e editore, arriverà alla sua terza udienza, senza che sia emersa, sinora, alcuna prova della fondatezza dell’accusa: avere maltrattato sua madre.

Per questa terza udienza è stata riconvocata l’Avv. Debora Amarugi, risultata assente per motivi di salute lo scorso 10 novembre. La sua deposizione si annuncia particolarmente importante, stante il fatto che si tratta della persona che, a marzo 2020, ha presentato denuncia contro Gigi Monello e che, quindi, meglio di chiunque altro, sarà in grado di circostanziare la natura dei maltrattamenti.

Per fornire un inquadramento minimo della vicenda, ricordiamo che il professor Monello – unico figlio convivente con l’anziana madre, oggi deceduta, aveva, nell’aprile del 2019, licenziato la badante scelta dalla sorella, decisione che aveva generato tra i due figli un acuto conflitto, sfociato infine nella nomina dell’Avv. Amarugi come Amministratore di sostegno. Poche settimane dopo l’allontanamento di Gigi Monello dalla casa di famiglia, a luglio 2020, la badante licenziata veniva riassunta, come era nei desideri della sorella.

Nell’ultimo anno di vita di sua madre, il professore ha potuto vederla per sole tre ore, e questo dopo una intera esistenza trascorsa insieme.

Nel corso della terza udienza è prevista l’audizione di altri due testi: Olena Nikitiuk (badante in prova) e Daniel Lombardi (Maresciallo CC).

Considerati i sempre più frequenti casi di cronaca legati alle criticità che l’Istituto giuridico dell’amministrazione di sostegno sta producendo in tutta Italia, riteniamo sia giusto che venga dato alla pubblica opinione un adeguato resoconto circa questo processo.

Anche in questa occasione, l’associazione Radicale ‘Diritti alla Follia’ organizzerà nei giardini antistanti il Palazzo di Giustizia di Cagliari, P.zza Repubblica, 18, a partire dalle h.13, un sit-in di informazione e denuncia.

Sarà possibile seguire la diretta sulla pagina Facebook   https://www.facebook.com/DirittiallaFollia e sul canale youtube dell’associazione https://youtube.com/@associazioneradicalediritt5504

Per informazioni e contatti dirittiallafollia@gmail.com

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Amministrazione di sostegno: un sistema ben congegnato

Diritti alla Follia · 18/04/2023 · 3 commenti

Pubblichiamo la storia che ci ha inviato C.R che inizia così:

La storia che vi racconto è particolare ma non dissimile a quella che sta accadendo agli anziani amministrati in questo momento a causa di una legge sbagliata o mal interpretata.

Dagli anni 2000 conosco tramite mia suocera una coppia di anziani signori, persone rispettabilissime, lui avvocato stimato e cassazionista in pensione, lei ex docente di scuola pubblica anch’essa in pensione.

I due sono sempre stati indipendenti, non hanno mai avuto figli ed hanno dei parenti in altre zone d’Italia con cui, a loro dire si sono sempre sentiti pochissimo. Da quello che si vedeva hanno sempre disposto di somme rilevanti in base al loro tenore di vita ed hanno sempre speso tantissimo per la loro casa, le loro auto, la loro persona. Hanno sempre avuto al loro fianco persone come cameriere, autista e segretaria di studio per il marito; quest’ultimo verso la fine degli anni 2000, a circa 90 anni, comincia ad avere problemi relativi all’età di tipo fisico, mai mentale. Viene curato su sua richiesta tramite migliori ospedali anche a pagamento, durante questo periodo viene assistito da molte persone ma mai nessuno ha toccato il loro patrimonio che comunque spendevano liberamente. In quel periodo io ho aiutato il signor R. nelle varie faccende, mi chiese di seguire le sue utenze, raccomandate, ed altro, mai alcun riferimento a banca e gestione immobiliare. Poco dopo il signor R. viene a mancare per l’età ma anche per le malattie che da tempo lo affliggevano. Da qui comincia una strana storia.
Tutta la contabilità di solito veniva gestita dal marito che comunque prima di morire aveva assicurato alla moglie un grande patrimonio che l’avrebbe accompagnata ed assicurata. Qui ad un certo punto, per il funerale si presentano dei nipoti di terzo grado, mai visti in casa, mai sentiti. Dicono alla consorte del defunto che si occuperanno loro del funerale, la vedova, signora A. felicissima di questo lascia a loro l’incarico.

Il funerale viene eseguito tramite una ditta comunale con un furgone bianco, in quel momento la signora A. rimase di sdegno, tuttavia cercò di andare avanti. Due settimane dopo venne un incaricato delle imprese funebri comunali a richiedere il pagamento della quota, la signora procedette con l’emissione di un assegno, ma pochi giorni dopo venne a sapere che il conto non aveva disponibilità per coprire un importo di soli € 1.600. La signora rimase impaurita del fatto, mia suocera che nel frattempo era badante del marito e della signora A. vedendo la signora affranta mi chiamò, sembrava infatti strano che non ci fossero soldi.

La signora accompagnata da me ed un avvocato si presentò in banca, in quel frangente il direttore si rifiutò di comunicare alla signora il suo estratto conto perché troppo anziana, la signora minacciò di chiamare la guardia di Finanza e lui cedette. I soldi c’erano ma erano stati totalmente investiti, dai nipoti che avevano una delega anni prima. La signora chiese il giorno stesso lo svincolo di tutte le somme.
Nei giorni seguenti una dei nipoti si presentò dalla signora A. la prese da parte e le disse che ora senza più il caro marito il posto migliore per finire la sua vita sarebbe stata una struttura adeguata ad anziani (una RSA !!) la signora piangendo la pregò di non chiederle quello e che voleva rimanere nella sua casa.
Per fortuna la signora avendo il marito avvocato, chiamo degli amici “storici”. Fui presente quando arrivarono magistrati ed avvocati in pensione, amici da tutta Italia, conto almeno dieci persone, addirittura un Tar di una regione italiana. Gli spiegarono che il comportamento dei nipoti era volto a cercare di farla amministrare, termine che la signora non conosceva, per evitare questo che ormai era inevitabile vista l’età ed il consistente patrimonio immobiliare, doveva subito correre ai ripari. Gli consigliarono vivamente di ritirare la maggior parte dei contanti e tenerli in cassaforte o cederli a fedelissimi perché non ne avrebbe potuto più disporre, le consigliarono anche di procedere con un documento ufficiale notarizzato, in cui chiedeva di non essere mai mandata in una struttura diversa dalla sua casa qualora fosse stata incapace di intendere e di volere, nello stesso documento indicava chi sarebbe dovuto essere il suo amministratore di sostegno qualora fosse avvenuta la richiesta. La signora non ritirò mai tutto il denaro che rimase per sua sfortuna in banca, procedette invece con il documento, cosa molto importante perché le evitò di essere inviata in una RSA.

Nemmeno un mese dopo il documento pervenne una richiesta di amministrazione da parte dei nipoti, da quel momento la signora A. comincio ad effettuare delle visite geriatriche e psichiatriche in ospedali statali che confermavano la sua integrità psicologica onde evitare di essere amministrata. Arrivò il momento dell’udienza la signora era terrorizzata essendo stata avvisata dai nipoti che sarebbe dovuta andare in una RSA, l’avvocato della signora mi chiese di accompagnarla e di testimoniare a suo favore in modo spontaneo. Il giudice del tribunale tutelare, una donna, fu molto sbrigativa, non si presentò nemmeno, cominciò con una valanga di domande a raffica, la signora, di ben 94 anni riusciva a rispondere ma inciampò su una data, a quel punto il giudice volle sapere di più, continuò con domande su domande, ma non tollerò la data sbagliata. Quando venni interpellato io, come amico di famiglia, dimostrai come i soldi della signora furono stati investiti senza il consenso della signora ma soprattutto in titoli tossici tutti in perdita, questa fu una sorpresa anche per i nipoti che invece credevano che il capitale stesse aumentando. La banca sostanzialmente stava fregando la signora ed i nipoti. A quel punto il giudice si rese conto che i nipoti erano li solamente per un fine economico, ossia tutelare l’eventuale eredità, errore grave perché da li in poi è partito l’iter seppur provvisorio dell’amministrazione in attesa della perizia.

Qui comincia la seconda stranezza, stavo comprendendo come funzionava il sistema ben architettato.

Il giorno della perizia psichiatrica inviata dal giudice tutelare accompagno io la signora, si presenta con ben 20 minuti di anticipo, entrando in questo studio troviamo già sul posto un CTU ed il CTP della controparte che parlavano, il CTP della signora si presenta invece con noi e non è mai stato pagato dall’amministratrice che si rifiutò (illegale) ma dalla signora in contanti.

La perizia inizia in una stanza con i due CTP ed il CTU, io vengo tenuto all’esterno della stanza. Dall’esterno sento il CTU che fa domande terrorizzando la signora che comunque risponde, la signora si sente male esce e le danno un bicchiere d’acqua, io non capisco cosa succede e chiedo di chiamare un’ambulanza, in quell’istante il CTU cambia totalmente approccio e diventa stranamente più docile. Dopo più di un ora la signora termina, è stremata, non si regge in piedi, chiede continuamente perché deve essere sottoposta a questo ed io non so come giustificarlo, visto che la sto accompagnando, l’avvocato cerca di sostenerla moralmente ma lei è distrutta. Parlo con il CTP della signora che mi confida che sia il CTP che il CTU si conoscono e secondo lui hanno già deciso. A questo punto, su richiesta della signora e del suo avvocato oltre che gli amici di famiglia viene ingaggiato un investigatore privato. Molto velocemente informa la signora che il CTU ed il CTP della controparte si conoscono benissimo, hanno sempre lavorato insieme ed hanno sempre eseguito perizie anche per la stessa persona coordinandosi. Questo punto è molto importante, perché un consulente del tribunale dovrebbe avvisare il giudice di conoscere un consulente di parte, per ovvie ragioni di imparzialità.
insieme agli avvocati leggiamo la perizia e viene confermata come persona non in grado di amministrarsi, le motivazioni sono inverosimili, scrive molte falsità che verranno poi dimostrate. A quel punto, come persona informata dei fatti scrivo una pec all’ordine dei medici per informarli di quanto sta accadendo, rispondono chiedendo di inviarla al tribunale dove è iscritto il CTU, nonostante il medico fosse iscritto all’albo. Da qui senza timori procedo con le prove e scrivo al Tribunale che non ha mai risposto nonostante abbia inviato ben tre PEC. La signora ormai amministrata (come amministratore viene scelta un’amica del giudice, scoperta sempre con l’investigatore privato), nonostante l’amministratrice assegnata sia una brava persona e cerca di accontentarla, la limita economicamente, gli da solo 1/3 di quanto spendeva prima, i nipoti tramite richiesta dell’avvocato chiedono di metterla in una struttura e di limitare le spese, fortunatamente grazie al documento precedentemente notarizzato, il giudice comunque fu comprensivo, e la richiesta non venne accettata. La signora è sempre comunque molto scontenta, nonostante cercammo di portarla in vacanza con noi, a casa mia in montagna…. Si sentiva privata della sua libertà, non poteva più scegliere chi chiamare per pulire la grondaia, chi chiamare per far cambiare la caldaia, fare spese e regali che normalmente tutti gli anni faceva e riceveva ai compleanni (gli amici di lunga data gli inviavano bonifici di € 1.000 per il suo compleanno per intenderci).
La signora A. sempre in buona salute, si ammalò improvvisamente per un calcolo alla colecisti. Il calcolo doveva essere operato, ma i medici seguiti dall’amministratrice dissero che vista l’età bastava dargli degli anti-infiammatori, io a mie spese feci venire un altro medico che invece disse che andava subito operata, pregai l’amministratrice di farlo, me lo impedì, disse che ormai era anziana, anzi doveva molto probabilmente vendere la sua casa viste le spese che stava sostenendo. Era il periodo del Covid, la chiusero in ospedale per la maggior parte del tempo, la chiamavamo, era in stato incosciente sempre sotto tranquillanti, fu struggente, terrificante. La signora venne mandata a casa quando ormai nulla era possibile e per farla morire a casa. Fu un omicidio di stato, il fatto stesso di non operare perché una persona è anziana e che quindi non conviene è spaventoso, nonostante ne avesse capacità economica e psicologica.

Incredibile pensare come una persona che un anno prima era in buona salute, che si godeva la sua vita, i suoi amici, il suo cane, ad un certo punto venga messa in prigione, che sia una RSA oppure nella sua casa senza soldi, da parte di persone estranee è inconcepibile, Io l’ho vissuta da vicino, ho ancora filmati, nomi e cognomi di tutti gli attori e pensare che questo un giorno può accadere a me, ai miei genitori, ma anche allo stesso giudice, all’amministratore di sostegno ad i nipoti, mette paura, la legge va modificata immediatamente. Per quanto mi riguarda, seppur relativamente giovane, sto provvedendo a diversificare i miei beni in altri stati, sto cercando di ottenere una cittadinanza diversa da quella Italiana per essere tutelato all’estero. Dovremmo farlo tutti noi.

Volevo fare un esposto, con nomi cognomi, le registrazioni, le immagini che mi ha dato la signora dell’investigatore privato, mi è stato sconsigliato, mi hanno detto che questo è un sistema ben congegnato, e che verrei minacciato ed indagato dalla procura. Questa è una macchina infallibile dove tutti gli attori ci guadagnano, CTP, CTU, Avvocati, Amministratori di sostegno che a loro volta chiamano ditte “amiche”. Giustificano anche il lavoro del giudice tutelare che ha migliaia di queste cause dove magicamente persone capaci di intendere e volere ad un certo punto non lo sono più.

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LA STRAGE E L’ISTITUZIONALIZZAZIONE DEI VECCHI E DEGLI “INUTILI”. PER IL LORO “BENE”

Diritti alla Follia · 01/04/2023 · 5 commenti

FIRMA ANCHE TU CONTRO L’INTRUSIONE GIUDIZIARIA

 NELLA VITA DEI SOGGETTI VULNERABILI

Dal 2004 esiste una legge, la n. 6/2004, che ha introdotto la possibilità, per coloro che “per effetto di una infermità ovvero di una menomazione fisica o psichica, si trovano nella impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi”, della nomina di un amministratore di sostegno, con il conseguente instaurarsi di uno stretto controllo giudiziario sulla vita di anziani e soggetti vulnerabili.

A distanza di quasi 20 anni, questa legge sta mostrando gravi crepe: agli amministratori di sostegno viene attribuito, nei decreti di nomina emessi dai Giudici tutelari, ogni potere. Possono decidere dove i “beneficiari” devono vivere (non a casa loro, ma in strutture) e isolarli dal mondo; possono spezzare legami affettivi decennali, sottrarli alle famiglie, a compagni/e di fatto, amici. Spesso si sostituiscono in toto all’amministrato in ogni decisione economica e/o sanitaria che li riguardi e ne amministrano beni, conto corrente, proprietà, salute. Hanno in carico talora decine di “beneficiari”: con inevitabili conseguenze sulla burocratizzazione del ruolo, che dovrebbe essere di assistenza e di accompagnamento continuo e personale.

Non era questo l’intento della legge, che mirava a un supporto personalizzato (il cosiddetto “abito su misura”). Nei fatti, l’amministrazione di sostegno si è rivelata un’interdizione mascherata. Affidare centinaia di migliaia di vite a una giustizia già ingolfata, ha comportato enormi abusi che nessuno impedisce. Anzi, essi sono autorizzati per legge, facendosi talora a meno perfino del necessario contatto personale tra Giudice tutelare e potenziale “beneficiario”: bastano le certificazioni mediche per dare corso al provvedimento.

Non c’è più tempo. Questa legge va radicalmente rivista per salvare le vite di troppe persone private, di fatto, di ogni diritto. Persone ricoverate contro la loro volontà con “fine pena mai”. Detenuti senza alcun processo, con l’unica colpa di avere una qualche “menomazione fisica o psichica, anche parziale o temporanea che li priva in tutto o in parte di autonomia nell’espletamento delle funzioni della vita quotidiana”, destinati a vivere l’ergastolo ostativo fino alla morte.

L’associazione radicale “Diritti alla Follia” ha elaborato una organica Proposta di Riforma, al momento ferma, in attesa che il Governo la prenda in considerazione, e che mira a:

  1. Garantire il diritto alla difesa, per legge, a chiunque sia oggetto di un ricorso per la nomina di un Amministratore di sostegno. Ricorsi troppo spesso basati su affermazioni generiche senza alcuna prova in supporto, e superficialmente accolti;  
  2. Impedire che l’Amministratore di sostegno possa sostituirsi al “beneficiario” nella presa di decisioni cruciali (residenza, consenso sanitario: in accordo a quanto raccomanda all’ Italia, dal 2016, il Comitato Onu per la Convenzione sui Diritti delle persone con Disabilità [c.d. CRPD]);
  3. Ancorare radicalmente l’individuazione dell’Amministratore di sostegno alla volontà del “beneficiario”, il quale deve avere diritto di scegliere una persona di sua fiducia, e non di fiducia del Giudice tutelare;
  4. Stabilire, per gli Amministratori di sostegno, l’obbligo tassativo di non avere in carico più di 1 “beneficiario”;
  5. Equiparare, in ordine ai rapporti affettivi da preservare, congiunti di fatto e amici di lunga data, ai congiunti di sangue.

Questo è il nostro manifesto, che raccoglie anche l’urlo silenzioso di chi dice:

“Voglio vivere e morire a casa mia, non rinchiudermi”

Firma anche tu, se sei d’accordo, per chiedere al Governo di rivedere la legge 6/2004.    

Link utili:

https://dirittiallafollia.it/wp-content/uploads/2021/06/La-realta-dellamm-di-sostegno-in-Italia.pdf

PROPOSTA di RIFORMA AMMINISTRAZIONE di SOSTEGNO

Per aderire al Manifesto invia una mail a dirittiallafollia@gmail.com

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Come l’Amministrazione di Sostegno ha distrutto 3 famiglie

Diritti alla Follia · 08/03/2023 · 1 commento

di William S.

Marzo 2023
Mi chiamo William, per far capire la vicenda devo andare indietro di alcuni anni, siamo alla fine del 2018 sono separato e con una figlia allora di 9 anni affidata congiuntamente a entrambi i genitori, io lavoravo con la mia attuale compagna.
La nostra cerchia famigliare era composta da me, mia madre (oggi 87enne), mio padre e quella che già dal 2010 non consideravo più una sorella. Da quell’anno mia madre allontana sempre più sua figlia per i comportamenti nei suoi confronti, per l’avidità immensa che dimostra e soprattutto perché la maltratta complice il marito.
Mia madre aveva un appartamento a Bologna tramandatole dai suoi genitori che aveva destinato a me già nel 2010, appartamento rimasto vuoto perché lei in quell’anno mi aveva chiesto se ero d’accordo che tornasse con nostro padre da cui era separata da 30 anni, io ero d’accordo, mia sorella pareva seccata!
A fine dicembre 2018 io e la mia compagna perdiamo il lavoro, di li a poco la casa e ogni forma di sostentamento, quindi decidiamo con il benestare di mio padre e le volontà di mia madre di andare a vivere li. Mia sorella aveva avuto notizia dei problemi che stavamo affrontando io e la mia compagna già a fine 2018 e in sordina aveva avviato con un suo legale di fiducia il ricorso per far affidare nostra madre ad Amministrazione di Sostegno (ricorso che paga ben 4.136,71 € sottraendo a mio padre il bancomat di mia madre quando al limite sarebbe bastata una marca da bollo di 36 €), io non vengo informato, vivo ormai per strada finché non riusciamo ad entrare nell’appartamento di cui custodiva le chiavi nostro padre. Lo scopo di mia sorella non era sicuramente il benessere di mia madre che comunque stava bene con nostro padre ma sottrarmi ogni bene lasciatomi da nostra madre, per pura vendetta o avidità immagino.
Nel frattempo la mia ex sorella infima come pochi riesce con l’inganno a farsi dare le chiavi di casa da mio padre con la scusa che in casa c’era un suo letto che voleva riprendersi, le tiene una settimana costringendoci ancora a vivere e dormire in stazione, una settimana che in realtà sfrutta per mettere a soqquadro la casa, asporta (ruba) tutto ciò che le interessa, compreso il lascito scritto da mia madre a mio favore, il testamento di mia madre in mio favore, la donazione della casa e tutti i suoi ori nonché un sacchetto contenente mie monete d’epoca anch’esse di un certo valore.
Io infuriato chiedo spiegazioni a mio padre, lui prova ad interpellare la mia ex sorella, prima nega, poi sostiene che ciò che ha preso lo custodisce lei per diritto, invece dei documenti scritti importantissimi dice che non li ha visti!!!, PIUTTOSTO LI HA CERTAMENTE DISTRUTTI, perché io e mia madre li avevamo messi insieme ai valori e al suo oro, poi mia madre li aveva nascosti prima di chiudere casa. Ero infuriato e triste, volevo denunciare la mia ex sorella ai carabinieri, ma mio padre mi convince a desistere anche se poi cambiò idea alcuni anni più tardi.
Io intanto inizio a prendermi cura di mia madre e di mio padre a differenza della mia ex sorella sparita dalle nostre vite dal 2010.
A giugno 2019 ancora non sapevo che mia madre era stata affidata ad AdS, lo scopro quando devo portare mia madre in pronto soccorso per una banale caduta in casa, mi si presenta l’AdS Avv. E. I. P. mi crolla il mondo addosso, mi si presenta e mi chiede le chiavi di casa e pretende che me ne esca!
Da li in avanti l’AdS continua con azioni legali nei miei confronti, sperperando inutilmente le risorse di mia madre che purtroppo dal 2018 era ormai incapace di intendere e di volere per una rapida e invalidante demenza senile, e facendo sperperare a me e la mia compagna le uniche e misere risorse che avevamo per sostentarci.
Tutte queste battaglie sono durate fino a fine 2021 quando ottiene da un Giudice il rilascio dell’immobile per occupazione senza titolo, lo ottiene con l’inganno visto che io ho un comodato d’uso gratuito a vita firmato 12 anni prima da mia madre, ma ho capito che in tribunale la parola di un AdS Avvocato vale più della parola di una persona comune, l’AdS può mentire, rimescolare le carte a suo vantaggio e tutto gli è permesso. Arriva addirittura a farci chiudere le utenze abusivamente, facendoci vivere fino al rilascio senza corrente, senza gas, senza lavarci… 6 mesi infernali, così perdo pure l’affido congiunto di mia figlia che ormai non vedo più da aprile 2022.
A febbraio 2022 inizia la procedura di rilascio forzato e comunico all’AdS tramite Legale che non avrei più potuto assistere mia madre e mio padre, cosa che facevo appunto da gennaio 2019 per ben 80 ore al mese mai riconosciute dall’AdS che addirittura ci ha impedito di prendere la residenza facendoci diventare dei senza fissa dimora e facendoci perdere così anche il diritto al Reddito di Cittadinanza, noi procediamo con il ricorso in appello che viene accolto, ma l’AdS procede ugualmente e il 29 settembre 2022 ci mette fuori casa facendo addirittura intervenire la Polizia. La scusante impellente è la promessa di vendita della casa di cui avrebbe già fatto un preliminare di vendita con caparra di 12mila euro l’anno precedente. In realtà scopro che la casa viene messa in vendita un mese dopo la nostra uscita forzata, e viene venduta a fine gennaio 2023, quindi ancora mentendo dinnanzi un Giudice.
Dal 29 settembre 2022 in poi io e la mia compagna viviamo per strada, senza più nulla, abbiamo dovuto vuotare la casa con tutti i nostri ricordi, le nostre cose, la nostra vita, tutto buttato via perché non avevamo più dove andare, giriamo il nord Italia tra una città e l’altra in cerca di ospitalità ed elemosina, ma spesso dormiamo nelle stazioni.
Il 2023 inizia nel modo peggiore per mia madre e mio padre, purtroppo da quando non mi sono più potuto prendere cura di lei è peggiorata tantissimo, avevo programmato una serie di esami importanti di cui però neppure l’AdS si è fatta carico, così mia madre passa 6 mesi con febbre che sfiora i 38° pressoché costante finché il 1° gennaio 2023 mio padre mi chiama per chiedermi cosa fare, gli rispondo di chiamare il Pronto Soccorso. Mia madre viene ricoverata in condizioni critiche, nonostante vivo per strada e ormai lontano centinaia di chilometri dalla mia città, riesco a parlare telefonicamente col primario, per me è straziante, mi comunicano che è a rischio di vita anche a causa di una piaga sacrale di 4° grado.
Resta ricoverata un mese poi il 2 febbraio doveva tornare a casa, ma scopro dal primario della lungodegenza in cui era stata trasferita dopo il ricovero che sabato 28 gennaio l’AdS e mia sorella si presentano in struttura comunicando di aver deciso di trasferire mia madre in una CASA DI RIPOSO, proprio la fine che mia mamma aveva sempre detto di non voler fare. Licenzia ovviamente le tre badanti e il 30 gennaio 2023 viene trasferita.
Addio mamma.
Da quel giorno non so più nulla di mia madre e neppure mio padre, sia l’AdS che la mia ex sorella non comunicano più con mio padre, ormai la mia adorata madre e solo un ricordo e come se fosse già morta, lo stesso vale per mio padre che ha perso sua moglie per l’avidità di sua figlia e per gli abusi dell’AdS. Mio padre stesso che ha 85 anni è solo e abbandonato al suo destino, cardiopatico con doppio bypass e pacemaker e operato di tumore 15 anni fa non ha più nessuno che lo aiuti. Io mi prendevo cura dei miei genitori, prenotavo visite ed esami, tenevo i contatti con il loro medico, mi occupavo di tutte le faccende e oltre visto che facevo anche da badante, l’AdS da quando è stata nominata si è occupata solo dei beni economici di mia madre, in sostanza mia madre era diventata il bancomat dell’AdS.
Da quando è iniziato questo calvario senza senso, l’Amministrazione di Sostegno, voluto solo da una persona avida e gelosa (ex sorella) che con il suo Avvocato di fiducia (da denuncia anche lui) sfrutta per i suoi scopi un’istituzione dal dubbio contenuto umano, una truffa legalizzata che trasforma i beneficiati in numerini simili ad un IBAN a cui attingere e trasforma i parenti stretti e legati sentimentalmente ai beneficiati in persone non gradite, perseguitate e spesso demonizzate. Questa istituzione deve finire, questo scempio deve finire. Lo stato stesso, i Giudici e gli AdS dovrebbero risarcire le famiglie devastate dal loro comportamento al limite della giustizia.
Da allora 3 famiglie sono state distrutte:
1) mia madre e mio padre che non possono trascorrere gli ultimi anni della loro esistenza insieme;
2) io e la mia compagna che siamo stati buttati in mezzo a una strada senza futuro;
3) io e mia figlia che siamo stati separati probabilmente per sempre.
I dati clinici di mia madre purtroppo parlano chiaro, nelle sue condizioni e ancor più perché ora è abbandonata in una RSA tutta sola e non autosufficiente non pensiamo potrà vivere a lungo, mi si stringe il cuore ogni giorno pensando a lei e pensando che non posso più vederla e non potrò esserci quando lascerà questa vita crudele, e non posso neppure esserci per mio padre che sta malissimo, mi invia continuamente messaggi dicendomi quanto è triste e solo, dicendomi quanta è vuota la sua piccola casa senza la mamma, dicendomi che non riesce più a dormire la notte nel loro letto e si addormenta sul divanetto. Tutto ciò è ingiusto, inutile, immorale…
Io stesso troppo spesso desidero di non svegliarmi più una mattina, sto perdendo la salute, i denti, la vista vien sempre meno, l’umore sempre basso mi rende schiavo di pensieri nefasti, sono stato spogliato della dignità e del diritto di vivere, tutto questo a causa dell’Amministrazione di Sostegno e della mia ex sorella che l’ha strumentalizzata per i suoi scopi.
W. S.

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