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Diritti alla follia

Associazione impegnata sul fronte della tutela e della promozione dei diritti fondamentali delle persone in ambito psichiatrico e giuridico.

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A proposito di amministratori di sostegno…

Diritti alla Follia · 18/12/2021 · 2 commenti

Testimonianza

Con gran sollievo ho appreso che l’organizzazione ”Diritti alla follia” cerca di correggere le storture e le deformità insite nell’istituto dell’amministrazione di sostegno e che purtroppo la mia famiglia ed io abbiamo sperimentato.

Questa è la storia: mia sorella, convivente con me e con mio figlio da circa ventinove anni, nel febbraio scorso, è stata ricoverata in una casa di cura cittadina perchè affetta da una infezione dermatologica e inoltre molto deperita.
In accordo con la geriatra, chiamata da noi, il ricovero sarebbe dovuto durare circa una settimana o al massimo dieci giorni.
L’ amministratrice di sostegno, ( ahimè da noi inizialmente voluta per poi renderci conto dell’ inutilità di questa presenza estranea ) senza alcun preavviso e con una rapidità sorprendente, soprattutto senza il consenso della diretta interessata, ha predisposto il trasferimento o meglio la deportazione di mia sorella in una struttura in cui si trova ormai da quasi cinque mesi. Il senso di questo gesto crudele e cinico è da ricercarsi in parte nel desiderio di mostrarsi zelante con le istituzioni e in parte per vendicarsi della nostra richiesta di rimozione dall’incarico.
Nel giro di un paio di giorni la nostra vita è cambiata; nessun ricorso al giudice, nessuna istanza, nessuna mail, niente di tutto ciò è servito a rimuovere tale situazione dove i più elementari diritti sono stati violati, la volontà di mia sorella è stata ignorata, il nostro parere mai richiesto, ne mai siamo stati ascoltati, a me è stato tolto il contributo sul canone d’affitto che dividevo con mia sorella
mettendomi in grave difficoltà, a lei la dignità di essere umano cosciente e razionale.
Poi che importanza può avere che lei sia una donna di ottantadue anni, che sei anni fa abbia perso l’unico giovane figlio, che noi rappresentiamo per lei la famiglia, la sicurezza e il luogo dei suoi ricordi?
Il giudice ha salomonicamente affidato la sentenza ai servizi sociali che hanno ” consigliato ” un prolungamento della degenza in struttura, periodo abbondantemente trascorso, ha poi rimosso l’amministratrice di sostegno come avevamo chiesto, per sostituirla con una collega della precedente che ne prosegue l’operato. Una situazione grottesca che sembra senza via d’uscita, un rimpallo di
responsabilità, una rete di bugie e di calunnie che circondano quello che a tutti gli effetti è un sequestro di persona.
Aggiungo con amarezza che in un mondo popolato prevalentemente di donne, ho visto emergere con chiarezza viltà e cinismo, sete di vendetta e desiderio di affermazione, esercizio del potere e mediocrità ma mai ho visto una scintilla, uno sprazzo, una luce di quell’intelligenza che diventa poi umanità e compassione.

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Atto di Giustizia e Verità per Gianni Vattimo

Diritti alla Follia · 18/12/2021 · Lascia un commento

Atto di Giustizia e Verità per Gianni Vattimo. La Corte d’Appello Civile del Tribunale di Torino riconosce all’anziano docente (filosofo di fama mondiale) la piena capacità di intendere e volere e la conseguente facoltà di provvedere – senza concorsi esterni – a sé stesso e ai suoi interessi economico-patrimoniali.

Revocato dunque l’Amministratore di sostegno. Dopo circa due anni di calvario, si conclude – anche se solo in parte, dato che resta pendente un procedimento penale contro l’assistente del professore – una vicenda che dimostra in modo emblematico le “dinamiche pazze” generate dall’ Istituto giuridico della AdS.


Dal dispositivo della sentenza:

Ritiene la Corte che la lucidità mentale del professor Gianteresio Vattimo, le sue capacità cognitive, la sua costante attività in ambito filosofico e sociologico con partecipazione a convegni in tutto il mondo, lo rendano tuttora capace di autogestirsi e di amministrare le proprie sostanze in maniera autonoma

https://torino.repubblica.it/cronaca/2021/12/01/news/la_rivincita_di_vattimo_il_giudice_gli_restituisce_patrimonio_e_autonomia-328450015/

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Un popolo di Santi, Poeti, Amministratori…

Diritti alla Follia · 13/10/2021 · Lascia un commento

Di Gigi Monello

La sigla suona vagamente iettatoria, ricorda la malattia che decenni orsono si portò via il grande Freddie. ADS significa “Amministrazione di sostegno” ed è l’Istituto creato da un illustre giurista di Trieste, Paolo Cendon, a suo tempo collaboratore di Franco Basaglia. Ottime le intenzioni, sconcertanti i risultati. L’obiettivo era una tutela più blanda e rispettosa per persone deboli ma non incapaci; la realtà – parliamo di amministratori “esterni” – è una nuova, strisciante forma di schiavitù legale e la nascita di un autentico affarismo geriatrico.

La Legge 6/2004 candidamente richiama la “gratuità” della mansione o, al massimo, l’equo indennizzo nel caso di gestioni difficoltose; e questo nel paese che vanta una pletora di avvocati sotto-occupati come nessun altro al mondo. Era così difficile immaginare cosa sarebbe successo a far balenare a siffatta platea, un reddito integrativo senza “impegni d’aula”, con l’aggiunta della torbida gratificazione dell’esercizio di un dominio sulle altrui vite? Era così difficile ricordare l’eterna, italica mentalità che nel ventennio produsse il “Capo-fabbricato”, il gerarchetto di condominio che controllava la moralità dei casigliani?

I casi dubbi crescono a vista d’occhio; coinvolgono Star e poveri Cristi. Di pochi giorni fa, la notizia sulla “Gina nazionale”: la Cassazione conferma: la novantatreenne attrice ha bisogno dell’Amministratore di sostegno. Il meccanismo è scattato nella sua classica combinazione: 1) anziano con qualche idea originale circa la fase finale della sua esistenza; 2) ottima, buona o, quanto meno, interessante dotazione patrimoniale del medesimo; 3) parenti stretti preoccupati che un “sopravvenuto” sfili loro sotto il naso un sostanzioso peculio.

Capita, dunque, che la “Bersagliera” conosca anni addietro un trentaduenne sveglio, gaio e spigliato, che tanto entra nelle sue simpatie da indurla ad affidargli compiti fiduciari vari: una specie di segretario. Figlio e nipote si allarmano: “Sta a vedere che …”. Più che naturale. La signora vive in una grande villa sull’Appia Antica, circondata da oggetti d’arte e preziosi cimeli di una gloriosa carriera. Ancora popolare, ancora cercata dai media, non disfatta dall’età, si gode serenamente i suoi anni, ben consapevole che non mancheranno certo liquidità e beni di fortuna. E qui entra in scena la 6/04: figlio e nipote “espongono” al Giudice Tutelare: è palese che la Diva viene circonvenuta dall’abile segretario – ufficialmente legato e con figlia battezzata “Gina” -, interessato al cospicuo patrimonio. Lapalissiano. Comincia la battaglia legale; dura sette anni e si conclude (pare) con la pronuncia della Cassazione: il Tutore new model ha da esserci. La Signora è, per caso, svanita di cervello? Non parrebbe. A parte bizze, impuntature e beate sbadataggini contabili (ma queste son cose anche di Divi/e trentenni), tutto lascia pensare che la testa funzioni. Gli stessi Giudici lo dicono: le perizie mediche non hanno rilevato nessun disturbo psichiatrico. E allora? Allora si passa alla categoria del “vago e dell’indefinito”: il soggetto sarebbe “suggestionabile”, “vulnerabile”, “indebolito”; insomma circonvenibile. Cerca, il gentil Segretario, prevalentemente il peculio? Tutto può essere. Ma stando a quanto si sa sui passati rapporti tra Diva e congiunti (da lungo tempo non buoni), l’ipotesi che questi agiscano per motivi non troppo diversi, è plausibile.

Vedremo le prossime puntate (se ce ne saranno). Intanto la Gina conferma l’onestà dell’Assistente, scrive indignata a Mattarella, minaccia pubblicamente (gettando nella disperazione il sindaco di Castel Pietro Romano, il borgo di Pane, amore e fantasia dove è ricevuta come una Santa Patrona) di andarsene dall’Italia.

Terreno fertile, l’ambiente delle glorie del Cinema. Da poco è spuntato fuori anche Lando Buzzanca, maschera scanzonata di un certo machismo all’italiana; anche lui all’incirca con lo stesso copione. Da cinque anni sta pubblicamente con una donna di 40 anni più giovane (il Silvio nazionale batte da sempre tutti, ma nessuno osò mai dire che stesse rincoglionendo); due figli subodorano perfida frode e imbracciano la Cendon. La sospettata – giornalista, autrice e conduttrice TV – non parrebbe esattamente corrispondere al tipo della cacciatrice di dote. Il programma era di sposarsi; ora, per vederlo una sola volta in ospedale, dove l’attore è da tempo ricoverato, la fidanzata deve inginocchiarsi di fronte ad un Amministratore. Per parte sua, l’amministrato così commenta, “I miei figli mi vogliono far passare per rimbambito, vogliono vendere la mia casa bellissima e vogliono mettermi qualcuno accanto che gestisca i miei soldi e i miei beni. Non merito di finire così”.

Dalla Roma delle leggende del Cinema, passiamo adesso ad un ameno paese del Lecchese, Airuno, tra verdi colline e l’Adda. Ad Airuno viveva in santa pace, dedito ad agresti occupazioni, un novantenne ricco di famiglia, Carlo Gilardi, professore in pensione, galantuomo, persona colta, perfettamente presente a se stesso. Un unico difetto: la decisione di trascorrere la fase conclusiva della sua vita nello “spirito francescano” (parole sue). L’anziano fa beneficenza, regala, ospita, aiuta i bisognosi (di ogni razza), dona al Municipio del suo paese. Un esagerato. La sorella obietta: il congiunto sperpera sconsideratamente il “peculio di famiglia”; va fermato. Il mezzo c’è, basta indicarlo come “circonvenibile”. Scatta la trappola: solita sequenza: domestico straniero fiduciario dell’anziano denunciato, Amministratore nominato; a perfezionare il tutto arriva, su istanza del dominus, il ricovero coatto in RSA. Il francescanesimo non è roba per i nostri tempi.

E veniamo adesso al caso in assoluto più stupefacente. Non ci sposteremo di molto. Nella civilissima Torino, in uno spazioso appartamento del centro, vive Gianni Vattimo, 85 anni, ex docente universitario, filosofo, studioso, saggista, politico, personaggio stranoto. Ancora oggi Vattimo scrive, lavora, rilascia interviste, partecipa a convegni, ha una ricca vita di relazione. È il filosofo italiano più tradotto all’estero. Checché si voglia dire del suo “pensiero debole”, proposta filosofica alla moda tra anni settanta e ottanta (impietosamente satireggiata da un suo collega di Facoltà), Vattimo è un uomo di alta qualità intellettuale e sicura rispettabilità morale. Sulla integrità delle sue facoltà mentali non esiste il minimo dubbio. Eppure un Giudice lo ha ritenuto “circonvenibile” e, puntualmente, il giovane segretario fac-totum sud-americano che da anni lo assiste, è stato denunciato. Qui non ci sono congiunti, solo solerti “amici”, i quali per “proteggere” il benestante professore hanno segnalato al Tribunale l’incombente pericolo. Da parte sua, l’interessato così commenta, “Non credo proprio di essere rincoglionito. Alcuni pseudo amici pensando di farmi un favore mi hanno nominato questo amministratore di sostegno (…) Non sono completamente interdetto, ma devo chiedere a lui per qualsiasi cosa. Spero si tolga dai piedi al più presto.”

Certo, se anche Gianni Vattimo è sotto amministrazione di sostegno, bisognerà pur convenire che qualcosa di veramente “infernale” c’è in questo arnese giuridico circolante per l’Italia. In effetti, se si considerano le sue pressoché sconfinate potenzialità di applicazione, si può seriamente affermare che, superati i 70, quasi tutti siamo a possibile rischio.

Facciamo un esempio: mettiamo che un signore, per 40 anni diligente impiegato dello Stato e con un passato giovanile di rockettaro, decida, una volta in pensione, di riappropriarsi dei vissuti di una volta. Non gli basta però ricordare; vuole rivivere. Visto che la sua passione è sempre stata il chitarrismo elettrico, eccolo fare sodalizio con giovane artista di strada, con il quale, a domeniche alterne, si esibisce sulla pubblica piazza, stivaletti ai piedi e cappellino d’epoca in testa. I nipoti riflettono: “Sta a vedere che s’è rincoglionito e tutto il peculio svanisce in Rock and Roll? Qui ci vuole un bell’Amministratore di sostegno, possibilmente uno sperimentato Avvocato, specialista in Rinscimuniti & Affini”. Impossibile? Visti i precedenti, non pare. Vogliamo chiudere con una “fantasticheria”: ricordate quel tal Conte marchigiano bibliofilo, molto bigotto e molto reazionario? Quello che, fosse stato per lui, non ci sarebbe mai stata istruzione elementare per il popolo? Beh, se per immaginosa ipotesi ai suoi tempi fosse esistito un Prof. Cendon, state tranquilli che sarebbe finito sotto Amministrazione di sostegno anche Giacomo Leopardi.

Gigi Monello

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“Se la tutela diventa ragnatela “

Diritti alla Follia · 04/07/2021 · 1 commento

Parte da Cagliari la 1° tappa in presenza della Campagna critica dell’Associazione Radicale “Diritti alla Follia”

su amministrazione di sostegno

Si è tenuta ieri pomeriggio a Cagliari, presso l’Hotel Sardegna, la prima tappa in presenza della Campagna “Se la Tutela diventa Ragnatela” promossa dall’ Associazione Radicale “Diritti alla Follia” e dedicata alla denuncia degli abusi e alla riforma dell’ istituto dell’amministrazione di sostegno.
Si sono succedute al microfono diverse testimonianze di persone provenienti da diverse parti della Sardegna, a descrivere come l’istituto abbia rappresentato talora uno strumento per istituzionalizzare, e poi far morire nella solitudine, il paziente psichiatrico, talaltra un’indebita intrusione nel concorde equilibrio di una famiglia, cui i sanitari dell’ospedale “pretendono” l’applicazione della procedura per operare un anziano padre (con il risultato di danneggiarlo operandolo in ritardo), talaltra un depauperamento delle risorse dell’ individuo, con decisioni imposte rovinose per le finanze degli anziani.
Cristina Paderi, Segretaria dell’ Associazione, ha presentato il testo di una lettera (allegata) che l’associazione ha inviato a tutti i giudici tutelari d’Italia per denunciare le incongruenze dell’ istituto tratteggiate anche dalle Avvocatesse Paola Lobina e Lucia Casu nel corso dell’ incontro. Cristina Paderi ha dichiarato: “siamo portatori, in linea con la legalità internazionale, di approccio alla disabilita psicosociale non basata sul “potere” e sull’ “impossessamento” della persona (come nel caso dell’ ADS) ma sul concreto supporto al processo decisionale autonomo della persona, secondo il modello dell’ “assistente personale”, che proviene dalla Svezia, e che stiamo cercando di fare conoscere in Italia.
È la filosofia del dialogo che ispira l’azione terapeutica, ad esempio, del dott. Enrico Loria, che ringraziamo di essere stato presente al nostro incontro e con il quale ci auguriamo di lavorare insieme in futuro per scardinare vecchie logiche coercitive nell’ approccio ai pazienti psichiatrici”.
Michele Capano, tesoriere dell’Associazione e membro del Consiglio Generale del Partito Radicale, ha dichiarato: “dobbiamo questa serata all’ impegno ed alla determinazione di Gigi Monello, un professore cagliaritano “vittima” dell’ amministrazione di sostegno (applicata alla madre con conseguenze devastanti). Noi seguiremo l’evoluzione della vicenda giudiziaria al centro della quale è Gigi (oggi sotto processo per una incredibile e vergognosa accusa di maltrattamenti a carico della madre, imbastita per evitare che continuasse a pretendere il meglio dell’ assistenza per la madre stessa), accompagnando le udienze del suo processo con iniziative adeguate a mettere a nudo la necessità di profonda riforma dell’ istituto, grazie alla mobilitazione ed all’ aggregazione dei cittadini che qui a Cagliari abbiamo cominciato a costituire.
Grazie al dott. Francesco Olla, funzionario dell’ufficio del Giudice Tutelare di Cagliari, che ha voluto esserci per “difendere” le ragioni dell’ istituto accettando il dialogo con noi”.

https://dirittiallafollia.it/2021/06/11/la-realta-dellamministrazione-di-sostegno-in-italia-2/

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Una proposta che viene dalla Svezia: l’Ombudsman Personale (OP) un ottimo modello da cui prendere esempio

Diritti alla Follia · 16/05/2021 · Lascia un commento

Dal 1995, la PO-Skåne , un’organizzazione non governativa (ONG) con sede nella provincia svedese di Skåne,  attua convenzioni con i comuni e nelle aree rurali per fornire un servizio attraverso delle figure professionali denominate Ombudsman Personali, dei supporter, impiegate esclusivamente su richiesta  degli utenti psichiatrici, i clienti.
Premesso che in Svezia il sistema giuridico relativo alla Tutela  prevede poteri parziali in capo al Tutore il quale decide solo su questioni patrimoniali, l’Ombudsman Personale (OP) identifica le esigenze di assistenza dei clienti e garantisce che ricevano l’aiuto di cui hanno bisogno. Non esiste una legge specifica a riguardo, l’OP rappresenta una valida alternativa alla figura del Tutore (chi ha un OP non necessita di un Tutore e la gestione del danaro avviene in autonomia), infatti attualmente in Svezia questo servizio è stato adottato in tantissimi Comuni. La maggior parte degli utenti/clienti che negli anni hanno usufruito di questo servizio (gratuito per gli utenti) hanno ridotto, se non azzerato, i ricoveri, le istituzionalizzazioni, il ricorso alla psichiatria in generale.

Skåne è la provincia più a sud della Svezia, ha circa un milione e centomila abitanti. PO-Skåne è una ONG  gestita da utenti, ex utenti, sopravvissuti alla psichiatria  e da un’associazione di familiari.
Il sistema con Ombudsman Personale (OP) in favore di utenti psichiatrici è un’innovazione svedese sviluppatasi in seguito alla riforma psichiatrica  del 1995.
Uno dei compiti più importanti di un OP è quello di aiutare i suoi  clienti ad assumere il controllo della propria vita .
Un altro è quello di richiedere alle autorità pubbliche , l’aiuto e il servizio a cui hanno diritto i clienti.
Gli OP  non hanno alcuna responsabilità sanitaria nè prendono decisioni come farebbe  un’ autorità, essi lavorano per rappresentare il cliente.

Sebbene gli OP siano di solito impiegati formalmente dal Comune, l’attività è distinta da quella dei servizi sociali .
I contratti con i Comuni durano generalmente due anni. Alcuni vengono rinnovati automaticamente, altri devono essere negoziati per un nuovo periodo. Gli OP  lavorano a tempo pieno e sono pagati dalla PO-Skåne; a sua volta, il Comune paga PO-Skåne, in base alla convenzione, una somma che copre gli stipendi degli OP, le spese, la formazione  e le spese generali.

Chi è l’OP ?

Un OP è un professionista altamente qualificato che lavora al 100% ed esclusivamente su commissione dell’utente/cliente. L’OP non ha alcun legame né con la psichiatria, né con i servizi sociali o altre autorità, né tantomeno con i familiari del paziente stesso o il suo entourage (a meno che non sia il cliente a volerlo).
L’OP fa soltanto ciò che il cliente vuole che lui faccia.

Poiché può occorrere molto tempo, a volte anche molti mesi, prima che il cliente sappia o voglia esprimere quale tipo di aiuto desideri, l’OP deve saper aspettare, anche se molte questioni possono apparire caotiche e  disastrate.
Ciò significa che un OP deve impegnarsi per lungo tempo per i suoi clienti, di solito per molti anni. Questa è una condizione necessaria per sviluppare una relazione di fiducia e per poter entrare nell’ambito di questioni più essenziali.

E’ l’esatto opposto di quanto solitamente avviene nei servizi tradizionali dove il paziente psichiatrico viene inviato da una persona all’altra per tutto il tempo e, a volte, non ottiene assolutamente alcun aiuto.
In alcune zone della Svezia gli OP sono assunti direttamente dal Comune, ma ciò causa molti problemi e conflitti d’interesse e rende impossibile all’OP il contatto con gli utenti  psichiatrici che sono sospettosi e ostili verso i rappresentanti delle autorità.

L’organizzazione del servizio è totalmente controllata dagli utenti membri della PO-Skane e gli OP lavorano seguendo le linee guida degli utenti.

Alcune di queste linee guida sono:

  • L’OP lavora per quaranta ore settimanali secondo uno schema flessibile che adegua in relazione ai desideri dei suoi clienti,  l’OP non lavora soltanto  in orario d’ufficio come avviene nella maggior parte degli altri servizi. La settimana dell’OP ha sette giorni e ogni giorno ha 24 ore. L’OP deve essere preparato a lavorare anche in queste fasce orarie perché i problemi dei  clienti possono presentarsi a qualsiasi ora.
  • L’OP non ha alcun ufficio, perchè “ufficio è potere”. Egli lavora da casa propria con l’aiuto del telefono e di internet incontrando i suoi clienti nel loro domicilio o fuori.
  • L’OP lavora fondamentalmente secondo un modello relazionale.

Dal momento che molti clienti per diversi motivi sono molto sospettosi, ostili, o difficili da raggiungere, l’OP deve uscire e incontrarli nei luoghi che sono soliti frequentare e deve cercare di raggiungerli gradualmente attraverso vari passi:

  1. Realizzazione del contatto 2. Sviluppo della comunicazione, 3. Costruzione di una relazione 4. Inizio del dialogo 5. Programmazione di alcuni impegni.

La realizzazione di ognuno di questi passi può richiedere molto tempo. Entrare in contatto a  volte può richiedere alcuni mesi.

  • Per ottenere un OP attraverso la  PO-Skåne non occorre alcuna procedura formale. Dopo che si è stabilita una relazione l’OP chiede semplicemente “Mi vuoi come tuo OP ?”, se la risposta è affermativa il tutto viene sistemato.
  • L’OP dovrebbe essere capace di supportare il cliente in ogni tipo di situazione. Le priorità del cliente spesso non sono le stesse che possono avere le autorità o i familiari. Le priorità dei clienti di solito non sono una casa o un’occupazione, ma questioni esistenziali (perché dovrei vivere? Perché la mia vita è diventata la vita di un paziente psichiatrico? Ho qualche speranza che le cose cambino?), la propria sessualità e i problemi con i familiari. Un OP deve essere capace di concedere  molto tempo al dialogo con il cliente anche su questo tipo di questioni e non solo su quelle “pratiche”.
  • Un OP deve essere ben preparato per tutelare in concreto i diritti dei clienti di fronte alle autorità o di fronte al tribunale. Tutti gli OP della PO-Skåne hanno qualche titolo accademico universitario o qualche altro tipo di formazione similare. La maggior parte di loro ha il diploma di assistente sociale, altri hanno studiato legge o hanno alle spalle altre specializzazioni nel campo dei diritti umani.
  • Il cliente ha il diritto all’anonimato. La PO-Skåne riceve fondi dai Comuni per il servizio  offerto, ma  nel contratto c’è scritto chiaramente che l’OP può rifiutarsi di dire il nome dei suoi clienti al Comune.
    Il servizio è finanziato per 2/3 dallo Stato e per 1/3 dai Comuni.

È stata condotta una ricerca per valutare i risultati del sistema degli OP.  Sono emersi aspetti estremamente positivi, sia sotto il profilo del recupero personale, sia sotto il profilo economico. In certi casi la situazione è talmente migliorata dal punto di vista individuale che, non solo sono diminuite le spese assistenziali, ma si è passati dal ciclo assistenziale a quello produttivo. Il parlamento svedese ha deciso quindi di estendere a tutta la Svezia il nuovo sistema.

Maths Jesperson  è stato il promotore  della PO-Skane , qui di seguito ce ne parla nel dettaglio :

“Il servizio dell’Ombudsman Personale  è diventato famoso in tutto il mondo, specialmente in relazione alla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità (CRPD). Esso  è iniziato 10 anni prima dell’entrata in vigore della Convenzione ONU, in un altro contesto, cioè quello dell’esperienza di noi utenti e sopravvissuti alla psichiatria, e dalle nostre idee relative al sostegno di cui sappiamo di aver bisogno in determinate situazioni .

Nel gennaio 2006 ho presentato PO-Skåne nel Quartier Generale delle Nazioni Unite a New York.

Dato che l’ombudsman personale è un esempio concreto di “supporto al processo decisionale“, attualmente c’è un grande interesse per questo modello e molti paesi stanno considerando la possibilità di abolire i loro vecchi sistemi di Tutela.

Quando abbiamo iniziato il nostro servizio  nel 1995, avevamo solo due OP, io ero direttore del progetto che è stato  l’unico, nell’ambito della riforma psichiatrica del 1995, che ha avuto successo. Ciò ha portato nel 2000 alla decisione del Parlamento svedese di sostenere l’inserimento del servizio con gli OP  in tutto il paese ” .

Attualmente il servizio con OP è stato introdotto anche in Norvegia  (Oslo), in Perù e con grande successo anche in Israele, dove da anni si è addirittura modificata la normativa nazionale : per tutte le disabilità, prima si prova il sostegno con l’OP e solo nel caso non funzioni, si sostituisce con il Tutore.

L’ombudsman personale è un modello di supporter che proponiamo in ambito amministrazione di sostegno.

SCOPRI I CONTENUTI DELLA CAMPAGNA SULL’AMMINISTRAZIONE DI SOSTEGNO IDEATA DALL’ASSOCIAZIONE DIRITTI ALLA FOLLIA

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