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Diritti alla follia

Associazione impegnata sul fronte della tutela e della promozione dei diritti fondamentali delle persone in ambito psichiatrico e giuridico.

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legge 6/2004

Comunicato stampa: presidio a Cagliari per terza udienza Gigi Monello

Diritti alla Follia · 01/05/2023 · Lascia un commento

Il prossimo 4 maggio, presso il Tribunale di Cagliari, alle h. 10.30, il processo a Gigi Monello professore di filosofia in pensione, scrittore e editore, arriverĆ  alla sua terza udienza, senza che sia emersa, sinora, alcuna prova della fondatezza dell’accusa: avere maltrattato sua madre.

Per questa terza udienza ĆØ stata riconvocata l’Avv. Debora Amarugi, risultata assente per motivi di salute lo scorso 10 novembre. La sua deposizione si annuncia particolarmente importante, stante il fatto che si tratta della persona che, a marzo 2020, ha presentato denuncia contro Gigi Monello e che, quindi, meglio di chiunque altro, sarĆ  in grado di circostanziare la natura dei maltrattamenti.

Per fornire un inquadramento minimo della vicenda, ricordiamo che il professor Monello – unico figlio convivente con l’anziana madre, oggi deceduta, aveva, nell’aprile del 2019, licenziato la badante scelta dalla sorella, decisione che aveva generato tra i due figli un acuto conflitto, sfociato infine nella nomina dell’Avv. Amarugi come Amministratore di sostegno. Poche settimane dopo l’allontanamento di Gigi Monello dalla casa di famiglia, a luglio 2020, la badante licenziata veniva riassunta, come era nei desideri della sorella.

Nell’ultimo anno di vita di sua madre, il professore ha potuto vederla per sole tre ore, e questo dopo una intera esistenza trascorsa insieme.

Nel corso della terza udienza ĆØ prevista l’audizione di altri due testi: Olena Nikitiuk (badante in prova) e Daniel Lombardi (Maresciallo CC).

Considerati i sempre più frequenti casi di cronaca legati alle criticitĆ  che l’Istituto giuridico dell’amministrazione di sostegno sta producendo in tutta Italia, riteniamo sia giusto che venga dato alla pubblica opinione un adeguato resoconto circa questo processo.

Anche in questa occasione, l’associazione Radicale ā€˜Diritti alla Follia’ organizzerĆ  nei giardini antistanti il Palazzo di Giustizia di Cagliari, P.zza Repubblica, 18, a partire dalle h.13, un sit-in di informazione e denuncia.

SarĆ  possibile seguire la diretta sulla pagina Facebook   https://www.facebook.com/DirittiallaFollia e sul canale youtube dell’associazione https://youtube.com/@associazioneradicalediritt5504

Per informazioni e contatti dirittiallafollia@gmail.com

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ā€œLa prigionia dei vecchi e degli inutiliā€: il trailer del Docufilm di Barbara Pavarotti

Diritti alla Follia · 29/04/2023 · Lascia un commento

Ho fatto il primo e unico Docufilm finora realizzato in Italia sugli abusi legati all’amministrazione di sostegno per gli anziani, sbattuti a centinaia di migliaia in strutture contro la loro volontĆ . Parcheggio in attesa della morte. In queste strutture oggi 100.000 persone sono ancora sottoposte a contenzione.
Ā Negli Usa si fanno inchieste giornalistiche, girano documentari, in Italia nulla. Il mio Docufilm si chiama ā€œLa prigionia dei vecchi e degli inutiliā€ e contiene decineĀ di testimonianze inedite. Sono diventata un’esperta in materia, mi contattano una marea di ā€œvittimeā€.
Ti chiedo aiuto, con la tua firma, perché il presidente Mattarella può, se vuole, chiedere di cambiare la legge. Troppo vaga e fonte di abusi pazzeschi, come dimostro, con tante testimonianze, nel mio Docufilm. 
Ecco il trailer di due minuti Ā ā€œLa prigionia dei vecchi e degli inutiliā€ che presenterò pubblicamente a breve.
Barbara Pavarotti, giornalista

Una situazione paradossale e scandalosa, che riguarda centinaia di migliaia di anziani e di soggetti fragili, favorita dalla pessima applicazione di una legge che, varata a fin di bene, ĆØ stata applicata male dal sistema giudiziario, con il proliferare di innumerevoli abusi su soggetti vulnerabili da parte di una particolare figura, l’amministratore di sostegno (AdS), della cui legge istitutiva l’associazione ā€˜Diritti alla Follia’ propone una riforma radicale e urgente, chiedendo il sostegno di Mattarella.

La legge in questione (numero 6/2004) risale a quasi venti anni fa, essa ha prodotto innegabili buoni risultati su un fronte, promuovendone però pessimi su un altro. Tutte le volte, infatti, che per via di conflitti endofamiliari non è possibile attribuire la funzione a un familiare, il Giudice tutelare, quasi in automatico, nomina un amministratore esterno.

Primo risultato: mentre in passato la nomina di un tutore per le persone anziane, con infermitĆ  fisiche o psichiche, era un fatto raro, Ā«la plasticitĆ  del nuovo istituto (strumento omnibus, applicabile ai casi più vari: dall’anziano al tossicodipendente, dall’utente psichiatrico al ludopatico), la facilitĆ  di accesso alla procedura e una certa dose di disinformazione, hanno fatto esplodere le istanze presso i tribunali. Si ĆØ cosƬ formata una domanda, a soddisfare la quale ĆØ puntualmente arrivata l’offerta.

Vi sono amministratori di sostegno, di solito avvocati, con ben 50 incarichi di questo tipo.

Non crediamo di esagerare affermando che oggi l’amministratore di sostegno ĆØ diventato uno degli snodi strategici di un colossale business, che comincia a funzionare appena fuori dall’aula del tribunale e termina nelle Residenze sanitarie assistite (RSA), dove l’anziano o il disabile, ridotto a cosa da nutrire e nettare, perduto ogni valido riferimento affettivo, vive un crollo psicologico che ĆØ l’anticamera di quello fisico. Per contro, sovraccarico di fascicoli vecchi e nuovi, il Giudice tutelare, nella maggior parte dei casi, lascia fare.

Per porre fine a questa Ā«strage a fin di beneĀ» l’associazione ‘Diritti alla Follia’ invita Mattarella a Ā«esercitare sul Parlamento quella giusta pressione morale, capace di far sentire a tutti l’importanza e l’indifferibilitĆ  di un intervento legislativo su questa materiaĀ».

 La riforma proposta si basa su cinque punti:

 1) diritto della persona, proposta o giĆ  sottoposta ad Ads, alla difesa tecnica da parte di un legale di fiducia;

 2) diritto della persona, proposta o giĆ  sottoposta ad Ads, ad essere ascoltata direttamente dal giudice tutelare;

3) diritto del congiunto di fatto (ivi compresi gli amici di vecchia data) a mantenere rapporti, al pari dei congiunti di sangue, con l’anziano o con il fragile beneficiario;

 4) obbligo per l’amministratore di sostegno di non prendere in carico più di un beneficiario;

 5) riforma dell’ufficio del giudice tutelare, che da monocratico diviene collegialeā€.

PROPOSTA di RIFORMA AMMINISTRAZIONE di SOSTEGNO

Firma anche tu, se sei d’accordo, per chiedere al Governo di rivedere la legge 6/2004

Inviando una mail a dirittiallafolli@gmail.com

Grazie !

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Amministrazione di sostegno: un sistema ben congegnato

Diritti alla Follia · 18/04/2023 · 3 commenti

Pubblichiamo la storia che ci ha inviato C.R che inizia cosƬ:

La storia che vi racconto ĆØ particolare ma non dissimile a quella che sta accadendo agli anziani amministrati in questo momento a causa di una legge sbagliata o mal interpretata.

Dagli anni 2000 conosco tramite mia suocera una coppia di anziani signori, persone rispettabilissime, lui avvocato stimato e cassazionista in pensione, lei ex docente di scuola pubblica anch’essa in pensione.

I due sono sempre stati indipendenti, non hanno mai avuto figli ed hanno dei parenti in altre zone d’Italia con cui, a loro dire si sono sempre sentiti pochissimo. Da quello che si vedeva hanno sempre disposto di somme rilevanti in base al loro tenore di vita ed hanno sempre speso tantissimo per la loro casa, le loro auto, la loro persona. Hanno sempre avuto al loro fianco persone come cameriere, autista e segretaria di studio per il marito; quest’ultimo verso la fine degli anni 2000, a circa 90 anni, comincia ad avere problemi relativi all’etĆ  di tipo fisico, mai mentale. Viene curato su sua richiesta tramite migliori ospedali anche a pagamento, durante questo periodo viene assistito da molte persone ma mai nessuno ha toccato il loro patrimonio che comunque spendevano liberamente. In quel periodo io ho aiutato il signor R. nelle varie faccende, mi chiese di seguire le sue utenze, raccomandate, ed altro, mai alcun riferimento a banca e gestione immobiliare. Poco dopo il signor R. viene a mancare per l’etĆ  ma anche per le malattie che da tempo lo affliggevano. Da qui comincia una strana storia.
Tutta la contabilitĆ  di solito veniva gestita dal marito che comunque prima di morire aveva assicurato alla moglie un grande patrimonio che l’avrebbe accompagnata ed assicurata. Qui ad un certo punto, per il funerale si presentano dei nipoti di terzo grado, mai visti in casa, mai sentiti. Dicono alla consorte del defunto che si occuperanno loro del funerale, la vedova, signora A. felicissima di questo lascia a loro l’incarico.

Il funerale viene eseguito tramite una ditta comunale con un furgone bianco, in quel momento la signora A. rimase di sdegno, tuttavia cercò di andare avanti. Due settimane dopo venne un incaricato delle imprese funebri comunali a richiedere il pagamento della quota, la signora procedette con l’emissione di un assegno, ma pochi giorni dopo venne a sapere che il conto non aveva disponibilitĆ  per coprire un importo di soli € 1.600. La signora rimase impaurita del fatto, mia suocera che nel frattempo era badante del marito e della signora A. vedendo la signora affranta mi chiamò, sembrava infatti strano che non ci fossero soldi.

La signora accompagnata da me ed un avvocato si presentò in banca, in quel frangente il direttore si rifiutò di comunicare alla signora il suo estratto conto perchĆ© troppo anziana, la signora minacciò di chiamare la guardia di Finanza e lui cedette. I soldi c’erano ma erano stati totalmente investiti, dai nipoti che avevano una delega anni prima. La signora chiese il giorno stesso lo svincolo di tutte le somme.
Nei giorni seguenti una dei nipoti si presentò dalla signora A. la prese da parte e le disse che ora senza più il caro marito il posto migliore per finire la sua vita sarebbe stata una struttura adeguata ad anziani (una RSA !!) la signora piangendo la pregò di non chiederle quello e che voleva rimanere nella sua casa.
Per fortuna la signora avendo il marito avvocato, chiamo degli amici ā€œstoriciā€. Fui presente quando arrivarono magistrati ed avvocati in pensione, amici da tutta Italia, conto almeno dieci persone, addirittura un Tar di una regione italiana. Gli spiegarono che il comportamento dei nipoti era volto a cercare di farla amministrare, termine che la signora non conosceva, per evitare questo che ormai era inevitabile vista l’etĆ  ed il consistente patrimonio immobiliare, doveva subito correre ai ripari. Gli consigliarono vivamente di ritirare la maggior parte dei contanti e tenerli in cassaforte o cederli a fedelissimi perchĆ© non ne avrebbe potuto più disporre, le consigliarono anche di procedere con un documento ufficiale notarizzato, in cui chiedeva di non essere mai mandata in una struttura diversa dalla sua casa qualora fosse stata incapace di intendere e di volere, nello stesso documento indicava chi sarebbe dovuto essere il suo amministratore di sostegno qualora fosse avvenuta la richiesta. La signora non ritirò mai tutto il denaro che rimase per sua sfortuna in banca, procedette invece con il documento, cosa molto importante perchĆ© le evitò di essere inviata in una RSA.

Nemmeno un mese dopo il documento pervenne una richiesta di amministrazione da parte dei nipoti, da quel momento la signora A. comincio ad effettuare delle visite geriatriche e psichiatriche in ospedali statali che confermavano la sua integritĆ  psicologica onde evitare di essere amministrata. Arrivò il momento dell’udienza la signora era terrorizzata essendo stata avvisata dai nipoti che sarebbe dovuta andare in una RSA, l’avvocato della signora mi chiese di accompagnarla e di testimoniare a suo favore in modo spontaneo. Il giudice del tribunale tutelare, una donna, fu molto sbrigativa, non si presentò nemmeno, cominciò con una valanga di domande a raffica, la signora, di ben 94 anni riusciva a rispondere ma inciampò su una data, a quel punto il giudice volle sapere di più, continuò con domande su domande, ma non tollerò la data sbagliata. Quando venni interpellato io, come amico di famiglia, dimostrai come i soldi della signora furono stati investiti senza il consenso della signora ma soprattutto in titoli tossici tutti in perdita, questa fu una sorpresa anche per i nipoti che invece credevano che il capitale stesse aumentando. La banca sostanzialmente stava fregando la signora ed i nipoti. A quel punto il giudice si rese conto che i nipoti erano li solamente per un fine economico, ossia tutelare l’eventuale ereditĆ , errore grave perchĆ© da li in poi ĆØ partito l’iter seppur provvisorio dell’amministrazione in attesa della perizia.

Qui comincia la seconda stranezza, stavo comprendendo come funzionava il sistema ben architettato.

Il giorno della perizia psichiatrica inviata dal giudice tutelare accompagno io la signora, si presenta con ben 20 minuti di anticipo, entrando in questo studio troviamo giĆ  sul posto un CTU ed il CTP della controparte che parlavano, il CTP della signora si presenta invece con noi e non ĆØ mai stato pagato dall’amministratrice che si rifiutò (illegale) ma dalla signora in contanti.

La perizia inizia in una stanza con i due CTP ed il CTU, io vengo tenuto all’esterno della stanza. Dall’esterno sento il CTU che fa domande terrorizzando la signora che comunque risponde, la signora si sente male esce e le danno un bicchiere d’acqua, io non capisco cosa succede e chiedo di chiamare un’ambulanza, in quell’istante il CTU cambia totalmente approccio e diventa stranamente più docile. Dopo più di un ora la signora termina, ĆØ stremata, non si regge in piedi, chiede continuamente perchĆ© deve essere sottoposta a questo ed io non so come giustificarlo, visto che la sto accompagnando, l’avvocato cerca di sostenerla moralmente ma lei ĆØ distrutta. Parlo con il CTP della signora che mi confida che sia il CTP che il CTU si conoscono e secondo lui hanno giĆ  deciso. A questo punto, su richiesta della signora e del suo avvocato oltre che gli amici di famiglia viene ingaggiato un investigatore privato. Molto velocemente informa la signora che il CTU ed il CTP della controparte si conoscono benissimo, hanno sempre lavorato insieme ed hanno sempre eseguito perizie anche per la stessa persona coordinandosi. Questo punto ĆØ molto importante, perchĆ© un consulente del tribunale dovrebbe avvisare il giudice di conoscere un consulente di parte, per ovvie ragioni di imparzialitĆ .
insieme agli avvocati leggiamo la perizia e viene confermata come persona non in grado di amministrarsi, le motivazioni sono inverosimili, scrive molte falsitĆ  che verranno poi dimostrate. A quel punto, come persona informata dei fatti scrivo una pec all’ordine dei medici per informarli di quanto sta accadendo, rispondono chiedendo di inviarla al tribunale dove ĆØ iscritto il CTU, nonostante il medico fosse iscritto all’albo. Da qui senza timori procedo con le prove e scrivo al Tribunale che non ha mai risposto nonostante abbia inviato ben tre PEC. La signora ormai amministrata (come amministratore viene scelta un’amica del giudice, scoperta sempre con l’investigatore privato), nonostante l’amministratrice assegnata sia una brava persona e cerca di accontentarla, la limita economicamente, gli da solo 1/3 di quanto spendeva prima, i nipoti tramite richiesta dell’avvocato chiedono di metterla in una struttura e di limitare le spese, fortunatamente grazie al documento precedentemente notarizzato, il giudice comunque fu comprensivo, e la richiesta non venne accettata. La signora ĆØ sempre comunque molto scontenta, nonostante cercammo di portarla in vacanza con noi, a casa mia in montagna…. Si sentiva privata della sua libertĆ , non poteva più scegliere chi chiamare per pulire la grondaia, chi chiamare per far cambiare la caldaia, fare spese e regali che normalmente tutti gli anni faceva e riceveva ai compleanni (gli amici di lunga data gli inviavano bonifici di € 1.000 per il suo compleanno per intenderci).
La signora A. sempre in buona salute, si ammalò improvvisamente per un calcolo alla colecisti. Il calcolo doveva essere operato, ma i medici seguiti dall’amministratrice dissero che vista l’etĆ  bastava dargli degli anti-infiammatori, io a mie spese feci venire un altro medico che invece disse che andava subito operata, pregai l’amministratrice di farlo, me lo impedƬ, disse che ormai era anziana, anzi doveva molto probabilmente vendere la sua casa viste le spese che stava sostenendo. Era il periodo del Covid, la chiusero in ospedale per la maggior parte del tempo, la chiamavamo, era in stato incosciente sempre sotto tranquillanti, fu struggente, terrificante. La signora venne mandata a casa quando ormai nulla era possibile e per farla morire a casa. Fu un omicidio di stato, il fatto stesso di non operare perchĆ© una persona ĆØ anziana e che quindi non conviene ĆØ spaventoso, nonostante ne avesse capacitĆ  economica e psicologica.

Incredibile pensare come una persona che un anno prima era in buona salute, che si godeva la sua vita, i suoi amici, il suo cane, ad un certo punto venga messa in prigione, che sia una RSA oppure nella sua casa senza soldi, da parte di persone estranee ĆØ inconcepibile, Io l’ho vissuta da vicino, ho ancora filmati, nomi e cognomi di tutti gli attori e pensare che questo un giorno può accadere a me, ai miei genitori, ma anche allo stesso giudice, all’amministratore di sostegno ad i nipoti, mette paura, la legge va modificata immediatamente. Per quanto mi riguarda, seppur relativamente giovane, sto provvedendo a diversificare i miei beni in altri stati, sto cercando di ottenere una cittadinanza diversa da quella Italiana per essere tutelato all’estero. Dovremmo farlo tutti noi.

Volevo fare un esposto, con nomi cognomi, le registrazioni, le immagini che mi ha dato la signora dell’investigatore privato, mi ĆØ stato sconsigliato, mi hanno detto che questo ĆØ un sistema ben congegnato, e che verrei minacciato ed indagato dalla procura. Questa ĆØ una macchina infallibile dove tutti gli attori ci guadagnano, CTP, CTU, Avvocati, Amministratori di sostegno che a loro volta chiamano ditte ā€œamicheā€. Giustificano anche il lavoro del giudice tutelare che ha migliaia di queste cause dove magicamente persone capaci di intendere e volere ad un certo punto non lo sono più.

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LA STRAGE E L’ISTITUZIONALIZZAZIONE DEI VECCHI E DEGLI ā€œINUTILI”. PER IL LORO ā€œBENEā€

Diritti alla Follia · 01/04/2023 · 5 commenti

FIRMA ANCHE TU CONTRO L’INTRUSIONE GIUDIZIARIA

 NELLA VITA DEI SOGGETTI VULNERABILI

Dal 2004 esiste una legge, la n. 6/2004, che ha introdotto la possibilitĆ , per coloro che ā€œper effetto di una infermitĆ  ovvero di una menomazione fisica o psichica, si trovano nella impossibilitĆ , anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessiā€, della nomina di un amministratore di sostegno, con il conseguente instaurarsi di uno stretto controllo giudiziario sulla vita di anziani e soggetti vulnerabili.

A distanza di quasi 20 anni, questa legge sta mostrando gravi crepe: agli amministratori di sostegno viene attribuito, nei decreti di nomina emessi dai Giudici tutelari, ogni potere. Possono decidere dove i ā€œbeneficiariā€ devono vivere (non a casa loro, ma in strutture) e isolarli dal mondo; possono spezzare legami affettivi decennali, sottrarli alle famiglie, a compagni/e di fatto, amici. Spesso si sostituiscono in toto all’amministrato in ogni decisione economica e/o sanitaria che li riguardi e ne amministrano beni, conto corrente, proprietĆ , salute. Hanno in carico talora decine di ā€œbeneficiariā€: con inevitabili conseguenze sulla burocratizzazione del ruolo, che dovrebbe essere di assistenza e di accompagnamento continuo e personale.

Non era questo l’intento della legge, che mirava a un supporto personalizzato (il cosiddetto ā€œabito su misuraā€). Nei fatti, l’amministrazione di sostegno si ĆØ rivelata un’interdizione mascherata. Affidare centinaia di migliaia di vite a una giustizia giĆ  ingolfata, ha comportato enormi abusi che nessuno impedisce. Anzi, essi sono autorizzati per legge, facendosi talora a meno perfino del necessario contatto personale tra Giudice tutelare e potenziale ā€œbeneficiarioā€: bastano le certificazioni mediche per dare corso al provvedimento.

Non c’è più tempo. Questa legge va radicalmente rivista per salvare le vite di troppe persone private, di fatto, di ogni diritto. Persone ricoverate contro la loro volontĆ  con ā€œfine pena maiā€. Detenuti senza alcun processo, con l’unica colpa di avere una qualche ā€œmenomazione fisica o psichica, anche parziale o temporanea che li priva in tutto o in parte di autonomia nell’espletamento delle funzioni della vita quotidianaā€, destinati a vivere l’ergastolo ostativo fino alla morte.

L’associazione radicale ā€œDiritti alla Folliaā€ ha elaborato una organica Proposta di Riforma, al momento ferma, in attesa che il Governo la prenda in considerazione, e che mira a:

  1. Garantire il diritto alla difesa, per legge, a chiunque sia oggetto di un ricorso per la nomina di un Amministratore di sostegno. Ricorsi troppo spesso basati su affermazioni generiche senza alcuna prova in supporto, e superficialmente accolti;  
  2. Impedire che l’Amministratore di sostegno possa sostituirsi al ā€œbeneficiarioā€ nella presa di decisioni cruciali (residenza, consenso sanitario: in accordo a quanto raccomanda all’ Italia, dal 2016, il Comitato Onu per la Convenzione sui Diritti delle persone con DisabilitĆ  [c.d. CRPD]);
  3. Ancorare radicalmente l’individuazione dell’Amministratore di sostegno alla volontĆ  del ā€œbeneficiarioā€, il quale deve avere diritto di scegliere una persona di sua fiducia, e non di fiducia del Giudice tutelare;
  4. Stabilire, per gli Amministratori di sostegno, l’obbligo tassativo di non avere in carico più di 1 ā€œbeneficiarioā€;
  5. Equiparare, in ordine ai rapporti affettivi da preservare, congiunti di fatto e amici di lunga data, ai congiunti di sangue.

Questo ĆØ il nostro manifesto, che raccoglie anche l’urlo silenzioso di chi dice:

ā€œVoglio vivere e morire a casa mia, non rinchiudermiā€

Firma anche tu, se sei d’accordo, per chiedere al Governo di rivedere la legge 6/2004.    

Link utili:

https://dirittiallafollia.it/wp-content/uploads/2021/06/La-realta-dellamm-di-sostegno-in-Italia.pdf

PROPOSTA di RIFORMA AMMINISTRAZIONE di SOSTEGNO

Per aderire al Manifesto invia una mail a dirittiallafollia@gmail.com

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DignitĆ  è…appello al Presidente Sergio Mattarella

Diritti alla Follia · 19/03/2023 · 2 commenti

Pubblichiamo il testo della mail inviata al Presidente Mattarella

Ill.mo Sig. Presidente

nel suo discorso alle Camere del 3 febbraio 2022, Lei ha affermato:

 ā€œDignitĆ  ĆØ rispetto per gli anziani che non possono essere lasciati alla solitudine (…) DignitĆ  ĆØ un Paese non distratto di fronte ai problemi quotidiani che le persone con disabilitĆ  devono affrontareā€.

ƈ da queste sue parole, che vogliamo partire.

Ebbene, Sig. Presidente, esiste oggi, in Italia, una norma di legge che produce effetti esattamente opposti a quelli che lei ha raccomandato.

Si tratta dell’Istituto della Amministrazione di sostegno, introdotto quasi vent’anni fa con la Legge 6/2004.

Ottima sulla carta, questa Legge ha dato innegabili buoni risultati su un fronte, producendone di pessimi su un altro. Tutte le volte, infatti, che, per via di conflitti endo-familiari, non ĆØ possibile attribuire la funzione ad un parente, il Giudice tutelare, quasi in automatico nomina un amministratore esterno.

Se la nomina di un Tutore era un fatto raro, la sbalorditiva plasticitĆ  del nuovo Istituto (uno strumento omnibus applicabile ai più vari casi: dall’anziano al tossicodipendente, dall’utente psichiatrico al ludopatico), la facilitĆ  dell’accesso alla procedura, e una certa dose di disinformazione, hanno fatto oggi letteralmente esplodere le istanze presso i Tribunali. Si ĆØ cosƬ formata una Domanda, a soddisfare la quale, ĆØ puntualmente arrivata l’Offerta.

L’Amministratore esterno (in genere un avvocato), seguendo una logica strettamente economica (la legge prevede un’equa indennitĆ ), accetta quanti più incarichi possibile (a volte più di 50), nĆ© più e nĆ© meno di quanto accade con i condomini. Ovvio che non ci si possa aspettare che sbrogli matasse familiari. Egli tenderĆ  dunque ad allearsi con il parente meno affettivamente coinvolto, e a intimidire, neutralizzare e, all’occorrenza, escludere completamente il congiunto (di sangue o di fatto) più protettivo e ā€œdisturbanteā€.

Ottenuto il risultato, l’AdS potrĆ  in tutta tranquillitĆ  esercitare il suo ampio potere: gestire libretti e conti bancari, vendere beni mobili e immobili, regolare a sua discrezione i rapporti sociali, commissionare perizie mediche ad esperti di sua fiducia; e, se gli pare il caso – tappa finale di molte storie – collocare il ā€œbeneficiarioā€ in struttura. Un potere che, se si discosta da quello dell’antico Tutore, lo fa solo per il diverso nome.

Non crediamo di esagerare, affermando che oggi l’Amministratore di sostegno ĆØ diventato uno degli snodi strategici di un colossale business, che comincia a funzionare appena fuori dall’aula del Tribunale e termina nelle ā€œStruttureā€ dove, ridotto a ā€œcosaā€ da nutrire e nettare, e perduto ogni valido riferimento affettivo, memoriale e identitario, il ā€œbeneficiarioā€ vive un crollo psicologico che ĆØ anticamera di quello fisico. Per conto suo, sovraccarico di vecchi e nuovi fascicoli, il Giudice tutelare, nella maggior parte dei casi, ā€œlascia fareā€.       

In vent’anni di applicazione della Legge 6/2004, si ĆØ oramai visto di tutto. A voler mettere insieme casi di ā€œbeneficiariā€ controvoglia e di congiunti (di sangue o di fatto) brutalmente estromessi dalla vita dei loro cari, si forma un’ autentica galleria degli orrori: abbiamo la giovane paziente psichiatrica che da anni vegeta dentro una struttura, mentre la madre, che la vorrebbe a casa, per il suo troppo attivismo viene mandata quattro volte a processo (e quattro volte assolta); c’ĆØ il novantenne lucidissimo, colto, ricco e generoso, da due anni in RSA perchĆ© una sorella lo ha segnalato come prodigo (del suo); c’ĆØ la segretaria da decenni impiegata in Ditta, cui viene preclusa la possibilitĆ  di incontrare il titolare (suo fraterno amico) che, siccome insiste, si prende una denuncia per circonvenzione di incapace; ci sono casi di congiunte di fatto, da decenni conviventi con i loro compagni, la cui relazione affettiva viene di colpo stroncata per ordine di un Amministratore; c’ĆØ un figlio da sempre convivente con la madre, allontanato da casa e sotto processo per maltrattamenti, perchĆ© reo di chiedere alla badante notturna il cambio del panno bagnato, di cui l’assistita si lamentava; c’ĆØ un altro figlio che, accortosi di sospette scomparse tra i preziosi della madre, fa denuncia contro ignoti e si ritrova denunciato per simulazione di reato; c’ĆØ il caso incredibile di una attempata sessantenne, benestante, pienamente capace di intendere e volere, che si ritrova amministrata poichĆ© una sorella ha segnalato al Giudice le sue gravi stranezze comportamentali: vivere con sette gatti e un cane, giocare al gratta e vinci, fare prestiti a delle amiche e non essersi mai sposata.

Sette casi. Ma nel Web ne circolano a centinaia. E migliaia saranno quelli sconosciuti.

Sig. Presidente, l’Associazione ā€˜Diritti alla Follia’, che le rivolge questo Appello, ha elaborato una Legge di riforma, fondata sui seguenti cinque sostanziali correttivi:

1) diritto della persona, proposta o giĆ  sottoposta a AdS, alla difesa tecnica da parte di un legale di fiducia;

2) diritto della persona, proposta o giĆ  sottoposta a AdS, ad essere direttamente ascoltata dal Giudice tutelare;

3) diritto del congiunto di fatto (ivi compresi amici di vecchia data) a mantenere rapporti (al pari dei congiunti di sangue) con il beneficiario;

4) obbligo per l’AdS esterno di non prendere in carico più di un beneficiario;

5) riforma dell’Ufficio del Giudice Tutelare, che da monocratico diviene collegiale.

Sig. Presidente Mattarella, facciamo appello a Lei, che con toni cosƬ poco di circostanza, ha voluto, in quel suo discorso, riferirsi a questi nostri concittadini in difficoltĆ . Facciamo appello a Lei perchĆ© voglia valutare la possibilitĆ  di esercitare sul Parlamento quella giusta pressione morale capace di far sentire a tutti l’importanza e l’indifferibilitĆ  di un intervento legislativo su questa materia. Grazie.

                                                                                                            Roma 17 marzo 2023

Associazione radicale Diritti alla Follia

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