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Diritti alla follia

Associazione impegnata sul fronte della tutela e della promozione dei diritti fondamentali delle persone in ambito psichiatrico e giuridico.

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amministrazione di sostegno

Barbara Pavarotti, la mia lettera a C.

Diritti alla Follia · 04/03/2023 · Lascia un commento

Ā 

C., povero tesoro invecchiato in otto mesi di 20 anni, scrivo questa lettera, che forse mai leggerai, al vento. Nessuno te la consegnerĆ  mai, perchĆ©, da quando sei stato portato via da casa, non so più nulla di te. Quella casa che ti eri comprato con tanta fatica, che conteneva il tuo passato, ormai smantellato, mentre tu sei ancora in vita e per fortuna che non lo sai.  Per fortuna non sai che nel tuo letto ora ci dormono altri, gli affittuari.  Sai che anche la targhetta sul citofono ĆØ cambiata? Ci sono altri nomi. E il tuo divano, quello che comprammo insieme da Ikea, ĆØ fuori, sul pianerottolo, in attesa di essere smaltito.

ā€œGiurami, mi avevi detto ad aprile, di non permettere a nessuno di portarmi via ā€œ.

Ti chiedo scusa, non ce l’ho fatta. Sei stato messo in quelle strutture per anziani che odiavi, perchĆ© tu non ci volevi stare con chi sta peggio di te.  Tu volevi stare con persone più giovani. Invece no, sei vecchio. Devi stare nelle strutture per vecchi. E sei demente. Ma non lo eri cosƬ tanto quando ti ci hanno portato, lo so. So che hai chiesto per mesi di andartene, ma non ne sei più uscito, mai ti ĆØ stato concesso di poter tornare a casa almeno a scegliere da solo le cose che volevi portarti in struttura, come tu hai chiesto.  

Non so dove sei, cosa fai, se parli, se cammini, che farmaci ti fanno prendere. Se questi farmaci ti fanno bene o male.

Se ti danno la cioccolata che ti piaceva tanto.  Se ti friggono i supplƬ, come facevo io. Credo di no, ti daranno il cibo per vecchi. E’ per questo che sei dimagrito tanto?

Non sai quanto ti ho cercato per mesi, quanto ho implorato che fosse ascoltata la tua volontĆ .  Nessuno l’ha mai fatto. I carabinieri me l’avevano promesso, invece ci hanno preso in giro. La tua volontĆ  valeva meno di zero.

Sai che un pomeriggio di luglio, dopo aver finalmente scoperto dove stavi, mi sono presentata alla struttura per chiedere di vederti e i gestori mi hanno picchiata urlando ā€œcriminale, assassina, ti facciamo carcerare a vita?ā€. Tu eri lƬ dietro, oltre le sbarre, non so se hai sentito qualcosa. Ho implorato anche la polizia, intervenuta, di farti sapere che ero lƬ, con te. Nulla, non ha voluto farlo.  Sono finita all’ospedale, con un dito fratturato e contusioni multiple, solo perchĆ© il tuo amministratore di sostegno aveva dato ordine di cacciarmi.

Poi a fine agosto sei stato spostato di struttura perchĆ© lƬ – dove hai vegetato per 4 mesi senza fare assolutamente nulla, impazzendo – c’erano troppe ispezioni. Si ĆØ rivelata irregolare, senza nemmeno le cartelle cliniche e personali dei ricoverati. Senza alcun piano di assistenza. Ti ho visto, in qualche foto mandatami da anime pietose,  in carrozzella, legato. Ma tu camminavi, quando sei stato ricoverato.

Da quella struttura sei stato spostato come un pacco, solo perchĆ© lƬ la situazione era diventata tesa. Altrimenti ti ci avrebbero tenuto a vita. E comunque a vita ora sei sempre in un’altra struttura privata, ti stai pagando (anche se non lo sai) la tua morte a 2000 euro al mese. Coi tuoi soldi, che non bastano, per questo ĆØ stata affittata casa tua. Per poterti tenere rinchiuso ancora e sempre. Fino alla morte.

Ora, forse, non hai più una volontĆ , forse non sai più chi sei, dove stai, perchĆ©. Io sapevo che ogni giorno che passavi lĆ  dentro sarebbe stato fatale. Sapevo che in pochi mesi ci sarebbe stato il tracollo.  Non ti ĆØ stato concesso di vivere ā€œda liberoā€ i tuoi ultimi mesi di luciditĆ . Non ti ĆØ stato più concesso di vedermi o vedere chi voleva venirti a trovare.  Nel tuo ultimo messaggio telefonico mi hai detto: ā€œSono bloccato su tutto, spero che le cose cambino, chiamami per piacereā€. Scusa se non sono mai riuscita a farlo. GiĆ  dopo questo messaggio il tuo telefono non era più tuo, te l’hanno tolto subito.

Sai che ai tanti che ti mandavano whatsapp per sapere dove stavi, il tuo amministratore di sostegno ha risposto fingendo che fossi tu: ā€œSono con la mia famigliaā€. Non era vero. Eri in struttura. Sai che quelli che ti hanno cercato sono stati minacciati? A un tuo amico la struttura ha detto: ā€œAbbiamo il suo telefono, la denunciamoā€.  Esiste il reato di telefonata, secondo costoro.

Sai quanta gente ti ha cercato e sempre si ĆØ sentita rispondere: ā€œNO, NON E’ POSSIBILE VEDERLO.  Lui deve stare in pace, dimenticare tuttoā€. PerchĆ© hanno voluto che tu dimenticassi a forza il tuo passato non facendoti più frequentare il mondo di prima?

E io posso solo ricordare tutto quello che abbiamo fatto insieme, quando nessuno ci vietava di farlo. La nostra complicitĆ , perchĆ© ci dicevamo tutto, il nostro amore, i nostri battibecchi, la tv guardata abbracciati,  le notti in cui ci si addormentava tenendoci per mano. 

Tu ora non ricordi, ma io sƬ. E questo basta. Ma mi ĆØ vietato anche farti una carezza. ā€œPer il tuo bene, dicono, per non turbartiā€. Ma quanto può essere pericolosa una carezza per chi sta nel mondo dell’oblio?

Ora non guardo più nemmeno il cielo. A chi dovrei mostrare i tramonti? Quelli per cui ci incantavamo nelle sere d’estate?  Mi sono persa, ho smarrito il senso. Come te.

Passo davanti al negozio dove lo scorso anno in questi giorni siamo andati a scegliere il tuo regalo di compleanno, quel maglioncino lilla che ti piaceva tanto e distolgo lo sguardo, non ce la faccio. Ce l’hai ancora? Te l’hanno portato in struttura o stai sempre con la tuta? Anche quella te la regalai io, ma era per la palestra. So che nelle strutture ĆØ come in ospedale, non ĆØ che poi si guardi tanto all’abbigliamento.  Dove si deve andare, in fin dei conti, chi si deve vedere? Sempre le solite facce.

Tu hai detto che stai in ospedale, col lettino con le sbarre, parli di ā€œgente orribile, pipƬ, doloreā€, ma dicono che definisci la struttura cosƬ perchĆ© sei demente. Che invece ĆØ meravigliosa. Ma come può essere meraviglioso un mondo con le sbarre e non solo ai letti? Come può essere meraviglioso un mondo dove tutti ti comandano? A me sembra che questo mondo sia fatto di detenuti che non hanno commesso alcun reato, dove ĆØ sancita ā€œla fine pena maiā€. Se non con la morte. Detenuti che hanno l’unica colpa di essere fragili, anziani e quindi non degni di vivere diversamente.

Sai, ho chiesto di vederti per il tuo compleanno, il 26 gennaio. Non mi hanno nemmeno risposto.  Non mi hanno risposto quando ho chiesto di vederti per Natale, per il mio compleanno.  Non ĆØ bello che tu in struttura non possa vedere nessuno, so che ĆØ una bugia quando dicono che sei tu a volerlo.

Sai che il tuo giudice, quello che deve decidere il tuo destino (e nessuno ti ha spiegato che sarebbe andata cosƬ) non legge le mie suppliche da mesi? Non si interessa a te e a come stai, perchƩ ha tanto altro da fare.

Può un giudice tutelare fregarsene di una vita umana? Sì, lo può fare. I giudici hanno tanto potere e non sempre lo esercitano bene.

Questo giudice mi ha concesso un incontro a fine settembre e in udienza ha esordito cosƬ: ā€œNon ho letto nulla e non intendo leggere nullaā€. Io sono rimasta raggelata. Al mio avvocato ha intimato di ritirare immediatamente tutte le istanze, altrimenti non mi avrebbe concesso di vederti. A me ha detto: ā€œLei ĆØ una giornalista. Se solo osa scrivere o parlare pubblicamente di questa storia, non le farò mai più vedere in vita sua C. ā€œ. 

Per questo ti chiamo C. non posso dire il tuo nome che ho nel cuore impresso a fuoco.

Ti ho visto, sƬ, anche se tu non lo ricordi, a fine settembre, a casa dell’amministratore di sostegno. Un incontro filmato integralmente come da disposizione del giudice, roba che neanche per le visite ai carcerati viene imposta. Ti ho ritrovato, ma tu eri ormai perso. Mi hai detto cose bellissime, per quel che potevi: ā€œSono rimasto angosciato che non ci si poteva più vedere. E’ stata una cosa che mi ĆØ mancata, guardavo il calendario, ero preoccupato perchĆ© mi rendevo conto che stava passando troppo tempoā€.

Ma l’amministratore di sostegno ci interrompeva sempre, voleva che parlassimo d’altro, non di noi due.

E il giudice che doveva decidere, in base a questo incontro se io ā€œsono pericolosa per teā€, non decide nulla da ottobre. Come posso io essere pericolosa per l’uomo che volevo accudire per tutta la vita? Ce l’eravamo giurato, scusa se non ho potuto rispettare questo giuramento.

C., tu non sai nemmeno che significa avere un amministratore di sostegno, non te l’ha spiegato nessuno quando a marzo, all’udienza in cui sei stato trascinato (e tu non volevi, avevi paura) l’avresti capito. Ti hanno chiesto se avevi bisogno di assistenza e tu hai risposto: ā€œSƬ, grazieā€. Non sapevi che saresti diventato un prigioniero. Nemmeno io lo sapevo. Tutto – la nomina di un amministratore di sostegno, il tuo ricovero-  ĆØ stato fatto di nascosto da me. Altrimenti avrebbero dovuto passare sul mio cadavere per farti questo. E a tua insaputa, mentre tu avevi il diritto di sapere cosa ti aspettava. Invece ti hanno tradito nascondendoti la veritĆ .

C., ogni mio pensiero, ogni istante, ĆØ rivolto a te.  Ogni lacrima ĆØ per te, mio compagno di viaggio per 13 anni. Non doveva finire cosƬ. Spero che non finisca cosƬ. Ma ho una brutta sensazione, gli incubi arrivano nella notte insonne.

 Com’è difficile morire da solo, da sola. Possibile che proprio a noi tocchi questo destino?  Tu l’hai forse meritato?  Io non so nulla. Eppure so tutto e vedo con esattezza cosa accadrĆ . Come l’ho visto da maggio, dal primo giorno della tua scomparsa, quando ho implorato mezzo mondo di ascoltare cosa volevi veramente. E nessuno, pur potendolo e dovendolo fare, ci ha aiutato. Sapevo tutto, mi rifiutavo solo di crederci perchĆ© mi sembrava impossibile che tu dovessi rinunciare, per ordine di altri, a tutto quello a cui tenevi.

Sei arrivato in sogno.  Io continuavo a chiederti cosa fosse successo e tu non rispondevi. Scuotevi la testa con un sorriso triste.

Ieri ho comprato tutte le cose che preferivi mangiare e poi le ho regalate al mendicante fuori dal supermercato, perchƩ non so dove portarle, non so dove tu sia.

 Non ho fatto in tempo a dirti per bene quanto sei stato importante in 13 anni. Quanto hai fatto per me.  PerchĆ© hai fatto tanto.  Soprattutto c’eri sempre, di notte e di giorno, in qualunque momento c’eri per me.  E io non sono nemmeno riuscita a salvarti.

Puoi ascoltarmi?  Sono io, Barbara. Dove sei? Spero che questa lettera non sia un addio. L’addio ĆØ stato deciso da altri, da otto mesi. Non da te e da me. E’ crudele.

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Proposta di Riforma della Legge sull’amministrazione di sostegno

Diritti alla Follia · 17/11/2022 · 3 commenti

Spettabile Presidente del Consiglio dei Ministri, spettabile Ministro per la DisabilitĆ ,

ci rivolgiamo alla vostra attenzione per sottoporvi il testo di una riforma dell’istituto dell’amministrazione di sostegno allo scopo di renderlo in linea con i diritti delle persone con disabilitĆ  psicosociale consacrati nella Convenzione Onu per i Diritti delle Persone conĀ  DisabilitĆ  (la c.d. CRPD,Ā del 2006) divenuta legge dello Stato 2009/18 tredici anni or sono.Ā 

A chiedere all’ Italia tale ā€œallineamentoā€, con specifico riguardo all’amministrazione di sostegno, ĆØ ilĀ Comitato Onu CRPD, con il documento che alleghiamo, datato agosto 2016.

Ci auguriamo che il Governo appena insediato voglia porre rimedio a tale ā€œvulnusā€ normativo, cosƬ migliorando la vita di migliaia di persone oggi sottoposte aĀ limitazioni della libertĆ  personale e coercizioniĀ solo in ragione della propria ā€œdisabilitĆ ā€.

Vi alleghiamo, oltre al nostroĀ progetto di riformaĀ (sui cui contenuti – in spirito costruttivo – saremmo disponibili ad ogni confronto e/o approfondimento che riteneste necessario) documenti utili ad un esame della questione.Ā 

Per l’Associazione Radicale ā€œDiritti alla Folliaā€:

La Segretaria Cristina Paderi

Il Presidente Michele Capano

La Tesoriera Susanna Brunelli

Proposta Riforma ADS Diritti alla Follia

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SEMINARIO su AMMINISTRAZIONE di SOSTEGNO: La legge, le prassi, gli abusi

Diritti alla Follia · 27/08/2022 · Lascia un commento

Domenica 4 settembre H.16.00
Diritti alla Follia organizza un SEMINARIO su AMMINISTRAZIONE di SOSTEGNO
I relatori:

  • Avv. Michele Capano
  • Dott. Andrea Michelazzi, medico psichiatra.
    SarĆ  dato ampio spazio alle domande dei partecipanti.
    Come partecipare:
    Iscriviti all’associazione con paypal seguendo il link https://dirittiallafollia.it/iscriviti/
    Riceverai il link zoom via mail.
    Per chi ĆØ giĆ  socio dell’ associazione la partecipazione ĆØ a offerta libera.
    Se non si raggiungeranno un minimo di 10 iscrizioni, non sarĆ  possibile organizzare il seminario ed eventualmente verranno rimborsate le quote di iscrizione versate.
    PARTECIPATE NUMEROSI !!

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COMUNICATO STAMPA

Diritti alla Follia · 11/05/2022 · 1 commento

Diritti alla Follia

Amministrazione di sostegno

Un caso giudiziario di pubblico interesse :

resoconto prima udienza e Presidio a Cagliari

ā€œDiritti alla Folliaā€ seguirĆ , udienza per udienza, l’evolversi di questo emblematico processo

Ieri alle h.12.00, in un’aula del Tribunale di Cagliari, si ĆØ svolta la prima udienza del processo a Gigi Monello, professore di filosofia in pensione, scrittore ed editore, accusato di  ā€œmaltrattamenti in famigliaā€ all’anziana madre – in seguito alla denuncia da parte dell’Amministratrice di sostegno della donna – . Conseguentemente, il professore era stato allontanato dalla casa di famiglia (dopo decenni  di convivenza ininterrotta con la madre) e gli era stato evitato qualunque contatto con l’anziana attraverso un provvedimento cautelare (per cui ha avuto la possibilitĆ   di vedere la madre, oggi deceduta, per sole tre ore nell’ ultimo anno di vita della donna ).

Sono stati ascoltati il fratello e la sorella dell’imputato, che non sono stati in grado di confermare la veridicitĆ  delle condotte denunciate.

Un nutrito gruppo di amici e conoscenti di Gigi Monello non ha potuto avere accesso all’aula in quanto ancora in vigore  le misure anti-Covid. I presenti si sono, dunque, ritrovati nei giardini pubblici antistanti il Palazzo di Giustizia, dove l’Associazione Radicale ā€œDiritti alla Folliaā€ ha organizzato un Presidio.

Cristina Paderi, segretaria dell’associazione ha dichiarato: ā€œ saremo nuovamente qui l’11 novembre , cioĆØ quando si terrĆ  la prossima udienza , ove ĆØ prevista l’audizione dell’amministratrice di sostegnoā€. In tale circostanza organizzeremo un approfondimento sulle distorsioni prodotte dall’attuale legge sull’amministrazione di sostegno,  che stiamo lavorando per riformare e di cui la vicenda occorsa a Gigi, nostro associato, ĆØ un esempio evidente ā€œ.

Michele Capano, tesoriere dell’associazione, ha dichiarato: ā€ la criminalizzazione di familiari estromessi dalla possibilitĆ  di avere voce in capitolo rispetto al proprio congiunto sottoposto ad amministrazione di sostegno rappresenta una tecnica collaudata in tutta Italia dal ā€œduoā€ Giudice-Amministratore di sostegno, ben determinato a lavorare il meno possibile e quindi a non ricevere alcun disturbo dell’ esercizio del proprio potere, ā€˜di vita e di morte’, nei confronti del beneficiario. Gigi Monello ĆØ stato vittima di questa consolidata e sopraffina tecnica. ā€œDiritti alla Folliaā€ seguirĆ , udienza per udienza, l’evolversi di questo emblematico processoā€.

 La prossima udienza – che vedrĆ  fra i testi l’Amministratrice – ĆØ stata fissata per l’11 novembre 2022.

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Associazione Diritti alla Follia PRESIDIO al TRIBUNALE di CAGLIARI

Diritti alla Follia · 28/04/2022 · 1 commento

Il prossimo 10 maggio alle h. 12.00, in un’aula del tribunale di Cagliari, si aprirĆ  il processo penale a carico del professor Gigi Monello, protagonista  di uno sconcertante caso giudiziario. Gigi Monello ĆØ un ex-insegnante di filosofia. Dopo 40 anni passati nella Scuola Pubblica, fa  ora, a tempo pieno, ciò che in passato faceva nel tempo libero: lo scrittore e l’editore.

 Il professor Monello ĆØ formalmente accusato di aver inflitto maltrattamenti a sua madre, la persona con cui da sempre conviveva.

” Debbo questo onore all’ Amministratrice di sostegno di mia madre” racconta Monello nel suo blog*, ” un avvocato cagliaritano che, di concerto con due miei stretti congiunti, ha sporto querela contro di me. Ho deciso di rendere pubblico il caso giudiziario che mi vede protagonista, ĆØ giusto che si sappia cosa può accadere, in Italia, ad imbattersi nella cosiddetta Amministrazione di sostegno”. “I maltrattamenti”, prosegue Monello, ” possono, in buona sostanza, riassumersi in una continuativa interferenza nel lavoro delle badanti, che avrebbe portato ad un peggioramento delle condizioni di salute di mia  madre”.

A seguito della querela, ĆØ stato ā€œurgentementeā€ allontanato dall’ abitazione in cui viveva, con assoluto divieto di avvicinamento alla ā€œpersona offesaā€.

Un rapporto affettivo durato un’intera vita ĆØ stato stroncato brutalmente, in pochi minuti, senza che si potesse neppure tentare di dare una spiegazione, una scusa. C’erano dei rituali affettivi che andavano avanti da anni. Cose del quotidiano. Svaniti di colpo. Che avrĆ  pensato la signora di questo figlio di colpo scomparso? Un tradimento? Si ĆØ stancato?

“Naturalmente ĆØ convinta che me ne sia andato di mia volontĆ ” scrive il professore. “Il reato contestatomi (articolo 572 del C.P.) ĆØ cosa assai seria: prevede una pena minima di tre anni di detenzione. Pur potendolo, non ho voluto fare ricorso al Rito Abbreviato e, d’intesa con i miei legali, ho scelto la via del Processo Ordinario. Confido che il dibattimento possa chiarire quale grave distorsione dei fatti sia stata compiuta in merito alla mia condotta . La presenza di chiunque volesse assistere alle udienze, ĆØ per me gradita. Penso che la mia vicenda sia talmente sconcertante da assumere l’oggettivo profilo di un fatto di pubblico interesse. Per questo motivo, con l’Associazione radicale “Diritti alla Follia”, ho deciso di dare ad essa la massima notorietĆ .”

Partendo da questa vicenda, ĆØ possibile trattare il problema, oramai sempre più allarmante, della degenerazione dell’istituto giuridico dell’amministrazione di sostegno ed ĆØ per questo motivo che l’Associazione  ā€œDiritti alla Folliaā€ seguirĆ  tutte le fasi del processo del professor Monello. Anche allo scopo di incontrare i giornalisti che volessero approfondire i caratteri della storia , l’associazione ha organizzato un presidio che si terrĆ  martedƬ 10 maggio alle ore 13.00  nello spazio all’aperto antistante l’ ingresso del Tribunale di Cagliari, Piazza della Repubblica,18.

Siete tutti invitati a partecipare

Associazione Radicale ā€œDiritti alla Folliaā€

Per info e contatti

dirittiallafollia@gmail.com

*http://picciokkumalu.blogspot.com/

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