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Diritti alla follia

Associazione impegnata sul fronte della tutela e della promozione dei diritti fondamentali delle persone in ambito psichiatrico e giuridico.

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amministrazione di sostegno

Amministrazione di sostegno: un sistema ben congegnato

Diritti alla Follia · 18/04/2023 · 3 commenti

Pubblichiamo la storia che ci ha inviato C.R che inizia così:

La storia che vi racconto è particolare ma non dissimile a quella che sta accadendo agli anziani amministrati in questo momento a causa di una legge sbagliata o mal interpretata.

Dagli anni 2000 conosco tramite mia suocera una coppia di anziani signori, persone rispettabilissime, lui avvocato stimato e cassazionista in pensione, lei ex docente di scuola pubblica anch’essa in pensione.

I due sono sempre stati indipendenti, non hanno mai avuto figli ed hanno dei parenti in altre zone d’Italia con cui, a loro dire si sono sempre sentiti pochissimo. Da quello che si vedeva hanno sempre disposto di somme rilevanti in base al loro tenore di vita ed hanno sempre speso tantissimo per la loro casa, le loro auto, la loro persona. Hanno sempre avuto al loro fianco persone come cameriere, autista e segretaria di studio per il marito; quest’ultimo verso la fine degli anni 2000, a circa 90 anni, comincia ad avere problemi relativi all’età di tipo fisico, mai mentale. Viene curato su sua richiesta tramite migliori ospedali anche a pagamento, durante questo periodo viene assistito da molte persone ma mai nessuno ha toccato il loro patrimonio che comunque spendevano liberamente. In quel periodo io ho aiutato il signor R. nelle varie faccende, mi chiese di seguire le sue utenze, raccomandate, ed altro, mai alcun riferimento a banca e gestione immobiliare. Poco dopo il signor R. viene a mancare per l’età ma anche per le malattie che da tempo lo affliggevano. Da qui comincia una strana storia.
Tutta la contabilità di solito veniva gestita dal marito che comunque prima di morire aveva assicurato alla moglie un grande patrimonio che l’avrebbe accompagnata ed assicurata. Qui ad un certo punto, per il funerale si presentano dei nipoti di terzo grado, mai visti in casa, mai sentiti. Dicono alla consorte del defunto che si occuperanno loro del funerale, la vedova, signora A. felicissima di questo lascia a loro l’incarico.

Il funerale viene eseguito tramite una ditta comunale con un furgone bianco, in quel momento la signora A. rimase di sdegno, tuttavia cercò di andare avanti. Due settimane dopo venne un incaricato delle imprese funebri comunali a richiedere il pagamento della quota, la signora procedette con l’emissione di un assegno, ma pochi giorni dopo venne a sapere che il conto non aveva disponibilità per coprire un importo di soli € 1.600. La signora rimase impaurita del fatto, mia suocera che nel frattempo era badante del marito e della signora A. vedendo la signora affranta mi chiamò, sembrava infatti strano che non ci fossero soldi.

La signora accompagnata da me ed un avvocato si presentò in banca, in quel frangente il direttore si rifiutò di comunicare alla signora il suo estratto conto perché troppo anziana, la signora minacciò di chiamare la guardia di Finanza e lui cedette. I soldi c’erano ma erano stati totalmente investiti, dai nipoti che avevano una delega anni prima. La signora chiese il giorno stesso lo svincolo di tutte le somme.
Nei giorni seguenti una dei nipoti si presentò dalla signora A. la prese da parte e le disse che ora senza più il caro marito il posto migliore per finire la sua vita sarebbe stata una struttura adeguata ad anziani (una RSA !!) la signora piangendo la pregò di non chiederle quello e che voleva rimanere nella sua casa.
Per fortuna la signora avendo il marito avvocato, chiamo degli amici “storici”. Fui presente quando arrivarono magistrati ed avvocati in pensione, amici da tutta Italia, conto almeno dieci persone, addirittura un Tar di una regione italiana. Gli spiegarono che il comportamento dei nipoti era volto a cercare di farla amministrare, termine che la signora non conosceva, per evitare questo che ormai era inevitabile vista l’età ed il consistente patrimonio immobiliare, doveva subito correre ai ripari. Gli consigliarono vivamente di ritirare la maggior parte dei contanti e tenerli in cassaforte o cederli a fedelissimi perché non ne avrebbe potuto più disporre, le consigliarono anche di procedere con un documento ufficiale notarizzato, in cui chiedeva di non essere mai mandata in una struttura diversa dalla sua casa qualora fosse stata incapace di intendere e di volere, nello stesso documento indicava chi sarebbe dovuto essere il suo amministratore di sostegno qualora fosse avvenuta la richiesta. La signora non ritirò mai tutto il denaro che rimase per sua sfortuna in banca, procedette invece con il documento, cosa molto importante perché le evitò di essere inviata in una RSA.

Nemmeno un mese dopo il documento pervenne una richiesta di amministrazione da parte dei nipoti, da quel momento la signora A. comincio ad effettuare delle visite geriatriche e psichiatriche in ospedali statali che confermavano la sua integrità psicologica onde evitare di essere amministrata. Arrivò il momento dell’udienza la signora era terrorizzata essendo stata avvisata dai nipoti che sarebbe dovuta andare in una RSA, l’avvocato della signora mi chiese di accompagnarla e di testimoniare a suo favore in modo spontaneo. Il giudice del tribunale tutelare, una donna, fu molto sbrigativa, non si presentò nemmeno, cominciò con una valanga di domande a raffica, la signora, di ben 94 anni riusciva a rispondere ma inciampò su una data, a quel punto il giudice volle sapere di più, continuò con domande su domande, ma non tollerò la data sbagliata. Quando venni interpellato io, come amico di famiglia, dimostrai come i soldi della signora furono stati investiti senza il consenso della signora ma soprattutto in titoli tossici tutti in perdita, questa fu una sorpresa anche per i nipoti che invece credevano che il capitale stesse aumentando. La banca sostanzialmente stava fregando la signora ed i nipoti. A quel punto il giudice si rese conto che i nipoti erano li solamente per un fine economico, ossia tutelare l’eventuale eredità, errore grave perché da li in poi è partito l’iter seppur provvisorio dell’amministrazione in attesa della perizia.

Qui comincia la seconda stranezza, stavo comprendendo come funzionava il sistema ben architettato.

Il giorno della perizia psichiatrica inviata dal giudice tutelare accompagno io la signora, si presenta con ben 20 minuti di anticipo, entrando in questo studio troviamo già sul posto un CTU ed il CTP della controparte che parlavano, il CTP della signora si presenta invece con noi e non è mai stato pagato dall’amministratrice che si rifiutò (illegale) ma dalla signora in contanti.

La perizia inizia in una stanza con i due CTP ed il CTU, io vengo tenuto all’esterno della stanza. Dall’esterno sento il CTU che fa domande terrorizzando la signora che comunque risponde, la signora si sente male esce e le danno un bicchiere d’acqua, io non capisco cosa succede e chiedo di chiamare un’ambulanza, in quell’istante il CTU cambia totalmente approccio e diventa stranamente più docile. Dopo più di un ora la signora termina, è stremata, non si regge in piedi, chiede continuamente perché deve essere sottoposta a questo ed io non so come giustificarlo, visto che la sto accompagnando, l’avvocato cerca di sostenerla moralmente ma lei è distrutta. Parlo con il CTP della signora che mi confida che sia il CTP che il CTU si conoscono e secondo lui hanno già deciso. A questo punto, su richiesta della signora e del suo avvocato oltre che gli amici di famiglia viene ingaggiato un investigatore privato. Molto velocemente informa la signora che il CTU ed il CTP della controparte si conoscono benissimo, hanno sempre lavorato insieme ed hanno sempre eseguito perizie anche per la stessa persona coordinandosi. Questo punto è molto importante, perché un consulente del tribunale dovrebbe avvisare il giudice di conoscere un consulente di parte, per ovvie ragioni di imparzialità.
insieme agli avvocati leggiamo la perizia e viene confermata come persona non in grado di amministrarsi, le motivazioni sono inverosimili, scrive molte falsità che verranno poi dimostrate. A quel punto, come persona informata dei fatti scrivo una pec all’ordine dei medici per informarli di quanto sta accadendo, rispondono chiedendo di inviarla al tribunale dove è iscritto il CTU, nonostante il medico fosse iscritto all’albo. Da qui senza timori procedo con le prove e scrivo al Tribunale che non ha mai risposto nonostante abbia inviato ben tre PEC. La signora ormai amministrata (come amministratore viene scelta un’amica del giudice, scoperta sempre con l’investigatore privato), nonostante l’amministratrice assegnata sia una brava persona e cerca di accontentarla, la limita economicamente, gli da solo 1/3 di quanto spendeva prima, i nipoti tramite richiesta dell’avvocato chiedono di metterla in una struttura e di limitare le spese, fortunatamente grazie al documento precedentemente notarizzato, il giudice comunque fu comprensivo, e la richiesta non venne accettata. La signora è sempre comunque molto scontenta, nonostante cercammo di portarla in vacanza con noi, a casa mia in montagna…. Si sentiva privata della sua libertà, non poteva più scegliere chi chiamare per pulire la grondaia, chi chiamare per far cambiare la caldaia, fare spese e regali che normalmente tutti gli anni faceva e riceveva ai compleanni (gli amici di lunga data gli inviavano bonifici di € 1.000 per il suo compleanno per intenderci).
La signora A. sempre in buona salute, si ammalò improvvisamente per un calcolo alla colecisti. Il calcolo doveva essere operato, ma i medici seguiti dall’amministratrice dissero che vista l’età bastava dargli degli anti-infiammatori, io a mie spese feci venire un altro medico che invece disse che andava subito operata, pregai l’amministratrice di farlo, me lo impedì, disse che ormai era anziana, anzi doveva molto probabilmente vendere la sua casa viste le spese che stava sostenendo. Era il periodo del Covid, la chiusero in ospedale per la maggior parte del tempo, la chiamavamo, era in stato incosciente sempre sotto tranquillanti, fu struggente, terrificante. La signora venne mandata a casa quando ormai nulla era possibile e per farla morire a casa. Fu un omicidio di stato, il fatto stesso di non operare perché una persona è anziana e che quindi non conviene è spaventoso, nonostante ne avesse capacità economica e psicologica.

Incredibile pensare come una persona che un anno prima era in buona salute, che si godeva la sua vita, i suoi amici, il suo cane, ad un certo punto venga messa in prigione, che sia una RSA oppure nella sua casa senza soldi, da parte di persone estranee è inconcepibile, Io l’ho vissuta da vicino, ho ancora filmati, nomi e cognomi di tutti gli attori e pensare che questo un giorno può accadere a me, ai miei genitori, ma anche allo stesso giudice, all’amministratore di sostegno ad i nipoti, mette paura, la legge va modificata immediatamente. Per quanto mi riguarda, seppur relativamente giovane, sto provvedendo a diversificare i miei beni in altri stati, sto cercando di ottenere una cittadinanza diversa da quella Italiana per essere tutelato all’estero. Dovremmo farlo tutti noi.

Volevo fare un esposto, con nomi cognomi, le registrazioni, le immagini che mi ha dato la signora dell’investigatore privato, mi è stato sconsigliato, mi hanno detto che questo è un sistema ben congegnato, e che verrei minacciato ed indagato dalla procura. Questa è una macchina infallibile dove tutti gli attori ci guadagnano, CTP, CTU, Avvocati, Amministratori di sostegno che a loro volta chiamano ditte “amiche”. Giustificano anche il lavoro del giudice tutelare che ha migliaia di queste cause dove magicamente persone capaci di intendere e volere ad un certo punto non lo sono più.

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LA STRAGE E L’ISTITUZIONALIZZAZIONE DEI VECCHI E DEGLI “INUTILI”. PER IL LORO “BENE”

Diritti alla Follia · 01/04/2023 · 5 commenti

FIRMA ANCHE TU CONTRO L’INTRUSIONE GIUDIZIARIA

 NELLA VITA DEI SOGGETTI VULNERABILI

Dal 2004 esiste una legge, la n. 6/2004, che ha introdotto la possibilità, per coloro che “per effetto di una infermità ovvero di una menomazione fisica o psichica, si trovano nella impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi”, della nomina di un amministratore di sostegno, con il conseguente instaurarsi di uno stretto controllo giudiziario sulla vita di anziani e soggetti vulnerabili.

A distanza di quasi 20 anni, questa legge sta mostrando gravi crepe: agli amministratori di sostegno viene attribuito, nei decreti di nomina emessi dai Giudici tutelari, ogni potere. Possono decidere dove i “beneficiari” devono vivere (non a casa loro, ma in strutture) e isolarli dal mondo; possono spezzare legami affettivi decennali, sottrarli alle famiglie, a compagni/e di fatto, amici. Spesso si sostituiscono in toto all’amministrato in ogni decisione economica e/o sanitaria che li riguardi e ne amministrano beni, conto corrente, proprietà, salute. Hanno in carico talora decine di “beneficiari”: con inevitabili conseguenze sulla burocratizzazione del ruolo, che dovrebbe essere di assistenza e di accompagnamento continuo e personale.

Non era questo l’intento della legge, che mirava a un supporto personalizzato (il cosiddetto “abito su misura”). Nei fatti, l’amministrazione di sostegno si è rivelata un’interdizione mascherata. Affidare centinaia di migliaia di vite a una giustizia già ingolfata, ha comportato enormi abusi che nessuno impedisce. Anzi, essi sono autorizzati per legge, facendosi talora a meno perfino del necessario contatto personale tra Giudice tutelare e potenziale “beneficiario”: bastano le certificazioni mediche per dare corso al provvedimento.

Non c’è più tempo. Questa legge va radicalmente rivista per salvare le vite di troppe persone private, di fatto, di ogni diritto. Persone ricoverate contro la loro volontà con “fine pena mai”. Detenuti senza alcun processo, con l’unica colpa di avere una qualche “menomazione fisica o psichica, anche parziale o temporanea che li priva in tutto o in parte di autonomia nell’espletamento delle funzioni della vita quotidiana”, destinati a vivere l’ergastolo ostativo fino alla morte.

L’associazione radicale “Diritti alla Follia” ha elaborato una organica Proposta di Riforma, al momento ferma, in attesa che il Governo la prenda in considerazione, e che mira a:

  1. Garantire il diritto alla difesa, per legge, a chiunque sia oggetto di un ricorso per la nomina di un Amministratore di sostegno. Ricorsi troppo spesso basati su affermazioni generiche senza alcuna prova in supporto, e superficialmente accolti;  
  2. Impedire che l’Amministratore di sostegno possa sostituirsi al “beneficiario” nella presa di decisioni cruciali (residenza, consenso sanitario: in accordo a quanto raccomanda all’ Italia, dal 2016, il Comitato Onu per la Convenzione sui Diritti delle persone con Disabilità [c.d. CRPD]);
  3. Ancorare radicalmente l’individuazione dell’Amministratore di sostegno alla volontà del “beneficiario”, il quale deve avere diritto di scegliere una persona di sua fiducia, e non di fiducia del Giudice tutelare;
  4. Stabilire, per gli Amministratori di sostegno, l’obbligo tassativo di non avere in carico più di 1 “beneficiario”;
  5. Equiparare, in ordine ai rapporti affettivi da preservare, congiunti di fatto e amici di lunga data, ai congiunti di sangue.

Questo è il nostro manifesto, che raccoglie anche l’urlo silenzioso di chi dice:

“Voglio vivere e morire a casa mia, non rinchiudermi”

Firma anche tu, se sei d’accordo, per chiedere al Governo di rivedere la legge 6/2004.    

Link utili:

https://dirittiallafollia.it/wp-content/uploads/2021/06/La-realta-dellamm-di-sostegno-in-Italia.pdf

PROPOSTA di RIFORMA AMMINISTRAZIONE di SOSTEGNO

Per aderire al Manifesto invia una mail a dirittiallafollia@gmail.com

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Dignità è…appello al Presidente Sergio Mattarella

Diritti alla Follia · 19/03/2023 · 2 commenti

Pubblichiamo il testo della mail inviata al Presidente Mattarella

Ill.mo Sig. Presidente

nel suo discorso alle Camere del 3 febbraio 2022, Lei ha affermato:

 “Dignità è rispetto per gli anziani che non possono essere lasciati alla solitudine (…) Dignità è un Paese non distratto di fronte ai problemi quotidiani che le persone con disabilità devono affrontare”.

È da queste sue parole, che vogliamo partire.

Ebbene, Sig. Presidente, esiste oggi, in Italia, una norma di legge che produce effetti esattamente opposti a quelli che lei ha raccomandato.

Si tratta dell’Istituto della Amministrazione di sostegno, introdotto quasi vent’anni fa con la Legge 6/2004.

Ottima sulla carta, questa Legge ha dato innegabili buoni risultati su un fronte, producendone di pessimi su un altro. Tutte le volte, infatti, che, per via di conflitti endo-familiari, non è possibile attribuire la funzione ad un parente, il Giudice tutelare, quasi in automatico nomina un amministratore esterno.

Se la nomina di un Tutore era un fatto raro, la sbalorditiva plasticità del nuovo Istituto (uno strumento omnibus applicabile ai più vari casi: dall’anziano al tossicodipendente, dall’utente psichiatrico al ludopatico), la facilità dell’accesso alla procedura, e una certa dose di disinformazione, hanno fatto oggi letteralmente esplodere le istanze presso i Tribunali. Si è così formata una Domanda, a soddisfare la quale, è puntualmente arrivata l’Offerta.

L’Amministratore esterno (in genere un avvocato), seguendo una logica strettamente economica (la legge prevede un’equa indennità), accetta quanti più incarichi possibile (a volte più di 50), né più e né meno di quanto accade con i condomini. Ovvio che non ci si possa aspettare che sbrogli matasse familiari. Egli tenderà dunque ad allearsi con il parente meno affettivamente coinvolto, e a intimidire, neutralizzare e, all’occorrenza, escludere completamente il congiunto (di sangue o di fatto) più protettivo e “disturbante”.

Ottenuto il risultato, l’AdS potrà in tutta tranquillità esercitare il suo ampio potere: gestire libretti e conti bancari, vendere beni mobili e immobili, regolare a sua discrezione i rapporti sociali, commissionare perizie mediche ad esperti di sua fiducia; e, se gli pare il caso – tappa finale di molte storie – collocare il “beneficiario” in struttura. Un potere che, se si discosta da quello dell’antico Tutore, lo fa solo per il diverso nome.

Non crediamo di esagerare, affermando che oggi l’Amministratore di sostegno è diventato uno degli snodi strategici di un colossale business, che comincia a funzionare appena fuori dall’aula del Tribunale e termina nelle “Strutture” dove, ridotto a “cosa” da nutrire e nettare, e perduto ogni valido riferimento affettivo, memoriale e identitario, il “beneficiario” vive un crollo psicologico che è anticamera di quello fisico. Per conto suo, sovraccarico di vecchi e nuovi fascicoli, il Giudice tutelare, nella maggior parte dei casi, “lascia fare”.       

In vent’anni di applicazione della Legge 6/2004, si è oramai visto di tutto. A voler mettere insieme casi di “beneficiari” controvoglia e di congiunti (di sangue o di fatto) brutalmente estromessi dalla vita dei loro cari, si forma un’ autentica galleria degli orrori: abbiamo la giovane paziente psichiatrica che da anni vegeta dentro una struttura, mentre la madre, che la vorrebbe a casa, per il suo troppo attivismo viene mandata quattro volte a processo (e quattro volte assolta); c’è il novantenne lucidissimo, colto, ricco e generoso, da due anni in RSA perché una sorella lo ha segnalato come prodigo (del suo); c’è la segretaria da decenni impiegata in Ditta, cui viene preclusa la possibilità di incontrare il titolare (suo fraterno amico) che, siccome insiste, si prende una denuncia per circonvenzione di incapace; ci sono casi di congiunte di fatto, da decenni conviventi con i loro compagni, la cui relazione affettiva viene di colpo stroncata per ordine di un Amministratore; c’è un figlio da sempre convivente con la madre, allontanato da casa e sotto processo per maltrattamenti, perché reo di chiedere alla badante notturna il cambio del panno bagnato, di cui l’assistita si lamentava; c’è un altro figlio che, accortosi di sospette scomparse tra i preziosi della madre, fa denuncia contro ignoti e si ritrova denunciato per simulazione di reato; c’è il caso incredibile di una attempata sessantenne, benestante, pienamente capace di intendere e volere, che si ritrova amministrata poiché una sorella ha segnalato al Giudice le sue gravi stranezze comportamentali: vivere con sette gatti e un cane, giocare al gratta e vinci, fare prestiti a delle amiche e non essersi mai sposata.

Sette casi. Ma nel Web ne circolano a centinaia. E migliaia saranno quelli sconosciuti.

Sig. Presidente, l’Associazione ‘Diritti alla Follia’, che le rivolge questo Appello, ha elaborato una Legge di riforma, fondata sui seguenti cinque sostanziali correttivi:

1) diritto della persona, proposta o già sottoposta a AdS, alla difesa tecnica da parte di un legale di fiducia;

2) diritto della persona, proposta o già sottoposta a AdS, ad essere direttamente ascoltata dal Giudice tutelare;

3) diritto del congiunto di fatto (ivi compresi amici di vecchia data) a mantenere rapporti (al pari dei congiunti di sangue) con il beneficiario;

4) obbligo per l’AdS esterno di non prendere in carico più di un beneficiario;

5) riforma dell’Ufficio del Giudice Tutelare, che da monocratico diviene collegiale.

Sig. Presidente Mattarella, facciamo appello a Lei, che con toni così poco di circostanza, ha voluto, in quel suo discorso, riferirsi a questi nostri concittadini in difficoltà. Facciamo appello a Lei perché voglia valutare la possibilità di esercitare sul Parlamento quella giusta pressione morale capace di far sentire a tutti l’importanza e l’indifferibilità di un intervento legislativo su questa materia. Grazie.

                                                                                                            Roma 17 marzo 2023

Associazione radicale Diritti alla Follia

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Come l’Amministrazione di Sostegno ha distrutto 3 famiglie

Diritti alla Follia · 08/03/2023 · 1 commento

di William S.

Marzo 2023
Mi chiamo William, per far capire la vicenda devo andare indietro di alcuni anni, siamo alla fine del 2018 sono separato e con una figlia allora di 9 anni affidata congiuntamente a entrambi i genitori, io lavoravo con la mia attuale compagna.
La nostra cerchia famigliare era composta da me, mia madre (oggi 87enne), mio padre e quella che già dal 2010 non consideravo più una sorella. Da quell’anno mia madre allontana sempre più sua figlia per i comportamenti nei suoi confronti, per l’avidità immensa che dimostra e soprattutto perché la maltratta complice il marito.
Mia madre aveva un appartamento a Bologna tramandatole dai suoi genitori che aveva destinato a me già nel 2010, appartamento rimasto vuoto perché lei in quell’anno mi aveva chiesto se ero d’accordo che tornasse con nostro padre da cui era separata da 30 anni, io ero d’accordo, mia sorella pareva seccata!
A fine dicembre 2018 io e la mia compagna perdiamo il lavoro, di li a poco la casa e ogni forma di sostentamento, quindi decidiamo con il benestare di mio padre e le volontà di mia madre di andare a vivere li. Mia sorella aveva avuto notizia dei problemi che stavamo affrontando io e la mia compagna già a fine 2018 e in sordina aveva avviato con un suo legale di fiducia il ricorso per far affidare nostra madre ad Amministrazione di Sostegno (ricorso che paga ben 4.136,71 € sottraendo a mio padre il bancomat di mia madre quando al limite sarebbe bastata una marca da bollo di 36 €), io non vengo informato, vivo ormai per strada finché non riusciamo ad entrare nell’appartamento di cui custodiva le chiavi nostro padre. Lo scopo di mia sorella non era sicuramente il benessere di mia madre che comunque stava bene con nostro padre ma sottrarmi ogni bene lasciatomi da nostra madre, per pura vendetta o avidità immagino.
Nel frattempo la mia ex sorella infima come pochi riesce con l’inganno a farsi dare le chiavi di casa da mio padre con la scusa che in casa c’era un suo letto che voleva riprendersi, le tiene una settimana costringendoci ancora a vivere e dormire in stazione, una settimana che in realtà sfrutta per mettere a soqquadro la casa, asporta (ruba) tutto ciò che le interessa, compreso il lascito scritto da mia madre a mio favore, il testamento di mia madre in mio favore, la donazione della casa e tutti i suoi ori nonché un sacchetto contenente mie monete d’epoca anch’esse di un certo valore.
Io infuriato chiedo spiegazioni a mio padre, lui prova ad interpellare la mia ex sorella, prima nega, poi sostiene che ciò che ha preso lo custodisce lei per diritto, invece dei documenti scritti importantissimi dice che non li ha visti!!!, PIUTTOSTO LI HA CERTAMENTE DISTRUTTI, perché io e mia madre li avevamo messi insieme ai valori e al suo oro, poi mia madre li aveva nascosti prima di chiudere casa. Ero infuriato e triste, volevo denunciare la mia ex sorella ai carabinieri, ma mio padre mi convince a desistere anche se poi cambiò idea alcuni anni più tardi.
Io intanto inizio a prendermi cura di mia madre e di mio padre a differenza della mia ex sorella sparita dalle nostre vite dal 2010.
A giugno 2019 ancora non sapevo che mia madre era stata affidata ad AdS, lo scopro quando devo portare mia madre in pronto soccorso per una banale caduta in casa, mi si presenta l’AdS Avv. E. I. P. mi crolla il mondo addosso, mi si presenta e mi chiede le chiavi di casa e pretende che me ne esca!
Da li in avanti l’AdS continua con azioni legali nei miei confronti, sperperando inutilmente le risorse di mia madre che purtroppo dal 2018 era ormai incapace di intendere e di volere per una rapida e invalidante demenza senile, e facendo sperperare a me e la mia compagna le uniche e misere risorse che avevamo per sostentarci.
Tutte queste battaglie sono durate fino a fine 2021 quando ottiene da un Giudice il rilascio dell’immobile per occupazione senza titolo, lo ottiene con l’inganno visto che io ho un comodato d’uso gratuito a vita firmato 12 anni prima da mia madre, ma ho capito che in tribunale la parola di un AdS Avvocato vale più della parola di una persona comune, l’AdS può mentire, rimescolare le carte a suo vantaggio e tutto gli è permesso. Arriva addirittura a farci chiudere le utenze abusivamente, facendoci vivere fino al rilascio senza corrente, senza gas, senza lavarci… 6 mesi infernali, così perdo pure l’affido congiunto di mia figlia che ormai non vedo più da aprile 2022.
A febbraio 2022 inizia la procedura di rilascio forzato e comunico all’AdS tramite Legale che non avrei più potuto assistere mia madre e mio padre, cosa che facevo appunto da gennaio 2019 per ben 80 ore al mese mai riconosciute dall’AdS che addirittura ci ha impedito di prendere la residenza facendoci diventare dei senza fissa dimora e facendoci perdere così anche il diritto al Reddito di Cittadinanza, noi procediamo con il ricorso in appello che viene accolto, ma l’AdS procede ugualmente e il 29 settembre 2022 ci mette fuori casa facendo addirittura intervenire la Polizia. La scusante impellente è la promessa di vendita della casa di cui avrebbe già fatto un preliminare di vendita con caparra di 12mila euro l’anno precedente. In realtà scopro che la casa viene messa in vendita un mese dopo la nostra uscita forzata, e viene venduta a fine gennaio 2023, quindi ancora mentendo dinnanzi un Giudice.
Dal 29 settembre 2022 in poi io e la mia compagna viviamo per strada, senza più nulla, abbiamo dovuto vuotare la casa con tutti i nostri ricordi, le nostre cose, la nostra vita, tutto buttato via perché non avevamo più dove andare, giriamo il nord Italia tra una città e l’altra in cerca di ospitalità ed elemosina, ma spesso dormiamo nelle stazioni.
Il 2023 inizia nel modo peggiore per mia madre e mio padre, purtroppo da quando non mi sono più potuto prendere cura di lei è peggiorata tantissimo, avevo programmato una serie di esami importanti di cui però neppure l’AdS si è fatta carico, così mia madre passa 6 mesi con febbre che sfiora i 38° pressoché costante finché il 1° gennaio 2023 mio padre mi chiama per chiedermi cosa fare, gli rispondo di chiamare il Pronto Soccorso. Mia madre viene ricoverata in condizioni critiche, nonostante vivo per strada e ormai lontano centinaia di chilometri dalla mia città, riesco a parlare telefonicamente col primario, per me è straziante, mi comunicano che è a rischio di vita anche a causa di una piaga sacrale di 4° grado.
Resta ricoverata un mese poi il 2 febbraio doveva tornare a casa, ma scopro dal primario della lungodegenza in cui era stata trasferita dopo il ricovero che sabato 28 gennaio l’AdS e mia sorella si presentano in struttura comunicando di aver deciso di trasferire mia madre in una CASA DI RIPOSO, proprio la fine che mia mamma aveva sempre detto di non voler fare. Licenzia ovviamente le tre badanti e il 30 gennaio 2023 viene trasferita.
Addio mamma.
Da quel giorno non so più nulla di mia madre e neppure mio padre, sia l’AdS che la mia ex sorella non comunicano più con mio padre, ormai la mia adorata madre e solo un ricordo e come se fosse già morta, lo stesso vale per mio padre che ha perso sua moglie per l’avidità di sua figlia e per gli abusi dell’AdS. Mio padre stesso che ha 85 anni è solo e abbandonato al suo destino, cardiopatico con doppio bypass e pacemaker e operato di tumore 15 anni fa non ha più nessuno che lo aiuti. Io mi prendevo cura dei miei genitori, prenotavo visite ed esami, tenevo i contatti con il loro medico, mi occupavo di tutte le faccende e oltre visto che facevo anche da badante, l’AdS da quando è stata nominata si è occupata solo dei beni economici di mia madre, in sostanza mia madre era diventata il bancomat dell’AdS.
Da quando è iniziato questo calvario senza senso, l’Amministrazione di Sostegno, voluto solo da una persona avida e gelosa (ex sorella) che con il suo Avvocato di fiducia (da denuncia anche lui) sfrutta per i suoi scopi un’istituzione dal dubbio contenuto umano, una truffa legalizzata che trasforma i beneficiati in numerini simili ad un IBAN a cui attingere e trasforma i parenti stretti e legati sentimentalmente ai beneficiati in persone non gradite, perseguitate e spesso demonizzate. Questa istituzione deve finire, questo scempio deve finire. Lo stato stesso, i Giudici e gli AdS dovrebbero risarcire le famiglie devastate dal loro comportamento al limite della giustizia.
Da allora 3 famiglie sono state distrutte:
1) mia madre e mio padre che non possono trascorrere gli ultimi anni della loro esistenza insieme;
2) io e la mia compagna che siamo stati buttati in mezzo a una strada senza futuro;
3) io e mia figlia che siamo stati separati probabilmente per sempre.
I dati clinici di mia madre purtroppo parlano chiaro, nelle sue condizioni e ancor più perché ora è abbandonata in una RSA tutta sola e non autosufficiente non pensiamo potrà vivere a lungo, mi si stringe il cuore ogni giorno pensando a lei e pensando che non posso più vederla e non potrò esserci quando lascerà questa vita crudele, e non posso neppure esserci per mio padre che sta malissimo, mi invia continuamente messaggi dicendomi quanto è triste e solo, dicendomi quanta è vuota la sua piccola casa senza la mamma, dicendomi che non riesce più a dormire la notte nel loro letto e si addormenta sul divanetto. Tutto ciò è ingiusto, inutile, immorale…
Io stesso troppo spesso desidero di non svegliarmi più una mattina, sto perdendo la salute, i denti, la vista vien sempre meno, l’umore sempre basso mi rende schiavo di pensieri nefasti, sono stato spogliato della dignità e del diritto di vivere, tutto questo a causa dell’Amministrazione di Sostegno e della mia ex sorella che l’ha strumentalizzata per i suoi scopi.
W. S.

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Barbara Pavarotti, la mia lettera a C.

Diritti alla Follia · 04/03/2023 · Lascia un commento

 

C., povero tesoro invecchiato in otto mesi di 20 anni, scrivo questa lettera, che forse mai leggerai, al vento. Nessuno te la consegnerà mai, perché, da quando sei stato portato via da casa, non so più nulla di te. Quella casa che ti eri comprato con tanta fatica, che conteneva il tuo passato, ormai smantellato, mentre tu sei ancora in vita e per fortuna che non lo sai.  Per fortuna non sai che nel tuo letto ora ci dormono altri, gli affittuari.  Sai che anche la targhetta sul citofono è cambiata? Ci sono altri nomi. E il tuo divano, quello che comprammo insieme da Ikea, è fuori, sul pianerottolo, in attesa di essere smaltito.

“Giurami, mi avevi detto ad aprile, di non permettere a nessuno di portarmi via “.

Ti chiedo scusa, non ce l’ho fatta. Sei stato messo in quelle strutture per anziani che odiavi, perché tu non ci volevi stare con chi sta peggio di te.  Tu volevi stare con persone più giovani. Invece no, sei vecchio. Devi stare nelle strutture per vecchi. E sei demente. Ma non lo eri così tanto quando ti ci hanno portato, lo so. So che hai chiesto per mesi di andartene, ma non ne sei più uscito, mai ti è stato concesso di poter tornare a casa almeno a scegliere da solo le cose che volevi portarti in struttura, come tu hai chiesto.  

Non so dove sei, cosa fai, se parli, se cammini, che farmaci ti fanno prendere. Se questi farmaci ti fanno bene o male.

Se ti danno la cioccolata che ti piaceva tanto.  Se ti friggono i supplì, come facevo io. Credo di no, ti daranno il cibo per vecchi. E’ per questo che sei dimagrito tanto?

Non sai quanto ti ho cercato per mesi, quanto ho implorato che fosse ascoltata la tua volontà.  Nessuno l’ha mai fatto. I carabinieri me l’avevano promesso, invece ci hanno preso in giro. La tua volontà valeva meno di zero.

Sai che un pomeriggio di luglio, dopo aver finalmente scoperto dove stavi, mi sono presentata alla struttura per chiedere di vederti e i gestori mi hanno picchiata urlando “criminale, assassina, ti facciamo carcerare a vita?”. Tu eri lì dietro, oltre le sbarre, non so se hai sentito qualcosa. Ho implorato anche la polizia, intervenuta, di farti sapere che ero lì, con te. Nulla, non ha voluto farlo.  Sono finita all’ospedale, con un dito fratturato e contusioni multiple, solo perché il tuo amministratore di sostegno aveva dato ordine di cacciarmi.

Poi a fine agosto sei stato spostato di struttura perché lì – dove hai vegetato per 4 mesi senza fare assolutamente nulla, impazzendo – c’erano troppe ispezioni. Si è rivelata irregolare, senza nemmeno le cartelle cliniche e personali dei ricoverati. Senza alcun piano di assistenza. Ti ho visto, in qualche foto mandatami da anime pietose,  in carrozzella, legato. Ma tu camminavi, quando sei stato ricoverato.

Da quella struttura sei stato spostato come un pacco, solo perché lì la situazione era diventata tesa. Altrimenti ti ci avrebbero tenuto a vita. E comunque a vita ora sei sempre in un’altra struttura privata, ti stai pagando (anche se non lo sai) la tua morte a 2000 euro al mese. Coi tuoi soldi, che non bastano, per questo è stata affittata casa tua. Per poterti tenere rinchiuso ancora e sempre. Fino alla morte.

Ora, forse, non hai più una volontà, forse non sai più chi sei, dove stai, perché. Io sapevo che ogni giorno che passavi là dentro sarebbe stato fatale. Sapevo che in pochi mesi ci sarebbe stato il tracollo.  Non ti è stato concesso di vivere “da libero” i tuoi ultimi mesi di lucidità. Non ti è stato più concesso di vedermi o vedere chi voleva venirti a trovare.  Nel tuo ultimo messaggio telefonico mi hai detto: “Sono bloccato su tutto, spero che le cose cambino, chiamami per piacere”. Scusa se non sono mai riuscita a farlo. Già dopo questo messaggio il tuo telefono non era più tuo, te l’hanno tolto subito.

Sai che ai tanti che ti mandavano whatsapp per sapere dove stavi, il tuo amministratore di sostegno ha risposto fingendo che fossi tu: “Sono con la mia famiglia”. Non era vero. Eri in struttura. Sai che quelli che ti hanno cercato sono stati minacciati? A un tuo amico la struttura ha detto: “Abbiamo il suo telefono, la denunciamo”.  Esiste il reato di telefonata, secondo costoro.

Sai quanta gente ti ha cercato e sempre si è sentita rispondere: “NO, NON E’ POSSIBILE VEDERLO.  Lui deve stare in pace, dimenticare tutto”. Perché hanno voluto che tu dimenticassi a forza il tuo passato non facendoti più frequentare il mondo di prima?

E io posso solo ricordare tutto quello che abbiamo fatto insieme, quando nessuno ci vietava di farlo. La nostra complicità, perché ci dicevamo tutto, il nostro amore, i nostri battibecchi, la tv guardata abbracciati,  le notti in cui ci si addormentava tenendoci per mano. 

Tu ora non ricordi, ma io sì. E questo basta. Ma mi è vietato anche farti una carezza. “Per il tuo bene, dicono, per non turbarti”. Ma quanto può essere pericolosa una carezza per chi sta nel mondo dell’oblio?

Ora non guardo più nemmeno il cielo. A chi dovrei mostrare i tramonti? Quelli per cui ci incantavamo nelle sere d’estate?  Mi sono persa, ho smarrito il senso. Come te.

Passo davanti al negozio dove lo scorso anno in questi giorni siamo andati a scegliere il tuo regalo di compleanno, quel maglioncino lilla che ti piaceva tanto e distolgo lo sguardo, non ce la faccio. Ce l’hai ancora? Te l’hanno portato in struttura o stai sempre con la tuta? Anche quella te la regalai io, ma era per la palestra. So che nelle strutture è come in ospedale, non è che poi si guardi tanto all’abbigliamento.  Dove si deve andare, in fin dei conti, chi si deve vedere? Sempre le solite facce.

Tu hai detto che stai in ospedale, col lettino con le sbarre, parli di “gente orribile, pipì, dolore”, ma dicono che definisci la struttura così perché sei demente. Che invece è meravigliosa. Ma come può essere meraviglioso un mondo con le sbarre e non solo ai letti? Come può essere meraviglioso un mondo dove tutti ti comandano? A me sembra che questo mondo sia fatto di detenuti che non hanno commesso alcun reato, dove è sancita “la fine pena mai”. Se non con la morte. Detenuti che hanno l’unica colpa di essere fragili, anziani e quindi non degni di vivere diversamente.

Sai, ho chiesto di vederti per il tuo compleanno, il 26 gennaio. Non mi hanno nemmeno risposto.  Non mi hanno risposto quando ho chiesto di vederti per Natale, per il mio compleanno.  Non è bello che tu in struttura non possa vedere nessuno, so che è una bugia quando dicono che sei tu a volerlo.

Sai che il tuo giudice, quello che deve decidere il tuo destino (e nessuno ti ha spiegato che sarebbe andata così) non legge le mie suppliche da mesi? Non si interessa a te e a come stai, perché ha tanto altro da fare.

Può un giudice tutelare fregarsene di una vita umana? Sì, lo può fare. I giudici hanno tanto potere e non sempre lo esercitano bene.

Questo giudice mi ha concesso un incontro a fine settembre e in udienza ha esordito così: “Non ho letto nulla e non intendo leggere nulla”. Io sono rimasta raggelata. Al mio avvocato ha intimato di ritirare immediatamente tutte le istanze, altrimenti non mi avrebbe concesso di vederti. A me ha detto: “Lei è una giornalista. Se solo osa scrivere o parlare pubblicamente di questa storia, non le farò mai più vedere in vita sua C. “. 

Per questo ti chiamo C. non posso dire il tuo nome che ho nel cuore impresso a fuoco.

Ti ho visto, sì, anche se tu non lo ricordi, a fine settembre, a casa dell’amministratore di sostegno. Un incontro filmato integralmente come da disposizione del giudice, roba che neanche per le visite ai carcerati viene imposta. Ti ho ritrovato, ma tu eri ormai perso. Mi hai detto cose bellissime, per quel che potevi: “Sono rimasto angosciato che non ci si poteva più vedere. E’ stata una cosa che mi è mancata, guardavo il calendario, ero preoccupato perché mi rendevo conto che stava passando troppo tempo”.

Ma l’amministratore di sostegno ci interrompeva sempre, voleva che parlassimo d’altro, non di noi due.

E il giudice che doveva decidere, in base a questo incontro se io “sono pericolosa per te”, non decide nulla da ottobre. Come posso io essere pericolosa per l’uomo che volevo accudire per tutta la vita? Ce l’eravamo giurato, scusa se non ho potuto rispettare questo giuramento.

C., tu non sai nemmeno che significa avere un amministratore di sostegno, non te l’ha spiegato nessuno quando a marzo, all’udienza in cui sei stato trascinato (e tu non volevi, avevi paura) l’avresti capito. Ti hanno chiesto se avevi bisogno di assistenza e tu hai risposto: “Sì, grazie”. Non sapevi che saresti diventato un prigioniero. Nemmeno io lo sapevo. Tutto – la nomina di un amministratore di sostegno, il tuo ricovero-  è stato fatto di nascosto da me. Altrimenti avrebbero dovuto passare sul mio cadavere per farti questo. E a tua insaputa, mentre tu avevi il diritto di sapere cosa ti aspettava. Invece ti hanno tradito nascondendoti la verità.

C., ogni mio pensiero, ogni istante, è rivolto a te.  Ogni lacrima è per te, mio compagno di viaggio per 13 anni. Non doveva finire così. Spero che non finisca così. Ma ho una brutta sensazione, gli incubi arrivano nella notte insonne.

 Com’è difficile morire da solo, da sola. Possibile che proprio a noi tocchi questo destino?  Tu l’hai forse meritato?  Io non so nulla. Eppure so tutto e vedo con esattezza cosa accadrà. Come l’ho visto da maggio, dal primo giorno della tua scomparsa, quando ho implorato mezzo mondo di ascoltare cosa volevi veramente. E nessuno, pur potendolo e dovendolo fare, ci ha aiutato. Sapevo tutto, mi rifiutavo solo di crederci perché mi sembrava impossibile che tu dovessi rinunciare, per ordine di altri, a tutto quello a cui tenevi.

Sei arrivato in sogno.  Io continuavo a chiederti cosa fosse successo e tu non rispondevi. Scuotevi la testa con un sorriso triste.

Ieri ho comprato tutte le cose che preferivi mangiare e poi le ho regalate al mendicante fuori dal supermercato, perché non so dove portarle, non so dove tu sia.

 Non ho fatto in tempo a dirti per bene quanto sei stato importante in 13 anni. Quanto hai fatto per me.  Perché hai fatto tanto.  Soprattutto c’eri sempre, di notte e di giorno, in qualunque momento c’eri per me.  E io non sono nemmeno riuscita a salvarti.

Puoi ascoltarmi?  Sono io, Barbara. Dove sei? Spero che questa lettera non sia un addio. L’addio è stato deciso da altri, da otto mesi. Non da te e da me. E’ crudele.

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