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Diritti alla follia

Associazione impegnata sul fronte della tutela e della promozione dei diritti fondamentali delle persone in ambito psichiatrico e giuridico.

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CRPD

Paternalismo e Diritti: Un Confronto sull’Amministrazione di Sostegno.

Diritti alla Follia · 04/05/2025 · Lascia un commento

Di Andrea Michelazzi

In risposta all’articolo ā€œAmministrazione di sostegno: quel 30 per cento di gravi criticitĆ ā€, pubblicato il 23 aprile 2025 sul portale di Superando (Amministrazione di sostegno: quel 30 per cento di gravi criticitĆ  – Superando ).

La proposta di riforma della Legge 6/2004 promossa dall’Associazione radicale Diritti alla Follia (Proposta di Legge di iniziativa popolare di cui si può leggere aĀ questo link )Ā si fonda su un principio radicale quanto imprescindibile: il pieno riconoscimento della soggettivitĆ  e dei diritti della persona con disabilitĆ . Essa si allinea ai dettati della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con DisabilitĆ , ne raccoglie i commenti del Comitato di riferimento, e risuona con forza con le raccomandazioni del Comitato Europeo per la Prevenzione della Tortura. In essa si ritrovano, in filigrana, le tracce ancora vive della legge 180: il rifiuto della violenza istituzionale, il limite alla coercizione, l’affermazione della libertĆ  come premessa della cura.

Le critiche che il professor Cendon esprime nella sua intervista – curata dall’avvocato Salvatore Nocera e da Simona Lancioni – sembrano ignorare questo orizzonte. Come giĆ  puntualizzato dalla stessaĀ  Simona Lancioni sulle stesse pagine (link) , la proposta non ĆØ un sogno velleitario: ĆØ un tentativo concreto di rispondere alla domanda di giustizia che sale da chi, oggi, si vede privato della propria voce nel nome della tutela.

Definire tutto questo ā€œutopisticoā€ rivela un limite che non ĆØ solo teorico, ma antropologico: ĆØ il riflesso di un pensiero che ancora separa realtĆ  e utopia come se fossero mondi opposti, anzichĆ© due facce della stessa esigenza di trasformazione. ƈ la modernitĆ  giuridica che difende se stessa, protetta dalle sue eccezioni normative. Ed ĆØ in questo che la filantropia del professor Cendon mostra il suo volto più ambiguo: una filantropia che, pur dichiarandosi progressista, continua a legittimare norme ā€œspecialiā€ per i disabili. Una sorta di diritto parallelo, ā€œa parteā€, che ripropone – con altri nomi – logiche di esclusione che pensavamo superate.

PerchĆ©, allora, una persona senza patologie o menomazioni che decide di non pagare le bollette non viene sottoposta ad amministrazione di sostegno? Vogliamo forse introdurre una nuova categoria di ā€œdisabilitĆ  gestionaleā€, utile a garantire quel meccanismo di normalizzazione psichiatrico-giuridica che serve più agli interessi dell’ordine economico-sociale che a quelli della persona?

Il paternalismo del professor Cendon ĆØ, in fondo, la cartina di tornasole di un modello medico della disabilitĆ  che ancora resiste sotto la superficie del diritto. Un modello che valuta le persone sulla base di ciò che manca, di ciò che ĆØ difettoso, e non di ciò che c’è, che pulsa, che resiste.

Il diritto alla vita autonoma, alla capacitĆ  giuridica universale, non può più essere subordinato a valutazioni della ā€œcapacitĆ  naturaleā€ o della ā€œfunzionalitĆ ā€. ƈ tempo di passare dal governo della vita alla promozione del vivere. Di spostare l’asse dal ā€œbene presuntoā€ dell’interesse alla dignitĆ  concreta della volontĆ . Di preferire la relazione alla sorveglianza, il sostegno alla delega, la fiducia alla diagnosi.

Il professor Cendon, con un’affermazione che suona più demagogica che informata, evoca la tossicodipendenza come giustificazione per l’intervento giudiziario, paragonandolo, di fatto, a un’amputazione salvifica. Ma la psichiatria – quella che ascolta, non quella che decide – sa che qui non si tratta di tagliare, ma di comprendere. La clinica delle dipendenze, delle psicosi, dei disturbi mentali gravi non si riduce a un atto di potere, nĆ© a un automatismo normativo. Qui sta la complessitĆ : nella tensione tra libertĆ  e cura, tra desiderio e protezione, tra il diritto di essere lasciati soli e il bisogno di non esserlo.

Dichiararsi progressisti non basta. Occorre esserlo davvero. Nell’inconscio, come direbbero Deleuze e Guattari. Nelle fibre più profonde delle nostre convinzioni, dove si decide se il diritto ĆØ uno strumento per vivere o un modo per controllare la vita degli altri.

Trieste, 28/4/2025

Con rispetto, ma anche con urgenza,
Andrea Michelazzi, membro del Direttivo dell’Associazione Radicale Diritti alla Follia
Psichiatra

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Messico all’avanguardia, Italia ferma al passato.Il diritto di decidere senza sostituti: la procedura per la nomina straordinaria di supporti nel procedimento civile in Messico.L’Italia ĆØ pronta a fare lo stesso?

Diritti alla Follia · 03/04/2025 · Lascia un commento

Pubblicato il 24 febbraio 2025 in: Revista del Colegio de Notarios de la Ciudad de MƩxico

Autori: CristiƔn Mendoza, Carlos Rƭos Espinosa, Ernesto Rosas Barrientos

Il Messico ha recentemente adottato un nuovo modello di capacitĆ  giuridica attraverso il Codice Nazionale di Procedura Civile e Familiare (CNPCF), pubblicato il 7 giugno 2023. Questa riforma rappresenta un’importante evoluzione nel riconoscimento della capacitĆ  giuridica di ogni individuo, superando i tradizionali modelli di decisione sostitutiva.

Storicamente, il diritto ha spesso escluso alcune categorie di persone dalla piena partecipazione agli atti giuridici, basandosi su criteri di capacitĆ  mentale. Tuttavia, la Convenzione sui Diritti delle Persone con DisabilitĆ  (CRPD) e la Convenzione Interamericana sui Diritti Umani degli Anziani hanno sancito il diritto alla capacitĆ  giuridica indipendentemente da eventuali limitazioni cognitive o fisiche. Il CNPCF si allinea a questi principi, affermando che la capacitĆ  giuridica ĆØ un diritto inalienabile di ogni persona adulta.

Uno degli aspetti più innovativi del CNPCF ĆØ la previsione della designazione straordinaria dei supporti per coloro che si trovano nell’impossibilitĆ  di esprimere la propria volontĆ . Questa figura giuridica non sostituisce la persona interessata, ma la assiste nella presa di decisioni in situazioni specifiche.

La nomina di un supporto straordinario ĆØ consentita solo se:

  • La persona non può comunicare la propria volontĆ  con alcun mezzo.
  • Esiste un rischio concreto per i suoi diritti, beni o integritĆ  personale.
  • Sono stati compiuti sforzi significativi per supportare la sua espressione di volontĆ , senza successo.

Il CNPCF impone che ogni decisione presa con il supporto straordinario sia guidata dalla migliore interpretazione possibile della volontà della persona interessata. Ciò significa considerare:

  • La sua storia di vita, valori e preferenze
  • Eventuali manifestazioni precedenti della sua volontĆ 

Questo approccio supera la tradizionale logica del “miglior interesse”, che spesso portava a decisioni paternalistiche, e privilegia invece l’autonomia della persona.

Il supporto straordinario può essere nominato per questioni patrimoniali o sanitarie, ma non può intervenire in decisioni strettamente personali, come:

  • Contrarre matrimonio o divorzio
  • Redigere un testamento

Il tribunale deve selezionare la persona più adatta a svolgere il ruolo di supporto, tenendo conto:

  • Delle preferenze della persona interessata
  • Del grado di parentela o della relazione di fiducia con la persona
  • Della disponibilitĆ  e idoneitĆ  del candidato

Se non vi sono persone idonee, il tribunale può rivolgersi a organizzazioni specializzate

L’adozione del CNPCF rappresenta un significativo avanzamento nella protezione dei diritti umani, riconoscendo il diritto universale alla capacitĆ  giuridica. Tuttavia, la piena attuazione di questi principi richiederĆ  un adeguamento delle normative statali e un cambiamento culturale nell’approccio alla disabilitĆ  e alla capacitĆ  decisionale. Il futuro del diritto civile messicano si sta muovendo verso un modello più inclusivo, basato sul rispetto dell’autonomia individuale e sull’interdipendenza umana.

Leggi l’articolo in lingua originale a questo link

https://www.hrw.org/news/2025/02/24/towards-expansion-right-decide-and-recognition-human-interdependence

Leggi la traduzione completa dell’articolo nel file allegato

Verso l’espansione del diritto di decidere e il riconoscimento dell’interdipendenza umana. La procedura per la nomina straordinaria di supporti nel procedimento civile in MessicoDownload

Diritti alla Follia ti invita a sostenere due proposte di legge di iniziativa popolare che mettono i diretti interessati al centro delle decisioni.

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šŸ”¹ ECCO LE PROPOSTE DI LEGGE:

šŸ“œ Abolizione dell’Interdizione e dell’Inabilitazione e Riforma dell’Amministrazione di Sostegno

🚫 Superiamo strumenti obsoleti e discriminanti per garantire diritti, trasparenza e protagonismo a chi vive queste realtà.

šŸ“œ Riforma del Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO)

šŸ“œ Adeguamento alla Costituzione e agli obblighi internazionali per garantire il rispetto dei diritti fondamentali, la difesa effettiva e un controllo giurisdizionale rigoroso e sostanziale.

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COMUNICATO STAMPA DELL’ASSOCIAZIONE ā€˜DIRITTI ALLA FOLLIA’: Giustizia tradita: Lo Stato punisce chi difende la libertĆ  e protegge un sistema criminale

Diritti alla Follia · 20/03/2025 · Lascia un commento

Purtroppo ĆØ giunta oggi, 20 marzo 2025, la notizia del rigetto, da parte della Corte di Cassazione, del ricorso di Fabio Degli Angeli e Gabriella Cassano avverso la sentenza della Corte di Appello di Lecce che li aveva condannati (con altri due coimputati).

Secondo i Giudici pugliesi (ora anche secondo la Corte di Cassazione) Fabio e Gabriella sono responsabili di sequestro di persona, di abbandono di incapace, di circonvenzione di incapace, di sottrazione di incapace. Quattro reati commessi – secondo l’accusa – “ai danni” di Marta Garofalo Spagnolo: una ragazza morta a trent’ anni (oltre tre anni dopo i fatti di causa e l'”allontanamento” di Fabio e Gabriella) in una struttura psichiatrica dopo oltre dieci anni di ricoveri coatti effettuati grazie all’amministrazione di sostegno cui era sottoposta. Questa sentenza, ingiusta, punisce Fabio e Gabriella per avere cercato di aiutare Marta a vivere la vita che desiderava vivere, a sottrarsi dalla reclusione forzata che viveva giĆ  da anni, a liberarsi dalla morsa di un “sistema” criminale che – raccontando a sĆØ stesso di agire “per proteggere” le persone con disabilitĆ  – stritola gli individui, ha stritolato Marta, sta stritolando Fabio e Gabriella, per i quali si aprono drammaticamente le porte del carcere.

Fabio e Gabriella sono innocenti. Marta Garofalo Spagnolo voleva sottrarsi al suo destino di reclusione ed ha chiesto loro aiuto. Gli alti valori – di cui si parla ogni giorno senza viverli mai – della fratellanza e dell’umana solidarietĆ  hanno loro imposto di non restare indifferenti a tale richiesta di aiuto. Per questo vengono condannati dai Tribunali di una Repubblica delinquente, che continua a tenere sequestrate migliaia di persone con disabilitĆ  psicosociale nonostante sia teoricamente obbligata a rispettare la Convenzione delle Nazioni Unite per i Diritti delle Persone con DisabilitĆ  (CRPD) per la quale “nessuno può essere privato della libertĆ  personale in ragione della propria condizione di disabilitĆ  “.

Questa Repubblica colpevole infierisce oggi contro gli innocenti Fabio e Gabriella: un uomo ed una donna che hanno dimostrato che “un altro mondo ĆØ possibile, che un’altra umanitĆ  ĆØ possibile”, e che oggi pagano per questo. 

Li invitiamo a “non mollare”, a continuare in un impegno diretto a riformare questo sistema criminale: noi ci siamo, ā€˜Diritti alla Follia’ c’ĆØ: ci auguriamo che abbiano la forza e la determinazione per continuare ad esserci anche loro.

Per maggiori informazioni sulla vicenda di Marta Garofalo, vi segnaliamo i seguenti link:

  • https://dirittiallafollia.it/2024/07/01/il-blocco-dellillegalita-istituzionale-italiana-si-manifesta-nella-drammatica-vicenda-di-marta-garofalo-spagnolo/
  • https://mad-in-italy.com/tag/marta-garofalo-spagnolo/
  • https://informareunh.it/lamministrazione-di-sostegno-e-leffetto-terra-bruciata/

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L’ AMMINISTRAZIONE DI SOSTEGNO:USI ED ABUSI. PROCEDURE CORRETTE VS REALTƁ

Diritti alla Follia · 22/02/2025 · Lascia un commento

*Di Federico Valenti

L’amministrazione di sostegno ĆØ un istituto previsto dal codice civile italiano nato per tutelare le persone che non sono in grado di provvedere alla gestione dei propri interessi. Questo strumento permette o dovrebbe permettere (come vedremo in seguito la realtĆ  ĆØ ben diversa) di supportare la persona lasciandogli però una certa autonomia a differenza dell’interdizione. L’intervento del giudice tutelare dovrebbe infatti garantire equilibrio tra tutela e rispetto dell’autodeterminazione del beneficiario. 

La definizione normativa  

L‘articolo 404 del Codice Civile prevede che l’amministrazione di sostegno sia una misura di protezione rivolta a coloro che, in tutto o in parte, temporaneamente o permanentemente, si trovano nell’impossibilitĆ  di provvedere ai propri interessi a causa di un’infermitĆ  o di una menomazione fisica o psichica. La nomina di un amministratore di sostegno, finalizzata alla tutela della persona e del suo patrimonio, ĆØ disposta dal giudice tutelare. Il procedimento può essere avviato su istanza dello stesso beneficiario, dei suoi familiari o dei responsabili dei servizi sanitari e sociali, i quali possono segnalare la necessitĆ  di protezione al giudice tutelare.

La nomina 

L’articolo 405 del Codice Civile stabilisce che il giudice tutelare, ricevuto il ricorso, provvede alla nomina dell’amministratore di sostegno con decreto motivato, adottato entro sessanta giorni dalla presentazione della richiesta. Il decreto ĆØ immediatamente esecutivo. In caso di necessitĆ  e urgenza, il giudice può nominare un amministratore di sostegno provvisorio. La decisione deve contenere l’indicazione delle generalitĆ  del beneficiario e dell’amministratore, la durata dell’incarico, che può essere determinata o indeterminata, e l’elenco specifico degli atti che l’amministratore ĆØ autorizzato a compiere in nome e per conto del beneficiario. Il provvedimento deve inoltre definire i limiti di spesa, le modalitĆ  di gestione del patrimonio e l’obbligo di rendicontazione periodica al giudice tutelare.

Il procedimento  

L’articolo 407 del Codice Civile stabilisce che il ricorso per la nomina dell’amministratore di sostegno deve contenere le generalitĆ  del beneficiario, la sua dimora abituale, le ragioni su cui si basa la richiesta e l’indicazione del coniuge, della parte dell’unione civile, del convivente di fatto, dei parenti entro il quarto grado e degli affini entro il secondo grado. Il giudice tutelare ĆØ tenuto ad ascoltare personalmente il beneficiario, salvo che ciò risulti impossibile a causa di impedimenti oggettivi. Nel procedimento, il giudice valuta i bisogni e le richieste del beneficiario, garantendo un equilibrio tra protezione e autonomia, e vigila sulla corretta applicazione delle misure di tutela.

I criteri di scelta 

L’articolo 408 del Codice Civile stabilisce i criteri per la scelta dell’amministratore di sostegno. Il giudice deve tener conto esclusivamente della cura e degli interessi del beneficiario. Quest’ultimo può designare anticipatamente il proprio amministratore con un atto pubblico o una scrittura privata autenticata. In assenza di una designazione, il giudice preferisce, ove possibile, il coniuge non separato legalmente, la parte dell’unione civile, il convivente di fatto, i genitori, i figli, i fratelli o altri parenti entro il quarto grado. Non possono essere nominati amministratori di sostegno gli operatori di servizi pubblici o privati che abbiano in cura o assistano il beneficiario, salvo che si tratti di familiari e il giudice lo ritenga opportuno. In ogni caso, il giudice può nominare una persona idonea se ciò risponde meglio agli interessi del beneficiario.

Gli effetti dell’amministrazione  

Secondo l’articolo 409 del Codice Civile, il beneficiario conserva la capacitĆ  di agire per tutti gli atti che non richiedono l’intervento esclusivo o l’assistenza dell’amministratore di sostegno. In particolare, il beneficiario può compiere autonomamente gli atti necessari per le esigenze della vita quotidiana. L’amministratore di sostegno interviene solo negli atti per i quali ĆØ stato specificamente autorizzato dal giudice, secondo quanto stabilito nel decreto di nomina.

I doveri dell’amministratore di sostegno 

Secondo l’articolo 410 del Codice Civile, l’amministratore di sostegno deve operare nel rispetto dei bisogni e delle aspirazioni del beneficiario, agendo nell’interesse esclusivo di quest’ultimo. ƈ tenuto a informare il beneficiario sugli atti che intende compiere e deve consultare il giudice tutelare in caso di disaccordo. Se l’amministratore di sostegno agisce in modo negligente o dannoso, il giudice può revocarlo su segnalazione del beneficiario, dei familiari, del pubblico ministero o di altri soggetti interessati.

L’articolo 411 stabilisce che la durata dell’incarico non può superare i 10 anni, salvo eccezioni per il coniuge, il convivente stabile o un parente stretto, per i quali può essere prevista una durata superiore.

Gli atti annullabili 

Gli articoli 412 e 413 del Codice Civile disciplinano l’annullamento degli atti compiuti dall’amministratore di sostegno oltre i poteri concessi. L’articolo 412 stabilisce che gli atti compiuti dal beneficiario in violazione delle limitazioni stabilite nel decreto di nomina possono essere annullati su richiesta dell’amministratore di sostegno, del pubblico ministero o di chiunque vi abbia interesse.

 La revoca dell’amministratore di sostegno 

 L’articolo 413 del Codice Civile prevede che la revoca dell’amministrazione di sostegno possa essere richiesta dal beneficiario, dall’amministratore di sostegno, dal pubblico ministero o dai familiari indicati nell’articolo 406.

Il giudice tutelare provvede con decreto motivato, dopo aver svolto le necessarie verifiche.

L’amministrazione di sostegno cessa quando si dimostra inadeguata alla tutela del beneficiario. In tal caso, se le condizioni del beneficiario lo richiedono, il giudice può disporre l’apertura di un procedimento di interdizione o inabilitazione.

La Riforma Cartabia ha apportato significative modifiche alla disciplina dell’amministrazione di sostegno nel codice di procedura civile italiano. In particolare, ha introdotto il Titolo IV-bis nel Libro Secondo, intitolato “Norme per il procedimento in materia di persone, minorenni e famiglie”, all’interno del quale il Capo III, Sezione III, ĆØ dedicato ai “Procedimenti di interdizione, di inabilitazione e di nomina di amministratore di sostegno”. L’articolo 473-bis.58 stabilisce che ai procedimenti in materia di amministrazione di sostegno si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni della presente sezione. Inoltre, la riforma prevede che i decreti del giudice tutelare siano reclamabili al tribunale, mentre quelli emessi dal tribunale in composizione collegiale possono essere impugnati in Cassazione.

Le prassi

La procedura descritta sopra rappresenta la corretta assegnazione dell’amministratore di sostegno, ma spesso la realtĆ  ĆØ ben diversa dalla legge. La Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilitĆ  (CRPD) ha evidenziato le criticitĆ  dei sistemi di protezione giuridica, tra cui l’uso eccessivo delle istituzioni, la scarsa qualitĆ  della vita dei beneficiari e la presenza di pratiche illegali. L’amministrazione dei servizi di supporto si rivela spesso inefficace, con professionisti che tendono a privilegiare i propri interessi anzichĆ© quelli dei beneficiari.

Le rovinose e abusive necessitĆ  e facilitĆ  dell’implementazione dell’amministrazione di sostegno

Questa ideologia di protezione delle persone fragili ha portato a una pratica inefficiente e propagandata che spesso complica i problemi anzichĆ© risolverli. L’amministrazione di sostegno viene adottata senza considerare soluzioni familiari meno invasive e i suoi effetti reali sono spesso sconosciuti. Le persone coinvolte non sono quasi mai consapevoli dei suoi limiti, dei processi burocratici e dei costi. Una volta avviata, ĆØ difficile da interrompere, soprattutto per anziani o persone con disabilitĆ  psicosociali. Il processo può essere semplificato per consentire comunicazioni informali, sollevando preoccupazioni sulla supervisione e sull’efficacia. L’istituto, nella sua forma attuale, viola i diritti fondamentali di chi ha una limitata autonomia. Le regole di applicazione e funzionamento sono sistematicamente trascurate e violate dai giudici tutelari italiani, nonostante le raccomandazioni dell’ONU.

I principali problemi sono:

  1. Aumento delle nomine di amministratori di sostegno senza l’audizione dei beneficiari;
  2. Sottovalutazione dell’impatto emotivo e psicologico da parte dei giudici tutelari;
  3. Effetti devastanti sull’individualitĆ  e la dignitĆ  dei soggetti coinvolti;
  4. Critica mancanza di intelligenza emotiva nel sistema;
  5. Necessario affiancamento di esperti in psicologia ai giudici;
  6. Nomina di amministratori di sostegno a figure non adeguate al contesto attuale.

La preferenza del beneficiario deve essere rispettata anche nei casi di conflitto familiare o con i servizi socio-sanitari. Il ruolo del proponente nella richiesta di amministrazione di sostegno deve fermarsi alla presentazione del ricorso giudiziale, senza diritto di indicare un fiduciario. Quest’ultimo deve essere una persona di estrema fiducia per il diretto interessato e non può essere scelto dai familiari o dai servizi sociali in presenza di un conflitto. Il giudice tutelare non deve assumere il ruolo di mediatore familiare, poichĆ© la limitazione della capacitĆ  di agire deve sempre rispettare la volontĆ  del singolo.

La preferenza deve essere individuata anche nei casi di limitata o assente capacitĆ  di comunicazione del beneficiario

Il giudice tutelare deve concentrarsi sulla volontĆ  del beneficiario anche in caso di comunicazione limitata. La decisione deve mirare, come indicato dalla giurisprudenza, a ricostruire la volontĆ  della persona.

Le criticitĆ  dell’amministrazione di sostegno

  1. La professione di amministratore di sostegno L’istituto dell’amministrazione di sostegno in Italia ha generato preoccupazioni per le violazioni dei diritti fondamentali delle persone con disabilitĆ  e ha creato una vera e propria “professione”. Il bisogno di tali amministratori può favorire interessi legati ai giudici tutelari, che sfruttano conflitti e difficoltĆ  nella gestione dei beneficiari.
  2. Il problema del numero di assistiti da un solo amministratore La gestione di un numero eccessivo di beneficiari da parte di un singolo amministratore compromette la qualitĆ  dell’assistenza e genera rendite elevate per l’amministratore, a scapito dei beneficiari. L’amministrazione di sostegno dovrebbe essere gratuita, come accadrebbe se fosse affidata a familiari o persone di fiducia.
  3. La caccia al beneficiario più ricco e fragile Si denuncia la crescente diffusione dell’amministrazione di sostegno come strumento per appropriarsi dei patrimoni degli anziani. L’indennitĆ  del giudice tutelare aumenta con la complessitĆ  e la dimensione del patrimonio da gestire, rendendo gli anziani facoltosi obiettivi appetibili. La loro fragilitĆ  viene spesso sfruttata per giustificare l’imposizione di un amministratore di sostegno esterno, spesso proposto da servizi socio-sanitari con interessi economici.
  4. L’effettiva dimensione dell’affare “amministrazione di sostegno” L’amministratore di sostegno sostituisce il beneficiario in tutte le decisioni, dalla scelta di un badante a quella di un commercialista, creando un indotto economico che penalizza la libertĆ  del beneficiario.
  5. Il concreto funzionamento dell’amministrazione di sostegno L’estraneitĆ  dell’amministratore di sostegno al vissuto del beneficiario genera conflitti e difficoltĆ  nella gestione quotidiana. Il beneficiario vive con insofferenza la dipendenza, contesta le decisioni dell’amministratore e cerca di ottenere giustizia dal giudice tutelare. L’amministratore diventa il bersaglio dei conflitti familiari, coinvolgendo il giudice tutelare in ogni scelta non condivisa.
  6. La secretazione della procedura del fascicolo telematico Una pratica diffusa nei procedimenti di amministrazione di sostegno ĆØ la secretazione del fascicolo telematico. Questo impedisce ai familiari e, spesso, allo stesso beneficiario, di accedere ai documenti e contestare eventuali decisioni.
  7. L’isolamento del beneficiario In alcuni casi, l’amministrazione di sostegno diventa uno strumento di controllo e limitazione della libertĆ  del beneficiario, collocato in strutture come RSA o comunitĆ  alloggio. Queste strutture, per incentivare l’amministratore e il giudice tutelare, minimizzano i problemi e silenziano le lamentele del beneficiario.
  8. Il disastro finanziario Il sistema attuale porta a un disastro finanziario per chi mette in discussione le decisioni, costringendolo ad assumere avvocati e consulenti per essere ascoltato dal giudice tutelare. Nel frattempo, terzi soggetti traggono profitto dalla procedura, traendo guadagni dagli amministratori di sostegno, dai consulenti nominati dal tribunale e persino dai giudici tutelari.

Per testimonianze sulla realtĆ  dell’amministrazione di sostegno, invitiamo i lettori a visitare il nostro canale YouTube per ascoltare direttamente le esperienze di chi l’ha vissuta https://youtube.com/@associazioneradicalediritt5504?si=3MHMTP1FjfwTZ3dA

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*Federico Valenti (Milano, 30 maggio 1999) studia giornalismo presso la scuola di Panorama e scrive per un magazine. Da sempre appassionato di informazione, storia, politica ed esteri, dedica il suo tempo all’analisi e alla divulgazione.

ƈ attivamente impegnato nelle battaglie sociali, in particolare come membro dell’associazione Diritti alla Follia con cui collabora come editor e co-conduttore della rubrica ā€œRassegna Stampaā€, contribuendo alla diffusione di notizie e approfondimenti.

Fonti:

ļ‚·Ā  Codice civile sull’amministrazione di sostegno: L’articolo 404 del Codice Civile italiano disciplina l’istituto dell’amministrazione di sostegno. Puoi consultare il testo completo qui: https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2004/01/19/004G0017/sg

ļ‚·Ā  Documento di “Diritti alla Follia”: L’associazione “Diritti alla Follia” ha pubblicato un documento intitolato “La realtĆ  dell’amministrazione di sostegno in Italia”, che analizza criticitĆ  e funzionamento dell’istituto. Il documento ĆØ disponibile ai seguenti link: https://dirittiallafollia.it/wp-content/uploads/2021/06/La-realta-dellamm-di-sostegno-in-Italia.pdf

La realtĆ  dell’amministrazione di sostegno in Italia

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Il ā€œbloccoā€ dell’illegalitĆ  istituzionale italiana si manifesta nella drammatica vicenda di Marta Garofalo Spagnolo

Diritti alla Follia · 01/07/2024 · Lascia un commento

Comunicato Stampa

L’associazione ā€˜Diritti alla Follia’ non ĆØ sorpresa dell’epilogo del processo di secondo grado presso la Corte di Appello di Lecce contro l’avvocata Gabriella Cassano, il suo compagno Fabio Degli Angeli, Cosimo Visconti e Cosimo Filieri. La conferma delle condanne inflitte in primo grado per i reati di sequestro di persona, circonvenzione di incapace, abbandono di incapace e sottrazione di persona incapace ā€œai danniā€ di Marta Garofalo Spagnolo, rappresenta un doloroso simbolo dell’odiosa ed illegale discriminazione operante nel nostro sistema giuridico nei confronti delle persone con disabilitĆ  psicosociale.

Una storia di sofferenza e privazione

Marta Garofalo Spagnolo, una giovane donna pugliese, sottoposta ad amministrazione di sostegno, ĆØ stata rinchiusa contro la sua volontĆ  per oltre undici anni in diverse “Case Famiglia”, istituti che si sono rivelati luoghi di feroce detenzione e segregazione, rimasti tali nonostante le numerose fughe e le quotidiane implorazioni e richieste di aiuto da parte della donna. Marta ĆØ rimasta prigioniera di un sistema che – in violazione degli obblighi internazionali assunti dall’Italia con la firma della Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con DisabilitĆ  (CRPD), sul fronte dell’impossibilitĆ  di ā€œsostituirsiā€ alla persona nella presa di decisioni (come ĆØ accaduto per Marta) e della deistituzionalizzazione – le ha negato la libertĆ  fino alla sua tragica morte il 3 novembre 2022, all’etĆ  di 31 anni. Uccisa dal regime che cosƬ disvela l’ipocrisia criminale della presunta ā€œprotezioneā€ che veniva assicurata alla ragazza. 

Puniti per aver commesso il ‘reato di umanitĆ ’

Cassano e Degli Angeli sono stati puniti per aver commesso quello che possiamo definire il ‘reato di umanitĆ ‘: aver accolto e dato rifugio a Marta durante una delle sue fughe. Un gesto di compassione e umanitĆ  che ĆØ stato severamente punito, mentre il vero “esproprio di vita” di Marta, durato oltre undici anni, rimane impunito. Questo processo ha l’effetto di colpire “due” persone per educarne “cento”, scoraggiando qualsiasi atto di umana solidarietĆ  verso le persone intrappolate in un sistema che le ignora e le opprime.

I condannati sono gli unici innocenti in una vicenda – quella della tortura prima, dell’uccisione poi, di Marta, nella quale decine di uomini e donne delle istituzioni – Giudici compresi – si sono costituiti in ā€˜associazione a delinquere’ per privare Marta della dignitĆ , della libertĆ , e della vita.

SarĆ  impegno dell’associazione continuare a manifestarlo ed a sostenerlo in ogni sede.

L’Amministrazione di Sostegno: Un sistema da riformare

La Legge 6/2004, che ha introdotto l’amministrazione di sostegno nel nostro codice civile, può trasformarsi, come dimostra il caso di Marta, in uno strumento di privazione della libertĆ  e di autonomia. Nel 2016, l’Italia ĆØ stata richiamata dal Comitato ONU per l’attuazione della Convenzione sui Diritti delle Persone con DisabilitĆ , ratificata con la Legge 18/2009, per le sue pratiche discriminatorie. Tuttavia, poco ĆØ cambiato da allora.

Verso una nuova legislazione

In risposta a queste gravi problematiche, il 18 aprile 2024 l’associazione ā€˜Diritti alla Follia’ ha depositato presso la Corte Suprema di Cassazione una Proposta di Legge di iniziativa popolare per l’abolizione dell’interdizione e dell’inabilitazione e per la riforma dell’amministrazione di sostegno con l’intento di passare da un approccio basato sulla protezione a quello del riconoscimento dei diritti e delle libertĆ  delle persone direttamente coinvolte, cosƬ come delineato dagli standard internazionali.

Invito all’azione

La Campagna di sensibilizzazione e denuncia ā€œFragile a Chi?!ā€, promossa dall’associazione ā€˜Diritti alla Follia’, a sostegno della Proposta di Legge di iniziativa popolare, mira a raccogliere le 50.000 firme necessarie affinchĆ© la proposta di legge venga discussa in Parlamento. Essa ĆØ aperta all’adesione di Enti, gruppi e singole persone.

Per informazioni e per aderire all’iniziativa, si rimanda alla pagina della Campagna https://dirittiallafollia.it/campagna-riforma-amministrazione-sostegno/ o all’indirizzo mail  dirittiallafollia@gmail.com

Associazione ā€˜Diritti alla Follia’                                                          Roma 30-06-2024

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