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C., povero tesoro invecchiato in otto mesi di 20 anni, scrivo questa lettera, che forse mai leggerai, al vento. Nessuno te la consegnerà mai, perché, da quando sei stato portato via da casa, non so più nulla di te. Quella casa che ti eri comprato con tanta fatica, che conteneva il tuo passato, ormai smantellato, mentre tu sei ancora in vita e per fortuna che non lo sai. Per fortuna non sai che nel tuo letto ora ci dormono altri, gli affittuari. Sai che anche la targhetta sul citofono è cambiata? Ci sono altri nomi. E il tuo divano, quello che comprammo insieme da Ikea, è fuori, sul pianerottolo, in attesa di essere smaltito.
āGiurami, mi avevi detto ad aprile, di non permettere a nessuno di portarmi via ā.
Ti chiedo scusa, non ce lāho fatta. Sei stato messo in quelle strutture per anziani che odiavi, perchĆ© tu non ci volevi stare con chi sta peggio di te. Tu volevi stare con persone più giovani. Invece no, sei vecchio. Devi stare nelle strutture per vecchi. E sei demente. Ma non lo eri cosƬ tanto quando ti ci hanno portato, lo so. So che hai chiesto per mesi di andartene, ma non ne sei più uscito, mai ti ĆØ stato concesso di poter tornare a casa almeno a scegliere da solo le cose che volevi portarti in struttura, come tu hai chiesto.
Non so dove sei, cosa fai, se parli, se cammini, che farmaci ti fanno prendere. Se questi farmaci ti fanno bene o male.
Se ti danno la cioccolata che ti piaceva tanto. Se ti friggono i supplƬ, come facevo io. Credo di no, ti daranno il cibo per vecchi. Eā per questo che sei dimagrito tanto?
Non sai quanto ti ho cercato per mesi, quanto ho implorato che fosse ascoltata la tua volontĆ . Nessuno lāha mai fatto. I carabinieri me lāavevano promesso, invece ci hanno preso in giro. La tua volontĆ valeva meno di zero.
Sai che un pomeriggio di luglio, dopo aver finalmente scoperto dove stavi, mi sono presentata alla struttura per chiedere di vederti e i gestori mi hanno picchiata urlando ācriminale, assassina, ti facciamo carcerare a vita?ā. Tu eri lƬ dietro, oltre le sbarre, non so se hai sentito qualcosa. Ho implorato anche la polizia, intervenuta, di farti sapere che ero lƬ, con te. Nulla, non ha voluto farlo. Sono finita allāospedale, con un dito fratturato e contusioni multiple, solo perchĆ© il tuo amministratore di sostegno aveva dato ordine di cacciarmi.
Poi a fine agosto sei stato spostato di struttura perchĆ© lƬ ā dove hai vegetato per 4 mesi senza fare assolutamente nulla, impazzendo ā cāerano troppe ispezioni. Si ĆØ rivelata irregolare, senza nemmeno le cartelle cliniche e personali dei ricoverati. Senza alcun piano di assistenza. Ti ho visto, in qualche foto mandatami da anime pietose, in carrozzella, legato. Ma tu camminavi, quando sei stato ricoverato.
Da quella struttura sei stato spostato come un pacco, solo perchĆ© lƬ la situazione era diventata tesa. Altrimenti ti ci avrebbero tenuto a vita. E comunque a vita ora sei sempre in unāaltra struttura privata, ti stai pagando (anche se non lo sai) la tua morte a 2000 euro al mese. Coi tuoi soldi, che non bastano, per questo ĆØ stata affittata casa tua. Per poterti tenere rinchiuso ancora e sempre. Fino alla morte.
Ora, forse, non hai più una volontĆ , forse non sai più chi sei, dove stai, perchĆ©. Io sapevo che ogni giorno che passavi lĆ dentro sarebbe stato fatale. Sapevo che in pochi mesi ci sarebbe stato il tracollo. Non ti ĆØ stato concesso di vivere āda liberoā i tuoi ultimi mesi di luciditĆ . Non ti ĆØ stato più concesso di vedermi o vedere chi voleva venirti a trovare. Nel tuo ultimo messaggio telefonico mi hai detto: āSono bloccato su tutto, spero che le cose cambino, chiamami per piacereā. Scusa se non sono mai riuscita a farlo. GiĆ dopo questo messaggio il tuo telefono non era più tuo, te lāhanno tolto subito.
Sai che ai tanti che ti mandavano whatsapp per sapere dove stavi, il tuo amministratore di sostegno ha risposto fingendo che fossi tu: āSono con la mia famigliaā. Non era vero. Eri in struttura. Sai che quelli che ti hanno cercato sono stati minacciati? A un tuo amico la struttura ha detto: āAbbiamo il suo telefono, la denunciamoā. Esiste il reato di telefonata, secondo costoro.
Sai quanta gente ti ha cercato e sempre si ĆØ sentita rispondere: āNO, NON Eā POSSIBILE VEDERLO. Lui deve stare in pace, dimenticare tuttoā. PerchĆ© hanno voluto che tu dimenticassi a forza il tuo passato non facendoti più frequentare il mondo di prima?
E io posso solo ricordare tutto quello che abbiamo fatto insieme, quando nessuno ci vietava di farlo. La nostra complicità , perché ci dicevamo tutto, il nostro amore, i nostri battibecchi, la tv guardata abbracciati, le notti in cui ci si addormentava tenendoci per mano.
Tu ora non ricordi, ma io sƬ. E questo basta. Ma mi ĆØ vietato anche farti una carezza. āPer il tuo bene, dicono, per non turbartiā. Ma quanto può essere pericolosa una carezza per chi sta nel mondo dellāoblio?
Ora non guardo più nemmeno il cielo. A chi dovrei mostrare i tramonti? Quelli per cui ci incantavamo nelle sere dāestate? Mi sono persa, ho smarrito il senso. Come te.
Passo davanti al negozio dove lo scorso anno in questi giorni siamo andati a scegliere il tuo regalo di compleanno, quel maglioncino lilla che ti piaceva tanto e distolgo lo sguardo, non ce la faccio. Ce lāhai ancora? Te lāhanno portato in struttura o stai sempre con la tuta? Anche quella te la regalai io, ma era per la palestra. So che nelle strutture ĆØ come in ospedale, non ĆØ che poi si guardi tanto allāabbigliamento. Dove si deve andare, in fin dei conti, chi si deve vedere? Sempre le solite facce.
Tu hai detto che stai in ospedale, col lettino con le sbarre, parli di āgente orribile, pipƬ, doloreā, ma dicono che definisci la struttura cosƬ perchĆ© sei demente. Che invece ĆØ meravigliosa. Ma come può essere meraviglioso un mondo con le sbarre e non solo ai letti? Come può essere meraviglioso un mondo dove tutti ti comandano? A me sembra che questo mondo sia fatto di detenuti che non hanno commesso alcun reato, dove ĆØ sancita āla fine pena maiā. Se non con la morte. Detenuti che hanno lāunica colpa di essere fragili, anziani e quindi non degni di vivere diversamente.
Sai, ho chiesto di vederti per il tuo compleanno, il 26 gennaio. Non mi hanno nemmeno risposto. Non mi hanno risposto quando ho chiesto di vederti per Natale, per il mio compleanno. Non ĆØ bello che tu in struttura non possa vedere nessuno, so che ĆØ una bugia quando dicono che sei tu a volerlo.
Sai che il tuo giudice, quello che deve decidere il tuo destino (e nessuno ti ha spiegato che sarebbe andata cosƬ) non legge le mie suppliche da mesi? Non si interessa a te e a come stai, perchƩ ha tanto altro da fare.
Può un giudice tutelare fregarsene di una vita umana? Sì, lo può fare. I giudici hanno tanto potere e non sempre lo esercitano bene.
Questo giudice mi ha concesso un incontro a fine settembre e in udienza ha esordito cosƬ: āNon ho letto nulla e non intendo leggere nullaā. Io sono rimasta raggelata. Al mio avvocato ha intimato di ritirare immediatamente tutte le istanze, altrimenti non mi avrebbe concesso di vederti. A me ha detto: āLei ĆØ una giornalista. Se solo osa scrivere o parlare pubblicamente di questa storia, non le farò mai più vedere in vita sua C. ā.
Per questo ti chiamo C. non posso dire il tuo nome che ho nel cuore impresso a fuoco.
Ti ho visto, sƬ, anche se tu non lo ricordi, a fine settembre, a casa dellāamministratore di sostegno. Un incontro filmato integralmente come da disposizione del giudice, roba che neanche per le visite ai carcerati viene imposta. Ti ho ritrovato, ma tu eri ormai perso. Mi hai detto cose bellissime, per quel che potevi: āSono rimasto angosciato che non ci si poteva più vedere. Eā stata una cosa che mi ĆØ mancata, guardavo il calendario, ero preoccupato perchĆ© mi rendevo conto che stava passando troppo tempoā.
Ma lāamministratore di sostegno ci interrompeva sempre, voleva che parlassimo dāaltro, non di noi due.
E il giudice che doveva decidere, in base a questo incontro se io āsono pericolosa per teā, non decide nulla da ottobre. Come posso io essere pericolosa per lāuomo che volevo accudire per tutta la vita? Ce lāeravamo giurato, scusa se non ho potuto rispettare questo giuramento.
C., tu non sai nemmeno che significa avere un amministratore di sostegno, non te lāha spiegato nessuno quando a marzo, allāudienza in cui sei stato trascinato (e tu non volevi, avevi paura) lāavresti capito. Ti hanno chiesto se avevi bisogno di assistenza e tu hai risposto: āSƬ, grazieā. Non sapevi che saresti diventato un prigioniero. Nemmeno io lo sapevo. Tutto ā la nomina di un amministratore di sostegno, il tuo ricovero- ĆØ stato fatto di nascosto da me. Altrimenti avrebbero dovuto passare sul mio cadavere per farti questo. E a tua insaputa, mentre tu avevi il diritto di sapere cosa ti aspettava. Invece ti hanno tradito nascondendoti la veritĆ .
C., ogni mio pensiero, ogni istante, è rivolto a te. Ogni lacrima è per te, mio compagno di viaggio per 13 anni. Non doveva finire così. Spero che non finisca così. Ma ho una brutta sensazione, gli incubi arrivano nella notte insonne.
ComāĆØ difficile morire da solo, da sola. Possibile che proprio a noi tocchi questo destino? Tu lāhai forse meritato? Io non so nulla. Eppure so tutto e vedo con esattezza cosa accadrĆ . Come lāho visto da maggio, dal primo giorno della tua scomparsa, quando ho implorato mezzo mondo di ascoltare cosa volevi veramente. E nessuno, pur potendolo e dovendolo fare, ci ha aiutato. Sapevo tutto, mi rifiutavo solo di crederci perchĆ© mi sembrava impossibile che tu dovessi rinunciare, per ordine di altri, a tutto quello a cui tenevi.
Sei arrivato in sogno. Io continuavo a chiederti cosa fosse successo e tu non rispondevi. Scuotevi la testa con un sorriso triste.
Ieri ho comprato tutte le cose che preferivi mangiare e poi le ho regalate al mendicante fuori dal supermercato, perchƩ non so dove portarle, non so dove tu sia.
Non ho fatto in tempo a dirti per bene quanto sei stato importante in 13 anni. Quanto hai fatto per me. PerchĆ© hai fatto tanto. Soprattutto cāeri sempre, di notte e di giorno, in qualunque momento cāeri per me. E io non sono nemmeno riuscita a salvarti.
Puoi ascoltarmi? Sono io, Barbara. Dove sei? Spero che questa lettera non sia un addio. Lāaddio ĆØ stato deciso da altri, da otto mesi. Non da te e da me. Eā crudele.
