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Diritti alla follia

Associazione impegnata sul fronte della tutela e della promozione dei diritti fondamentali delle persone in ambito psichiatrico e giuridico.

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giudici tutelari

IL TRIBUNALE DI FIRENZE ASSOLVE JEANETTE FRAGA DALL’ACCUSA DI CONCORSO IN VIOLENZA SESSUALE A CARICO DELLA FIGLIA

Diritti alla Follia · 23/03/2022 · Lascia un commento

ASSOCIAZIONE “DIRITTI ALLA FOLLIA” : “ SIA VIATICO PER SUPERARE LA CONDIZIONE DI SEGREGAZIONE ANCORA VISSUTA DA YASKA”

All’ udienza tenutasi oggi, mercoledì 23 marzo 2023, dinanzi al Collegio A della II sezione penale del Tribunale di Firenze, presieduto dalla dottoressa Mazzeo, Jeanette Fraga è stata assolta, perché il fatto non sussiste, dall’accusa di concorso in violenza sessuale a danno della figlia Yaska.
Il Tribunale, che ha indicato in 90 giorni il termine per il deposito delle motivazioni, ha così accolto la richiesta della stessa Procura della Repubblica che prima ancora che il processo venisse effettivamente celebrato, ai sensi dell’ art. 129 c.p.p., ha scagionato Jeanette Fraga.
Tanto, si ricorda, all’indomani dell’ eguale assoluzione del compagno di Yaska, F.F. (che aveva scelto il rito abbreviato), e dell’archiviazione (soprattutto) della denuncia che Jeanette Fraga aveva depositato a Genova contro il Giudice tutelare di Firenze, Silvia Castriota (segnalando come la stessa, investita di obblighi di garanzia penalmente rilevanti, fosse stata perfettamente consapevole della relazione sessuale di Yaska, e che come tale – in ipotesi – avrebbe dovuto essere egualmente processata). La Procura di Genova aveva nelle scorse settimane chiesto l’archiviazione della posizione della Giudice Castriota proprio segnalando che nessuna violenza sessuale c’era stata.

L’Avv. Michele Capano, legale di Fraga, ha dichiarato: “Finisce “a tarallucci e vino” perché la Procura ed il Tribunale si sono resi conto che, in nome dell’ accanimento contro Jeanette Fraga, sarebbero stati coinvolti magistrati, medici, operatori: tutti a conoscenza della relazione di Yaska. Una pagina oscura, l’ennesima, nel libro nero della storia giudiziaria italiana. Chiederemo conto, in giudizio, della lesione dei diritti fondamentali alla relazione familiare che sono stati prodotti in nome di un’accusa infondata, ma nessuno restituirà a Yaska la vita perduta di una relazione d’amore criminalizzata e massacrata dalla Procura di Firenze e dal Giudice tutelare, che hanno letteralmente terrorizzato un compagno, F.F. tanto più prezioso nella situazione di disabilità vissuta da Yaska, e che ha dovuto mettersi da parte ed affrontare un processo”.

Cristina Paderi, segretaria dell’ associazione radicale “Diritti alla Follia”, ha dichiarato: ” È giunto il momento di “liberare” Yaska e farla uscire dalla struttura che la ospita con la forza, restituirla ai suoi affetti familiari che da mesi non ha la possibilità di coltivare, di prendere atto che – prima e più delle relazioni psichiatriche, che anche in questo processo vengono smentite dagli esiti giudiziari – vi sono dei diritti fondamentali riguardo alle proprie scelte esistenziali che devono essere riconosciuti in ogni caso alle persone con disabilità.
Stamane c’era come di consueto il nostro Presidio dinanzi al Tribunale di Firenze. Ringraziamo Simona Lancioni della UILDM ed Alberto Brugnettini del CCDU di avervi preso parte con altri amici ed amiche: è un impegno che continuerà – con esposti ed iniziative su ogni fronte – finché continuerà la medioevale pratica di negazione della volontà, delle scelte, dei desideri di Yaska”.

Simona Lancioni della UILDM di Pisa, responsabile del “Centro informare un’ h” che si occupa in modo specifico della discriminazione delle donne con disabilità’: “Questo processo e’ incomprensibile alla luce dell’art. 12 della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilita’ (legge in Italia dal 2009, legge 18), che riconosce capacità giuridica e di agire , e dunque la capacita’ di decidere per se’, ad ogni persona disabile (a prescindere dal tipo e dal grado di disabilità): mentre ciò viene negato a Yaska ipotizzandosi che non abbia la possibilità ed il diritto di scegliere riguardo a se’, in ogni ambito ivi compresa la sfera sessuale e riproduttiva. Va anche sottolineato come la stessa Convenzione raccomandi di tenere conto di come la condizione femminile determini un’ esposizione ulteriore alla discriminazione, che risulta così moltiplicata nei suoi effetti concreti. La storia di Yaska, con l’aborto forzato che ha subito, porta appunto il segno di questa combinazione di fattori discriminanti: che va superata restituendole la sua autonomia”.

Alberto Brugnettini, del CCDU (Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani) ha dichiarato “esprimiamo soddisfazione per questo esito: quando i magistrati decidono di entrare nel merito delle vicende umane, senza appiattirsi sulle opinioni espresse dagli psichiatri, i diritti umani vincono. Speriamo che, sull’onda di questa sentenza, anche la vicenda di Yaska si possa concludere velocemente”

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ASSOCIAZIONE “DIRITTI ALLA FOLLIA”: PRESIDIO DINANZI AL TRIBUNALE DI FIRENZE il 23 MARZO. UDIENZA PER LA PRESUNTA VIOLENZA SESSUALE A CARICO DI YASKA GHODS: LA STESSA PROCURA CHIEDE L’ASSOLUZIONE PER LA MADRE JEANETTE FRAGA.

Diritti alla Follia · 06/03/2022 · Lascia un commento

Colpo di scena nel processo a carico di Jeanette Fraga, rinviata a giudizio con l’accusa di concorso in violenza sessuale a danno della figlia Yaska Ghods.

All’ indomani dell’ assoluzione perché il fatto non sussiste del fidanzato di Yaska, F.F., che aveva optato per il giudizio abbreviato, arriva la richiesta della Procura di Firenze di un’assoluzione “lampo” per Jeanette Fraga, ancor prima che il processo che la riguarda entri nel vivo.

Già all’ udienza del 23 marzo potrebbe esserci una decisione a riguardo.

L’Avv. Michele Capano, legale di Jeanette Fraga, ha dichiarato: “Questa vicenda, drammatica per i protagonisti, e non ancora conclusa, segna una delle pagine più nere della magistratura italiana. L’accanimento della Procura nei confronti di Jeanette Fraga, rea soprattutto di non arrendersi alla violenza istituzionale perpetrata ai danni della figlia, si è magicamente fermato quando si è profilato il concreto rischio di conseguenze penali a carico del Giudice tutelare dell’ interdetta Yaska Ghods.

Giacché  Jeanette Fraga, sul presupposto che la figlia non sia in grado di autodeterminarsi ad un rapporto sessuale, veniva accusata di avere concorso alla violenza sessuale agevolando rapporti intimi “impropri”, abbiamo denunciato alla Procura di Genova il Giudice tutelare e lo stesso PM (altresì chiedendo che il processo venisse per connessione celebrato per tutti a Genova), chiarendo che  era stato informato dei rapporti intimi di Yaska, e non aveva avuto nulla da obiettare, pur essendo investito di ogni potere di intervento sulla vita dell’ interdetta (avendo cioè una posizione di garanzia).

Solo a questo punto, per salvare “uno di loro”(e anzi più di uno) , cioè un magistrato, le procure di Firenze  e Genova hanno cominciato a fare marcia indietro.

Arriva l’assoluzione di F.F., fidanzato di Yaska, (nell’ ambito di un giudizio abbreviato  in cui viene interrogato senza che la Procura gli faccia una domanda! Mai vista una cosa del genere!), ed arriva da Genova poi, a stretto giro,  la richiesta di archiviazione per il Giudice  motivata (guarda un po’) con l’assoluzione di F. (quindi con l’insussistenza di “violenza sessuale”).

A seguito, dunque , la richiesta di assoluzione della Procura di Firenze per Jeanette Fraga (dunque il PM, con insolita mitezza, invece di fare appello avverso

 l’assoluzione di F. sceglie di “chiudere”).

Naturalmente occorrerà attendere le scelte del Tribunale, ma  quello che è accaduto è una (consueta) vergogna. In molti devono delle scuse a Jeanette Fraga; purtroppo nessuno le farà. Le nostre azioni continuano per fare giustizia delle violenze istituzionali di cui Yaska e la sua famiglia sono vittime da anni.

 Medici, magistrati, avvocati. Troveremo un Giudice, prima o poi; certo non a Firenze. Magari a Strasburgo”.

Cristina Paderi, Segretaria dell’ Associazione Radicale “Diritti alla Follia”, ha dichiarato: “Saremo il 23 marzo con il nostro presidio davanti al Tribunale di Firenze, con i nostri militanti ed i familiari ed amici della famiglia di Yaska. Sentiamo che la Procura oggi chiede l’assoluzione per Jeanette Fraga. Ma il male è fatto.

 La relazione tra   Yaska ed il suo fidanzato è stata distrutta: giacché dopo quelle accuse infamanti il ragazzo non si è più fatto vivo con lei (magari per beccarsi un altro processo …), che soffre tutti i giorni per questo e chiede quotidianamente ed inutilmente notizie del fidanzato. Yaska continua a vivere in una condizione di reclusione: negli ultimi tre mesi, ci fanno sapere che sarebbe  uscita per 11 ore dalla struttura che la ospita, ed allo stato le sarebbe impedito il contatto (neanche “protetto”) con i familiari. Questa mostruosità deve cessare, e purtroppo dubitiamo che la città di Firenze, le cui Istituzioni l’hanno prodotta, sia in grado di “tornare indietro”. Nei prossimi giorni invieremo un esposto al Comitato Onu di Ginevra  che si occupa dell’attuazione della Convenzione ONU 2006 sui Diritti delle persone con Disabilità (CRPD), violata in quasi tutti gli articoli nella vicenda che riguarda Yaska e la sua famiglia”.

Siete tutti invitati a partecipare

Associazione Radicale “Diritti alla Follia”

Un presidio per chiedere la fine della segregazione di Yaska

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Amministrazione di sostegno? Ma anche no….

Diritti alla Follia · 01/01/2022 · 1 commento

C’è da applicare chirurgicamente una sonda gastrica (PEG) per procedere alla alimentazione artificiale di un anziano Parkinsoniano; si tratta di mettere in diretta comunicazione lo stomaco con l’ambiente esterno. I medici non si fidano a decidere da soli. Che si fa? Beh, siamo in Italia: abbiamo l’Amministrazione di sostegno. Ce ne priviamo? Istanza al Tribunale, dunque, per la nomina dello specialista in sonde ed affini. I familiari eccepiscono. Di solito le nomine fioccano. Non questa volta. A Milano, un Giudice Tutelare va in controtendenza e distaccandosi dall’andazzo dominante, prende l’Istituto dell’Amministrazione di Sostegno con le pinze della logica e del buon senso (giuridico), e respinge l’ormai parossistico ricorso a questa figura: che dovrebbe sempre – spiega l’illuminato – essere considerata, “un istituto residuale”.

Il Giudice rileva infatti che non è sufficiente essere anziani – malati – disabili per rendere necessaria (ma nemmeno opportuna) la misura di protezione, dovendosi altrimenti ritenere che qualunque malato necessiti di un AdS, istituzionalizzando e burocratizzando un istituto che, comportando vere e proprie limitazioni alla capacità di agire delle persone, deve essere inteso quale RESIDUALE.

Quando serve l’Amministrazione di sostegno?
https://associazioneincerchio.com/quando-serve-lamministrazione-di-sostegno/

 

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A proposito di amministratori di sostegno…

Diritti alla Follia · 18/12/2021 · 2 commenti

Testimonianza

Con gran sollievo ho appreso che l’organizzazione ”Diritti alla follia” cerca di correggere le storture e le deformità insite nell’istituto dell’amministrazione di sostegno e che purtroppo la mia famiglia ed io abbiamo sperimentato.

Questa è la storia: mia sorella, convivente con me e con mio figlio da circa ventinove anni, nel febbraio scorso, è stata ricoverata in una casa di cura cittadina perchè affetta da una infezione dermatologica e inoltre molto deperita.
In accordo con la geriatra, chiamata da noi, il ricovero sarebbe dovuto durare circa una settimana o al massimo dieci giorni.
L’ amministratrice di sostegno, ( ahimè da noi inizialmente voluta per poi renderci conto dell’ inutilità di questa presenza estranea ) senza alcun preavviso e con una rapidità sorprendente, soprattutto senza il consenso della diretta interessata, ha predisposto il trasferimento o meglio la deportazione di mia sorella in una struttura in cui si trova ormai da quasi cinque mesi. Il senso di questo gesto crudele e cinico è da ricercarsi in parte nel desiderio di mostrarsi zelante con le istituzioni e in parte per vendicarsi della nostra richiesta di rimozione dall’incarico.
Nel giro di un paio di giorni la nostra vita è cambiata; nessun ricorso al giudice, nessuna istanza, nessuna mail, niente di tutto ciò è servito a rimuovere tale situazione dove i più elementari diritti sono stati violati, la volontà di mia sorella è stata ignorata, il nostro parere mai richiesto, ne mai siamo stati ascoltati, a me è stato tolto il contributo sul canone d’affitto che dividevo con mia sorella
mettendomi in grave difficoltà, a lei la dignità di essere umano cosciente e razionale.
Poi che importanza può avere che lei sia una donna di ottantadue anni, che sei anni fa abbia perso l’unico giovane figlio, che noi rappresentiamo per lei la famiglia, la sicurezza e il luogo dei suoi ricordi?
Il giudice ha salomonicamente affidato la sentenza ai servizi sociali che hanno ” consigliato ” un prolungamento della degenza in struttura, periodo abbondantemente trascorso, ha poi rimosso l’amministratrice di sostegno come avevamo chiesto, per sostituirla con una collega della precedente che ne prosegue l’operato. Una situazione grottesca che sembra senza via d’uscita, un rimpallo di
responsabilità, una rete di bugie e di calunnie che circondano quello che a tutti gli effetti è un sequestro di persona.
Aggiungo con amarezza che in un mondo popolato prevalentemente di donne, ho visto emergere con chiarezza viltà e cinismo, sete di vendetta e desiderio di affermazione, esercizio del potere e mediocrità ma mai ho visto una scintilla, uno sprazzo, una luce di quell’intelligenza che diventa poi umanità e compassione.

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Atto di Giustizia e Verità per Gianni Vattimo

Diritti alla Follia · 18/12/2021 · Lascia un commento

Atto di Giustizia e Verità per Gianni Vattimo. La Corte d’Appello Civile del Tribunale di Torino riconosce all’anziano docente (filosofo di fama mondiale) la piena capacità di intendere e volere e la conseguente facoltà di provvedere – senza concorsi esterni – a sé stesso e ai suoi interessi economico-patrimoniali.

Revocato dunque l’Amministratore di sostegno. Dopo circa due anni di calvario, si conclude – anche se solo in parte, dato che resta pendente un procedimento penale contro l’assistente del professore – una vicenda che dimostra in modo emblematico le “dinamiche pazze” generate dall’ Istituto giuridico della AdS.


Dal dispositivo della sentenza:

Ritiene la Corte che la lucidità mentale del professor Gianteresio Vattimo, le sue capacità cognitive, la sua costante attività in ambito filosofico e sociologico con partecipazione a convegni in tutto il mondo, lo rendano tuttora capace di autogestirsi e di amministrare le proprie sostanze in maniera autonoma

https://torino.repubblica.it/cronaca/2021/12/01/news/la_rivincita_di_vattimo_il_giudice_gli_restituisce_patrimonio_e_autonomia-328450015/

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